L’imprenditore

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Luigi era un industriale, dei più capaci, e dei più conosciuti nella sua zona. Era anche famoso per la sua intolleranza a qualsiasi attività, in ogni settore, che non seguisse appieno i dettami della moralità, e della rettitudine.
Le sue campagne, e gli anatemi scagliati contro la prostituzione, e contro tutto ciò che, anche marginalmente sfiorasse l’argomento sesso, erano diventati famosi, tanto che se ne erano occupate anche le principali televisioni locali, e gli era stata fatta anche un’intervista dalla rai.
Cinquantenne, sposato, con due figli, era il tipico rappresentante della sua categoria: incipiente calvizie, occhiali, pancetta piuttosto pronunciata, principio di ulcera.
Ma nonostante l’azienda gli desse grosse soddisfazioni, non sentiva di vivere una vita, veramente completa.
Non tollerava nella sua azienda, neppure le minigonne, o abbigliamenti che non fossero più che seri e rigorosi.
Fino a che un giorno……….
Si stava incrementando l’attività dell’azienda, ed era iniziata una campagna di assunzioni.
Il sig. Luigi, curava personalmente questa attività: – Voglio conoscere io, le persone che lavorano nella mia fabbrica! -,era solito ripetere a chi gli chiedeva perché non lasciasse ad altri questo compito.
Quel giorno, aveva parlato con decine di persone, e quando la segretaria gli annunciò nuovamente un aspirante, anzi una aspirante, Luigi, stanco, per quel giorno ne avrebbe volentieri fatto a meno, ed aggiungo io, forse sarebbe anche stato meglio per lui.
Ma Luigi da imprenditore serio e cosciente, quale era, non volle rimandare quell’incontro, e la fece accomodare.
Chi si trovò davanti il nostro imprenditore, avrebbe fatto la gioia di qualsiasi maschio, ma non di Luigi.
Una ragazza di circa venticinque anni, gambe lunghissime, minigonna da infarto, seno prorompente, trucco forse un po’ pesante, che conferiva al bel viso un fascino perverso.
Ma non per lui, infatti fra le prime cose che le disse, le parlò dell’abbigliamento e del comportamento che si dovevano tenere nella sua azienda.
Cinzia, questo era il nome della ragazza, sorrise e tacque, annuendo.
Fu, infine assunta.
C’era necessità di un’impiegata, perché la sua segretaria non riusciva più a svolgere tutti i suoi incarichi.
Cinzia fu inserita nell’ufficio, a stretto contatto di Luigi stesso.
Si dimostrò fin da subito, volonterosa ed efficiente, attirandosi le grazie del titolare.
Ed anche se qualche volta Cinzia indossava gonne un po’ corte e camicette scollate, Luigi ci passò sopra.
Cinzia poco alla volta si seppe rendere insostituibile: – Chiedete a Cinzia – Cinzia sa dov’è, come si fa ecc. – queste erano le risposte che da un po’ di tempo si sentivano negli uffici, soprattutto da Luigi.
Naturalmente con un po’ d’invidia da parte delle colleghe.
Quando poi, Luigi le fece trasferire la scrivania nel suo ufficio, proprio davanti alla sua, le malelingue imperversarono.
Venne l’estate, quell’anno particolarmente calda ed afosa.
Si accorciarono le gonne, e le camicette diventarono sempre più leggere e trasparenti.
Cinzia era uno splendore, quando passava per gli uffici, non c’era uomo che non la guardasse con desiderio.
Fu così, che anche Luigi, si abituò a questa frizzante presenza.
A volte si sorprese, durante il giorno a sbirciare sotto alla scrivania di Cinzia, le sue splendide gambe.
Parecchie volte, quando lei gli si avvicinava per fargli firmare documenti, lo sguardo dell’uomo si perdeva nell’abbondante scollatura dell’impiegata, che, con malizia gli sorrideva schernendosi.
Poi, c’era il suo profumo: Luigi si accorse che quando lei gli si avvicinava, lui non poteva fare a meno di aspirarlo con sempre più voluttà.
Bellissima, meravigliosa, pensava Luigi, osservandola mentre lavorava al computer.
Il ritmo del respiro le alzava ed abbassava il florido seno, e la luce fra i capelli aveva un che di sensuale.
Il suo sguardo scorreva dai piedi di lei, perfetti, con le unghie laccate di un bel rosso fuoco, fino su per le gambe accavallate sotto alla scrivania, che con il loro candore creavano un contrasto eccitante, al confine della minigonna scura, sempre corta….tanto corta…….
E Luigi, si accorse che sempre più tempo, passava ad osservarla.
Quando lo sguardo di lei incrociava il suo, lei sorrideva, ed a volte lo abbassava, altre lo guardava dritto negli occhi quasi con aria di sfida.
Cinzia non era una chiacchierona, e i suoi discorsi erano esclusivamente le risposte che dava alle domande di Luigi.
Avveniva, poi, che a volte durante il lavoro, quando lei gli si doveva avvicinare, inavvertitamente (o no?), il seno di lei sfiorava il suo braccio, o addirittura gli si appoggiava.
Luigi si era accorto che se prima, con noncuranza si spostava, ora non faceva nulla per evitare il contatto.
Contatto che sempre più spesso gli provocava ondate di calore e scariche di adrenalina.
Intanto Cinzia entrava sempre di più nella vita di Luigi…………..
Poi, come sempre accade in queste storie, ci fu la scintilla che provocò l’incendio.
C’erano stati dei problemi su certi pagamenti, ed era necessario sistemare i documenti.
Come in tutte le aziende, fu chiesto agli impiegati di trattenersi oltre l’orario di lavoro, facendo qualche ora di straordinario.
Il normale orario lavorativo, chiudeva la giornata alle diciassette, e ci si tratteneva fino alle diciannove.
A quell’ora gli impiegati erano davanti all’orologio per la marcatura del cartellino.
Tranne Cinzia, lei si tratteneva sempre qualche minuto in più, a volte anche mezz’ora.
E fu proprio durante una di queste fermate fuori orario che accadde qualcosa che cambiò la vita del nostro Luigi……….
Cinzia urtò, inavvertitamente una grossa pila di documenti che aveva sulla scrivania, proprio mentre stava entrando in ufficio il titolare, che naturalmente si avvicinò per aiutarla a raccogliere quella quantità di fogli….
Lei non fece a tempo ad alzarsi dalla poltrona che già lui era accanto a lei, a terra, a raccogliere i fogli.
Allora lei ruotò lentamente la poltrona fino a trovarsi dirimpetto a Luigi, accavallò le gambe, ed un piede si venne a trovare all’altezza del viso dell’uomo.
Luigi lo guardò, e guardò Cinzia, lei sorrise, lui arrossì come un ragazzino e lei gli disse maliziosa: – So che muori dalla voglia: non c’è nessuno, perché non lo fai? -.
L’uomo era lì, con i fogli in mano che fissava quel piede adorabile.
Era vero: quante volte aveva sognato di poterlo fare, di poterle dire che la adorava e che avrebbe voluto essere suo schiavo.
E gettare alle ortiche, solo per questa dea, tutti i suoi buoni propositi di purezza e castità.
Fu un attimo lungo una vita…, poi Luigi lasciò i fogli, e con dolcezza si portò alla bocca anelante quell’idolo.
E fu la liberazione: iniziò a baciarle la scarpa, sopra, sotto, si mise in bocca il lungo tacco, poi con lunghi colpi di lingua, come un cane iniziò a pulirgliela, fino a che fu lucida, fino a leccarle anche la suola.
Cinzia sorrideva vittoriosa, e si accese una sigaretta, Luigi si fermò, forse dopo dieci minuti di quel trattamento, e lei disse: – Anche l’altro! -.
Luigi obbedì, e ripetè la stessa operazione con l’altro piede.
Cinzia non alzò il piede, quindi l’uomo dovette leccare anche il pavimento intorno alla scarpa.
Solo dopo un pò, Cinzia gli permise di ripulire per bene anche la suola, sollevandolo leggermente.
Luigi era stravolto, sudato, eccitato, per lui forse questa era stata una rivolta, un rovesciamento della sua vita.
– Bravo il mio titolare! – attaccò Cinzia – Che predica bene e razzola male! Ce l’hai con tutte quelle che portano la minigonna, i tacchi alti, le scollature, e poi….Cosa mi dici di questo che hai appena fatto? -.
L’uomo si sentì come lo scolaretto che viene rimproverato dalla maestra, in ginocchio davanti a lei, rosso in viso, non sapeva cosa rispondere, e se ne stava spostandosi da un ginocchio all’altro in silenzio.
– Vuoi che te lo dica io? -rincalzò Cinzia – tu sei un altro di quelli, e ce ne sono tanti, specie se hanno potere, che davanti a tutti si fanno credere dei padri eterni, ma in cuor loro, sperano di trovare una come me che li sappia comandare ed umiliare, e più riesci ad umiliarli, più sono contenti! Guarda tu, per esempio, sei padrone di tutto, sei ricco, mi hai assunto, mi comandi, mi paghi, e poi se ti metto un piede davanti, me lo lecchi, scarpa compresa! Ma a me sta bene così! Ora che abbiamo capito i ruoli: durante le ore di ufficio sarai sempre il mio titolare, ed io farò ciò che vuoi.
Ma poi, ci prenderemo……. diciamo così, i nostri spazi, ed allora tu sarai il mio schiavo, e mi obbedirai in tutto! Sei d’accordo? E magari mi chiamerai anche……padrona, ! Ok? -.
Luigi era sconvolto, non gli era mai successo una cosa così, ma conveniva fra se e se che Cinzia aveva ragione.
Inconsciamente forse dal primo giorno, aveva desiderato che succedesse ciò, ed ora era successo, tutte le parole che lei aveva detto erano la più vera verità.
Alzando timidamente gli occhi le rispose: – Come vuoi…padrona -.
– Bene, ora me ne vado, ci vedremo domani, bacia ancora una volta le scarpe alla tua padrona! -.
Luigi eseguì senza esitazione.
A casa Luigi non disse una parola, la moglie fu anche preoccupata, e con la scusa di essere stanchissimo se ne andò a letto, subito dopo cena.
Non chiuse occhio per tutta la notte, che trascorse tra eccitazione, paura ed ansie.
L’indomani fu una giornata terribile, Luigi evitò per quanto possibile di trattenersi in ufficio, ma non riuscì mai a togliersi di mente l’immagine di lui che baciava i piedi dell’impiegata, e ciò gli provocava erezioni continue.
Quelle poche volte che la incontrò, il suo sguardo cadde sui sandali alla schiava che lei indossava, con un eccitante laccio intorno a quella splendida gamba….
A fine giornata, ormai era ansioso di poter prendersi quello che Cinzia aveva chiamato “ il nostro spazio”, e fremeva nell’attesa di quel momento.
Gli parve perfino che gli impiegati non volessero più andarsene, tale e tanta era l’ansia per l’attesa.
Finalmente rimasero soli negli uffici, Luigi chiuse la porta che dava nel salone della produzione: guai se l’avessero visto gli operai, a quel pensiero un brivido gli raggelò la schiena.
Poi si precipitò nell’ufficio: Cinzia non era seduta alla sua scrivania, ma a quella di Luigi, le gambe allungate, ed i piedi appoggiati sul piano di mogano.
Bellissima ed adorabile.
Fumava un grosso sigaro, di quei costosi “avana” che un cliente messicano gli aveva regalato, e che a volte Luigi si concedeva.
Appena lo vide entrare, gli disse: – Era ora! Pensavo che non volessi più venire! Saluta la tua padrona! Ora sono la padrona veramente, sono alla tua scrivania e mi fumo i tuoi sigari! Si sta bene al posto di comando! -.
Luigi non la sentiva più, partito com’era a leccare quei sandali bellissimi che racchiudevano i suoi piedi.
– Toglimi i sandali, schiavo! – Luigi con le mani tremanti dall’eccitazione slacciò i cinghietti, ed uno dopo l’altro posò i sandali a terra.
Poi, fu libidine pura.
Fece tutto a quei piedi adorabili ed adorati: li baciò, li leccò, se li strusciò sul viso, succhiò le dita, una ad una , poi insieme, leccò avidamente la pianta, il dorso e poi ancora la pianta, ed ancora ed ancora.
– Piano, piano! – gli disse Cinzia – Me li consumi!AhAh!Ah! -.
Ma era la lingua di Luigi che si stava consumando su quei piedi………
Trascorse forse un’ora, ma l’uomo, pur con la lingua dolorante e la mascelle stanche non rallentò mai la su foga.
Cinzia, forse per dimostrare la sua indifferenza a ciò, o forse per aumentare l’umiliazione dell’uomo, si era messa a sfogliare una rivista, come se ciò che avveniva non la riguardasse.
Poi, forse si stancò, o volle cambiare il divertimento, e di scatto tolse i piedi dalla scrivania, Luigi, per un attimo rimase, ridicolmente con la lingua fuori.
– Togliti i pantaloni! – gli ordinò seccamente, Luigi la guardò con un misto di curiosità ed implorazione, ma lei ripetè: – Togliti i pantaloni, ho detto! Ed anche le mutande! Subito! -.
Ed al povero Luigi non rimase che obbedire.
Era ridicolo, in camicia con le sue bianche gambette senza peli, ed il cazzo dritto.
– A te pareva non interessasse il sesso, ma allora questo cos’è? – e così dicendo glielo afferrò: una scarica di adrenalina gli percorse il corpo, Luigi si sentì svenire, se glielo avesse toccato ancora un po’ le sarebbe venuto in mano.
– Scommetto che ti piacerebbe se te lo menassi un po’, dimmi, vorresti godere? -.
Luigi, sudando le rispose :- Si padrona, vorrei tanto godere! -.
– Allora, non hai più niente contro le minigonne?- No, padrona! – E contro le scollature?- No, padrona! –
– E mi adori, e vorresti tanto godere? – Si, padrona! –
-Allora voglio che tu ti faccia una sega, qui, davanti a me, godendo sui miei piedi, e voglio sentirti dire quanto mi adori, che hai bisogno di me, che sei e sarai sempre mio schiavo.
Se non vuoi, allora ce ne andiamo ed amici come prima!-.
Poi, diabolicamente, gli si avvicinò a soffiargli in un orecchio: – Ma tu non vuoi, vero?Vuoi essere sempre il mio schiavo? Vero?Ed allora fammi vedere quanto ci tieni! Forza menatelo! -.
Luigi, gettò il rimanente orgoglio e la dignità rimasta, ed afferratosi il membro, iniziò a masturbarsi.
In una patetica cantilena ripetè tutto ciò che le aveva suggerito la diabolica Cinzia, stava ripetendo per l’ennesima volta che voleva essere suo schiavo, quando si interruppe gemendo, e le inondò entrambi i piedi, con una quantità incredibile di seme.
-Uahoo…ne avevi proprio bisogno! – esclamò Cinzia, – Guarda che lago, mi hai inondato i piedi, sono loro che ti fanno questo effetto? Eh?Ah!Ah!Ah! Da bravo, ora pulisci tutto, non vorrai mica che domattina la tua segretaria trovi tutto questo in terra! –
Poi, scimmiottando la segretaria con voce falsata: – Vedete cari colleghi, il signor Luigi ieri sera si è tirato una sega sui piedi di Cinzia, perché ne va pazzo!AH!Ah!Ah! Su pulisci, inizia di qui! – e così dicendo alzò un piede fino al viso del titolare, il quale, senza una parola, prese a leccarle via il suo stesso seme.
Finita l’operazione sulle estremità della perfida impiegata, lei si alzò, e piantandosi davanti a Luigi gli disse: – Ora a terra, proprio qui, vicino ai miei piedi! -.
Ormai Luigi, completamente plagiato, ed in suo potere, come un automa, prese leccare anche il pavimento, fino a che anche l’ultima goccia fu ripulita.
– Bene, questa sera ti ho fatto divertire, ti è piaciuto?- Si, padrona, grazie .-
Ora me ne vado, buonasera principale!Ah!Ah!Ah! Ci vediamo domani! -.
Così, per un po’ di tempo, Luigi iniziò ad aspettare che venisse sera, per potersi dedicare a lei.
Cinzia, intanto stava prendendo sempre più potere nell’azienda, ed era giunta anche a far licenziare la segretaria, per prenderne il posto.
Ora i momenti di svago che si poteva concedere con il titolare, erano diventati più frequenti, una vera e propria abitudine.
Nemmeno in un mese di questo trattamento, e Luigi ormai era diventato un pupazzo nelle sue mani, anzi, ai suoi piedi. Non viveva che per lei.
Aveva iniziato anche a farle dei regali costosi, e Cinzia, felice lo aveva sempre ringraziato, naturalmente a modo suo…….
Per vedere fino a che punto giungeva il suo potere su quest’uomo, aveva deciso di provare a vedere che effetto avrebbe fatto a non concedergli più ciò che gli piaceva tanto.
Ebbene Luigi, senza ormai ne orgoglio, ne dignità alcuna, era giunto supplicarla, e lei si faceva pregare a mani giunte, oppure lo faceva stare con la fronte a terra davanti a lei, o anche, mentre lavorava al computer lo faceva distendere sotto ai suoi piedi.
A volte lo provocava, arrivando in ufficio indossando vestiti provocanti, che esaltavano ancor di più la sua femminilità, e carezzandosi le gambe, lo stuzzicava: – Hai visto, oggi che belle scarpe mi sono messa? Ti piacciono?Ed il colore dello smalto, è bello, vero? -.
Rideva come una pazza sentendo le implorazioni del poveretto che la supplicava di poterle baciare i piedi.
Dopo alcuni giorni di questo supplizio, Luigi le disse: – Padrona, io ormai sono tuo schiavo, dimmi cosa vuoi che faccia per te, perchè tu mi conceda di adorarti come prima? –
Cinzia fra una boccata e l’altra della sua sigaretta, gli disse: – Domani te lo farò vedere! -.
Luigi soffrì tutta la notte, pensando a cosa mai avrebbe potuto fargli vedere.
L’indomani, Cinzia, arrivò in ufficio vestita in nero con una lunga ed ampia gonna.
Appena giunta in ufficio, si sedette alla scrivania del principale, lo fece inginocchiare davanti a lei e mentre Luigi, come d’abitudine la stava salutando, disse: – Ora, faremo un bel gioco: tu andrai sotto alla scrivania e farai ciò che ti dirò di fare! -.
Luigi rimase un pò perplesso, cosa mai aveva inventato quella diabolica mente?.
Ma sapeva di non poter contraddirla in niente, e si piegò sotto la scrivania.
Cinzia infilò le gambe sotto al piano, e gli disse: – C’è una bella sorpresa per te, inizia a baciarmi i piedi e Sali , ma piano piano, e non smettere se non te lo dico io! -.
Luigi fece come gli era stato chiesto, era bellissimo sentire la sua pelle serica sotto la lingua, ed il profumo, poi, lo faceva letteralmente impazzire, non si sarebbe mai staccato.
Forse, pensava, mi concederà di leccarla nella sua intimità, e solo quel pensiero glielo intostò immediatamente.
Cinzia teneva le gambe allargate, per facilitare il suo compito, e lui avanzava piano sotto alla gonna…..
Giunse alle cosce, e già pregustava quella libidine meravigliosa, quando……….
Salendo lentamente, aveva sentito qualcosa sfiorargli il viso: d’istinto aprì gli occhi, e nella penombra distinse nitidamente …un cazzo!!.
Rimase sconvolto, e la sua reazione fu tale che sollevando di colpo la testa, battè violentemente contro la scrivania: una botta micidiale, che per un attimo gli confuse le idee.
Era confuso, sbigottito, Cinzia, la bella Cinzia, la donna che lui aveva eletto a sua dea, aveva il cazzo!!!
Non riusciva a staccare gli occhi da quel cilindro di carne, che si trovava al posto di un peloso taglietto.
E che dimensioni..istintivamente fece un confronto mentale con il suo: questo non sembrava neppure essere molto duro, ma era quasi il doppio del suo.
Ma come……, non si era mai accorto di nulla, ma come…..poteva essere….si sentì quasi mancare, fino a che la voce di Cinzia lo richiamò alla realtà: – E allora?Non hai mai visto un cazzo?Cosa ti avevo detto, non dovevi fermarti fino a che non te l’avessi detto io!Non dovrò mica insegnarti tutto? – così dicendo se lo afferrò, e con l’altra mano tirò a se la testa di Luigi.
Glielo battè sul viso, dicendo: – Forza!Che sarà mai, apri la bocca e prendilo, vedrai che è facile!AhAh!Ah! Non ne hai mai preso uno?Vero? C’è sempre una prima volta, prova, che poi vedrai ti piacerà!AhAh!Ah! -.
Luigi, avrebbe voluto alzarsi e scappare via: ma era matta, questa? Ma per chi l’aveva preso?Leccare dei piedi era una cosa, che poteva anche essere piacevole, ma un cazzo!! Mica era “frocio”!?
Questi e altri pensieri gli sconvolgevano la mente, mentre con la bocca serrata, e la mano contro alle sue cosce, tentava di opporre resistenza alla spinta di Cinzia sulla sua testa che lo tirava a se, sempre più vicino….
– Senti, stupida bestia! Non voglio insistere più di tanto! – e così dicendo lasciò la presa sulla testa – Tu mi hai detto che volevi essere mio schiavo, tu mi hai detto che mi adori e avresti fatto tutto per me, allora erano solamente cazzate! Allora chiudiamo il capitolo e non se ne farà più niente: tu sei il titolare ed io l’impiegata! – e poi con una malizia, ed una perfidia veramente diaboliche aggiunse: – Peccato, ora che sarebbe venuto il bello….! -.
Così dicendo, si spostò dalla scrivania, furbescamente attenta ad ogni reazione di Luigi.
Che come lei sicuramente aveva previsto, non si fece attendere molto.
A cinquant’anni suonati il nostro imprenditore, si prostrò letteralmente ai piedi dell’impiegata, prendendo a baciarli, lentamente, con tutta l’adorazione di cui era capace, e dicendo: – Scusami, padrona….., ma io non sapevo…….., io non ero pronto….., devi capire la mia sorpresa, perdonami, ora se vuoi, sono pronto, perdonami! -.
Cinzia era raggiante: allora non si era sbagliata, allora veramente avrebbe potuto fare di quest’uomo tutto ciò che le fosse venuto in mente, allora era proprio un pupazzo nelle sue mani! Questo pensiero la eccitò violentemente, e glielo fece ancor più rizzare, mentre si ruotò nuovamente verso la scrivania.
Poi, con un tono lento e solenne di chi fa una grande concessione, disse: – E sia, voglio essere buona con te, ti perdono, ma te lo devi meritare! -.
Così dicendo alzò la gonna, scoprendo un cazzo di notevoli dimensioni : – Vieni -disse.
Luigi avvicinò il viso alle cosce ed iniziò a coprirle di piccoli baci fitti, avvicinandosi sempre più.
Quando fu con il viso sotto ai coglioni gonfi, estrasse la lingua, e docilmente iniziò la sua opera servile.
Cinzia era perfettamente depilata, ed aveva un buon odore, questo consolò Luigi, che ben presto si dedicò con crescente passione al piacere della sua padrona.
Salì, leccando lungo l’asta turgida, come leccasse un gelato.
Cinzia era eccitatissima, ed iniziò a dire: – Così, così, leccalo piano così, fammi godere!Schiavo! -.
Il sentirla così arrapata, fu per Luigi lo slancio che gli fece superare l’esitazione di aprire la bocca e prenderlo dentro.
Come fosse la cosa più naturale del mondo, lo se lo fece scivolare dentro, anche se dovette spalancare parecchio la bocca, per accoglierlo.
Poi, superato questo istante, crollarono i suoi tabù, ed il suo unico pensiero fu di dare piacere a quella dea.
Iniziò a succhiarlo, mentre con la mano lo scorreva piano, poco alla volta diventò più padrone della situazione, ed allora lo fece uscire lo imboccò nuovamente, vellicò il glande con la lingua, riprese a mordicchiarlo su tutta la lunghezza.
Mentre eseguiva con passione questa attività, pensò di darsi un po’ di sollievo: Cinzia, con gli occhi chiusi, ormai non pensava più ad altro, in attesa com’era dell’esplosione, e lui anche non ce la faceva più.
Con destrezza, infilò la mano nei pantaloni e lo liberò, senza perdere il ritmo un solo istante, sostituì la mano sul cazzo di Cinzia, ed iniziò a masturbarsi, continuando il lavoro di bocca.
Ormai non gli faceva più schifo, anzi, doveva ammettere che la cosa non era neppure più sgradevole, gli parve anche che il membro di Cinzia avesse un buon sapore, ma soprattutto, vedere la sua padrona in quella condizione lo eccitava da morire.
Stava pensando a questo, quando iniziò ad eruttare dal suo cazzo congestionato, ahh….finalmente…lo sbattè finchè uscirono e ultime gocce, ahhh!…. che piacere…!
Se lo stava infilando, ancora sgocciolante, nei pantaloni, quando sentì che Cinzia, ormai stava esplodendo: – Godoooo!Maiale…! Mi stai facendo venire!!Ahhhh!……….Non smettere! Porco di uno schiavo! Bevi tutto, non smettere!Ahhh…..!-
Così, gridando la donna gli aveva tenuto premuta la testa contro il suo grembo, e suo malgrado aveva dovuto bersi gran parte del suo piacere.
Non aveva un sapore molto diverso dal suo, che aveva dovuto leccare dai piedi di lei.
Spossata, Cinzia si appoggiò allo schienale della poltrona, e rivolgendosi a Luigi: – Hai visto che ci sei riuscito?Da come leccavi, si sarebbe detto che tu non abbia mai fatto altro! E lo sapevo che ti sarebbe piaciuto: ho visto sai, come te lo sbattevi! Mi succhiavi, e te lo menavi, ma visto che sei stato bravo, per questa volta, non ti dirò niente, ma bada, non voglio più che tu faccia ciò senza il mio permesso! -.
E così, iniziò per Luigi una vita completamente diversa dalla precedente, ora era diventato a tempo pieno il trastullo per il piacere di Cinzia.
Imparò a farle di tutto con la bocca, la fece godere in mille modi diversi, ed anche lui, si sentì sempre più appagato.
Diventò la sua puttana , nel senso più pieno della parola, quando Cinzia, alla fine lo prese sulla scrivania, facendolo urlare , e non solo per il piacere………… .
Ma a Luigi piaceva così: ora sentiva di avere uno scopo che non era solo quello della sua azienda, ma di avere qualcuno a cui potere dedicare la sua vita, perché ora poteva vivere, attraverso le umiliazioni che gli imponeva Cinzia, una vita finalmente più piena, una vita che valeva la pena di vivere.

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