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Si conoscevano da qualche anno ormai, si conoscevano nel modo in cui si conoscono tante persone che si ritengono “amici”, ma con le quali non si condivide niente più che serate passate a bere e dire cazzate, vacanze, eventi, concerti, ma svelandosi sempre ben poco gli uni davanti gli altri; perché si sa, molti comunicano, ma non parlano, sentono, ma non ascoltano, guardano, ma non vedono…si esce per dimenticare i problemi, si esce per bere, si esce per non ricordarsi di sé e pensare di essere meglio di chi si ha intorno, in una gara continua di esibizionismi e pantomime, contornate da atteggiamenti di circostanza che altro non sono se non alcuni dei tanti modi di non guardare ciò che si è realmente, ciò che non si riesce ad essere. Alle volte, il caso fa sì che le persone inizino a parlare tra loro, ad ascoltarsi, a vedersi per quelle che sono, a svelarsi. Fù così che avvenne, tra lei e lui, in una notte piovosa di Febbraio, quando la vita, e certe esperienze, mettono profondamente in discussione una persona con se stessa…accadde così, per caso…lui vagava in giro per la città con le strade in fermento, il Sabato sera, mille pensieri, tra cui quello di sentirsi teso a rincorrere sempre gli altri, mettendosi in secondo piano, trattandosi quasi come uno, che elemosinando rapporti sociali autentici, insegue continuamente persone fatte di un’apparenza stravagante, ma prive di autenticità. Colto da questa consapevolezza rinunciò all’appuntamento in centro con gli altri, scrisse loro che non sarebbe venuto e intraprese la via del ritorno verso casa. Il traffico, il caos tipico della movida. Fermo in coda, sbirciò su Facebook ed uno stato lo colpi’: riguardava la povertà di autenticità nei più, la circostanza dei rapporti umani, il consumismo umano.
Gli balzò subito agli occhi il fatto che fu lei ad averlo scritto ed il passaggio su Messenger fu breve, le scrisse di come spesso si sentisse anch’egli in quel modo, si capirono in fretta, nonostante apparissero così diversi l’una agli occhi dell’altro e si sentissero appartenere a mondi così lontani e differenti tra loro sino ad una settimana prima. Non aveva importanza in quel momento, nel giro di qualche ora furono assieme, in macchina, a parlare ore ed ore sino all’alba, si salutarono,si conobbero realmente. Da quel momento nacque un rapporto autentico, un’intesa inspiegabile, un’affinita’naturale che li accompagnò nei giorni, mesi, anni a seguire. Ma insieme a ciò, cambiò qualcos’altro, qualcosa che in assenza di quelle circostanze non sarebbe mai potuto cambiare, forse. Chi può dirlo? Lui inizio’ a guardarla con occhi diversi, dapprima imbarazzato con sè stesso per questa sua consapevolezza difficile da confessare, accompagnata dal timore di essere preso per l’ennesimo uomo, che fingendosi “amico”, cercasse subdolamente di arrivare a ben altro; non gli era mai capitato di cambiare il modo di vedere una persona, generalmente si sentiva attratto da una ragazza al primo impatto, se ciò non accadeva in prima battuta, la cosa non sarebbe mai mutata, funzionava così lui, ne era conscio, almeno sino a quel momento. Con lei no, accadde l’inaspettato, e fu difficile per lui, non lasciarsi andare alle fantasie che spesso ritraevano lei protagonista, desiderata, punto focale di molti dei suoi pensieri. Iniziarono a vedersi spesso da soli per passare la nottata assieme a parlare. Il tempo passò così, tra serate e nottate bellissime passate a conversare ininterrottamente, arricchendosi entrambi, scoprendosi naturali, disinteressati, liberi di essere se stessi, autentici come avevano sempre desiderato di poter essere con qualcuno. Non erano solo amici, erano due persone che si consideravano per ciò che erano, senza definire il loro rapporto con un’etichetta banale, riduttiva e limitante. Con l’andare del tempo, i cambiamenti nelle vite di entrambi, le relazioni con altre persone, i momenti per passare quelle nottate fuori dagli schemi vennero a mancare, come si modificarono anche i loro stili di vita. Una sera, dopo un lungo periodo passato a non vedersi, ma sentendosi come se non fosse passato poco più di un giorno dal loro ultimo incontro, riuscirono a ritagliarsi uno spazio per poter parlare, come in quelle nottate: senza filtri, senza pregiudizi, senza paure. Lui le confessò di aver provato attrazione per lei in precedenza e sudava freddo. Temeva di andare incontro a reazioni pessime, ma a dispetto delle sue previsioni ciò non accadde, anzi, la sua estrema sincerità fu ripagata di buon grado e con l’ammissione da parte di lei che anch’ella provo’ le stesse cose. Ci fu il silenzio, un sorriso, poi un bacio intenso e proibito. Ben presto si ritrovarono l’uno addosso all’altra, a baciarsi con passione, intensità, sentendo l’una l’odore ed il profumo dell’altro. Lui tremava per l’emozione del momento, per il privilegio di essere stato scelto da lei: forte, intelligente, decisa. Le sue mani sfiorarono quelle di lui, prendendole ed accompagnandole sul proprio seno, che lui, inizio’ a palpare sempre più eccitato. Le mani di lui scivolarono lentamente verso il basso, dapprima sui fianchi per poi fermarsi e riprendere la loro corsa verso il suo piacere. Lei continuò a baciarlo con intensità sempre maggiore, lui sentiva la sua lingua serpentina così provocante mandarlo in estasi. Le mani di lui arrivarono in mezzo alle sue gambe, coperte da spessi collant sotto una gonna, che allargò leggermente. Iniziò sfiorarle il sesso bagnato, separato dalle sue dita solo dalle calze e dal perizoma. Mentre le baciava il collo, lei fece scorrere la sua mano sotto la sua felpa pesante, sfiorando il suo ventre, per scendere verso la patta dei jeans ed iniziare a sbottonarla con maestria sorprendente. Nel mentre, egli portò a contatto le sue dita con il sesso di lei, sentendo un pelo folto e curato, toccandola con passione; lei sospirava, la sua voce era rotta dal piacere, i vetri dell’auto appannati, il sudore e il batticuore. Estrasse il suo membro dai jeans, prese a succhiarlo voracemente, con decisione e delicatezza al tempo stesso; la sua lingua serpentina era maestra del piacere che gli stava dando, mentre i suoi umori imbrattavano le dita di lui. Egli provò scariche di piacere continue, mentre il suo sesso eccitato reggeva quasi a fatica quel godimento, arrivando più volte vicino al punto di esplodere. Di solito non accadeva, non ricordava di aver mai provato tanto piacere. Si trattava di lei, lei era sopra ad ogni cosa, lei rappresentava il suo amore smisurato verso le donne, il suo ideale di donna, l’orgasmo mentale che lo accompagnava misto al contatto fisico con lei era infinito. Lei alzò la testa, abbassò il sedile sul quale era seduta, si sfilo’ i collant ed il perizoma e divaricando leggermente le gambe lo invitò a penetrarla. Egli potè vedere il suo sesso dal pelo folto e curato, lo eccitò, la penetro’, senza difficoltà, iniziando con lei un movimento ritmico accompagnato da voci rotte e perse nel piacere. Si abbracciarono in un orgasmo forte, intenso. L’odore del sesso e del piacere reciproco che sino a quel momento, non era che mentale, ora era inebriante e devastante…..
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“But it was only fantasy, the wall was too high as you can see. No matter how he tried he could not break free, and worms ate into his brain.” Pink Floyd

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