mani pulite

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Ben poche donne possono raccontare di essere giunte alla soglia dei 30 anni come in un fantastico sogno. Bella, spigliata intelligente, Simona era una di queste rare fortunate. Sin da ragazzina la vita le aveva dato tutto, una famiglia benestante e genitori innamorati ed affettuosi, successi a scuola e nello sport, tanti ragazzi che le facevano la corte dal momento che era proprio una bella e simpatica ragazza.
All’università aveva studiato con impegno ed in soli quattro anni si era laureata ed aveva coronato il suo sogno di fare la giornalista, trovando lavoro in un piccolo giornale di provincia prima e poi nel Tg di un’emittente locale abbastanza famosa, almeno nella sua regione.
A 23 anni tutto il suo impegno era concentrato sul lavoro, nessun grande amore, niente d’impegnativo anche se spesso cedeva agli inviti dei tanti spasimanti e si concedeva una serata rilassante ed il piacere tutto femminile di essere corteggiata.
Mai e poi mai a quell’epoca avrebbe immaginato d’innamorarsi e sposarsi nel giro di un anno, ma era successo. Lo aveva conosciuto per lavoro, a quell’epoca era in corso la campagna elettorale per le elezioni provinciali e Simona aveva organizzato le tribune elettorali ed i dibattiti.
Così aveva conosciuto Vittorio, da poco era entrato in politica, ma la sua discesa nell’arena delle elezioni aveva destato non poco interessa. Quasi cinquantenne Vittorio era docente universitario, autore di saggi di successo. Elegante raffinato, carismatico d’intelligenza fuori dal comune l’aveva affascinata sin dal primo incontro.
Per tutta la durata della trasmissione aveva dovuto lottare con se stessa per non comportarsi come una ragazzina, rimanendo imbambolata ad ascoltarlo ed ammirarlo, ed invece continuare a condurre. Il fascino di Vittorio aveva fatto presa non solo su Simona, ma anche su tantissime altre persone dal momento che era stato eletto. Simona ne era stata felice primo perché anche lei aveva votato per lui e secondo perché avrebbe avuto la possibilità d’incontrarlo nuovamente per le interviste ai nuovi eletti.
Al termine di una di queste interviste, lui l’aveva invitata a cena, ed a lei era parso di toccare il cielo con un dito. Con l’entusiasmo di una ragazzina alla prima cotta aveva accettato con tale slancio che lui aveva sorriso e lei si era maledetta per non aver saputo controllare i propri sentimenti.
Lui aveva preso a corteggiarla e si erano visti sempre più spesso, Simona era affascinata dalla sua classe, dalle idee che lui illustrava con un’eloquenza elegante e raffinata.
Pareva che la sua cultura non avesse limiti, s’intendeva di storia di arte d’economia ma anche di moda e di spettacolo, lei si abbeverava avida per ore ed ore, attendeva con ansia le sue telefonate e le serate che trascorreva con lui.
Poi la relazione divenne più profonda, è lei scoprì che Vittorio era fantastico anche a letto.
Nulla a che vedere con i ragazzini con i quali era stata prima, la sua calma, la sua esperienza, la sua insospettabile forza, l’avevano portata ad urlare di piacere come non avrebbe mai creduto possibile.
Quando lui le aveva chiesto di sposarlo la gioia di Simona era stata incontenibile e si erano sposati due mesi dopo, il tempo strettamente necessario per il disbrigo delle pratiche. Anche i quattro anni successivi erano volati come in un sogno, un favoloso sogno fatto di felicità ed allegria.
Ma si sa tutti i sogni finiscono ed un brutto giorno di Novembre freddo e piovigginoso venne anche per Simona il momento di svegliarsi. La sveglia fu il frettoloso ed insistente bussare alla porta ancora assonnata Simona aveva visto Vittorio, alzarsi e mettersi la vestaglia ed andare ad aprire. Lo aveva visto tornare, pallido in volto, scortato da due Carabinieri. Uno entrò scusandosi ed ispezionò la finestra e solo dopo essersi assicurato che nella stanza non vi era alcuna possibilità di fuga si ritirò con il compagno lasciando che Vittorio si vestisse.
Impietrita dalla sorpresa Simona rimasta sola con Vittorio si riprese e gli domandò “Vittorio cosa sta succedendo… cosa vogliono da te i Carabinieri…” lui la guardò cercando di sorridere, ma il suo viso tradiva la sua preoccupazione “Non so bene… vogliono che li segua in questura, ma tu stai tranquilla vedrai che si tratta di un equivoco…”
Simona si aggrappò a quell’idea con la forza della disperazione, si disse che si trattava di un brutto incubo, che sarebbe passato in fretta, ma non andò così e per la prima volta si ritrovò di fronte l’altra faccia della vita, non quella bella e sorridente che aveva conosciuto sino ad allora ma quella orribile ed urlante.
Passavano i giorni e le settimane e Vittorio veniva trattenuto, i giornali erano pieni di titoloni su di lui, di accuse infamanti su tangenti truffe abuso di potere. Gli amici le voltavano le spalle e si trovò in difficoltà persino sul lavoro. Qualche collega più spregiudicato degli altri, indagò persino su di lei ma per fortuna anche i magistrati intervennero smentendo qualsiasi suo coinvolgimento.
Ma la situazione non migliorò di molto, da quando si era scatenata la tempesta che aveva travolto anche Vittorio, i giornali ed i telegiornali non parlavano di altro ed alla TV, le chiesero con tatto di farsi un poco da parte e dedicarsi a piccoli insignificanti servizi di cronaca rosa e costume dal momento che era troppo coinvolta.
Per due lunghi mesi non le lasciarono vedere Vittorio, per “Esigenze di segreto istruttorio”, quando lo rivide quasi scoppiò a piangere nel vederlo smagrito ed esausto, invecchiato improvvisamente di dieci anni. Lui cercò di tranquillizzarla, ripetendole di avere fiducia, professando la propria estraneità, Simona cercò di aggrapparsi a quelle parole per farsi forza, ma non le servì a molto.
Poi le cose se possibile peggiorarono ulteriormente, cessato il regime di detenzione speciale al quale Vittorio era stato sottoposto. Messo insieme ai detenuti comuni, Vittorio si trovò subito in difficoltà, vittima di soprusi e minacce. Quando s’incontravano, le chiedeva soldi che distribuiva per cercare di essere lasciato in pace, ma come ovvio, più pagava e più le richieste e le minacce aumentavano.
Ben presto Simona si trovò in difficoltà. I loro conti erano stati bloccati dall’inchiesta, il suo stipendio bastava appena a pagare gli avvocati e la vita di tutti i giorni, gli amici le avevano voltato le spalle Simona era disperata, sempre più angosciata nel vedere la disperazione di suo marito.
Un giorno durante un colloquio, lui a bassa voce le disse “Forse ho trovato una soluzione, mi hanno promesso che mi proteggeranno, verrò lasciato in pace…” disse quasi delirando “Vittorio.. non abbiamo soldi…” rispose lei sconsolata , ma lui scosse la testa con forza “Non si tratta di soldi… dovremo solo fargli dei favori…”.
Un brivido corse lungo la schiena di Simona nel sentire quelle parole, non ebbe il coraggio di domandare che genere di favori e se ne rimase li a fissare attonita suo marito. Ma non vi fu bisogno di domande, Vittorio con l’ansia di chi si aggrappa all’unico scoglio che può strapparlo alla morte certa iniziò a parlare fissandola con occhi imploranti.
“Non dovrai fare nulla di particolare, stai tranquilla, hanno persone che non desiderano dare nell’occhio e necessitano di tanto in tanto di un posto sicuro… la nostra casa è grande non avrai problemi ad accoglierli, si presenteranno come ex studenti o colleghi di altre università…”.
L’idea di ospitare sconosciuti a casa sua, quasi certamente delinquenti o assassini in fuga dalla polizia la terrorizzava. La sua casa, l’unico posto dove ancora riusciva a trovare un minimo di serenità e ritrovare giorno dopo giorno la forza di continuare, sarebbe stata violata e profanata. Il solo pensiero le era insopportabile, ma anche la vista degli occhi allucinati ed imploranti di Vittorio le era insopportabile, come ogni giorno le era insopportabile saperlo in pericolo, vittima di angherie e soprusi a cui era incapace di sottrarsi e dai quali non poteva difendersi.
Si sentì travolta dall’amore per quell’uomo che aveva conosciuto tanto forte e famoso e che ora vedeva disperato. Per lui lei era l’unica certezza rimasta, l’unica speranza… non se la sentì di negargliela e sommessamente rispose “Lo farò… di loro che lo farò…”. Sapeva che se ne sarebbe pentita, ma non poteva farne a meno… e la gioia con la quale Vittorio accolse quella risposta la ripagò
Dopo quel giorno passò meno di una settimana prima che si facessero vivi., l’uomo che si presentò alla porta, seppur elegante e ripulito, non aveva certo una faccia rassicurante. Simona quella notte si barricò in camera e dormì pochissimo, risvegliandosi ad ogni minimo rumore. L’uomo si trattenne alcuni giorni poi se ne andò. Un altro si presentò quasi una settimana dopo, e la cosa si ripeté immutata. Simona ogni volta si sentiva precipitare in un incubo dal quale si risvegliava solo quando l’ignoto ospite se ne andava.
Solo i colloqui con Vittorio, il vederlo più tranquillo e disteso le davano la forza di continuare a sopportare, di non pensare alle possibili conseguenze anche penali nel caso la cosa fosse scoperta. L’idea di finire a sua volta in carcere la terrorizzava, ma non poteva dire basta senza rigettare Vittorio nella nera disperazione che nelle settimane precedenti l’aveva ridotto ad una larva.
Quando sentì suonare al campanello e la misteriosa voce rispose “Sono un ex studente del professor Vittorio…”, Simona provò il solito tuffo al cuore, esitò qualche istante ma poi aprì. Quando l’uomo entrò nell’appartamento, fu un poco sorpresa. Sembrava molto diverso dagli altri…
Era giovane, poco più che ventenne in apparenza, vestito elegantemente, con un viso simpatico, dal sorriso aperto e maschio, non potè fare a meno di ammettere che si trattava di un bel ragazzo. Disse di chiamarsi Sante e Simona rispose timidamente alla calorosa stretta di mano ed all’ampio sorriso dell’uomo.
Era tanto diverso dagli altri, che accolse come un piacevole complimento la lunga occhiata che lui le lanciò quasi accarezzandola dalla testa ai piedi, poi improvvisamente si ricordò che con ogni probabilità quel ragazzo che gli stava di fronte malgrado la sua faccia da bravo ragazzo ed il modo di fare educato non era meglio dei brutti ceffi che l’avevano preceduto……..ed un leggero brivido di paura le percorse la schiena.
La sera dopo, rientrando a casa dal lavoro, lo trovò in salotto, sembrava l’attendesse. Nuovamente i suoi occhi si soffermarono ad ammirare le sue belle e lunghe gambe, generosamente esposte sotto l’elegante minigonna, e poi risalirono a puntare il gonfiore della stoffa della camicetta sotto la quale, ad ogni passo, ondeggiava leggermente il seno sodo di Simona. “Bentornata… posso offrile un drink…. Intendo dire ho preparato un drink con quello che la sua casa generosamente offre… ne gradisce un assaggio ?”
I suoi modi come al solito erano affabili ed educati, ma Simona intuiva che sotto quella pelle d’agnello si nascondeva un pericoloso lupo, ed il fatto che lui le riservasse quelle attenzioni non la tranquillizzava affatto.”Grazie ma non bevo mai prima di cena, e poi sono stanca e voglio cambiarmi…” rispose Simona, mentre mentalmente cercava di pensare a quale vestito avrebbe potuto indossare per non risultare in alcun modo provocante.
I giorni passavano, ma Sante non accennava ad andarsene, e soprattutto la sua corte diventava ogni giorno più palese. Una sera, Simona era in cucina che si preparava da mangiare, lui entrò con il suo solito sorriso sulle labbra e lei isintivamente controllò che la vestaglia che indossava fosse ben chiusa. “Scusa se ti disturbo, ma volevo mostrarti una cosa…” disse e prese il telecomando accendendo il televisore. Sullo schermo comparvero le immagini e Simona vide che si trattava di una replica di una delle sue trasmissioni. Guardò il giovane con aria interrogativa.
“Sai è triste vedere una bella donna come te con simili palandrane addosso, sembri una vecchia, guarda invece come sei carina in televisione, guarda come risaltano quelle tue bellissime gambe sotto quella minigonna color confetto, e che bell’effetto fa quel tuo seno sodo che gonfia la tua camicetta…” le disse e Simona distolse lo sguardo rischiando di tagliarsi per il fremito che scosse la mani.
Lo sentì giungere alle sue spalle, ebbe paura di sentire le mani di lui posarsi sul suo corpo “Perché mi neghi anche l’innocente piacere di guardarti quando sei in casa ???” continuò lui, ma non si mosse. Simona raccolse tutto il coraggio che le era rimasto e cercò di replicare con la voce più ferma possibile. “La prego la smetta… questo non era negli accordi… io vi ospito per qualche giorno e basta!!!!”.
“Cosa c’è, ti faccio paura ??? Temi forse che ti violenti ??? o forse ci speri ??” fece una pausa che non fece che accentuare la tensione di Simona che lo sentiva sempre più vicino, sempre più incombente “Forse ci speri dal momento che non vedi il tuo amato maritino da mesi… di la verità già prima che lo portassero via il vecchio aveva incominciato a stancarti… incominciavi a sentire il bisogno di carne giovane e forte….”.
Simona iniziò a singhiozzare senza saper replicare…. Lo sentì allontanarsi sghignazzando e poco dopo scappò in camera sua chiudendosi dentro e sedendosi sul letto a fissare la porta temendo di vederlo entrare da un istante all’altro.”
Non accadde nulla, ma per Simona divenne ancor più difficile. La sera cercava ogni scusa per tornare a casa sempre più tardi e la mattina usciva poco dopo l’alba, ma anche così non sempre riusciva a sfuggire.
Una sera, rientrando trovò nuovamente Sante che l’attendeva, ma non era solo. Al suo fianco, seduta sul divano, stava una bionda appariscente, Sante la fissò, ma non mosse la mano che se ne stava apertamente infilata sotto la gonna della ragazza “E’ venuta a trovarmi mia cugina… ho pensato che non ti dispiacesse e l’ho fatta entrare…” disse con il suo solito sorriso sicuro.
La ragazza ridacchiò divertita da quell’assurda storia della cugina, almeno a giudicare dall’abbigliamento doveva essere una puttana che aveva rimorchiato da qualche parte “Faccia come a casa sua…” rispose Simona cercando di controllare la rabbia che l’aveva assalita. Ma Sante la bloccò alzandosi e parandosi davanti a lei. “Mia cugina ha perso l’ultimo treno per tornare a casa così mi sono offerto di ospitarla….” Disse lui, e Simona cercò di sfuggire cavandosela con uno sbrigativo “Va bene…”, ma lui incalzò.
“Già… un solo piccolo problema, io ho un piccolo lettino e non sarebbe comodo ne conveniente per me e mia cugina dormirci assieme…. Pensavo che potresti cederci per una notte la tua camera con quel bel letto grande…” continuò Sante mentre il suo sorriso diveniva sempre più ironico.
Simona non aveva in mente altro che liberarsi di lui, annuì e disse “Se mi lascia passare ve la libero subito…. Anzi, facciamo così, se la tenga… nel caso venissero a trovarla altre cugine…”, Sante ridacchiò mentre si spostava “La mia è una grande famiglia …l’eventualità è tutt’altro che remota…..”
Quella notte, Simona non riuscì a dormire, mentre dalla sua stanza fino a notte tarda continuavano a giungere inequivocabili rumori e gemiti….
L’indomani sera rientrando, andò in bagno e ben in vista trovò le lenzuola che portavano numerose e ben visibili tracce delle performance di Sante della notte precedente. Turbata ed arrabbiata Simona infilò le lenzuola nella lavatrice e più volte fece ripetere il ciclo di lavaggio, come a volersi liberare di quella profanazione.
Poi inevitabilmente accadde quanto aveva temuto sin dal primo giorno.
Sante rientrò una notte, piuttosto alticcio ed andò a bussare rumorosamente alla porta della sua camera svegliandola. Simona cercò di cacciarlo ma lui continuava facendo troppo rumore e minacciando di sfondare la porta, così aprì.
Lui sorrise nel vederla con la vestaglia infilata frettolosamente “Le regole sono cambiate mia cara signora, mettiti il vestito più sexy che hai e raggiungimi in salotto…” le disse e si voltò per andarsene poi voltò nuovamente la testa ed aggiunse “Ti do cinque minuti…. Poi verrò a prenderti…”.
Simona restò a lungo tremante, meditando sul da farsi, pensando di chiamare la polizia o di chiedere aiuto, ma quando la voce di lui le comunicò “Tra un minuto vengo a prenderti ” in fretta e furia indossò un abito non troppo appariscente e lo raggiunse. Non appena entrata vide che se ne stava seduto sulla poltrona…. Le ci vollero alcuni secondi per realizzare che si era aperto i pantaloni e che stava apertamente accarezzandosi il membro.
Si voltò per andarsene, ma la voce di lui la bloccò.
“Chissà se tuo marito avrà la possibilità che hai tu di scappare dal bel detenuto che lo insegue per fargli il culo….”, tremando e senza voltarsi Simona rispose disperata “Bastardo… sai benissimo che non erano questi i patti…” Sante ridacchiò “Non mi risulta si sia scesi nel dettaglio di chiarire sino a che punto doveva spingersi la tua accoglienza….se vuoi proviamo a chiedere spiegazioni. Se avrai ragione tu…. Tutto OK, ma se avessi ragione io… pe tuo marito potrebbe essere troppo tardi….”
Simona si voltò piangendo “Cosa vuole che faccia….” Lui le fece cenno con la mano di avvicinarsi, tremando incontrollabilmente ,Simona si avvicinò, Sante le fece cenno di inginocchiarsi, ebbe un’esitazione, ma bastò che lui si accingesse a parlare per farla decidere. Sante le prese la mano e se la portò al membro “Vai avanti tu… voi donne siete molto più brave…” sghignazzò “Bastardo…” non seppe trattenersi dal replicare Simona.
Lui l’afferrò per i corti capelli biondi, avvicinò il suo viso a quello di lei “Sei sboccata mia bella signora… ma tra poco non avrai più modo di parlare…” le rispose con l’alito che sapeva di liquore. La mano la trascinò irresistibilmente verso il membro che per l’orrore e la costrizione le parve immenso. Aiutandosi con l’altra mano Sante premette il glande contro le labbra carnose di Simona ed alla fine lei cedette e le dischiuse lasciando che lui le scivolasse in bocca.
“Non startene li impalata… usa bene quella bella lingua…e non fare la santerellina che chissà quante volte l’avrai succhiato ai tuoi professori o al direttore della TV dove lavori..” sghignazzò Sante mentre la sua mano imponeva il ritmico sali scendi alla testa di Simona.
Lei cercò di assecondarlo sperando che tutto finisse prima possibile.
Ma Sante non aveva alcuna intenzione di accontentarsi quella sera, ad un tratto Simona si sentì sollevare dalle forti braccia dell’uomo, gettare sul divano ricadendovi scompostamente. Le mani di Sante le fecero aprire le cosce, le strapparono letteralmente le mutandine e spinsero il glande a strusciare sulla peluria del pube e poi tra le grandi labbra. “Fai tanto la santarellina ed invece sei tutta bagnata….” Disse e spinse affondando in lei senza troppe difficoltà.
Solo allora Simona si accorse che era vero e che suo malgrado il suo corpo stava oscenamente rispondendo a quella violenza, si accorse che anche i capezzoli le si erano inturgiditi ed un gemito le sfuggì incontrollato dalla gola ad un violento affondo di Sante. “Cosa c’è bella signora… ultimamente ti eri abituata ai vecchietti e non ti ricordavi più che cosa può fare un vero maschio????” continuò lui.
“Simona si chiuse in se stessa, e non rispose, concentrandosi per scacciare l’eccitazione che cresceva in lei. Si scosse solo quando sentì che la cavalcata di Sante aumentava di ritmo, rompendo nel galoppo forsennato che precedeva l’inevitabile epilogo….
Con disperazione prese a battergli i pugni sul petto… cercando di scacciarlo da se “Vigliacco levati… non voglio che tu mi venga dentro… non voglio mettere al mondo un altro bastardo….” Lo insultò… scatenando solo le risate del giovane “Ti accontento subito…” disse e rapido si staccò da lei e le salì sopra. Nuovamente il glande le affondò in bocca mentre lui non smetteva di agitare freneticamente il pube. Lo sperma iniziò a sgorgare dal glande riempendole la bocca soffocandola. Lui la tratteneva e Simona fu costretta a bere…
Quando lui si staccò da lei, Simona giacque incapace di muoversi ansando e piangendo mentre dalle labbra un pò di sperma sfuggiva colandole oscenamente sul membro. “Coraggio… ai salvato il culo di tuo marito… e poi sono sicuro che il vecchio bastardo quei soldi che ha fregato li abbia spesi anche con qualche bella ragazzina mentre tu te ne stavi a casa ad aspettarlo da brava mogliettina…”
La reazione di Simona fu furiosa “Lascia stare mio marito… lui è un uomo vero… qualcuno l’ha incastrato ma alla fine la verità verrà a galla…Tu non sei degno nemmeno di pronunciare il suo nome…”
Sante parve divertirsi a quella furiosa reazione “Sino a prova contraria ad essere in galera è il tuo maritino … e non io” ridacchiò poi riprese “Sai che ti dico… voglio divertirmi a fare qualche domanda in giro… farò un’opera buona aprendoti gli occhi sul tuo amato Vittorio….” E proruppe in un’altra fragorosa risata. Simona a quel punto trovò la forza di andarsene. Corse in camera sua e si spogliò, poi infilato l’accappatoio andò in bagno e chiusasi dentro, aprì la doccia e s’immerse sotto il tiepido getto rimanendovi a lungo, sfregandosi con energia quasi a volersi lavare di dosso anche le brutte emozioni di quella serata da incubo. Ma quella che era più difficile da togliere era la colpevole consapevolezza di aver ceduto, anche se solo con il corpo, a quel porco di Sante. Non riusciva ne a spiegarselo ne a darsi pace, ma non poteva negare che il suo corpo aveva risposto e non certo negativamente all’assalto del giovane.
Al solo pensarci si sentiva male.
Dopo quella sera, Sante la lasciò in pace per qualche giorno, quando una sera portò a casa una ragazza, Simona ne fu quasi contenta e quella notte dormì tranquilla malgrado i rumori che provenivano dalla camera dove si erano rinchiusi Sante e la ragazza.
Ma la quiete non durò molto ed una sera tornando a casa trovò nuovamente Sante ad aspettarla. “Non posare la borsetta tesoro… stasera usciamo..” le disse “Non accetto inviti dai bastardi…” replicò Simona, ben sapendo che non sarebbe servito a nulla “Questa sera farai un’eccezione … vero mia cara ???”.
Simona lo seguì senza più parlare. Salirono sulla sua macchina e lui guidò veloce e sicuro per le vie della città. Si allontanarono molto dalla casa di Simona sino a che Sante non posteggiò vicino ad un palazzo piuttosto elegante. Scesero e raggiunsero il portone. Sante sbirciò i campanelli e poi ne pigiò uno “Sono Sante..” disse quando risposero “Terzo piano…” rispose una voce di donna.
“Dove mi stai portando ??” domandò Simona mentre salivano in ascensore “Lo saprai tra poco…” Quando giunsero sul pianerottolo, videro una porta socchiusa e vi si diressero. Entrarono. Dietro alla porta stava una ragazza, molto alta, dai lunghissimi capelli neri che indossava un vestito molto aderente di pelle nera “Cocco… farlo con la tua ragazza ti costerà di più sai…” disse la donna e Simona arrossì capendo dove lui l’aveva portata.
“Non ti preoccupare dei soldi… dimmi piuttosto se conosci questo signore ?” disse Sante ed estrasse dalla tasca una foto, Simona vide che si trattava di una foto di Vittorio che Sante aveva probabilmente rubato a casa sua e s’infuriò, ma prima che potesse parlare lui la raggelò con uno sguardo.
“Ma chi cazzo sei uno sbirro… vedi di andartene…” rispose la bruna ma Sante la bloccò “Non sono uno sbirro… mi manda Alfredo e se non ci credi telefonagli…” poi la lasciò.. la ragazza mantenne l’aria spavalda. “Lo chiamo si… e se fossi in te me la batterei prima che arrivi…” La ragazza prese il telefono, mentre componeva il numero
fissava Sante per vederne le reazioni. Lui non si mosse “Alfredo.. c’è qui un tale che dice d’essere tuo amico…” iniziò la giovane, ma subito si zittì e con voce flebile “Va bene…va bene”.
Sante aveva un sorriso radioso “Allora troia… vuoi rispondere adesso ?? Conosci questo signore…” la ragazza a malincuore annuì e Simona ebbe un tuffo al cuore “Si chiama Vittorio… veniva spesso…” “E’ tutto un trucco… un maledetto trucco…” si ripetè mentalmente Simona “Quand’è stata l’ultima volta che lo hai visto ??” “Mi pare pochi giorni prima che lo mettessero dentro…” rispose la giovane che evidentemente aveva riconosciuto Vittorio dalle foto sui giornali. “Veniva sempre lui qui o ???” continuò Sante.
“No, ha volte io o una delle ragazze andavamo nel suo studio all’università… ci spacciava per studentesse…” ridacchiò la donna. Simona ne aveva abbastanza, si rivolse con rabbia a Sante “Basta con questa messinscena si vede benissimo che avete combinato tutto…io me ne vado” “Aspetta..” disse secco lui bloccandola per un braccio “Descrivi lo studio del professore….” Intimò alla bruna, e la ragazza lo descrisse alla perfezione… “troppo prefetto per non essere preparato” pensò Simona “Potresti essere stata nel suo studio per altri motivi… dimmi un po com’è il professore, ha qualche segno particolare ???” domandò.
La ragazza ci pensò su poi rispose “Porta una scarpa con un rialzo perché per un incidente ha una gamba più corta dell’altra… è buffo vederlo camminare quando è nudo e… ha già… ha una piccola voglia rossa su di una natica…” a quel punto Simona si sentì mancare, ma Sante la sostenne “Io non so se tu abbia fatto centro… ma dalla reazione della signora direi proprio di si…” ridacchiò
“Non hai un posto più comodo dove parlare ???” domandò e la ragazza gli fece cenno di seguirla, li condusse in una grande camera da letto, elegantemente arredata e con un gran letto, Sante fece sedere Simona sul letto, e lei affranta non fece storie “Hai parlato di altre ragazze … dimmi quali piacciono al professore ??” la donna rise “Vuoi vedere la sua preferita ??? così capirai senza tante parole…” disse e Sante annuì.
La ragazza uscì e poco dopo ritornò accompagnata da una biondina dai capelli corti e dal corpo esile “Al vecchio bavoso piacciono le minorenni allora….” Esclamò Sante, mentre anche Simona sollevava la testa a fissare attonita la nuova entrata “Vacci piano Tina sembra minorenne ma ha quasi vent’anni…non rovino le ragazzine io…” rispose risentita la bruna. “Ma lui ti ha mai chiesto di procurargliene ??” insistette Sante “Ci ha provato una sola volta… poi si è accontentato…” ridacchiò la bruna.
“Grazie Ragazze… metterò una buona parola con Alfredo” disse Sante e prese Simona per un braccio per alzarla e portarla via. “Sei proprio sicuro che non possiamo fare nient’altro per tè…se vuoi io e Tina possiamo far divertire sia te che la tua amica sai… Tina poi è bravissima… lecca benissimo le fichette ma anche i bei cazzi duri come quello che devi avere tu…” disse la bruna e pose una mano sul pube di Sante accarezzandolo “E poi ha un culetto delizioso…quasi come quello di una vergine…” .
Qualcosa scattò nella mente di Simona, alzò di scatto la testa e fissò la bruna “Mio marito se lo faceva quel bel culetto ???” domandò con rabbia . La bruna scoppiò a ridere “Così tu saresti la moglie di Vittorio… mi pareva di aver riconosciuto le foto sui giornali…Mi domandi se se lo faceva ?? Veniva quasi solo per quello… un vero maniaco vero Tina….” E la ragazzina annuì “Passava ore a leccarmelo prima…” e ridacchiò ondeggiando oscenamente le piccole ma ben tornite chiappe.
Simona si alzò e prese Sante per il colletto della camicia “Sarai soddisfatto adesso vero ???” gli urlò in faccia, lui pensò alla solita sfuriata, pensò che lei volesse sfogare su di lui la rabbia accumulata sentendo raccontare le prodezze dell’amato marito.. ma si sbagliava.
Sneza più parlare Simona si accosciò davanti a lui, incurante della gonna che risaliva scoprendo generosamente le gambe, le sue mani armeggiarono con i pantaloni dell’esterrefatto Sante e ben presto ne estrassero il cazzo “Adesso ti preparo e poi voglio che mi mostri come t’inculi questa troietta…” disse e senza attendere risposta accolse in bocca il cazzo.
Il membro prese ad ergersi velocemente tra le sue braccia, divenne duro e grosso per la violenta eccitazione che colse l’uomo nel vederla comportarsi così. Simona prese a pomparlo con foga, affondandoselo profondamente in gola sin quasi a soffocarsi mentre la lingua frullava impazzita. Ben presto Sante fu costretto a fermarla.
“Poca resistenza è !!!” lo sfotté Simona. Poi fece appoggiare la biondina al letto e le abbassò i pantaloncini, scoprendo le deliziose chiappette . Le sue mani le divaricarono in un osceno invito, fissandola negli occhi che brillavano di una strana luce Sante si avvicinò appoggiando il glande allo sfintere della giovane e poi spinse.
Tina emise un gemito mentre i suoi muscoli cercavano di rilassarsi per rendere meno dolorosa la penetrazione. Ma il cazzo di Sante non era mai stato tanto grosso, il glande pareva esplodere, l’uomo spinse nuovamente e vi fu un nuovo gemito, poi ancora un colpo e lentamente le rosee carni si aprirono ed il glande scomparve nella giovane. Sante si scosse “Se vuoi che entri di più devi leccare…” disse e spinse imperiosamente in basso la testa di Simona. Senza esitazioni la bionda iniziò a leccare l’asta imperlandola di saliva e con pochi colpi Sante scomparve nel culo della biondina.
Era troppo eccitato, la vista di Simona piegata con il volto sulle natiche della biondina, la fantastica stretta di quelle giovani carni intorno al suo cazzo, la bruna che perversamente gli leccava le orecchie mordicchiandogli il lobo, lo fecero ben presto impazzire, i suoi movimenti si fecero frenetici mentre Simona, come ipnotizzata continuava a fissare il cazzo che scorreva nel culo della biondina. Con un guizzo ed un osceno risucchio Sante estrasse il membro giusto in tempo per scaricare il primo e più copioso schizzo di sperma sul viso di Simona, altri seguirono, ma lei non si sottrasse. Chiuse gli occhi e lasciò che lui le scaricasse tutto il suo piacere sul volto.
Mentre Sante si accasciava sul letto, Simona come se niente fosse si rialzò e chiese “Dov’è il bagno ???” e seguendo le indicazioni si allontanò per ripulirsi e ricomporsi. Quando ritornarono a casa ne lei ne Sante parlarono e Simona si ritirò nella sua camera lasciandolo solo.
Lui si mise a guardare la televisione, poi andò a farsi una doccia e se ne andò in camera. Aveva appena spento quando la porta si aprì e la luce si accese.
Simona entrò, indossando solo una ridottissima sottoveste rossa traforata dalla quale non era difficile intuire la morbida peluria del pube o i rosei capezzoli “Campione … sei solo capace d’incularti le puttane o violentare le donne indifese o per caso sai anche scopare ???” malgrado fosse stato sorpreso da quell’apparizione Sante non rimase a lungo a guardarla, l’afferrò rovesciandola sul letto. La sua mano forzò le gambe di lei e raggiunse la vagina “E sentiamo tu cosa pensi di essere… hai tutta l’aria di una puttana…” le rispose mentre le sue dita violavano l’intimità di lei.
Simona emise un piccolo gemito eccitato “A voi uomini piacciono le puttane vero ?? le preferite di gran lunga alle mogli…” Sante annuì, si chinò su di lei ed iniziò a leccarla, un nuovo gemito accolse il contatto della sua lingua con il clitoride e ben presto dalla gola di Simona fuoriuscirono gemiti sempre più prolungati mentre i primi copiosi umori colavano bagnando il viso di Sante.
Lei allungò la mano e raggiunse il sesso di lui, lo attirò a se e prese a succhiarlo, a vellicarlo con la tumida lingua mentre con le mani accarezzava dolcemente lo scroto assaporando la durezza dei testicoli. “Porco…” gemette abbandonando per un attimo l’asta. Sante aveva affondato un dito umettato di saliva nel suo inviolato sfintere e poi gemette ancora più forte quando anche un secondo dito percorse la stessa strada proibita del primo.
Lui si spostò, la fece stendere su di un fianco e si stese a sua volta dietro di lei, il membro si fece largo tra le cosce di Simona e strusciò sulle grandi labbra, si spinse a solleticare il clitoride gonfio di attesa e di piacere “Dal primo momento che ti ho visto ho capito che eri una gran puttana…” le sussurrò “Sta zitto e scopami brutto porco…” ribattè Simona muovendo il bacino per cercare di farlo penetrare in lei, ma lui si sottrasse e continuò il lento ed esasperante gioco delle carezze.
“L’altra sera ti ho violentato… ma ora è diverso sto per scoparti…stai per far becco il tuo amato maritino…”, lei voltò la testa e lo baciò con furia “Taci e scopami…lui si faceva le puttane ??? ed io d’ora in poi sarò per gli altri come le sue puttana…” disse non appena le sue labbra lasciarono quelle si Sante.
Lui affondò in lei con un violento colpo di reni e Simona chiuse gli occhi ed emise un gemito prolungato. Sante si chinò e prese tra le labbra i turgido capezzolo mordicchiandolo e leccandolo mentre con la mano scendeva sulla morbida pelle del ventre sino a raggiungere il clitoride per stimolarlo abilmente.
Il respiro di Simona si fece affannoso mentre si muoveva assecondando con il proprio bacino i movimenti di quello del maschio. Dal suo ventre incominciò a propagarsi un immane calore mentre il membro che scorreva in lei iniziava a produrre un sempre più osceno schiacquio.
Sante la rovesciò sul letto, salendo sopra di lei, il suo pube aderiva alle natiche, si sollevava per tornare a calare su di lei percuotendole con forza. L’incombente presenza del maschio su di lei, la sensazione di esser in balia dei suoi desideri scatenò in lei un’eccitazione incontrollabile, l’orgasmo si abbattè su di lei con forza devastante e si ritrovò a gemere ininterrottamente con i violenti affondo di Sante che modulavano il suono gutturale che le sfuggiva dalla gola.
“Ti piace vero… non ti fa più schifo il mio cazzo…” ruggì Sante eccitato “Ora te lo faccio sentire meglio…” aggiunse e ruotò su se stesso trascinandola con se. Simona si ritrovò sopra di lui che la spinse a sollevare il busto dal proprio pezzo, a sistemarsi in modo che il membro affondasse ancor più profondamente in lei “Forza.. muoviti e scopati da sola…” la incitò lui e Simona prese timidamente a muoversi su e giù.
Le mani di lui si posarono sulle sue natiche aiutandola nei movimenti, Simona si lasciò guidare e ben presto anticipò le mani di Sante accelerando vieppiù il ritmo. Allora lui le spostò e prese a giocare con i suoi seni, palpandoli, stuzzicandone i capezzoli. Deliziose fitte di piacere si diramarono raggiungendo velocemente il suo cervello. Il ritmo di Simona si accentuò.
“Cosa stai cercando di fare… non vorrai mica farmi godere dentro di te ??? la sfottè lui e le sue parole la eccitarono, incominciò a pensare ai caldi getti di sperma che le invadevano il ventre “Dai lasciati andare… riempimi tutta con il tuo sperma…” gemette incitandolo e la sua mano si portò ad accarezzare i coglioni di Sante. “Un’ultima parvenza di pudore ??” continuò a scherzare lui “Signora bella se veramente la vuoi devi chiamarla come si usa dalle mie parti… vuoi la mia sborra ??? chiedimela…”
Simona non aveva ormai più controllo “Si voglio la tua sborra dentro di me.. ” gemette e Sante chiuse gli occhi rilassandosi. Non ci volle molto prima che il suo corpo s’irrigidisse ed il suo membro iniziasse a contrarsi furiosamente donando a Simona quanto desiderava.
Lei venne nuovamente insieme a lui e continuò ad agitarsi sopra di lui anche dopo che lui ebbe finito, mentre lo sperma colava lungo l’asta mescolandosi ai suoi stessi umori e colando sino a depositarsi sui coglioni del maschio.
Esausta, si staccò da lui con un gemito, si stese sul suo corpo e con la tumida lingua lo ripulì.
Quella notte Simona non tornò nel suo letto, si addormentò li, con la testa sul petto di Sante, vinta dalle mille emozioni di quel giorno. Sante invece non dormì quasi nulla, passò lunghe ore fissando il buio della stanza, ascoltando il tranquillo respiro di Simona. Ma non era solo la presenza della donna accanto a lui a impedirgli di dormire, il tempo era passato velocemente e quello concessogli stava ormai per scadere senza che lui avesse ottenuto alcun risultato. Sogghignò pensando al giorno prima… dubitava che i suoi capi avrebbero considerato come un successo il fatto che lui fosse riuscito ad incularsi una puttanella prima ed a scoparsi Simona poi…
Il sogghigno gli morì sulle labbra mentre pensava che doveva ottenere risultati in breve tempo o tutto sarebbe stato perduto.
Le prime luci dell’alba, incominciarono ad illuminare la stanza, lo sguardo di Sante incominciò a poter notare i contorni del corpo di Simona che dormiva nuda accanto a lui. Si sentì un poco in colpa per aver approfittato della sua posizione quando l’aveva praticamente violentata sul divano e del desiderio di vendetta la sera prima.
Ma lei era così bella, con quel viso da ragazza ribelle incorniciato da quel caschetto di capelli metà biondi e metà castano chiaro, quei seni deliziosi di medie proporzioni, le lunghe gambe modellate da tante ore in palestra e quel culetto deliziosamente formoso.
Malgrado i pensieri che affollavano la sua mente si eccitò Simona si svegliò, e si stiracchiò voltandosi verso di lui “Buon giorno…” disse sorridendogli, poi il suo sguardo notò il membro eccitato di Sante “Buon giorno anche a te..ma non riposi mai tu ??” disse fingendo di parlare al membro eretto per poi chinarsi e dargli un casto bacio sul glande eccitato.
Poi si alzò e abbracciò Sante baciandolo “Non sari mica di quelli che vogliono iniziare una giornata con una scopata vero ???” domandò maliziosa. Poi sorniona si arrampicò sul corpo di lui, strusciò i seni sul petto di Sante ed i capezzoli iniziarono ad inturgidirsi, la sua mano scese ad impugnare il membro e lo guidò a penetrare in lei. Era già umida e Sante scivolò in lei senza troppi problemi.
“Quel bastardo di Vittorio… forse perché si scopava tutte quelle ragazzine… non mi ha mai scopata la mattina appena svegli…. Debbo dire che è molto piacevole…” sussurrò mentre iniziava a muovere dolcemente i fianchi. Sante per un’attimo chiuse gli occhi cercando di abbandonarsi al piacere di quel gioco, ma non ci riuscì e li riaprì fissandola “Ti devo parlare…” disse Simona scosse la testa “Non adesso… voglio scopare…” protestò “Adesso invece..” insistette lui.
Simona diede una scrollata di spalle “Fai pure… ma io continuo a scopare “Ragazza tu mi costerai il posto… ho già fatto troppe cazzate in queste settimane…” disse Sante esasperato lei ridacchiò “Licenzia anche la mafia ???” ridacchiò lei divertita lui scosse la testa “Non sono un mafioso… non mi chiamo nemmeno Sante…. Il mio vero nome e Piero Tarcelli e sono un tenente della squadra investigativa dei Carabinieri…”.
Simona si arrestò, con le mani appoggiate sul petto di lui, restò seria per qualche istante poi sorrise “Solo tenente… da come scopi avrei detto almeno generale…” e ridacchiò. Piero s’irritò di fronte all’incredulità di Simona “Abbiamo intercettato i colloqui di tuo marito con certi Boss in carcere, da tempo sospettavano avesse collegamenti. Quando abbiamo saputo che tu avresti ospitato certi personaggi temporaneamente in città… abbiamo preparato il piano ed io sono stato inviato qui sotto copertura per cercare prove…”.
Le sue parole cadevano nel vuoto, Simona manteneva il suo sorriso ironico “Ed hai cercato scrupolosamente non c’è che dire…hai ispezionato anche i posti più nascosti…” ridacchiò riprendendo a muoversi ed affondandosi profondamente il membro nel ventre “sino in fondo…” gemette, poi si voltò senza staccarsi da lui in modo da dargli le spalle e da offrirgli una perfetta visuale delle sue sode natiche.
La sua mano iniziò a percorrere il profondo solco che divideva i due perfetti globi di carne “E’ l’ultimo posto che ti rimane da ispezionare….pensi che ci possano essere documenti importanti. Credi che vada ispezionato come hai fatto con quella puttanella ieri ???” disse e spinse l’indice a penetrare nello stretto forellino posteriore.
Suo malgrado Piero ebbe un sussulto eccitato che lei percepì perfettamente “Io collaboro sempre con le autorità…” continuò a canzonarlo, poi si sollevò e si sfilò il membro dal ventre, quindi arretrò sino a che il suo culo non si trovò proprio di fronte al volto di Piero.
“Non sono mai stata perquisita li…. Ma te lo lascerò fare anche senza mandato … se prometti di essere dolce…” ridacchiò un’ultima volta poi si chinò in avanti ed accolse in bocca il membro di Piero. Questi lottò ancora un poco, ma la sua forza di volontà incominciava a vacillare “Smettila… non capisci che dico sul serio…”
Le labbra di Simona e la sua lingua ebbero la meglio, con un gemito eccitato, Piero immerse il viso nel solco delle natiche di Simona ed iniziò a leccare. Per un istante lei abbandonò il membro e gemette “Sei un asso nelle perquisizioni… non credevo fosse tanto piacevole…” e subito dopo tornò ad affondarsi il membro in bocca spingendoselo sempre più in gola sino ad ingoiarlo completamente.
Con rabbia ed eccitazione incontrollate, Piero scivolò da sotto di lei, la stese sul letto e le salì sopra. Con mani ansiose spinse il glande imperlato di saliva tra le natiche di Simona e lo appoggiò allo sfintere e poi spinse, le carni si aprirono elastiche e lo lasciarono penetrare senza troppa difficoltà, poi Piero venne quasi risucchiato dentro di lei che emise un gemito di evidente piacere.
Piero prese ad incularla con foga, stendendosi su di lei “Puttana che non sei altro…e dicevi che nessuno ti ha mai perquisita prima….invece deve averti inculata un intero reggimento…” sibilò impazzito d’eccitazione “E’ un ottimo metodo anticoncezzionale… e poi volevo restare vergine per il matrimonio…” ridacchio Simona. Ma la sua risata venne interrotta dall’esplodere dell’orgasmo e si trasformò in un’interminabile gemito che si affievolì lentamente per tornare forte e vibrante mentre a lei si univa Piero contraendosi ed eruttando un caldo fiume di sperma che si perse nel suo intestino.
Rimasero così mentre lui perdeva a mano a mano consistenza dentro di lei ed allo stesso tempo riacquistava un minimo di controllo. “Non scherzavo sai….se possibile vorrei evitare di doverlo fare… ma posso provarti tutto quello che ti ho detto” le disse trattenendola. Per la prima volta Simona lo guardò con aria indecisa, era evidente che non sapeva se credergli o meno “Mi sono lasciato prendere la mano… ma tu sei talmente bella… ho sbagliato e ne ho approfittato … cazzo lo rifarei ed al diavolo la carriera…ma ti assicuro che tutto quello che ti ho detto è vero, sono stato mandato qui per cercare prove degli affari illegali di tuo marito….” Continuò Piero.
“Cristo come faccio a crederti…” disse Simona evidentemente confusa, poi improvvisamente l’indecisione e la confusione scomparvero dai suoi occhi “Ma chi cazzo se ne frega…dici di voler incastrare quel bastardo…se è vero ben venga…parlava tanto di principi, di moralità…poi le bustarelle i traffici illegali… le puttanelle che si sbatteva dalla mattina alla sera…” si fermò un attimo e poi riprese “Dimmi quello che debbo fare e lo farò…” Piero lesse nei suoi occhi la decisione ferrea che Simona aveva preso in quel momento… per un attimo ebbe paura… quella donna sapeva come vendicarsi…
Simona mantenne la parola, chiese addirittura alcuni giorni di ferie per poter meglio collaborare con Piero. Misero sotto sopra l’intera casa, e lei si recò persino nell’ufficio del marito alla ricerca di documenti che potessero fornire elementi utili a Piero. I giorni passavano ma non riuscivano a trovare nulla.
Fu allora che a Simona venne l’idea di provare a forzare la mano al marito.
Andò a trovarlo e si finse disperata, disse che non ce la faceva più, che non aveva più un soldo e che non sapeva come andare avanti. Calcò la mano sulle difficoltà che incontrava sul lavoro, ma lui pareva insensibile. Allora si decise a giocare la sua ultima carta “Non sopporto più quel via vai in casa… quelle orribili persone…quasi quasi mollo tutto, scappo da qualche parte… non importa dove…” disse piangendo.
Si accorse subito di aver toccato il tasto giusto, lui le prese le mani, le accarezzò i capelli, cercò di rincuorarla, ma lei insistette. Esasperato, Vittorio cedette e le sussurrò “Vai a Lugano, cerca di non andarci direttamente e stai attenta a non farti seguire. Presentati Alla filiale del Credito luganese e chiedi di accedere alla cassetta 55437, troverai la chiave in garage, nel mazzo delle chiavi della cantina … prendi quello che ti serve… ma stai attenta è tutto quello che ho… l’avevo messo da parte per tempi difficili…” cercò alla fine di dire lui.
Simona era esultante, ma continuò a fingere, lo baciò e ringraziò, si trattenne ancora qualche istante cercando di mostrarsi sollevata e pronta ad affrontare nuovamente le difficoltà che li attendevano
Tornò a casa dove la attendeva Piero, lo relazionò di quanto accaduto ed insieme cercarono la chiave dove aveva indicato Vittorio. Il giorno successivo, viaggiando separati per non attirare l’attenzione e percorrendo un lungo giro che richiese più di una giorno di viaggio, giunsero a Lugano. Entrando nella banca, Simona si guardò in giro soddisfatta, vi era un sacco di gente che andava e veniva, nessuno avrebbe fatto troppo caso a lei.
Si era aspettata che fosse più difficile, si era preparata a rispondere a domande ed a presentare documenti, ma non aveva fatto i conti con la proverbiale riservatezza delle banche Svizzere. Dopo pochi minuti l’accompagnavano nei sotterranei e la lasciavano sola in una piccola stanza con la cassetta di sicurezza.
Le mani di Simona tremavano un poco mentre la apriva. All’inizio fu un poco delusa, vi era solo una piccola agenda, un pacco di banconote da cinquemila franchi alcuni sacchettini e documenti che parevano passaporti, aprì per prima cosa i sacchettini ed ebbe un tuffo al cuore, poi diede un’occhiata ai documenti. Alcuni erano con tutta evidenza passaporti falsi, altri erano libretti al portatore. Eccitata e spaventata prese il tutto e lo infilò nella borsa da viaggio, poi prese alcuni vecchi giornali che aveva portato li rimise nella cassetta di sicurezza e la richiuse.
Chiamò l’impiegato che l’aveva accompagnata e riposero la cassetta, poi risalirono. Simona vibrava dall’eccitazione che la metteva a dura prova “Scusi mi può indicare un bagno ???”, l’impiegato l’accompagnò e poi la salutò. Simona sollevata entrò nel bagno.
Piero attendeva fuori dalla banca, a distanza di sicurezza, comodamente seduto ai tavolini di un piccolo bar, circondato da uomini d’affari impegnati in serissime discussioni che lui nemmeno percepiva, attanagliato dalla tensione.
C’era molta agitazione in quella banca, gente che andava e che veniva in continuazione, era quindi normale che ci volesse un pò più di tempo rispetto a quanto preventivato.
Incominciò ad allarmarsi quando fu passata un’ora, ma s’impose di attendere, dopo un’altra ora si decise e entrò nella banca con la scusa di cambiare lire con Franchi. Non poteva certo fare domande esplicite anche perché quell’azione non poteva certo definirsi completamente legale… quindi dovette limitarsi a ispezionare visivamente la banca. Di Simona non c’era traccia.
Passò il resto della giornata alla disperata ricerca della donna, ma senza riuscire a trovare nulla. Era veramente preoccupato, qualcuno doveva essere riuscito a seguirli, dovevano averla intercettata quando usciva dalla banca, forse in un attimo nel quale lui non aveva guardato. La preoccupazione si trasformò in angoscia ed in sensi di colpa per aver trascinato Simona in quel gioco troppo grande per lei…
Sconsolato tornò alla casa di Simona, sperando che qualcuno si mettesse in contatto con lui. Se li avevano seguiti dovevano sapere tutto, probabilmente li controllavano da tempo e sapevano chi fosse realmente lui e che da tempo viveva in quella casa con Simona.
Passarono le ore ma nulla accadeva, e passarono anche due giorni. Poi il campanello suonò ed il cuore di Piero ebbe un sussulto e si precipitò a rispondere. Quando ritornò in casa era un poco deluso, stringendo quel piccolo pacchettino nelle mani. Era anche molto confuso, dal momento che il pacco era stato indirizzato a lui e con il suo vero nome.
Dovette farsi forza per trovare il coraggio di aprirlo, nella sua mente passavano veloci le peggiori ipotesi e si sentiva ogni secondo più angosciato mentre apriva con mani sempre più frenetiche il pacchetto.
Trasse un sospiro di sollievo vedendo che conteneva solo dei documenti, poi aprì il primo dei due fogli di carta che vi trovò.
Era una lettera molto formale, indirizzata alla questura nella quale Simona dichiarava di aver trovato quei documenti frugando nelle carte del marito. Diceva di rendersi conto che dovevano essere legate a faccende non legali e riteneva quindi suo dovere passarle alle autorità competenti per le necessarie azioni.
Fù molto stupito del tono della lettera, e gli ci volle un po prima di guardare i documenti allegati. Si rese subito conto che erano scottanti. Vi erano libretti al portatore con prelievi e depositi per centinaia di migliaia di franchi svizzeri, alcuni passaporti falsi con le foto di Vittorio, un’agendina piena di nomi d’indirizzi d’appuntamenti ed annotazioni ermetiche. Sarebbe stato lavoro per gli specialisti.
Incominciava a sentirsi un poco sollevato, aprì il secondo biglietto, questa volta era la calligrafia svolazzante di Simona…
“Tesoro, pur essendo inesperta in materia credo che quello che ti mando sia esattamente quanto cercavi, forse ancor più di quanto tu stesso sperassi. Almeno me lo auguro, come mi auguro che tu possa portare adeguatamente a termine la mia vendetta incastrando Vittorio come si merita….
Se restassi dovrei certamente subire interrogatori sia della polizia che dei giornalisti e voglio assolutamente evitarlo… è stato bellissimo e ti ringrazio… mi mancheranno moltissimo le tue perquisizioni…..”
Non era firmata ma vi era solo l’impronta lasciata sulla carta dalle labbra coperte di rossetto. Piero richiuse il biglietto imprecando contro la propria stupidità…
Nei giorni e nelle settimane successive Piero fu impegnatissimo, ma nel suo animo continuava a pesare a Simona con sentimenti contrastanti. Sembrava scomparsa nel nulla, malgrado le ricerche e malgrado fosse stata attivata persino l’Interpol non era stato possibile trovare alcuna traccia .
Il ruolo che gli inquirenti assegnavano a Simona era considerato marginale, si desiderava trovarla più per interrogarla che per perseguirla per reati precisi. Ben presto con l’inchiesta che prendeva sviluppi sempre più rilevanti l’attenzione per Simona scemò. Solo Piero continuò con costanza a cercarla senza farsi scoraggiare dagli insuccessi, seguendo ogni traccia, anche la più insignificante che gli analisti gli sottoponevano…….
L’aereo incominciò a scendere dolcemente sull’oceano, ai passeggeri che guardavano dal finestrino la cosa inizialmente diede un certo disagio, sembrava che il comandante impazzito volesse atterrare sulla sterminata distesa d’acqua… poi in lontananza s’incominciò ad intravedere il profilo basso della piccola isola tropicale alle spalle della quale il sole andava tramontando, Piero distolse gli occhi e si apprestò a scendere. Era molto stanco per il lunghissimo viaggio, ma avrebbe avuto 15 giorni di tempo per riprendersi… quindici giorni interi dove nessuno l’avrebbe mai richiamato in servizio… la prima vacanza da 2 anni a quella parte…
L’albergo era semplice ma confortevole, con bungalow piccoli ma freschi e puliti nelle vicinanze della stupenda spiaggia di sabbia bianca, non appena arrivato si cambiò ed andò a fare un bagno, poi cenò ed esausto andò a letto. Ci vollero alcuni giorni perché recuperasse il fuso orario ed incominciasse a gustare realmente la bellezza di quell’isola meravigliosa. A guastare le piacevoli sensazioni che il posto gli dava vi era solo la gente che lo frequentava.
Non vi era nulla che non andasse in loro, almeno in apparenza, tutti erano eleganti, abbronzatissimi e le ragazze che accompagnavano anche i più anziani bellissime. L’unico problema era che Piero sapeva che la stragrande maggioranza di loro era gente senza scrupoli. Nella migliore delle ipotesi arricchitasi frodando il fisco, ma in molti casi anche con traffici illegali e con il sangue di tanta gente.
Sarebbe stato il posto ideale per una vacanza solo se avesse potuto con un tocco di bacchetta magica gettare a mare tutta quella gentaglia… ma non era possibile, si accontentò dell’idea ridacchiando tra se. Eppure era venuto in quell’isola per le sue vacanze anche se non si poteva proprio parlare di vacanze dal momento che lui si considerava al lavoro. Aveva pagato di persona, nessuno dei suoi superiori sapeva che lui si era recato in quel posto, non aveva nessun incarico, ma quel giorno come due anni prima Piero seguiva ancora quella tenue traccia nata da un foglio di carta passatogli da un’analista. Vendita di due grossi diamanti ad Amsterdam, qualità superiore provenienza sconosciuta proprietà di una cerca signora Cattelli Federica, risultata poi inesistente….
E quella traccia lo aveva portato sin li l’isola era piccola e se lei fosse stata ancora li l’avrebbe certamente trovata…, aveva poche tracce dal momento che le autorità dell’isola erano molto restie a dare informazioni sui propri residenti. Non era difficile capire perché riscuoteva tanto successo con il fascino di quella meravigliosa natura tropicale, di quel mare incontaminato e… di autorità discrete e flessibili come poche al mondo. Consultò il suo piccolo elenco e si avviò verso la sua prima meta…
Passò una settimana e Piero incominciava a scoraggiarsi… non vi era traccia di Simona e temeva di aver già destato anche troppe attenzioni facendo domande in giro… incominciava ad essere preoccupato. In quell’isola non era molto salutare aggirarsi facendo troppe domande. Seduto sul lettino all’ombra di una spiaggia, Piero sorseggiò il suo drink meditando di abbandonare quell’assurda ricerca che lo logorava e di gustarsi in santa pace gli ultimi giorni di vacanza.
La sua attenzione fu distratta da una splendida ragazza che venne a sdraiarsi sul lettino vicino al suo. Era appena uscita dall’acqua, il suo corpo era alto e slanciato, con ogni curva meravigliosamente proporzionata, ed esaltata dalla meravigliosa pelle ambrata tipica delle mulatte. Si accorse dell’occhiata che Piero le aveva involontariamente lanciato e rispose sorridendogli prima d’iniziare a strofinarsi energicamente i lunghi capelli neri.
Si sdraiò e rivoltasi a Piero gli domandò in inglese “Mi offri un drink ??” un poco stupito Piero annuì e chiamò il cameriere “Cosa desideri ?? ” le domandò “Io sono Carmen e tu come ti chiami ??” continuò l’intraprendente ragazza. Piero incominciò a farsi l’idea che fosse una di quelle ragazze che cercano di farsi prendere come amante da qualche facoltoso turista e decise di stare al gioco.
Alla fine del pomeriggio, la ragazza lo salutò ringraziandolo per il bel pomeriggio ma prima di andarsene frugò nella borsa da mare e poi gli porse un bigliettino. “Se ti senti solo e non sai che cosa fare vieni a trovarmi… io lavoro qui… se presenterai questo come prima volta avrai l’ingresso gratuito… pensaci…” e si allontanò sculettando invitante e salutando con la manina.
Quando riuscì a distogliere lo sguardo dalla ragazza , Piero lo abbassò e lesse il bigliettino. Non si poteva dire che non fosse esplicito, ma evidentemente le strane leggi di quell’isola lo consentivano, il biglietto recitava all’incirca così “La natura è meravigliosa ed il corpo di una bella donna ne è la massima espressione. Vieni a trovarci… da noi troverai le più belle ragazze dell’isola con un unico desiderio…. Soddisfare i tuoi desideri…”.
Era incuriosito, e chiamò il cameriere “Conosci la ragazza che stava seduta poco fa qui accanto a me ?” domandò, il ragazzo scosse la testa “Conosci almeno questo locale ???” disse porgendogli il biglietto, “Il ragazzo lo prese e gli diede un’occhiata arrossendo violentemente, per quanto gli consentiva la sua pelle abbronzata. Scosse la testa “E’ molto noto… ci sono le più belle ragazze dell’isola e dicono ci succeda di tutto… ma bisogna essere molto ricchi per andarci…” rispose con aria sognante ed imbarazzata allo stesso tempo.
Piero non potè fare a meno di ammirare lo spirito d’iniziativa di quell’isola, chiacchierando con un altro ospite dell’Hotel ed approfittando dei commenti che questi faceva al passaggio di ogni bella ragazza, gli raccontò brevemente di quanto accaduto alla spiaggia e ne approfittò per chiedere se conoscesse quel locale.
L’uomo assunse un’espressione furbesca e disse “Il miglior modo al mondo per rovinarsi…il miglior casino che abbia mai visitato… e ti assicuro che ne ho visitati tanti…”, e Piero ebbe la conferma finale della sua intuizione.
Fu molto combattuto tra la curiosità di andare a dare un’occhiata al locale, ed alle ragazze ovviamente, e la consapevolezza di non potersi permettere di frequentare un simile posto. Alla fine la curiosità prevalse e dopo cena si fece condurre da un Taxi al locale. Sin dall’arrivo dovette ammettere che il posto si presentava splendido, dalla strada non si vedeva altro che una splendida collinetta ricoperta di lussureggiante vegetazione ed un vialetto ad ampi gradoni che saliva alla sommità dalla quale proveniva il suono di una tranquilla melodia.
S’incamminò sul vialetto ma percorse poca strada, vi era una sbarra ed una strettoia vigilata da due uomini decisamente prestanti, vestiti elegantemente ma dall’aspetto comunque poco rassicurante che gli si pararono davanti Piero mostrò il biglietto d’invito, ma i due fecero una strana faccia continuando a guardarlo con aria interrogativa. Vi fu un leggero cicalio ed uno dei due entrò nella piccola casetta a fianco del vialetto mentre l’altro restava a sbarrargli minacciosamente la strada. Poco dopo il secondo uscì nuovamente ed alzò la sbarra lasciandolo passare sfoderando uno smagliante sorriso ed augurandogli una piacevole serata.
Piero proseguì e quando passò l’ultima svolta si ritrovò di fronte Carmen. La vista unita alla salita, gli fecero mancare il fiato per qualche secondo. La ragazza era stupenda e Piero notò che vestita era ancora più sexy che seminuda sulla spiaggia, l’abito del resto, seppur da sera e lungo fino alle caviglie tra spacchi e trasparenze non nascondeva niente di più di quanto aveva nascosto il costume.
Lei gli sorrideva e lo prese sotto braccio “Sono felice che tu sia venuto…” gli disse con voce bassa e sensuale “Sono solo venuto a dare un’occhiata non so se mi fermerò…” disse Piero e lei ridacchio “Saresti il primo che scappa da questo posto…” “Probabilmente sono anche il primo che viene qui senza poterselo permettere… sai in spiaggia ho barato un pochino sulle mie condizioni economiche…” confessò lui curioso di vedere le reazioni della ragazza.
Carmen non battè ciglio “Ma questa sera tu qui sei ospite…. Non dovrai pagare nulla..” disse con un sorriso e vista la faccia perplessa di Piero continuò “Certo poi se vorrai tornare… dovrai diventare socio ed allora”, Piero continuava ad essere incredulo, “Vieni, voglio mostrarti il locale…” gli disse Carmen e prese a fargli fare il giro dei giardini e delle piccole costruzioni che costituivano il club.
Visto dall’interno il posto era ancor più bello di quanto Piero avesse immaginato, tutto era realizzato con gusto estremo e poi ovunque si voltasse vi erano stupende ragazze, di ogni tipo e per ogni gusto, Bianche, di colore o mulatte bionde o brune, con fisici da indossatrice o dalle forme mature e conturbanti… in tutto ve ne dovevano essere almeno venti pensò Piero e notò anche che per quanto le altre fossero tutte bellissime Carmen sembrava essere di un’altra categoria, per un attimo si lasciò andare sentendosi orgoglioso di avere al suo fianco quella ragazza che sembrava apprezzare tanto la sua compagnia.
Con sano realismo, Piero si aspettava però che lei terminata la sua funzione di anfitrione lo lasciasse, ma non accadde e giunta quasi mezzanotte, quando l’atmosfera del club incominciò a surriscaldarsi lei era ancora al suo fianco. Lo condusse in uno dei tanti padiglioni dove vi era un’orchestra che suonava ed una pista con alcune coppia che ballavano, se quello poteva definirsi ballare dal momento che le mani dei ballerini sembravano più intente a raggiungere ogni parte del corpo delle ragazze.
Poi voltandosi, Piero vide una biondina china su un signore dal viso beato e notò l’inequivocabile movimento della testa della giovane e s’irrigidì. Carmen notò la cosa e si chinò su di lui sussurrando “Qui puoi avere ciò che vuoi… ricordi la pubblicità… se vuoi puoi sceglierti una ragazza e portartela in una delle comode stanze del club, ma puoi anche farlo dove ti pare o partecipare alle festicciole che nascono spontanee…..” disse e subito dopo aggiunse “Hai notato qualche ragazza di tuo gusto ???”, Piero la guardò annuendo “Sono molto esigente sai… avrei scelto la più bella di tutte… te”, Carmen ridacchiò “Veramente io qui svolgo più che altro compiti organizzativi…” “La pubblicità era dunque mentiva… lo dicevo io…” disse Piero guardandola con intensità, lei rise nuovamente “Non saltare alle conclusioni… o detto più che altro… quando qualche cliente mi è particolarmente simpatico allora…” gli disse.
Piero le sorrise “Ed io ti sono simpatico ??” domandò e lei annuì “Ma sono un poco giù di forma…. Sarà meglio che mi faccia aiutare… posso scegliere io una ragazza che mi aiuti…” disse maliziosa, Piero la fissò incredulo, scosso da una violenta fitta di desiderio. Si limitò ad annuire.
Lei lo riprese per il braccio e lo condusse nuovamente in un giro del club sino a che non trovò la ragazza giusta e la chiamò. Era una biondina, dal fisico esile da ragazzina, e dal bellissimo viso contornato da un’impertinente taglio di capelli.
Piero non riusciva più a parlare, anche l’altra ragazza lo prese per il braccio ed il trio s’incamminò verso la serie di piccole costruzioni basse che doveva ospitare le stanze del club. Meno di cinque minuti dopo, Piro si ritrovò nel grande letto di una lussuosissima stanza, in compagnia di Carmen ed Anita cercando con tutte le sue forze di resistere alle fantastiche sensazioni che le lingue delle due gli regalavano giocando ed intrecciandosi sul suo cazzo.
L’abilità delle due lo sorprendeva ad ogni istante… fu sul punto di godere quando a sorpresa la lingua di anita iniziò a stuzzicargli l’ano mentre Carmen lo accoglieva completamente in bocca sfiorando con le morbide labbra il vello pubico
Poi Carmen smise e lasciò ad Anita prendere il suo posto e scorrendo lungo il suo petto risalì a baciarlo “Ti piace… siamo abbastanza brave ??” domandò maliziosa “Piero sempre più incredulo scosse con forza la testa E’ tutto così fantastico che non posso domandarmi ma che cosa ho fatto per meritarmelo????”
Improvvisamente trasalì mentre una voce nota da un’angolo lontano e buio della stanza gli rispondeva “Ma è semplice Sante… sei giunto alla fine della tua caccia al tesoro ed ora riscuoti il giusto premio…”, Piero si sollevò guardando verso il punto da cui proveniva la voce. Lentamente, dalle tenebre iniziò a comparire sempre più nitida la figura di Simona. Piero la guardò sognante, mentre lei avanzava su altissimi tacchi a spillo, con in dosso solo una stupenda vestaglia di seta completamente slacciata che non copriva nulla del suo bel corpo.
“Mi hai seguita ovunque vero… senza essere certo di essere sulla buona strada e sei riuscito a trovarmi, a trovare questo piccolo posto dove avevo pensato di fermarmi ed investire i pochi soldini che ho ricavato dalla vendita dei diamanti che mi aveva lasciato mio marito..” gli disse lei sorridendo “In fondo sono contenta che tu mi abbia trovata….da quanto vedo ti sei mantenuto in forma durante questi anni…” aggiunse dando un’esplicita occhiata al membro di Piero che affondava veloce nella bocca di Anita.
La sorpresa aveva paralizzato Piero che era incapace di proferire parola, ma il suo cazzo continuava a funzionare egregiamente “Ti dispiacerebbe tanto se mi unissi alle ragazze ???” domandò retoricamente sfilandosi la vestaglia e salendo sul letto. Lo raggiunse e lo baciò.
Piero riuscì nuovamente a parlare “Da quanto sai che sono sull’isola ?” domandò “Da una settimana prima che arrivassi, e so anche che non sei qui in veste ufficiale ma personale… il capo della polizia è un ottimo amico… ed a letto parla molto volentieri….” ridacchiò lei poi spinse la testa di Carmen tra le sue cosce ed emise un piccolo gemito quando la lingua della ragazza iniziò a sfiorarla.
“Avresti potuto farmi sparire senza lasciare traccia….” Commentò lui e lei annuì “E’ quello che mi propongo di fare… solo dal momento che mi sei simpatico ho scelto un modo piacevole…..” ridacchiò Simona “Degno di una gran puttana come te…” rispose lui eccitato ed ancora una volta lei annuì “Da quando mi sono messa in affari….. mi sento veramente realizzata…” poi sollevò le spalle “Certe donne nascono per scopare… e tu sei una di quelle…” grugnì Piero mentre si liberava della bocca di Antita. Rovesciò Simona sul letto e le fu sopra, lei lo accolse con un gemito e lo baciò appassionatamente mentre Carmen ed Anita iniziavano a dedicarsi a baciare ed accarezzare i loro corpi.
Simona venne prima di lui e lo spinse via con forza, e volle che scopasse anche Carmen, il corpo caldo e vellutato della mulatta e l’eccitazione accumulata fecero si che Piero non resistesse e se ne venisse mentre scopava Carmen alla pecorina. Le tre s’impegnarono e unendo i loro sforzi ed i sapienti tocchi di lingua compirono il miracolo di ridare a Piero forza e desiderio. Il culo di Anita era deliziosamente stretto, quello di Carmen capace di pulsare come una bocca, risucchiando il cazzo in un vortice di sensazioni, quello di Simona caldo ed accogliente. Nel godere per la seconda volta dentro a Simona, Piero provò sensazioni sino ad allora sconosciute.
Poi ebbe paura… le tre non si fermavano, le loro bocche rientrarono prontamente in azione e continuarono sino a che lui non venne nuovamente provando un piacere quasi doloroso che lo fece urlare mentre irrorava i loro volti con il suo residuo seme….
Piero non seppe mai quanto ancora fosse durato, la sua mente perse gradatamente coscienza, mentre il suo corpo si comportava come un automa nelle mani delle tre, quando si svegliò la mattina successiva, trovò Simona a porgergli il caffè “Complimenti ragazzo, sei sopravvissuto… scampato a morte certa…” ridacchiò dopo avergli dato un bacio “Non tenterò più di ucciderti….” Aggiunse “Peccato.. avevi scelto un modo molto piacevole..” .
Lei parve per un attimo silenziosa “Sai se non conoscessi i tuoi ferrei principi ti proporrei di fermati in paradiso per farmi da gigolò… pagherei bene sai….” Lui scosse la testa “Peccato non ho mai scopato con un uomo a pagamento… sarebbe stato eccitante …” disse Simona e poi assunse un’espressione vagamente triste. “Dopo che te ne sarai andato non avrò molto tempo per andarmene… peccato, mi ci trovavo bene, ma ho guadagnato abbastanza… mi troverò un posto dove stare altrettanto bene…”.
Ancora una volta lui scosse la testa “Non sarà necessario…” disse solamente, lei gli sorrise poi si chinò e lo baciò “E sentiamo cosa vorresti in cambio del tuo silenzio ???” “Una piccola cosa due settimane di vacanze da sogno ogni anno…” lei sorrise con evidente gioia e davanti a lui si sfilò la vestaglia rimanendo nuovamente nuda “Ogni anno per tutta la vita o sino a quando vorrai” gli sussurrò mentre riprendevano a fare all’amore.

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