la tavola rotonda

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Onofrio mi attende di là, insieme ai suoi ospiti: un gruppo di vecchiacci milionari pervertiti, ma che serviranno non poco alla sua carriera.
Onofrio fa finta di essere loro amico, li invita spesso a cena, rimedia loro le puttane, li tratta come vecchi amici, subisce anche forti umiliazioni. Ha il suo bel tornaconto, chiaramente: in pochi mesi è diventato vice dirigente del suo ufficio senza avere alcun briciolo di competenza.
Per questa seratina speciale Onofrio si è rivolto a me. Mi paga molto profumatamente.
Le mummie presenti, qui, non sembrano tanto rincoglionite…la sanno molto lunga sulla bella vita, ancora.
Entro in scena alla grande, dopo aver fatto un lungo sospiro e bevuto almeno quattro drinks. Servo loro gli alcolici come aperitivo.
Sono in cinque, compreso Onofrio, seduti attorno ad una tavola rotonda. Appena varco la soglia tutti ammutoliscono e mi fissano dalla punta delle scarpe fino alla parrucca.
Essendo già discretamente ubriaco non arrossisco nemmeno, sfoggio un gran sorriso splendente e proseguo il cammino verso la tavola.
Mi fermo senza dire una parola. Poggio il vassoio al centro della tavola e distribuisco i bicchieri, regalando uno sguardo glaciale ad ognuno dei vecchiacci.
Onofrio mi guarda preoccupato ma soddisfatto della mia entrata.
– Signori, Dorotea Magenta. – mi presenta ad alta voce alla compagnia.
Tutti fanno cenno di alzarsi, il più vicino mi prende la mano e me la sbava mimando un baciamano.
– Dorotea grazie, puoi andare ora – mi dice.
Senza rispondere, facci un inchino e torno in cucina.
Lì mi attende Guglielmo, mio cugino diciannovenne, venuto con me per supportarmi durante la serata.
– Oh, allora, com’è andata? – mi domanda subito.
– Eh, com’è andata. È un branco di maiali schifosi, vedessi come mi squadravano, i porci.
– Beh, non è che hanno tutti i torti…
– Guglielmo, ma che dici!
– Insomma, secondo loro sei una donna a tutti gli effetti. Sei truccato benissimo. Depilato, con le calze e tacchi vertiginosi, truccato come una troia. Sinceramente, anche io…se non lo sapessi…
– Ma che dici…certo che sanno che sono un travestito, è proprio questo che li stuzzica. Dai scemo, fammi un massaggio ai piedi, che mi fanno un male…
– Uh, come vuoi.
Guglielmo mi sfila le scarpe e comincia a farmi un massaggio ai piedi. Ma il suo sguardo è strano, e poi sembra che strusci il cazzo sul tallone.
– Guglielmo!
– S…sì?
– Ma che fai, ti arrapi? Ti s’è intostato il pisello?
– S…sì, scusami.
– Oddio…ci mancava solo questo. Dai, fammi sto massaggio su…
Continua, imbarazzato, a toccarmi i piedi. Ma il suo bozzo è diventato molto grande. Con la cappella mi sfiora continuamente le dita.
– Scusa – mi dice – ma questi tacchi, le calze, lo smalto…e questa puzza così invitante!!
– Sei un maialino, Guglielmo – gli dico, sfregandogli velocemente la cappella con il piede.
– GULP! Sì, sì, un maialino! Gronf, gronf!
– Dai, rimettimi le scarpe, che devo andare di nuovo dai vecchi.
Guglielmo, con l’asta dritta che va da una parte all’altra, s’inginocchia e mi rimette le scarpe, baciandomi prima entrambi i piedi. Non è un cattivo ragazzo, è solo un inguaribile porco.
– Ehi, dopo…posso toccarli di nuovo? –mi chiede.
– Ma tu non eri qui per darmi una mano? Va bene, sì, te li faccio toccare. A dopo, maiale.
Torno di là sui miei dodici centimetri di tacchi, e dopo aver fatto rizzare il pisello di mio cugino, mi appresto a servire un gruppo di vecchi. Che serata…
– “Dorotea” ha detto che si chiama? – mi chiede uno schifoso alla mia destra.
– Sì, signore.
– Sa che ha proprio un bel paio di gambe, Dorotea? Senza offesa eh…
Tutto il tavolo ride, mentre lui mi fa cenno di andare dalla sua parte.
Mi fissa dalla sua sedia, mentre una mano mi tocca la coscia e sale fino al culo.
– Dorotea ha una gran bella chiappa, colleghi! Tosta e liscia, come piace a noi! – dice quasi urlando.
– La posso provare anch’io? – chiede un altro, rivolgendosi ad Onofrio.
– Ma certo, certo che può. Potete fare quello che volete con Dorotea – risponde lui.
– Allora vieni a sedere sulle ginocchia di nonno, dai – dice il vecchio verme.
Cerco di staccare a forza la mano dal mio culo ed eseguo. Il vecchio mi vede arrivare e sposta la sedia, per farmi spazio. Mi seggo sulla sua gamba, poggiando le braccia attorno il suo collo rugoso. Subito mi mette una mano sulla coscia mentre con l’altra mi schiaffeggia la chiappa.
– Oh! Bel culo, bel culo davvero!
– Mmm…grazie – dico imbarazzato.
– Dorotea! – grida un altro.
– Sì! – scatto in piedi, pronto agli ordini.
– Venga qui da me, mi faccia visionare quel bel paio di piedi.
– Subito.
Corro verso di lui, sfilo velocemente una scarpa e poggio sul tavolo, davanti i suoi occhi, il mio piede, tendendolo come una ballerina.
– Mmm…vediamo cosa abbiamo qui! – dice lui, infilando l’occhiello e avvicinandosi meglio. – Oh dio, che bellezza. Quanto porta, Dorotea? Quaranta?
– Quarantadue, signore.
– Accidenti! Ci avrei scommesso. Però, che cura…la pianta è molto ricurva. Deve eseguire dei piedini eccellenti, suppongo. Le unghie sono lunghe e smaltate di rosso. Ottima scelta. E che tallone. Piatto e duro. Maturo! Complimenti, Dorotea. Posso assaporarne l’odore?
– Ma certo, signore.
Il vecchio allarga le prime due dita del mio piede, ci infila il naso in mezzo e tira una sniffata che rimbomba per tutta la stanza. Poi si stacca soddisfatto.
– Cazzo!!! La puzza è sublime! Sublime!- ribadisce, dando una sonora pacca sul tavolo.
Gli astanti applaudono, facendo commenti fra loro.
– Puoi rimetterti la scarpa, Dorotea cara, grazie – mi concede il vecchio.
– Grazie a lei. Posso andare per il momento?
– Vai, vai pure – dice Onofrio, congedandomi con un gesto della mano.
Andando via sento un grosso schiaffo su una chiappa. Fa male, ma mi giro e sorrido.
– Fa bene a trattarla come una sgualdrina, lo sa, Onofrio? Io farei molto, molto peggio – sento uno di loro commentare alle mie spalle, – il mio , si figuri, l’ho mandato in ospedale!
Arrivo in cucina e Guglielmo mi sta aspettando seduto, pronto anche lui a ricevere la sua parte.
– Oddio, Guglielmo…devo proprio…?
– Eddai, l’hai promesso!
Mi seggo e sfilo una scarpa. Porgo il mio piede a Guglielmo, che lo prende in mano e lo avvicina delicatamente al naso. Io allargo bene tutt’e cinque le dita nel rinforzo del nylon puzzolente, e lo invito ad accomodarsi. Guglielmo si immerge nel mio piede e sniffa forte.
Intanto, con l’altro piede, mi faccio strada tra le sue palle. Individuo la capocchia del cazzo che nel frattempo è diventato gigante. Con l’alluce gliela solletico, facendolo agitare ed eccitare ancor di più.
– Cuci cuci cù…- gli dico, – te gusta il solletichino?
Guglielmo grugnisce come un maiale, mentre la punta del cazzo gli si bagna e la macchia appiccicosa trapassa il tessuto dei pantaloni. Continua ad annusarmi diligentemente il piede.
– Cugino maialino! –gli dico, mentre gli do un paio di tallonate sulle palle gonfie.
– Basta, basta, ti prego, sto per sborrarmi addosso!
Si alza di scatto e beve un bicchiere d’acqua per calmarsi. Poi mi rimette le scarpe e si siede.
– Promettimi che lo farai anche per me, un giorno.
– Cosa?
– Ti vesti così e mi fai sborrare
– Ma…Guglielmo!
– Ti prego. Ti pagherò.
– Oh, beh, se mi paghi…
Sento Onofrio che mi chiama dall’altra sala. Mi alzo subito e lo raggiungo. Nella sala vedo ciò che più temevo e si è finalmente avverato. Le mummie mi aspettano con i loro schifosi cazzi mosci all’aria.
– Prego. Avete chiamato? – dico rassegnato.
– Dorotea, venga, venga pure qui.
Eseguo in silenzio.
– Si inginocchi al mio cospetto, e me lo prenda in bocca.
Lo guardo, poi guardo quell’ostrica secca. Mi inginocchio, faccio un bel respiro e, con uno scatto fulmineo, lo mangio. Lo spompino, ma non vuol saperne di rizzarsi. Continuo il lavoro mentre il vecchio gode.
Da dietro, intanto, sento una mano rugosa alzarmi la gonnellina, scostarmi le mutande e infilarmi un dito intero nel culo, senza alcuna delicatezza. Sento ancora che le scarpe mi vengono tolte e i miei talloni vengono presi a violente frustate.
L’umiliazione continua per dieci minuti. Ingoio il debole fiotto caldo che schizza il vecchio, poi mi alzo, pulendomi la bocca.
I vecchi, uno dopo l’altro, mi lasciano i loro bigliettini da visita, sperando che li chiami prima o poi. Appena avrò bisogno di soldi sicuramente. Intanto posso allenarmi con mio cugino Guglielmo…
– Serve altro, signori? – dico alla platea.
– Dorotea, sei stata molto disponibile, complimenti. È stata un ottima presentazione. Siete soddisfatti, signori?
Tutti annuiscono, alcuni applaudono, mentre continuano a squadrarmi come fossi un cavallo di razza.
– Grazie signor Onofrio della splendida serata. Sicuramente ci sentiremo presto. – dice il più anziano, mentre mi guarda con una mano sul pacco.
Io mi inchino al passaggio di tutti, e non alzo la testa finché l’ultima mummia non ha chiuso la porta di casa. Poi vado nell’ufficio di Onofrio, che mi aspetta con un bell’assegno in mano.
– Tanti complimenti, troia. E grazie.
– Grazie a te, caro – dico, mentre gli sfilo di mano l’assegno. E vado via a braccetto di mio cugino Guglielmo.

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