mamma troppo femmina

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Intanto che mamma andava indietro coi ricordi e mi narrava la deflorazione ad opera di suo padre io ero inebriato dal profumo della sua pelle e attratto dal suo corpo; i pensieri vagavano per conto loro. Le carezzavo col palmo delle mani i seni e quando mi accorsi che erano senza reggiseno per poco non le sborrai addosso. Sentivo il cuore battere attraverso i capezzoli ritti e quando ispirando si gonfiavano mi pareva di morire. Li strizzai e lei mi scaccio`. Rimisi la mano e ne avvolsi uno con delicatezza, lei mise la sua mano sulla mia e la tenne schiacciata perche` non la muovessi. Sentivo il calore dei suoi globi e pensai a quante bocche si erano dissetate a quelle fonti. Mormorai: – Quanto ti voglio bene, voglio morire dentro di te… Volse verso di me il suo sguardo interrogativo ma presa dai ricordi prosegui` il suo racconto. Neanche si accorse del cazzo duro che spingeva contro l`anca per sentire quanto il suo corpo fosse sodo a cinquant`anni suonati. Con gesti lenti ma decisi le tiravo su la camicia lunga fino ai piedi. Ero arrivato a scoprirle le ginocchia quando torno` dal suo mondo e con rabbia disse: – Ma tu non ti smolli mai? Pensi solo a quella cosa, trovati una donna che ti sopporti, mamma mia non ce la faccio piu`….Lasciai la mano in mezzo alle ginocchia che teneva strette ed appena torno` al racconto io ripresi la lunga estenuante scalata facendo scivolare la mano tra le cosce morbide colla pelle liscia. Man mano che salivo la sentivo piu` calda , era il fuoco che la sua fornace irradiava. Allargo` le cosce quel tanto che proseguissi fino a toccare i peli pubici. Oddio, era senza mutande. Mi fermai di botto, il cazzo gridava la sua voglia e scoppiava di salute. Ero sul punto di sborrare ma non volevo sciupare il seme per cosi` poco, volevo entrarle in corpo volevo penetrarla in fondo all`anima volevo prenderla doveva essere mia, come moglie e come donna, dimenticando di essere mamma. Maledetto l`essere figlio. Le carezzai il monte di Venere molto pronunciato, mi lascio` fare, le inanellai i peli ricci colle dita, mi lascio` fare, scesi un in giu` dove inizia il canale della fessura e stavo per racciungere il clitoride quando; – Ma basta, cazzo , anche io son femmina, e che femmina, non lo capisci, non possiamo non dobbiamo, stai buono , cazzo, sempre in tiro, e vaffanculo…viene anche a me la voglia, che cazzo ti credi. Ma non possiamo. – Pero`…tuo padre…con lui… – Mio padre non era mio padre, come ti ho detto. Mi sa che mi ero perso un passaggio. – Mio padre aveva lasciato mamma incinta di mio fratello maggiore e quando torno` dopo sedici anni trovo una nidiata di sei figli, cinque tra cui io, frutto di incontri clandestini. Tu sei figlio mio, sangue del mio sangue e non possiamo, lo capisci o no? Il dito era scivolasto e stavo sfiorando il grilletto. Mi guardo` ma negli occhi non vi lessi rabbia, pazienza forse, quella pazienza che si ha verso un bambino deficiente. – Smettila di toccarmi, altrimenti mi costringi a fare qualcosa di cui pentirmi in seguito. – Ma io ti voglio bene, voglio stare tutta la vita con te e amarti. – Ti devi cercare una donna, ti ho detto o, meglio, torni da tua moglie. – Io voglio stare con te, voglio te come moglie, voglio morire dentro di te. Mi guardava come fossi un alieno, e negli occhi vi leggevo bonta`. – Ti rendi conto la gente, se lo sapesse la gente sai le critiche…. – Che bisogno c`e` di dirlo a tutti. – Non possiamo, fra qualche anno te ne pentiresti…. – La tua bellezza e` eterna. Io ti amo perche` sei tu non perche` sei bella. Di donne belle c`e` pieno il mondo ma te sei solo tu. Ed io voglio te. – Hsi bevuto il vino a tavola? Ecco, non bere piu`, il vino ti fa straparlare. Le stavo strizzando dolcemente il grilletto che si era indurito e forse l`eccitazione le aveva fatto abbassare i toni e tramutare i rimproveri in consigli. – Stai fermo, dai, mi scombussoli tutta e non mi fai ricordare. Per ribadire il suo rifiuto mi giro` le spalle e quando allungai la mano per toccarle la fica piego` le gambe e si raccolse in posizione fetale. – Ti stavo dicendo che mamma scopri` la mia tresca con papa` e quando litigarono appresi di non essere sua figlia. Liberata la coscienza se non mi cercava papa` ero io a cercare lui. E questo fino a…. Ma cosa me ne frega a me di chi ti ha reso donna , dammi la fica piuttosto che del resto non me ne cale un accidenti. Gli occhi mi si chiudevano per la stanchezza e per l`eccitazione che durava da qualche ora, e quando disse che avrebbe raccontato di Vittorio un`altra volta perche` aveva sonno le abbracciai le spalle sistemai il cazzo nel canale delle chiappe che lei cerco`invano di scrollare e favorito dalla pioggia che picchiettava i vetri mi appisolai. Chissa` cosa sognai e chissa` quanto tempo dormii so che quando mi svegliai ben prima di realizzare dove fossi mi accorsi che il cazzo era sistemato in un posto caldo e umido e che tirava da matti. Aprii gli occhi e mi resi conto che stavo chiavando mia madre da dietro , mi agitavo senza rendermene conto, entravo ed uscivo da quel corpo cosi` a lungo desiderato. Quando realizzai mi fermai di botto anche perche` mia madre aveva girato la testa per vedere chi le stava ravanando da dietro. CVolla voce assonnata di chi ha dormito profondamente la sentii gracchiare: – Tanto hai fatto, eh…sei uno stupido sei…non dovevi….sai la gente se lo sapesse….per colpa tua e del tuo coso sempre ritto…peggio di tuo padre…. Io mi muovevo dentro di lei, uscivo per prendere la rincorsa e cercare di andare sempre piu` in fondo. Anche lei si era adattata al mio ritmo e quando mi allontanavo lei si ritirava per scontrarci con vigore. – Fai piano…non cosi`…stupido, fai piano… Vatti a confessare poi…se trovi un prete che ti assolve…mamma mia…spingi….spingi di piu`…di piu` ho detto, porcod, spingi di piu` vai piu` dentro ancora di piu` di piu`…che cazzo fai ahhhhhh spingi porcod….spingi `sto cazzo di cazzo….stronzo…ahhhhhhhh finalmente dai dai dai adesso accelera spingi piu` forte ancora ancora di piu`mmmmmm…. Mia madre allungo` le mani indietro e mi afferro` ai fianchi per attirarmi dentro di lei, io dal mio canto le strizzai i seni pesanti e lasciai discendere una mano per raggiungere il cazzo in fica. Mi soffermai suk ventre piatto e giocai coll`ombelico poi scompigliai i peli del pube che mi fanno impazzire quindi scesi ed infilai un paio di dita e…puttana miseria sentivo la durezza del cazzo separato da una sottile parete di pelle. Ma…allora non la stavo chiavando in fica…oddio ero…ma si` ero in culo….diomio la stavo inculando, inculando nel culo la mia mamma oddio oddio oddio ed ecco che il cazzo si libero` del liquido che lo gonfiava da una vita, da quando ero bambino e sognavo un giorno possedere quella donna che tutti montavano, ma mai avrei immaginato che un giorno le avrei chiavato il culo come faceva il ciabattino di famiglia. Il cazzo non smetteva di sborrare la sua voglia, la voglia di anni di seghe solitarie di desideri inespressi. Sono svenuto. Si, lo giuro, sono svenuto mentre irroravo di crema biancastra l`ano della mia mamma. Sentivo come in sogno o come in uno stato di ebbrezza mia madre che mi raccomandava di spingere o di entare di piu` ma io ero altrove avevo raggiunto il Nirvana ero davanti al mio dio al dio dei chiavatori al dio che fotte qualunque buco disponibile, ero davanti a Giove che mi sorrideva. Ero in paradiso, se questo e` il paradiso ben venga voglio morire subito. Baciavo la schiena coperta dall`inopportuna camicia di flanella e baciavo la nuca e succhiavo il collo e leccai le labbra visto che la posizione non ci permetteva di unire le lingue. – Ti amo mamma, non mi scacciare ti prego, vedo che sei felice anche tu, lasciami con te, vivere con te, voglio morire dentro di te. Sei la mia donna sei la mia dea … – Sei un depravato, uno stupido depravato, non dovevi, non potevi…anche io ti voglio bene…e` colpa mia…sono stata troppo debole…le tue carezze le mani …le dita…dappertutto…te l`avevo detto, io lo sapevo…lasciami stare, e tu niente, dentro, mi infili le dita dentro e non sai che sono femmina, sono femmina anche io anche io ho del sangue nelle vene ed ora eccoci qua, amante di mio figlio, manca solo che ti dia un figlio. Hai ottenuto cio` che volevi…cosa sara` il domani, me lo sai dire cosa faremo domani? – Mamma, io lo so cosa voglio fare domani…vuoi che te lo dica? Mia madre stette un attimno in silenzio poi scoppio` in una risata il cui tremito espulse il cazzo dal culo e tutti e due scalciammo le coperte perche` ci faceva male la pancia dal ridere. – Lo….so…quello…che …vuoi fare….ah ah ah domani ahah ah e dopodomani ahahah e il giorno dopo ahahah. Appena ci siamo calmati con le lacrime agli occhi le sono salito sopra e quando le ho sfiorato le labbra colla punta della lingua le ho trovate socchiuse e ci siamo scambiato un bacio appassionato che ha suggellato il nostro amore la nostra passione il nostro incesto che avra` degli splendidi inaspettati sviluppi per la gioia di Dorina. Mitana

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