la terapia di coppia del collega

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“Non so più cosa fare con lei, non la capisco più e ora mi rendo conto che forse non l’ho mai capita”.
Marco sembrava sconvolto, non l’avevo mai visto così e mi stupiva che questa reazione così sincera la stesse avendo con un collega di lavoro; i rapporti tra noi erano sempre stati cordiali, ma non molto approfonditi, e stasera, complice uno straordinario mal digerito da entrambi, me lo ritrovavo davanti con l’anima in mano insieme a due aperitivi annacquati e una ciotolina di pistacchi piuttosto insipidi.
“E’ come… non so, mi manca la parola… forse potrei dire, smaniosa…. Si ecco smaniosa di qualcosa, ma stringi, stringi non sa nemmeno lei che cosa vuole in realtà”.
Quando gli uomini dicono questo della propria compagna mi si aprono un milione di interrogativi sulla vita di coppia, e più in generale sulle relazioni umane. Io faccio un lavoro commerciale, sono abituato a vendere, ma per farlo devo sapere come “funzionano” le persone, ma soprattutto come “non funzionano”. E non a caso ho usato un verbo caro agli ingegneri, che come il mio amico Marco di persone e in particolare di donne non sempre ne capiscono molto.
“Vuoi un altro ? le ho chiesto l’altro giorno a bruciapelo. O forse ce l’hai già ed è questo che vuoi dirmi? Non ci crederai ma si è incazzata come una bestia e se ne è andata sbattendo la porta.”
E già, chissà perché non mi stupisce. Guardai l’ora di soppiatto, 19.30, se lo facevo sciogliere un altro po’ non me la sarei cavata prima di un altro paio d’ore. Già ero stato fesso a farmi incastrare ora dovevo trovare un modo elegante per cavarmela.
“Marco ti offendi se ti chiedo una cosa?” lo interruppi improvvisamente, e prima di dargli il tempo di replicare “ se non ti va sei libero di non dirmelo, ma visto che il tema è la vostra relazione di coppia, vorrei sapere come fate l’amore ?” Gli avessi chiesto la serie di Fibonacci di sicuro mi avrebbe risposto con meno incertezza: “Beh ecco, si, non è sempre uguale, comunque la bacio, ci stuzzichiamo, spesso le chiedo “hai voglia?”, ci sbaciucchiamo, lo tiro fuori le sposto le gonne o abbasso i jeans, lo facciamo e poi altri bacetti… normale insomma”.
Mentre parlava decisi di contrarre volontariamente la mia faccia per non fargli subodorare quale fosse la mia opinione.
“Scommetto che sei sempre tu a fare il primo passo?”
“Si e per non offenderla o turbarla glielo chiedo educatamente se ha voglia”
“Orribile e poi ti meravigli che le vengano le smanie”.
“Mah, mah io la rispetto…”
“Tu devi prima amarla e poi rispettarla. Ma non sono qui per giudicarti o giudicarvi. Serve però un intervento o la tua storia d’amore con Giulia farà la fine di molte altre”.
Per farla breve suggerei a Marco di organizzare un incontro con me, spacciandomi per un terapista di coppia a cui si eri rivolto per risolvere i problemi di coppia. Da bravo ingegnere lui venne subito a quello che riteneva il punto della situazione: “insomma te la vuoi scopare. Ma sai cosa ti dico, se devo portare le corna almeno le porto grazie a uno come te che è brillante e ci sa fare con le donne. Almeno non le porto da sfigato”.
Mi venne in mente una vecchia canzone di Vecchioni “forse non lo sai ma pure questo è amore” però non glielo dissi, anzi replicai: “Veramente la mia idea sarebbe quella di aiutarti, e non ho nessuna intenzione di scopare tua moglie, poi sai come vanno certe cose, se dovesse succedere sappi che non ero partito con questa idea.
Ti devi fidare di me, tutto li.”
E lui si fidò, prese molto sul serio la mia proposta, dopo una settimana mi chiamò e mi disse che aveva organizzato un incontro tra me e Giulia. Lei prima si era incazzata tantissimo, poi ci aveva pensato e aveva deciso di accettare, per dimostrargli che stava facendo l’ennesima cazzata.
Mi presi un paio di giorni di tempo per organizzare la cosa, e mandai a Giulia un sms con un indirizzo e l’ora a cui l’avrei incontrata.
Di Giulia sapevo molto poco, l’avevo vista un paio di volte di sfuggita, e la mia memoria ricordava una bella donna mora sui trentacinque, di corporatura normale, viso un po’ anonimo e forse un paio di figli. Per come la vedevo io una figa galattica rispetto al mio amico Marco, sempre un po’ sovrappeso e poco attento al modo di vestirsi e alla forma.
Giulia suonò il campanello puntualissima. Dire che era nervosa era un eufemismo, indossava un cappottino rosso che ne risaltava la bella figura, un abitino blu con la gonna poco sotto il ginocchio e un bellissimo paio di scarpe col tacco in tinta con le calze nere.
Cominciò come un fiume in piena senza che avessi nemmeno il tempo di parlare. La lasciai sfogare cogliendo qualche parola che si ripeteva qua e la: “mio marito, non so cosa si sia messo intesta, rapporto, figli, un sacco di tempo, non capisce, tradimento, passione, coppia,….” Poco prima che si esaurisse naturalmente le feci segno di smettere con le mani.
“Giulia calmati, nessuno è qui per giudicare te o tuo marito”.
In quel momento mi fissò e forse per la prima volta mi guardò davvero: “Ma tu sei un collega di mio marito, non un terapista… cazzo è tutta una trappola”, si alzò di scatto e andò inviperita verso la porta. La anticipai di un soffio e mi frapposi sulla porta.
“Giulia è vero sono un collega di Marco, ma sono anche un esperto di relazioni umane e in particolare di relazioni uomo donna. La tua storia ha dei problemi che io penso di poterti aiutare a risolvere. Se te ne vuoi andare sei libera di farlo anche subito, ma un domani pensa che potresti aver buttato via un’occasione”
Detto questo mi spostai e andai a sedermi dove ero in precedenza.
Lei rimase interdetta per alcuni secondi, incerta sul da farsi. Il conflitto interiore la stava facendo impazzire. Ma doveva essere lei a scegliere.
Alla fine, in un sussurro di voce mi chiese: “E come potresti aiutarmi?”
La feci sedere in mezzo alla stanza e mi inginocchiai davanti a lei mettendole le mani sulle sue belle ginocchia: “Giulia tu sei una bella donna, che credo abbia dei desideri e delle voglie sopite che suo marito non aiuta a tirare fuori. Io non userò parole per aiutarti ma fatti. Dimostrazione pratica. Però non intendo scoparti o farti del male. Tu però ti dovrai fidare di me.”
I suoi occhi erano in fermento e il suo volto in fiamme. Annuii lentamente e ne fui felice perché per quello giorno avevo terminato la teoria. Aprii un cassetto e presi dello scotch da pacchi di quello marrone. Lo tirai e le mostrai una lunga striscia. Lei fremette e fece come per alzarsi, io portai il dito al naso nel classico gesto dello zittire, e lei si riaccasciò quasi sfinita. Il suo turbinio emotivo era fortissimo. Legai le sue mani dietro la sedia e poi tagliai coi denti altre due lunghe strisce per legare ciascuna caviglia alle gambe della sedia. Tocco finale presi un foulard e la bendai.
Accesi lo stereo e inebriai la stanza con una musica lounge rilassante. Mi tolsi la cravatta e la giacca e mi allentai il primo bottone della camicia. Presi una bottiglia di vino e versai due bicchieri. Il primo lo porsi a lei avvicinandone il bicchiere alle labbra. Stupita le aprì e bevve quasi controvoglia. Era un vino bianco leggero, forse pensava fosse drogato ma non era certo la mia idea, la volevo lucida.
Mi inginocchiai davanti a lei e le alzai la gonna poco sopra le cosce. Poi cominciai ad accarezzarla da sopra le caviglie, o meglio sa sopra la parte legata alla sedia. Lei dapprima si irrigidì poi stante la lentezza e delicatezza con la quale la sfioravo coi polpastrelli chiuse gli occhi e mi lasciò fare.
“Hai delle belle calze Giulia, direi collant se non sbaglio. Ed è una scelta che approvo anche se prima di venir via hai pensato di mettere le autoreggenti, ma poi ti sei detta chissà per chi mi prende quello, per una poco di buono. Ecco il primo errore nel sesso non esiste giusto o sbagliato, buono o cattivo, esiste quello che piace e quello che non piace”.
Nel frattempo le mie mani erano salite fino alle ginocchia e a quel punto cominciai ad avvicinare il mio naso e la mia bocca alle sue gambe. Trovo irresistibile l’odore della pelle, del sudore, del tessuto della calza mischiati insieme. Nessun Viagra potrà mai farmelo venire duro come questo mix di effluvi.
Giulia cominciava a fremere, lentamente prima e sempre più intensamente poi. Si era finalmente sciolta, aveva abbassato le sue difese, i suoi muri fatti di paranoie e luoghi comuni. Aveva un ottimo odore, si sentiva che si era docciata, e ora il mio naso sbarazzino premeva verso le sue mutandine.
Alzai un altro po’ la gonna e le vidi, nere, in tessuto. Altra ottima scelta, il raso e il pizzo sono più belli e accattivanti, ma io ero un olfattivo prima ancora che un visivo, e il tessuto tipo la stoffa o il cotone si impregnano meglio degli umori e li rilasciano maggiormente nel tempo.
Sentivo un retrosapore di sapone elegante, ma ormai gli umori che le stavano umettando la fica, stavano prendendo il sopravvento. E’ un’altra delle fasi che mi manda in estasi. E il collant contribuiva ad amplificare il tutto. Qualche altra carezza e avrei potuto vederle bagnarsi.
Se devo dirla tutta questa fase preliminare mi piace quasi come lo scopare.
La feci alzare un po’ e le abbassai collant e mutandine fino a mezzo polpaccio. Ora finalmente i suoi odori potevano permeare tutta la stanza accompagnati dal suo mugolare sussurrato che si sentiva a mala pena sotto le dolci note lounge. Mi venne in mente Marco che parlava di Smania. Quella era la smania di Giulia
Aveva una bella fica pelosa, ma abbastanza curata, si vedeva che radeva il cespuglio sulle gambe e la lasciava invece libera verso le grandi labbra. Io sono un tipo all’antica e per me una fica deve sempre avere il suo bel pelo selvaggio attorno; le fichette di oggi troppo lisce o col filetto mi dicono meno. Adoro andare a cercare le grandi labbra e il clitoride con la lingua in mezzo al pelo. Mi sembra il giusto premio di una caccia al tesoro. E Quale tesoro può essere meglio di una fica? E la fica di Giulia meritava e come.
Ma mi limitai a una leccatina fugace, In punta di lingua, e a una sfioratina con le dita sul clito, senza penetrarla. Avevo una strategia da portare avanti .
Mi alzai e la contemplai nel suo insieme. Giulia si stava portando sempre più avanti nella sedia, come se volesse proseguire quel piacere, e io giocai un altro po’ con il suo corpo. Presi nel congelatore i cubetti di ghiaccio che avevo preparato e comincia a metterglieli qua e la sul suo bel corpo, mentre finivo si spogliarla, levandole ora una manica, alzandole poi il vestito. Aveva dei bei capezzoli gonfi, che piroettavano verso l’alto non appena il brivido del ghiaccio li sfiorava.
I suo urletti di piacere e brivido mescolati mi indurivano il cazzo a dismisura. Si stava avvicinando il momento. Le tolsi la benda e lei mi guardò con la bavetta alla bocca. Sul suo viso un leggero timore sembrava offuscare il piacere. Le si leggeva in faccia una domanda: “cosa mi fai adesso?”.
“Inizia la seconda fase della terapia” disse divertito e battei le mani.
Dall’altra stanza apparve Katia. Katia è una escort rumena di 25 anni. L’ho conosciuta anni fa e ogni tanto la frequento. Oggi mi sembrava la persona giusta per quello che avevo in mente per Giulia.
Oggi indossava uno splendido corsetto di raso, un microkini nero, calze e mutandine, oltreché meravigliose scarpe decolté tacco 12, che lei portava come una valkiria.
“Giulia ti presento Katia, è una mia amica e con lei ti farò vedere alcuni giochini”
Katia in religioso silenzio aveva ascoltato i miei preliminari con Giulia, ed era già bella bagnata. “Quanto porco sei?” mi sussurrò nelle orecchie mentre mi baciava.
Ci spogliammo nudi, lei rimase in guepierre e calze, oltre che con i suoi tacchi vertiginosi. La stesi sul letto e iniziai a leccarle i tacchettini e l’interno del piede insieme all’affusolata caviglia
Giulia ci guardava a bocca aperta, fremente.
Ci strusciammo e baciammo un altro po’ poi mi alzai col cazzo durissimo, e tolsi le scarpe a Katia, e poi la aiutarsi a sfilarsi calze e guepierre. Lei è una ragazza molto alta, e questa è una cosa che mi è sempre piaciuta, infatti dopo aver annusato per alcuni minuti l’interno delle sue calze, iniziai ad indossarle. Adoro mettermi le calze delle donne con le quali intendo fare l’amore, mi sembra di entrare ancora di più in simbiosi con lei. Mi sdraiai sul letto e Katia mi mise le mutandine di Giulia sul naso. Erano ancora imbevute di lei. Il mio cazzo stava esplodendo. E la mia Escort preferita iniziò a succhiarmelo lentamente.
Giulia sempre più eccitata cominciò a dire: “lo voglio… datemelo anche a me, voglio il cazzo”
Noi proseguimmo le nostre effusioni sempre più spintamente, Katia si mise in bocca un profilattico e me lo infilò, così iniziai a penetrarla alla missionaria prima e alla pecorina poi. Il tutto senza venire. Perché a me piace venire in modo porco.
Rialzatomi mi misi in ginocchio verso Giulia e iniziai a leccargliela sempre superficialmente, mentre Katia si infilò uno strapon prostatico, sagomato proprio per dare piacere all’uomo.
Il mio cazzo tornato libero ballonzolava duro come il cemento.
“Dammelo, dammi il tuo cazzo” smaniava Giulia sempre più incontrollabile mentre si dimenava sulla sedia.
E io invece leccavo leggermente il suo clito, mentre Katia me lo infilava per bene. Sentivo la prostata gonfia e il cazzo mi stava esplodendo. Cazzo quanto era brava Katia con quell’arnese nel mio culo.
Quando non ne potei più mi divincolai e venni sulle tette di Katia, uno, due, tre, quattro, cinque, sei fiotti corposi di sborra calda e densa. Dovetti sdraiarmi per terra alcuni minuti per riprendermi,
Nel mentre Giulia non faceva più niente per trattenersi, urlava a squarciagola:”nooo non sborrare lo voglio il tuo cazzo, sono tutta bagnata, scopamiiiiiii”.
Katia sorridendo tornò di la raccogliendo i suoi vestiti e ci lasciò di nuovo soli. Una volta ripresomi presi un taglierino e liberai Giulia che mi si fiondò addosso come una belva affamata.La presi per le spalle e la scossi più volte. “Giulia, Giulia torna in te ti prego, è tutto finito. Ti ho detto che non ti avrei scopato. Stai tranquilla…”
Un barlume di lucidità tornò nei suo occhi accompagnato dalla domanda: “e adesso?”
“Hai un marito no” risposi “vai a casa e dimostragli cosa hai imparato oggi”.
Si rivestì in fretta e mentre stava per uscire le dissi: “ah e quando tuo marito apre la bocca, mettici qualcosa per farlo stare zitto…”
Mi baciò sulle guance quasi piangendo e mi sussurrò un grazie così sentito, che mi ricompensò di tutte quelle fatiche, si fa ovviamente per dire.
Il giorno dopo al lavoro fu molto divertente vedere Marco. Gli occhi letteralmente fuori dalle orbite, seduto sulla mia scrivania dalle otto del mattino, io che invece arrivo sempre tardi.
“Che cazzo le hai fatto?” mi aggredì.
Un brivido mi passò lungo la schiena. Vuoi vedere che l’ha mollato pensai impietrito. La terapia è andata troppo oltre e non lo giudica più al suo livello. Ho creato un mostro !
Ma prima di farmi rispondere “abbiamo scopato tre volte stanotte. Ti rendi conto? Neanche da fidanzati, sembrava una tigre, una ninfomane, un’ossessa”.
I suoi toni erano agitati e tutti gli altri avevano iniziato ad osservarci. Gli feci cenno di calmarsi.
“Mi hai chiesto di aiutarti ed è quello che ho fatto, tutto li…” dissi con falsa modestia.
“Non saprò mai come ringraziarti”.
“Gli amici a che servono altrimenti” banalizzai cercando di levarmelo dai piedi.
“L’unica cosa che non ho capito è perché io devo imbavagliarmi e lei no” disse Marco uscendo.
Me la cavai con una levata di spalle; “sai a volte le donne sono proprio strane….”

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