Locarno

Adesso non ricordo proprio bene il motivo per il quale mi piaquero fin da subito le sue dita. Le esponeva alla vista del prossimo senza pensarci troppo. Senza volerlo.
Arrivai a Locarno in una serata pallida di fine luglio, tutti me ne avevano parlato come di unacittadina fredda e inospitale, soprattutto per gli italiani.
Parcheggiai il mio 2cv nell’apposito parcheggio, mi sembrò un buon inizio da persona corretta.
Non volevo fare brutta figura, non volevo presentarmi agli occhi della mia nuova gente come “l’italiano” che non rispetta le regole; in realtà il mio intento era di avere meno rompimenti di palle possibili.
Se ci penso bene, e ci penso intensamente, mi ricordo l’umidità di quella salumeria.
Lei se ne stava in disparte, affettava salumi con una inconsueta abilità, aveva una lama affilata.
A volte il suo sudore luccicava di neon azzurro.Presi a fare la mia vita in un appartamento al secondo piano di una casa belloccia, il suo bravo balcone sulla piazza principale, la posta, i negozietti, la Svizzera ordinata e inutile.
C’era l’odore, diverso, l’odore di lago e l’odore di pulito.
Cominciai a frequentare il bar sport, si parlava italiano, mi guardavano male.Però era un bar come quelli che in Italia si sono persi per fare posto a finti pub,a finti american-bar,a finti chi più ne ha più ne metta.
Mi piaceva il bar sport, mi piaceva passare le mie serate libere girovagando fra l’umanità sospettosa.
Avevo intenzione di scrivere,ma la mia testa si lasciava andare piano, non concedendomi il lusso della tranquillità, nè quello della concentrazione.
– due etti di mortadella
– fu la prima cosa che dissi a quella ragazza. Lei capì subito le mie origini e sorrise. Notai immediatamente le sue dita. Presentavano cicatrici ovunque e mancavano due falangi della mano sinistra. Lei, quelle mani, le muoveva veloci, il mio sguardo si perdeva fra la macchina affettatrice e un’innata capacità di sistemare perfettamente una sopra l’altra quelle fette di suino. Le sue dita si ungevano di grasso, sorrideva e sorridevo.
Quando non andavo al bar sport, le mie vuote serate si perdevano malinconicamente nei pensieri
pigri di quel balconcino vista piazza-lago-salumeria. Tentavo di scrivere qualcosa di umano, ne venivano fuori scoregge. I momenti più significativi si manifestavano quando la piccola bottegaia chiudeva il negozio e se ne andava a casa in motorino.
In una serata di pioggia, la vidi cadere rovinosamente sbucciandosi braccia e gambe.
– cosa ti è successo?- fu la seconda frase che rivolsi alla fasciata salumiera svizzera,
due giorni dopo. – un incidente, non grave. Come vedi posso servirti ugualmente. – non so perchè ma notai una lieve contrarietà nella sua voce, quella frase fu detta a mezz’aria, con un rimprovero implicito al padrone del negozio che si nascondeva oltre il bancone dei formaggi.
– due etti di mortadella?- sorridendo anticipò la mia ordinazione.
– in realtà, non ne posso più di mortadella. – Cosa posso servirti, allora? Era il momento. Lo dissi in un fiato, sorretto da una forma di gorgonzola fiacca e puzzolente. – Sono qui solo per vederti.
Ci fu un silenzio imbarazzante, lei guardò il tizio di prima e si rivolse a me sottovoce.
– ordina qualcosa, altrimenti dovrò far i conti con quello stronzo. – alzo’ la deliziosa testolina verso la cassa. Ora lo stronzo ci guardava esibendo falsa indifferenza.
Non portava mai reggiseno. Non che avesse tette trascendentali, per carità.
Ma così, libere, si muovevano delicatamente sotto il grembiule, quasi trasparente.
Il più delle volte mi immaginavo i suoi capezzoli scuri, dico mi immaginavo perchè non so fino a che punto la fantasia repressa dalle troppe notti solitarie mi faceva vedere cose che non c’erano.
C’erano però quelle cicatrici rosa sulle sue mani. Forse attiravano la mia attenzione più dei capezzoli. Non saprei dire.
Da quella volta entrammo in confidenza; una confidenza formale, fatta di sguardi. Il mio cazzo esigeva qualcosina di più, il mio cazzo mi spingeva ad osare. La sorpresi dal balconcino, una sera qualsiasi. – ciao. Guardò verso di me, mi sorrise e alzò il braccio.
– vai a casa? Lei rispose sì e se ne andò. Primo tentativo a puttane. Sotto con le baionette.
La sera dopo l’aspettavo con un bel discorsetto pronto. Lei guardò verso di me, mi sorrise e
disse : vieni a bere qualcosa?
– sì. – dissi io. E mi dimenticai del mio discorsetto, fortunatamente.
Bar sport la prima sera, bar sport la seconda. Ah, ah….uh, uh…solite parole, solite stronzate io volevo scopare, punto e basta. Successe qualcosa al drive-in della foce, perchè Locarno è uno dei posti in cui sopravvive il drive-in. E in cui sopravvive la foce.
Sintonizzammo la radio sulla frequanza dello schermo a pochi metri dal mio 2 cv.
Vi giuro, non ricordo il film che proiettavano.
Cominciai a sbottonarle la camicetta appena vidi la scritta “secondo tempo”. Lei, bonariamente, mi lasciò fare. Uno, due, tre bottoni saltati e subito i suoi seni mi salutavano grati di quella improvvisa libertà.Sapeva di buono, la mia lingua incontrava i brividi della sua pelle, i suoi capezzoli induriti dalla saliva non riuscivano a stare più di cinque secondi nella mia bocca, saltavano di quà e di là, li rincorrevo con dei morsi, loro scappavano e io li riprendevo fra le labbra.
Un giochino piacevole. Non potevo lamentarmi.
Arrivai poco dopo al suo ventre. La pancia calda sulle mie guance si ritraeva ad ogni tentativo di esplorazione, sentii il suo odore più forte, scostai i pantaloni con le mani e l’elastico delle mutandine con la lingua. Alcuni peli del suo sesso mi annunciavano l’arrivo della corsa. Lei gemeva piano e mi prese la testa con decisione. – no. – disse roca.
Niente di drammatico.Aveva detto no alle mie prime avances. Semplice.
Ci vedemmo ancora due sere dopo, a casa mia. Territorio conosciuto.
Come uno stupido avevo preparato il luogo della battaglia,avevo pulito le stanze,cambiato le
lenzuola del letto ed ero pronto e lucido.Pastasciutta per cena. Manco a dirlo…
Lei arrivò appena finito col lavoro,mi fece i complimenti per la casa,si impadronì dello stereo,
fece vibrare l’atmosfera con un cd degli Stones e si libero’ delle scarpe.
Io tenevo d’occhio l’acqua sul fuoco e riempivo bicchieri di vino bianco. Sinceramente mi sentivo nervoso.- come fai a vivere? – mi disse a piedi scalzi.
– bella domanda.. adesso sono in vacanza. Fino a quando finisco i soldi..
Mi avvicinai alle sue labbra, per baciarla.
Fu un bacio umido al vino bianco. Inaspettatamente lei si tolse la camicia.
– baciami ancora, come hai fatto l’altra sera.
Si sdraìo sul divanetto di velluto, la spogliai lentamente.
L’acqua sul fuoco bolliva, come il mio sangue.
Supina, si faceva toccare senza opporre resistenza. Le accarezzavo i piedi e mordevo la pelle intorno alle ginocchia.
Probabilemente lei si aspettava che scendessi, con la mano, che le accarezzassi da subito il sesso. Quando le infilai un dito in culo si irrigidì, ma non disse niente.
Entrai in quel pertugio a fatica e più facevo fatica più le piaceva. Finalmente cominciava a gemere. E’ sempre una bella soddisfazione. Muovevo il mio dito e annusavo l’odore del suo piacere, mentre alzava il culetto profanato per sentire meglio il mio lavoro, il suo viso schiacciato sui cuscini del divano sembrava apprezzare.
Nelle mie mutande una fionda tesa. Fu liberata dalla sua mano senza falangi, mi abbassò la cerniera e mi prese l’uccello. Io ero carponi, oramai i suoi gridolini parevano un’eco, quella mano si muoveva troppo rapida,ma la mia voglia tracimava da troppe sere solitarie.
Venni nella sua mano, il contatto con lo sperma caldo fece venire anche lei.
Poi le baciai il collo e i capelli, macchiandomi i pantaloni sbottonati.
Mi alzai senza dire niente,lei non si muoveva. Mi lavai le mani al lavello della cucina, presi gli spaghetti dalla credenza. – hai fame?- urlai nella sua direzione.
– un pochino. Dov’è il bagno? –
– in fondo al corridoio,a sinistra. Non c’è acqua calda, però.Mi sono dimenticato di accendere lo scaldabagno.. –
La sua voce mi sorprese alle spalle, stava appoggiata alla porta, nuda.
– non mi hai ancora detto che lavoro fai..
– la pasta sarà pronta fra dieci minuti. Speriamo venga bene..
– io non starò per sempre in quella salumeria…
oh cristo! Siamo già alle confessioni personali dopo una sega.
– è un lavoro come un altro, che te ne importa?
Ci fu silenzio.- vado a lavarmi. – disse.
Locarno si svegliava ogni mattina, lentamente.
Io facevo più fatica.
Locarno si preparava al festival del cinema. Io me ne fregavo.
Non ci fu più tempo, la salumeria era sempre piena e lei sempre più stanca, i turisti,igiornalisti,le
serate mondane, lei che si improvvisava cameriera, guardarobiera, lavapiatti, commessa..
Tutto per guadagnare qualche franco in più, sfruttare il bisness. Paroladordine.
Ci incrociammo ancora un paio di volte, io cercavo il suo corpo, lei sembrava soprassedere.
Come vuoi.
I miei soldi, oltretutto, stavano finendo; ancora qualche giorno poi la fine dei giochi, il padrone di casa insisteva perchè lasciassi libero l’appartamento prima della serata d’inaugurazione del festival,mi seccava andare via,vedevo eccitazione ovunque e un pochino ne ero contagiato.
Mentre preparavo la valigia i miei fogli pieni di merda stavano sparpagliati sul pavimento,li
rilessi,parole e parole senza senso,inutili e decisamente noiose.
Li bruciai nel lavello della cucina.
Con il mio 2cv passai davanti alla salumeria, scesi e chiesi di lei ad un tizio unto.
Mi disse che era da qualche parte, che stava facendo qualcosa.. non so.
Imboccai la cantonale salutando quel lago, uno stronzo in divisa mi guardò male e lo vidi
rimpicciolirsi nello specchietto retrovisore, gli ultimi Stones ,nella radio, colonna sonora della mia
partenza. Adieu.
Sono passati alcuni anni e me ne sto qui da solo, un bicchiere sul tavolo, la stessa musica nello
stereo. Adesso vivo in un paesino del centro Italia, respiro aria di mare.
Un mio amico editore ha pubblicato un mio lavoro. Un libro azzurro e verde.
Copie vendute:46.
Ho ripreso a fare l’impiegato, forse mia unica e vera specializzazione, e tutto sommato sto bene.
Mi sono sposato con una indigena, ho due figli, la mia vita si è regolarizzata.
Sono le sei, fra le mani ho una di quelle riviste che leggono le donne, compreso la mia.
“Stefania Walter arriva in italia. La bellissima attrice protagonista del film più acclamato del momento passerà le sue vacanze in Sardegna, pare ci sia una tenera amicizia con il noto industriale Ernesto Cobelli ecc.ecc.”
La foto in prima pagina è di una stupenda ragazza con gli occhi verdi, probabilmente la conoscete tutti. Peccato le manchino due falangi della mano sinistra.

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