l’inglesina

Hits: 4

Non ho mai un secondo di pace. Ogni volta che cerco di studiare mia sorella invade la stanza con la sua musica e i suoi vestiti per truccarsi e scegliere l’abbigliamento più sexy. Il grande specchio della mia camera è il suo migliore amico, e il mio incubo. In stanza sua non c’è, cosi ogni santa sera che lei deve uscire devo sorbirmi la sua presenza casinara. Mi chiamo Teresa, ho 19 anni e sono in pieno periodo d’esami universitari, l’ultima sessione del mio primo anno da matricola. Vorrei concentrarmi, ma mia sorella me lo impedisce puntualmente. Lei si chiama Noemi, ha 24 anni ed è uno schianto di ragazza. Un po’ invidio il suo fisico slanciato, quasi 1.80, le sue lunge gambe affusolate e il suo sedere perfetto. Come me ha ereditato da nostra madre una quarta di seno che fa impazzire tutti i suoi amici, ma mentre io sono bassina e un po’ tozza lei è bellissima. Il suo carattere scontroso e prepotente mi ha sempre costretta ad abbassare le pretese ogni volta che c’era da prendere una decisione quando eravamo ragazzine. Ora la “convivenza” è migliorata, andiamo d’accordo… a parte ogni volta che deve usare il mio specchio! Quella sera…
“Che dici così vado bene”? – mi chiese voltandosi verso di me.
Sbuffando la guardo e non posso trattenere un tono accusatorio: “Ma Noemi dove vai in giro cosi? Sei troppo scollata.”
“Ma smettila, guarda che eleganza e poi a Marco piacerà” – rispose.
Noemi era da infarto. La minigonna a pieghe bianca le arrivava a metà coscia e le scarpe alla schiava esaltavano le sue lunge gambe abbronzate. Il top firmato le copriva a malapena fianchi e tette. Lei ama vestirsi provocante, ma quella sera maledetta aveva davvero esagerato.
“Certo che gli piacerà! Ma dai devi andare fino al night da sola, ricordatelo. Dai cambiati.”
“Ma la vuoi piantare stronzetta. Che c’è? Hai paura che qualcuno mi violenti? – disse sorridendo maliziosa.
Ci guardammo un attimo in cagnesco per poi sbottare in una risata.
“Dai Tess non preoccuparti, tanto ho la macchina in garage, la parcheggio lì vicino e Marco starà già ad aspettarmi. E poi che voi che mi succeda? Lo sai che sono una ragazza fortuna!” – dicendo questo uscì di casa afferrando il mio giaccone di pelle che oramai aveva fatto suo. Non mi chiedeva nemmeno più il permesso di usarlo.
Quando sentii la porta di casa sbattere, mi alzai di scatto scocciata. Mi ero ricordata che nel giaccone c’era la pennetta dove avevo caricato alcuni file che mi servivano per l’esame. Per fortuna che Noemi era appena uscita, sbrigandomi l’avrei raggiunta in garage. Uscendo in fretta e furia notai che i nostri genitori erano assorti davanti alla tv in salone, senza badare alle nostre vicende. Mentre ero in ascensore, ripensai alla frase di mia sorella “Che c’è? Hai paura che qualcuno mi violenti?”. Un brivido mi scese sulla schiena. Ho sempre scacciato qualsiasi tipo di discorso serio su quest’argomento, la violenza sessuale mi spaventa e non mi sono mai lontanamente messa nella condizione di rischiare uno stupro. Tutto il contrario di mia sorella, che amando la sua libertà ed indipendenza, spesso rifiutava i passaggi del suo ragazzo, preferendo tornare a casa con la sua di macchina. In un attimo immaginai Noemi nuda in un vicolo, in balia di qualche porco sadico che magari l’aveva adocchiata al night per poi seguirla per violentarla. L’arrivo dell’ascensore al piano sotterraneo del garage, scacciò questi strani pensieri e m’incazzai con me stessa per averli avuti, anche solo un secondo, nella mia testa. Il garage sotterraneo del nostro palazzo è enorme. Non l’ho mai amato, anzi mi ha sempre spaventata. È poco illuminato e quasi sempre deserto, visto che ad usufruire del posto macchina siamo solo noi proprietari, mentre la maggior parte degli inquilini sono in affitto.
Quella sera maledetta era buio e deserto come al solito. Mentre stavo per svoltare da una delle colonnine al piccolo corridoio che si apre sul lato destro del garage sentii un urlo soffocato dal tono inconfondibile “Lasciami andare ti pr….” – era la voce di mia sorella, inconfondibile.
Terrorizzata mi avvicinai all’ultima colonnina e ciò che vidi mi paralizzò: Noemi era sdraiata supina sul cofano della sua macchina. Un bastardo le impediva di urlare premendole una mano sulla bocca, con l’altra andava su e giù sulle gambe nude, accarezzandole e d’improvviso strizzandole nell’interno coscia. Dal punto dove ero, vedevo tutto quasi perfettamente, eppur grazie al fatto che i due fossero leggermente di spalle e alla poca luce ero quasi invisibile alla loro vista. L’uomo si slacciò i pantaloni e il cazzo che tirò fuori era enorme e già bello duro. La sua voce priva di particolare espressione o coinvolgimento emotivo le disse all’orecchio: “Adesso ti scopo puttana, cosi la smetterai finalmente di fare la primadonna in giro”. A quelle parole mi fu chiaro che l’uomo conoscesse Noemi, magari di vista o per sentito dire. Capii subito che era accaduto quello che pensavo in ascensore: mia sorella aveva esagerato a fare la provocante e qualche pazzo sadico si era interessato a lei.
Non riuscivo a muovermi, a parlare e smettere di guardare. Dovevo intervenire, aiutare mia sorella prima che quel bastardo la stuprasse davanti ai miei occhi. Dovevo fare qualcosa, ma ero come paralizzata. Vedere Noemi e il suo corpo perfetto in balia di quell’uomo pronto a farle del male confondeva i miei pensieri, faceva impazzire i miei sensi. In pochi attimi le abbassò le mutandine ed infilò il cazzo nella sua fica indifesa. La scopava da dietro. I colpi violenti dell’uomo sballottavano la macchina, e il rumore delle sospensioni si confondevano con i mugugni disperati di mia sorella che da sotto la mano dell’uomo cercava di urlare tutto il suo terrore. Poi l’uomo le tolse il top, non senza fatica visto che mia sorella si dimenava come un’ossessa. Solo il reggiseno le impediva di essere totalmente nuda davanti agli occhi del suo stupratore. Le prossime parole dell’uomo gelarono il sangue nelle mie vene e misero fine alla ribellione orgogliosa di Noemi: “Senti ragazzina ora ti giro perché voglio guardarti in faccia mentre ti scopo. Se provi ad urlare ti riempio di botte, ti sfregio, t’impedisco di mettere un’altra volta il tuo bel faccino fuori casa per quante botte avrà preso. Hai capito bene?”. Mia sorella si fermò, quando lui la girò e la poté vedere bene in faccia i due si guardarono per un tempo indefinito. Dalla mia posizione potevo vedere molto bene il volto di mia sorella, il trucco le colava per via del pianto, i suoi occhi erano un misto di disperazione ed umiliazione. “Che c’è? Hai paura che qualcuno mi violenti?”. Quella frase risuonava beffarda come sottotitolo alla scena orrenda a cui stavo assistendo. Orrenda ma eccitante, non potevo più negarlo a me stessa. Prima che lui la penetrasse di nuovo, la mia mano era già infilata dentro i miei jeans pronti a sditalinare la mia fica. Non era per odio o per vendetta, volevo bene a mia sorella. Ero solo sopraffatta dall’eccitazione di vedere un corpo, che tutti i nostri amici comuni desideravano, che tutti i maschi quando andavamo con i miei al centro commerciale spogliavano con gli occhi, umiliato e in balia di un pazzo senza scrupoli.
Nel lungo quarto d’ora successivo l’uomo le venne un po’ in fica e un po’ sulla pancia. Noemi non usava urlare, era sopraffatta da un pianto sommesso, con un braccio cercava di coprirsi il volto, ma puntualmente le veniva scansato dall’uomo. Il suo reggiseno non le era stato ancora strappato. Solo dopo averla fottuta per bene l’uomo decise di strapparglielo con un colpo secco. La sue tettone furono immediatamente assalite dalle mani grosse e tozze del bastardo. “Lo sai puttana, tu non saprai mai chi sono e perché ti faccio questo, ma posso dirti che sei la più grande troia che io abbia mai visto”. Quelle parole mi confusero di nuovo. Allora non era un balordo che l’aveva adocchiata, c’era forse dell’altro. Forse aveva tradito Marco e questo le la stava facendo pagare a caro prezzo, oppure era un tizio pagato dal suo ex, un figlio di puttana che per fortuna aveva lasciato da oramai due anni. Non avrei mai saputo la verità. Dopo quelle gelide parole l’uomo piazzò il suo cazzo duro tra le tette di mia sorella cominciando a scoparsele senza ritegno. I singhiozzi di Noemi aumentarono d’intensità e l’uomo la sbeffeggiò dicendole: “Ma come ancora non godi, sei una cagna. Le cagne come te godono quando vengono scopate, non dirmi che non ti piace. Hai delle tette immense, non ti piace mentre te lo scopo? Eh puttana?”. Noemi era sempre stata esibizionista, ma era palese che non fosse quel tipo di ragazza con fantasie estreme. Lo stupro non la stava eccitando, la stava distruggendo, umiliandola per sempre. Chi godeva come una pazza ero io. Ero bagnata fradicia e continuavo a godermi lo spettacolo: lo stupro di mia sorella nel nostro garage.
Quando l’uomo svuotò le sue palle sul volto di mia sorella l’incubo (per me un sogno inconfessabile) volse alla fine. Noemi aveva il volto umiliato dallo sperma del pazzo. L’uomo non aggiunse parole beffarde come saluto finale, si limitò a rivestirsi, a palpare per l’ultima volta la fica di Noemi prima di darle uno schiaffo violento sulle tette. Poi si allontanò di corsa. Noemi si accasciò al lato della macchina, nuda e sporca di sperma ovunque si lasciò andare ad un pianto rumoroso. Mia sorella era appena stata stuprata. Lei la ragazza fortunata e un po’ esibizionista, era stata aggredita davanti ai miei occhi. Ed io non ero intervenuta. Non l’avevo aiutata. Capii che era il momento di tornare su, di far finta di nulla e conservare dentro di me questa orribile storia. Quando entrai in casa i nostri genitori erano ancora davanti alla tv, ignari di tutto. Mi sdraiai sul letto e chiusi gli occhi: quando le mie dita ripresero a stuzzicarmi il clitoride tutto ciò a cui pensavo era ovviamente lei. A mia sorella e al suo corpo stuprato ed umiliato in quella notte maledetta.

Commenti [26]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *