la zingarella

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Nella mia esistenza di cinquantenne frustrato era entrata una figura che suscitava in me elementi contrastanti. Recandomi al lavoro transitavo ad un incrocio presidiato da mendicanti vari, lavavetri ed accattoni; verso di essi avevo sempre manifestato indifferenza, mista a diffidenza. Da qualche settimana era però comparsa una zingarella, minuta e silenziosa, la quale si avvicinava al mio veicolo suscitandomi attrazione ed eccitazione. Mi intrigava il suo sguardo arrendevole e per osservarla meglio cominciai a darle qualche moneta. Si era in estate e per consegnarle l’elemosina aprivo il finestrino laterale destro, in modo che sporgendosi all’interno ella si chinasse mostrandomi sotto la veste due tettine sode. Era ovviamente sudicia con capelli sporchi e pelle grassa, ma questa trasandatezza aumentava la mia libido. Mi eccitavano molto anche i suoi piedi sudati e lerci, spesso calzati in sandali sfondati. La ragazzina aveva notato la mia disponibilità, e per calcolo mi sorrideva indugiando mentre raccoglieva la moneta.
Come ho già narrato sono una persona molto vile, ma adoro le perversioni sessuali e l’animale quando emerge mi spinge ad azioni che razionalmente mai mi sognerei di fare. Ordunque da alcuni giorni lasciavo l’elemosina, quando una mattina decisi di provare un contatto. Accostai di lato, aprii il finestrino stavolta sinistro, presi in mano un euro e feci per darglielo; maldestramente lo feci cadere all’interno, sui pantaloni. Con lo sguardo invitai la zingarella a recuperare la moneta, finita in mezzo alle mie gambe. La ragazzina si dovette sporgere molto all’interno, e con le sue piccole mani insinuarsi verso l’obolo e così facendo premere sulla mia patta, ove il cazzo al contatto divenne incredibilmente duro. La puttanella evidentemente consapevole indugiava alla ricerca, fingendo di non trovarla. Sentivo il suo afrore che mi faceva ansimare di desiderio, i suoi seni minuti erano sotto il mio sguardo, con capezzoli scuri e i suoi capelli arruffati incorniciavano il suo viso malizioso. Senza scomporsi la ragazzina si ritrasse e portandosi sul lato opposto non esitò ad aprire la portiera e a sedersi sul lato passeggero per portare a buon fine la ricerca della moneta. Mi stava venendo un infarto ed il cuore pompava sangue al mio pene mentre la zingarella ricominciava a mettere entrambe le manine tra le mie cosce provocandomi una violenta erezione. Si era chinata in avanti e sfrontatamente iniziò ad accarezzarmi con la mano sinistra mentre con la destra aprì la bottega dei pantaloni, facendo uscire il cazzo. Con gesto esperto iniziò a masturbarmi e le sue piccole dita strinsero l’asta in un movimento lento e caldo. Fortunatamente ero in sosta lateralmente e da fuori non si notava nulla. La puttanella aveva slacciato la cintura dei calzoni tirandoli leggermente verso il basso. Mi accarezzava i testicoli aumentando il ritmo: il suo sguardo lascivo la qualificava come esperta e sentendo il membro inturgidirsi non esitò a scendere verso la cappella ed aprendo la boccuccia la calò sino a fagocitare quasi tutto il mio sesso. Appena la sua linguetta iniziò a lambire il cazzo non resistetti più, ed una esplosione di seme caldo la riempì in un orgasmo di un’intensità che da anni non provavo. La ragazzina accolse lo sperma golosamente, ingoiando gli schizzi e bevendo il mio piacere sino agli ultimi sussulti. Dopo aver indugiato ancora un istante con il pene in bocca si ritrasse con un ultimo colpo di lingua e guardandomi fiera sorrideva del suo operato. Ovviamente ero sconvolto ed imbarazzato, consapevole della mia follia ma inebriato dall’esperienza che, nonostante il calore estivo, ancora mi faceva rabbrividire. Non ebbi il tempo di parlare o agire in qualche modo che la zingarella sorridendo si era presa la moneta promessa ed era uscita dall’abitacolo, ritornando all’incrocio a qualche metro di distanza riprendendo il suo accattonaggio come se nulla fosse accaduto. Come un automa partii agitato e vergognoso, rendendomi conto della follia e della pericolosità di quanto successo.
Per una settimana cercai di evitare l’incrocio, cambiando tragitto. Ma infine non resistei e tornai sul posto, accostando in una piazzola abbastanza distante ma a vista. Lei era li , con un foulard sdrucito ed una semplice veste corta. Era tutta sudata per il forte calore estivo e , forse per far presa sui pochi automobilisti in transito, era scalza. Mentre la spiavo ella si volse verso la mia auto, e riconoscendomi venne verso di me: se avessi agito con buon senso mi sarei allontanato, ma la sua figurina mi ipnotizzò e sentii montare una fortissima eccitazione parossistica. Stavolta entrò subito in macchina con un sorriso inequivocabile, e mi chiese sfrontata una moneta. Ero inebriato da lei, e cominciai a baciare il suo collo, scendendo verso i piccoli seni ed assaporando il sudore sotto le ascelle. Lei ridendo mi lasciò fare, divertita dalla mia ansia. Le tolsi la veste e rimase con un paio di mutandine troppo larghe, già impregnate di umori sudici. La feci sdraiare sul sedile posteriore e cominciai a leccarla con desiderio iniziando dai suoi piedini lerci indugiando tra le dita inghiottendo il suo sapore acre e salato. Con la lingua risalii verso il suo sesso odoroso di urina, incorniciato da peli scuri e dotato di un clitoride molto pronunciato tra due grandi labbra. Presi a leccare il grilletto e lei cominciò a mugolare, bagnandosi di umori e spingendo la mia testa verso la sua vagina; baciai l’interno della figa e scesi verso il suo buchetto del culo odoroso e sporco dal sapore intenso ove infilai la lingua ripulendo l’ano che si dilatava ed apriva dimostrando dimestichezza con quel tipo di pratica. La puttanella non era indifferente al mio lavoro di saliva, e la sentii inarcarsi dopo un ennesimo colpo di lingua: venne nella mia bocca gridando e bevvi il suo orgasmo ed i succhi che uscivano dalla sua vagina e dal suo buchetto. Dopo essere venuta mi guardò con occhi lucidi, e con la energia della giovane età prese subito ad armeggiare con i miei pantaloni, scambiando la posizione e facendomi sdraiare. Iniziò con fervore a leccarmi le palle e il cazzo, quasi affamata del mio sesso facendolo istantaneamente erigere. Appena ottenuta l’erezione si spostò e con i piedi sudici di sudore e della mia saliva, fissandomi negli occhi, cominciò a masturbarmi. Le sue piccole dita odorose serravano l’asta, aumentando gradualmente il ritmo. Godevo come un porco di quel massaggio e lei era consapevole delle ondate di piacere provocate dal suo movimento. In breve sentii salire lo sperma e il mio seme eruttò dalla cappella arrossata lordando i suoi meravigliosi piedini sporchi. La puttanella appena concluso l’orgasmo sorrise compiaciuta, raccogliendo i filamenti di sborra e portandoseli ostentatamente alle labbra. Si rimise la veste e le mutandine impregnate di umori, scendendo dalla macchina. Volevo darle una banconota, ma lei con forza scosse il capo; accettò solo la consueta moneta e rapida si allontanò a riprendere a mendicare nell’incrocio a poche decine di metri.
Cercai con fatica di ricompormi, stordito dagli eventi e dalla loro intensità. Raramente avevo provato un piacere così forte e spontaneo, reso vivissimo e quasi naturale. Nei giorni seguenti il pensiero lubrico correva sempre a lei, nonostante cercassi di distrarmi. Mi aveva stregato e se chiudevo gli occhi sentivo ancora il suo sapore intenso ed indecente sulla lingua e sulle labbra.
Ritornai quindi all’incrocio, posizionando l’auto fuori vista da occhi indiscreti. Mi piaceva anche soltanto osservarla, mendicante si, ma con una certa dignità. Lei non si era ancora avveduta della mia presenza, quando con tempismo tipico delle estati molto calde cominciò a piovere. Il temporale era forte, e l’incrociò periferico si svuotò rapidamente dai pedoni. Non vi erano edifici nelle vicinanze, e la zingarella si spostò verso la piazzola nella radura rapida con la veste leggera già fradicia. Appena mi vide aumentò l’andatura, catapultandosi letteralmente nell’abitacolo. Come sempre sorrideva e non potei evitare di stringerla forte, inebriato dal suo odore bagnato e sudore acre. Mi rendevo conto che la sua disponibilità era funzionale all’elemosina, ma ciò nonostante ero lusingato dal suo trasporto farraginoso verso di me. Questa volta cercai di baciarla con meno foga, e delicato dopo averle tolto la veste “mangiai” i suoi piedi e le sue ascelle puzzolenti, il suo seno acerbo salato, il suo sesso vischioso di umori. Indugiai maggiormente sul buchetto del culo, infilando la lingua e dilatando lo sfintere odoroso, riempiendolo di saliva. Lei godeva e si lasciò andare ad un orgasmo liquido, gemendo. Mi posizionai con la bocca sotto di lei, e bevvi avidamente i succhi vaginali e anali luridi. La puttanella aveva gli occhi luminosi di desiderio, e mentre il temporale andava scemando con una mano premetti sul suo ventre, invitandola a scaricarsi sul mio volto. Lei rise più forte, maliziosa ed eccitata: chiuse le palpebre concentrandosi e subito uno zampillo di urina calda e dorata mi bagno le labbra, trasformandosi in uno scroscio salato e acre. Il suo liquido colava fuori e dentro di me, ed ingoiai voluttuoso parte di quella pioggia sentendo l’erezione prepotente impadronirsi del mio essere. La ragazzina non si fece pregare né attendere, e rimanendo con la vagina sgocciolante urina sul mio viso cominciò a leccarmi la cappella in un intenso sessantanove. Mentre mi succhiava infilai un dito umido di saliva nel suo culetto, esplorando il retto sudicio e vischioso. Si dilatò sino ad accoglierne un secondo, con il quale cominciai a penetrarla sentendo che si eccitava nuovamente. Estraevo ritmicamente le dita, leccando avido il suo odore acre e selvatico, ero inebriato da quella zingarella e il porco bisessuale animalesco aveva preso il sopravvento. Anche lei cominciò ad interessarsi al mio ano, insinuando la sua manina nel buco trovandolo dilatato e spanato dalle mie esperienze perverse omosessuali. Non si turbò affatto, ma iniziò anzi a spingere le sue piccole dita sporche nel mio canale, imitando il mio movimento in una sorta di penetrazione reciproca.
Ma come avrei dovuto imparare in cinquant’anni di vita da frustrato occorre tener conto del fatto che ogni volta in cui sembra andare tutto incredibilmente bene, ecco giungere la mazzata che ti riporta all’inferno. Mentre stavo per eruttare sperma per il coito orale ed il massaggio anale della puttanella, di colpo la portiera posteriore dell’auto, dove eravamo sdraiati, si spalancò all’improvviso; una mano afferrò la ragazzina per i capelli unti trascinandola violentemente all’esterno dell’abitacolo: contemporaneamente due braccia possenti mi afferrarono alle spalle e mi sollevarono letteralmente, per poi farmi cadere di schiena sul terreno ancora umido di pioggia. Appena riuscii a rigirarmi vidi un energumeno alto e robusto, con uno sguardo feroce, che mi osservava con disprezzo. Un altro individuo, simile a lui per stazza e portamento, stava tirando i capelli della ragazzina nuda trascinandola verso un area erbosa. Erano entrambi zingari, truci e pericolosi. L’uomo che mi stava scrutando si spostò seguendo il compare ed al suo posto al mio sguardo annebbiato apparve una terza figura. Era una zingara di circa trenta o quarantanni (è difficile capirlo) il cui sguardo era se possibile ancora più crudele e feroce di quello dei maschi. Si sporse verso il mio volto, e mi sputò in faccia saliva vischiosa. Con espressioni violente alternando parole in slavo e italiane, cominciò ad insultarmi: “Brutto bastardo, vecchio porco! Ti stavi scopando mia figlia! Cane rognoso di merda!” Così dicendo cominciò a prendermi a calci nel ventre e nei testicoli, sputando e inveendo. Mentre i colpi si susseguivano si volse verso la ragazzina, che era ora trattenuta dai due energumeni: “Cagna! Ti ho cresciuta per fare l’elemosina e non per scoparti un gagè!” Ed indicando il più alto dei due rom: “Tu sei promessa a tuo cugino!” La ragazzina, nuda e tremante, balbettò alcune frasi nella loro lingua dirette alla madre. La megera si volse nuovamente verso di me: “ Bastardo, per tua fortuna non l’hai sverginata, ma solo leccata! D’altronde vedo che hai un cazzo ridicolo e piccolo, non come quello di Vlady!…Adesso ti fa vedere un vero uomo!!”. Fece un cenno col capo e i due estrassero contemporaneamente due verghe luride lunghe e grosse, grandi almeno tre volte tanto il mio pene. Le cappelle erano turgide e violacee, su aste dure e venose. Il più alto (il promesso sposo Vlady…) con un sonoro ceffone indusse la ragazzina ad aprire la bocca, e le cacciò la mazza in gola facendole strabuzzare e lacrimare gli occhi. La puttanella cominciò a succhiare quasi soffocando, e la bava iniziò a colarle ai lati della bocca per le dimensioni del membro che senza pietà le riempiva completamente il cavo orale. L’energumeno la fece mettere alla pecorina, con il culetto esposto al compare; quest’ultimo, con l’approvazione della megera, si sfilò la cintura dei pantaloni e cominciò a colpire con estrema violenza le natiche della zingarella, che gemendo dal dolore continuava a succhiare la verga mentre striature rosso fuoco apparivano sul sedere. La punizione durò parecchi minuti, durante i quali la puttanella dovette prendere fiato ormai paonazza con muco che le usciva dal nasino e saliva che le colava copiosa dal mento. L’uomo si fece leccare i testicoli e il buco del culo, che vennero ripuliti dalla linguetta della terrorizzata ragazzina. Il suo culetto era ormai in fiamme quando finalmente Vlady gridando sconcezze eiaculò una enorme quantità di sperma che ricoprì il viso, gli occhi e la bocca della puttanella, che si affrettò ad ingoiarne il più possibile per compiacere i suoi aguzzini. La pausa durò poco, in quanto la madre assatanata intimò all’altro uomo, con il cazzo in tiro, di posizionarsi al posto del compare, ricevendo lo stesso servizio. Fortunatamente era molto carico e eccitato, venendo quasi subito nella boccuccia della cagnetta, che doverosamente ingoiò tutto il seme. Io stavo in silenzio spaventato, senza pantaloni ed alla mercé della infuriata gitana: cercavo di evitare di guardare la scena, per non eccitarmi a mia volta. La donna che mi sovrastava dimostrò di essere anch’ella dotata di una buona dose di perversione. Mentre la ragazzina veniva usata cominciò ad accarezzarsi la figa senza ritegno, gemendo e gridando insulti e sconcezze: si masturbava freneticamente e con crudeltà ricominciò a colpirmi. Con bramosia mi mise i piedi sul viso; erano luridi e puzzolenti, sicuramente non lavati da mesi. Li infilò nella mia bocca e dovetti leccare tra le dita la sua sporcizia odorosa, ingoiando tutto. Lei apprezzò la mia sottomissione e il mio servilismo: dopo la “pedicure” si accucciò su di me scostando mutande lerce e facendosi leccare la vagina grondante umori e il culo puzzolente. Strisciava i suoi buchi mugolando, intimandomi di leccare e chiamandomi porco impotente, verme, animale ed altri epiteti nel suo idioma. Mentre si godeva la mia lingua con fare imperioso richiamò Vlady, il quale era nuovamente eccitato e con l’enorme cazzo duro in attesa di ordini. La megera apostrofò nuovamente la figlia: “Ora il tuo promesso ti farà capire chi comanda e a chi devi ubbidire! Girala e entra dentro di lei, ma non sverginarla!” La ragazzina assunse una espressione terrorizzata, cercando di fuggire ai due energumeni. Essi furono però lesti ad afferrarla: il meno dotato la costrinse alla pecorina, schiacciandole il capo sotto il piede bloccandola. Vlady si spostò dietro di lei, e appoggiata la cappella paonazza al buchetto cominciò senza complimenti a penetrarle l’ano stretto. Sembrava impossibile che un palo di carne simile potesse essere accolto da un culo così acerbo, ma l’uomo forzò con violenza lo sfintere della zingarella, che urlò per il dolore quando la mazza lacerandola entrò completamente nel suo intestino. La puttanella era stravolta mentre l’uomo come una locomotiva entrava e usciva dal suo buchetto, completamente spanato dal sesso gigantesco. Aveva gli occhi fuori dalle orbite e biascicava, mentre la madre rideva e la insultava ebbra di piacere, continuando a sfregare il suo sesso e il suo sfintere sul mio viso. Io mio malgrado mi stavo eccitando, e per compiacere la strega leccavo ad un ritmo folle. Lo zingaro esplose il suo orgasmo, riempendo di sborra il canale della ragazzina. Anche l’altro uomo che si stava masturbando sottomettendo la puttanella le venne addosso. La donna ululò di piacere, e come una bestia venne sulla mia faccia rilasciando subito un fitto di urina calda e luridume dall’ano, che mi affrettai a leccare. L’energumeno si stacco dalla zingarella, che giaceva al suolo semi svenuta, estraendo il cazzo dal culetto e uscendo da un buco ormai sfondato e allargato a dismisura. I due uomini sollevarono la puttanella e la caricarono senza cautele su un furgone posteggiato vicino che evidentemente era arrivato nei pressi della radura mentre mi stavo sollazzando solo pochi minuti prima. Gli uomini salirono sul mezzo, mentre la zingara si sollevò da me e con un ultimo forte calcio nei testicoli e uno sputo in faccia mi guardò negli occhi estraendo un coltello. Lo passò sul mio cazzo divenuto duro alla scena di sodomizzazione, provocandomi una fitta di terrore: “Se ti avvicini ancora a lei la prossima volta ti taglio il cazzo e le palle, e Vlady te le farà ingoiare; ringrazia che non l’hai sverginata o eri morto, bastardo!” . Con quest’ultima minaccia mi lasciò pesto sul terreno, dove giacqui almeno un quanto d’ora prima di riprendermi dallo spavento, ricompormi ed allontanarmi in tutta fretta.
Ripassai solo dopo molti mesi all’incrocio, ma lei non era più li, ne io la cercai. Rassegnato vivo però dei ricordi eccitanti che mi ha donato.

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