l’occasione

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Apro gli occhi: dunque è stato solo un sogno!
In un primo momento respiro sollevata, poi un’acuta malinconia mi attanaglia. Resto sospesa nel dormiveglia ripensando a quanto è accaduto nel sonno.
Riporto alla mente i momenti salienti: l’incontro, il rapporto consumato in fretta, il piacere che ho provato, la disillusione della realtà.
Mi guardo attorno nella camera: sono sola.
La figlia in montagna coi nonni, il marito, al lavoro.
Starà via tutto il giorno, è andato in una filiale lontana.
Ho una giornata intera per me.
Mi stiro soddisfatta e rimango sdraiata a pensare.
Sono sposata da quattro anni, i rapporti con mio marito, dopo i primi tempi burrascosi sono sfociati in un monotono menage.
Delle difficoltà mi ero accorta la prima sera di nozze. Mi ero immaginata una notte da sogno, invece fu una grossa delusione.
Mio marito mi penetrò, procurandomi un certo dolore e dopo poco ebbe l’eiaculazione.
Si rese conto della mia insoddisfazione velata e cercò di alleviare il mio desiderio con le solite carezze del fidanzamento, titillandomi il clitoride fino a portarmi ad un orgasmo, poi si addormentò.
Il mattino dopo e per due giorni i rapporti si ripeterono con gli stessi scarsi risultati.
Per non demoralizzarlo, finsi di essere soddisfatta ma provai un vivo senso di frustrazione.
Ricordavo i discorsi delle operaie dove lavoravo, che si vantavano delle performance dei loro uomini.
Rapporti di venti, trenta minuti, più volte anche al giorno, con appagamento completo delle loro compagne.
Non pretendevo di avere uno stallone ma un uomo normale sì. Ed invece mi era capitato quello.
Una volta partorita la figlia ho evitato dei nuovi tentativi di penetrazione assoggettandomi alle carezze manuali.
Avevo pensato anche di masturbarmi ma poi ho rinunciato.
Ho riversato tutta la mia frustrazione tenendo pulita la casa.
Questa mattina ho voglia di spassarsela un po’.
Decido di andare al supermercato alla periferia della città: desidero acquistare un paio di scarpe.
Mi alzo, e faccio un lungo bagno rilassante. Esco dalla vasca e mi guardo allo specchio.
La maternità mi ha appesantito un poco la linea ma mi ha dato in compenso un aspetto più sensuale. Il petto è abbondante ed ancora abbastanza sostenuto, i fianchi larghi e l’addome leggermente pronunciato.
Mi giro più volte e mi ritengo soddisfatta.
Mi asciugo indugiando sulle parti intime, in ricordo del sogno, poi mi vesto sobriamente.
Per un vezzo di civetteria indosso un body elasticizzato che mi assottiglia la figura.
Esco e con la macchina mi dirigo al supermercato.
Giro pigramente fra i negozi comprando diversi articoli, quando mi sento chiamare. Mi volto e vedo un bell’uomo sui quarant’anni, con i capelli leggermente brizzolati, alto, abbronzato che sorride avvicinandosi.
Mi faccio schermo con la mano per metterlo a fuoco ma sul momento non lo riconosco.
Intuisce il mio imbarazzo e scoppia in una risata piacevole.
– Come non mi riconosci? Sono tanto cambiato? Sono Alberto, non ricordi? Pier Crescenzi… –
Solo ora lo riconosco: era un bel ragazzo, che frequentava lo stesso istituto e che era considerato uno dei più intriganti.
Spesso quando passava l’avevo seguito con lo sguardo, pensando che mi sarebbe piaciuto uscire con lui, ma sapevo che era molto ambito e che non mi avrebbe certo scelta.
Ed ora l’ho davanti e noto che è ancora più bello.
Lui intanto mi guarda sorridendo.
– Allora dimmi cosa fai? Sei sposata, vedo che hai la fede, e chi è il fortunato? –
– Sì sono sposata, ma tu non lo conosci –
Cerco un posto dove posare gli acquisti.
Lui se ne accorge e si offre di aiutarmi.
– Lasciali a me, ti aiuto, hai la macchina? Ti accompagno –
Raggiungiamo la 500 in silenzio.
Carico gli acquisti poi mi volto a salutarlo.
Lui sorride.
– Sono contento di averti rivisto. Sei sempre molto carina. Ciao –
Imbarazzata, salgo e metto in moto.
Il motorino d’avviamento fa un giro e si spegne.
Riprovo ma non si accendono nemmeno le luci.
Dalla rabbia dò un colpo al clacson che suona. Sono a piedi!
Come faccio a tornare a casa? Sono talmente avvilita che non si accorgo che è ritornato sui suoi passi e bussa discreto al finestrino.
– Cosa ti è successo? –
– Accidenti la batteria è partita! –
– Sei sicura? Fammi provare! –
Sale sull’auto e prova a mettere in moto: nulla da fare!
Scende e cerca di consolarmi.
– Senti è una cosa da nulla, conosco l’elettrauto qui vicino, vieni aspetta che andiamo a cercarlo con la mia macchina –
Così dicendo si allontana di corsa.
Dopo alcuni minuti arriva un fuoristrada con a bordo, l’ex compagno di scuola. Scende, carica i pacchi nel bagagliaio poi apre la portiera e mi aiuta a salire. Usciamo dal parcheggio e ci avviamo verso l’officina che si trova a poca distanza.
Giunti dall’elettrauto lo carichiamo e ritorniamo alla 500.
L’elettrauto prova con una nuova batteria ma l’auto non si mette in moto.
– Deve esserci un contatto nell’impianto elettrico – dice – bisogna che ci guardi. Me la lasci per due o tre ore –
Trainiamo l’auto in officina, poi Alberto mi guarda.
– Devo portarti a casa? Devi fare da mangiare a tuo marito? –
Mi lascio scappare una frase compromettente.
– No, sono sola, mio marito ritorna questa sera e mia figlia è in montagna coi nonni –
– Ma questa sì che è fortuna! Pensa che non sapevo cosa fare oggi. Senti, posso offrirti un passaggio? Conosco un ristorantino qui vicino, cucina familiare. Mangiamo due cose poi torniamo a prendere la macchina ti va? Dai che così parliamo un poco dei vecchi tempi…-
Penso che forse farei meglio a rifiutare, ma lui insiste in modo così dolce che alla fine accetto.
In fondo ho una certa fame e la compagnia d’Alberto mi elettrizza.
Tante volte avevo sperato che mi rivolgesse uno sguardo ed ora l’ho davanti e mi sta pregando di fargli compagnia.
Salgo in macchina e mi tiro sulle ginocchia la gonna che è salita fino a metà coscia. Lui non ci fa caso e ingrana la marcia.
Mentre guida mi guarda nello specchietto centrale.
– Sai che ti trovo veramente bene. Devo confessarti che a scuola ti avevo notato ma i miei amici mi dicevano che eri un osso duro, che non davi confidenza a nessuno e allora ho lasciato perdere. Ma adesso che ti rivedo, devo convenire che sei veramente graziosa. Soprattutto, se mi permetti, la maternità ti ha addolcito la linea e lasciamelo dire sei molto interessante… è veramente fortunato tuo marito! –
Faccio una smorfia, come non approvando, poi per cambiare discorso chiedo
– E tu cosa fai ora? Ti sei sposato? Vedo che te la passi bene, hai una bella macchina, anche se io non me ne intendo, e porti degli abiti firmati –
– Niente di particolare – risponde – ho avuto la fortuna di essere nato in una famiglia facoltosa. Ho ereditato da mio padre un’azienda non grande ma che produce buoni prodotti. Non mi lamento ma quello che mi cruccia è il lato sentimentale: mi ero sposato con una ragazza che amavo, ma che ho sorpreso a letto con un altro. E’ stato terribile! Pensa uno come me che a scuola era considerato uno sciupafemmine fregato da un idraulico…. ma comunque è finita! Ci siamo separati due mesi fa. Sono ancora tutto sottosopra. Scusami se ti racconto questo ma ho bisogno di sfogarmi. Ti annoio? Ma tu dimmi piuttosto, come te la passi? –
Rimango in silenzio.
Non me la sento di raccontare al primo venuto le mie delusioni, anche se mi è piacevolmente simpatico.
Lui riprende
– E sì la vita è molto strana, quando l’occasione ti capita va presa al volo perché poi non è detto che si ripeta… ma ecco il ristorante! –
Scendiamo ed entriamo.
Il locale è grazioso: piccolo e riservato. Sembra adatto per le coppie clandestine.
Ci sediamo ed ordiniamo. Intanto lo guardo e lo trovo molto, molto attraente. Comincio a sentirmi strana e mi pento di avere accettato l’invito.
Iniziamo a mangiare in silenzio, poi, lui riprende a parlare.
– Scusami se ritorno sull’argomento ma ho bisogno di sfogarmi, ti dispiace? Dimmi, sii sincera, se tu fossi mia moglie, mi tradiresti con un altro? –
Mi muovo a disagio.
– Scusami ma sono discorsi che non mi piacciono. Non sono abituata a dare giudizi. Penso di avere fatto male ad accettare il tuo invito. Avrei piacere che mi riportassi dall’elettrauto –
– Certo, certo, scusami se ti ho seccato con i miei discorsi ma… –
Tace guardando verso la porta.
Mi volto e vedo un uomo col viso coperto da un fazzoletto e con un coltello in mano dirigersi verso la cassa.
Sto per gridare, quando Alberto mi mette una mano sulla bocca e mi attira a sé.
Rimaniamo fermi in attesa degli eventi.
Sono terrorizzata: non ho mai assistito dal vivo ad una rapina.
Alberto ora mi stringe forte e avverto il profumo che emana dal suo corpo rimanendone un poco stordita.
Intanto il malfattore si è avvicinato a noi e puntando il coltello urla
– La borsa! Fuori i soldi! –
Non riesco a muovermi e vedo come in un sogno la mano del malfattore abbrancare la borsetta che tengo sulle ginocchia.
E’ questione di un attimo.
Alberto scatta come una molla, afferra il braccio armato e con un violento pugno atterra l’aggressore.
Questi si rialza e si getta su di lui cercando di colpirlo.
Alberto si scansa ma non abbastanza; viene ferito di striscio al braccio.
Tuttavia reagisce con un colpo allo stomaco e con un calcio al basso ventre lo manda a terra.
Il malfattore, vista la piega degli eventi, si rialza a fatica e scappa, mentre anche il personale del ristorante accorre.
Vedo Alberto tamponare la scalfittura, e prepararsi a riportarmi alla macchina.
– Aspetta che ti disinfetto – dico avvicinandomi a lui.
Alberto mi lascia fare poi, mi guarda negli occhi e mi accarezza i capelli.
– Grazie – dice, baciandomi sulle labbra.
Rimango sbalordita: quel contatto mi ha sconvolto.
Senza pensarci mi avvicino alle sue labbra e vi appoggio le mie.
– Sono io che ti devo ringraziare, per la borsetta –
Mi sento prendere per mano e sussurrare all’orecchio.
– Vieni andiamo via… –
Mi lascio trascinare, senza opporre resistenza mentre nella mente si accavallano diversi pensieri contrastanti.
Salgo sull’auto pensando sempre a quel bacio che mi sono lasciata scappare. Ma come ho potuto? Eppure una parte di me lo ha desiderato!
Squilla un cellulare. Mi rendo conto che è il mio.
Meccanicamente rispondo: è mio marito!
– Dove sei? Ti ho cercato a casa ma non c’eri? E’ successo qualcosa? –
– No, niente! sono andata al supermercato e mi è partita la batteria –
Cosa dire ora? Poi continuo.
– Per fortuna ci vuole poco e sto aspettando che me la riparino. –
Mentre dico così avverto la mano di Alberto appoggiarsi sul mio ginocchio e accarezzarmi la gamba.
Ho un brivido. Non so come comportarmi.
Intanto al telefono.
– Pronto? Pronto? Ci sei? –
La mano sale impercettibilmente lungo la coscia e io mi sento svenire. Il contatto m’inebria e mi atterrisce contemporaneamente.
Riesco a farfugliare.
– Sono qui, dopo vado a casa… –
– Allora ciao – risponde la voce e riattacca.
Guardo la mano che continua ad accarezzarmi la gamba ma non riesco a muovermi.
Dovrei ribellarmi, sono una donna sposata! Già una donna sposata!
Ripenso ai momenti intimi con mio marito, pieni di espedienti per procurarmi piacere.
All’improvviso Alberto rallenta e svolta in una stradina sterrata. Rimango col fiato sospeso.
La macchina s’inoltra nel fitto della vegetazione e si ferma in riva ad un piccolo corso d’acqua.
Senza parlare, Alberto spegne il motore, si gira verso di me e mi attira a sé.
Mi bacia sulle labbra a lungo mentre le sue mani esperte, salgono alla camicetta e la sbottonano lentamente.
Uno strano torpore s’impossessa di me, mentre sento una mano inserirsi sotto il tessuto e palparmi il seno.
Senza lasciarmi mi sfila la camicetta, mi abbassa la bretella del body mettendo a nudo la coppa del seno che fuoriesce finalmente libero.
Con le dita mi accarezza il capezzolo con leggeri giri.
Sento inturgidirsi il bottoncino sotto il sapiente massaggio ed avverto che fra le cosce s’inumidisce il sesso.
Intanto lui ha abbandonato le mie labbra per succhiarmi il capezzolo e titillarlo con la lingua.
Si ferma e mi guarda.
– Sai che quando ti vedevo passare sognavo questo momento? Eri così sensuale nella tua riservatezza, ed ora lo sei ancora di più. Mi piaci moltissimo. Devo smettere? –
Mi sento perduta. Vorrei fuggire ma i sensi, destati dalle esperte mani di Alberto mi trattengono.
Ora lui ha abbassato la mano, mi ha sollevato la gonna e si trova alle prese con la parte inferiore del body.
Prima che io riesca a parlare, mi ha messo una mano sotto le mutandine, slacciato il fermo a graffette e sollevato il davanti, mettendo a nudo la peluria umida della fessura.
Si china a baciarla e la succhia leggermente. Inarco il bacino sospirando. Avverto le sue mani abbassarmi le mutandine, poi sento lo schienale abbassarsi.
La macchina è piuttosto ampia e con un agile movimento lo trovo su di me.
La mano s’insinua di nuovo nella fessura, entrano due dita che si fermano sul clitoride, stimolandolo.
Ora sono in preda ad una viva eccitazione.
Sento un oggetto duro e grosso appoggiarsi alle mie grandi labbra e cercare di entrare.
Mi lascio sfuggire un gridolino di dolore: è troppo grosso!
Lui si ferma perplesso poi sussurra.
– Senti male? E con tuo marito? –
Arrossisco dalla vergogna e taccio.
Lui intuisce.
– Questa proprio non me l’aspettavo! Ma tuo marito non ti cerca alla notte? Con un corpo così io impazzirei! Aspetta! –
Allunga una mano e prende dal cruscotto un tubetto che mette nelle mie mani
– Per favore aiutami, spargimelo sopra, vedrai che dopo non sentirai male –
Con il cuore in gola, sento il membro turgido e caldo e ne colgo la morbidezza e le dimensioni.
Con gli occhi chiusi spargo la crema sul pene e sul glande, provando brividi di piacere mentre lo maneggio.
Una volta lubrificato, lo accarezzo con un movimento ondulatorio che fa fremere Alberto.
Mi ferma la mano poi appoggia il pene di nuovo sulla fessura e comincia lentamente a spingere.
Una volta entrato il membro aderisce strettamente alle pareti della vagina, e il lento movimento mi procura sensazioni mai provate, intense di piacere.
Mano, mano che avanza, sento il piacere montare con un’intensità che quasi mi spaventa.
Ora è entrato quasi del tutto.
– Adesso mi fermo per abituarti, poi comincerò a muovermi lentamente. Credimi, mi stai dando delle sensazioni fantastiche. Non avrei mai creduto che tu fosso così stretta! Vedrai che proverai un piacere mai sentito se lo hai fatto poche volte. Ci so fare credimi. Non temere, mi so controllare. Se sento di venire esco. Tu intanto concentrati! –
Avverto il movimento ritmico del pene nella vagina e apro la bocca emettendo un profondo sospiro di piacere. Non ho mai sentito dentro di me muoversi così lentamente e ritmicamente un pene e ne sono deliziata.
Apro per quanto posso le gambe, cercando di assecondare i movimenti del partner. Con le braccia avvolgo il torace di Alberto cercando di stringerlo il più possibile, per farlo penetrare fino in fondo. Il glande del pene sta toccando una zona particolarmente erogena ed emetto dei mugolii e mi dimeno, per quanto mi è possibile.
Sento la sua voce rotta dallo sforzo.
– Sei fantastica! continua così! sei fantastica! –
Lui è fantastico! Perdo la nozione del tempo. Il movimento del pene maschile mi fa montare un orgasmo mai provato.
E’ come un torrente in piena che travolge tutto e porta via verso l’infinito.
Il mio corpo raccoglie tutte le sue più intime forze e le concentra in questo sforzo titanico. Sento la mia voce ansare ritmicamente mentre farfuglio in modo incoerente
– Si continua così! così! ahh! –
Finisco con un grido prolungato.
Il movimento continua con alcune ultime spinte, poi cado sul sedile, affranta, sudata, totalmente sfinita.
Avverto la bocca di lui scendere sui capezzoli, leccarli, mentre esce dalla vagina senza avere avuto l’orgasmo!
Apro gli occhi e lo guardo meravigliata!
Ma come può resistere tanto! Ma che razza di uomo è?
Lui sorride.
– Te l’avevo detto che non avresti avuto dei problemi. Mi so controllare molto bene anche se a un certo punto mi avevi quasi travolto. Allora dimmi ti è piaciuto? –
Accennò di sì con la testa. Accidenti se mi è piaciuto! Non avrei mai creduto che una donna potesse godere tanto!
Lui continua
– E’ stato fantastico! Ma qui in macchina è disagevole. Eppoi mi piacerebbe averti fra le mani completamente nuda. Pensi che potremo rivederci, e ripetere l’esperienza in un posto più adatto? Vedrai, mi attrezzerò con dei preservativi e ti farò godere come non mai. Voglio venirti dentro. Mi fai impazzire! Beata la volta che quel rapinatore è entrato nel locale –
Lo bacio sulle labbra e mormoro
– Vedrai, ci sarà senz’altro un’altra volta. Non vedo l’ora! –

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