le tre stagioni

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– Uh? Ma che fai, mi spingi sul divano?
– Eh? Io?
– Sei un po’ aggressivo, tu, eh?
– Che sò?
– Aggressivo…*
Arnaldo Larvini, poco più che ventenne, è seduto dal lato opposto del divano. La camicia celeste sbottonata mette in mostra una catenina con una croce d’oro. Appena sudaticcio, accenna un sorriso, che cancella subito dopo lasciando il posto ad un cipiglio prima serio, appena stupito, poi preoccupato, infine leggermente imbarazzato.
Faccio salire, ondeggiando, il piede sul suo petto, facendo perno sul tallone. Salgo fino al volto, mi fermo all’altezza del naso. Con l’alluce lo sposto a destra e sinistra, guardandolo negli occhi. Tra uno spostamento e l’altro, Arnaldo Larvini sniffa rumorosamente, immobile ed indifeso.
Trascorso un minuto, infilo l’alluce in una narice e scuoto il naso più velocemente. Poggio entrambi i piedi sulle sue spalle.
– Vieni giù, dai, non temere – dico.
– Lo sapevo che andava a finì così! – sussurra il carabiniere Arnaldo Larvini, mentre con i piedi lo dirigo verso di me.
INFANZIA
I
La classe è immersa in una densa sonnolenza. La professoressa dice parole incomprensibili, conscia della totale assenza di attenzione dei piccoli ascoltatori. Vuole guadagnarsi lo stipendio in modo onesto.
Le mura puzzano di sudore e di gomma bagnata, nonostante le finestre spalancate. Entra un benefico sole primaverile. Il vento accarezza i capelli umidicci dei compagni.
I secchioni della prima fila hanno la testa ben alta, gli occhi puntati in quelli della professoressa. Le retrovie sfiorano la sonnolenza profonda.
Dani, secondo banco da sinistra, capelli castani e lisci, indossa la sua seconda tuta. È grigia, felpata, con gli elastici alle caviglie e ai polsi.
La bella giornata di oggi l’ha costretta a spogliarsi della parte superiore, lasciandola con una graziosa maglietta rosa, le cui maniche corte mostrano due braccia gracili, bianche e ossute, appena coperte di un’ombra di peluria adolescenziale. I gomiti puntati sul banco sorreggono la testa.
Non è perché veniamo da due ore di educazione fisica che Dani indossa le sue “Superga” marroni. Le indossa sempre. Come indossa sempre le calze daino. Anche durante educazione fisica.
Le sue caviglie, data la sua magrezza, sono così puntute che si potrebbe usarle come spremiagrumi. Il tessuto di nylon delle calze non aderisce perfettamente alla pelle, ma resta ben teso, talmente sono acuminate.
Arnaldo Larvini, capelli umidicci e guance arrossate, dalla sua posizione riesce a guardare la schiena della maggior parte dei suoi compagni. Compresa Dani. Soprattutto lei.
Arnaldo ha scoperto un varco visivo tra gli zaini che resta quasi sempre libero, e dal quale si ha una chiara visuale di ciò che accade sotto i banchi.
Oltre alle Superga marroni, che ornano i piedi di Dani per la maggior parte dell’anno scolastico, Arnaldo ha scorto un paio di Nike bianche, troppo larghe per l’esile corpo di lei, due paia di Ballerine, uno nero e l’altro bordeaux e, solo per una volta, un paio di comuni stivali neri. Ingombranti e precocemente adulti.
Le dita della mani di Dani, intonate al resto del corpo, sono ossute ed affusolate, con unghie senza smalto, lunghe, larghe e molto femminee, decisamente molto di più delle altre sue compagne, mangiatrici instancabili e nervose, portatrici di volgarissimo smalto scrostato.
Le movenze di quelle belle dita, invece, sono fini e signorili.
Arnaldo, quando sposta l’attenzione da sotto la cattedra, luogo in cui le visioni dei giochi dei piedi delle professoresse regalano momenti di tensione indimenticabili, è rapito dalle fantasie sui piedi di Dani, che purtroppo non ha mai visto.
Immagina piedi adulti e sensuali imprigionati in un corpo da bambina che affermerebbero prepotentemente la loro piena maturità e consapevolezza, se solamente fossero giudicati ed apprezzati in modo adeguato.
Piedi tesi e nervosi, sormontati da vene imponenti e tendini forti. Piedi dal profilo che si assottiglia man mano, fino a terminare in una punta perfetta.
In quest’ora stanca, priva di qualsiasi attenzione per le inutili parole che muoiono prima di acquistare significato, in quest’ora rilassante e spensierata, dove ogni testa è in mille altri luoghi fuorché lì dov’è, Arnaldo punta improvvisamente gli occhi sui piedi della bella Dani.
In risposta ad un richiamo istintivo, inspiegabile e insopportabile, volta la testa di scatto e riempie le pupille dell’immagine che ben conosce. Quei due piedi incrociati. Le calze che formano pieghe intorno alla caviglia.
Arnaldo, al ritorno dalla palestra, l’ha certamente notata mentre si slacciava le scarpe, ma mai e poi mai avrebbe immaginato il seguito.
Personificazione della carnalità, appiccicosa e tachicardica visione privata con contorno di sudici adornamenti scolastici, appena giallognoli dietro il luminoso velo marrone, maleodoranti e terribilmente seducenti, i due talloni si scoprono in un infinito momento di sacralità.
Eterno e sconcertante.
Promessa di pornografia, masturbazione, morbosa passione.
Arnaldo fotografa l’attimo e lo fissa nella memoria.
“Voglio poggiarle il cazzo sulla spalla da dietro e farmelo succhiare con l’angolo della bocca” è il suo primo pensiero. Poi niente. Spegne la mente e si gode il momento con estrema attenzione.
L’uno incrociato all’altro, liberi dalla loro prigione di tela e gomma, così piccoli eppure così maestosi, riempiono di colpo la classe con una gustosa promessa di sesso. Sesso di prima classe. Non dozzinale come tutti lo conoscono. Sesso di qualità superiore.
Aloni di sudore che hanno incollato il nylon alla pelle, si restringono, diventando piccoli cerchi ripieni al centro di quei talloni, per poi sparire.
Le dieci dita, per il momento, restano in coperta, come fossero troppo delicate per uscire allo scoperto. Un tesoro troppo prezioso che teme l’aria fresca e salubre. Preferiscono un sano giaciglio di caldo sudore, acre e nauseabondo.
“Se esiste un dio, farà cadere quella scarpa”, pensa Arnaldo.
Che meraviglia constatare che, solo quando serve, come un cameriere, Dio c’è.
È in un secondo che ferma l’aria e ammutolisce la vecchia e stanca bocca insegnante che tutto inizia e finisce. Un secondo di fuoco.
La scarpa sospesa perde l’equilibrio, esponendo il suo ospite al pubblico ludibrio.
La pianta, improvvisamente, profeticamente svelata, mette in mostra un corpo biancastro tra due parentesi di pelle morta color arancio.
Le dita si muovono freneticamente, come zampette alla ricerca di un terreno improvvisamente ceduto. È la proiezione privata di una pellicola pornografica unica al mondo.
Dani, nonostante un cenno apparente d’imbarazzo, manifestato nello sguardo controllore attorno a sé, apprezza la freschezza sul piede liberato e decide, una volta appurata l’assenza di occhi curiosi – tranne due – , di refrigerare anche l’altro.
Dieci piccole creature che si muovono, nonostante il velo di nylon marrone, freneticamente e indipendentemente, affinché ogni fessura goda dell’inattesa frescura.
Arnaldo registra ogni minimo movimento. Vorrebbe fermare tutto e tutti, tranne Dani e lui. Pensa all’irresistibile afrore di quelle dita sudate, e vorrebbe averne per l’eternità. Tutto per il suo naso affamato.
Dani rinfodera velocemente le sue inconsapevoli armi. Allaccia di nuovo le scarpe e continua a recitare il ruolo della brava alunna. Come nulla fosse accaduto.
Arnaldo è sconvolto. Non sa che pensare. Vorrebbe parlare con tutti, chiedere aiuto a qualcuno. Che qualcuno faccia qualcosa per lui, perché si sente morire.
Non può che tacere. Chi sarebbe così elevato da riuscire anche lontanamente a capire?
Con gli esami alle porte, giungono a maturazione fantasie contorte. Gli alunni sono riuniti in gruppi. Il fato o una sfolgorante fortuna ha voluto che Dani capitasse di fronte ad Arnaldo Lavrini.
Lo studio occupa dieci pesanti minuti di ogni giornata. Il resto è sguardi, chiacchiere e ormoni.
Il caldo, purtroppo, ripone le tanto bramate calze di nylon nei cassetti. Calzini di cotone e caviglie nude popolano il sottobosco dei banchi.
Dani, incosciente principessa, ormai, del quotidiano regno delle seghe, sfoggia con orgoglio e altezzosità le familiari calze color daino nelle “Superga” marroni.
Caparbia fino alla fine, incredibilmente tenace nell’intento di far impazzire il povero Arnaldo Larvini.
I due estremi, purezza e dissolutezza, così lontani e così interdipendenti, siedono l’una di fronte all’altro.
Si scambiano inutili informazioni accademiche usandole come pretesto per parlarsi e confrontarsi.
A differenza degli altri gruppi di banchi, in questo sta per avere inizio un gioco nato dagli occhi e che continuerà molto più in basso…
Ad Arnaldo, che non ha alcun potere decisionale sul contatto fisico con Dani, non resta che provocarla, in modo che sia lei, in qualche modo, ad allungare le mani. O qualcos’altro.
La prende in giro, sottolinea i suoi errori, esalta le sue gaffes pubblicamente. Cerca in ogni modo di metterla in ridicolo. Lei si offende con il sorriso sulla bocca. Sguardi accigliati e denti in mostra.
Finché, dimesso l’abito dell’offesa, decide di passare alle minacce.
E qui accade l’inaspettato.
Senza togliere il ghigno sorridente, allunga un piede sotto al tavolo e lo piazza tra le gambe dell’attonito Arnaldo.
Il primo senso è l’olfatto. Gomma e nylon, dritti nel cervello.
Subito dopo viene il tatto. Cazzo e palle schiacciati, tenuti sott’occhio dalla Superga marrone più desiderata di tutti i tempi.
Il terzo è la vista. Fermo immagine e zoom sull’oggetto del desiderio.
Arnaldo chiude la bocca per non far fuoriuscire la bava.
– Adesso voglio vedere se ci riprovi. Ti tengo sotto tiro – dice Dani.
– E…e chi…e chi si muove – risponde tentennante Arnaldo.
Da questo momento in poi, dopo la rottura del ghiaccio, il piede di Dani tra le gambe di Arnaldo diventa quasi qualcosa di dovuto, come appendere la giacca dietro la porta di casa al rientro da scuola.
Ci si siede tutti attorno al banco, e Dani allunga la gamba, si sistema bene fra le palle, e ad ogni parola fuori posto di Arnaldo, dà una o due botte di acceleratore, facendolo sobbalzare di piacere.
Più di una volta Arnaldo ha tentato di sfilare con mano e braccia ferme quelle maledette Superga, ma è come se fossero state incollate ai piedi. La gamba è tornata sotto al banco, scioccata e timida.
Premio di consolazione di quei giorni tutt’altro che spensierati, aver avuto l’onore di accarezzare quelle stupende caviglie appuntite, il nylon marrone e puzzolente, le mani che azzardavano l’esplorazione in quelle misteriose grotte marroni, tentando come un ladro di rubare almeno un po’ di quel prezioso odore prima che fuggissero via, così da conservarne eternamente un più intenso ricordo.
ADOLESCENZA
II
Promessa di pornografia, masturbazione,
morbosa passione.
La scarpa sospesa perde l’equilibrio,
esponendo il suo ospite al pubblico ludibrio.
Dieci piccole creature che si muovono, affinché ogni fessura
goda dell’inattesa frescura.
Con gli esami alle porte,
giungono a maturazione fantasie contorte.
La tessitura del nylon è pregna dell’umidore viscoso secreto dalla pelle appena dietro. Come nascosta dietro un sudicio sipario.
Il minuto, stretto tallone, nasconde fattezze adulte, a dispetto dell’età anagrafica.
La punta rinforzata, opaca, più scura, vela le belle unghie d’erotico mistero. Lascia intravedere le piccole fessure tra le dita. Non altro.
Alza la gamba, impossibilitata a celare il suo sorriso, tutt’altro che canzonatorio.
Gli permette di inalare tutta l’aria racchiusa negli antri finora inesplorati delle dita del piede.
Sospira appena, lasciando defluire fuori dalle labbra un po’ del godimento che prova.
– Continua – gli chiede.
Respira più a fondo e più rumorosamente, con un ritmo costante che sembra quello di un paziente in visita dal medico. Chiede se gli piace. Annuisce in silenzio.
La pianta del suo piede a mezzo millimetro dalla faccia di lui.
La galoppante passione è passata dai banchi di scuola al mondo reale, facendo spesso sosta nel bagno di casa sua.
I sensi si sono acuiti. Il naso ha cominciato a riconoscere gli odori e a distinguerli. Sono nate preferenze e reticenze. Pulsioni e repulsioni.
Qualche estate è passata, e con lei molte più esperienze di quelle che pensava.
Ha riposto il telecomando del videoregistratore e ha messo in moto il cervello. In poco tempo, doti come l’astuzia e l’inganno sono diventate chiavi molto efficaci per aprire molte porte.
David, al di là della porta di legno ben serrata, tiene la situazione sotto controllo. Attento che non arrivino i genitori, è pronto a segnalare ogni anomalia. Qui dentro, al semibuio e al caldo, possono stare più che tranquilli.
A David sembra non disturbare più di tanto fare la sentinella alla finestra del bagno, mentre Arnaldo passa i suoi pomeriggi con il naso affondato nei piedi della sorella più grande.
È ormai normale che quattro giorni su sette, il buon Arnaldo suoni al citofono. Impegni scolastici o meno. Non che Arnaldo faccia caso a queste inezie. Due dei piedi più interessanti e sensuali che finora abbia conosciuto vivono dentro quelle mura. Il resto viene dopo.
Anche il fatto che quei piedi appartengono all’ex ragazza del suo migliore amico. Inezie.
E poi ha chiesto il permesso. E, come in ogni buon rapporto d’amicizia, gli è stata prestata la ragazza.
Alessia ha piedi piccoli, stretti e ossuti. Belle dita proporzionate e unghie smaltate. Con o senza smalto, sono richiami irresistibili. Unico punto dolente, purtroppo, è che la puzza è quasi inesistente, nonostante le insistenze di Arnaldo nell’evitare frequenti lavaggi.
In compenso, però, l’abilità e la padronanza che dimostra Alessia nell’armeggiare con il cazzo sempre duro di Arnaldo, quasi non ha pari.
Osservare quei due piedi di nylon che lavorano tra le sue gambe è uno spettacolo irresistibile.
Alessia, forse per spirito di dedizione, rinuncia a qualche ora di studio per donare ad Arnaldo qualche ora di piacere. Comportamento esemplare.
Il pacchetto comprende tutto; la donna, il fratello che fa il palo, e addirittura qualche spuntino post-coito.
Le cose belle, si sa, durano poco. Ma spesso non è per forza un male, soprattutto se a quelle cose belle, si sostituiscono cose splendide.
Arnaldo, sospettoso e terrorizzato da un crescente attaccamento sentimentale da parte di Alessia, è fuggito a gambe levate, e si è rinchiuso in camera.
Il cervello, quando dipende in gran parte dal cazzo, ragiona in modo decisamente più rapido, risolutivo e spietato.
Sara è un’ amica di Alessia che ha conosciuto molto bene in passato il sapore del cazzo di Arnaldo.
Padrona di due piedi dalla bellezza straordinaria, ma decisamente troppo all’avanguardia per l’epoca, è stata la ragazza appena precedente ad Alessia.
Le occasioni d’oro, spesso arrivano in momenti in cui non si è in grado di apprezzarle appieno. I piedi di Sara, quando indossa le calze, puzzano in modo insopportabile. Così tanto che spesso si è dovuto ricorrere ad un deodorante spray per attenuarla.
Peccato che fosse capitata proprio in quella fase della vita di Arnaldo, ancora troppo ingenuo ed immaturo per godere di quegli sconfinati piaceri.
Sara, però, oltre a possedere quell’inconsapevole potere, ha una sorella maggiore di nome Lucia. Spregiudicata e ostentatamente libertina, dall’alto del suo piedistallo di maturità, avrebbe giocato un ruolo fondamentale nella vita di Arnaldo.
– Ciao Lucia, sono Arnaldo.
– Ehi, ciao. Dimmi pure.
– No, è che…ti volevo chiedere una cosa.
– Che cosa?
– Mi servirebbe un favore.
– Che tipo di favore?
– È che…insomma…ecco, per farla breve, un mio amico…è interessato a…come dire…ecco, ai piedi delle donne.
– Va bene. E allora?
– Niente, mi ha chiesto se conosco qualcuna disposta a fare un filmino con me, per poi portarglielo. E ho pensato a te.
– Ah ah ah…ma…ah ah ah…proprio io?
– Beh, lo so, è strano. Ma me lo ha chiesto questo mio amico. Che dici?
– Ma…contento tu…per me va bene.
– Davvero? Benissimo, grazie. Quando ci possiamo incontrare?
Lucia fa entrare Arnaldo in soggiorno, e chiude la porta a chiave. Lei indossa calze nere e ciabatte. È leggermente soprappeso, ma cerca di nasconderlo con lunge felpe o tute.
È più grande di Arnaldo di almeno cinque anni.
Una volta spiegato il ruolo che deve interpretare, i due si accomodano sul divano.
La telecamera puntata di fronte a loro. Si parte.
Nel film si vede Lucia che appoggia i piedi sul grembo di Arnaldo, che comincia a massaggiarli. Di tanto in tanto fa salire un piede fino al naso, sfregandolo mentre ridacchia. Poi cambia piede, e fa gli stessi movimenti. Arnaldo cerca di rubare frammenti di odore, sniffando rumorosamente ad ogni movimento degli alluci di nylon nero.
Appella Arnaldo con nomignoli ridicoli, ed emette ridicoli rumori canzonatori con la bocca, mentre più e più volte, il naso e la bocca di Arnaldo vengono sfregati, smossi, schiacciati e deformati.
Poi il film si sposta sotto al tavolo.
Lucia indossa scarpe con il tacco. Struscia il piede sullo stinco di Arnaldo con simulata sensualità. Dopodiché, scalciata via la scarpa, sale lentamente al centro delle gambe, agitando le dita scherzosamente.
Il filmino privato, il primo di una lunga e fruttuosa serie, diventa l’apoteosi della pornografia della collezione privata di Arnaldo, accompagnandolo nelle sue lunghe ed intense sedute nel bagno.
I cancelli della vita stanno per spalancarsi, e già dietro la schiena di Arnaldo, giacciono le spoglie di non poche vittime.
MATURITA’
III
Lo stupore è stato dipinto sui volti di ragazzine, poi ragazze, poi donne.
La genialità e la passione di Arnaldo Larvini si è manifestata più volte, crescendo esponenzialmente fin quasi alla prevedibilità. Tranne alcune meravigliose eccezioni, s’intende.
Sono passati gli anni, e in questo tempo ha sviluppato e messo in pratica le più svariate tecniche feticiste. Ha imparato a conoscere, riconoscere e conoscersi. A distinguere, preferire, scartare.
Fino a quando, colmo di esperienza, stanco delle solite, familiari situazioni, ha deciso di cambiare aria…
Ho scoperto l’annuncio di Arnaldo per caso, sfogliando un giornale. Ne riporto l’esatta dicitura:
“Ragazzo profondamente feticista, adoratore di piedi in collant, instancabile annusatore, soprattutto in condizioni di estrema assenza igienica, cerca ragazzo per provare nuove esperienze nel settore”.
Dopo un mese di trattative, ci siamo finalmente incontrati.
Nel bar non c’era nessuno. Abbiamo occupato il tavolo in fondo, nell’angolo estremo.
Per l’occasione ho indossato le mie fedeli calze color daino, usate e puzzolenti nelle scarpe da ginnastica.
Alla seconda birra, dopo aver parlato del più e del meno ho cominciato a sfilare una scarpa.
– Sei bello esperto tu, a quanto pare, eh? – gli ho detto.
– Eh? Oh, beh…sì – mi ha risposto lui.
Nel frattempo sono salito con il piede in mezzo alle sue gambe, piantandoglielo proprio nelle palle.
– Allora? Che ne dici? – gli ho chiesto.
– Gulp! E…che dire…è…bellissimo…-ha sussurrato.
È arrivata la cameriera. Non ho tolto il piede dalle sue palle. Sentivo che l’affare si ingrossava.
– Cosa prendete? – ha domandato lei.
– Ehm…io…una birra…-ha risposto Arnaldo.
– Sì, una anche per me, grazie.
– Che fai, sudi? – gli ho domandato mentre gli solleticavo le palle con l’alluce.
– Eh? Io? Un po’…è…incredibile, sembra quasi…come…
– Come se fossi una donna, lo so. Beh, da bravo schiavo dei piedi conosco anche io le più raffinate tecniche.
– Lo…lo sento…
– Eh eh eh…in fondo, chi, se non un uomo, conosce meglio i segreti erotici di un altro uomo?
– È…esatto, sì. Sono d’accordo.
Con la parte esterna del piede, tra una frase e l’altra, percorro il profilo destro del grosso bastone, arrivando fino alla cappella e poi ridiscendendo. Punto poi il tallone sulla sedia, e con l’alluce faccio ondeggiare l’arnese a destra e sinistra, molto lentamente, ma con costanza. Arnaldo è immobile, rosso e sudaticcio.
– Fa caldo, vero? – lo tormento.
– Ss…sì…cazzo…
– Sai, potrei farti schizzare nei pantaloni proprio qui, su questa sedia, se volessi.
– Oddio…
– Ma non è il momento, dai. Ricomponiamoci!
– V…Va…va bene.
Tolgo il piede e lo infilo di nuovo nella scarpa. Mi ricompongo.
– Soddisfatto? – gli chiedo.
– Dobbiamo rivederci. Assolutamente! – mi dice, euforico.
Il giovedì è la serata dedicata al cinema. Ci mettiamo d’accordo su quale scena interpretare. Chiaramente, scene in cui i piedi siano in primo piano. A seconda dei ruoli, adottiamo i relativi travestimenti. Io interpreto i ruoli femminili. Ci procuriamo abiti, parrucche, trucchi e quant’altro.
E giriamo. Abbiamo intere cassette di scene di famosi film interpretate da noi.
A volte, quando la scena è particolarmente piccante, va a finire che mi ritrovo il pisello di Arnaldo conficcato nel culo, o in fondo alla gola, ma questo fa parte del gioco…
Il venerdì è la serata “A cena fuori con piedino”. Visti dall’esterno sembriamo due buoni amici al ristorante. Mentre sotto al tavolo, al riparo da occhi indiscreti, hanno luogo meticolosi e bollenti lavoretti di piede che vanno sempre a buon fine. Ogni volta Arnaldo torna a casa con una grossa macchia appiccicosa tra le gambe.
Il sabato Arnaldo lo dedica prima alla mia pedicure: lavaggio, depilazione, cura delle unghie, applicazione dello smalto. Poi all’adorazione. I miei piedi vengono annusati, leccati e massaggiati con grande scrupolosità e dedizione.
Arnaldo, decisamente maturato negli anni, alterna le attenzioni ai piedi maschili e a quelli femminili, non facendosi mancare niente.
Tramite annunci su giornali tematici è riuscito a trovare suoi adepti e schiavi, così da riuscire a dare e ad avere. Da me ha ottenuto, imparato, e agli altri ha donato.
Possiede schiavetti personali, ansiosi di imparare, che soddisfano ogni sua esigenza. E ai quali insegna gli insondabili e preziosi segreti della perversione.
*I due carabinieri. Scambio di battute tra Enrico Montesano e Claudia Poggiani.

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