Luca e la sua mamma

Hits: 15

Ogni adolescente maschio s’innamora della propria madre e ne prova attrazione sessuale prima o poi, e di solito la cosa rimane a livello di fantasie e provoca qualche innocente masturbazione giovanile. In questo, il mio Luca era perfettamente nella norma. Non so se mio figlio si masturbasse pensando a me, era carino e ben educato, mi sorrideva sempre, si comportava esattamente come un bravo figliolo della sua età farebbe con la propria mamma ma mi ero convinta, dal suo comportamento, che mi desiderasse sessualmente. Quanto all’educazione sessuale, ammetto di aver trattato raramente l’argomento con lui, ma solo perché non mi aveva mai posto domande. Luca tornò da scuola nel primo pomeriggio, come sempre, e io cercai di capire se mi sbirciava quando non lo guardavo, ma non notai nulla. Che mi fossi sbagliata?
Decisi di verificare meglio, e il pomeriggio del giorno dopo non indossai il reggiseno. I miei seni non sono molto grandi, ma sodi e di forma allungata, sormontati da due capezzoli marrone scuro e decisamente grandi. Insomma, continuai a fare la mamma-casalinga per tutto il pomeriggio, indossando un maglioncino morbido e una canottiera leggera. Il risultato fu quello che mi aspettavo. Luca non disse niente, ma non mi staccò gli occhi di dosso. “Cosa c’è, tesoro?” gli chiesi dolcemente per vedere se desiderava entrare in argomento, ma lui borbottò un “Niente, niente” un po vergognoso e io non insistetti. Poi salì in camera sua a studiare, ma prima lo sentii entrare in bagno e immaginai che stesse sfogando la sua tenera sessualità risvegliata dal mio abbigliamento. Per un paio di giorni mi vestii come sempre e notai che il suo sguardo mi abbracciava spesso, quasi volesse indovinare le forme e i dettagli che erano stati visibili e così eccitanti una sola volta. Allora ci riprovai, di nuovo senza reggiseno sotto la camicetta e lui ebbe la reazione che prevedevo: occhi incollati addosso, erezione evidente nei pantaloni, visita in bagno.
Era tempo di discutere l’argomento con lui: un bel parlare aperto, senza giri di parole, dolce e materno ma diretto e completo, senza falsi pudori. Dopotutto aveva appena compiuto i diciotto anni, era grande e conosceva senz’altro molte cose per sentito dire o per averle lette da qualche parte. Non potevo lasciare che la sua educazione sessuale si formasse sui pettegolezzi di compagni di scuola male informati o, peggio, sulle riviste pornografiche. Così, il pomeriggio del giorno dopo
Luca torna da scuola verso luna e mezza, e dopo pranzo ha quasi tutti i pomeriggi liberi per studiare, mentre io sono una felice casalinga ben organizzata che ha tempo per cucinare e sistemare la casa ma anche per andare in piscina regolarmente e dedicarmi a qualche passatempo. Non sono mai stata sposata e quindi niente di strano che sia io che mio figlio ci troviamo spesso a parlare tra noi o a ricevere amici e amiche.
Dunque, attesi il ritorno di Luca da scuola con una certa impaziente tensione. Indossavo una gonna che arrivava al ginocchio e un morbido golfino di cachemire che seguiva le mie forme; collant e mutandine e ballerine completavano il tutto. Insomma, quasi l’abbigliamento di sempre, tranne per la mancanza del reggiseno. Se dovevamo cominciare da qualcosa per introdurre l’argomento, questo mi sembrava un modo dolce e materno. Niente traumi, niente sensi di colpa: tutto naturale, dolce, tenero, come si conviene tra una mamma e suo figlio.
Luca mi sbirciò durante tutto il pranzo mentre io mi intrattenevo con lui, servivo in tavola, riordinavo, lavavo i piatti. Il suo sguardo mi accarezzava, scivolava letteralmente lungo il mio corpo soffermandosi sul seno, sulle gambe e sui piedi.
Finito di lavare, rimasi a parlare con lui di non so cosa, appoggiata al lavello col sedere e con le mani. Era il momento di rompere il ghiaccio. Interruppi per un attimo quello che stavo dicendo, osservai il mio cucciolo con occhi amorosi di mamma, e gli sorrisi. “Luca, tesoro, mi stai fissando molto intensamente. C’è qualcosa che non va?”
Lui arrossì violentemente, balbettò qualcosa come: “No no, va tutto benissimo…” e girò lo sguardo da un’altra parte. Io continuai a parlare come se nulla fosse, misi a posto i piatti e le stoviglie, mi attardai a sistemare varie cose in cucina per avere la scusa per chiacchierare con lui. Il suo sguardo non si scollava dalle mie tette, e lo capivo perché si muovevano dentro il golfino dall’ampia scollatura. Capii che era il momento giusto per introdurre il discorso. “Ti deve piacere davvero molto il mio seno, caro. Non mi hai staccato gli occhi di dosso da quando abbiamo iniziato a chiacchierare.” Colto in flagrante, lui balbettò qualcosa; si scusò, fece per andare via mortificato, ma lo fermai.”Ma no, tesoro. Non cè niente di cui scusarsi. Anzi sono lieta che ti piaccia, vuol dire che lo trovi bello e attraente, e questo mi fa sentire molto donna.” Rimase a guardarmi cercando di capire se dicessi sul serio o se stavo preparando una ramanzina coi fiocchi. Ma io avevo deciso di essere dolce e aperta con il mio cucciolo. “Ci sono giorni”, continuai, “in cui il reggiseno mi dà noia. Girare per casa senza mi fa sentire più libera e a mio agio. Spero che non ti dispiaccia…” Lui mi sorrise, più rilassato: “Dispiacermi? Al contrario! Per me potresti non metterlo mai.” “Ma che caro!” dissi sorridendo lusingata, “Questo vuol dire che il mio seno ti piace così come è.” “Puoi dirlo forte! E davvero bellissimo.”Gli sorrisi e risposi con qualche battuta per sdrammatizzare ulteriormente la sensazione di “proibito” che circonda certi argomenti, specialmente tra genitori e figli. Ora Luca mi guardava il seno liberamente, segno che si sentiva più a suo agio. Bene, il ghiaccio era rotto. Anziché salire in camera a studiare o a leggere, come faceva sempre dopo pranzo, si attardò a chiacchierare con me. Sia io che lui avevamo argomenti a profusione, tutti pretesti innocenti per rimanere piacevolmente insieme con quella nuova complicità che si era creata. Luca mi girava intorno aiutandomi a sistemare, e qualche volta mi sfiorava con le mani o con il corpo. Io, devo ammetterlo, civettai con lui per tutto il tempo. Mi muovevo con grazia felina, sapendo di avere attrattiva e movenze aggraziate. Mio figlio si lasciò andare a complimenti sempre più aperti, quasi liberato da una grande costrizione, quella sensazione cioè di sentirsi figlio che parla con un genitore e deve perciò mostrarsi educato, abbottonato, perbene, controllato. Dalle sue parole capii che stavo diventando una complice carina e stimolante e non feci niente per impedirlo, anzi avevo tutta l’intenzione di favorire questo sentimento altrimenti come avremmo fatto a sbloccarci per raggiungere lo scopo che mi ero prefissa, svezzare il mio cucciolo alle gioie dell’amore nel miglior modo possibile?I miei movimenti non facevano che aprire e chiudere in modo del tutto naturale la scollatura del golfino, lasciando intravedere a tratti buona parte del seno. Luca divenne simpaticamente sfacciato e sbirciò nella scollatura senza preoccuparsi di nasconderlo. “Ehi dico!” risi fingendo di riprenderlo, chiudendo appena i lembi del morbido indumento. “Mamma, scusami, ma sei tu che me le stai mettendo sotto il naso. E poi sono troppo belle, dai, e lo sai benissimo.”
“Hai ragione tesoro” dissi sorridendo “Mi rendo conto che con questo golf è impossibile nascondere il seno. Ma d’altra parte perché dovrebbe essere nascosto? Siamo in casa nostra e siamo madre e figlio. Trovo del tutto naturale girare per casa in abbigliamento leggero, in libertà. L’ho fatto altre volte in passato ma capisco che tu ora sei più grande e certe cose le guardi con occhio diverso.”
Luca si fece più serio s’irrigidì un po. “Mamma… Io non intendevo sembrarti uno sporcaccione. Anzi voleva essere un segno di apprezzamento per una mamma bellissima a cui voglio un bene grande grande.”
“Sei proprio un amore” dissi con un sorriso rilassante dandogli un bacio sulla guancia. “Ma di nuovo non devi scusarti, e non penso affatto che tu sia uno sporcaccione. Stai diventando uomo e la vista di un paio di tette ti attrae, questo è normale. Dico bene?” Lui annuì, poi prese fiato e disse a bassa voce: “Senti… Ti offendi se ti chiedo di farmele vedere?” Che caro, il mio cucciolo, aveva trovato il coraggio di chiedermelo. “Naturalmente no, che non mi offendo!” risposi mentre cominciavo a sbottonarmi il golf. “Sono la tua mamma, a questo seno l’hai succhiato per mesi e mesi con piacere tuo e mio. Ecco qua, solo per i tuoi occhi!”
I bottoni si slacciavano uno a uno scoprendo a poco a poco il mio seno
“Aprimi tu il golf quanto ti pare” lo invitai.
Con gli occhi luccicanti, come un ragazzino davanti ai regali di Natale, il mio Luca scostò i lembi del morbido indumento con mano leggera, scoprendo completamente le mie mammelle dai capezzoli durissimi. Mi resi conto che la cosa mi stava eccitando, e ne fui felice. Era bello far capire a mio figlio che non cera niente di male in questa intimità che si rivelava istruttiva e piacevole per tutti e due.
Fece un passo indietro per guardarmi bene. Io rimasi in piedi, atteggiata come una fotomodella in posa, le ginocchia morbidamente flesse, i piedi nelle ballerine elegantemente una davanti all’altra, e le mani a tenere aperto il golf per mostrargli le mie mammelle. La cosa mi piaceva assai. E davanti al suo sguardo eccitato mi sorpresi a dirgli con voce suadente: “Toccale pure, se vuoi…”
Quasi temesse che cambiassi idea, Luca si accostò di nuovo a me e le prese in mano, come soppesandole; poi le sue belle mani scivolarono sulla mia pelle e palparono, palparono, palparono. Lo lasciai fare sorridendogli maternamente, provando in realtà un piacere incredibile. Quando poi le sue dita sfiorarono i miei capezzoli ebbi un sussulto. Lui si bloccò. “Ti sto infastidendo?” chiese educatamente. Come potevo non amare quel ragazzo così dolce e delicato? “Al contrario. Continua pure, è molto bello essere toccata dalle tue mani.”Fu come dare la stura a un vento impetuoso. Mi palpò le tette instancabile, mi stuzzicò i capezzoli con dita sensibili, spaziò sul mio busto di donna fremente con mani calde e asciutte, mani maschili che ogni femmina vorrebbe sentire sul suo corpo. Avevo poggiato le braccia sulle sue spalle come in una danza e giravo la testa di qua e di là, ansante, felice, mai sazia delle sue carezze che stavano mandandomi estasi. “Basta, basta” dissi staccandomi da lui. “Sei davvero una forza della natura!” Richiusi il golf senza abbottonarlo. Sospirai, l’eccitazione non voleva abbandonarmi. Risi nervosamente, poi mi feci forza e mi ricomposi. Intrigante situazione. Stavo svezzando sessualmente mio figlio, ma la cosa mi eccitava ben oltre la mia immaginazione ed ero tremendamente vicina all’orgasmo.
Lo guardai e notai per la prima volta la patta dei suoi pantaloni gonfia a dismisura.
“Bene. Così ora le hai viste e non solo ” dissi con una voce roca che quasi non mi riconoscevo. Feci una pausa per deglutire. Ero emozionata e le gambe mi tremavano un po. “Su, ora diamoci da fare”. Era davvero una frase stupida da dire, ma stavo perdendo il controllo e non mi venne in mente altro. Rassettai le ultime cose dandogli le spalle, sperando che salisse in camera sua a studiare. Lui mi si avvicinò da dietro e mi diede un bacio sul collo, dolce e delicato, ma molto sensuale. “Grazie” mi disse a bassa voce nell’orecchio “Sei la mamma più bella del mondo”.
Lo sentii salire di corsa le scale verso la sua camera, ma la porta che si chiuse di sopra era quella del bagno. Era ovvio l’effetto provocatogli da quella nostra ‘conversazione’: pochi minuti dopo lo sentii uscire dal bagno e chiudersi in camera.
Fu un sollievo per me. Ero quasi sconvolta, l’eccitazione provata mentre mio figlio mi toccava le mammelle era stata così grande che ancora indugiava dentro di me. Mi diedi mentalmente della cretina. Come poteva essere? Non sono una ragazzina, ho fatto l’amore per la prima volta a sedici anni, ho avuto rapporti sessuali felici con più di un ragazzo ed è stato tutto normale… Eppure le mani di mio figlio sulle mie tette mi avevano mandato in tilt. Ecco, se solo ci ripensavo mi sentivo ancora bagnare tra le gambe! Mi ero spogliata davanti a Luca e mi era piaciuto molto farlo, così come farmi toccare il seno. Senza contare che lui toccava proprio bene!
Basta, non resistevo più. Mi infilai di corsa nel bagno di pianterreno, chiusi a chiave, mi sfilai le mutandine bagnate fradice e con la gonna sollevata mi masturbai fino all’orgasmo seduta sul water a gambe alzate e spalancate.
Finalmente, che sollievo!. Ora ero più rilassata e mi godetti per diversi minuti la piacevole sensazione. Ero la mamma più bella del mondo, l’aveva detto lui, mio figlio. Sorrisi pensando alla dolcezza del mio ragazzo che stava diventando uomo e desiderava che fosse la sua mamma a guidarlo verso i sentieri dell’amore e del sesso. E perché no? E compito di ogni mamma preoccuparsi che i propri figli abbiano un futuro sereno. Sarebbe stata una cosa solo nostra, quasi una parte di noi.
Trascorsi la mattina seguente tra le camere e la cucina, sistemando la casa canticchiando. Ero pervasa da un entusiasmo del tutto nuovo che mi sorprendeva. Cucinai deliziosi manicaretti con cura e dedizione, pensando a quanto sarebbe stato felice il mio Luca nel trovarseli in tavola tornato da scuola. Curai l’abbigliamento e il mio aspetto, dedicai tempo a manicure e pedicure, resi il mio corpo perfettamente liscio, la pelle morbida. Mi sorrisi guardando il mio visino grazioso allo specchio, sentendomi come una ragazza che attende uno spasimante al quale tiene molto.
Forse Luca era imbarazzato da quanto successo il pomeriggio precedente… o forse no. In ogni caso, meglio essere pronta per un’eventuale lezione estemporanea.
Se tanto mi da tanto…Il mio ragazzo tornò da scuola puntualissimo e mi salutò con un bel bacione affettuoso entrando in casa. Sbirciò in cucina, mi sbaciucchiò ancora e andò subito a prepararsi per il pranzo. Non c’è che dire, eravamo proprio in sintonia.
Fu tutto un chiacchierare brillante mentre gli scodellavo le delizie che gli avevo preparato e che lui accoglieva con tutta una serie di complimenti che mi esaltavano come una ragazzina. E intanto mi guardava senza posa il seno che gli ondeggiavo davanti, a malapena coperto dalla camicetta leggera di seta. Parlammo e parlammo, era quello il nostro modo di dirci che gradivamo la reciproca compagnia. Il discorso scivolò in modo naturale sulle ragazze e io chiesi se le sue compagne di scuola fossero carine. Rispose che sì, erano decenti, ma se la tiravano un po troppo. Cercai di approfondire, lui mi descrisse un po le ragazze più concupite della scuola parlandone con aria scanzonata, quasi distaccata. Alla fine, dopo una lunga pausa pensosa durante la quale mi carezzò con gli occhi il seno, disse: “…E comunque nessuna di loro ha i modi di fare seducenti di una bella donna come te.” Sorrisi e gli mandai un bacio mentre svolazzavo tra tavola e fornelli. Stavo lavando i piatti raccontandogli qualcosa di futile, e mentre gli davo le spalle sentivo letteralmente il suo sguardo che mi accarezzava la schiena, il sedere, le gambe. Poi le sue labbra delicate mi baciarono il collo da dietro. Diedi un urletto di sorpresa e piegai la testa di lato cercando di voltarmi a guardarlo per restituirgli il bacio. Le sue mani mi abbracciarono la vita e lui si strinse a me. Il mio sedere fu gratificato dal suo pube che mi si premette contro, con il suo pene duro e percepibile anche attraverso gli strati dei nostri indumenti che ci separavano. Mi venne spontaneo allargare le gambe per stabilizzarmi sotto il suo abbraccio, e così facendo lui si alloggiò ancora meglio tra le mie natiche. Mi mormorò dei teneri complimenti mentre mi mordicchiava l’orecchio con le labbra. Non volevo ammetterlo, ma ero dannatamente eccitata.”Ci sai fare, ragazzino. Sei proprio bravo. Coccoli così bene anche le tue amichette?”
“C’è molto più gusto a coccolare te” Aveva già capito come prendermi. Se cercava i miei punti deboli per sedurmi, beh, li aveva trovati. Le sue mani mi carezzavano il ventre e i fianchi, poi le sentii salire fin sotto il seno. “Mamma… posso toccartele ancora, come ieri?” “E come potrei dirti di no? Accomodati, tocca pure quanto ti pare” Di nuovo fu come dare il la a un pianista. Le sue mani mi palparono i seni attraverso la camicetta mentre io abbandonavo indietro la testa contro il suo petto, a occhi chiusi, assaporando il piacere di quel gesto. Lui mi baciava i capelli e la fronte e intanto sbottonava il mio indumento leggero per toccarmi le tette nude dai capezzoli incredibilmente duri e turgidi. “Che bello!” , dissi spingendo in avanti il petto e indietro il sedere, cercando con quel bel maschio di mio figlio un contatto intimo che eccitava tutti e due. Alzai il viso verso di lui e trovai la sua bocca pronta a baciarmi. Titubò solo un attimo, forse gli sembrava di andare troppo oltre con la sua mamma… ma io non ebbi alcuna esitazione, desiderosa com’ero di gustare anche la sua lingua e di dargli la mia. Decisamente quelle lezioni di educazione sessuale si stavano rivelando una fonte di grande eccitazione sia per l’allievo che per la maestra, e la cosa mi piaceva proprio. Aprii dunque le labbra e con la lingua andai a stuzzicare le sue, già semiaperte. Non ci fu bisogno di insistere oltre: cominciò a baciarmi con passione ma non con furia, anzi sembrava quasi fosse un baciatore molto esperto. Evidentemente aveva il dono naturale di saper trattare una donna: buon segno, il mio ragazzo era già sulla buona strada e io, la sua mamma, avrei avuto la strada spianata.
Le nostre bocche si unirono mentre io mi lasciavo palpare le mammelle nude e sode, con i capezzoli durissimi che mi davano brividi di piacere ogni volta che lui me li stuzzicava. Avevo tolto le mani dall’acqua schiumosa e accarezzavo il suo collo e i capelli mentre le nostre labbra non volevano saperne di staccarsi. Se il mio maschietto doveva imparare cosa piace a una donna, era buona cosa che io glielo facessi capire chiaramente: e i miei mugolii di piacere erano certo molto espliciti in proposito. Poi mi staccai perché capivo che non sarei più riuscita a fermarmi. D’altra parte anche lui era bello cotto: gli occhi lucidi, il viso paonazzo, i capelli spettinati, il fiato corto e soprattutto un rigonfiamento da capogiro sotto la patta dei calzoni leggeri. Lo vidi che si toccava senza dare nell’occhio, poi disse che doveva andare un attimo in bagno. “Non c’è bisogno, caro…” gli risposi. “Come?” “Ma certo,” continuai con tono amorevole, “Non è necessario nascondersi per queste cose. Sono la tua mamma, ti ho fatto io e ti capisco. Libera pure qui, la tua eccitazione non è né vergognosa né sporca, anzi è una cosa naturale” Lui mi guardava a occhi spalancati, non era certo di aver capito bene. Allora mi avvicinai sorridendogli maternamente: “Vuoi che ti aiuti la mamma, tesoro mio?” e così dicendo lo toccai in mezzo alle gambe sentendo il suo pene durissimo e gonfio. “Avanti, liberiamo questo bel cucciolo che ha voglia di farsi una galoppata” Armeggiai brevemente con la cintura e la cerniera, aiutata goffamente da lui che ancora non credeva ai suoi occhi: la sua mamma stava davanti a lui mezza nuda e con le tette scoperte dopo essersele fatte palpare e aver la amoreggiato con lui, ed ora gli stava tirando fuori il pistolino duro. “Mamma… sul serio non ti… Insomma…” Gli sorrisi mentre estraevo il suo pene dalle mutande e abbassavo i suoi indumenti finché scivolarono alle caviglie. “Ti ho fatto proprio bene, sai?” dissi guardandolo per la prima volta così adulto e maschio. Cominciai a menarlo dolcemente e lui si lasciò fare con piacere, sorridendomi. Quanto mi piaceva quella situazione! Ero bagnata tra le gambe e avrei voluto sentire la sua lingua andare su e giù per la mia vulva eccitata. Non mi vergognai di quella eccitazione, anzi, mi piacque molto essere così arrapata in compagnia di mio figlio e volevo che anche lui si eccitasse al massimo e godesse tra le mie mani. Il mio Luca stava in piedi davanti a me con il bacino proteso in avanti, porgendomi la verga. Mi dedicai a lui con amore e dedizione. Mi abbassai per maneggiarlo meglio, e guardando verso l’alto vidi i suoi occhi increduli e un sorriso di completa felicità. Questo mi incoraggiò a proseguire con il massimo impegno: il mio cucciolo stava eccitandosi sempre di più e il suo membro stava crescendo e la sua mamma gli insegnava ad abbandonarsi senza falsi pudori al godimento sessuale.
“Va bene così, caro?” chiesi dolcemente mentre sentivo il pene durissimo nella mia mano che glielo carezzava. “Si mamma, sei fantastica!” Sorrisi e lo maneggiai con rinnovato vigore. Oltre ad avere le mammelle scoperte e in vista per la gioia dei suoi occhi, mi ero volutamente accovacciata davanti a lui, mi ero tolta le ballerine e mi ero seduta a piedi nudi sui talloni con le gambe larghe, apparentemente per stare in equilibrio. In realtà, in quella posizione la mia ampia gonna si era allargata arrotolandosi su fino quasi in vita, scoprendo così non solo le mie cosce ma anche le mutandine bianche di cotone che coprivano a malapena la mia vulva ormai umida. Ero certa che mi stava guardando proprio lì e ne era eccitato, lo capivo dagli spasmi del suo pene. Mi sedetti per terra a cosce spalancate. “Così sto più comoda,” dissi, ma era solo per consentirgli una visione completa e indisturbata della mia intimità. Sentivo che la sottile striscia di cotone bianco non copriva tutto il pelo, buona parte del quale era visibile ai lati della vulva fuori dalle mutandine. Luca si avvicinò a me per farsi masturbare fino in fondo. Sentivo che non avrebbe resistito a lungo e attendevo con impazienza il momento culmine.”Mamma… Sto per… sto per…” ansimò il mio cucciolo. “Vieni tesoro,” risposi quasi gemendo, eccitata com’ero, “Vieni, non temere, godi liberamente!” Era troppo. Con un sospiro di piacere Luca raggiunse l’orgasmo e schizzò con abbondanza. Il seme zampillò copioso dal suo pene che ora mi stantuffava in mano, dotato di vita propria, e ricadde ricoprendomi il seno, la gonna e il viso. Io continuai a sorridergli materna e dolce, paga del nettare che il mio giovane puledro mi stava donando. “Mamma, io…” cercò di giustificarsi lui, ma io lo zittii baciandogli poi la punta del pene che stava dando gli ultimi sussulti. Una goccia lattiginosa si depositò sulle mie labbra, subito lambita dalla mia lingua. Lui mi vide e sorrise, e io gli restituii il sorriso leccando anche altre gocce che erano cadute ai lati delle mie labbra. Mi alzai, dandomi una parvenza di sistemazione, riabbassando la gonna e chiudendo la camicetta. Luca si tirò su i pantaloni. “Mamma ti ho sporcato la gonna” “Tesoro, non l’hai affatto ‘sporcata’, questo liquido è prezioso, sai? E poi le macchie di sperma vengono via facilmente quando è secco.”
Lui non si capacitava di quella situazione. Per rincarare la dose, aggiunsi: “Sai che hai un buon sapore?” “Allora fammelo assaggiare.”
Mi portai alle labbra la mano da cui colava ancora il suo liquido caldo e denso, lo leccai lentamente, poi con la lingua fuori mi avvicinai alla sua bocca. Mio figlio mi abbracciò e golosamente mi baciò assaporando il sapore di sua madre con in bocca il suo seme appena stillato.
Era fatta. Il ghiaccio era definitivamente rotto.
Volle andare a lavarsi e non lo trattenni. Meglio non esagerare, date le circostanze. Inoltre questa pausa mi consentiva di andare di nuovo in bagno a masturbarmi, perché non resistevo più. Luca rimase ritirato in camera sua a studiare, o forse a masturbarsi di nuovo, per tutto il pomeriggio. Pensai che si sentisse imbarazzato, e non insistetti anche se mi rendevo conto che io bramavo sempre più fargli da maestra in quella disciplina che tanto mi stava appassionando.
Luca tornò da scuola tardi il giorno dopo. Io gli avevo lasciato il pranzo pronto in forno e mi ero infilata sotto le lenzuola per il sonnellino cui mi ero pigramente abituata. Stavo leggendo un libro in attesa che il sonno mi cogliesse, quando sentii bussare discretamente alla porta che avevo lasciato socchiusa.
“Mamma, posso entrare?” “Vieni tesoro, entra pure.”
“Il tuo pranzo era buonissimo. Cosa leggi di bello?” “Bah, un noioso romanzo, niente di che Vuoi che lo leggiamo insieme?”
“Speravo che me lo chiedessi!” rispose lui con gli occhi che si illuminavano.
“Dài, vieni qui sotto le lenzuola…” Si sfilò i vestiti e si infilò nel letto con me, tenendo addosso solo mutandine e maglietta. Io ero sdraiata su un fianco e lui scivolò contro la mia schiena per leggere il libro insieme a me. Il suo braccio mi cinse la vita e io mi misi in una posizione a S per stare più comodi in quello spazio ristretto, ma soprattutto per sentire meglio quando il suo membro si fosse indurito.
Lessi ad alta voce sebbene la cosa interessasse affatto me e ancora meno mio figlio. La mia mano accompagnava i movimenti della sua sul mio ventre e sui fianchi, mentre le sue labbra mi baciavano dolcemente i capelli e il collo. Mi accorsi che stavo leggendo con la voce resa roca dall’eccitazione ed ero bagnata tra le gambe. Sentivo il suo membro completamente in tiro alloggiato tra le mie natiche, separato solo dalla stoffa sottile delle nostre mutandine. Ogni tanto commentavamo insieme alcuni dettagli della narrazione, “Questo posizione ti eccita molto, non è vero?” gli chiesi con un sorriso girandomi appena verso di lui che continuava a riempirmi il collo di bacetti. “Te ne sei accorta?” “Eccome! Sento qualcosa di grosso e duro premere contro il mio sedere.”Lui, sfacciatamente, si posizionò meglio tra le mie natiche sode. L’aveva completamente in tiro, tanto che la cappella era tutta fuori dai suoi slip e poggiava nuda contro la pelle del mio fondo schiena. Per giunta le sue mani erano salite già da un pezzo sotto la mia canottiera di cotone leggero e mi stavano palpando le tette come solo lui sapeva fare. Non mi aveva nemmeno chiesto il permesso, ormai quel gesto era diventato automatico. Bene, pensai.
“Mamma, facciamo una pausa?…” chiese educatamente. Chiusi il libro e mi girai a mezzo verso di lui che ancora stava abbracciato a me. Parlottammo un po’ tra un bacetto e l’altro, poi lui si dedicò solo ai baci, appassionati, ai quali mi abbandonai con piacere. Vieni cucciolo, pensai, baciamoci un po’ come piace a noi, con le lingue che saettano nelle bocche e le labbra che succhiano e mordono. Abbiamo tutto il tempo che vogliamo. Ci succhiammo la lingua per un bel po’, tra mugolii e ansimi eccitati. Mi ero girata bene verso di lui, che ora premeva il pene turgido contro la mia pancia proprio sopra le mie mutandine all’altezza del monte di venere mentre mi baciava con ardore.
“Mamma, sei… bellissima…
Lo zittii con un lungo bacio a lingua in bocca. Ah! che bello. Per giunta le sue mani mi stavano palpando tutta e io lo assecondavo. Insomma, se doveva imparare come far provare piacere a una donna tanto valeva farlo bene e completamente.
Scesi con la mano tra le sue gambe per prendere in mano i suoi testicoli e carezzare l’asta turgida e gonfia. Strinsi quel pene eretto e lo sentii durissimo.
“Tesoro, sei molto eccitato, vero? Senti qui, questo bel membro virile come è duro, sembra che stia per scoppiare! Non lo devi lasciare così, sai? Devi sfogare questa pulsione così forte… Su, ora ci pensa la tua mammina.”
Così dicendo, mi piegai verso di lui e guardai da vicino quella verga eccitata mentre le mie mani cominciavano a masturbarla dolcemente, senza fretta. “Sai che è proprio bello? Ti ha fatto davvero bene, la tua mamma.”
Lui non aveva parole e si godeva quei momenti in silenzio, leggermente ansante di piacere e desiderio, consapevole che ormai quel gesto così proibito, da adolescente, era diventato normale tra noi. Ma anche con il timore che una parola di troppo avrebbe potuto spezzare la magia.
Non sarei certo stata io a spezzarla. Era così bello masturbare mio figlio e sentirlo scalpitare sotto il tocco delle mie dita!
Mi piegai meglio verso di lui per permettere che lo scollo largo della mia canottiera gli lasciasse intravedere bene il mio seno nudo e i miei capezzoli eretti. Mi dondolai persino avanti e indietro perché le mie mammelle potessero ondeggiare davanti ai suoi occhi… Pregustavo già il momento in cui i suoi zampilli avrebbero asperso il mio cuscino, il mio viso, i miei capelli, il letto, tutto. Luca ora ansimava pesantemente, vicino all’orgasmo. Il suo bacino ondeggiava in movimenti pelvici che mimavano l’accoppiamento e che preludevano all’eiaculazione. Ma il suo pene era al limite, così mi piegai verso di lui e lo presi in bocca con infinita tenerezza.
Il mio puledro scalpitava, voleva la sua femmina e io ero felice di essere a sua completa disposizione per assecondarlo.
Bastarono pochi secondi di succhiate e leccate perché lui raggiungesse l’orgasmo ed esplodesse in lunghi zampilli nella mia bocca. Mi attaccai golosamente a quel pene vivo che eruttava felice, poppando come da un capezzolo, gustando il suo seme nutriente come un nettare.
Sembrava non finire mai, tanto era il piacere provato dopo la lunga eccitazione. Avevo la bocca piena e ingoiavo golosa con rumori di risucchio, manifestando il mio piacere e il desiderio di averne ancora e ancora.
Il mio cucciolo si abbandonò sul letto, sfiancato dall’orgasmo e dall’emozione.
“Mamma, tu sei… sei… E’ stato fantastico, non credevo che avresti mai…”
Caro, il mio bambino, non trovava le parole per esprimermi la sua felicità. E io felice leccavo e succhiavo quel membro che non ne voleva sapere di ammosciarsi nella mia bocca, e quando non ci fu più nemmeno una goccia di seme e la smania di godere si fu calmata, lo coprii di bacini vellutati che solo una mamma sa dare. Aveva un buon odore e un sapore meraviglioso, ne avrei ingoiato a litri. Ma per ora meglio non strafare, lo svezzamento doveva procedere per gradi e non volevo trasformarmi in una donna volgare che mio figlio non avrebbe voluto. Alzai finalmente il viso dal suo pube leccandomi le labbra con aria golosa, con in bocca ancora il suo dolce sapore di maschio, e mi sdraiai accanto a lui. Mi guardò con i suoi occhi da cerbiatto, il cuore che ancora andava a mille e ci sorridemmo felici. Ero eccitata. Tutta la vicenda mi stava prendendo assai, mandandomi il cervello e la vagina in completo delirio.
Mio figlio cercò la mia bocca, e fui pronta a dargliela. Era più calmo ora, ma per niente stanco di imparare e di provare cose nuove in quel meraviglioso territorio selvaggio che è il sesso. Io invece, la sua mamma, ero sessualmente accesissima. Mentre le nostre lingue si carezzavano fuori o dentro le nostre bocche, le sue mani strinsero di nuovo le mie tette facendomi gemere di desiderio. “Mamma… Ma a te è piaciuto?…”
Mi strinsi a lui e gli sussurrai, leccandogli l’orecchio: “Tesoro mio amore bello della mamma, mi è piaciuto immensamente! Ho le mutandine bagnate, tocca pure caro, non c’è nessuna vergogna in questo.”
La sua mano scivolò desiderosa lungo la mia pancina fino a sfiorarmi le mutande tra le gambe, che aprii per facilitargli il compito. Lo sentii deglutire quando aveva constatato che erano letteralmente fradice.
“Mi piace molto quando le tue dita mi toccano… Perché non mi togli le mutandine, visto che sei nudo anche tu?”
Lui si sollevò su un gomito guardandomi con l’aria di un bambino davanti a un regalo troppo a lungo desiderato.
“Posso toglierti anche la canotta?” chiese con espressione birichina. Risi sommessamente: “Ma certo, spogliami tutta, ho voglia di essere nuda in questo lettone con te” Queste parole risvegliarono prontamente la sua eccitazione. Le sue mani mi sfilarono i due indumenti leggeri che ancora indossavo, lasciandomi finalmente nuda. Mi lasciai guardare, godendo della concupiscenza che si leggeva nei suoi occhi mentre anche lui si spogliava completamente. Aprii le gambe con gesto aggraziato e lascivo, da gatta, e mi gustai i suoi occhi fissi sul mio cespuglietto di pelo scuro e ben curato che incorniciava le labbra della mia vagina umida. Il suo pene stava indurendosi rapidamente, lo accarezzai insieme ai testicoli ben fatti e tanto sodi mentre lui si abbassava a succhiarmi i capezzoli durissimi e sensibili. Gemetti a lungo per il piacere. Poi Luca si avvicinò alle mie gambe aperte:
“Ma fatti vedere! E’ un sogno o sono sveglio, come spero?”
“Se è un sogno, tra poco potresti avere una polluzione, a giudicare da quello splendido palo di muscolo che troneggia sui tuoi testicoli”
“Mamma… Sai che non mi sembra vero tutto questo? Che bella la tua vagina!”. Poi alzò il viso e mi guardò malizioso: “Mi piace il tuo odore è aspro e sa di pipi, però mi piace un casino. Posso baciartela?”
Dire che ero arrapata è ancora poco. Mi sdraiai flessuosa come una gatta spalancando le cosce davanti al suo sguardo adorante ed eccitato.
“E’ tutta tua, tesoro.”
Se la guardò per bene ancora per un po’, poi si abbassò per riempirla di bacetti. Non sembrava per niente titubante, a poco a poco, la sua lingua si fece audace e titillò le mie grandi labbra, intrufolandosi poi all’interno ad assaporare i miei umori di cui era ormai impregnato il triangolo di pelo scuro che circondava la mia vulva. Sinceramente, non avrei mai sperato che un ragazzo così giovane potesse apprezzare da subito la vista e l’odore di una vagina, soprattutto quella di una donna matura. Ma avevo dimenticato che il fatto che fossi sua madre gli dava baldanza e tenerezza insieme, e soprattutto rendeva ancora più eccitanti quelle intimità che ormai stavano diventando una piacevole lussuria.
Alzò di nuovo il viso e mi guardò con aria birichina col mento che mi sfiorava il pelo. “Ti piace?” mi chiese dolce.
“Caro… Mi stai facendo letteralmente impazzire di desiderio. Hai voglia di continuare?” “Ma certo!”, rispose entusiasta, e riprese a leccare con furia.
“Piano, piano, piccolo mio! Mi piace molto la tua lingua lì, ma devi saperla usare con dolcezza. Ecco, così, bravo… Adesso sali lungo le labbra, così… ! Ecco, ecco, proprio lì! Sei fantastico! Quello è il mio clitoride, lo stai proprio coccolando come si deve. Bravissimo, lecca lì” Sentii le sue dita che mi allargavano le labbra della vulva e mi sbrodolai. Lui leccò le gocce che scendevano tra le mie cosce aperte verso il solco tra le natiche che, me ne accorsi solo ora, stavo tenendo sollevate per venire incontro alla sua bocca che mi stava dando tanto piacere.
“Sei proprio bravo, sai? Amore, la tua mamma è molto contenta. Mi stai proprio facendo godere. “Incoraggiato, Luca si mise in posizione ancora più comoda per potermi lappare con completa dedizione. La cosa mi eccitava a dismisura e le mie gambe si aprirono completamente, mentre i miei piedi gli accarezzavano graziosamente le spalle e la schiena. “Voglio farti godere.” disse semplicemente. E questo bastò a portarmi all’orgasmo. La sua bocca fece il resto, guidata dalla passione e dal desiderio di imparare rapidamente quest’arte così piacevole e gratificante. Quando mi sentì ansimare, quando avvertì le mie convulsioni, le mie cosce che si stringevano ritmicamente attorno alla sua testa, Luca intensificò il suo succhiare finché urlando di piacere esplosi in un orgasmo mai provato prima, che mi fece ululare a lungo, e che mi fece stringere dolcemente le gambe attorno alla testa del mio cucciolo per non farlo staccare dal mio sesso appagato. Passarono diversi minuti prima che potessi riprendermi. Il mio petto ansante saliva e scendeva ritmicamente mentre la mia vagina continuava a pulsare. Mi sollevai sui gomiti per guardarlo e lui era lì, in mezzo alle mie gambe, con naso, bocca e mento tutti lucidi dei miei umori che avevo schizzato anche sui suoi capelli e sulle lenzuola.
“Allora, che ne dici di tuo figlio?” mi chiese con aria di finta innocenza.
Socchiusi gli occhi sorridendogli: “Vieni qua, dai un bacio alla tua mamma.”
Si sdraiò accanto a me e ci baciammo con infinita dolcezza, nudi e abbracciati sul mio lettone. Il mio sapore misto all’odore di pipi nella sua bocca era molto forte e la cosa mi eccitò ancora. Mi sentivo in calore conoscendomi, sapevo che era ben lungi dall’essere soddisfatta.
D’altra parte, anche il mio ragazzo non sembrava ancora sazio di me. Contro la mia coscia morbida che gli avvolgevo attorno al fianco sentivo premere il suo membro di nuovo duro e desideroso. Le nostre lingue si accarezzarono e si leccarono a lungo, aumentando sia la mia che la sua eccitazione. Poi lui non si trattenne più e mi chiese quasi trattenendo il respiro:
“Mamma, io… Vorrei imparare a… a fare l’amore. A farlo bene, intendo”
Tesoro di mamma, me l’aveva chiesto! Gli sorrisi come solo una mamma comprensiva sa fare.
“Caro! Non misurare le parole, non c’è bisogno tra di noi. Vuoi che la mamma ti insegni ad accoppiarti , vero?”
Lui fu stupito e si affrettò a scusarsi, ma di nuovo lo zittii: “Non devi scusarti, é normale questo, perché la natura vuole che ci accoppiamo per fare figli Intanto avevo abbassato la mano e gli stavo carezzando il pene gonfio che pareva sul punto di scoppiare. Lui protese il bacino come per offrirmelo.
“Sei proprio eccitato! Non ti fa bene rimanere così. Vieni qui, la mamma ha voglia di far godere il suo cucciolone.”
Lui era sempre più stupito: “Davvero non ti… Voglio dire, non sei obbligata a…”
Feci una risata argentina, sapevo che gli piaceva tanto. “Tesoro! E’ compito di ogni brava mamma condurre per mano il proprio figlio per insegnargli la vita. E cosa c’è di più bello dell’amore, della tenerezza, delle coccole? Il sesso è l’aspetto più intenso dell’amore tra due persone che si piacciono e che si fidano l’una dell’altra.” Abbassai la voce e gli dissi in un orecchio con aria complice: “…Sono orgogliosa che tu mi abbia chiesto di far l’amore per la prima volta con me.” Il sorriso con cui accolse queste parole era tutto un programma.
Mi abbandonai distesa sul lettone, a gambe aperte, e lo accompagnai su di me. Mamma, non c’è pericolo che ti metta incinta? No, tesoro, ho dentro la spirale, stai tranquillo. Mentre la sua bocca ansante cercava la mia per altri baci, la mia mano scese tra le nostre gambe e si strinse attorno alla sua verga palpitante per condurla all’imboccatura della mia vagina. Mi monto con dolcezza e mi penetrò subito, con un affondo che mi fece mancare il respiro.
“Piano” gli sussurrai, ma quando lui iniziò i movimenti, impaziente, cominciai a godere da impazzire; avvolsi le gambe attorno ai suoi fianchi intrecciando i piedi dietro la sua schiena, carezzandola con i talloni e le dita.
“Amore, sei molto bravo, sai? La mamma è molto contenta”
“Davvero ti piace, mammina ” “Oh sì, mi piace tanto! Muoviti pure liberamente, lascia fare alla natura e godi di me”
Mi resi conto subito che, nonostante fosse per lui la prima volta, si muoveva molto bene. Questo mi procurava a me un piacere ancora maggiore. Tra baci appassionati e lascivi, lo guidai pian piano all’orgasmo che arrivò dopo parecchio, prolungando il suo piacere ma soprattutto il mio. Non contai gli orgasmi che raggiunsi io durante quel primo accoppiamento e ogni ansimo che usciva dalle mie labbra gli dava una sferzata di eccitazione che potenziava le sue prestazioni.
Passò almeno mezz’ora così, mezz’ora di estasi sessuale pura, con lui che agiva dentro di me, regolare, implacabile, e io che godevo della sua energia di maschio, della durezza di quel pene giovane e instancabile, mai sazio. Le nostre bocche si baciavano con abbondanti risucchi e gocce di saliva che ci scambiavamo eccitati. Ci facevamo complimenti a profusione, innamorati pazzi e quando lo sentii aumentare il ritmo mi avvolsi ancora di più attorno a lui e gli dissi di godere dentro di me come più gli piaceva. Questo mandò la sua eccitazione alle stelle ed eiaculò riempiendomi la vagina di seme. Anche dopo l’orgasmo, le nostre bocche non si staccarono, ma rimasero incollate a lungo a scambiarsi baci lunghi e teneri. Poi, insieme commentammo la bella scopata appena conclusa.
Luca non era per niente imbarazzato, anzi sembrava molto a suo agio con me. Io ero al settimo cielo, ma cercavo di non esternarlo troppo. Francamente, mi auguravo che la cosa gli fosse piaciuta quanto era piaciuta a me, perché già fantasticavo su come e quando farlo di nuovo altre volte Ma fu lui, in modo molto naturale, a proporlo.
“Mamma, mi è piaciuto un casino… Cosa ne dici di farlo ancora qualche volta? Fare l’amore con te è proprio bello. Si prova questo quando si fa un figlio? Si amore, proprio questo.
Lo baciai a lungo, innamorata pazza di lui. Poi lo guardai negli occhioni bruni e gli sorrisi da mamma e da donna. “Caro, caro! Ti amo tanto, sai? Certo che lo faremo altre volte, ogni volta che lo vorrai.” “In tutti i modi possibili e immaginabili.”
“Dovunque ci piaccia farlo” “In qualsiasi posizione”
“Sarai il mio stallone” “E tu la mia cavallina ”
“Voglio accoppiarmi ancora con te.” “Come nelle riviste porno.”
“Porcellino, leggi quelle cose?”
“Beh, qualche volta è capitato…””Tesoro, non devi giustificarti, ho letto anch’io le riviste per uomini. E ho visto diversi film porno”
“Mamma!” “La cosa ti scandalizza?” “No! Anzi, mi eccita molto sapere che la mia mamma ha fatto come tutte le ragazze e che le piacciono le stesse cose che piacciono a me.” Constatavo con estremo piacere che il mio ragazzo era ampiamente svezzato, e che d’ora in avanti niente sarebbe stato come prima. La strada verso il sesso fatto bene era spianata, e anzi si prospettavano lunghe e piacevolissime ore amorose tra noi. Ci alzammo per una doccia e per mangiare qualcosa. Parlammo del più e del meno, e gli ricordai anche che doveva fare i compiti. Mi rispose che il giorno dopo aveva materie non impegnative e che comunque aveva già studiato per tutta la settimana a venire. Guardammo un film di avventura e parlammo di politica, poi lui sistemò la sua camera e io diedi una rassettata alla mia.
Quando fu l’ora di andare a nanna, mi misi la sottoveste leggera che portavo a letto, stavolta senza mutandine. E mentre tiravo indietro le lenzuola per infilarmi sotto, sentii un fruscio e mi trovai Luca sulla porta della camera. Era in mutande, giovane e snello, mi guardava con occhi da cerbiatto.
“Posso dormire con te, stanotte?” Inutile dire che lo accolsi a braccia aperte e, se devo essere sincera, anche a gambe spalancate. Passammo la notte a fare l’amore in tutti i modi e in tutte le posizioni. Instancabile lui, mai sazia io. Quando il mio giovane daino venne per l0ultima volta, erano passate le quattro. Eravamo storditi per la fatica e l’emozione, ma felici. Il mio seno e il mio viso erano completamente coperti del suo seme, e quanto ne aveva emesso! Lo leccò dalle mie tette e venne a farmelo sentire dalla sua lingua. Il giorno dopo rimase a casa da scuola. Firmai la giustificazione a cuor leggero, pensando che se fosse andato in quelle condizioni si sarebbe addormentato sul banco. In effetti si alzò a mezzogiorno, e cioè un’ora dopo di me. Da quella volta, io e mio figlio abbiamo fatto l’amore ogni volta che ci capitava, e ne avevamo sempre una voglia pazza. La casa era libera e quindi tutti i posti erano buoni per amarci, ma il luogo preferito era il letto. Svezzare il mio cucciolo alle gioie del sesso fu facile, creativo e molto, molto piacevole. Da madre amorevole divenni presto amante entusiasta e compagna dei suoi giochi erotici. Luca era un maschio giovane pieno di desiderio e di energia, non si stancava mai, e io non ero mai sazia. La coppia ideale, insomma, e varie volte ci confessammo a vicenda di essere innamorati l’uno dell’altra. Erano passate diverse settimane da quella prima volta, e i miei accoppiamenti con mio figlio Luca erano stati frequenti e sempre gratificati da orgasmi mozzafiato per tutti e due.
Mi ero chiesta se quello che stavo facendo era giusto, dopotutto si trattava di incesto. Ma era evidente che Luca si era aperto molto di più all’esterno, e non mancava finalmente di fare commenti sessuali anche sulle sue coetanee. Sembrava che gli piacessero molto le donne mature, e ad ogni modo la sua maturazione sessuale era molto evidente. Aveva la mentalità e la delicatezza sessuale di maschio di trentanni, ed ero molto contenta che il mio modo di insegnargli il sesso avesse sortito quei risultati ed eravamo entrami felici.

Un giorno Luca fece un altro passo avanti e tornò da scuola con un suo compagno di classe. “Ciao mamma, questo è Daniele, siamo compagni di scuola e grandi amici,” esordì mio figlio presentandomi quel ragazzo carino e timido. “L’ho invitato a pranzo ma non ho fatto in tempo ad avvisarti, a te non fa niente?”
“Ma figurati, anzi mi fa piacere, ciao Daniele!” risposi, appena un poco contrariata perché per quel pomeriggio avevo preventivato una bella attività con mio figlio. Ma quella birba ne aveva pensata una delle sue: mentre servivo in tavola gli spaghetti per i due giovincelli, Luca buttò lì un paio di allusioni che mi fecero capire che anche a Daniele sarebbe piaciuto molto imparare il sesso da me. Risposi in modo evasivo, lanciando a mio figlio un’occhiata che lo fulminava. Non sapevo cosa avesse raccontato al suo compagno di banco, ma visto che la frittata era fatta, mi augurai che almeno non fosse entrato nei dettagli. Dissi che l’educazione sessuale spettava ai genitori, che è la famiglia che deve assumersene la responsabilità, che anche la scuola gioca la sua parte, Insomma, giocavo di sponda cercando di capire bene fin dove volevano arrivare i due amiconi. Daniele teneva lo sguardo basso, era imbarazzato ma quando gli parlavo mi sorrideva e aveva un faccino che mi piaceva molto. Fu Luca a chiarire meglio: “Sai mamma, Daniele vorrebbe molto parlare con sua madre di queste cose e delle pulsioni di un ragazzo della nostra età, ma teme una reazione negativa.” Intervenne Daniele: “Mia madre sarebbe la persona ideale, ma è un po’… come dire… troppo pudica, quasi bacchettona.”
“Per questo,” concluse mio figlio, “ho detto a Daniele che forse tu potresti dare anche a lui qualche… chiarimento in proposito.”
Mentre ascoltavo i due ragazzi, io spadellavo ai fornelli dando loro le spalle. I motivi erano due: stavo riflettendo sul da farsi (e dovevo pensare alla svelta per dare le risposte giuste), e non volevo che i ragazzi vedessero la mia faccia divertita. Già, divertita, perché quel briccone di mio figlio aveva introdotto l’argomento in modo assai diplomatico, e mi sentivo intenerita dai bollori dei due ragazzi e dal loro desiderio di imparare me! Portai in tavola con un sorriso, e Luca capì subito che ci stavo. Io invece rimasi sul vago, conversando con i due e facendo a Daniele le solite domande sulla scuola, sullo sport, sulle fidanzatine, sui desideri, sui sogni che coltivava in segreto. Dalle sue risposte era chiaro il suo desiderio di sesso, tra l’altro era molto carino e ben educato, il che deponeva a suo favore, ma certamente era per queste sue caratteristiche che Luca l’aveva messo a parte del nostro segreto.
Il mio tono con i due, e soprattutto con l’ospite, era cordiale, suadente, familiare; doveva percepirmi come una seconda mamma, una di quelle che maternamente e senza inibizioni ti svezzano ai piaceri dell’amore.
“Ma le vostre compagne di classe sono tutte asessuate?” chiesi a bruciapelo. Mi sembrava una domanda logica e perfettamente legittima.
I due ragazzi si scambiarono un grande sorriso che parlava da solo: “Ma vuoi mettere?? Sono delle mongole senza esperienza!” rispose mio figlio, aggiungendo poi con aria complice: “E poi Daniele condivide con me una netta preferenza per le donne mature… come sua madre o come te.”
Due ragazzi tanto, tanto carini. La mia camicetta si era sbottonata sul davanti e io non facevo niente per nascondere l’ampia visuale del reggiseno bianco che vi si intravedeva. Trattavo la cosa come se fosse naturalissima, e intanto lo sguardo di Daniele era calamitato dalla visione. Dentro di lui combattevano timidezza e desiderio, educazione e ormoni, ma quando ero di spalle mi accorgevo che mio figlio e lui confabulavano, e voltandomi li trovavo sorridenti.
Daniele fece un commento sulla mia scollatura, io ne fui lusingata e rincarò la dose dicendo che non si aspettava che Luca avesse una mamma così bella, e che imparare da me sarebbe stato molto piacevole. Gli sorrisi e gli diedi un bacio: “Sei proprio carino Daniele” gli dissi, mentre le mie labbra sfioravano le sue.
Avere un secondo ragazzo da svezzare sessualmente mi intrigava, averlo con il consenso di mio figlio, e in sua presenza, mi eccitava. Così lasciai che le cose si svolgessero come venivano, in modo del tutto naturale, seguendo l’istinto e monitorando le reazioni dei due ragazzi per evitare di strafare o di deludere.
Devo dire che il pomeriggio andò a meraviglia. Mi godetti gli sguardi di Daniele alla mia scollatura e al mio reggiseno, salii su una scaletta per sistemare gli armadietti in alto e mi feci aiutare dai due ragazzi, gustandomi prima lo sguardo di loro due intenti a scrutare fra le pieghe della mia gonna alla ricerca delle mie cosce e delle mie mutandine nere di pizzo, il tutto coperto da collant chiari e poi i commenti sempre più aperti dei due. Risposi che se a Daniele piaceva quello che vedeva, poteva anche toccare e accarezzare, cosa che fece senza farsi pregare, con quelle mani piacevoli che mi diedero dei fremiti quando mi accarezzò le gambe e i piedi negli zoccoli. Lo invitai a non essere timido e a toccare dove gli pareva, sottolineando che mi faceva molto piacere che mi trovasse attraente. Così mi trovai quattro mani di ragazzotti eccitati tra le cosce, sul sedere, in mezzo alle gambe, e me le gustai proprio, sculettando con grazia per dimostrare il mio piacere. Quando scesi erano tutti e due eccitati e si toccavano le patte gonfie. Allora li invitai a sfogarsi, proprio come avevo fatto con mio figlio la prima volta, solo che adesso erano due e io ero in calore. Non persero tempo e tirarono fuori le verghe turgide iniziando a masturbarsi lentamente. Io intanto ero scesa dalla scala e mi ero tolta il reggiseno senza togliermi la camicetta. Mi abbracciai con i due puledri, uno a destra e uno a sinistra, e cominciai a scambiare con loro baci a profusione. Mentre le lingue saettavano da una bocca all’altra, ansiose di leccare e succhiare, le loro mani mi palpavano le tette e il sedere le cosce smagliandomi i collant e mentre baciavo mio figlio sentivo la bocca di Daniele che mi succhiava i capezzoli, poi voleva limonare anche lui e lasciava il mio seno a Luca, e intanto i due ragazzi si masturbavano senza sosta finché cominciarono ad ansimare e in breve eiacularono schizzando dappertutto. Durante l’eiaculazione avevo la lingua di Daniele in bocca e continuammo a baciarci per un po’ anche dopo. Inutile dire che la mia gonna e le calze erano tutte imbrattate però la cosa mi piacque.
Ci ricomponemmo rapidamente: io riunii i lembi della camicetta coprendomi appena il seno, ma senza chiuderla, i ragazzi rimisero i bei piselli ormai flosci nelle mutande e si guardarono in giro per rendersi conto della situazione.
“Accidenti, guarda il pavimento!” disse Daniele evitando di camminare sulle gocce che lo costellavano. “Signora, le ho schizzato il vestito, mi dispiace!” disse Daniele.
“Non preoccuparti, a me non dispiace affatto. Avevate un’aria estatica quando siete venuti. Dovrò lavare questa gonna.”
Così dicendo me la sfilai e la gettai in un angolo, rimanendo in camicetta, mutandine e collant. Dire che ero bagnata tra le gambe è poco. Non vedevo l’ora che i due ragazzi si riprendessero per poter godere di loro ancora di più.
“Avanti, mettetevi in libertà, dopo quel magnifico orgasmo insieme non vi vergognerete mica a farvi vedere in mutande!” dissi ai due. In men che non si dica si erano tolti tutto tranne gli slip e anch’io mi spogliai. Ora eravamo tutti e tre in mutande e arrapati. I ragazzi vollero darsi una lavatina intima, così li accompagnai in bagno e quando ebbero finito mi spogliai nuda e mi feci un bidè davanti ai loro occhi sgranati. Non insistetti molto perché il semplice tocco delle mie dita rischiava di mandarmi in orgasmo, e volevo riservare la cosa per il carinissimo ospite.
Notando che i due giovani stalloni erano di nuovo in fase di eccitamento, ci spostammo in salotto e mi sedetti in poltrona con le gambe pudicamente chiuse.
“Ebbene Daniele ” dissi materna e cortese, “cosa vorresti sapere di bello sulla donna?” Lui non ebbe esitazioni: “Beh, non mi dispiacerebbe vedere da vicino una…” e mi guardò tra le gambe.
“Una vulva?” dissi, e poi, a bassa voce: “Una … ?…” e aprii le cosce per fargliela vedere. Daniele si eccitò solo a sentire quel termine da me, una mamma. Si accovacciò davanti a me che stavo seduta a gambe larghe sul sofà e si lasciò letteralmente condurre per mano a osservare, sfiorare, accarezzare l’oggetto del desiderio di ogni maschio, quel bel fiore carnoso e profumato che anche mio figlio, seduto accanto all’amico, adorava tanto.
La presentazione non fu un’accademica nomenclatura delle parti anatomiche, ma una dolce e stimolante descrizione di come funziona l’eccitazione femminile, di cosa piace a noi donne a differenza degli uomini, di dove adoriamo essere toccate e baciate e leccate. I membri dei due ragazzi erano di nuovo in tiro e Daniele mi sorprese quando mi implorò di fargliela baciare.
“Ma tesoro mio, accomodati, non chiedo di meglio!” e spalancai le cosce ancora di più, spingendo il sedere verso il bordo del divano. Lui si piegò in avanti, mi annusò e disse: “Che odore eccitante mi piace!!”, poi iniziò a baciare e a leccare in modo così carino che non riuscii a trattenermi.
“Daniele, caro, caro!… Mi stai facendo venire, sai, tesoro?… Se puoi, non smettere, vorrei avere un orgasmo, sei così bravo!”
Per tutta risposta, quel ragazzino inesperto ma tanto appassionato mi tenne le cosce aperte con le mani e affondò ancora di più la lingua nella mia vagina leccando e succhiando con tanta passione che mi sbrodolai con convulsioni incontrollabili. Rimasi ansimante sul divano con gli occhi chiusi, e quando li riaprii vidi Luca e Daniele che mi guardavano sorridenti ed eccitati. Sorrisi anch’io e li baciai entrambi sulla bocca. “Ragazzi, siete fantastici.” Poi guardai i loro membri e la mia eccitazione aumentò nel vederli di nuovo così duri ed eretti, con le palle contratte e desiderose di eruttare. Mi sdraiai sul divano a gambe aperte e dissi: ” Daniele, vieni: non ce la faccio più, desidero accoppiarmi e fare l,amore con te.”
Il ragazzo, eccitatissimo, si posizionò tra le mie gambe aiutato da mio figlio. Fui io che gli presi in mano il pene duro e lo condussi fino all’imboccatura della mia vagina.
Mandai un bacio a mio figlio che ci guardava, poi sospirai per il piacere della penetrazione. Accompagnai Daniele a stendersi su di me, volevo baciarlo e lui desiderava la mia bocca e le mie tette. Ci amammo così sul divano, baciandoci e ansimando per il piacere. Era il suo primo accoppiamento con una donna, anche se credo che avesse già fatto qualcosa con una compagna di scuola. Era un po’ intimorito all’inizio, ma niente male nel complesso. Sarà che io ero in calore, ma mi parve che si muovesse molto bene. Di sicuro mi stava facendo godere e gli misi le mani sulle natiche muscolose per tenerlo stretto a me mentre mi montava e mi penetrava. L’accoppiamento durò parecchio, finché venne e mi riempì senza fermarsi., facendo godere anche me. Il ragazzo ed io stessa eravamo esultanti
Ma non potevo dimenticare mio figlio. Quella era la giornata di Daniele è vero, e Luca era rimasto volutamente in disparte, ma si stava masturbando davanti a me.
“Vieni amore della mamma,” gli dissi. Lui senza esitazione mi si avvicinò e io glielo presi in bocca. Daniele ci guardò compiaciuto, ansioso di vedere il … Non rimase deluso. Luca raggiunse un orgasmo mozzafiato e io accolsi in bocca e in gola tutto il suo seme caldo e denso, inghiottendone quanto più potevo.
E poi ci abbandonammo tutti e tre sul divano, i due ragazzi abbracciati a me, scambiandoci bacini e pareri su questi amplessi imprevisti e improvvisati, che si era rivelati grande fonte di piacere sia per i due ragazzi che per me.
Quando Daniele si congedò, ci ripromettemmo di vederci per un’altra giornata del genere. I due ragazzi sembravano entusiasti all’idea, io mantenevo il mio contegno di madre di famiglia, ma dentro di me morivo dalla voglia.
E a placare i nuovi e piacevoli pruriti che mi avevano preso ci pensò mio figlio, che dormì nel mio letto anche quella notte, prendendosi a buon diritto la sua parte montandomi e accoppiandosi vigorosamente dopo che quel pomeriggio mi ero concessa quasi solo al suo amico. Dormimmo abbracciati per gran parte della notte. Ero felice e soddisfatta; cosa non si farebbe per i figli…
Gli incontri con Daniele, , si ripeterono altre volte, sempre a casa mia, sempre noi tre, sempre sul mio lettone. Avevamo stabilito una regola: nella camera matrimoniale si doveva entrare rigorosamente nudi. I due ragazzi erano sempre caricati, e devo dire che si comportavano proprio bene. Non ci fu mai eccesso, prevaricazione, volgarità o prepotenza. Sia mio figlio che il suo amico avevano per me il massimo rispetto, in particolare Daniele era molto educato e mi lasciava sempre con la voglia di continuare. Un pomeriggio ce ne stavamo tutti e tre abbracciati sotto le mie lenzuola dopo una serie di amplessi a tre che ci aveva lasciati piacevolmente sfiniti. Tra un bacio e l’altro parlammo delle loro preferenze, dato che sia Daniele che Luca avevano un debole per le donne della mia età. Non disdegnavano le loro compagne di classe ma, come diceva Daniele, “è molto più stimolante ed eccitante fare sesso con una donna che potrebbe essere mia madre.”
Allora gli chiesi se con sua madre l’avrebbe fatto volentieri.
“Ma certo! Il mio sogno e scopare mia mamma e venirgli dentro la pancia,” rispose con entusiasmo, Data la confidenza che si era creata, mi permisi di chiedergli se si era mai masturbato pensando a lei. Annuì senza esitazione, sostenendo che la desiderava da sempre e che che il più grande desiderio sarebbe stato di scoparla e venirle dentro la pancia… ma che purtroppo lei, pur essendo una bella donna, era estremamente pudica e rigorosa, e Luca confermò. “Ma l’avrai vista qualche volta in biancheria intima,” incalzai io. Niente, è sempre accollatissima, qualche volta ho annusato le sue mutandine, prese dal cestone della biancheria sporca per sentire l’odore della sua vagina…. ma lei non dice mai parolacce, men che meno allusioni al sesso…… purtroppo lei è fatta cosi…. aggiunse malinconicamente.
Gli sorrisi e lo baciai a lungo, poi dissi con aria complice: “Sentite ragazzi. Perché non invitiamo qui la mamma di Daniele a bere un tè, qualche volta?”
I loro visi si illuminarono. “Sì, ma noi?…” domandò Luca.
“Lasciate fare a me, dovete solo darmi corda senza prendere iniziative, per il resto si vedrà.” Ci misi qualche giorno a organizzare, doveva accadere tutto in modo molto naturale, e sono bravissima in questo.
Il caso volle che fosse proprio la signora Luciana, la mamma di Daniele, a telefonarmi. Dato che suo figlio passava parecchi pomeriggi con il mio, si volle accertare molto educatamente che davvero i due studiassero e che il ragazzo non fosse di troppo a casa nostra. “Ma sta scherzando! Daniele è un ragazzino modello, e qui è sempre il benvenuto,” le risposi mentre sentivo la mia vagina inumidirsi al pensiero delle piacevoli ore trascorse. La rassicurai anche sul fatto che i due si dedicassero ai loro doveri, il che era vero anche dal punto di vista scolastico. Il discorso non faceva una grinza e la conclusione naturale di questa amabile telefonata con la signora Luciana fu che il pomeriggio del giorno dopo sarebbe venuta a prendere il tè da noi e, con l’occasione, a prelevare il suo studioso pargoletto.
Daniele e Luca arrivarono qui direttamente dalla scuola, come sempre. Ci baciammo eccitati, ma niente più. Tutto doveva essere riservato all’incontro con la mamma di Daniele, che avevo intenzione di gestire al meglio. Sarebbe bastato un piccolo errore… e addio per sempre. Così i ragazzi, che non vedevano l’ora di sviluppare questa nuova emozionante opportunità, si misero nelle mie mani e promisero di lasciar fare a me e di assecondarmi con attenzione.
Il campanello suonò alle quattro in punto. Andai ad aprire e mi trovai davanti una piacevole signora sui quaranta o poco più, bionda e dall’aspetto ben curato, elegante e sobria. Ci scambiammo sorrisi e abbracci come se fossimo vecchie amiche, dandoci subito del tu. Sotto il giaccone rivelò una linea morbida e sinuosa, ma di belle proporzioni. Sfido che Daniele è innamorato della sua mamma, pensai. I ragazzi erano in camera loro in attesa che li chiamassi, ma non c’era fretta. La feci accomodare in salotto sul divanetto di fronte al mio e cominciammo un’amabile chiacchierata su argomenti generici, casa, figli e così via. E intanto osservavo “la bella” di Daniele senza darlo a vedere: sandali bianchi con un minimo di tacco, gonna sobria che le fasciava bene i fianchi, maglioncino bianco di lana morbida con scollo a V, sciarpina di seta attorno al collo che cadeva proprio sulla scollatura. Esattamente l’immagine che mi avevano riferito i due monelli: una donna piacevole ed elegante, che cura bene il proprio aspetto ma non vuole darlo a vedere. E un bel viso, forse un po’ serio, ma che non disdegnava sorrisi a denti bianchi e con due graziose fossette ai lati della bocca. Cara mia, pensai, tu sei femmina e lo si vede lontano un chilometro. E’ un peccato mortificare la tua bellezza a cui tu stessa tieni tanto. Se ti fidi di me e ti lasci andare, mi sa che libereremo una bella cavalla di razza.
Chiamai i due ragazzi mentre mettevo l’acqua per il tè. Arrivarono con l’aria scanzonata di chi ha appena finito di studiare e desidera sgranchirsi un po’. Luca si sedette accanto a me sul divanetto, mentre Daniele si accomodava vicino alla sua mamma.
Portai la conversazione sull’argomento “scuola”, e dato che entrambi i ragazzi avevano buoni voti li lodai apertamente, soprattutto Daniele. La signora Luciana allora ebbe parole di elogio per il mio Luca, e io gli diedi un bacio “simpatico” accoccolandomi sul divano appoggiata a lui. Luca mi mise un braccio affettuosamente attorno alla spalla, e tutto si fermò lì, perché volevo studiare le reazioni della controparte. La mia ospite e suo figlio non si erano mossi, seduti una accanto all’altro come se fossero due estranei, lei sorridente ma molto sulle sue, quasi imbarazzata, lui compostissimo. Mamma mia, pensai, qui le cose si fanno difficili.
Allora cominciai a scherzare con mio figlio, fingendo che il suo braccio mi stringesse troppo, e lui si schermiva dicendo che evidentemente mi voleva troppo bene. Gli diedi un altro bacio sulla guancia, e lui me lo restituì. Un bel rapporto madre-figlio, su questo nemmeno una bacchettona come l’altra mamma poteva discutere.
“Questi figli, cosa non farebbero per le loro mamme…” dissi poi per sgelare l’atmosfera. “Si teme tanto l’adolescenza, si ha il terrore della ribellione, ma credo che un figlio educato nel giusto modo ripaghi i genitori degli sforzi fatti.” Che bella frase, ne tenevo in serbo una decina per questa occasione.
Luciana si dichiarò d’accordo e sorrise con affetto al suo tenero rampollo. Bene, era già qualcosa. Io mi strinsi ancora di più al mio Luca e cominciai a fare le fusa come una gatta. “E poi sono così… amorevoli, non trovi?”
Mio figlio mi baciò dolcemente i capelli e io mi strusciai contro di lui carezzandogli la mano. Continuai a parlare di sciocchezze con l’altra mamma, ancora rigida sul divanetto. E poi: “Li abbiamo coccolati tanto quando erano dei marmocchietti, e adesso sanno restituire le coccole alle loro mamme…”
Io e Luca ci scambiammo dei teneri bacetti sulle labbra, molto sbarazzini. Poi mi voltai verso gli altri due e dissi a Daniele: “Ma su, non essere timido: coccola la tua mamma come senz’altro fai a casa, siamo tra di noi, lo vedi che anche noi ci lasciamo andare…”
Daniele moriva dalla voglia di farsi sua madre lì davanti a tutti, ma bisognava procedere per gradi, come d’accordo. Lei sembrava bloccata. Ma alla fine fu proprio Luciana che prese la mano di suo figlio e la baciò teneramente, e allora lui abbracciò la sua bella e le diede un bel bacio sulla guancia.
“Così, bravissimo!” incalzai io. “Anche una mamma ama essere coccolata, lo sai?”
Luciana sorrise e accettò le effusioni del suo Daniele poi si rese conto che non poteva essere da meno e pur imbarazzata, gli restituì il bacio. “Sai, io non… Insomma, noi non siamo abituati a questi…” disse lei arrossendo. “Sciocchezze,” le risposi sorridendo amabilmente, “Si vede lontano un miglio che andate d’accordo e vi volete un bene dell’anima. Queste intimità tra madre e figlio sono una cosa bellissima, non c’è bisogno di fare i timidi, in fondo siamo tra di noi, no?”
E per sottolineare la cosa, avvicinai le labbra a quelle del mio Luca e le baciai a lungo. “Visto?” dissi come se fosse la cosa più naturale del mondo. “Ma capisco che Daniele sia molto timido, tutti i ragazzini lo sono. Su Daniele, non essere imbarazzato, dai un bel bacio alla tua mamma come faresti a casa tua!”
Il ragazzo non aspettava altro, e quando vide che la madre, pur paonazza per l’imbarazzo, gli sorrideva affettuosa, la baciò sulla bocca.
Per non imbarazzare la mia ospite che sembrava ancora un po’ ritrosa, non rimasi ad osservare lei e suo figlio che si scambiavano sorrisi e teneri bacetti sulle labbra, ma iniziai a fare la stessa cosa con il mio “pargoletto”. Le nostre lingue guizzarono da una bocca all’altra, non lascive ma nemmeno caste, si cercarono, si accarezzarono prima rapide e briose, poi sempre più lentamente, assaporando la voluttà di quei baci che ormai non erano più di madre e figlio ma quasi di fidanzatini in amore. Un’occhiata fugace all’altra coppia rivelò che il ghiaccio si stava sciogliendo: la bella signora si lasciava coccolare volentieri dal figlio adolescente e scambiava con lui baci molto più che affettuosi. Daniele si era stretto alla sua mamma e lei lo teneva abbracciato come un bimbo, lasciandosi accarezzare amorosamente i morbidi capelli biondi, il collo liscio, le braccia e anche le gambe qualche volta.
Io e mio figlio adesso stavamo proprio amoreggiando come amanti, bocche incollate e lingue che si frugavano a fondo, con schiocchi di labbra e suggestivi rumorini di saliva che tradivano il nostro piacere. Non avevo bisogno di guardare gli altri due per capire che stavano facendo altrettanto: mi bastavano i mugolii di sorpreso piacere, le paroline dolci mormorate tra madre e figlio, i sospiri di lei e i risucchi di lui. Eravamo due coppie in amore, due mamme innamorate dei loro dolcissimi e affettuosissimi cuccioli. Inutile dire che sembrò quasi naturale che i ragazzi ci accarezzassero anche le cosce, i fianchi e i seni, sia pure molto discretamente. Mi accorsi che Luciana accoglieva di buon grado quelle attenzioni fisiche “proibite” (ma tanto piacevoli) che Daniele le tributava e tacitava la sua casta coscienza con la consapevolezza che si trattava comunque di suo figliole non certo di un vicino di casa o un collega.
Dopo parecchi minuti di baci lussuriosi, Luca, che stava palpandomi i seni attraverso la sottile camicetta di seta, mi chiese ad alta voce: “Che reggiseno indossi?” e intanto sbirciava nella scollatura cercando di aprirla con le dita.
“Quello scuro che ti piace tanto,” risposi, accorgendomi che anche Luciana e Daniele ci osservavano con interesse.
“Quello di pizzo?” chiese mio figlio con gli occhi che gli brillavano.
“Ma no, i miei reggiseni di pizzo sono tutti bianchi, lo sai bene. Ho detto quello scuro, di seta.”Luca mi guardò dubbioso: “Quello nero con il gancetto davanti?…”
Feci un’espressione spazientita e mi sbottonai tutta per farglielo vedere. “Ho detto scuro, non nero. Quello di seta, che ti piace tanto!” e aprendomi la camicetta mostrai a lui e agli altri due i miei seni sodi sorretti dal carinissimo reggiseno di seta grigio scuro. “Questo è il suo preferito,” spiegai sorridendo a Luciana che mi guardava , “Me l’ha detto più volte che sto bene con questo completino, e non so dargli torto!”
La mia ospite aveva gli occhi sgranati e sembrava molto sorpresa. “Ma… tuo figlio ti vede spesso in biancheria intima?…” chiese con il tono di chi sta parlando di cose molto peccaminose. “Ma certo,” le risposi come se fosse la cosa più naturale del mondo, “In casa, tra noi, giriamo spesso solo con l’intimo. Del resto siamo in famiglia, no? Immagino che in tutte le famiglie si faccia più o meno lo stesso…”
Luciana avvampò imbarazzata, sentendosi improvvisamente bacchettona e arretrata. “Beh, noi… ecco… mi giudicherai un po’ troppo pudica (e forse lo sono), ma non siamo abituati…” Le sorrisi con aria accomodante: “Capisco, certo è questione di abitudine. Se tuo figlio non ti ha mai vista in deshabillé o mentre ti metti in pigiama, avrai le tue ragioni… Anche se, con una mamma così bella, il tuo pargoletto si sarà perso uno spettacolo notevole e anche qualche possibilità di conoscere meglio l’universo femminile.” La signora era rossa come un peperone ma sorrise per il complimento, e quando si girò verso Daniele con aria un po’ colpevole, lui le ricambiò il sorriso e le diede un altro bel bacio sulla bocca, bacio che lei non rifiutò affatto. Tanto più che madre e figlio erano rimasti abbracciati a osservarci anche mentre parlavamo. Bene, buon segno.
Durante questa conversazione io ero rimasta con la camicetta aperta e il reggiseno in bella vista.
“E’ vero o non è vero, Luca, che questo è il tuo preferito?”
Mio figlio annuì con un sorrisone che parlava da solo, e con le mani mi sollevò dolcemente i seni e li palpò attorno ai capezzoli, facendomi provare fremiti di piacere. “Puoi dirlo forte!” rispose entusiasta, “Guarda come valorizza le tue forme… e i tuoi capezzoli!”
Mi volsi verso la mia bella e timida ospite con aria complice: “Certo che i ragazzi a quest’età cominciano a diventare dei simpatici porcellini…” Luciana ridacchiò, poi disse: “Comunque è vero, è proprio un indumento carino, e devo dire che hai un bel seno, complimenti.””Grazie, anche se non è certo bello polposo come il tuo. Gli uomini adorano le tette grosse, direi che le tue sono proprio una bella misura. Una quarta, direi…”Lei annuì sorridendo e si guardò il petto come se si accorgesse solo ora che il maglioncino morbido la fasciava perfettamente, facendo risaltare le sue belle curve.”Dai, sono curiosa: fammi vedere anche tu che reggiseno indossi. A giudicare dalla tua eleganza, devi essere una che cura in ogni dettaglio anche l’intimo.” Avevo colpito nel segno. La signora Luciana arrossiva in continuazione, ma sembrava sempre più propensa a mostrare al nostro gruppetto familiare i doni che la natura le aveva regalato. Ci guardò per qualche istante, indecisa se trattenersi o lasciarsi andare… e poi finalmente, con un sorriso, sollevò la maglia scoprendo un raffinato reggiseno di pizzo rosa che racchiudeva due seni tondi e ben fatti..
I ragazzi se la mangiavano con gli occhi, lei si lasciava guardare con orgoglio mentre io le facevo dei sinceri complimenti. Poi Daniele aiutò la mamma a sollevare il maglioncino e a sfilarlo, lasciando solo il sottile foulard di seta arancione attorno al collo che scendeva nel solco fra le mammelle rendendola ancora più attraente.
Mio figlio si lasciò sfuggire un fischio sommesso, Luciana rise e io rincarai la dose: “Bello, vero cucciolo?” Daniele non le staccava gli occhi di dosso, come Luca del resto. Luciana si lasciava guardare, appena un po’ imbarazzata.
“Davvero uno splendido reggiseno,” commentò mio figlio, “e splendido anche il contenuto.” Luca, che ci stava guardando tutte e due, aggiunse: “Beh, devo dire che abbiamo due mamme veramente carine!” Li gratificammo entrambe con sorrisi e baci di ringraziamento. Dalla cucina venne il rumore della caffettiera che gorgogliava, e Luca si fiondò a spegnere la fiamma e preparare tutto. Intanto io e Luciana continuammo a dissertare sugli indumenti intimi femminili davanti a suo figlio che ci ascoltava interessatissimo. Si parlò di reggiseni, argomento che ai ragazzi piace sempre moltissimo, il che portò il discorso sulle varie forme di tette e relativa consistenza. Per non tagliare fuori Daniele dalla conversazione lo coinvolsi nelle varie descrizioni, con esempi diretti. Alle sue domande sbarazzine e “innocenti” rispondevo con la massima franchezza.
“Come certamente avrai notato già da tempo, Daniele, i seni di noi donne hanno forme e consistenze molto varie. Basta guardare il mio e quello di tua madre, per esempio…”
Il ragazzo osservava interessato: “Sì, anche i capezzoli sono molto diversi: quelli della mamma sono appena visibili attraverso il pizzo del reggipetto, mentre i miei sono grandi e turgidi.” Sua madre non sembrava granché a disagio, forse un po’ imbarazzata ma niente di più. “Hai proprio ragione,” continuai io, “i miei capezzoli sono larghi e a cono, quelli della tua mammina sono più delicati, tipico delle … tonde…” Mentre ne parlavo spingevo il petto in fuori in modo che il reggiseno di seta si stirasse attorno alle mie mammelle per metterle più in evidenza.
“Anche la consistenza può variare, giusto Luciana?”
La signora annuì e aggiunse che non era né la forma né la dimensione a rendere sodo un seno. Concordai pienamente, e invitai Daniele a saggiare la consistenza dei nostri seni per rendersi conto di persona, in modo da non trovarsi… impreparato davanti a una ragazza. Il ragazzo guardò me e poi la madre, e quando vide che lei non sembrava aver nulla in contrario, avvicinò timidamente le mani e carezzò dolcemente le nostre tette. Quando toccò le mie mi avvicinai a lui per agevolarlo. Incoraggiato, palpò prima le une poi le altre con l’aria di chi si sta gustando questo esame e vorrebbe protrarlo all’infinito. Notai che sua madre non obiettava, ma anzi gradiva essere palpata. Quanto a me, ero già al settimo cielo e le mie mutandine si stavano bagnando dal desiderio. Daniele mi titillò i capezzoli attraverso la stoffa leggera e mi lasciai sfuggire un fremito di piacere. Lui mi sorrise, mise un dito nella coppa del mio reggiseno e chiese malizioso: “Posso?…”
Guardai sua madre. Stava sorridendo. Fantastico.
“Ma certo che puoi, caro, tiramele fuori.”
Aiutai le sue mani impazienti a scodellare le mie tette sode fuori dalle coppe per guardarsele e palparle con comodo. Poi fece la stessa cosa con quelle di sua madre, agevolato da lei che, addirittura, si sganciò il reggiseno e lo lasciò cadere a terra rimanendo a tette nude. Daniele strabuzzò gli occhi davanti alle mammelle della sua mamma che non aveva mai vista prima d’ora. Toccò e palpò per diversi secondi, titillò i capezzoli incoraggiato dai nostri sorrisi materni, e quando chiese con aria estatica: “Posso anche succhiare?” non ci furono esitazioni: entrambe rispondemmo con un entusiastico “Certo!”
La sua bocca avvolse i capezzoli di sua madre prima, poi i miei, più grossi e duri. leccò con gusto, senza stancarsi, guardandoci ogni tanto di sottecchi per saggiare le nostre reazioni, ma gratificato da sospiri e sorrisi beati proseguì con piacere a palpare e succhiare avidamente le mammelle nude che gli mettevamo a disposizione. Dopo aver poppato da sua madre si attaccò ai miei capezzoli con un mugolio di piacere e si mise a ciucciare con dedizione, procurandomi un piacere grandissimo che mi sforzai di non mostrare, ma con poco successo.
“Che caro, il tuo Daniele riuscii a mormorare con voce roca mentre le mie mani accarezzavano i capelli del ragazzo e lo stringevano al mio petto. Lui si sedette sul divano e io mi appoggiai al bracciolo per mantenere l’equilibrio e, soprattutto, perché le gambe mi tremavano per l’emozione. La sua bocca non si staccava dai miei capezzoli, mentre io ero combattuta tra lasciarmi andare all’orgasmo o mantenere un contegno da madre amorosa e pudica. Luciana intanto ci guardava sorridendo, eccitata forse, ma anche un po’ contrariata che suo figlio proseguisse con il mio seno per tanto tempo. Arrivò Luca dalla cucina con un vassoio portando caffè, tè e biscottini. Rimase di stucco al vedere la scena, e fui lesta a intervenire: “Luca, cucciolo, la signora Luciana è rimasta senza cavaliere e il suo seno è orfano di attenzioni. Vuoi per favore fare gli onori di casa?”
“Con vero piacere!” rispose mio figlio posando il tutto e rivolgendosi alla signora che lo accolse a braccia aperte con un grande sorriso. La vidi mettergli le braccia al collo, e lui le prese in mano le tette e cominciò dolcemente a palparle. Emozionata, mi abbandonai a gemiti eccitati davanti a quella scena così piacevole, mentre la bocca di Luca mi faceva vedere il paradiso. Intanto mi accorsi che mio figlio e la signora Luciana si stavano baciando, le tette di lei sempre coccolate dal mio dolce maschietto. Ci staccammo tutti e quattro. Noi mamme eravamo visibilmente eccitate e cercavamo di non darlo a vedere, ma i giovani stalloni l’avevano durissimo, a quanto si poteva chiaramente vedere attraverso la stoffa dei leggeri pantaloni. Ognuno dei ragazzi tornò dalla sua mamma, e fu allora che li invitai a dare sfogo alla loro sessualità, proprio come avevamo già fatto in privato già un paio di volte.
Mi sedetti sul divano davanti a Luca e gli toccai la patta con la mano aperta, sentendone il membro duro ed eretto. Dissi che era normale che ragazzi della loro età si eccitassero in situazioni così intime, anche se eravamo le loro madri. Mi rivolsi a Luciana e commentai che la tanto condannata masturbazione non era né peccaminosa né dannosa, ma anzi poteva rappresentare una buona valvola di sfogo in momenti come quello. “Dopotutto,” aggiunsi con un po’ di malizia, “chi non si è mai masturbato nella sua vita alzi la mano.” Arrossendo come un peperone, la signora sorrise e non disse nulla.
“Non preoccupatevi, siamo le vostre mamme. Chi meglio di noi può capirvi? Liberate i vostri bei piselloni e sfogatevi pure.”
Temevo di essermi spinta troppo oltre, ma mi accorsi che Luciana non obiettava affatto. Così, quando con gesto naturale aiutai il mio Luca a sbottonarsi i jeans e gli abbassai le mutande per lasciare che il suo bel membro eretto svettasse libero, vidi che anche l’altra mamma stava facendo la stessa cosa con il suo pargoletto, osservando anzi con grande interesse il pene turgido e ben sviluppato di suo figlio che probabilmente vedeva ora per la prima volta dopo anni e anni.
I due ragazzi ci guardarono toccandosi i membri che si erano allungati a dismisura, e vedendo che noi mamme restavamo sedute a seni nudi sui divani davanti a loro rimasti in piedi, cominciarono senza indugio a masturbarsi incoraggiati dai nostri sorrisi benevoli.
Luciana guardava con ammirazione gli attributi di suo figlio, e il suo bel viso tradiva emozione e desiderio. Mi lanciò un’occhiata, soffermandosi con lo sguardo anche sul mio bel maschietto, e ci scambiammo un sorriso tra mamme.
“Stanno proprio crescendo bene, vero?” dissi amorevolmente.
Lei annuì: “Davvero due bei ragazzi, potrei quasi dire due uomini…”
Daniele si masturbava con piacere, guardando sia sua madre che me. Seduta in quella posizione, la mia gonna corta si era leggermente sollevata lungo le cosce. Mi sistemai più comodamente togliendomi gli zoccoli e sollevando una gamba e ripiegandola sotto l’altra sul divano. Questo fece scoprire ancora di più le mie gambe, ed ero certa che entrambi i ragazzi potevano vedermi anche le mutandine.
Nel silenzio ovattato dell’accogliente salotto si sentivano i respiri pesanti dei due ragazzi eccitati e i sospiri di noi donne a fare da contrappunto. Sentii Luciana dire a suo figlio che era fatto molto bene, e lui dopo qualche istante le rispose: “Perché non mi fai vedere qualcosa anche tu?…”
Inaspettatamente, la sua bella mamma gli sorrise e si adagiò all’indietro, sollevandosi piano la gonna. Evitava di guardare dalla nostra parte, forse per pudore, o forse perché era troppo presa da quel “gioco” con suo figlio che la stava coinvolgendo tanto. A poco a poco si scoprì le cosce tornite e ben proporzionate e si tolse i sandali. Daniele non si perdeva un istante di quello spogliarello, e fummo ancor più sorpresi quando Luciana, tirata su la gonna completamente fino in vita, allargò le gambe poggiando un piede sullo schienale del divanetto e l’altro a terra sulla moquette. Suo figlio strabuzzò gli occhi davanti al magnifico spettacolo: non solo le prosperose tette materne erano graziosamente adagiate sul petto di lei, completamente esposte al suo sguardo, ma addirittura poteva vedere il pelo biondo della mamma che spuntava abbondantemente ai lati delle mutandine di pizzo rosa. A quella vista Daniele pazzo di eccitazione, si masturbò furiosamente mentre la sua bella mamma lo guardava con un sorriso e gli mandava bacini da lontano.
Ansimando pesantemente, il ragazzo raggiunse l’orgasmo e spruzzò getti così potenti da bagnare la mamma sulla gonna, sul seno, sul viso e sui capelli.
Anche Luca era prossimo all’orgasmo. Io gli stavo carezzando e massaggiando i testicoli da un po’, e quando lo sentii “in arrivo” mi piegai in avanti e lo presi in bocca. Immediatamente fui gratificata da abbondanti schizzi di seme così copioso che mi colò persino ai lati della bocca, prontamente recuperato dalle mie dita amorose che succhiai golosamente per non perderne nemmeno una goccia.
In piedi davanti a noi, i due ragazzi continuarono per qualche istante a massaggiarsi il pene che, pur provato dal magnifico orgasmo, rimaneva ancora bello dritto e svettante. Tuttavia erano spossati e ci fecero tenerezza. Quasi all’unisono, senza previo accordo, ognuna di noi due si piegò in avanti e depose un bel bacione sulla punta del membro del proprio figlio. I due ragazzi sorridevano soddisfatti, per niente imbarazzati, e ci gratificarono con un sacco di complimenti carini e bacetti sulle labbra prima di rimettere i piselloni nelle mutande e andare in bagno a darsi una rinfrescata. Rimaste sole, io e Luciana ci guardammo e ci scambiammo un sorriso complice. “Bisogna pur svezzarli, questi ragazzini…” dissi quasi per giustificare quanto era appena avvenuto tra noi. Temevo infatti che la signora si riappropriasse del ruolo di madre casta e pudica che si era cucita addosso per tutti questi anni familiari. Invece la trovai sulle mie stesse posizioni e soprattutto, non potevo sbagliarmi, eccitata quanto me.
“Oggi il sesso si impara su internet, ed è un sesso animale, senza affetto né dolcezza. Non voglio che mio figlio cresca con questa idea. E nessuno meglio di una madre potrebbe insegnare che non c’è sesso senza amore.”
Il mio sorriso era tutta una risposta, e le strinsi persino la mano. Non c’era più alcun dubbio: la mia nuova amica approvava pienamente quanto avevamo appena fatto, e lo dimostrava la cura con cui si ripuliva dalle gocce di sperma che il tuo Daniele le aveva sprizzato su tutto il corpo: non mi sfuggì infatti la leccatina di dita con cui assaggiava il succo del suo figliolo che stava diventando uomo. Sentendosi osservata, mi sorrise con aria birichina ancora con il dito in bocca, senza riuscire a dire nulla. La anticipai: “Buono?”
Annuì sorridendo, poi replicò: “Mi sembra che anche tu te lo sia gustato…”
“Sai, volevo evitare schizzi sul divano…” risposi guardandola di sottecchi con un sorrisetto. Scoppiammo a ridere tutte e due di gusto. Poi io schioccai la bocca e deglutii un’ultima volta, proclamando: “Questo succo giovane e fresco è tutta salute!”
“Parole sante!” rispose lei. Perfetto, pensai, adesso siamo complici entusiaste di questo gioco molto materno e molto porcellino. D’ora in avanti andremo a briglia sciolta e insegneremo ai nostri cari frugoletti le più dolci gioie dell’amore.
L’accompagnai nel bagno di pianterreno mentre ci scambiavamo commenti sui ragazzi e sulle loro reazioni a noi… e le nostre a loro. Intanto io mi spogliai nuda e mi preparai per un bidè. Le chiesi se la cosa la imbarazzava, rispose che non c’era nessun problema, e continuando a parlare si tolse anche lei tutto quanto aveva addosso e cominciò a strofinarsi il corpo con una spugnetta umida. Era davvero bella, cosa si era perso Luca finora, e che paradiso gli si spalancava davanti!Mentre mi lavavo la passera non potei fare a meno di gemere di piacere. Ero così eccitata che solo il tocco delle mie dita insaponate mi procurava quasi un orgasmo. Dissi alla mia amica che tutte quelle coccole mi avevano fatto un certo effetto, e le mie mutandine umide sul pavimento parlavano chiaro. Sorridendo con aria complice ammise che anche lei l’aveva trovato molto eccitante, e che se i figli dovevano imparare il sesso una brava madre avrebbe potuto unire l’utile al dilettevole. Mi alzai dal bidet pulita ma più bagnata di prima. Non mi pareva vero di sentirle pronunciare quelle parole sagge ed eccitanti al tempo stesso. Presi le mie mutandine e una felpa a caso dal salotto, che indossai: mi accorsi che era quella di Luca, avevano il suo odore e mi piaceva.
Anche Luciana si era lavata per bene, e con le mutandine indossò il primo capo di abbigliamento che le capitò a tiro: era la camicia del mio Luca.
Entrambe eravamo eroticamente molto caricate. “Vieni, ti faccio vedere la casa,” dissi accompagnandola nei vari locali di pianterreno, per poi prendere la scala che saliva di sopra alle camere da letto. La nostra casa è molto spaziosa e avevo già ampiamente decantato la grandezza della camera da letto, che ora lei moriva dalla voglia di vedere. Arrivati in cima all’ampia scala di legno, sulla quale camminavamo a piedi nudi perché coperta da morbidissima moquette, sentimmo le risate scherzose dei due ragazzi in bagno che si scambiavano allegre battute dopo la doccia. Proprio in quel momento la porta si aprì e i due uscirono con irruenza, con addosso soltanto gli slip, fermandosi di botto davanti a noi e scusandosi per il chiasso e l’abbigliamento essenziale. Ma quando notarono che anche noi donne indossavamo gran poco, e per giunta indumenti che appartenevano a loro, ci sorrisero un po’ incerti sul da farsi.
“Stavo per mostrare a tua madre la mia camera da letto,” spiegai a Daniele, “volete venire anche voi?” Domanda assolutamente superflua. E mentre la bella signora si avviava attraverso la piccola anticamera verso la porta socchiusa, aggiunsi nel silenzio generale: “Sai Veronica, in questa casa abbiamo una regola.”
Lei si voltò a guardarmi con aria interrogativa mentre, senza voltarmi, sentivo su di noi gli occhi dei due ragazzi che si erano immobilizzati. “…Nella camera da letto si entra solo dopo essersi tolti ogni indumento.” La mia ospite mi guardò tra il serio e il faceto, cercando di capire se era uno scherzo. “Nudi, intendi?…”Per un attimo temetti di essermi spinta troppo oltre. Ma prima che potessi aggiungere qualcosa, lei fece un bel sorriso e rispose: “Se questa è la regola della casa, non sarò certo io ad infrangerla. Sarebbe estremamente scortese.” Detto ciò, con gesti molto aggraziati e come se fosse la cosa più normale del mondo, si sfilò le mutandine e le lasciò sul tappeto, facendole seguire dalla camicia di mio figlio che dalle sue spalle scivolò a terra lasciando la bella signora completamente nuda.
Vidi i ragazzi strabuzzare gli occhi davanti a quel sedere ben fatto, al corpo morbido dalle belle proporzioni, alla pelle perfettamente liscia e rosea. Lei si voltò a guardarci da sopra le spalle con un sorriso angelico: “Va bene così?”
Per tutta risposta ci spogliammo tutti in un batter d’occhio, poi la invitai ad entrare e la seguii, non prima però di aver lanciato ai due puledri un’occhiata complice. Erano raggianti, fin troppo felici di entrare in camera da letto con le loro concupitissime mamme belle nude e desiderose di coccole. “Ecco la mia piccola alcova…” esordii quando varcammo la soglia della camera. “Ma è grandissima!” esclamò Veronica guardandosi in giro e ammirando i quadri alle pareti, l’arredamento, il letto matrimoniale che grazie a un artificio del mobiliere risulta essere ben più grande di un normale letto a due piazze. Notai che la bella signora, che fino a nemmeno un’ora prima era estremamente pudica e refrattaria persino alle coccole più innocenti, si muoveva ora con la massima disinvoltura, completamente nuda, davanti agli occhi di due ragazzi sedicenni, uno dei quali era suo figlio. I due, dal canto loro, quasi non si capacitavano della cosa ed esibivano di nuovo due bei membri duri mentre seguivano con sguardi golosi le forme burrose e ben proporzionate, i movimenti aggraziati ed eleganti di quella bella madre quarantenne. Le occhiate rapide e i sorrisi che Luca e Daniele mi lanciavano mentre lei era impegnata ad ammirare la camera mi comunicavano la loro piena soddisfazione per come stavano andando le cose e la grande eccitazione al pensiero di ciò che sarebbe seguito.
Mi sedetti sul bordo del letto appoggiandomi all’indietro sui gomiti e tenendo le cosce leggermente aperte. In questa posizione le mie tette a punta si adagiavano evidenziando i capezzoli, mentre il mio pelo scuro tra le gambe era perfettamente visibile, come pure la fessura rosea e umida che faceva bella mostra di sé in mezzo al mio cespuglietto. Daniele ne fu calamitato e si mise in piedi vicino a me per guardarmi meglio. Intanto mio figlio accompagnava la mamma del suo amico verso la finestra.”Se ti piace la biancheria intima,” dissi alla mia ospite, “troverai la mia parure completa nel secondo cassetto. Così mio figlio ti mostrerà i capi che più gli piace vedermi indosso.” Luca le aprì il cassetto e insieme si misero a guardare la mia collezione di intimo, tra i gridolini di giubilo della signora e i commenti eccitati e monelli del mio ragazzo. Nel frattempo io avevo rivolto le mie attenzioni a Daniele che si era seduto accanto a me sul bordo del lettone ma in posizione opposta. Ci scambiammo diversi bacetti sorridendo, mi gustai i suoi complimenti, che sua madre ascoltava, pur impegnata a parlare con l’altro ragazzo di biancheria intima femminile. Tra un bacio e l’altro gli carezzai il membro rigido e cominciai dolcemente a muoverlo su e giù. Eccitato, il mio giovane ammiratore si abbassò a leccarmi i capezzoli che gli piacevano tanto, e io mi sentii bagnarmi. Sua madre intanto, in compagnia di mio figlio che non la mollava un istante, stava facendo dei commenti sui miei reggiseni di seta, ma lanciandomi un’occhiata da sopra la spalla mentre parlava mi vide impegnata con il suo cucciolotto e non insistette. Però sollevò il reggiseno che teneva in mano, uno dei miei capi più sexy, e lo tenne in alto rivolta verso la finestra per ammirarne la trasparenza.” Luca, che le stava vicino, le carezzò i fianchi e fece scivolare le mani sui seni della signora, stringendosi a lei e palpandoli da dietro. “Temo che la taglia sia troppo piccola per poter contenere queste magnifiche tettone,” commentò, poi le scoccò un bacio tra il collo e la spalla.
Veronica ridacchiò divertita alla sua impudenza, e non abbassò le braccia, ma tenne in alto l’indumento come per esaminarlo attentamente, consentendo così alle mani di mio figlio di palpare le sue … morbide. Si lasciò coccolare così per un bel po’, mostrando il suo gradimento al giovane ammiratore con sospiri, sorrisi e gemiti a stento trattenuti. Sentivo Luca che le mormorava qualcosa all’orecchio tra un bacetto e l’altro: conoscendo mio figlio, si trattava senz’altro di complimenti che la bella signora accoglieva sorridente e compiaciuta, girando la testa per rispondere ai baci del ragazzo. Il reggiseno che teneva in mano cadde a terra e i due si voltarono verso di noi, ma senza staccarsi. Lui le stava incollato con tutto il corpo da dietro e teneva nelle mani le grosse mammelle palpandole eccitato, lei spingeva indietro il sedere polposo per permettere a mio figlio di alloggiare tra le sue belle chiappe morbide il giovane membro che avevo visto eretto poco prima
, mentre scodinzolava per sentirlo meglio tra le natiche. Il viso raggiante di mio figlio parlava da solo. Non avevo bisogno di parole o di sguardi per sentire quasi fisicamente la sua eccitazione che ben conoscevo.
In quella posizione che sembrava essere molto gradita a entrambi, ci guardarono per qualche istante senza parlare, godendosi la scena di me e Daniele semi sdraiati sul letto, lui con la testa tra le mie gambe che tenevo spalancate per agevolare le sue piacevolissime leccate alla mia vagina bagnata, io con la testa tra le sue a succhiargli il membro eretto e a leccarlo lungo l’asta e i testicoli.
In piena fregola, voltai lo sguardo verso l’altra signora che, da sopra la spalla, stava scambiando tenere effusioni con il mio pargoletto sempre incollato a lei da dietro. Mi guardò anche lei e ci scambiammo un sorriso per nulla imbarazzato. Vidi che era molto eccitata e accettava tutto con molto piacere, tanto che mi disse con voce stranamente roca: “Tuo figlio è proprio bravo a coccolare…”
Sorridendo beata, mi tolsi il pene di Daniele dalla bocca con uno schiocco di apprezzamento e le risposi, altrettanto eccitata: “Per essere cresciuto in una famiglia così pudica, direi che Daniele sa ben apprezzare le grazie di una donna…”
Veronica annuì sorridendo e aggiunse: “Questi ragazzi sono davvero carini… Come si fa a resistere alle loro coccole?… E beata gioventù con gli ormoni a mille!”
Poi si girò tutta verso Luca e i due si baciarono più a fondo, abbracciati stretti. Mentre si girava intravidi il pene durissimo di mio figlio che si appoggiò alla pancia di lei, poi la signora lo prese delicatamente tra le dita e se lo mise tra le cosce per sentirselo strusciare contro il pelo. Vidi la punta del glande fare capolino a intermittenza tra le cosce tornite di lei, proprio sotto la congiunzione delle natiche. Luca doveva essere al settimo cielo, lo capivo dalla passionalità con cui baciava la mamma del suo amico e si strusciava contro l’invitante corpo di lei.
La lingua instancabile di Daniele, intanto, mi stava quasi facendo venire.
Pazza di eccitazione, pazza di lui, gli dissi: “Tesoro di zia, che ne diresti di montarmi? La mia vagina muore dalla voglia di sentirti dentro.”
Raggiante, il ragazzo si dispose meglio sul letto e io mi misi a quattro zampe col culetto in aria e le gambe aperte. Lui non perse tempo, non guardò nemmeno l’altra coppia, e mi penetrò piano ma deciso, non incontrando alcuna resistenza ma anzi sentendo la mia vagina perfettamente lubrificata e assolutamente desiderosa di essere penetrata. Diedi un lungo gemito di piacere sentendolo entrare, il che richiamò l’attenzione degli altri due che ci osservarono per un attimo. Pensai che se Veronica avesse avuto qualcosa da ridire, non sarei riuscita a staccarmi dal suo Luca nemmeno se mi avesse gettato addosso un secchio d’acqua. Ma naturalmente la mia nuova amica era felice ed eccitata nel vedermi scopare con suo figlio, che ora pompava dentro di me con quel suo modo regolare e appassionato che già conoscevo. Eravamo entrambi in calore e non frenavamo gli ansimi dolci, i gemiti eccitati, i grugniti di piacere. ” Daniele, mordimi le tette,” lo invitai. Si abbassò su di me e mi abbracciò la schiena prendendo in mano le mammelle a punta che pendevano sode, pur senza smettere di montarmi. La sua bocca mi baciava il collo e le spalle e aggiungeva piacere a piacere. Ero talmente presa da quell’orgasmo continuato che non avevo nemmeno sentito il lettone muoversi, e quando mi girai verso gli altri due li vidi accanto a me in piena attività sessuale. Luciana stava accovacciata sul letto, nuda e con le gambe pudicamente chiuse, tra le quali si intravedeva appena il suo morbido pelo biondo. Mio figlio le stava davanti, ritto sulle ginocchia, con il pene in tiro, e lei l’aveva preso in bocca e se lo stava succhiando con gusto. Hai capito, la bacchettona? E che succulento … gli stava facendo! La sua bocca sembrava molto esperta, di certo lo faceva con passione e con i suoi consueti movimenti eleganti: ne succhiava la cappella gonfia, la baciava e la leccava, scendeva lungo l’asta con la lingua, tornava in punta, e intanto gli palpava i testicoli senza posa, gli menava l’uccello tenendone in bocca il glande, lo baciava sul pelo ricciuto. In quella posizione leggermente chinata in avanti, le belle … di lei dondolavano pendule, rendendola ancora più eccitante agli occhi dei due ragazzi. Mio figlio era infoiatissimo e quando non resistette più le disse con la massima naturalezza: “Luciana, posso accoppiarmi? voglio venirti dentro la pancia, come mi piacerebbe lasciarti incinta”
Lei accolse quell’invito con un grande sorriso e rispose: “Ma certo, tesoro! Vieni.” e si adagiò sul lettone a gambe spalancate e cosce sollevate per invitarlo. Mio figlio si abbassò e, rivelando un savoir faire degno di un uomo maturo, si dedicò prima a leccare la bella signora. Priva di controllo, senza più inibizioni, la morbida madre di Daniele si abbandonò a gemiti e fremiti di piacere, mentre la lingua del suo giovane amante gustava il suo buon sapore e l’odore di … che si sentiva in tutta la stanza.
La portò alle soglie di un orgasmo, poi improvvisamente alzò la testa e sorridendole entrò in lei col pene durissimo.
Le mancò il respiro. Dalla lussuria dipinta sul suo bel viso capii che l’orgasmo stava arrivando, eccome! E non tardò a manifestarlo con piacere, gridando prima, squassata dalle contrazioni che provava in mezzo alle gambe, e infine chiamando mio figlio con ogni sorta di nomignoli affettuosi. Lui si abbassò a baciarle la bocca che lei gli porse vogliosa e lui senza più freni le disse “ti amo troia”.
Continuarono a scopare per un po’, come pure io e Luca, tutti e quattro manifestando il massimo piacere con gridolini, sospiri e gemiti.
Ma anch’io volevo baciare il mio giovane bandito, e mi staccai da lui sdraiandomi a pancia in su e invitandolo a penetrarmi da davanti. Non se lo fece ripetere e in un attimo fu dentro, continuando a montarmi dopo aver incollato le sue labbra alle mie per lasciare che le nostre lingue impazzite si leccassero dentro le bocche per tutto il tempo di quella favolosa scopata.
Anche gli altri due cambiarono posizione, e stavolta fu proprio la mamma di Luca a mettersi a quattro zampe mentre mio figlio si piazzava in ginocchio dietro di lei e la penetrava di nuovo, ammirando nel frattempo il bel sedere di lei con il buchino contratto e intonso.
I due monelli montarono per un bel po’, con gran diletto nostro godevamo come pazze. Alla fine vennero quasi contemporaneamente e, ansimando come mantici, ci riempiendole del loro seme. Inutile dire che noi due femmine eravamo talmente eccitate e stavamo godendo così tanto che, quando i ragazzi rallentarono il ritmo e poi si fermarono del tutto dopo la lunga e meritata eiaculazione, continuammo a muovere il bacino per un po’, ancora in piena fregola. Ma i ragazzi erano stati molto bravi e si confermarono due allievi modello in quella materia tanto appassionante: infatti non lo estrassero subito dalle nostre vagine impazzite, ma rimasero dov’erano, continuando a riempirci di baci e di complimenti e di carezze, tanto più che i loro membri rimanevano turgidi molto a lungo anche dopo l’orgasmo. Insomma, fummo pienamente gratificate, e dopo quella che ci sembrò una dolcissima eternità i nostri corpi si separarono e finalmente ci lasciammo andare tra le lenzuola stropicciate abbracciandoci appassionatamente. Seguirono interminabili baci e sorrisi e sguardi e complimenti e coccole a non finire. Ognuno dei due maschietti tributò a entrambe le donne una completa adorazione, ognuno baciò a lungo sia la propria mamma che la madre dell’amico Piano piano ci rilassammo e i due maschi, spossati per lo sforzo fisico e per l’intensa emozione vissuta, si assopirono accanto a noi. Io e Veronica, rimaste sotto le lenzuola al centro dell’enorme letto, potemmo così parlare liberamente e in piena confidenza, cullate dal respiro pesante dei nostri figli profondamente addormentati.La mia amica era molto accorta, e d’altra parte non ci voleva una laurea per capire che la maestra di sesso per i due cuccioli ero stata io e che quei piacevoli scambi intimi tra me e i due ragazzi andavano avanti da un po’ di tempo. Le confidai tutto quasi nei minimi dettagli spiegando cosa mi aveva indotto ad insegnare quella materia tanto complessa e tanto piacevole a mio figlio, e come lui stesso mi aveva convinta ad essere maestra anche per il suo compagno di banco e amico Luca. “Devo dire,” confessò Luciana “che ancora non riesco a capacitarmi di essermi aperta di colpo in questo modo. A casa siamo sempre stati estremamente riservati e pudichi, non ci siamo mai mostrati in mutande, men che meno ci siamo mai abbandonati ad effusioni… E qui è bastato niente per liberarmi, letteralmente, di tutte queste pastoie che, a dir la verità, mi andavano un po’ strette.”
Le risposi che per me e mio figlio era stato forse più facile e rapido, ma anch’io ero rimasta sorpresa lo si fa per i figli, il che rende la cosa ancora più bella. Senza contare che…” (e qui fu lei a sorridermi maliziosa e complice, con quelle due graziose fossette ai lati delle labbra) “…se abbiamo ceduto così prontamente a dolcezze amorose così spinte, vuol dire che lo desideravamo da tempo.”
Le sorrisi con aria complice: “Chi ci desiderava da tempo, te lo assicuro, sono proprio i nostri pargoletti…” “Me ne sono accorta da un pezzo,” ammise lei senza scomporsi. “Gli sguardi furtivi che mi lancia mio figlio da mesi, potrei dire da anni, parlano chiaro, anche se lui cerca di non darlo a vedere. Quello che non capisco è come facciano a desiderare una donna di 40 anni quando hanno a disposizione delle compagne di scuola bellissime e giovani.”
Accennai all’esperienza, al gusto del proibito, al vivere ogni giorno a un passo dall’intimità femminile rappresentata dall’unica donna che li ama totalmente, e cioè la mamma. Parlammo a bassa voce per parecchio sviscerando l’argomento “donna matura / ragazzo”. Anche il concetto di incesto fece timidamente capolino, e Veronica si affrettò a precisare che, tecnicamente, quel pomeriggio non l’avevamo commesso, perché ognuna aveva scopato con il figlio dell’altra. Non ci volle però molto a capire che, non appena fossimo state sole con i nostri figli, ce li saremmo fatti senza tanti problemi, con gran felicità nostra e loro.
Quando i due puledri si svegliarono dal breve letargo erano passate le cinque e bisognava darsi una mossa. Luca era tutto sorrisi affettuosi con me e soprattutto con sua madre, che ricambiava. Luca faceva l’uomo di casa e mi aiutava a rassettare. Eravamo rimasti tutti nudi, e quando proposi una doccia ci dividemmo tra i bagni di pianterreno e di sopra.
“Fai la doccia con me, Daniele?” chiesi al figlio della mia amica. Il ragazzo mandò un bacio alla mamma e mi seguì sorridente di sotto, mentre Luciana e mio figlio rimanevano nel bagno grande. Appena sotto il getto d’acqua calda ci abbracciammo e ci baciammo languidamente, ci accarezzammo e ci toccammo dappertutto, ci insaponammo con piacere, insistendo nelle parti intime. Io ero di nuovo accesa, e a lui era diventato di nuovo duro. Lo presi in mano mentre la mia lingua continuava a leccare la sua, e lo segai dolcemente per un po’, poi mi inginocchiai davanti a lui e gli presi in bocca il bel membro giovane e vispo. Lo succhiai per un po’ muovendo la testa su e giù, proprio come una … solo che lo facevo per puro piacere e non certo per guadagno. Quando mi rimisi in piedi e lo abbracciai, sentendolo così duro contro la mia pancia gli chiesi tenera e materna: “Tesoro, vuoi scoparmi ancora?” La sua risposta non mi giunse inaspettata: “Grazie, lo vorrei tanto, ma preferisco conservare le energie per quando arriverò a casa.”
Gli sorrisi. “Ah, così hai intenzione di farlo con la tua mamma”
Il suo sorriso parlava da solo: “Ti confesso che non vedo l’ora di montare la mia mamma e di stare accoppiato ore con lei, dentro di lei.”
Lo guardai con un sorriso materno e complice: “Amore di zia, credo che anche la tua mamma non veda l’ora di venire a letto con te!”
Ci scambiammo un ultimo bacio in bocca poi ci asciugammo e salimmo di sopra per incontrare gli altri due. Luciana e il mio Luca si stavano rivestendo, ma era chiaro che avevano fatto cose molto simili alle nostre: notai infatti che mio figlio l’aveva ancora durissimo e non voleva saperne di ammosciarsi. Meglio così, pensai, me lo godrò ancora un bel po’, stanotte. Ci congedammo come due famigliole perbene, tutte casa e studio e buoni principi, e ci demmo appuntamento per un altro tè e “biscotti” di lì a qualche giorno. Da quel pomeriggio la nostra vita intima è cambiata alla grande.
Ci siamo incontrati spesso tutti e quattro, sia a casa mia che a casa di Veronica, e abbiamo proseguito nell’opera di educazione amorosa con i nostri amati figli. Abbiamo anche provato combinazioni diverse, ognuna di noi scopando volentieri sia con il proprio figlio che con quello dell’altra: i nostri cuccioli adoravano “scambiarsi le mamme”. A volte entrambi i ragazzi passavano il pomeriggio a casa di Veronica o a casa mia, ma senza l’altra mamma. Altre volte noi due femmine ci siamo dedicate completamente a uno solo dei due maschietti, concedendoci volentieri in quello che era il sogno proibito di entrambi (ma in fondo anche il nostro).
E non abbiamo mai mancato di incoraggiarli a cercare altre “compagne di giochi”, giovani o mature che fossero, favorendo anche eventuali incontri con vicine di casa, conoscenti, persino zie e cugine più grandi.
Luca e Luca adesso sono al secondo anno di università e abitano a Milano in due bilocali in affitto. Hanno avuto flirt con diverse ragazze, ma anche parecchie donne mature, comprese le loro insegnanti. L’esperienza maturata con noi mamme ha dato loro una sicurezza che li ha resi amanti più maturi dei loro coetanei, garantendo loro una serie di successi con le donne da fare invidia a un gigolò.
E quando tornano a casa per il fine settimana, trovano le loro “belle mamme” ad attenderli a braccia aperte. La mamma è sempre la mamma, li abbiamo svezzati volentieri e siamo felici che i due cuccioli prendano le loro strade. Ma, da femmine quali siamo, non possiamo fare a meno di bagnarci tra le gambe ogni volta che dichiarano che “far l’amore con la mamma è la cosa più bella del mondo”!

Commenti [22]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *