la sorella generosa

Scoprire che in rete è possibile condividere con altri utenti la mia esperienza, non mi ha certamente salvato la vita, ma ha contribuito a mantenere il mio equilibrio mentale. Sono anni, infatti, che la mia mente è ossessionata da quel ricordo. Dal pensiero di quanto accadde 26 anni fa durante un’estate passata per l’ultima volta con tutta la mia famiglia.
Erano circa 4 anni che mia madre ci aveva costretto a passare almeno 2 settimane del mese di agosto in Puglia. La “sua” terra – come amava ribadire – effettivamente aveva caratteristiche uniche e il villaggio prescelto nei pressi di Monopoli era dotato di tutti i comfort necessari. I primi tempi eravamo tutti pervasi da una sensazione di entusiasmo, mio padre amava le passeggiate sul lungomare, io le infinite partite a calcetto con gli altri ragazzini e mia sorella le uscite “senza orario” con quella che era diventata la sua comitiva durante l’estate.
Ma col passare del tempo, evidentemente, ognuno di noi cominciò a volere qualcosa di diverso per la propria estate.
A 13 anni le cose iniziarono a cambiare anche per me. Alle partite interminabili di calcetto cominciavo a preferire la compagnia delle ragazze del villaggio. Le passeggiate sul bagnasciuga erano diventate motivo di costanti erezioni. La vista di ragazze in bikini riempiva la mia giornata ed era costantemente al centro dei commenti più volgari con gli altri ragazzini. In altre parole, gli ormoni si impossessarono della mia mente (e in breve della mia pelle) e il tempo trascorso in bagno a dare sfogo alle mie frustrazioni si moltiplicò.
Mia sorella al contrario divenne sempre più solitaria. Passava le giornate con il walkman nelle orecchie e ogni contatto con il resto del mondo era limitato ad una alzata di spalle preceduta da una perentoria “sbuffata”. I suoi 17 anni le davano un’aria decisamente altezzosa e sebbene fossimo della periferia est di Roma i ragazzi del villaggio la soprannominarono “La Milanese”. Forse anche per il suo look curatissimo, coi capelli castani portati sempre lisci come spaghetti a fare da contorno a quel visetto da ragazzina “stronzetta” che soltanto gli occhi verdi addolcivano un pò. Il fisico, manco a dirlo, è sempre stato altrettanto curato: magra, col ventre piatto, il poco seno era ripagato dalle gambe sottili e slanciate che sembrava la elevassero ben oltre il suo metro e 66 ma, soprattutto, da un sedere fatto davvero col pennello.
Una volta fui proprio io che passeggiando con sguardo arrapato sulla spiaggia ero rimasto incantato da quel culo praticamente perfetto. Lo avevo notato assieme ad un mio amico che con una gomitata mi fece capire che quello spettacolo mi doveva essere ben familiare.
Mia sorella aveva limitato le uscite con i ragazzi della sua età al minimo. Le volte che la sera mi capitava di incontrare la sua “ex” comitiva notavo che lei spesso non c’era e alle mie domande tutti rispondevano con sorrisini e frasi ambigue. Proprio da quell’estate aveva cominciato a frequentare un altro giro. Per questo non mi sorpresi quando un tardo pomeriggio, nell’andare a sfogare la mia giovinezza sul noto campo da calcetto, la notai dietro al gazebo della discoteca seduta sulle gambe di un animatore, ben più grande di lei, intento a palpare il seno mentre lei con foga roteava la lingua nella sua bocca.
Ammetto che la cosa mi fece un certo effetto e in brevissimo tempo fu proprio quell’immagine di Giulia a sostituire nella mia mente le modelle di postalmarket durante i miei lavori di falegnameria chiuso nel bagno.
La sera poi, tornava ad orari sempre più assurdi e quando capitava di svegliarmi inavvertitamente, fingevo con immenso sforzo di dormire mentre di sottocchio la notavo infilarsi sotto il lenzuolo del lettino singolo a due passi dal mio.
Una sera però la mia recita non fu premiata e mentre lei sfilava le scarpe col tacco alto mi guardò e mi domandò senza battere ciglio “Hanno litigato anche stasera?”.
Si riferiva ai miei genitori che da mesi non facevano altro che litigare sonoramente.
“Si” – risposi sottovoce.
Senza dire nulla si girò di spalle e sfilò senza vergogna il vestitino nero.
Rimasi a fissare la sua schiena immobile e senza fiatare nel timore che un mio piccolo gesto potesse farla sparire. Prese dall’armadio un toppino bianco che usava come pigiama e si sdraiò sul letto supina fissando il soffitto.
“Lui si scopa un’altra” – interruppe all’improvviso quel silenzio.
Il termine scopare pronunciato da mia sorella mi fece sobbalzare quasi a pensare che fosse riferito alla mia intensa opera di falegnameria per la quale occupavo per ore il bagno del bungalow.
“Chi?” – domandai ingenuo
“Come chi!?!?…Papà no!?!?!…si scopa la nostra vicina di casa di Roma…- proseguì – per questo litigano sempre!”
Io rimasi nel silenzio. Non ero arrivato a comprendere i movimenti strani che turbavano i miei genitori.
“Gli uomini sono fatti così – proseguì senza aspettarsi risposte – pensano solo a scopare!”.
Il rumore di quella parola ebbe un non so che di emozionante e mi procurò quasi un’erezione. O forse era che guardare Giulia nella penombra, così sdraiata sul letto, con le sue bellissime cosce piegate in una posa tanto sguaiata quanto eccitante.
“E tu?” – interruppe nel silenzio senza nemmeno voltarsi.
“E io cosa?” – domandai fingendo stupore.
“Stai scopando qui al villaggio?” – nel domandarmelo senza pudore si portò una mano sulla fronte…quasi pensierosa o forse presa da chissà quali pensieri. Era semplicemente un incanto.
“Bhè io….si cioè…insomma…direi che mi piace una ma…” – la voce balbettante svelò la mia natura di ragazzino single e segaiolo.
Lei sorrise, passarono interminabili secondi di silenzio durante i quali avrei voluto sprofondare.
“Vuoi provare?” – disse voltando all’improvviso la testa verso di me.
Fui pervaso da un fuoco. Il cuore mi volò in gola e per un attimo pensai di non riuscire a respirare.
“Ccc..cioè?” – la voce mi tremava e le parole mi cascavano di bocca.
Lei sbuffò come suo solito con aria annoiata…”Ti ho chiesto se vuoi provare!”.
Non riuscì a finire la frase che in un secondo ero in piedi come un soldato.
Giulia sorrise nel notare lo scatto quasi felino. Poi con calma sorrise ancora e con la mano fece segno di sedermi accanto a lei.
Non dissi più una parola. Ero ipnotizzato.
Nel sedermi lei mi prese la mano e la accompagnò sotto il toppino bianco latte proprio sul suo seno. Sentivo il suo capezzolo indurirsi sotto il palmo della mia mano mentre goffamente cercavo di stringere con delicatezza. La sua mano sopra la mia mi guidava nei movimenti e senza più sorridere, Giulia chiuse gli occhi lasciandosi scappare un breve gemito.
La guardavo inebetito mentre il mio cazzo cominciava a mostrarsi chiaramente irrequieto.
Mi accorsi che aveva riaperto gli occhi soltanto quando interruppe quel dolce movimento. Ora mi guardava con aria leggermente divertita, quasi avesse un ghigno sulle labbra.
Mi accarezzo la mano e con un gesto furtivo si sfilò il toppino restando soltanto con gli shorts da notte.
Alla visione delle sue tettine la mia eccitazione aveva raggiunto l’apice.
“Te la senti di scoparmi?” – la sua richiesta fu volutamente spinta e volgare. La mia risposta si limitò ad un breve accenno fatto con un movimento della testa.
“Vieni qui” – mi fece segno con la mano di salire pure sul letto…scostò leggermente i piedi per farmi mettere comodo in ginocchio davanti a lei. La guardavo estasiato.
Allungò la mano fino ad afferrare il mio pantaloncino che ormai non conteneva più la mia erezione. Lo abbassò e sorrise quando il cazzo saltò fuori come una molla.
Si sdraiò nuovamente sulla schiena. Si sfilò il suo short e allargò per bene le gambe. Si passò rapidamente una mano sulla lingua prima di portarsela sulla fica. Poi mi prese il cazzo…si piegò quel tanto che bastava per puntarselo dritto all’ingresso della sua fica.
“Mettimelo” – a quell’ordine così impartito risposi in automatico…lo avevo visto fare tante volte nei film che porno che andavano tanto di moda nelle VHS di quel periodo.
Sentii la cappella poggiarsi contro le sue grandi labbra e al primo accenno di spinta avvertii una sensazione di calore sulla punta del cazzo. Era come infilarlo in un forno. Ma la sensazione non era male affatto.
Lei era così bagnata che senza fare eccessiva resistenza il cazzo le si infilò rapidamente tutto nella fica.
Al primo colpò ebbe un sussulto, si morse il labbro inferiore e socchiuse nuovamente gli occhi mentre con le mani sui miei fianchi cercava ancora di guidare il movimento del mio bacino.
La stavo scopando!
Le assestai altri due poi tre colpi in rapida sequenza….come avevo visto fare e come i miei amici che si dichiaravano esperti consigliavano di fare.
Giulia continuò a gemere mentre, abbandonati i miei fianchi, con le mani teneva le cosce ben larghe per favorire il mio ingresso.
La cominciai a sbattere con foga quando all’improvvisò mi scappò “Sei proprio una Troia!” che cercai subito di smorzare nel timore di una sua reazione. E invece lei si limitò ad ammiccarmi con un mezzo sorriso che mi riempì di conferme.
“E a te piace scoparti le troie?” – mi domandò sussurrando.
Quella frase mi fece esplodere e le buttai con forza la lingua nella bocca. Giulia si fece baciare e sbattere con grande vigore ma avevo voglia di assaggiarla…di sentirla gemere ancora di più.
Così mi buttai con la lingua sulle sue tette.
Leccavo tutto in maniera vorace mentre continuavo a spingerle dentro il cazzo. Lei rispondeva con gemiti che mi mandavano ancora di più in estasi. Le diedi ancora due colpi quando poi decisi di tirare il cazzo fuori dalla sua fica. Giulia mi guardò per un attimo con aria interrogativa, a domandarsi cosa volessi fare, ma la mia foga era tale che non riuscì a fermarmi.
Feci scendere la mia lingua lungo la sua pancia, soffermandomi per bene sull’ombelico che adoravo. Quando le sue mani si posero sulla mia testa capii che cosa dovevo fare. Mi lasciai spingere verso quella fica così bollente e in un attimo infilai la lingua più in fondo possibile. Giulia aveva un sapore che mi piaceva. In breve i suoi umori mi bagnarono la bocca e mi riempirono la lingua. La sentivo gemere ma ora la mia attenzione era concentrata su quel buchetto che stuzzicavo con la lingua in maniera vorace. Con le mani lei mi guidava la tensta spingendomela con forza contro la sua fessa.
“Sei un maiale!” disse sottovoce mentre leccavo con insistenza il buchetto.
Mi fermai giusto il tempo per allargarle ancora di più le cosce e sistemarmi meglio difronte quel buco così magnetico. Lei mi lasciò fare inarcando ancora di più la schiena e scoprendo così anche il buchetto del culo. La osservai per un attimo quasi a chiederle il permesso ma lei era ormai in un altro mondo. Così le sollevai leggermente sedere e mi soffermai con la lingua sul suo buco del culo. Leccavo come un ossesso. Il suo odore e il suo sapore mi stavano mandando in paradiso. Decisi di infilare un dito in quel culetto così ammirato sulla spiaggia e Lei sussultò.
Non mi potevo fermare. La lingua come un vortice leccava ogni cosa e lei sembrò gradire anche le mie attenzioni che nel frattempo avevo rivolto anche alle cosce leccandole fino alle caviglie.
Preso dalla passione la girai con forza mettendola a pecorina e le infilai nuovamente il cazzo nella fica che ormai era fradicia.
“Sei proprio una puttana Giulia” le confessai ancora ad alta voce mentre la continuavo a sbattere con tutta la forza che avevo in corpo.
I suoi gemiti aumentavano di intensità e mi eccitai ancora di più quando le infilai un dito in bocca e lei lo morse piena di eccitazione. Le sputai dritto sul buchetto del culo e mi eccitai alla vista della saliva che le colava sul mio cazzo che nel frattempo continuava a pomparle con forza la fregna.
Quando mi accorsi che stavo per esplodere lo tirai fuori e fu proprio lei che con un gesto questa volta davvero felino si girò di scattò mettendo la sua faccia all’altezza del mio cazzo.
“Dove vuoi farmi sborrare?” le dissi ormai ansimando e sudato come un animale mentre me lo menavo all’altezza del suo bel viso.
“Devi sborrarmi qui!” disse indicandomi la bocca.
Il nuovo ordine fu immediatamente eseguito e lasciai che il mio sperma le bagnasse completamente le labbra mentre con gli occhi ancora socchiusi, evidentemente soddisfatta, sorrideva nuovamente.
Con la mano fermò il fiotto di sborra che le colava dal mento. Lo raccolse tra le dita e lo fissò sorridendo. Giulia continuò a guardarmi dritto negli occhi, prima di alzarsi senza dire una parola e andare in bagno.
Quando tornò non dicemmo nulla e da allora le vacanze in famiglia non tornarono più. I miei genitori si separarono durante il successivo autunno e mia sorella ed io cominciammo per qualche anno a dividerci le vacanze con mamma e con papà senza poter mai ritornare a vivere un agosto assieme e di quella notte non ne parlammo mai più.

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