le vicende e gli intrecci della vita e la primavera

Io sono Roberto e ho 36 anni. La gran fica di mia moglie si chiama Monica ed ha 34 anni. Ci conosciamo fin da ragazzini in quanto abitavamo nello stesso rione a tre isolati di distanza e ci frequentavamo per lo più frequentando la parrocchia la domenica. Le nostre vicende iniziarono quando io, già diciottenne, frequentavo il terzo liceo e lei, sedicenne, il primo. In quel periodo io flirtavo con Teresa, una sua compagna di classe, lei con un ragazzo del secondo liceo. Non di rado capitava di incontrarci lungo il tragitto casa scuola e viceversa e ci lasciavamo andare in discorsi tra me e Teresa e tra lei e il suo ragazzo. Fu durante una gita parrocchiale presso un convento, in un paese della nostra provincia, che ad un certo punto ci ritrovammo appartati in un giardinetto e istintivamente mi venne di baciarla. Ricordo che mi disse che non era Teresa. Si scostò, le dissi che nemmeno io ero il suo ragazzo, rise, la riprese e ci baciammo lungamente intrecciando le nostre lingue. Eravamo in primavera, indossava un vestitino leggero e ampio e non mi fu difficile intrufolare la mano fra le sue cosce. Tentennava dicendo ancora che non era Teresa ma riuscii e lei si lasciò andare a farsi toccare la fica. Presi dal piacere ci confidammo quello che facevamo io con Teresa e lei col suo ragazzo. Le stesse cose: ci masturbavamo a vicenda. Godette e poi quando glielo misi fra le mani lo guardò meravigliata. Mi segò facendomi venire. Tutto finì lì. Io poi andai all’università a Palermo e ci si incontrava, a volte, il fine settimana. Con Teresa mi ero lasciato e flirtavo con una ragazza che avevo conosciuto a Palermo. Lei, finito il liceo, si trasferì pure a Palermo. Intanto si era fidanzata con Dino, il figlio di un noto imprenditore della nostra città. Una mattina ci incontrammo per caso a Palermo e parlammo tanto fino a quando mi disse che la compagna che divideva l’appartamento con lei non c’era e mi invitò a pranzo. I nostri discorsi si fecero intimi e finimmo a letto. Non era più vergine e scopammo alla grande. Lei aveva 22 anni. io 24. Era primavera. Accadde ancora due volte che ci incontrassimo a Palermo e ogni volta sempre più disinibita: si fece pure inculare. Tutto finì lì. Le vicende della vita ci portarono un sabato sera ad essere nella stessa pizzeria nella nostra città. Lei con Dino, il suo fidanzato, e con altre due coppie; io con la comitiva che frequentavo in quel periodo. Ad un certo punto mi si avvicinò e mi chiese, abitando nello stesso rione, un passaggio. In auto era turbata e nervosa. Le chiesi come mai non l’avesse accompagnato Dino e mi disse che era uno stronzo. Le dissi: ci fermiamo? Ci fermammo in una traversa buia prima di arrivare a casa e scopammo come due porci facendosi sborrare pure in bocca. Lei aveva 25 anni e stava per laurearsi, io 27 e avevo. da poco, intrapreso la mia libera professione. Eravamo in primavera. Con Dino si lasciò ed io non avevo un legame particolare, così le vicende della vita ci portarono a frequentarci, a scopare come porci e a sposarci. Lei aveva 27 anni ed io 29- Felici, contenti e un bel bambino. Stavamo bene e lei, essendo insegnante, dopo qualche anno di girovagare in provincia ha avuto l’incarico nella nostra città. Qualche lettore leggendo si chiederà: ma cosa c’entra la primavera? In primavera non so cosa mi succede: sarà il clima della nostra Sicilia, sarà l’abbigliamento leggero delle donne con le gonne ampie che camminando svolazzano da destra a manca; un paio di jeans stretti che mettono in mostra un culo da sfondare, una gonna attillata che fascia i fianchi, il culo e le cosce; le prime cosce nude senza calze; le camicette o le magliette leggere che permettono di vedere le tette che sobbalzano ad ogni passo; sarà quel che sarà ma non so cosa mi succede. Saranno gli ormoni che si risvegliano. Non ci eravamo mai posti certi problemi e non mi ero mai fatto certe domande: non so se mi avesse mai tradito. Io si. Il fatto è che in primavera non sono solo i miei ormoni a risvegliarsi. Esattamente un anno fa, un sabato mattina, avevamo appuntamento al centro commerciale della nostra città. Io ero uscito prima per sbrigare alcune faccende e ci saremmo incontrati lì. Ero già eccitato nell’ammirare le cosce e il culo di alcune ragazzine che avevano marinato la scuola, la sensualità nel mostrare le loro grazie di alcune belle signore, ma quando vidi arrivare mia moglie il cazzo non stava più dentro gli slip: un vestito nero attillato, a mezze maniche e scollato al punto giusto per mettere in mostra le tette; le fasciava perfettamente i fianchi e le cosce fin sopra 10 cm sulle ginocchia; quelle sue gambe bianche e lisce e perfettamente modellate, rese ancora più slanciate dal tacco, mi fecero impazzire di desiderio. Non vi dico quando vidi il suo culo. Non resistetti più e glielo dissi: minchia, che sei bona, così a tutti fai impazzire. Mi sorrise. Che hai voglia? Non ti e bastato ieri sera? Disse. Le feci notare che tutti la guardavano e lei mi diceva di smetterla di fare lo scemo. Ad un certo punto le dissi di farsi scopare da qualcuno. Mi guardò con gli occhi sgranati. Scommettiamo che se ti lascio da sola qualcuno ti si avvicina? Le dissi stupidamente. Fai quello che vuoi, io guardo le vetrine, vediamo se trovo quello che cerco. Disse allontanandosi. Stavo a distanza e non so cosa mi stava succedendo: speravo proprio che qualcuno l’abbordasse. Tutto potevo immaginare e non che questo qualcuno fosse il signor Ignazio. Chi è? Il padre di Dino, il suo ex, nonché suo suocero per qualche anno. Noto imprenditore e noto seduttore ormai 60enne ma sempre affascinante. Era notorio che si era scopate tante belle signore della nostra città compresa, avevo sentito dire, la mamma di Monica, nonché mia suocera. Era socio proprietario del centro commerciale e direttore. In un primo momento pensai che l’avesse fermata per salutarla, ma notando l’atteggiamento timido e alquanto a disagio di mia moglie ebbi forti dubbi. Si incamminarono fino al bar. Lui parlava e l’atteggiamento di Monica non cambiava. Presero il caffè e parlarono ancora per una decina di minuti fino a quando non ripresero a camminare lentamente e poi più velocemente imboccare il corridoi laterale che porta negli uffici. Lui aprì la porta ed entrarono. La porta si richiuse e assalito dalla gelosia mi pentii di tutto dicendomi più volte stronzo. Aspettai più di mezz’ora pensando tante cose. Magari che la stesse inculando o che lei gli stesse facendo un pompino. Ma che uomo era? Si stava scopando una ragazza che poteva essere sua figlia, che era stata la fidanzata di suo figlio e che suo figlio stesso si era scopata, che era stato pure l’amante della mamma. Insomma, proprio un bello intreccio. Il fatto sta che notai il cazzo pulsarmi maledettamente. Quando la vidi uscire notai subito il vestito leggermente sgualcito. Avevo capito benissimo: l’aveva arrotolato su per farsi scopare. Mi feci vedere e gli andai incontro. Era visibilmente mortificata. Capì che avevo capito. Allora? Proprio lui? Le chiesi. Disse che voleva andare a casa. Eravamo ognuno con la propria auto e ci rivedemmo proprio davanti all’ascensore. Ci guardavamo senza parlare. Lei rossa e mortificata, ma non appena entrati in ascensore la presi e la baciai notando che la sua bocca sapeva di sborra. Le chiesi se l’avesse trovata gustosa e non rispose arrossendo ancora di più. Ma io stavo impazzendo e andammo subito a letto. Mi chiese se mi fossi eccitato a saperla con un altro e perché l’avessi invogliata io. Mi raccontò tutto a cavalcioni sulle mie cosce mentre mi segava. Mi disse che non aveva resistito al fascino di Ignazio e quando le propose di andare nel suo ufficio per parlare liberamente, dopo qualche tentennamento, pur sapendo quelli che sarebbero stati i discorsi, accettò. Si baciarono subito non appena entrati e poi lui, con tanta maestria ed esperienza le sfilò le mutandine e glielo diede in mano. Mi raccontò che aveva un bel cazzo grosso e la scopò facendosi montare a cavalcioni sulla sedia. Poi le chiesi di farmi vedere come l’aveva spompinato e prese a farmi un pompino spettacolare fino a farmi sborrare nella sua bocca. Più chiaro di così. Le vicende della vita portarono Monica e Veronica, proprio in questo anno scolastico, ad insegnare nella stessa scuola. Erano compagne di classe; io la conoscevo bene e anzi avevo tentato e mi sarebbe piaciuto flirtare con lei ai tempi della scuola ma lei era innamorata pazza di un altro ragazzo. Veronica è la moglie di Dino, ex di mia moglie e nuora di Ignazio. Le vicende della vita portarono Monica e Veronica ad essere nuovamente amiche strette pur sapendo, quest’ultima che Monica era stata fidanzata con Dino e che avevano scopato alla grande e lei, mia moglie, che ai tempi della scuola avevo tentato di flirtare con Veronica. Incominciammo a frequentarci. Anche i nostri figli, il nostro maschietto e la loro femminuccia, andavano a scuola insieme. A volte fuori, altre volte a casa loro o a casa nostra. Monica e Veronica non facevano caso a farsi guardare le cosce, a stare ad ogni tipo di scherzo e di gradire ogni tipo di doppio senso. A Dino e a me questo tipo di gioco piaceva. A lui perché ci sarebbe piaciuto rifarsi Monica e a me perché avrei coronato il desiderio di tanti anni prima. Si arrivò ad una situazione di estrema eccitazione una domenica di fine aprile quando ci invitarono nel villino al mare, della famiglia di Dino, cioè di Ignazio, quando, dopo pranzo, mentre i bambini giocavano in giardino, noi accovacciati o sdraiati sui divani, ci guardavamo tutti pieni di certe voglie: io guardavo le cosce di Veronica e lei ne era compiaciuta senza nascondere il suo compiacimento né a suo marito né a mia moglie. Lo stesso Monica la quale guardava Dino come ad invitarlo. Se non ci fossero stati i bambini sicuramente sarebbe successo dell’altro. Sabato scorso, dopo pranzo, non riuscivo a capire perché Monica insistesse tanto, con nostro figlio, affinché restasse a dormire dai nonni approfittando della presenza di un cuginetto. Incominciai a capire più tardi quando, dopo averlo accompagnato, lei chiamò Veronica per dirle che programmi avevano quella sera. Era già tutto programmato. Sentii dire a lei: venite voi, magari facciamo una bella spaghettata e qualche altra cosa. Altro che spaghettata e qualche al tra cosa! Già mi venne il cazzo duro quando la vidi che indossava una minigonna bianca che usava solamente durante le vacanze trovandoci lontano dalla nostra città e una maglietta turchese. Restai senza fiato. Mia moglie è bona. Pure troia. Che ci posso fare? Quando arrivarono con due bottiglie di buon vino ed una di champagne e lei vestita come mia moglie, solo con la gonna leggermente più lunga, capii che era la serata della trasgressione. Infatti si incominciò a scherzare pure con le mani già da subito; Ci stuzzicavamo a coppie invertite e qualche palpatina già a tavola e l’atmosfera fu subito quella giusta. Aggiungiamo il buon vino e le due troie su di giri ed ecco che, senza sapere come, io mi ritrovai su un divano a pomiciare con Veronica e Dino con mia moglie. Il passo fu breve e subito le due troie si ritrovarono col cazzo del marito dell’altra in bocca. Loro sparirono in un’altra stanza e, pur sentendo i loro gemiti, ci scatenammo in amplessi che avevo sognato da ragazzo con Veronica. Mi sussurrò che le sarebbe piaciuto anche allora. La scopai più volte, la inculai e le sborrai in bocca. Ci ritrovammo in cucina a rinfrescarci. Nudi e soddisfatti. Champagne e poi Proposi di arrangiarci tutti sul nostro letto. Nessuno disse di no. Devo dire che è stato molto eccitante vedere mia moglie farsi scopare da Dino. Nel culo, nella Fica e in bocca. Nessuno si vergognava di niente e Dino ed io ce le scopammo pure insieme ad una ad una. Doppiette e contro doppiette. Per le due troie era come se l’avessero fatto da sempre. Che nottata!

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