l’orgia di saffo

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Come spesso accade, Eva ed io ci svegliamo ancora abbracciate, col sole che ci bacia attraverso l’oblò.
Guardo l’orologio, l’unica cosa che indosso, e sorrido: sono quasi le dieci di mattina. Non c’è da sorprendersi se il sole è così alto nel cielo.
Bacio Eva sulla fronte per svegliarla dolcemente, e metto i piedi a terra stiracchiandomi. Quando apro la porta della cabina, il profumo del cappuccino fresco mi apre le narici: la Giusy mi ha preceduta in cucina un’altra volta.
Raggiungo mia figlia e la abbraccio da dietro, rendendole il bacio sul collo – per niente filiale – che mi aveva dato durante la notte.
– Buongiorno, tesoro.
– Ciao, mamma. Tutto bene da voi?
Intuisco, di là della spigliatezza, un filo di preoccupazione per aver forse incrinato il rapporto fra me ed Eva.
La rassicuro con un altro bacio dall’altra parte del collo: – Certo. Non ti preoccupare, tu non sarai mai di troppo fra noi. Siamo una famiglia.
Mi scocca un’occhiata luminosa, e capisco che proprio quella doveva essere stata la sua principale preoccupazione nel rapportarsi con Eva.
Ne approfitta per dirmi un’altra cosa. Il suo nome: “Giusy” è il risultato dell’interminabile litigio sul suo nome fra me e mia suocera (il Mauri non aveva osato interferire), che volevamo rispettivamente chiamarla Giulia e Susy. Così è stata battezzata Giulia Susanna. A lei però il risultato non è mai piaciuto, dice che le fa pensare a Giuseppina, un’antipatica che va a scuola con lei.
Insomma, adesso che è una donna, vuole essere solo “Giulia” per tutti.
Non basta.
– Adesso che andiamo a letto con la stessa ragazza, mi sembra un po’ ridicolo chiamarti “mamma”. Voglio chiamarti “Pat” anch’io.
Giusy – anzi, Giulia – non finisce di sorprendermi.
Mi spiega che Eva parla di me come “Pat”, e nel conversare con lei Giulia ha preso l’abitudine di fare altrettanto; le piace, lo trova pratico e le da la sensazione di ridurre la distanza fra noi.
Se serve a farci sentire più vicine, a me sta bene.
– Bene – mi fa lei, porgendomi la tazza col cappuccino fumante – Ci tengo molto a sentirmi vicina a te, Pat… Molto vicina.
L’enfasi su quel molto mi turba un po’. E’ da un po’ che Giulia non nasconde il suo interesse ad accrescere l’intimità fra di noi in un modo che fatico a trovare opportuno.
Faccio per risponderle a tono, ma avverto alle mie spalle la presenza di Eva, e non mi sembra il caso di coinvolgerla in una discussione potenzialmente spinosa sui rapporti fra madri e figlie.
– Hmmm… – approva l’olandesina accarezzandomi le spalle da dietro e annusando il cappuccino – Colazione pronta, proprio quello di cui avevo bisogno!
Scocca un breve bacio a fil di labbra anche a Giulia, e afferra la sua tazza con entusiasmo.
Ci accomodiamo in coperta per godere del sole di metà mattina mentre ci rilassiamo sorseggiando il cappuccino e sgranocchiando la colazione; l’argomento scabroso fra me e Giulia scompare dalla mia mente, mentre lei comincia a rivolgersi regolarmente a me come “Pat” anche davanti a Eva, e io mi sforzo a mia volta di chiamarla “Giulia”. Il fatto che anche Eva preferisca questo nome al vecchio “Giusy” aiuta non poco…
Il mio cellulare fa “beep”. Controllo che non sia il solito stucchevole messaggino d’amore del cornuto contento ricoverato all’ospedale, e trasecolo.
Le ragazze notano la mia sorpresa, ma non fanno in tempo a chiedermi nulla: mi sento chiamare per nome dalla banchina.
Una voce ben nota.
– Pat! Ehi, Pat!
Mi alzo in piedi appoggiandomi alla balaustra per guardare.
Franci.
Non ci posso credere: la mia studentessa di Milano, con cui ho una storia piuttosto scabrosa da un paio di anni, è venuta a scovarmi fino a Rimini.
– Non sei contenta di vedermi?
Franci non ha un carattere facile. E’ un bel bocconcino e a letto insieme facciamo scintille, ma a differenza di me è una lesbica piena e non gradisce competizione da parte di altre femmine. I maschi li ignora come se fossero animali da compagnia e niente più, ma le sue scene di gelosia nei confronti delle altre donne sono leggendarie; la sua presenza, combinata con quella di Eva, è presaga di tempesta in Adriatico.
Naturalmente la faccio salire a bordo e faccio le presentazioni.
Giulia si merita un sorriso di apprezzamento, ma Eva riceve un’occhiataccia glaciale.
– Così è lei la tua amichetta estiva? – è il commento gelido di Franci dopo aver squadrato la mia compagna – Lo sa che te la fai con me durante il resto dell’anno?
Dentro di me benedico il fatto di aver raccontato tutto della mia vita a Eva… E intendo davvero tutto. Così, come io so della sua torrida storia con la zietta di Rotterdam, lei sa di Franci. …Oltre che dei vari uomini delle nostre vite piuttosto affollate!
Finora mi sono destreggiata abbastanza bene, con Franci a Milano e con Eva durante le vacanze. So bene dove sta il mio cuore: la Franci è solo una compagna di letto con cui riempire i mesi trascorsi lontano da Eva, ma naturalmente lei questo non lo sa. O forse lo immagina, ma non lo accetta.
Insomma, il fatto è che finiti (e a pieni voti, anche grazie alla sottoscritta) gli esami di Maturità e chiuso il capitolo delle Superiori, la Franci ha deciso che ora che è maggiorenne è giunto il momento di regolarizzare la nostra “relazione”.
Cielo, che imbarazzo!
La faccio sedere a fare colazione con noi. Cerco di dimostrarmi diplomatica, addirittura affettuosa… Non è da me, lo so.
Ma mi sono scopata la Franci da quando aveva sedici anni, e non me la sento di trattarla male, neanche per punirla della sua manifesta invadenza.
La brunetta non è affatto stupida. Ci mette poco a capire come stanno le cose fra Eva e me, senza che io debba essere troppo esplicita.
Mi squadra con risentimento intanto che sorseggia la spremuta che le ha offerto Giulia, mentre le occhiatacce che rifila a Eva sono cariche di odio puro.
Ma la Franci è anche troppo orgogliosa per fare una scenata. Non mi darebbe mai soddisfazione, e soprattutto non la darebbe alla rivale.
Sospira: – Va bene, ho capito. Speravo di farti una sorpresa gradita, ma mi rendo conto di essere quella di troppo. E’ eccessivo chiedere di non ritornare subito a Milano? Ho viaggiato tutta la notte per arrivare in tempo e trovarti.
– Naturalmente – rispondo, sollevata – C’è una cabina libera, puoi dormire qui stanotte.
– Ma certo – aggiunge Eva, che in fondo è la proprietaria della Serenissima – Sei un’ospite gradita…
Alla Franci non sfugge l’enfasi sulla parola ospite, e fa una smorfia: – Grazie. Lo apprezzo molto…
La milanese ha stile, devo ammetterlo.
Dopo pochi minuti sembra aver accettato la situazione, e – complice il tempo stupendo e il mare invitante – si rilassa e socializza con tutte e tre.
Poco prima di mezzogiorno arrivano Elena e la Mara, e io mi do da fare per levare l’ancora e salpare verso il mare aperto.
Elena è incuriosita dalla Franci: sapeva bene della mia storia con un’allieva delle Superiori, e trova curioso che sia arrivata fin lì a cercarmi. La Mara è molto più che curiosa; Franci è un bocconcino davvero appetitoso, e in fondo fra loro due la differenza di età è minima…
Usciamo dal porto, e dopo pochi minuti dò il segnale alle altre, sfilandomi la canotta e sventolandola come una bandiera mentre tengo il volante all’inpiedi. In un istante anche le altre sono con le tette al sole.
Porto la Serenissima a un paio di miglia dalla costa e Eva getta l’ancora. Quando raggiungiamo le altre sui divanetti di poppa le troviamo nude come mamma le ha fatte, intente a sorseggiare l’ennesima spremuta d’arancia servita premurosamente da Giulia che ormai si è immedesimata perfettamente nella parte di padrona di casa nei confronti delle altre ospiti.
Il mare è calmo come una tavola, ma io controllo ugualmente che le due ancore siano posizionate correttamente; dò un’ultima occhiata allo schermo del radar per assicurarmi che nessuna delle innumerevoli imbarcazioni che affollano lo spicchio di Adriatico davanti a Rimini si stia avvicinando troppo, poi mi libero anch’io degli shorts e mi unisco al gruppo delle altre.
Per un momento osservo con curiosità le dinamiche che si stanno sviluppando davanti a me fra quelle donne di età diversa che prendono il sole nude sul ponte di poppa.
La Mara, stesa accanto alla Giulia, sembra particolarmente attratta dalla Franci: deve aver intuito in lei un’altra lesbica marcia…
La Franci a sua volta si è accorta perfettamente dell’interesse della ragazzina, ma per ora non appare curarsene troppo: la sua attenzione è rivolta tutta su Eva, che per quanto la riguarda sta studiando la rivale come se si trattasse di una cavia da laboratorio.
Elena, compresa nel suo ruolo di anziana del gruppo, distribuisce pillole di saggezza partenopea a proposito di dieta e di esercizio fisico… Proprio lei che è ingorda e pigra come poche!
Scendo un attimo ad accendere il fuoco per bollire l’acqua della pasta, poi torno su, invitando le altre a un bel tuffo prima di pranzo.
Elena come al solito declina con aria annoiata (non sa neanche nuotare), ma le altre mi seguono con un grado variabile di entusiasmo. Giulia ed Eva si tuffano senza esitazioni di testa nell’acqua blu cobalto, mentre Mara e Franci scendono più esitanti, all’inpiedi per non andare troppo a fondo.
Io, Eva e Giulia facciamo un sacco di casino, schizzando e facendoci i dispetti per un po’, riuscendo anche a coinvolgere le altre due che chiaramente hanno meno confidenza con l’acqua profonda. Poi Elena ci richiama a bordo, avvertendo che l’acqua della pasta sta bollendo.
Giulia si sacrifica da brava bambina, risalendo per prima a bordo per andare a buttare la pasta, mentre io e Eva ne approfittiamo per scambiarci un bel bacio sott’acqua.
Quando riemergiamo, la Franci ci getta un’occhiataccia. Mara le accarezza i capelli come per confortarla, e lei le sorride.
Hmmm…
Ci arrampichiamo a bordo che Elena sta finendo di apparecchiare e Giulia sta già portando gli spaghetti in tavola.
Ci mettiamo a sedere, con Eva ed io a capotavola; mi ritrovo con le due napoletane ai fianchi, mentre Eva è fra Mara e la Franci.
Chiacchieriamo allegramente divorando gli spaghetti al pomodoro e pasteggiando con acqua e vino bianco, e dopo un po’ mi accorgo che la conversazione tende a suddividerci in tre coppie omogenee per età: mentre io finisco per conversare soprattutto con Elena, la Mara ha rinunciato per il momento a far colpo sulla Franci, troppo impegnata a cercare di conoscere Eva, ed è tornata a concentrarsi sulla sua amica Giulia.
Dopo mangiato, Giulia e Mara si danno da fare a sparecchiare, mentre Elena da buona napoletana prepara il caffè. Io controllo un momento il radar, e quando torno a tavola trovo Eva e Franci intente a chiacchierare fitto fra loro di musica giovanile.
Mi siedo con loro, ma ho come la sensazione di essere io il terzo incomodo.
Non mi era mai successo prima di sentirmi leggermente a disagio in presenza di Eva.
Faccio appena in tempo a chiedermi cosa stia succedendo, che Elena arriva col vassoio del caffè, e smetto di pensarci.
Le ragazze ci raggiungono poco dopo, così torniamo tutte a poppa a stenderci sui lettini.
Prima che mi renda conto di cosa succede, Eva e Franci si sono già distese insieme sullo stesso lettino, e le ragazze più giovani – che chiaramente hanno recuperato la confidenza lavando insieme i piatti – hanno fatto altrettanto di fronte a loro.
Non mi resta altro che sdraiarmi con Elena, che non chiede di meglio: a lei le ragazzine danno un po’ di noia e alla fine diventa insofferente.
Eva ha messo un po’ di musica etnica, e l’effetto combinato di questa col sole, con la digestione e col vino bianco producono un piacevole stordimento che ci fa rilassare un po’ tutte sotto i raggi cocenti del sole di fine agosto.
Stesa accanto a me, Elena mi sussurra un ringraziamento per la sera prima… Si è divertita molto, e ne aveva bisogno, dopo i recenti eventi drammatici a casa sua.
Io le chiedo come va con sua sorella, e lei si limita a sparare una sconcezza in dialetto. Poi torna sulla sera prima e commenta sui maschi da cui ci siamo fatte sbattere in macchina: trova sorprendente che il bianco ce lo avesse più grosso del nero.
Io dichiaro che la presunta superiorità degli africani in fatto di dimensioni è una leggenda, ma Elena non è d’accordo: secondo lei è solo un caso, e normalmente i neri gliel’hanno più grosso… Non necessariamente più duro, ma sicuramente più grosso.
Hmmm… Solo ripensare al cazzone nero di Jed che mi stantuffa nel culo mi fa bagnare in mezzo alle cosce.
Dovendo ripetere l’esperienza con i due americani, Elena non saprebbe scegliere: Steve era più grosso, Jed più duro. Steve era simpatico, e Jed dolce… Io non ho dubbi: il nero mi ha fatta godere di più. Per me la consistenza conta più delle dimensioni, e la simpatia del maschio è solo un optional.
Elena ridacchia: sa che per me gli uomini sono un oggetto, poco più di un’estensione del pene, e che di massima preferisco le donne. Per lei è l’opposto, le donne (o meglio, sostanzialmente io) sono una variante sul tema di ciò che veramente le sta a cuore: i maschi, possibilmente ben dotati. Sia nel portafogli che nei pantaloni, naturalmente…
Il pensiero mi strappa un sorriso, e inconsciamente poso una mano sulla coscia della mia amica, accarezzandone la pelle liscia e riscaldata dal sole. Elena risponde strofinandosi contro di me con un sospiro di soddisfazione.
Mentre la accarezzo, sento risvegliarsi in me un pigro desiderio: in fondo la sera prima mi sono fatta entrambi i maschi, ma non ho neppure assaggiato le carni tenere della mia vecchia amica.
Mi sollevo su un gomito per accarezzarla meglio, e nel frattempo getto lo sguardo sugli altri lettini.
Rimango sgomenta: mentre Giulia e Mara stanno ridacchiando fra loro, Eva e Franci si stanno baciando in bocca senza nessun ritegno nei confronti di chi sta loro intorno.
L’olandesina sta sotto, e risponde con trasporto alle effusioni della coetanea che le ha infilato una mano fra le cosce e le sta visibilmente masturbando.
Vedo le dita esperte di Franci sparire nella peluria diafana di Eva, giocando col suo clitoride eretto e duro che so reagire così bene alle stimolazioni un po’ violente.
Le labbra delle due diciottenni si separano, e quelle di Eva corrono sul seno della Franci, a ghermire il capezzolo turgido della brunetta, che geme di piacere nel sentirselo succhiare all’improvviso.
Non ci posso credere: Eva che mi tradisce così, e proprio con la Franci!
La gelosia mi accieca per un istante: mi sento girare la testa, è come se precipitassi dal quarto piano.
Mi riscuote una risatina di Giulia, che si gode lo spettacolo assieme alla sua amichetta: noto che Mara ha infilato un dito malandrino nel buchetto di mia figlia, e sta eccitandola allegramente mentre entrambe osservano le ragazze più grandi che fanno l’amore davanti a loro.
Non avevo previsto che la giornata degenerasse in questo modo, non così rapidamente.
Beh, quando il gioco si fa duro, le dure si mettono a giocare…
Mi rivolto verso Elena e le ficco la lingua in bocca, mentre con la mano le strizzo una tetta e con l’altra comincio a giocare con la sua ficona sempre pronta all’uso.
Un po’ sorpresa dalla repentinità del mio assalto, la mia amica s’irrigidisce un istante, poi si lascia andare come sempre.
Una vera vacca.
Dopo averla limonata a dovere in bocca, abbasso il tiro e vado a succhiarle la tetta che avevo appena spremuto; con la sinistra le torco l’altro capezzolo, e con la destra continuo a ravanarle la figa finché non trovo l’apertura fra le grandi labbra. La penetro con due dita e comincio a sditalinarla senza troppi complimenti. Una baldracca va trattata per quello che è…
– Hmmm… – geme Eva accanto a noi – Sì, leccami…
Con la coda dell’occhio vedo che la Franci ha tuffato la testa fra le gambe di Eva e ha cominciato a sleccazzarle la figa. La mia ragazza ha la testa rovesciata all’indietro e geme di piacere, mentre accarezza la testa ricciuta dell’altra, stringendola fra le cosce nude.
Bene: non mi lascerò certo superare dalla mia allieva in fatto di iniziativa.
Mi attacco all’altro capezzolone della mia vacca e lo succhio con forza, strappandole uno strillo di dolorosa sorpresa, poi scendo con la lingua lungo il pancino convesso, vellico l’ombelico, scivolo verso il basso fino a brucare nel folto pelo nerissimo del suo sesso infuocato.
Elena mi afferra per i capelli, e mi lascio guidare fino al suo ciccetto voglioso di attenzione e di piacere. Inalo l’afrore acre di fregna, e comincio a leccare di gusto la spacca succosa.
– Oohhh! – la vacca geme di piacere, ed io accelero il connilinguo.
Vicino a noi sento altri lamenti di piacere, che si mescolano fra loro in un concerto di piacere saffico. Eva ansima ritmicamente, già sulla via dell’orgasmo ormai incipiente, ma anche Giulia e Mara emettono gridolini e rantoli confusi man mano che la loro libido giovanile prende a sua volta il sopravvento.
– Sto per godere… – geme Eva vicino a noi – Aahhh… Aahhh!
Incattivita, tiro una succhiata tremenda a Elena, inducendole un orgasmo precoce, improvviso e doloroso.
– Oh Madonna! – annaspa la mia amica, senza fiato – Oh! Oohhh…
La vacca è venuta anche lei.
Sono proprio partita: lo spettacolo di Eva e Franci che fanno l’amore fra loro mi ha esasperata, e adesso sarà Elena a farne le spese.
L’orgasmo l’ha allargata e lubrificata a dovere, e non ho bisogno di ricorrere a creme o unguenti vari. Le caccio con decisione tre dita in fregna e comincio a spingere mentre lei ancora sobbalza per i postumi del piacere.
– Ouch! – sobbalza lei – Mi fai male…
E chi se ne frega, penso io, aggiungendo anche il mignolo e spingendo dentro ancora più forte.
Elena spalanca ancora di più le gambe, e io ne approfitto per premere dentro le valve della figa col dorso e col taglio della mano. Ormai anche lei deve aver capito cosa le sto facendo…
– Così mi ammazzi! – piagnucola la vacca, contorcendosi sotto il fisting spietato a cui la sto sottoponendo.
– Può darsi – ringhio io, ormai fuori di testa – Ma almeno creperai godendo…
Insinuo il pollice nella voragine e forzo l’apertura che lentamente cede sotto la pressione. Il dorso della mano preme verso il clito, facendo sussultare la mia vittima, e all’improvviso la figa cede e la mano mi sprofonda fino al polso nella pancia di Elena.
– Aarghhh! – urla la disgraziata, sventrata da quella penetrazione mostruosa.
Io serro le dita e comincio a ravanare dentro la mia amica, scopandola a pugno chiuso, ruotando il polso e spingendo in profondità all’interno della vagina alla ricerca della bocca dell’utero.
Con la coda dell’occhio, vedo che adesso anche Giulia e Mara stanno facendo sul serio: la napoletana si è girata sopra mia figlia, e adesso le due sono in pieno sessantanove lesbico.
E’ la prima volta che vedo la mia bambina fare sesso: finora l’ho vista flirtare anche pesantemente, e so per certo che ha avuto già diversi rapporti proibiti con la sua amichetta. Ma non l’ho mai vista in azione.
Vedere la sua testa fra le cosce della Mara, le sue gambe chiuse a forbice intorno alla testa dell’amica che a sua volta le divora il sesso, ascoltare i loro gemiti soffocati, mi mandano il sangue alla testa.
Elena ne subisce le conseguenze.
Sottopongo la mia amica a un fisting estremo, spingendo e ruotando con forza il pugno all’interno del suo sesso rovente.
La donna che ho letteralmente sotto le mani si dimena e annaspa sotto i miei colpi, emettendo grugniti animaleschi (più da porca che da vacca, a dire il vero) e lamenti strazianti.
Decido che non è abbastanza, e senza smettere di scoparla con la mano destra, le infilo proditoriamente un dito della sinistra nel buco del culo.
Lei sobbalza, colta di sorpresa. Lo sfintere è rilassato, e cede senza opporre resistenza, così io aggiungo un secondo e poi un terzo dito della mano sinistra.
L’anello sfinterico reagisce contraendosi spasmodicamente, e il mio spazio di manovra – già limitato a causa dell’invasione della vagina, diviene davvero minimo.
Beh, peggio per lei.
Spingo ancora, e le ficco in culo anche il mignolo, premendo con forza all’interno.
Adesso le mie mani possono quasi toccarsi fra loro dentro la pancia di Elena, che si contorce come una biscia schiacciata da un camion: solo un sottile strato di pelle le separa, e la sensazione è davvero esaltante.
Ho sempre sognato di praticare un double fisting, ma non ho mai trovato la vittima giusta; la Elena è la donna più aperta che abbia mai avuto, e non mi riferisco solo alle sue vedute in materia sessuale… Non posso perdere l’occasione di sfondarla completamente.
Comincio a pistonare ritmicamente: dentro una mano, fuori l’altra… Fuori la prima, dentro la seconda. Un autentico sandwich, ma “fatto a mano” e senza maschi coinvolti: la mia amica avrà qualcosa da raccontare una volta tornata a casa… Ammesso che sopravviva all’esperienza.
Mentre la scovolo senza pietà, le mie mani strusciano una contro l’altra nel ventre della mia vittima, che adesso urla a squarciagola.
– Aahhh… Aahhh… AARGGHHH!!!
Le urla della vacca attirano l’attenzione delle due ragazzine che si stanno leccando come gatte vicino a noi. E’ la Mara la prima a sollevare il musetto imbrattato dalle secrezioni vaginali di mia figlia, per guardare cosa stia succedendo a sua madre. Le vedo scintillare gli occhi per la curiosità e per l’eccitazione… E anche Giulia alza lo sguardo per vedere cosa sta succedendo dietro di lei.
Il loro connilinguo s’interrompe, e come di comune accordo le due ninfette si sciolgono l’una dall’altra per scivolarci accanto e assistere all’osceno rapporto fra le loro madri.
Io continuo a svangare rabbiosamente dentro Elena, ma la presenza delle ragazzine mi ispira.
– Non state lì a guardare – dico loro bruscamente – Visto che siete qui, datevi da fare anche voi, no?
– Cosa dobbiamo fare? – mi chiede timidamente la Giulia, con l’aria dell’allieva che chiede all’insegnante.
– Succhiatele le punte – suggerisco io – E andateci pesante!
Vedo un lampo di libidine nei loro sguardi di adolescenti perverse. Le due ragazzine si portano ai lati della vacca che si dimena in maniera inconsulta, e la osservano per un istante, rapite. La prima a reagire è proprio la mia Giulia, che si tuffa avidamente sulle tette ballonzolanti della mia amica, afferrandole a piene mani e cominciando a massaggiarle con forza, per poi chinarsi su una a prendere a succhiarle il capezzolo.
Elena emette una specie di barrito da elefante imbizzarrito, e io ne approfitto per spingerle in culo anche il pollice della mano sinistra, finendo di spanarle per sempre lo sfintere.
– UAARGGHHH!!!
Lo strillo straziante di Elena viene soffocato all’improvviso dalla bocca di sua figlia, che le chiude la sua con un bacio di lingua torrido e profondo.
Lo spettacolo di quel bacio incestuoso mi eccita ancora di più. Ruoto e stantuffo i pugni nelle cavità intime della mia povera amica, scovolandole la pancia senza pietà mentre mi accorgo di essere a mia volta fradicia in mezzo alle gambe.
Il bacio incestuoso s’interrompe quando la Mara decide di unirsi all’amica nell’attaccarsi al seno di sua madre. Giulia le lascia mano libera, e ora ciascuna ragazzina si lavora una mammella della nostra ormai comune vittima.
Sottoposta al triplice assalto, Elena ormai è allo stremo delle forze.
Giulia e Mara le succhiano all’unisono i capezzoli e le spremono le tette da vacca, mentre io la scopo senza pietà nella figa e nel deretano spingendo più a fondo che posso.
– Aahhh… Aahhh… AARGGHHH!!!
Elena esplode in un orgasmo devastante. Sento il suo ventre contrarsi violentemente e stringermi i polsi come se volesse staccarmi le mani, mentre le sue gambe si dimenano come fosse in preda a una crisi epilettica.
Io continuo ad affondare le mani nella sua pancia, le ragazzine a succhiarle le tette, e lei a urlare a squarciagola, finché la sua voce non si spegne in un rantolo e lei stramazza sul lettino, come morta.
Sento le sue carni rilassarsi intorno ai miei polsi, e mi rendo conto che l’abbiamo messa fuori combattimento.
Le ragazzine smettono di succhiare e si guardano sorridendo: le osservo mentre si scambiano un bel bacio di lingua sopra il corpo esanime della mamma di Mara, e io estraggo con cura le mani dagli orifizi che ormai non oppongono più resistenza. I buchi rimangono oscenamente spalancati: rossi, umidi e slabbrati come le bocche di un vulcano.
Appagata per il momento la mia furia erotica, alzo lo sguardo verso il lettino accanto.
Eva e Franci sono a sessantanove, avviluppate una all’altra in un connilinguo spettacolare… Non si sono neppure accorte della performance oscena in cui mi sono appena esibita ai danni della povera Elena.
Giulia e Mara mi sorridono contente, i visetti rossi di eccitazione: strizzo loro l’occhio in approvazione, e loro mi si avvicinano mettendomi ciascuna una mano sulla spalla. Poi, come se si fossero messe d’accordo, mi prendono ciascuna una mano e se la portano alla bocca, assaporando i liquami di cui sono imbrattate. Si contendono in particolare le dita della mano destra, intrise di succo di figa, succhiandole con un’avidità che mi da i brividi.
Quando le loro lingue s’incontrano sulla punta del mio dito medio, le due ninfette si scambiano un altro bacio dolcissimo che mi fa sciogliere dentro. Le loro manine che sento sulle spalle mi scivolano dietro la schiena, accarezzandomi in un modo che mi fa bagnare tutta.
Quando il loro bacio si esaurisce, si rivolgono entrambe a me con un sorriso smagliante.
Mia figlia ammicca maliziosa: – Bene, io vi lascio: voglio andare a fare la guastafeste!
Si alza in piedi e si avvicina alle due ragazze più grandi, ancora aggrovigliate in un connilinguo da urlo: si inginocchia accanto a loro, accarezza i capelli di Eva e la attira a sé per rubarle un bacio; poi, senza aspettare un invito, si solleva sfiorando con le labbra la natica vellutata di Franci, fino a raggiungere il suo buchetto grinzoso.
Un attimo dopo, mentre Eva riprende a leccare la fica, Giulia si esibisce in un saporito lecchino allo sfintere della mia allieva, che rovescia la testa all’indietro emettendo un lungo gemito di piacere.
Tale madre, tale figlia… Sorrido fra me e rivolgo lo sguardo sulla Mara che mi guarda con occhi scintillanti.
Bene, allora… Adesso faremo proprio il gioco della conchiglia: dopo la madre, tocca alla figlia!
– Ora sei tutta per me – mi fa la ninfetta con una risatina piena di malizia – E questa volta non ci saranno telefonate a interromperci…
Ci baciamo con passione.
Abbandoniamo sul lettino il corpo esanime di sua madre, e con la Mara andiamo a sdraiarci su quello dove lei ha appena fato l’amore con Giulia.
Limoniamo un po’ stese una accanto all’altra: io le succhio i capezzoli, lei mi lecca dentro le orecchie… Ci baciamo ancora, poi è lei a succhiare le mie punte mentre io gioco con le sue.
Alla fine ci giriamo, e finiamo a sessantanove anche noi, ciascuna intenta a esplorare il sesso umido e profumato dell’altra.
Perdo la cognizione del tempo: la figa di Mara è morbida e calda, succosa come una pesca matura. Passerei ore a leccarla, a suggere i suoi succhi, a vellicare il clito turgido e piccino. Ha un sapore magnifico, molto meno intenso di quello acre di sua madre. Deve avere a che fare col fatto che lei non ha mai avuto un uomo… O forse non c’entra niente.
Però lecca bene anche lei… Anzi, lecca MOLTO bene!
Mi piace… Mi piace…
Vengo come per incanto, dolcemente. Le godo in bocca, e lei si abbevera alla mia fonte della passione, senza perdere una goccia del mio nettare.
Sono decisa a renderle il servizio: accarezzo le sue intimità con la lingua, raccolgo fra le labbra la rugiada del suo piacere, mi crogiolo nei brividi che percorrono il suo giovane corpo che freme nudo contro il mio. La sua peluria folta e morbida mi accarezza il viso mentre le lecco la figa, e il calore delle sue cosce avvolge la mia testa, mentre succhi sempre più abbondanti mi ricompensano per le attenzioni che rivolgo al suo sesso accaldato. Bevo la sua giovinezza, e nel berla ringiovanisco io stessa.
– Oh dio… – latra la cagnetta, ormai stremata – Oh mio dio, sto godendo… GodOohhh!
Mi viene in faccia, tremando tutta. M’impiastriccia deliziosamente il viso con i suoi umori perlacei, e io inghiotto tutto quello che posso di lei.
– Godo… Godo… – bramisce la cerbiatta, tremando fuori controllo sopra di me, travolta dalla potenza del suo orgasmo.
Lentamente la sua estasi si placa, e il morbido corpo dell’adolescente si adagia sul mio, caldo e palpitante di vita, ma svuotato di ogni energia residua.
Ci rilassiamo, avvinghiate fra noi, gustando il contatto delle nostre carni soddisfatte…
Un guaito di piacere mi distrae.
Giro lo sguardo verso l’altro lettino ancora in attività, e vedo che la Giulia sta ancora facendo la “guastafeste” con Eva e Franci: le due diciottenni sono ancora a sessantanove, ma mia figlia ha penetrato con un dito lo sfintere della milanese e le sta scovolando il buchetto facendola scodinzolare come una cagnetta in calore.
Eva si è accorta perfettamente dell’iniziativa dell’amica, e le ha dimostrato la sua approvazione allungando una mano fra le sue cosce e cominciando a masturbarla lentamente: il guaito è stato quello di Giulia nel sentirsi accarezzare a sorpresa da Eva…
Intanto, mia figlia si è accorta che lo sfintere di Franci è più cedevole di quanto si aspettasse… Lo so bene, poiché l’ho rotto io l’anno scorso, poco prima di Natale.
Lo sbudellamento di Elena di poco prima da parte mia deve averla ispirata, perché Giulia comincia a giocare con i buchi della Franci con crescente sicurezza. Prima inserisce un secondo dito birichino nel buchetto grinzoso, poi le libera lo sfintere per passare a penetrarle la figa con l’altra mano.
– Hmmm… – guaisce la Franci sentendosi penetrare la manina di Giulia nella vagina, mentre Eva continua a lavorarle il clito in punta di lingua.
Vedo che Giulia stringe le dita e comincia a premere con forza nella figa guazza della Franci, mentre questa freme di piacere, rilassandosi tutta.
La mano di Giulia sparisce nel sesso di Francesca, che grida di piacere.
– Aahhh… Sì, dentro! Scopami…
Giulia si china sulla splendida groppa della Franci e torna a vellicarle il buchetto con la lingua, mentre comincia lentamente a scopare la diciottenne con la mano in fregna.
La Franci sobbalza sotto il triplice assalto a clito, vagina e sfintere. Geme, sussulta, si contorce tutta…
– Vengo… Godo… Oohhh!
Francesca esplode anche lei in un orgasmo violento e un po’ doloroso, dimenandosi impazzita sopra Eva che continua a sleccazzarla senza pietà.
A quel punto la mia compagna decide di prendere l’iniziativa.
Appena l’orgasmo di Franci si placa, la costringe ad alzarsi, e invita Giulia a unirsi definitivamente a loro due.
Le tre ragazzine si distendono sul lettino ponendosi di fianco secondo le indicazioni di Eva, e in breve si trovano avvinghiate in un triangolo perfetto: Giulia ha la testa fra le cosce di Franci, Franci fra quelle di Eva, ed Eva fra quelle di Giulia. Un triplice connilinguo da urlo, cosa non darei per avere una macchina fotografica e immortalare la scena…
Sopra di me, la Mara si è ripresa; anche lei si è accorta di quanto sta accadendo sull’altro lettino, e sta guardando intenta. Ci sciogliamo dall’abbraccio che ci avvinceva e ci distendiamo nuovamente una accanto all’altra, per assistere abbracciate all’amplesso che si consuma davanti a noi.
Mara mi bacia in bocca con un sorriso appagato, io le succhio con piacere la lingua che sa ancora di me, poi la prendo a cucchiaio e le mordicchio il collo giocando con le sue tette piene e sode e con i suoi capezzoli grossi e duri. Lei si strofina tutta, rabbrividendo per il piacere…
Giulia si lascia sfuggire un primo gemito d’estasi: Eva è la più esperta delle tre, e so bene come la sua lingua non perdoni… Giulia sarà la prima a godere.
In effetti, devo dire che le tre ragazzine si dimostrano davvero affiatate, considerato che è la prima volta che fanno l’amore insieme.
Giulia viene per prima come mi aspettavo, ma le altre due la seguono a ruota, strillando e contorcendosi tutte di piacere finché non crollano esauste anche loro, consumate dalla lussuria sfrenata cui si sono abbandonate ormai per diverse ore…
Devo essermi appisolata, non saprei per quanto.
Il sole sta calando e l’aria si è fatta più fresca per effetto della brezza leggera che si è alzata sull’Adriatico. Mara è ancora a cucchiaio fra le mie braccia, mentre le altre tre ragazze si stanno lentamente sciogliendo dal groviglio in cui erano avvinte e nel quale devono essersi assopite a loro volta al termine dell’amplesso.
Nessuna di noi dice nulla. Anche la Mara si riscuote in silenzio e si solleva, stiracchiandosi con un sorriso beato.
Il sole ci ha un po’ bruciacchiate, per fortuna eravamo già piuttosto abbronzate… Tranne forse la Franci, che infatti è rossa come un’aragosta.
Giulia mi sorride, raggiante. Mara mi ammicca amichevolmente, prima di chinarsi sulla madre, che è ancora svenuta sul lettino dove l’ho brutalmente sventrata qualche ora prima.
Mi rialzo in piedi, sciogliendo i muscoli intorpiditi. Vorrei essere ancora elastica come le ragazzine davanti a me, ma in confronto a loro sono una tardona artritica.
Però mi sono divertita, almeno quanto loro… O forse no?
Eva mi guarda intensamente, senza avvicinarsi. Si lecca le labbra con un sorriso lascivo, sensuale… Poi attira a sé la Franci, e la bacia in bocca.
Osservo le due diciottenni che amoreggiano davanti a me, e sento come una puntura di gelosia nel cuore.
Eva riapre gli occhi senza smettere di baciare l’altra ragazza, e mi guarda. Mi strizza un occhio. Poi torna a concentrarsi sulla Franci, che abbraccia forte, afferrandola per la schiena e le natiche arrossate dal sole.
Mentre le due diciottenni limonano apertamente in mezzo al ponte, la Mara ha tirato faticosamente in piedi sua madre e arranca con lei verso le scalette che portano sotto coperta.
– Iamme, mammà… – le dice in dialetto, prima di rivolgersi a me: – Va bene se la porto a dormire di sotto nella cabina dell’altra volta?
Io annuisco con un sorriso, guardando madre e figlia sparire di sotto, stremate dalla loro stessa depravazione.
Giulia mi viene incontro e mi abbraccia teneramente, appoggiandomi il capo sulla spalla. Sento il tepore del suo corpo soddisfatto che aderisce al mio.
Eva e Franci smettono di amoreggiare davanti a noi. L’olandesina prende l’altra per la mano e la conduce a sua volta verso le scalette; la mora riccia segue la biondina senza opporre resistenza.
Prima di sparire di sotto, Eva mi lancia sorridendo un’ultima occhiata rovente.
Giulia ed io siamo rimaste sole sul ponte, mentre il sole bacia l’orizzonte dietro la costa.
– Bene – mi fa mia figlia con un sorriso smagliante – Direi che la mia cabina è l’unica rimasta libera… Cosa ne dici di andare a fare un sonnellino anche noi?
Sospiro, un po’ contrariata. La cabina di prua è quella dove ho sempre dormito, ma in fondo si tratta della cabina di Eva: se lei ha scelto di passare la notte con la Franci, devo rispettare i suoi desideri. E a quel punto, con la Mara che si prende cura di sua madre nella cabina degli ospiti, a me non resta che quella di Giulia.
Annuisco, rassegnata.
E notando lo sguardo intrigante di mia figlia, mi rendo conto di essere in trappola: adesso il gioco si fa davvero pericoloso…

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