la vedova

La scarpinata dietro il carro dalla chiesa al cimitero in discesa poi il ritorno a casa in salita sotto un sole stranamente cocente era stata faticosa. Davanti casa i saluti gli abbracci i baci dei parenti e amici finalmente chiuso il portone di casa io e mamma ci lasciammo cadere sfiniti sul divano. – Ti dispiace che papa` e` morto? Senza sapere la differenza risposi: – No. – Devi dire si, ti dispiace che papa` non c`e` piu`. Le guance arrossate mamma boccheggiava sbragata sul divano. Scalcio` lontano le scarpe lascio` scivolare la gonna e cavo` la camicetta mostrando due globi diafani e lattosi che trasbordavano dal reggiseno troppo piccolo mentre le gambe erano inguainate nelle spesse calze nere rette a meta` coscia dagli elastici. In mezzo alle cosce una selva di peli neri che schizzava fuori dai bordi delle mutandine bianche a righe rosse. Mi sorrideva quando infilo` la mano nell`elastico dello slip e lo abbasso` fino a scoprire la base di un triangolo pubico nero riccio e folto e si gratto`. – Sono tutta sudata. A sei anni sapevo che quel triangolo era importante ma non sapevo fino a che punto. Mamma ando` in bagno ed io mi misi sul letto con indosso le sole mutandine. Aveva ancora il viso in fiamme quando si stese accanto a me e mi disse che ormai ero il capofamiglia, che ero l`ometto di casa e che avrei dovuto proteggerla. Discorsi che non capivo e quando mi strinse tra le braccia mentre giocava col mio pisellino ne provai piacere. Mi sentivo importante e quando tiro` fuori i seni e mi chiese di succhiare un capezzolo ritto lo feci convinto di farle un favore. Lei mi abbraccio` stretto e mi strinse le gambe tra le sue. Ci rotolammo a lungo con lei che ansimava e sussurrava qualcosa che non capivo. Era scossa da tremiti ed il viso scottava fino a che allento` le cosce e mi accorsi che si era pisciata sotto, aveva persino bagnate le mie gambe e le sue mutandine. Dormimmo qualche ora, non ricordo, so solo che non cenammo quella sera. Stavamo bevendo non ricordo cosa quando la voce dello zio Ettore chiese di aprirgli il portone. Mamma indosso` una vestaglia e gli butto` la chiave dalla finestra. Lo zio, fratello maggiore di papa`, ci raggiunse mi scompiglio` la frangetta e s`informo` se avevamo cenato. Mamma menti` e mi fece ridere quando disse di si. Lo zio sedette tra me e lei che indossava la vestaglia aperta sulle cosce e colla pelle bianca oltre l`elastico delle calze e quando si abbassava i seni tracimavano dalla scollatura. Parlarono di cose che non capivo e lo zio spesso batteva il palmo della mano sulla coscia nuda di mamma. Lei rideva ed il viso le si era infiammato come quel pomeriggio. Anche il viso dello zio mi pareva paonazzo. Ad entrambi brillavano gli occhi. Ah quante volte ho visto cosi brillare lo sguardo di mia madre! Era il segnale che gli ormoni impazziti le andavano in giro senza controllo. D`altronde una donna di neanche trent`anni alla quale e` stato sottratto il perno, in tutti i sensi, della casa, giovane sana bella e col sangue caldo era inevitabile che i sensi prendessero il sopravvento sulla ragione. Lo zio carezzava la coscia e cercava di risalire oltre l`elastico delle calze mentre mamma rideva e gli tratteneva la mano. Un capezzolo fece capolino dalla scollatura e lo zio cerco` di afferrarlo. Ero contento di vedere mia madre ridere, dopo che per tutta la mattinata non aveva fatto altro che piangere. Ad un certo punto dietro richiesta dello zio la mamma si alzo` ed aperto un baule polveroso accanto al canterano vi ficco` dentro la testa alla ricerca di chissa` quale documento. Lo zio mi strizzo` l`occhio ed alzandosi notai la patta gonfia mentre a grandi passi si avvicino` a mia madre. China sul baule le cosce dritte ed il culo piegato era un`ottima preda per un eventuale cacciatore. L`avevo gia` vista piegata cosi mentre mio padre la prendeva non molti mesi prima. Lo zio le afferro` i seni la strinse a se mentre le spingeva contro le chiappe il gonfiore della patta. – Ma…ma…cosa fai….vai via….mi fai cadere…. – Non ti muovere, amore mio, mi fai impazzire, stai buona, stai…. – Ma…non ti vergogni, con tuo fratello…. – Mio fratello non c`e` piu`, io ci sono, lo senti , io ci sono….dio se ci sono…. – Ma…il bambino….il bambino….non puoi…. – Non ti poreoccupare….ci sono io….ci saro` sempre. La mamma non gridava ma il tono della voce era rabbioso e le braccia le facevano male per reggere il peso dello zio sulla schiena. Lo zio era riuscito a sollevarle la vestaglia e spingeva nel canale del culo il cazzo duro e stava trafficando per estrarlo e metterglielo dentro. – Ma …cosa vuoi fare? …lasciami in pace….porco…. – Rilassati un po`…lo so che lo vuoi….lo sento…scotti di febbre per la voglia…. – Ma qua febbre….vai via porco…lasciami in pace….un po` di rispetto….bastardo… – E tu lasciati andare…. Si dibattevano ma la poverina era impossibilitata a muoversi per cui lo zio ebbe modo di estrarre il grosso cazzo e strattonata la leggera stoffa delle mutandine stava cercando di infilarglielo con lei che agitava il culo e gli rendeva la cosa difficile. – Va che mi fai male….non si fa cosi….un po` di rispetto perdio….c`e` anche il bambino…. La voce era calma e suadente, lo zio la tenne stretta e le bacio` il collo. – Mi fai il solletico, stai lontano….c`e` il bambino…. – Andiamo in camera….allora…. – Ma…no, cosa vuoi fare….oggi lo abbiamo inumato e tu….un po` di rispetto, perdio…. – Mi fai impazzire, mi piaci da morire….gia` dalla prima volta che ti ho vista….hai un culo che e` una favola….. – Vai nel culo di tua moglie….Spostati un po` che mi fanno male le braccia…. – Ti voglio, dio se ti voglio…scusa….ti desidero troppo….senti quanto ti desidero…. Lo zio allento` la presa la mamma gli si piazzo` davanti e la vidi afferrare il cazzo che mi pareva enorme e mentre lo scapocchiava lui le palpava i seni nudi. – Andiamo in camera….ho voglia di te…. – No, no, un po` di rispetto, almeno oggi…. – Ma non vedi quanto ti desidero? Mi scoppiano le palle….senti…. La mamma si guardava in giro indecisa se consumare sotto il mio sguardo curioso o portarsi l`amante in camera. Lo zio le aveva aperta la vestaglia e le spingeva il cazzo ritto contro la pancia. Quando d`un tratto vidi la mamma fare un salto indietro e ingiuriarlo. Lo zio eccitato dalla mano che gli smanettava il cazzo le aveva sborrato addosso. Prese uno straccio mentre lo zio puliva il cazzo col fazzoletto di tasca. – Sei proprio un porco…. – Ti desidero troppo….andiamo di la`….. – Non ne hai abbastanza? – Ho tanta di quella voglia che…. – Che?…. – Andiamo di la` e te lo spiego… Mamma mi guardo` e dalla luce che le brillava nello sguardo capii che dovevo come al solito aspettare tranquillo che tornasse dalla camera da letto dove aveva da fare un l;avoretto. Andai a cercare un quaderno da scarabocchiare mentre di la` mi giungeva il ben noto cigolio delle reti del letto ed i sommessi gemiti e rauchi rantoli segno che qualcosa di sublime si stava compiendo. Immancabilemnte mi addormentavo colle braccia conserte sul tavolo, mamma mi sollevava di peso e mi adagiava nel letto che conservava l`odore della lotta appena consumata ed il mattino dopo mi svegliavo accanto a lei nuda felice e sorridente e coi sensi placati. Lo zio fu un amante aggiunto ad altri favorito nel raggiungerci dal fatto che la sua casa era confinante alla nostra e lui aveva la chiave, mai adoperata prima di allora, che attraverso la cantina metteva in comunicazione i due appartamenti. Inoltre dalla finestrella del suo bagno poteva spiare nella nostra cucina e vedere mia madre dibattersi tra le braccia di un amante e raggiungerla appena l`uomo partiva e mamma era ancora eccitata. Zio Ettore e` stato amico di mamma nel tempo, fino a che l`eta` gli ha imposto di rinunciare a certi piaceri.

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