Le sue tracce sono ovunque

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In casa mia fino a qualche settimana fa riconoscevo solo tracce del mio passaggio. I miei odori, le mie cose. I miei film, la mia musica. Il mio divano di pelle, il mio disordine. Le birre in frigorifero, i dolci confezionati. Sono anni che vivo da solo, che vivo così, e la mia quotidianità non la cambierei per niente al mondo. Sono passate tante donne in questa casa, ma mai nessuna aveva lasciato il segno. O meglio, io non l’avevo permesso.
Adesso gironzolo per casa e aspetto il suo ritorno, il ritorno di Ilaria.
Lei è la mia svolta, il mio cambiamento, la mia rivoluzione. Lei ha lasciato la traccia. C’è un mascara in bagno, vicino alle mie lamette. C’è un suo reggiseno sulla mia sedia. Accanto ai miei CD degli Iron Maiden sparsi in salotto c’è un suo libro dell’università. In cucina c’è del tè alla vaniglia. Tante piccole cose che mi fanno sorridere. Anche in casa c’è un odore diverso. C’è un profumo dolce, fresco, giovane. Non riesco quasi più a dire casa mia. Anche io sono suo, oramai. Da quella sera in cui l’ho incontrata al pub. Da quando la conosco la cosa più presente in casa è la sua assenza quando non c’è. E’ la cosa più ingombrante, la cosa che sopporto meno.
La sento schiavare la porta di casa e il cuore mi fa un tuffo, ma non un tuffo qualsiasi. Minimo un triplo salto mortale indietro. E’ bella, da fare male. Di quelle bellezze noncuranti, naturali, autentiche. Disarmanti. Semplici. Letali, di quelle che fanno stragi senza neanche accorgersene. Mi saluta, scoprendo un sorriso dolce e rassicurante, gettando a terra la tracolla piena di libri. Come di consueto inizia a spogliarsi in corridoio. E’ buffa, è come se non riuscisse a stare in casa vestita. Ogni volta camminando si lascia dietro un indumento alla volta fino ad arrivare in camera mia. Dove probabilmente si infilerà i miei vestiti. Tranne quando in camera ci sono io, perchè in quel caso le farei l’amore più forte che posso.
Interrompo di botto i miei pensieri parlandole. “Aspetta” le dico. “Fallo davanti a me”. Frugo nella pila di CD e finalmente trovo quello che cercavo. Lo metto nello stereo, cerco la traccia e premo play. The Jack degli AC/DC inizia a diffondersi nella stanza. Ho voglia di giocare con quel corpicino delizioso, voglio gustarmelo tutto.
Lei mi capisce. Sorride, è maliziosa e furbetta. La prima cosa che fa è sciogliersi i capelli. Una nuvola di capelli ricci le incornicia il viso. Sono lunghi, belli, scuri e lucenti. Li agita, camminando felina verso di me, mettendo un piede davanti all’altro, sculettando esageratamente.
“She gave me the Queen – She gave me the King – She was wheelin’ and dealin’ – Just doin’ her thing”
Dio se ho voglia di giocare! Mi siedo sul divano con le braccia allargate, osservando avido ogni suo movimento. La ragazza ci sa fare. Ancheggia, toccandosi. Stringe le cosce e porta le mani verso l’alto, sinuosa. La musica accompagna benissimo il suo piccolo show. I miei battiti iniziano a salire quando la zip del suo chiodo di pelle va giù. Lo fa scivolare giù dalle spalle, finisce a terra. Lo scalcia via.
Cazzo.
Gira lentamente su se stessa per farmi intuire ancora meglio le sue forme, fasciate dai vestiti aderenti. Dei jeans scuri e una maglietta bianca a maniche corte. Muove il culo, eccome se lo muove. Mi fa girare la testa. Sento già qualcosa agitarsi nei miei pantaloni. Ho quelle chiappette deliziose a pochi centimetri da me, mentre si piega a slacciarsi gli stivali. Bum, via anche quelli.
Sempre dandomi le spalle toglie anche la magliettina. Girati amore mio! Penso agitato ed eccitato. Quando lo fa il suo pancino piatto mi investe, così come il profumo dolce della sua pelle. Ma cazzo il reggiseno viola mi da la botta di grazia. Intravedo le sue bellissime curve. E vorrei avere il naso li in mezzo per inspirare meglio. Le sue mani iniziano a slacciare languidamente i jeans. Li fa scivolare giù piano piano, rivelando il suo intimo coordinato al reggiseno.
“She’s got the Jack! – She’s got the Jack!”
Si avvicina. Mi prende la testa tra le mani e se la porta sul ventre, continuando ad ondeggiare con il corpo. Passo la lingua sul suo ventre, cercando di non farmi prendere dalla foga. Poi scendo più in basso. Le bacio il traingolino di stoffa che mi separa dalla mia preda. Ne inspiro l’odore che mi manda al manicomio. Le abbasso gli slip incapace di aspettare oltre. La sua figa davanti agli occhi è una visione meravigliosa. Mi abbasso ancora e, allargandole le gambe, non esito ad intingervi la lingua all’interno.
La sento vibrare ad ogni mio colpo di lingua. Ha una fighetta calda e deliziosa, decisamente bagnata ed eccitata. Sento l’erezione ormai dirompente premermi contro i jeans. Le stringo i piccoli glutei, li schiaffeggio mentre continuo a leccarla, incurante di tutto. La sento gemere e ansimare forte, eccitata e sopraffatta. Alzo gli occhi curioso di vedere la sue espressione. E’ meravigliosa. Ha gli occhioni chiusi, contornati da lunghe ciglia scure, si morde le labbra e un rossore improvviso le tinge le guance.
Quella visione, unita al sapore della sua eccitazione in bocca, mi fa perdere ogni controllo. Mi slaccio repentinamente i pantaloni e mi tiro fuori il cazzo oramai impaziente, teso da far male. Torno a sedermi sul divano e prendendo Ilaria di peso la faccio adagiare sopra di me. Fronte contro fronte e occhi negli occhi, finalmente affondo e mi perdo dentro di lei. Godo di ogni sua piccola espressione, di ogni colore nei suoi occhi, di ogni gemito che la sua bocca rossa e invitante produce. La bacio avido e bisognoso della sua lingua. Muovo il bacino più forte che posso, tenendola ben salda sopra di me, cercando di non perdere mai il contatto con le sue dolci labbra. E’ solo l’inizio della mia adorazione per lei. Le mangio il collo a morsi mentre le slaccio il reggiseno. Le sue forme saltano fuori impertinenti, ballando al ritmo del mio cazzo. Le lecco i seni, i capezzoli turgidi ed eccitati, procurandole ulteriori gemiti, ulteriori spasmi. I suoi gridolini sono il mio afrodisiaco. Sento il suo cuore battere all’impazzata, proprio come il mio.
Cerco di aumentare la potenza di ogni mio colpo, mi muovo veloce e impaziente di darle piacere. Voglio vederla venire più di ogni altra cosa. Bramo il suo piacere. E’ la mia droga. Gli AC/DC vanno avanti a cantare, la canzone del suo strip è finita, ma noi siamo ancora lì. Andiamo avanti affamati, insaziabili l’uno dell’altra.
Sto per esplodere, e vedo la stessa scintilla nei suoi occhi. Geme sempre più forte, tenendosi alle mie spalle, sento le sue unghie graffiarmi la pelle. Butta la testa all’indietro, ansimando e godendo, il suo piccolo ventre trema incontrollato. Vedo l’orgasmo nei suoi occhi un attimo prima che li chiuda per abbandonarsi ad esso. Vengo subito dopo di lei, esaltato da quella visione così potente e carnale. Riverso tutta la mia anima dentro di lei, facendole dono di me stesso.
Appoggio il viso tra i suoi seni caldi e imperlati di sudore. Li lecco ancora, stringendola forte contro di me. Il suo petto si alza e si abbassa velocemente, ma il cuore si sta calmando. Non come la mia sete di lei, che non è mai veramente appagata. L’ho già detto, sono un drogato.

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