mia moglie con mio figlio

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Possiedo un’azienda nel settore tessile ben avviata e gli affari vanno molto bene. Un bel giorno, un bel venerdì di sole, decisi di fare una sorpresa a mia moglie Stefania, architetto, e a mio figlio Bruno, che aveva dato l’ultimo esame di Economia e Commercio di quell’anno, portandoli a fare una gita fuori città. Era agosto, e di lì a qualche giorno saremmo partiti tutti per le ferie. Mia moglie e mio figlio erano a casa.
Sbrigata la posta e un paio di appuntamenti della mattinata decisi di lasciare l’ufficio prima di pranzo, tanto sarei comunque stato reperibile tramite cellulare e poi in quel periodo, a ridosso delle ferie, il lavoro non era moltissimo.
Arrivai a casa prima di mezzogiorno, e parcheggiai in strada evitandomi la seccatura di mettere la macchina in garage, tanto più che mi immaginavo saremmo riusciti in pochi minuti.
Aprii la porta di casa aspettandomi di vedere mio figlio davanti al computer e mia moglie ai fornelli.
Entrai in casa e dal salone vidi, attraverso la portafinestra, mia moglie galleggiare in terrazza dentro una mini piscina, una di quelle gonfiabili.
Era lì a prendere un po’ di sole, con i seni al vento e i capezzoli dritti in bella mostra.
Da quella posizione non potevo vedere il resto del corpo.
Però potevo vedere mio figlio, a cavalcioni della madre.
Avvicinandomi alla finestra capii che Bruno stava leccando la fica della madre!
Rimasi pietrificato e, forse anche un po’ per isterismo, mi uscì una risata fragorosa.
Ma evidentemente erano tutti e due troppo assorti per sentirmi.
Rimasi lì ancora fermo, incapace di decidere se togliermi i pantaloni e unirmi a loro, uscire in terrazzo e fare una scenata o rimanere nascosto in salotto a guardarli. Forse senza prendere una vera decisione rimasi lì a guardare la scena.
Guardando come Bruno si dimenava sopra sua madre cercando di rimanere in equilibrio sul fondo della piscinetta.
Ondeggiava avanti e indietro e quella scena, benché razionalmente facevo fatica ad accettarla, mi stava eccitando.
L’erezione violenta del mio cazzo, infatti, non lasciava adito a dubbi. Pian piano presi a massaggiarmelo e quando iniziò a darmi fastidio mi sbottonai i pantaloni e me li tolsi.
Rimasi ancora lì a guardare la scena e a menarmi l’affare. Mio figlio ora si era sdraiato sopra la madre e lo aveva chiaramente infilato nella sua fica.
Quella specie di zattera gonfiabile, riempita d’acqua, stava cedendo sotto i colpi di mio figlio e tutto ad un tratto i due persero l’equilibrio e rovesciarono tutto.
Presi l’occasione al volo ed uscii fuori in terrazza con il cazzo ancora in mano, e quando i due si ripresero dal ruzzolone ancora ridendo e tirandosi l’acqua l’un l’altra, quasi fossero stati chiamati da una voce esterna, si girarono nello stesso istante verso di me.
Sul loro volto calò una maschera di ghiaccio in un decimo di secondo. Nei loro occhi apparve uno sguardo di orrore.
Poi di sorpresa. Poi di interesse.
– Hem… – disse Stefania arrancando nuovamente dentro la zattera
– Oh, papà… – disse mio figlio
– Salve – dissi – Cosa c’è? –
– È che… – disse mia moglie – …sembra che tu non sia molto arrabbiato, o… sì insomma, furioso o… –
Li raggiunsi nella piscinetta con ancora il mio cazzo in mano. Bruno spalancò i suoi occhi girandosi in direzione della madre, come a cercare con lo sguardo una spiegazione.
– E’ piuttosto dritto, papà – disse mio figlio
– Cavolo se lo è – disse Stefania. – Perché non salti dentro e me lo lasci succhiare? – chiese mia moglie.
Saltai dentro la zattera e mi posizionai in testa come a guidare la scialuppa. Immediatamente, l’acqua calda che era dentro, sembrò gonfiare ancor di più il mio cazzo che ora pungeva sull’addome mentre incurvato su me stesso cercavo di raggiungere la mia posizione in quell’equilibrio molto instabile.
Mi misi a sedere pian piano sul brodo. Cautamente Stefania si portò immediatamente avanti a me, voltandomi le spalle e bilanciandosi in equilibrio si mise a sedere sul mio cazzo che pulsava all’impazzata.
Bruno si portò vicino a noi; con una mano mi accarezzava le palle, con l’altra teneva una tetta della madre mentre con la bocca le succhiava un capezzolo.
Guidai Stefania, con le mani sui suoi fianchi, fino a farla sedere sul mio cazzo che scivolò velocemente e facilmente nella sua calda fica bagnata.
Iniziò a sollevarsi e a fare su e giù mentre sentivo la mano di mio figlio che mi massaggiava le palle e guidava il mio cazzo nella fica di sua madre. Era una sensazione estremamente eccitante e non sarei riuscito a resistere a lungo.
Non con quella calda e umida fica che mi andava su e giù, non con quella mano che mi massaggiava le palle.
– Sto per schizzare! – dissi a tutti e due.
Con mia sorpresa Bruno tirò fuori il mio cazzo dalla fica di sua madre e Stefania non perse l’occasione per girarsi e, inginocchiatasi di fronte a me, lo prese in bocca appena in tempo per succhiare quella tempesta di crema.
Bruno intanto si era accovacciato dietro la madre e le stava leccando la fica.
Dai suoi movimenti potevo vedere la sua testa sparire sotto sua madre e rispuntare da dietro la schiena.
La sua lingua stava correndo dal clitoride di Stefania fino al culo.
E dai movimenti della lingua di Stefania sul mio cazzo capii che la situazione la stava facendo impazzire di piacere.
Bruno si alzò, evidentemente si era accorto che la madre era eccitatissima, e si mise a sedere sul bordo. Per bilanciare quell’equilibrio instabile fui costretto ad alzarmi. Mia moglie, sempre tenendomelo in bocca, si rimise seduta, ma questa volta sul cazzo di suo figlio.
Quella scena me lo fece tornare immediatamente duro. I movimenti di Stefania si facevano sempre più rapidi, si alzava e abbassava sul cazzo di suo figlio e si infilava ritmicamente il mio cazzo in bocca, fino in gola. In breve raggiungemmo tutti e tre l’orgasmo.
Io venni nuovamente in bocca a mia moglie e Bruno venne nella fica di sua madre.
Stefania era sfinita dall’orgasmo e sembrava non volersi alzare dal cazzo di suo figlio, né di voler lasciare andare il mio.
Quell’esperienza cambiò definitivamente il nostro modo di intendere il piacere sessuale.
Stefania poi aveva scoperto il piacere di prenderne due per volta, ma…
Beh, questa è un’altra storia.
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Infatti cominciammo una nuova vita.
Sebbene mia moglie sia giovane, appena 40 anni, io ne ho già 50. Bruno ha 22 anni. Eh sì, si era sposata giovane perché a 18 anni l’avevo messa incinta. Poi dopo quando era nato il bambino, ha cominciato a prendere la pillola e non ha ancora smesso. La sua carriera di lavoro l’ha completamente assorbita.
Comunque dicevo, abbiamo iniziato una nuova vita. A tre. A Stefania piaceva molto avere due uomini che la scopavano. È sempre stata esuberante, per questo prendeva la pillola.
Da quel giorno d’agosto, io e mio figlio Bruno abbiamo iniziato a dividerci Stefania. Lei faceva un bocchino a me e Bruno le veniva nella fica, poi cambiavamo posizioni. Lui di bocca e io di fica. Più di una volta abbiamo fatto anche la doppia penetrazione, dopo che Bruno le ha sfondato il culo. Un idillio per Stefania.
Dopo aver passato una felice serata di sesso a tre, Bruno dice a sua mamma. “Perché prendi la pillola, mamma?”
“Ti pare il caso che io a 40 anni suonati mi faccia mettere incinta ancora?”
“Perché? Mica sei vecchia! Hai un fisico da sballo. Due bocce che stanno su da sole e una fica che chiede solo di essere riempita. Perché quello che entra, non può anche uscire?”
“Che cosa vuoi dire?”
“Perché non posso avere una sorellina o una figlia?”
“Eh? Una figlia? E con chi?”
“Che domande! Con te, no?”
“Bruno, che stai dicendo? Vuoi mettere incinta tua madre?” dico io.
“Sì. Perché no? È giovane, è fertile. Ammettilo, anche tu vorresti che fosse incinta di me! È arrapante avere una moglie messa incinta da un altro! Specie se quell’altro è tuo figlio!”
“Sì, effettivamente ci ho pensato. Se mi avessi chiesto prima una cosa del genere ti avrei cacciato di casa, ma ora mi piacerebbe molto. Dai Stefania! Smetti di prendere la pillola e fatti ingravidare da tuo figlio!”
“E poi che lo cura? Io?”
“Possiamo prendere una ragazza che si occupi per pargoletto. Tu puoi continuare a lavorare. Dai tesoro, fatti mettere incinta!”
“E va bene. Smetto di prenderla. Mi avete convinto. Ma dobbiamo trovare una ragazza assolutamente di fiducia. Devo potermi fidare a lasciarle un neonato. Nessuna straniera, però. Deve essere italiana.”
“Anche se non siamo gente di chiesa, possiamo chiedere al parroco. Senz’altro conosce qualche famiglia bisognosa con una ragazza volenterosa disposta a farlo” dice Bruno.
“Sì, è senz’altro una soluzione” dico io. “Proverò a chiedere. Ma tu Bruno devi darti da fare. Non bastano le parole, ci vogliono le azioni.”
“Posso fare tutte le azioni che vuoi, ma finché la mamma non smette di prenderla, sarà solo tempo perso.”
“Ehi guardate che io sono qui. Non parlate di me come se non ci fossi!” dice Stefania.
Ci mettemmo a ridere tutti quanti.
Dopo tre giorni, Stefania smette di prendere la pillola. Bruno si da parecchio da fare. Non fanno altro che scopare in ogni momento della giornata. Stefania, da canto suo, non si tira certo indietro. Spesso mi unisco a loro, ma sono costretto a venirle in bocca o nel culo, visto che vuole rimanere incinta di Bruno. Per me non fa differenza. Un buco è un buco, da qualunque parte lo si guardi.
Bruno, invece, non fa che riempirle la fica di sperma.
Il ciclo continua regolarmente per due mesi, poi si interrompe. Stefania fa il test di gravidanza. È positivo. Bruno l’ha messa incinta.
Finalmente! Posso di nuovo scoparle la fica!
Dopo qualche settimana, vado in parrocchia per parlare con il parroco.
“Buonasera, Don Carlo. Ho bisogno di parlarle.”
“Oh signor Bianchi! Che piacere vederla. Cosa posso fare per lei?”
“Beh, a mia moglie è successa una cosa inaspettata. È incinta, anche se ha più di 40 anni. Con la sua carriera non può permettersi di stare a casa. Mi chiedevo se lei conosce una ragazza, sui 16-18 anni, che possa occuparsi della casa e del bambino che nascerà. Deve essere una ragazza italiana, però. Mia moglie Stefania non vuole straniere in giro per casa.”
“Sì, conosco un paio di ragazze che stanno cercando lavoro perché la famiglia ha bisogno di soldi. Con questa crisi, gli uomini hanno perso il lavoro perché le ditte per cui lavoravano hanno chiuso. Posso sentire se una di loro è disposta a farlo. La richiamo tra qualche giorno. Non si preoccupi, non farò il suo nome fino a quando non accetteranno. Stia tranquillo, sono entrambe ragazze serie e giudiziose.”
“Ecco questo è il mio numero di telefono. Allora aspetto la sua chiamata. Buonasera e grazie.”
Il parroco mi richiama dopo una settimana.
“Pronto?”
“Buongiorno. Sono Don Carlo. Ho trovato la ragazza. Si tratta di Tania Rossi. Ha 17 anni. Le ho chiesto di venire domani sera in canonica, così lei e sua moglie potrete conoscerla. Va bene per lei, domani sera?”
“Sì è perfetto. Ci vediamo domani sera alle 21.00.”
Poi rivolto a Bruno. “Il parroco ha trovato una ragazza di 17 anni. Si chiama Tania.”
“Tania… questo nome non mi è nuovo. Tania… Rossi per caso?”
“Sì esatto. Perché la conosci?”
“Sì, l’ho conosciuta un paio d’anni fa. Siamo stati insieme per qualche mese. Ma allora era troppo giovane. E non sono andato avanti con la storia. Non siamo andati oltre i baci. Non ha mai voluto darmela, la fica intendo. Ci scommetto che è ancora vergine. Non è una bacchettona, ma è una ragazza seria. Sempre che non sia cambiata nel frattempo. ”
“Allora è l’ideale” dice Stefania. “Ma per il momento non dobbiamo dirle che il padre è Bruno. Aspettiamo un po’ di tempo.”
La sera dopo, io e Stefania, andiamo in canonica. Tania è già lì che ci aspetta. Wow che splendida ragazza!! Stupenda!
“Tania, questi sono i signori Bianchi. Sono loro la famiglia per cui dovrai lavorare.”
“Buonasera, signore, signora.”
“Ciao Tania. Don Carlo ci ha detto che hai bisogno di lavorare, raccontami un po’ la tua storia” le chiede gentilmente Stefania.
“Come già saprete, ho 17 anni. Frequento il liceo classico nel paese qui vicino e sono al quarto anno. Mi piacerebbe fare l’insegnante nelle scuole elementari o nelle medie. Ma al momento non ho i soldi per frequentare l’università. La mia famiglia non può sostenermi, perché mio padre ha perso il lavoro. L’azienda per cui lavorava di punto in bianco ha chiuso. Per il momento è in cassa integrazione e poi avrà la mobilità. Per qualche anno riusciremo a sopravvivere in qualche modo. Io posso andare a scuola la mattina ed il pomeriggio posso venire qua ad occuparmi della casa. Quando dovrà nascere il bambino?”
“Il termine è previsto per la fine del mese di luglio. Ma come farai per l’ultimo anno di scuola? Io devo lavorare, non posso stare a casa la mattina per occuparmi del bambino” dice Stefania.
“Non si preoccupi per me. Posso sempre ritirarmi e fare gli esami privatamente. Posso studiare a casa ed occuparmi del bambino nello stesso momento. Oppure rimando fino a quando il bambino non andrà all’asilo. La cosa più importante è che io lavori. Ai miei servono i soldi. Non è un grosso sacrificio per me. Posso aspettare a diplomarmi. Ho il motorino, per cui quando esco da scuola vengo qua direttamente. Fino a quando non nasce il bambino, non credo sia necessario che venga anche la mattina, giusto?”
“No, infatti. Fino a luglio dovrai solo tenere la casa in ordine. Poi dovrai occuparti esclusivamente del bambino. Ci sarà a casa mio figlio Bruno, almeno fino a quando non troverà lavoro” dice Stefania.
“Un momento… Bruno… Bruno Bianchi! Lo conosco! Siete i suoi genitori! Ma certo! Ehm, non so se vi ha detto di me. Ma noi… noi…” cerca di dire impacciata.
“Tranquilla. Ci ha raccontato tutto. Lo sappiamo. Per noi non fa alcuna differenza. Se ti va bene, puoi venire sabato, così cominci a vedere la casa. E poi decidi con serenità. Ti aspettiamo per le 15.00, va bene? Ecco questo è l’indirizzo” dico io.
“Sì, ci vediamo sabato alle tre. Arrivederci.”
Ed esce.
“Non sapevo che la conosceste già” dice Don Carlo.
“No, infatti non la conosciamo. Nostro figlio Bruno l’ha frequentata per qualche mese due anni fa. Ci ha detto che è una ragazza seria, con la testa sulle spalle. E infatti è quello che ho visto. Per noi andrà più che bene. Sarà una tata magnifica. Vero tesoro?” mi dice Stefania.
“Sì è vero. Se accetterà, come credo, la parrocchia avrà una bella gratifica. Saprò essere riconoscente. Arrivederci Don Carlo” dico io prima di uscire.
Sabato, Tania si presenta puntuale. C’è anche Bruno. Si salutano con affetto. Due baci sulle guance ed un caloroso abbraccio. Da parte di entrambi.
Poi Stefania mostra la casa a Tania.
“Come hai visto la casa è grande. Quattro camere e due bagni sopra, salone, studio, cucina e bagno piccolo qui, più taverna, lavanderia e garage sotto. Del giardino non ti devi preoccupare, ogni tre settimane viene una ditta. Ti assumiamo regolarmente, ti paghiamo i contributi e l’assicurazione infortuni. Per il momento, visto che farai solo mezza giornata, di daremo 800 euro. Potrai mangiare qui quando esci da scuola e potrai andare a casa quando qualcuno di noi rientrerà. Ti daremo una copia delle chiavi e il codice dell’antifurto.”
“La casa è grande. Ma non ci sono problemi. Ce la farò. Quando devo iniziare?”
“Se vuoi anche lunedì. Comunque, stavo dicendo che quando nascerà il bambino, a luglio, dovrai occuparti esclusivamente di lui. Per la casa troveremo un’altra soluzione. Dovrai essere come una mamma per lui. Io non posso stare a casa dal lavoro. Dovrai dargli tu quello che non posso dargli io.”
“Sì ho capito. Allora se vengo lunedì, Bruno è a casa per aprirmi?”
“Sì. Lunedì sarà a casa e ti spiegherà tutto. Come funziona l’allarme, dove sono le cose per le pulizie, cose così.”
“Va bene. Grazie e arrivederci. Ciao Bruno, ci vediamo lunedì, allora.”
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Lunedì alle 14.30 suona il campanello. Il videocitofono mostra una splendida ragazza sorridente.
“Ciao Tania, ora ti apro. Metti il motorino sotto, in garage. Non lasciarlo fuori in strada.”
“Ok grazie.”
Pochi minuti dopo è alla porta.
“Ciao Bruno. Ho fatto il più in fretta che ho potuto. Poi ti lascio gli orari scolastici, così saprai quando arrivo.”
“Va bene. Per oggi, non sapendo a che ora arrivavi ho preparato una insalata di riso. È già pronta in frigo.”
“Ti ringrazio, ma bastava anche tonno e insalata. Vado a lavarmi le mani. Arrivo subito.”
Va in bagno e torna subito. Poi vede apparecchiato per due.
“Ma tu non hai ancora mangiato?”
“No aspettavo te. Non volevo lasciarti mangiare da sola. E poi mi sono alzato tardi.”
“Non occorre che tu mi aspetti. Non sono qui per farti compagnia, ma per lavorare.”
“Sì lo so. Ma che c’è di male a mangiare in compagnia?”
“Ma…”
Non le do il tempo di parlare perché ho già riempito i piatti sulla tavola con il riso. “Adesso siediti, zitta e mangia” le dico allegramente.
“Grazie, ma non dovevi.”
Tania è proprio la bella ragazza che ricordavo. Solare. Gentile. Quando l’ho frequentata due anni fa, lei era ancora una ragazzina, ma ora è una splendida donna. Se voglio riuscire a portarmela a letto non devo avere fretta. Sì, ci vorrà molta, molta pazienza. Da parte mia sicuramente.
Mangiamo insieme e le chiacchiere non mancano. La scuola, il lavoro che manca, i suoi genitori. Poi mi chiede del bambino.
“Sarai sconcertato che tua madre sia incinta, ora che ha quarant’anni.”
“Sì, in parte è stata una sorpresa. Mia madre prendeva la pillola e ha dovuto smettere per qualche tempo, e dopo due mesi era incinta.”
Era la versione che avevamo pensato. Non posso certo dirle che ho messo incinta io, mamma, perché voglio un figlio da lei. Non adesso, perlomeno.
“Fratellino o sorellina?”
“Per il momento è ancora presto. Visto l’età dovrà fare l’amniocentesi tra un paio di settimane. Lo sapremo allora. Loro vorrebbero una bambina, visto che ci sono già io.”
“Hanno già scelto dei nomi?”
“Sì. Veronica o Marco” dico io.
Nel frattempo abbiamo finito di mangiare. “Lo vuoi un caffè?”
“Sì, grazie. Se ce l’hai, con lo zucchero di canna.”
“No, mi spiace. Zucchero normale.”
“Fa niente. Me lo porterò domani da casa. Intanto che prepari, vado a cambiarmi, così non mi sporco questi vestiti.”
Intanto sparecchio. Torna dopo cinque minuti. Ha indossato una tutina aderente che le fascia le gambe e una lunga maglietta che le copre un bel culetto a mandolino. Wow. Il mio cazzo si mette all’erta. Per fortuna che indosso una tuta larga, altrimenti si vedrebbe l’erezione.
“Così sono più comoda nei movimenti. Grazie per il caffè. Molto buono. Ora spiegami dove trovo le cose, poi puoi fare quello che vuoi.”
“Certo. Vieni, dobbiamo scendere in lavanderia.”
Le mostro dove teniamo l’aspirapolvere e i detersivi. “Se ti serve qualcosa in particolare mi trovi in camera mia. Primo piano, ultima porta a sinistra.”
“Va bene. Oggi comincio con il salone. Gli altri locali li farò man mano.”
Vado di sopra in bagno. Ho bisogno di farmi una sega.
Per un paio d’ore sento trafficare di sotto, poi improvviso silenzio. Dieci minuti di silenzio, poi divengono venti. Mi preoccupo.
Quando scendo sotto a vedere, la trovo incastrata tra il divano ed il mobile.
“Oh finalmente sei arrivato. Mi sono incastrata e non riesco ad uscirne. Mi aiuti?”
“Ovvio che ti aiuto. Ma potevi anche chiamarmi prima.”
“Non volevo disturbarti. Ho la caviglia storta. Credo che dovrai spostare il divano. Dalla posizione in cui sono, non riesco a fare forza.”
“Tranquilla, ci penso io.”
Mi abbasso, prendo da sotto il divano e tiro.
“Cavoli se è pesante! Ci credo che non riuscivi ad uscire.”
Con un tremendo sforzo, riesco a spostarlo abbastanza da farla uscire, ma io finisco a gambe all’aria, disteso sul tappeto. Mi metto a ridere.
Anche Tania si mette a ridere “Ti sei fatto male?” trattenendo a stento le risate.
“No, solo l’orgoglio ferito. Tranquilla non mi sono fatto niente. Tu piuttosto come diamine hai fatto ad incastrarti lì dietro?”
“Volevo spostare il divano per passare l’aspirapolvere dietro, ma era troppo pesante. Volevo spingerlo appoggiandomi al muro, ma poi non sono più riuscita a muovermi. Sicuro di non esserti fatto male?”
“Sì, sono caduto sul tappeto. Non ho sentito nulla. Non credevo che il divano pesasse così tanto, però.”
“Già. Grazie per l’aiuto.”
“La caviglia come va?”
“Mi fa solo un pochino male. Niente di che. Tra poco passa.”
“Eh no! Fammi vedere.”
E la prendo in braccio.
“Ehi cosa fai? Mettimi giù!”
Che bella sensazione avere di nuovo Tania tra le braccia… Ho una voglia matta di darle un bacio.
“Mettimi giù ho detto!!”
Si stava arrabbiando.
“Voglio solo farti sedere sul divano. Calmati! Non ti faccio niente. Ecco.”
E la adagio su uno dei cuscini. Poi mi inginocchio e le tasto la caviglia.
“Non mi sembra gonfia. Penso che tu abbia ragione. Vuoi lo stesso un po’ di ghiaccio?”
“Te lo avevo detto che non era niente! Sì è meglio metterci del ghiaccio per una decina di minuti.”
Vado al freezer, tolgo una vaschetta di ghiaccio e lo avvolgo in un asciugapiatti.
“Ecco tieni. Lo vuoi un tè nel frattempo?”
“Non sono una fanatica di tè. Ma se hai del succo di frutta lo prendo volentieri.”
“Forse qualcuno ce n’è, ma non so dove li tiene mamma. Mi spiace.”
“Allora solo un bicchiere d’acqua.”
Prendo una bottiglia dal frigo e le verso un bicchiere.
“Ecco, tieni” le dico sedendomi accanto a lei, “tira su la gamba.”
Sta diventando rossa come un peperone, è imbarazzata. Era quello che volevo. Intanto ho preso dalle sue mani il ghiaccio e cerco in qualche modo di farle un massaggio alla caviglia.
È sempre più rossa, ma non distoglie la gamba. La guardo in viso e lei guarda me. È ancora rossa in viso, ma lentamente il respiro le accelera. Cerca di allungare una mano, ma all’improvviso si alza.
“Ora sto meglio, grazie. Posso continuare il mio lavoro.”
E mette in moto l’aspirapolvere. Raccolgo il ghiaccio e lo butto nel lavandino. Cavoli che eccitazione. Il mio uccello sta volando alto, alto… Torno di sopra, ma prima vado in bagno a farmi una sega. Ancora.
Alle sei Tania mi chiama.
“Bruno? Bruno?”
Mi precipito di sotto, pensando che si fosse ancora fatta male.
“Ah, stavolta non ti sei fatta niente!” la prendo in giro.
“Divertente! Aiutami che spostiamo indietro il divano. In due si fa meno fatica.”
Infatti dopo pochi secondi il divano è al suo posto.
“Io ho finito. Ci vediamo domani. Ciao Bruno. Grazie ancora per l’aiuto.”
“Ciao Tania. Felice di esserti stato d’aiuto.”
Faccio per darle un bacio sulla guancia. Si tira leggermente indietro e mi fissa negli occhi.
“Non so se lo voglio fare” mi dice enigmatica. E se ne va.
Alle sette tornano mamma e papà.
“Allora come è andata oggi? Tutto bene?” mi chiede mamma.
“Tutto bene. Ma è successa una cosa… il mio amico qui sotto ha reagito alla sua presenza. Più di una volta, devo dire.”
“Ah, cominciamo bene! Non potevi aspettare qualche giorno prima di provarci?” dice papà.
“Guarda che non l’ho neanche toccata, papà. Tranne quando è rimasta incastrata dietro il divano e si è storta una caviglia.”
“Si è fatta male?” chiede mamma.
“No, non le si è nemmeno gonfiata. Solo una semplice storta.”
E racconto quello che è successo con lei nel pomeriggio e delle seghe che mi son dovuto fare.
“Bene bene, mi sa che tra un po’ dovremo organizzare un matrimonio” dice mamma facendomi l’occhiolino.
“Mamma! È presto per dirlo. Prima devo convincerla a venire a letto con me. Ma ti garantisco che uno di questi giorni ce la farò.”
“Non ne dubito” dice papà. “Ma a parte questo, come è andata?”
“Abbiamo mangiato insieme, poi lei ha fatto il salone e io me ne sono andato di sopra. Sono sceso solo due volte. La prima quando si è incastrata e la seconda prima che se ne andasse, quando abbiamo tirato indietro il divano. Quando se ne è andata, sono andato a controllare il salone. Lucido come uno specchio. Mamma? Secondo te quando una donna dice “non so se lo voglio fare” ci starà vero?”
“Ci puoi giurare che lo farà. Ti sta solo tenendo sulle spine. Hai detto anche tu che è arrossita quando l’hai presa in braccio e le hai massaggiato la caviglia! Era sconvolta dalla tua presenza e non ha affatto dimenticato quello che avete passato due anni fa. Probabilmente ora si starà dando della stupida ad averti lasciato andare allora. Dalle solo un po’ di tempo. Non insistere con le avances.”
“Era quello che ho pensato anche io. Che ne dici di farci una scopata, ora? Ho bisogno di scaricarmi.”
“Uhm sì ne ho proprio voglia, tesoro mio. Amore? tu vieni?”
“Andate avanti, devo solo controllare una cosa e arrivo” dice papà.
Mamma mi prende per mano e andiamo in camera.
Io ho addosso solo una maglietta ed i pantaloni della tuta, senza le mutande. Non le porto mai in casa. Mi tolgo tutto immediatamente. Mi avvicino a mamma e prendo a spogliarla lentamente da dietro, baciandola dietro l’orecchio, poi sul collo. Le bacio la schiena man mano che abbasso la cerniera del vestito. Mamma già freme. Le slaccio il reggiseno, baciandole ancora la schiena. Lascio cadere a terra reggiseno e vestito insieme. Le abbasso i collant e gli slip. Le bacio le natiche. La lecco nella riga fino a scendere sull’ano. Le allargo le chiappe e le lecco il buco del culo. Mamma sta ansimando.
Mi rialzo e pian piano la spingo verso il letto, baciandola sulla bocca. La faccio sedere sul bordo e le metto davanti alla bocca il mio cazzo eretto. Mi fa un pompino sublime. Si interrompe poco prima di farmi venire, dandomi una bella strizzata alle palle.
Mi inginocchio e finisco di toglierle le calze e gli slip. Poi, partendo dalla caviglia, le bacio le gambe e le lecco l’interno delle cosce. Il cazzo mi si risveglia non appena sento l’odore della fica. Le faccio mettere le gambe sulle mie spalle e comincio a leccarle la fica. Dalla posizione in cui si è messa non riesco a vederle il volto. Vedo solo la curva della pancia dove cresce mio figlio.
Poco dopo viene, riempiendomi la bocca con i suoi favolosi sughetti. Mi arrampico sul letto e la bacio con il sapore della sua fica in bocca. Mi sdraio accanto a lei, le alzo una gamba e le infilo il cazzo nella fica.
Comincio a chiavarla di gusto, poi arriva papà che è già nudo.
“Ah! Ma siete andati avanti, eh? Dove mi metto io? Bocca o culo, amore?”
“Adesso lo voglio in bocca. Vieni qui, amore.”
Mamma si lascia andare. Sta godendo come una pazza. Io le scopo la fica in sincronia a papà che le scopa la bocca.
Veniamo tutti e tre insieme. Capita spesso ultimamente. Mamma ingoia tutto lo sperma che papà riesce a darle. Poi io e papà ci scambiamo di posto e si ricomincia.
Andiamo avanti un bel po’ di tempo. Oggi mangiamo tardi.
Il ritmo è organizzato. Io la mattina esco per fare dei colloqui e il pomeriggio aspetto Tania. La aspetto in tutti i sensi. Aspetto che arrivi, ma aspetto anche che ceda e si faccia toccare.
Dopo due settimane mamma fa l’amniocentesi. È una bambina perfetta, nessuna anomalia genetica. Allora è stabilito: si chiamerà Veronica. Mia madre mi darà una figlia. Evviva!
Quando lo dico a Tania, anche lei è felice. Per congratularsi mi abbraccia. Facendo finta di niente, prendo ad accarezzarle la schiena. Tania resta lì e non si sottrae alle carezze. Faccio un azzardo, le bacio il collo. E resta ferma. Le bacio ancora il collo. E comincia ad ansimare, e sento i suoi capezzoli indurirsi sul mio petto. Continuo ad accarezzarle la schiena e nel frattempo cerco di baciarla sulla bocca. Quando ci riesco, Tania risponde entusiasta ai miei baci. Continuiamo così per una decina di minuti. Quando cerco di accarezzarle il seno, infilandole una mano sotto la maglietta, lei mi ferma. Ha sentito la mia erezione premere sulla sua pancia.
“Io sono qui per lavorare. Non per fare sesso con te.”
E si allontana. Evvai!!! Ce l’ho quasi fatta. Ancora un poco poi cederà.
Tania comincia a cedere dopo due mesi. La pazienza ha dato i suoi frutti.
Stava pulendo una delle stanze vuote. Mi affaccio sulla porta, mentre lei sta lavando il pavimento.
“Questa diventerà la stanza di Veronica. La settimana prossima andremo a comprare la cameretta. Per te quale colore starà meglio?”
“Io escluderei di farla rosa. È scontato e poi non mi piace. Sarebbe bello farla a tinte pastello multicolore, tipo giallino e verdino. Una sola tonalità di colore è banale e alla fine stanca. Anche se sarà una bambina non è il caso di fare tutto rosa. Qualche tocco va bene, ma tutto tutto, no.”
“Dici? Allora vieni con me a scegliere il corredino. Io sono una frana in queste cose. Possiamo cominciare sabato e andare a vedere in qualche negozio, tanto per dare un’occhiata, poi decideremo. Mi farò dare dei depliant e dei cataloghi. Ma tu saprai senz’altro quello che sarà necessario acquistare, no?”
“Guarda che io non ho mai avuto figli. Non so quello che potrebbe servire. So le cose a grandi linee. Dovrò comprarmi dei libri e leggere per approfondire l’argomento. A proposito, come farà tua madre con l’allattamento? Dovrò ricordarmi di chiederglielo. Ancora un mese, poi finisco la scuola. Così ho due mesi per studiare per bene l’argomento.”
“Ehi non mi hai ancora risposto. Vieni o no?”
“Sì, nessun problema. Però devono decidere i tuoi come fare la cameretta, non io.”
“Sì lo so. Ma tu puoi dare la tua opinione. Sarai la vice-mamma dopotutto.”
“Non farmici pensare troppo. Ho paura di sbagliare, di fare qualcosa che possa far del male alla bambina. Alla sola idea della responsabilità…”.
Mi avvicino a lei.
“Ehi calmati. Non è ancora nata. Non ti fasciare la testa prima ancora di averla rotta. Se continui così cadrai a pezzi” le dico accarezzandole le braccia.
Poi la abbraccio. “Non ti preoccupare. Non accadrà nulla di grave e tu sarai una mamma fantastica.”
“Vice-mamma, prego” dice lei scherzando.
Ci guardiamo negli occhi. E la bacio.
È ancora abbracciata a me. Ci baciamo per parecchi minuti. Quando si stacca dalla mia bocca, mi sorride e mi accarezza la guancia.
“Grazie per avere avuto pazienza. Avevo solo bisogno di avere di nuovo fiducia in un uomo. Non ho avuto una bella esperienza in fatto di ragazzi, dopo che ci siamo lasciati. Te lo devo per forza dire, arrivati a questo punto. L’hanno scorso, il ragazzo che frequentavo ha tentato di stuprarmi insieme a due suoi amici.”
La abbraccio forte, stretta a me.
“Oh! Amore mio. Mi dispiace tantissimo per quello che ti hanno fatto. Hai voglia di raccontarmi la tua esperienza?”
“Sì. Hai diritto di saperlo.”
“Vieni, intanto che si asciuga il pavimento, andiamo di sotto sul divano.”
La prendo per mano e scendiamo.
“È successo esattamente il Lunedì di Pasquetta dell’anno scorso. Il pomeriggio, noi con due suoi amici siamo andati al cinema. Un film ridicolo tra l’altro. Ci eravamo messi in alto, nelle ultime file. Io in mezzo, uno a destra, uno a sinistra e uno sulla fila dietro esattamente alle mie spalle. Più o meno a metà film, lui ha cominciato ad accarezzarmi la gamba. Io portavo una mini, ma neanche troppo corta. Comunque lui ha cominciato ad accarezzarmi sulla gamba. Gliel’ho lasciato fare perché lo ha fatto altre volte e non ci vedevo niente di male. Era eccitante e mi piaceva. L’ho lasciato fare anche quando ha incominciato ad accarezzarmi il sesso. Mi stava facendo eccitare apposta. Poi mi ha preso una mano e se l’è messa sul suo inguine. Voleva che lo accarezzassi. Era eccitante ed ero eccitata. Non ho capito subito che anche il suo amico, quello seduto a fianco a me, ha incominciato ad accarezzarmi sull’altra gamba e che quello dietro mi stava palpando il seno. Ho cercato di ribellarmi, togliendomi le mani di dosso. E chiedendo sottovoce di smetterla. Poi quello seduto dietro di me, mi ha sussurrato all’orecchio: “No puttana. Adesso stai zitta e ci lasci fare, altrimenti saranno guai per te”. Allora mi sono ribellata. Mi sono messa ad urlare chiedendo aiuto. Per fortuna in sala c’erano degli adulti che sono intervenuti, altrimenti mi avrebbero sicuramente stuprata. Li ho denunciati tutti per tentato stupro e sono stati condannati. Ora sono in prigione perché sono tutti maggiorenni, ma non ci staranno per molto ancora.”
“Oh, amore, mi dispiace molto che tu abbia dovuto sopportare tutto questo. Io non sono come loro. Non farò mai nulla che tu non voglia” le dico quasi sull’orlo delle lacrime.
È uno strazio quello che l’ha appena sfiorata. Per fortuna non l’hanno spezzata.
Ci abbracciamo ancora e la bacio. Lei risponde ai miei baci, ma è molto cauta. Cerco di farla sdraiare sopra di me lentamente, senza forzarla. Dopo quello che ha passato è l’ultima cosa che voglio.
Lentamente si lascia andare. Si sdraia sopra di me, sente la mia erezione, ma non si sposta. Resta lì, a baciarmi. Io la accarezzo voluttuosamente, ma senza arrivare a toccarla intimamente. È ancora troppo presto.
Tra un bacio e l’altro, continuo a dirle “Mi dispiace”.
Stiamo lì per mezz’ora a baciarci sul divano. Per un breve momento riesco a metterla sotto di me, poi mi sposto sul fianco.
La guardo negli occhi. “Mi dispiace davvero per quello che ti hanno fatto. Ricordati che non tutti gli uomini sono come quelli. Fare l’amore, fare sesso, deve essere un piacere, non un obbligo. Una donna difficilmente godrà sotto costrizione. Quelli erano solo delle bestie senza nessuna considerazione per le donne. Ricordatelo, io non sono come loro. Non farò mai nulla senza che tu sia d’accordo.”
La bacio sulla fronte e mi alzo. Allungo una mano e la faccio alzare.
“Andiamo in cucina. Ti faccio un caffè.”
“Grazie. Mi ci vuole proprio.”
Ci beviamo il caffè poi lei torna su a finire la stanza.
Io mi fermo in cucina a riflettere su quello che mi ha raccontato. Sulla bestialità di certi uomini, o ragazzi, e su come potrà influire sui miei piani la sua esperienza.
Devo essere molto cauto. Ancora più di prima. Ma almeno ora ha ceduto.
Alle sei scende. Ha finito e sta per andare a casa.
“Tania? Aspetta un attimo. Allora è confermato per sabato pomeriggio? Vieni con me a vedere le cose per Veronica?”
“Sì certo. Intanto chiedo a mia mamma e faccio un elenco di quello che potrebbe servire. Ci vediamo domani pomeriggio, intanto.”
Sabato pomeriggio, io e lei andiamo per negozi. Ha in mano una lista di cose che sicuramente servono, altre che potrebbero servire. Alcune cose, come magliettine, tutine, bavaglini e calzini, le prendiamo man mano che troviamo quelle che ci piacciono. E ci facciamo dare cataloghi e depliants di mobili e passeggini combo, che abbiamo visto essere i più pratici.
“Cavolo, che prezzi assurdi. Non credevo che costassero così tanto! Ci credo che le italiane fanno pochi figli” dice Tania tra il serio ed il faceto. “Comunque, secondo mamma, serviranno anche biberon e ciucciotti se tua mamma non la allatterà. Dovrà anche decidere se togliersi il latte e congelarlo o passare direttamente al latte in polvere. Senz’altro possiamo comprare già da ora sterilizzatore e scaldabiberon. Serviranno comunque in ogni caso. Che ne dici se fai qualche foto? Così i tuoi potranno vedere qualcosa.”
Il pomeriggio passa velocemente. Cavoli quanto è bella Tania! È così felice che sembra quasi che sia lei a mettere al mondo un bambino e non mia madre. Vorrei tanto che fosse incinta di mio figlio anche lei. Sorrido all’idea.
“Vieni qua Tania. Fatti dare un bacio. La tua allegria mi ha contagiato. Pensavo che mi sarei annoiato, ma invece…”
Lei si avvicina e la bacio. Un bacio dolce e leggero. “Vorrei tanto che anche tu fossi incinta di mio figlio. Sei così bella!” le sussurro all’orecchio.
“È un po’ presto per avere dei figli miei, non trovi?”
“Perché dici questo?”
“Perché ho 17 anni e non sono sposata.”
“A questo si può rimediare facilmente, non trovi?”
“Io? Sposarmi adesso? Stai scherzando, vero?”
“Perché no? Tra poco meno di quattro mesi è il tuo compleanno, non l’ho dimenticato. E non è contro la legge sposarsi quando si ha 18 anni.”
“Ma ci conosciamo così poco! Come puoi dire una cosa del genere? E poi quando si hanno dei figli cambia tutto. La tua e la mia vita cambierà.”
“Cosa cambierà? Sarai già una madre quando ti occuperai a tempo pieno della bambina, cosa cambia un bambino in più?”
“Ma Veronica non è mia figlia. Tienilo a mente. Sarò solo la sua tata.”
“In ogni caso per lei sarai una mamma. E io mi sto innamorando di te. Ancora.”
“Anche io mi sto innamorando di te.”
“E allora? Perché non vorresti sposarmi? Quale è il motivo? Non dirmi le chiacchiere del paese, per favore!”
“No, non è per quello. La mia famiglia ha bisogno dei soldi che guadagno. Se non ci sono io, come faranno a vivere?”
Per il momento non insisto oltre. Devi avere pazienza, continuo a ripetermi.
“Però mi piacerebbe molto sposarti” mi dice Tania. “Riparliamone ancora tra qualche mese, eh?”
“Va bene. Aspetterò.” Devi avere pazienza, continuo a ripetermi.
Continuiamo il giro di negozi. Torniamo a casa la sera tardi. Mamma e papà ci aspettano. Scarichiamo le cose che abbiamo comprato ed entriamo.
“Allora Tania, ti sei divertita?” le chiede mamma.
“Sì. È stato divertente e stancante allo stesso modo. Abbiamo visto tante cose e Bruno ha preso dei cataloghi da farle vedere. Prima che nasca la bambina dovrà decidere cosa fare con l’allattamento.”
“In che senso?”
“Allattamento al seno o latte artificiale. Cosa altrimenti?”
“No, niente. Non so, ci penserò.”
“Ok. Allora guardatevi le cose. Io vado a casa che è tardi. Mia mamma mi aspetta. Arrivederci, ci vediamo lunedì.”
“Ciao Tania” le dico io.
Quando Tania se ne è andata, mamma mi chiede come è andata veramente.
“Ci sono quasi. Ho accennato all’idea di metterla incinta e sposarla e lei ha reagito bene. È solo rimasta di sasso perché non lo aspettava. Stavo quasi per dirle che Veronica è mia figlia, ma mi sono fermato in tempo, per fortuna. Sarebbe stato un disastro, altrimenti. Non è ancora pronta. Dobbiamo avere tutti pazienza.”
“Ma credi che lo accetterà?” chiede papà.
“Sì, credo di sì. Ma non dobbiamo assolutamente forzarla. Altrimenti scapperà.”
Le settimane passano e Tania finisce la scuola. La mattina sta a casa a leggere i libri sui bambini e il pomeriggio viene a casa mia, come al solito. Ormai mamma è quasi al termine.
Il 30 luglio, alle sei di sera, nasce mia figlia Veronica. Tre chili e 150 grammi. Sembra una bambolina, talmente è piccola.
“Grazie mamma. Mi hai fatto uno splendido regalo” le dico in un attimo di tranquillità, quando non c’è nessuno in reparto.
“Prego. È stato un piacere, in tutti i sensi” dice maliziosa.
“Allora me ne darai altri?”
“Scordatelo.”
“Ma perché? Tanto li faremo crescere noi.”
“È faticoso lavorare con la pancia. E queste tette mi fanno male. Hanno bisogno di essere svuotate. Ma lei dorme ancora. È due ore che dorme, tra poco si sveglierà. Vuoi guardarmi mentre la allatto, tesoro?”
“E me lo chiedi? Vorrei essere al posto di mia figlia, a dire il vero.”
“Quando saremo a casa potrai farlo” mi sussurra.
Sorrido. Veronica si sveglia. La prendo e la do a mamma che si slaccia la camicia da notte e se la attacca al capezzolo. La piccola comincia a ciucciare di gusto. Ha fame.
Intanto l’inquilino del piano di sotto, comincia a farsi sentire. Resto lì a guardarle, con il cazzo in tiro che mi fa male nei pantaloni.
Arriva Tania.
Mi alzo e vado ad abbracciarla. E sente la mia erezione.
“Non farci caso. Ho appena visto mia madre con le tette al vento e il mio corpo ha reagito.”
“Ti sei eccitato vedendo tua madre?” mi chiede sconcertata.
“Ovvio. Mi sono eccitato quando ho visto un seno nudo. Tu non ti ecciteresti se vedessi un cazzo in tiro?”
È imbarazzata e non risponde.
“Mamma sta allattando la piccola. Vieni con me, aspettiamo un attimo.”
La prendo per mano e la porto in sala d’aspetto. Mi appoggio al muro e comincio a baciarla, spingendomela contro l’inguine. Voglio che senta l’eccitazione che provo.
Deve abituarsi a me quando sono eccitato, altrimenti non potrò mai portarmela a letto. Sto tenendo conto dei giorni del suo ciclo. Ormai ha quasi finito di sanguinare. Spero che ceda presto. Voglio davvero metterla incinta! Così sarà mia per sempre.
Si stacca dopo quasi dieci minuti.
“Andiamo, tua mamma avrà finito.”
Quando torniamo in camera, mamma ha finito e sta cullando la bambina.
“Oh tesoro vieni, prendila” dice a Tania.
“Non posso, in ospedale non si può. Solo i genitori possono prendere in braccio i bambini.”
“Chi se ne frega. La bambina è mia e faccio quello che voglio. Prendila.”
Tania la prende.
“Ciao piccola Veronica. Benvenuta in questo mondo. Sarò come la tua mamma, vedrai” le dice coccolandola.
“Oh, le mie donne” sussurro per non farmi sentire.
“Ti amo Tania. Mi vuoi sposare?” le dico avvicinandomi a lei.
“Sì. Ho deciso. Sì ti voglio sposare e darti dei figli. Mi hai convinto, non ha senso aspettare. Ti amo anch’io.”
Le abbraccio tutte e due.
“Attento! Non così forte, la schiacci!”
“Ops.” E ci mettiamo a ridere tutti quanti.
“Vado a telefonare a papà. Glielo devo dire subito”. Sarà contento che ha accettato.

Mamma viene dimessa venerdì.
“Hai visto che ha ceduto? Te lo avevo detto!” dice mamma.
“Sì, ma non sono ancora riuscito a portarmela a letto!”
“Vedrai che adesso ci verrà!”
In effetti è meglio. Così avrà finito il ciclo e sarà in ovulazione.
Intanto, Veronica si è svegliata e ha fame. Mamma prende la piccola e si mette sul divano. Si toglie la camicia, slaccia il reggiseno e avvicina Veronica al capezzolo. Io mi inginocchio di fronte a loro e sto ad osservare mamma che allatta mia figlia. Mi fa arrapare e il cazzo mi si rizza. Mi allungo verso lei e la bacio. Limoniamo per un po’, poi sposta la bambina sull’altro capezzolo. Io mi avvento sul capezzolo appena lasciato libero. È come una grossa ciliegia nella mia bocca. E più ciuccio più esce latte. Le svuoto la mammella.
Arriva papà e prende Veronica. La mette nel seggiolino accanto a noi e io mi avvento sull’altro capezzolo, svuotando anche quello.
Poi mi alzo, tolgo i pantaloni e, dopo averle tolto i vestiti, faccio sdraiare mamma sotto di me ed entro in lei. È talmente duro che la impalo come niente. Il clitoride schiacciato contro le ossa pelviche le ha dato una scossa che per un breve lasso di tempo tremava tutta come se fosse presa da spasmi incontrollati. Ho cominciato a menare il cazzo avanti e indietro dentro di lei e un profondo piacere l’ha raggiunta.
Abbiamo scopato con calma, godendoci lungamente, per poi abbandonarci appagati, ancora stretti nelle braccia di uno dell’altro. Ho lasciato il cazzo ben piantato dentro di lei, e lei ha stretto le gambe dietro la mia schiena per percepire più a lungo possibile quella inebriante sensazione. Si sentiva tutta umida, le avevo riempito la pancia di caldo sperma. So che adora quella sensazione umidiccia e feconda. Per questo volevo sempre venirle dentro. Andrà a finire che io o papà la metteremo incinta ancora.
Poi quando il cazzo si è smollato, lascio il posto a papà. Anche lui la chiava con decisione e le viene nella fica.
Lunedì mattina arriva Tania. Lei e mamma stanno assieme tutta la mattinata. Poi verso mezzogiorno, mamma scende per preparare da mangiare per tutti.
Appena mi passa vicino, mi da una gomitata e mi dice “Cosa aspetti! Vai di sopra.”
“A fare che?”
Mamma mi guarda storto, incredula.
“Muoviti, vai di sopra” ripete.
Mi alzo dal divano e vado su. Appena passo davanti la camera di Veronica, vedo Tania, curva sul lettino, che la sta coccolando.
“Vedi tesoro, anche se non c’è la mamma, ci sono io qui con te” le dice sommessamente. Ma la piccola dorme già.
Mi avvicino per vederle entrambi. Quando Tania si accorge di me, si gira di profilo e mi sorride.
“Vieni a vederla. Sembra incredibile che una cosina così bella possa uscire dalla pancia di una donna. Ora è tranquilla. Andiamo giù.”
“Perché invece non andiamo in camera mia?”
“Ma c’è tua mamma in casa! Cosa vuoi fare?”
“Mia mamma è giù che prepara da mangiare. Non se ne accorgerà nemmeno. Prendi il baby-monitor. Dai, andiamo.”
La prendo per mano e ci chiudiamo in camera.
Rimaniamo a guardarci per alcuni lunghi secondi con un’erezione spaventosa ed una voglia incontenibile di lei. Il mio pene è duro come il marmo e spinge in fuori lungo l’inguine, sotto l’elastico dei pantaloni. Lo sa ormai che mi eccita.
Le poso le mani sui fianchi per abbracciarla, sono colpito dalla sua bellezza solare le dico: “Tania sei bellissima stamattina” e mi avvicino per baciarla.
Il suo collo sprigiona un profumo meraviglioso io sono eccitato come un toro. Lei sprigiona oggi una fragranza irresistibile.
Dopo un bacio, due baci, le do un terzo bacio, vicino all’orecchio. In quel momento capisco di non essere più in grado di smettere di baciarla e le dico vicino all’orecchio: “Dio Tania come sei bella…” e le do un altro timido bacio lì vicino, poi un altro e un altro ancora, cominciando a scendere verso il collo. Succede tutto in fretta.
“Oh, Bruno no…” sussurra lei.
I miei baci si fanno sempre più libidinosi, mi stringo ai suoi fianchi portando la mia verga dura a contatto col suo corpo, contro il suo inguine. Comincio a gemere dal piacere nel baciare la sua pelle meravigliosa e nel sentire la mia verga contro il suo pube sensuale.
Scendo baciandola sulla sua scollatura. Non l’avevo mai baciata così vicino ai suoi seni. Risalgo verso le guance e la bacio vicino alla bocca.
Lei dice con voce sensuale ed un po’ tremolante: “No Bruno, sono fertile…”, le sue parole mi fanno impazzire, suonano come se fare l’amore con me facesse parte in qualche modo dei suoi piani, solo non in quel momento.
“Tania sei bellissima, non riesco più a resisterti…”
La abbraccio e con una mano sul fondoschiena la premo contro la mia asta dura e ondeggio mentre la bacio dappertutto.
Scendo fino ad inginocchiarmi per terra e spingo il naso in mezzo alle sue gambe. Inspiro profondamente ed il suo profumo mi fa impazzire.
“Tania, che profumo, mi fai impazzire…” le dico inebriato da quella dolce e afrodisiaca fragranza.
Mi risollevo ed in uno stato quasi confusionale la sospingo all’indietro con i colpi del mio bacino e della mia asta dura, camminando verso il letto.
Mi butto sul letto con lei sotto di me, io sono assestato con la mia asta dura fra le sue gambe. Per un attimo ci guardiamo. È bellissima, mi tuffo sulla sua bocca meravigliosa e le nostre lingue si accarezzano con passione.
Gemiamo entrambi per quel contatto. Sento la sua lingua calda, come se fosse diversa dalle altre. Comincio a muovermi affannosamente come per chiavarla e gemo scompostamente. Premo bene l’asta dura contro di lei.
“Ah… Bruno, sì fammelo sentire, com’è grosso…”
“Oh Tania, mi hai fatto impazzire in questi mesi…”
“Scusa, non volevo farti soffrire. Ma non ero ancora decisa a farlo… Sono ancora vergine…”
“Oh Tania, perché non me lo hai mai detto… non lo avrei mai immaginato. Adesso ti farò conoscere il piacere… Ti voglio Tania… il tuo profumo mi fa impazzire…”
Poso la mano sulla sua fica ed affondo le dita bene in mezzo, ma ci sono i suoi pantaloni a dar fastidio. Lei divarica le cosce e geme. Mi afferra il membro da sopra i pantaloni, facendomi gemere.
“Oh Bruno, lo voglio sentire, com’è grosso…”
Il mio membro non è particolarmente grosso, ma probabilmente è più grosso di quello con cui è stata prima di me, o le sembra più grosso.
Infila la mano dentro i pantaloni e me lo sento avvolgere dalle sue dita affusolate… La mia cappella è semiscoperta e tutta bagnata. Sono stato eccitato tutta la mattina.
Lei si sofferma con le dita sul bagnato scivoloso intorno alla cappella. Mi accarezza la punta nuda con i polpastrelli scivolosi e poi più giù, senza scoprirla. Io gemo e le accarezzo intanto le sue cosce, toniche e calde.
Le abbasso le spalline della canotta e la bacio sulla sua pelle delicata. Gliela tolgo e la bacio sul reggiseno di pizzo, facendole inturgidire i capezzoli. Scendo sul suo ventre piatto e vellutato. Il suo ombelico è eccitante. Glielo lecco, glielo bacio e ci affondo la mia lingua, facendola gemere.
Le slaccio i pantaloni e glieli tolgo. Tolgo anche i miei. Mi porto sulle sue mutandine ed annuso il pizzo profumato del suo miele. Adesso posso finalmente accarezzare le sue cosce in tutta libertà. La accarezzo e la bacio gemendo dal piacere per il contatto con quella pelle liscia e vellutata. Scorro le mie guance sulle sue gambe, mentre mi bagno sempre di più, pensando a quello che si sta per consumare.
La ammiro distesa, con indosso solo la biancheria di pizzo, è irresistibile. Lei si alza tendendo la mano verso il mio cazzo eretto.
“Lo voglio…” e prima che possa fermarla se lo prende in bocca, facendomi esplodere in un grido di piacere.
“Oh… Tania, no, mi fai venire subito così…”
“Mmm…” geme lei assaporando il mio lubrificante che goccia abbondante.
Senza farlo uscire, lo scappella completamente in bocca, aiutandosi con la lingua e tirando la pelle in dietro con le dita. La sua lingua scivolosa del mio lubrificante contorna il glande duro e carnoso. Mi muovo avanti e indietro leggermente, mentre lei è intenta non farlo uscire. Sto per allagarle la bocca di sborra, allora con un tiro deciso riesco a tirarlo fuori dalla sua bocca. Lei rimane sorpresa.
“Adesso tocca a me…” dico io. Scendo fra le sue gambe. Annuso ancora una volta il pizzo profumato sul suo morbido pube, su cui traspare il suo boschetto.
“Che profumo di fica, Tania…”
Lei si slaccia il reggiseno e io le sfilo le mutandine fradice ed ammiro la sua figa meravigliosa. Il suo boschetto è una striscia verticale naturale, estremamente eccitante. Il suo clitoride rialza il prepuzio che lo protegge, spuntando leggermente. Le sue piccole labbra brune sono prominenti e lucide. Irresistibilmente carnose… Infilo la lingua del suo nettare fra i suoi petali aperti come le ali di una farfalla…
Lei emette un lungo gemito di piacere. Lappo il suo nettare con avidità, passando anche sul suo clitoride, ormai nudo. Lei lancia grida di piacere.
“Tania com’è dolce il tuo nettare, mi fa impazzire…”
“Oh Bruno… Io… ti ho visto… più di una volta in bagno…” dice ansimando.
“E cosa hai pensato?”
“Che prima o poi ti avrei scopato…” mi dice lei sensualmente.
“Oh Tania… Adesso ti scopo… ti fecondo col mio seme…”
“Oh sì, lo voglio sì! Voglio sentire il tuo seme dentro di me…”
Non so se stia giocando, ma io mi sto preparando veramente a fecondarla… l’inebriamento della situazione ed il suo profumo mi portano come in un’altra dimensione.
Poso le mani sui suoi fianchi sensuali, bacio il suo ventre e passo la lingua dall’inizio del suo boschetto fino all’ombelico. Fra poco il mio cazzo pulserà lì dentro, allagandola col mio seme fecondo…
Lei è bellissima. I suoi capelli raccolti dietro espongono il suo collo liscio e sensuale in tutto il suo splendore. Con la lingua lo lecco dalla base fin su in cima, per poi proseguire sul mento e le lecco avidamente le labbra. Lei estrae la lingua ed insegue la mia fino che le lingue si rapiscono e sprofondano dentro di lei in un bacio passionale come non mai…
“È magnifico quello che mi fai” e comincia a gemere.
Poi la faccio distendere sopra di me per un 69. Prendo a leccarla tra le cosce, proprio lì alla fichetta, è già eccitatissima e bagnata e mentre leccavo, la sorprendo a spingere il bacino avanti ed indietro accompagnando i miei colpi di lingua che andavano dalla vagina al clitoride.
Riprende in bocca il mio cazzo, iniziando a succhiare la cappella, da dei leggeri colpetti con la punta della lingua. Vengo nella sua bocca. Per nulla infastidita, ingoia il mio seme.
Non smetto un attimo di leccare e succhiare quei favolosi sughetti. Ed il mio cazzo è di nuovo in tiro.
“Accidenti come mi piace, continua così è bellissimo, sei bravo oh sì, sì vai avanti non fermarti.”
Esplode in un fantasmagorico orgasmo.
La rigiro di nuovo. La metto a cavalcioni sopra la mia pancia. Il mio cazzo sfiora la sua fichetta, come a chiedere il permesso di entrare. L’attiro verso di me e prendo a leccarle quelle sue belle tette piene e turgide. I capezzoli sono come bottoni, duri e morbidi insieme. Riesco a mettere in bocca la buona parte di un suo seno, succhiandolo a lungo, pensandolo pieno di latte che mi nutre, schiacciando il capezzolo contro il palato, mungendolo. Con voracità passo da una tetta altra.
Il mio cazzo si assesta fra le labbra morbide del suo sesso. Le sue carnose ali brune avvolgono la mia cappella semiscoperta e mi spingo un poco dentro di lei.
Poi mi fermo perché non voglio venire di nuovo. Lei sembra un po’ delusa, ma la delusione dura solo un attimo. Mi sposto sopra di lei, le apro le gambe e dirigo il cazzo tra le grandi labbra. È già bagnatissima, gronda di umori e sarà facile entrare in lei; lo posiziono all’ingresso della vagina e comincio a spingere con più decisione.
“Mi stai sverginando, vero?”
Non le rispondo, limitandomi ad accarezzarle il viso con molta dolcezza, quindi spingo il cazzo risalendo di un paio di centimetri, sento le pareti vaginali scorrere sul mio cazzo.
Tania fa delle smorfie di dolore. È molto stretta. Ed il mio cazzo è ancora grosso per la sua fichetta. Quando giungo a contatto con l’imene mi fermo un secondo, poi con decisione, do un colpo di reni e affondo in lei. Tania urla per il dolore, ma le tappo la bocca con un bacio. Rimango fermo per quasi un minuto per darle il tempo di riprendersi, le do un altro dolce bacio sulle labbra e riprendo a spingere. È talmente stretta che fa male anche a me. Però riesco ad infilarle dentro tutti i miei 20 cm di cazzo.
Il glande si scopre completamente e con un ruggito di piacere scivolo fino in fondo nella sua vagina zuppa del suo nettare fertile.
Ah!!… Che goduria una fichetta vergine appena sfondata!
Muovo il cazzo dentro di lei e Tania ha gli occhi chiusi e si mordicchia le labbra mentre il mio movimento comincia a essere più ampio e profondo. Il suo respiro, anzi i suoi sospiri sono pieni di piacere e di estasi, ogni volta che il mio cazzo sprofonda dentro di lei, è un sospiro di piacere, dalle sue labbra escono mormorii, suoni, che eccitano ancora di più il mio desiderio, accarezzo i suoi seni, e stringo i suoi capezzoli leggermente fra le mie dita, il piacere aumenta.
“Sì, ti sento a fondo… Ah… mi stai massaggiando l’utero!”
Un lungo gemito di lei me lo fa contrarre dal piacere. Mi stringo a lei gustandomi il suo nido di piacere. La sua vagina mi sembra più calda di quella di mamma… mi sembra anche più avvolgente. Vorrei sborrare subito in quel pozzo di piacere!
“Oddio Tania, che fica meravigliosa che hai!”
“Bruno com’è grosso, com’è strano sentirti dentro, com’è bello…”
Stando fermo lo contraggo e lo rilascio più volte dentro la sua figa, bagnandola con gocce di lubrificante.
“Oh Bruno come lo sento duro, si muove come un serpente…”
Comincio a muovermi lentamente avanti e indietro, il piacere che mi da il massaggio della sua vagina mi fa impazzire. Lei geme ad ogni mio affondo, accanto al mio orecchio, con me dentro di lei.
Ricambio il massaggio premendomi bene in fondo e roteando il bacino per massaggiare le sue pareti con la mia asta dura, impietrita.
Poi lo estraggo completamente e affondo di nuovo dentro di lei inclinandolo lateralmente. Lei grida e sobbalza col bacino per inseguire le mie acrobazie. La sua vagina è completamente zuppa ed il suono dei nostri sessi bagnati che si muovono unito ai suoi dolci gemiti mi fanno impazzire. Anche io mi bagno sempre di più del mio succo.
Mi sollevo sulle braccia per guardare la mia verga entrare e uscire da lei, dal suo ventre piatto, sensuale e fertile. L’asta entra ed esce lucida e venata di sangue da sotto il suo boschetto, che sale e scende.
Non posso più resistere, sono pieno di seme da sborrare in lei.
“Tania, adesso ti riempio col mio seme…”
Lei grida ad occhi chiusi.
“Ah, Bruno lo sento sempre più duro.”
Sento la sua giovane fica contrarsi dal piacere attorno al mio glande. Sento quel piacere che segna l’arrivo dell’orgasmo sprigionarsi dal mio glande. Il punto di non ritorno è ormai irreparabilmente varcato. Mi fermo per gustarmi il più a lungo possibile quel piacere che sale, poi sento dentro di me una contrazione che spreme le vescicole seminali, spruzzando un lungo getto di seme nell’avvolgente vagina di Tania, e poi…
“Ah, Ah, Ah…!!!!”
I miei occhi si chiudono ed enormi e lunghi getti di seme bollente le allagano la fica, mentre libero tutto il mio piacere.
Lei chiude gli occhi e grida al piacere di quelle possenti contrazioni profonde nel suo ventre… Sento le sue contrazioni spremere il cazzo e potevo sentire come la pancia fosse piena del mio seme.
“Ah!! Ah!… Ah…!”
Ricado su di lei mentre il mio cazzo la irrora e gli ultimi getti del mio seme la sta riscaldando. Lei mi abbraccia stretto e sbattendo il suo bacino contro di me. Un lungo orgasmo la scuote, lei grida dimenandosi con il mio membro ancora completamente duro dentro di lei.
Mi sento così strano. È stato un orgasmo senza precedenti. Esco da lei e mi sdraio a fianco.
“Oddio Tania com’è bello dentro di te, è così diverso, mi hai fatto godere così tanto, meraviglia mia…”
“Anch’io ho goduto tanto…, ma Bruno te l’ho detto, sono nel periodo fertile. È stato così bello, hai sborrato così tanto ed il tuo seme è così caldo… mi sento un lago dentro…”
Lei si porta una mano sulla fica bagnata e sporca di sangue ed io affondo la lingua nella sua bocca in un bacio passionale. Metto una mano sulle sue dita fra le labbra della sua fica, bagnate del suo miele e del mio seme.
“Sì Tania, ti ho riempita col mio seme…”
Scendo e lecco le sue dita bagnate di sborra sulla fica, lei apre le gambe per farmi leccare meglio la fica. Spingo la lingua nel suo pertugio giovane e lei contrae i muscoli. Sento il sapore della mia sborra e del suo miele. Un grosso fiotto viene spinto sulla mia lingua ed esce fuori. Lo raccolgo prima che cada sul letto ed affondo la lingua nella sua bocca in un bacio profondo.
Lei geme nel gustare la mia sborra. Immergo due dita nella sua vagina, le estraggo bagnate del mio seme e gliele metto in bocca. Lei le succhia.
La mia asta è di nuovo dura al massimo. Con un gemito entro ancora dentro di lei e dopo una lunga scopata le vengo ancora dentro.
“Sei preoccupata perché sei nel periodo fertile, Tania? Abbiamo deciso di sposarci no? Che differenza fa se ti metto incinta adesso? Io ti amo Tania…”
“Anche io Bruno, ti amo”
Mamma ci chiama. È pronto da mangiare. Ci alziamo e ci rivestiamo. Tania va cinque minuti in bagno, poi si ferma a controllare Veronica che dorme. Prende il baby-monitor e scendiamo.
Mamma ci osserva con occhio indagatore e le faccio l’occhiolino.
Mentre mangiamo tengo una mano sulla sua coscia e comincio ad accarezzarla all’interno, avvicinandomi sempre di più alla sua fica. La mia mazza comincia a rizzarsi di nuovo.
“Dai smettila, mi fai venire voglia. Sento la tua sborra che gocciola ancora sulle mutandine…” mi sussurra Tania all’orecchio.
Le sue parole mi fanno impazzire, sapere che dalla sua fica meravigliosa sta gocciolando ancora la mia sborra sulle mutandine, mentre lei è lì seduta; mi fa impazzire…
“Allora Tania, cosa hanno detto i tuoi genitori, quando hai detto loro che ti sposi? Glielo hai detto che verrai a vivere qui da noi?” chiede mamma.
“Sì, gliel’ho detto. Sono contenti per me, naturalmente. Anche se pensano che sia troppo giovane per sposarmi ora. Comunque il mese prossimo divento maggiorenne e non potranno dire più niente.”
“Come la vuoi la cerimonia?”
“No, niente cerimonia. Non voglio obbligare i miei genitori a delle spese folli. Possiamo fare un semplice rinfresco tra noi, senza i parenti a dar fastidio. Non voglio neanche l’abito da sposa. Ho un bellissimo ed elegante vestito che andrà benissimo per la cerimonia in chiesa. Come testimone posso chiedere a mio fratello di farlo. E per le foto ci può pensare mio padre. È un discreto fotografo. Andrà più che bene. Dobbiamo solo fare le pubblicazioni e ci possiamo sposare in qualsiasi momento.”
“Davvero non vuoi l’abito da sposa?” chiede mamma sorpresa.
“Certo. Che senso ha spendere migliaia di euro per un vestito che non metterò più?”
“Ma sarà un bel ricordo” dico io.
“Non ho bisogno di un vestito per ricordarmi di quello che ho fatto. Va bene così.”
“D’accordo. Se ne sei convinta questo pomeriggio andiamo in municipio ad informarci” dico io.
“Non avrà problemi se vado via questo pomeriggio?”
“Non ti preoccupare, questo mese di agosto, lo studio è chiuso. Posso occuparmi io della bambina per qualche ora. E poi tra poco la devo allattare ancora. Sono passate solo due settimane, ma sono già stufa di avere sempre le tette al vento! Appena riprendo il lavoro, mia figlia dovrà accontentarsi del latte in polvere” dice mamma.
Peccato volevo ciucciare dalle sue tette ancora per qualche mese!
Poi sento Veronica che piange.
“Vado a prenderla” dice Tania.
Intanto mamma si avvicina a me.
“Lo avete fatto, vero?” sussurrando.
“Sì, due volte. Ed era vergine! Che libidine. Tra l’altro è in ovulazione. C’è la probabilità che la metta incinta già da adesso” le rispondo sottovoce.
Tania arriva con la bambina. Mamma va in salotto e si toglie la camicia, solleva il reggiseno e attacca la bimba al capezzolo.
Intanto io aiuto Tania a sparecchiare in cucina.
“Vorresti essere tu ad allattare, eh? Ti ho vista.”
“Sì quando sarà il momento. Ora non ho latte. Anche se ho un bel seno. Sono gli ormoni in circolo dopo la gravidanza che fanno montare il latte nel seno. Si può dire che sono una esperta ormai” mi dice scherzando.
Prendendola da dietro, le metto le mani sul basso ventre.
“Lo sai che potrei averti ingravidato, vero? Magari tra qualche ora comincerà a formarsi un piccolo Bianchi.”
“Sì, lo so. E non mi sono tirata indietro apposta. Te l’ho detto che voglio darti dei figli. Quindi non fa differenza il quando. Io non voglio prendere la pillola e tu non devi usare i profilattici. Ci siamo intesi?”
La cullo dolcemente, baciandole il collo. “È la cosa più bella che tu potessi dirmi. Adoro l’idea di te con la pancia arrotondata dai miei figli. Speriamo che capiti presto. Voglio assolutamente vederti così. Con la pancia gonfia.”
“Per quello dovrai aspettare almeno cinque mesi!”
“Che ne dici di aumentare le chance che capiti, allora?”
Poi si gira e mi bacia appassionatamente. Il cazzo già duro da prima, si risveglia completamente.
“Dovresti metterti una gonna, invece che i pantaloni. Così possiamo farlo quando vogliamo senza doverci spogliare.”
“Da domani la metto. Adesso mi bagno con l’acqua e chiedo a tua mamma di darmene una.”
E così fa.
“Signora Stefania? Mentre lavavo i piatti mi sono bagnata i pantaloni. Non ha per caso qualcosa da prestarmi?”
“Sì, ce l’ho. Bruno accompagnala tu di sopra. Io devo finire qui.”
“Va bene, mamma.”
Tania mi prende per mano e andiamo di sopra. Appena arrivati in camera, si toglie i pantaloni bagnati e le mutandine, e mi slaccia i miei. Poi mi sale in braccio e la appoggio al muro per non cadere.
In qualche modo riesce ad infilare una mano tra di noi per prendere il cazzo e puntarlo alla fica. È ancora bagnata del mio sperma e le entro dentro facilmente. La penetro vigorosamente e la posizione permette al cazzo di arrivare fino in fondo alla vagina, facendola gridare per il piacere. Con le mani ben salde sul suo culo comincio a scoparla freneticamente, scuotendola su e giù sul mio durissimo cazzo, che sentivo dentro di lei come un grosso e pulsante bastone.
I nostri corpi scorrevano uno sull’altro e le sue tette sbattevano contro il mio petto. Era piacere allo stato puro, non riuscivo a pensare ad altro, tutto il mondo si concentrava nei nostri corpi scossi dal godimento e dalla frenesia di arrivare al culmine. Sento arrivare l’orgasmo, che parte dal mio ventre per poi propagarsi come una scossa in tutto il mio corpo.
“Tania… io… sto per venire…”, riesco a farfugliare, a malapena consapevole di altro che non fosse il mio glande che strusciava dentro a quella fica bollente e meravigliosa.
“Sì, vienimi dentro… inondami… allagami!”, grida di rimando, e le sue parole furono la goccia che fece traboccare il vaso, facendomi esplodere in un getto incontrollato, violento, seguito da innumerevoli altri, mentre sentivo il mio cazzo dilatarsi e arpionarsi in lei, al colmo della tensione e dello spasimo.
La metto a terra solo dopo che ebbi singhiozzato in lei fino all’ultimo fiotto di sperma.
“Cavoli che cavalcata, è stato estenuante” riesco a dire ansante.
“Fammi andare in bagno, altrimenti perdo lo sperma dappertutto”
“No, tienilo dentro. Dai.”
“Certo che lo tengo dentro, che credi! Vado solo a mettermi un salva slip. Le mie mutandine sono già fradice del tuo seme di prima e non potranno assorbirne dell’altro.”
Va in bagno e torna subito. Intanto apro l’armadio di mia mamma e cerco una gonnellina che possa andare bene.
“Che ne dici di questa?” Le mostro una mini non troppo corta, ma tutta a pieghe e ampia. “È l’ideale per le scopate. Così devo solo infilarti le mani sotto per arrivare dove voglio” le dico ridendo.
“Sì, andrà più che bene.”
“Che ne dici di stare senza le mutandine? Tanto sono già bagnate.”
“Adesso no. Sto gocciolando sangue e sperma, ricordi?”
“Fa niente! Dai toglitele. Mi fa arrapare.”
“No! Sporcherei dappertutto!”
“E allora? Poi si pulisce.”
“Cioè io pulisco! No le mutandine le tengo addosso.”
“Va bene. Però continua a mettertele di pizzo. Mi piacciono quelle che porti ora.”
“Questo lo posso fare senza problemi.”
Poi scendiamo. I pantaloni bagnati li appoggia su una sedia e li mette al sole.
“Così si asciugheranno subito.”
“Tania, tesoro? Vieni a prendere Veronica che dorme?” chiede mamma.
“Arrivo!”
Io resto in cucina e origlio i loro discorsi.
“Allora, lo avete fatto?”
“Sì. Tre volte. Bruno è un amante fantastico.”
“Te lo avevo detto, no? Lui ci sa fare con le donne. E parlo per esperienza.”
“Cosa vuole dire? Che lei ha fatto l’amore con Bruno?”
“Ne saresti sconvolta se ti dicessi di sì?”
“Non so cosa pensare. Vi ho sempre visto così uniti, però non credevo… fino a questo punto. Ma suo marito lo sa?”
“Certo. Ha partecipato anche lui. È bello scopare con due uomini che ti amano. È una cosa che dovresti provare assolutamente.”
Mi affaccio sulla porta della cucina e le osservo. Tania sta cullando mia figlia.
“Vuole dirmi che dovrei fare l’amore anche con suo marito?”
“Sì. Tra poco entrerai nella nostra famiglia. Non vedo niente di male in ciò. Ma deve fare piacere a te. Non ti obblighiamo di certo. Se non vuoi, puoi continuare con Bruno. E non c’è bisogno che ti nasconda o che tu trova delle scuse, se vuoi fare sesso con lui. Fallo e basta. Io non mi scandalizzo di certo nel vedere due che scopano. Anzi, mi piace guardare.”
“Davvero non le da fastidio?”
“Stai scherzando vero? Non siamo nel medioevo! Amatevi e basta!”
Tania sta osservando la bambina.
“Anche Bruno, a volte, fa questa smorfia. Da chi l’ha presa?”
“Dal padre ovviamente” dice ambigua.
“Anche suo marito la fa? Strano non gliel’ho mai vista.”
“No, mio marito la fa diversa.”
Tania sgrana gli occhi.
“Veronica è figlia di Bruno?! Non ci credo! Ma suo marito lo sa?”
“Certo che lo sa. Ti ricordi quello che ti ho detto? È bello scopare con due uomini che ti amano. E noi ci dividiamo tutto.”
“Ma…” guarda la bambina e poi guarda mia mamma.
“Sei scandalizzata?”
“No, esterrefatta direi… Bruno? Puoi venire un attimo?”
Poi mi vede sulla porta della cucina.
“Perché non me lo hai detto prima? Credevo che fosse tua sorella! Non tua figlia!”
“Fa differenza?”
Ci pensa un po’.
“No. Io ti amo lo stesso. Ma avresti dovuto dirmelo prima.”
“E anche io ti amo. Quale è il problema allora?”
“Hai messo incinta tua mamma! Non è una cosa che sento tutti i giorni. Ovvio che sono sconvolta!”
“Allora cosa farai adesso che lo sai?”
“Nulla. Che devo fare? Denunciarvi tutti? Per cosa poi? Non c’è stata nessuna violenza e siete tutti adulti. Devo solo abituarmi all’idea. Prendi tua figlia.”
Mi avvicino e la prendo in braccio. Tania mi osserva a lungo.
“Sì. Sarai davvero un padre fantastico per i nostri figli. Però, per pareggiare i conti, dovrò farmi ingravidare da tuo padre! Ecco, così impari!”
Mi scoppia una risata fragorosa, tanto che mia figlia reagisce al rumore improvviso.
“Beh, perché ridi adesso?”
“Perché mio padre non aspetta altro, da quando ti ha visto la prima volta a casa del parroco” riesco a dire tra le risate.
Tania guarda mia madre che annuisce.
“Sì è vero. Si è eccitato subito quando ti ha visto. Bruno ha dovuto lavorare parecchio per farti arrivare a questo punto. È stato tutto un lavoro di seduzione. Ti senti pronta per la nostra famiglia? Sei conscia di quello che ti aspetta?”
“Sì, credo di sì. È per questo allora che mi avete proposto di restare in questa casa dopo che ci saremo sposati! Per fare sesso tutti quanti insieme! Sì, accetto. Tra l’altro suo marito è proprio un bell’uomo, anche se non è più giovane. Scommetto che anche lui ha un cazzo pazzesco.”
“No, è più piccolo del mio.”
“Meno male. Ho fatto una fatica a prenderti dentro, stamattina.”
“È perché eri ancora vergine. Quando lo abbiamo fatto prima non ti ho fatto male, vero?”
“No infatti. Ma come la mettiamo con la paternità?”
“I figli che avrai saranno sempre tutti miei. Anche se a metterti incinta sarà mio padre. Così come lei sarà sempre mia sorella. Solo quando saranno grandi diremo loro la verità.”
“D’accordo. Allora sarà questa la mia vita! Farmi scopare e mettere al mondo i vostri figli. Anche lei avrà altri figli?” chiede poi a mamma.
“Non ho ancora deciso. Però la pillola non la prendo più. Quindi è probabile che accada ancora.”
“Dai Tania, andiamo in municipio e poi dal parroco. Portiamo Veronica con noi. Ha appena mangiato e per qualche ora non si sveglierà. Ci vediamo poi, mamma. Intanto riposati. In cucina è tutto fatto.”
In municipio ci consegnano un elenco di certificati da preparare, poi passiamo dal parroco.
“Buongiorno Don Carlo. Siamo qui perché vogliamo sposarci. Ci può dire cosa dobbiamo fare per la Chiesa? In municipio ci siamo già stati.”
Il parroco guarda la bambina e poi guarda Tania.
“Un po’ tardi non trovi?” dice sarcastico.
Che retrogrado! Mi verrebbe voglia di andarmene.
“Guardi che la bambina è mia sorella! Non è la figlia di Tania” dico io irritato. Meglio non mentire troppo in una chiesa.
“Tua sorella? Non dire baggianate! Come può essere tua sorella?”
“Non si ricorda che mio padre è venuto da lei a chiedere di una ragazza? I signori Bianchi? Io sono il loro figlio. E lei è Tania. È stato lei a mandarla da noi.”
Il parroco arrossisce improvvisamente per la gaffe che ha commesso.
“Chiedo umilmente perdono. Sono giunto a delle conclusioni troppo rapidamente. Scusatemi ancora. Allora cosa posso fare per voi? Avete detto che volete sposarvi.”
“Sì, vorremmo sposarci non appena avrò compiuto i 18 anni. Non faremo una cerimonia sontuosa. Solo i miei e i suoi genitori con i testimoni. E basta, senza parenti. Io compirò i 18 anni il mese prossimo. Quindi, appena è possibile, con i tempi delle pubblicazioni, ci sposeremo. Non voglio aspettare.”
“Ma dovete fare il corso prematrimoniale. È obbligatorio che partecipiate alle riunioni, per avere il certificato. Senza di quello non posso sposarvi. Però posso fare una cosa, per farmi perdonare per quello che ho detto prima. Posso firmare il certificato facendo figurare che lo avete già fatto. A una condizione: che vi impegniate a partecipare per davvero dopo.”
“Sì, certo lo prometto” dice Tania.
“Anche io lo prometto, ci verremo quando lo organizzerà” dico io.
Sono disposto a promettere anche la luna per poter sposare Tania.
“Allora questo è l’elenco dei documenti che servono. E che dovrete portare al più presto. Arrivederci.”
Torniamo a casa. Siamo stati via solo un’ora e Veronica dorme ancora.
“Vado a metterla a letto. Torno subito” mi dice Tania.
È di parola.
“Tua mamma sta dormendo di sopra. Al momento siamo soli. Adesso raccontami di te e di tua mamma. Voglio sapere tutto.”
“È iniziato tutto il mese di agosto. Un anno fa. Faceva caldo e io me ne stavo a mollo in una piscinetta di plastica a farmi una sega. Ero nudo, l’acqua era gradevole e pensavo di essere solo in casa. All’improvviso sento che si apre la finestra della sala e vedo mia mamma in costume da bagno. Non era andata a lavorare essendo agosto. Ma io credevo fosse in città, la casa era silenziosa. Quando mi ha visto con il cazzo in tiro che mi stavo masturbando, si è avvicinata e mi ha fatto i complimenti per le dimensioni. E una cosa tira l’altra, il suo costume è volato via e abbiamo cominciato a scopare. Siamo andati avanti così per dieci giorni. Poi mio padre ci scopre. Anziché fare una scenata, si unisce a noi. E da allora non abbiamo più smesso.”
“Ma perché metterla incinta? Non prendeva mica la pillola?”
“Infatti. È stato un mese dopo. Una sera eravamo tutti e tre appagati e languidi ed il discorso è caduto sul fatto che mamma è giovane e bella. Io mi sono proposto dicendo che è eccitante vedere la moglie messa incinta da un altro uomo. Papà ha rincarato la dose dicendo che le sarebbe piaciuto vederla incinta ancora. E allora mamma ha smesso di prendere la pillola dicendo che voleva accontentarmi. E così l’ho messa incinta. Questa è la nostra storia.”
“Per cui tu ti ecciteresti se tuo padre mi mettesse incinta?”
“Sì, parecchio. Ma solo se lo vuoi. Non ti vogliamo forzare in ogni modo. Se non vuoi, continueremo a farlo solo noi due.”
“Potrei provare. Dopo tutto tuo padre non è uno sconosciuto. Sarà mio suocero. E tua madre, cosa farà?”
“Lei? Probabilmente sarà lì a leccarti le tette mentre vieni scopata! Te l’ha detto: ci dividiamo tutto.”
“E tu? Dove sarai?”
“Lì con te. Che mi prenderai o in bocca o nel culo.”
“Tu non mi entri nel culo con la mazza che ti ritrovi! Piuttosto lo prendo in bocca mille volte.”
“Guarda che anche mamma lo ha già preso nel culo diverse volte. Ed è ancora qui. Gliel’ho sfondato io, il culo.”
“Beh, ci penserò allora. Se dici che tuo padre è più piccolo di te, allora mi faccio aprire il culo da lui. Tu ti sei preso la verginità della fica, a lui lascio il mio culo.”
Più tardi rientra papà. Tania è ancora in casa.
“Ciao papà. Glielo abbiamo detto. Sa tutto e ci sta.”
Papà sorride. “Davvero? Non credevo che accettasse subito.”
“Ma forse dovrai aspettare. Molto probabilmente oggi l’ho messa incinta. Ed era anche vergine.”
“Ma dai! Sverginata e messa incinta? Non ti fai mancare nulla, eh? Ma come fai ad essere sicuro di averla messa incinta?”
“È nel periodo fertile. E oggi l’abbiamo fatto tre volte. E poi siamo anche stati in municipio e dal parroco per sapere dei documenti da preparare per le pubblicazioni. Ha detto che non vuole aspettare e ci sposeremo dopo il suo compleanno, giusto il tempo delle pubblicazioni.”
“Ma come faremo ad organizzare un matrimonio in tre settimane? Non si può. Dove lo trovi un ristorante disponibile? E l’abito da sposa?”
“Ha detto che non vuole nessuna cerimonia. Solo un rinfresco tra noi e i suoi genitori. Senza altri parenti. E non vuole nessun abito da sposa. Ha detto che ha un vestito elegante che va bene per l’occasione. Per cui entro la fine del mese prossimo mi sposo.”
“Non l’avrei mai creduto! Una ragazza che rinuncia all’abito da sposa. E io che credevo di dover spendere migliaia di euro per il tuo matrimonio!”
“Adesso è di sopra con mamma e Veronica. Andiamo da lei.”
Saliamo. Io resto sulla porta e li osservo.
“Ah, signor Marino! Bentornato” dice Tania entusiasta.
“Devo dirti grazie.”
“Per cosa?”
“Per il matrimonio e per quello che accadrà dopo. Bruno mi ha detto che ti hanno raccontato tutto. Mi accetti, allora?”
“Sì certo, acconsento. Sono rimasta parecchio sorpresa da quello che sua moglie e Bruno mi hanno raccontato. Comunque mi unisco alla vostra famiglia, in tutti i sensi.”
“Accetti anche che io ti metta incinta?”
“Dovrà mettersi in fila e aspettare. Credo che abbia già provveduto suo figlio a riguardo” dice mettendosi le mani sul basso ventre.
“Posso toccarti?”
“Certo. Venga, si sieda qua.”
Papà si siede sul bordo del letto. Tania gli si mette di fronte e si toglie la canotta e la gonna, restando solo con l’intimo. Mi avvicino e mi metto dietro di lei abbracciandola.
“Non è una meraviglia? Hai visto che seno bello pieno e sodo?”
Papà avvicina la bocca a uno dei capezzoli e comincia a succhiare da sopra il reggiseno di pizzo.
“Sì è fantastico” dice quando si stacca. “Una bella ciliegia soda. E qui sotto?” dice abbassandole le mutandine.
Le passa una mano sulla fessura e sul clitoride, eccitandola.
“Sì è bella umida. Ma sento l’odore del tuo sperma, Bruno.”
“Per forza! L’ho scopata neanche due ore fa.”
Tania si toglie le mutandine mentre io le tolgo il reggiseno. Poi si siede accanto a lui.
“Perché non me la lecca, signor Marino?”
Papà si alza e si toglie vestiti e mutande, già vistosamente col cazzo in tiro.
“Per il momento non voglio che mi entri dentro. Solo dopo che io e Bruno ci saremo sposati potrà farlo. Però non ho nessun problema a prenderglielo in bocca” gli dice Tania. “La fica per il momento resta riservata a Bruno. Vieni anche tu. Dai, togliti i pantaloni. Fammelo leccare.”
Allora papà si sdraia sul bordo del letto. Tania si mette a cavalcioni sulla sua bocca e io resto in piedi, di fianco a loro.
Papà comincia a leccale la fica. È infoiato da maledetti. E più lecca, più riesce a farla gocciolare. Intanto Tania si è messa in bocca il mio cazzo. Mi sta facendo un pompino da sballo. Ci metto poco a venire nella sua bocca. Poi si stacca da me e si gira a fare un 69 con mio padre. Anche lui, poco dopo le viene in bocca.
Tania non è ancora venuta. Allora mi prendo in mano il mio cazzo e con due manate, ritorna bello rigido. Tania è ancora sul letto, intenta a far risollevare il cazzo a papà. La sposto, mettendola in mezzo alle gambe di mio padre, con il culo verso di me e io le entro dentro la fica da dietro. La posizione è l’ideale per arrivare a metterlo dentro fino in fondo. Continuo a scoparla così. Le strizzo le tette e i capezzoli facendola gemere, le massaggio il clitoride mentre non smetto di andare avanti e indietro col bacino. Tania continua imperterrita a fare il pompino a papà. Ben presto gli orgasmi si susseguono in lei ed alla fine anche io, le sparo ancora una volta il mio seme dentro la fica.
Anche papà è venuto ancora nella sua bocca.
Alla fine Tania di sdraia sul letto, soddisfatta.
“Ha proprio ragione sua moglie, sa, signor Marino? È davvero stupendo scopare con due uomini che ti amano. Sì, credo che mi piacerà molto la mia futura vita. Ti amo Bruno. Grazie per questa opportunità.”
“Posso dire una cosa? Dopo che vi sarete sposati, non dovrai più chiamarci signor Marino e signora Stefania. Ci chiamerai mamma e papà. Lo farai?”
“Sì, papà. Nessun problema. Adesso devo andare a vedere Veronica, fatemi passare.”
E se ne va nell’altra stanza, nuda.
“Come l’hai trovata, papà? Non è fantastica?”
“Sì, davvero. E si è ingoiata lo sperma! Non credevo l’avrebbe fatto!”
Ai primi di settembre, mamma riprende il lavoro allo studio e smette di allattare Veronica.
Tania arriva verso le otto della mattina, prima che mamma vada al lavoro. Così possono scambiarsi le informazioni. Poi Tania prepara i biberon della giornata e li mette in frigo, pronti da essere scaldati. Quando ha finito sale di sopra, controlla la bambina, prende il baby-monitor e viene da me in camera. Prima che mia figlia si svegli riesco a venirle dentro per due volte, dopo esserci amati a lungo.
Quando inizia a piangere, Tania va a prenderla, e così nuda com’è, scende sotto a scaldare il biberon nel microonde. Per tenerla buona, le mette in bocca un capezzolo. Veronica si attacca e inizia a ciucciare anche se non esce niente. Basta per tenerla tranquilla per il tempo necessario. Tania fa spesso così. E Veronica resta buona tra le sue braccia. Poi quando è pronto, la stacca dal capezzolo e le da il biberon.
Quando l’ha vuotato, Tania torna di sopra con la bambina e me la mette in braccio, fino a quando si addormenta di nuovo. Poi la rimette nella culla.
Solo allora, Tania ritorna nel mio letto. Scopiamo un altro paio di volte, poi ci alziamo.
“A furia di farti ciucciare le tette da mia figlia, guarda che capezzoli ti sono venuti.”
“Sì l’ho notato. Sono diventati parecchio sensibili. Appena me li tocchi diventano immediatamente turgidi.”
“E ti si sono anche ingrossate le tette. Sono più piene rispetto a prima.”
“Dai, andiamo giù. Devo preparare da mangiare. Veronica dormirà ancora per qualche ora.”
Si veste, prende il baby-monitor e scende.
“La settimana prossima è il tuo compleanno. Come lo festeggi?”
“Non faccio niente. Se proprio vuoi ti faccio una torta, ma niente di più. Nessuna festa sfrenata in locali o cose del genere. Non mi piace andarmene in giro a zonzo. Forse mi comprerò un vestito. Ma non so.”
Veronica si è di nuovo svegliata. Fa per alzarsi, ma la fermo.
“Lascia, vado io a prenderla. Tu intanto sistema il seggiolino qui sul tavolo.”
Appena la prendo in braccio, mi accorgo che va cambiata. Mi armo di santa pazienza e le cambio il pannolino. Poi scendiamo.
“Le ho cambiato il pannolino. Era tutta bagnata.” E la metto nel seggiolino.
“Oggi dobbiamo andare a fare la spesa, poi dobbiamo finire i documenti per le pubblicazioni. Vorrei fare in modo che siano pubblicate già il giorno dopo il mio compleanno. Quando hai il prossimo colloquio?”
“Domani pomeriggio per le 16.00. Preferirei rimanere con voi due, però. Non mi piace andare così lontano senza di voi. E se mi prendono cosa faccio? Dovrò andare via di casa la mattina presto e tornare la sera tardi. Non so se mi conviene accettare questo lavoro.”
“Intanto fai il colloquio. Magari non ti prendono. E per un pomeriggio ce la caveremo bene lo stesso.”
“Non è per quello. Quando sono lontano da voi sono in ansia e mi mancate terribilmente. Già è una tortura non vederti in giro per casa il sabato e la domenica. Meno male che tra poco verrai a vivere qui con noi!”
“Anche io non vedo l’ora.”
“Ehi, avevi proprio fame, eh? Non hai fatto colazione stamattina?”
“No, avevo un po’ di nausea.”
Appena finito di parlare, le si illumina il volto da uno splendido sorriso.
“Bruno! Avevo la nausea!” ripete esterrefatta.
“Vuoi dire che ti ho davvero messo incinta? A che punto del ciclo sei?” chiedo impaziente.
“Avrei dovuto iniziare ieri! Tua mamma ha per caso un test di gravidanza in casa da qualche parte?”
“Forse nei suoi cassetti in camera o in bagno. Andiamo a cercare. Veronica la prendo io.”
Ci mettiamo a frugare nei cassetti del comodino e in quello della biancheria. Non troviamo niente, poi passiamo in bagno.
“L’ho trovato. Bene non è ancora scaduto. Dai cosa aspetti, fallo subito.”
Tania lo fa immediatamente. Tre minuti di attesa… Ancora due minuti… Ancora un minuto… Tempo scaduto.
“Sì!!!! Sono incinta!!!! Sì!!!!”
Tania sta saltando dalla gioia. È incontenibile. Mi si lancia addosso. Mi abbraccia, mi bacia. Tanti piccoli baci.
“Sì, sono incinta! Sono incinta! Sono incinta! Grazie! Grazie! Grazie! Grazie!” continua a ripetere estasiata.
Riesco ad afferrarla e a calmarla un poco. Alla fine riesce a rilassarsi. E finalmente riesco a baciarla come si deve. Quei baci che prima erano solo frenesia ora si trasformano in profondi baci passionali. Il desiderio ci assale di nuovo. Ci spogliamo velocemente e ci buttiamo sul letto. Ci amiamo appassionatamente per quasi due ore, sparandole il mio seme nella fica per tre volte, anche se ora è superfluo. È già incinta!
“Sei incinta! Sì! La mia donna aspetta un figlio da me! Amore, ti amo tanto! Dobbiamo telefonare a mamma e papà. Dobbiamo dirglielo subito!”
“Anche io ti amo e lo sai. Ai miei lo dico solo tra qualche mese. Già non erano molto d’accordo sul fatto che mi sposassi così giovane, figurati quando gli dico che sono già incinta a due settimane dal matrimonio. E che ho fatto di tutto per rimanere incinta.”
“Cavoli! Ci siamo dimenticati di Veronica in camera dei miei!” alzandomi di corsa e andando a prenderla. “Per fortuna si è addormentata. Non dovresti darle il latte?”
“Che ore sono?”
“Le tre” dico guardando la radiosveglia sul comodino.
“Sì, dovrebbe svegliarsi. Dai scendiamo.”
“No aspetta, non rivestirti. Stiamo qui ancora un po’. Ho voglia di scoparti ancora. Continuiamo fino a quando non si sveglia.”
“Ti rendi conto di quante volte lo abbiamo già fatto oggi? Tra stamattina e ora mi sei venuto dentro sette volte. Fortuna che sono già incinta!”
“Già. Hai mio figlio dentro di te! Vieni fatti baciare. Dentro questo bellissimo corpo hai mio figlio che cresce. Vieni, fatti mettere incinta ancora. E ancora, e ancora, e ancora.”
Le bacio la pancia. Infiniti baci sul basso ventre. Baci che poi diventano leccate. Sono proprio arrapato e si vede. Il mio cazzo è di nuovo in tiro.
“Sono spiacente di doverla informare signor Bianchi, che la sua sessione dovrà essere rimandata. Il tempo a sua disposizione è terminato. È pregato di rivestirsi e provvedere adeguatamente ad accompagnare la futura consorte al supermercato, dopo che ella avrà dato da mangiare a sua figlia” mi dice scherzando. “Dai adesso basta, è proprio ora di prepararsi. E poi non volevi chiamare i tuoi per farglielo sapere?”
“No glielo diremo stasera, quando rientrano.”
Quando scendiamo, non trovo la lista della spesa.
“Sai dov’è la lista della spesa, Tania?”
“È lì sopra il frigo. Aggiungi anche latte in polvere e pannolini. Prendi anche i documenti da lasciare al municipio.”
“Ora dobbiamo solo aspettare Veronica. Vieni qua. Fatti baciare.”
Non riesco a staccarmi da lei. Ne sono dipendente. Per fortuna, poco dopo Veronica si sveglia. Intanto che vado a prenderla, Tania prepara il biberon. Poi usciamo.
Quando tornano mamma e papà, glielo diciamo. Sono al settimo cielo anche loro.
“Congratulazioni bambina mia” dice mio padre. “Mi fai diventare nonno.”
E la bacia appassionatamente. Tania risponde ai suoi baci e si lascia accarezzare.
La settimana successiva è il suo compleanno. Io e papà abbiamo deciso di regalarle un anello ciascuno. Tutti e due con diversi brillanti. Gli anelli sono identici, ma all’interno c’è una scritta diversa. Nel mio “Bruno e Tania per sempre”, nel suo “Marino e Tania” con due cuori intrecciati.
Quando apre il pacchettino, Tania resta senza parole.
“Vi amo. Tutti e due. Grazie.”
Poi mi porge la mano sinistra e le infilo il mio; poi va da mio padre e le infila il suo. Quando gli anelli sono affiancati, sembrano uno solo.
Poi finalmente arriva il giorno del matrimonio. Ci presentiamo sabato pomeriggio, tutti direttamente in chiesa. In totale siamo in nove: io e lei, i miei genitori con Veronica, i suoi genitori e i due testimoni; per lei suo fratello, per me l’unico fratello di mio padre, scapolo. Il parroco non perde tempo e in meno di un’ora è tutto fatto.
Lo stesso giorno facciamo anche il battesimo di Veronica. Io e Tania facciamo i padrini.
Tania è davvero splendida col vestito che ha scelto. Un tubino grigio perla con una giacchina bianca. Nessuna acconciatura, li ha solo pettinati e lasciati sciolti sulle spalle, trucco leggerissimo che si nota appena.
Anche se è incinta da solo un mese, ha una leggera curva, appena accentuata, sul basso ventre. Chi non lo sa, non se ne accorge nemmeno.
Terminata la cerimonia e le firme sul registro, andiamo tutti a casa mia. Abbiamo fatto preparare il buffet da un catering. La torta l’abbiamo comprata in pasticceria.
La festa proseguì fino a mezzanotte, poi se ne andarono tutti, finalmente.
Ero stanco e non vedevo l’ora di andarmene a letto con Tania. Anche lei era stanca. Quella notte non facemmo l’amore; ci limitammo a dormire abbracciati.
Tania si sveglia alle 7.00 e la prima cosa che fa, va a vomitare in bagno. Non male come primo giorno di matrimonio.
“Ti senti meglio ora?”
“Sì, speriamo di non vomitare ancora, perché ho altri programmi.”
“Tipo?”
“Tipo tu e tuo padre.”
“Ah.” Evvai! Sesso! Sesso! Sesso!
“È giusto che partecipi anche lui ora che siamo sposati. Dai andiamo a svegliarli.”
Entriamo di soppiatto nella loro camera. Stanno ancora dormendo, credo. Bene! Sono entrambi nudi. Delicatamente, insieme togliamo le coperte, poi io mi metto a leccare e a ciucciare i capezzoli di mamma e Tania prende in bocca l’uccello di papà.
Entrambi si svegliano.
“Buongiorno papà” dice Tania. “Dormito bene?”
“Si, grazie, amore. Ma il risveglio è ancora meglio. Vieni, fatti dare un bacio.”
Tania gli sale in grembo e lascia che l’uccello di papà le entri dentro nella fica. Poi si baciano appassionatamente. Tania comincia ad andare su e giù mentre papà si attacca ai suoi capezzoli. Ciuccia molto forte, tanto che le lascia i segni dei denti sul seno.
“Ehi, questa piccoletta è incinta da solo un mese e comincia già a fare latte! Credo che tra qualche mese sarà una bella vacca da mungere” esclama felice papà. “Perché sei ancora asciutta dentro? Non ti ha scopata Bruno stanotte?”
“No eravamo stanchi e abbiamo dormito.”
Io intanto mi do da fare con mamma. Dopo la sveglia che le ho dato, ha cominciato a farmi un pompino. È sempre stata molto brava a farmeli. Per non farmi venire subito, mi da una strizzata alle palle. Poi mi sdraio sotto di lei e facciamo un 69. Mi bevo tutti i sughetti di mamma, poi Veronica si sveglia.
“Ahh. Proprio adesso. Vado io Tania. Tu continua con questi due. Dovete ancora festeggiare la sposa, no?”
Restando sdraiato mi avvicino a Tania e papà. Tania si mette a pecorina e comincia a succhiarmi il cazzo. Papà la prende da dietro e continua fino a quando non le viene nella fica.
“Ah, sì, favoloso. Sì, ti riempio, sì. Che bel culetto che hai amore! È ancora vergine?”
“Sì papà, il culetto l’ho lasciato per te. Tania ha detto che voleva dartelo perché io mi ero preso la fica.”
Allora prende un po’ del suo sperma dalla fica e infila un dito nell’ano per allargarlo. Poi ne infila due. Continuando a stantuffare, infila tre dita. Con l’altra mano prende ancora dello sperma dalla fica e se lo spalma sul cazzo.
Finita l’operazione, toglie le dita dal culo. Appoggia la cappella e con una leggera spinta entra. Tania fa una smorfia di dolore, la sento trattenere il respiro. Papà si ferma un attimo per farla rilassare, poi continua.
Lentamente comincia a cedere, la cappella è tutta dentro. Tania comincia a sospirare, con un movimento ondulatorio papà si muove nel suo corpo. Si sente un lieve lamento. Papà spinge sempre più forte, ormai è tutto dentro.
Ad un certo punto vedo le palle di papà sbattere sulla fica e Tania sussurra “è tutto dentro vero?”
Papà la rassicura “Sì amore, è tutto dentro, adesso ti inculo a dovere, vedrai.”
Entra ed esce; la strada è sempre più libera, lei sospira, respira con un certo affanno ma la sento godere.
“Sì papi. Sì, dai bravo, scopami, sfondami. Sì, non fermarti”
È in preda al godimento più totale, ogni sua parola lo eccita, sento la sua verginità aprirsi sotto i suoi colpi. Si abbassa per stringerle le tette. Gode, urla, si muove. Lui continua a pomparla sempre più forte, il suo orgasmo è vicino.
“Vengo gioia mia, vengo”
Anche lei urla posseduta dal piacere. Papà le sborra dentro caldi spruzzetti di sperma, che cola fuori dai bordi del cazzo.
Le bacia la schiena, le dice parole dolci, le accarezza i seni, la bacia tutta. Ormai i cazzo è molle ed esce malinconicamente.
Osservo il suo buchetto, è un po’ arrossato di sangue che si mischia alla sborra che esce.
“Oh, amore mio. Che visione! È stato fantastico guardarti mentre papà ti ha inculato. Vieni tra le mie braccia. Riposati un attimo, che tra un po’ tocca a me.”
“Per favore non nel culo però. Mi fa un male terribile. Tra qualche giorno magari. Ma non adesso. Non lo sopporterei.”
“È meglio farlo subito invece. Vedrai che non sentirai molto la differenza. È ancora dilatato e c’è la sborra di papà a fare da lubrificante.”
“Allora sbrigati. Entra subito!”
Mi alzo immediatamente e mi metto dietro di lei. Infilo la cappella nel buco già dilatato. Intanto comincia a bagnarsi con lo sperma e scorre facilmente. Con un unico colpo infilo il cazzo tutto dentro. Tania inizia ad ansimare, mentre comincio ad andare avanti e indietro.
Mi muovo nel suo culetto molto lentamente per non farle male ed abituarla al mio cazzo, ma pian piano fu Tania a darmi il ritmo che diventò sempre più veloce e frenetico. Sentivo Tania respirare con affanno per poi esplodere in un “oh Bruno che bello, che piacere, mi sento fremere anche la figa, ah, sì Bruno, sì continua ti prego, spingi, spingi”.
Il mio cazzo le entrò tutto fino alle palle, strizzai i seni tra le mani ed in questa posizione la penetrai con lente e profonde inculate. Godevo come un animale, penetrandola e gustandomi il suo culetto. Man mano che godeva, muoveva il culo da una parte all’altra. Ormai eravamo in piena estasi erotica, la sbattevo sempre velocemente… m’incitava a penetrarla.
Quando il mio addome fu contro il suo culo, la strinsi a me, facendolo solo pulsare. Dimenava il culo da una parte all’altra e con i muscoli del retto aveva la forza di strizzarmi il cazzo… questo gioco sembrava non finire mai, la sentivo ansimare, sbuffare ma tutto il suo corpo era in pieno godimento… cercai di resistere il più possibile fino ad allagarle l’intestino con una sborrata interminabile.
Tutto il suo splendido e giovane corpo era scosso da fremiti che la scuotevano tutta… la accarezzavo, le baciavo la schiena, le massaggiavo i seni.
“Bruno, amore mio, è stata una sensazione magica bellissima ti sentivo tutto nel mio corpo, che sensazione favolosa e sono anche venuta, grazie”
Restai lì fermo, con il mio cazzo nel culo. Papà intanto le si era avvicinato e comincia a baciarla. Io e Tania ci voltammo su un fianco, con me ancora dentro. Papà le prende una gamba, sollevandola in alto. Avvicina il cazzo alla fica e inizia a spingere, entrando tutto dentro.
Dopo quella inculata, non avevo ancora la forza di scopare, perciò resto fermo dentro di lei. Le metto le mani a coppa sui seni e glieli massaggio vigorosamente, strusciando i palmi sui capezzoli.
Papà spinge ritmicamente il cazzo nella fica. Lo sento strusciare sul mio, attraverso la sottile membrana dell’intestino. Mi volto sulla schiena, tirandomi dietro Tania.
Papà prende entrambe le sue gambe tenendole sollevate in alto. In questo modo riesce a vedere il suo cazzo che entra ed esce dalla fica di Tania.
“Papà… lo senti… è tutto dentro… il tuo cazzo… il cazzo del mio papà è entrato tutto dentro la fica della sua piccolina!!! tutto sì! è entrato tutto!!!”
“Tesoro di papà… hai una fica golosa… è bollente… hai una fica bollente… e fradicia di umori… uhm!!!… come è bagnata!!! sì… dio… come scivola bene il mio cazzo nella tua fica…”
Io la tengo stretta, con una mano le massaggio il clitoride e con l’altra le strizzo un capezzolo, mentre papà sfila il cazzo dalla fica e poi rientra per sentire il colpo della cappella sulla bocca dell’utero… dentro… fuori… dentro… fuori… sta impazzendo di piacere…
“Oh!!! Papà… senti come me lo prendo bene… vanno proprio d’accordo il tuo cazzo e la mia fica… Sono fatti l’uno per l’altra. Come Bruno. Tale padre, tale figlio.”
Ben presto gli orgasmi si susseguono in lei ed alla fine papà le spara dentro la fica il resto del suo seme. Anche io sono venuto ancora sebbene non mi sono mai mosso dentro di lei.
Tania, stanca, si sdraia sul letto. Ed io la seguo, sdraiandomi sopra di lei, perché ho ancora il cazzo dentro il culo che pulsa gli ultimi schizzi.
Va a finire che ci addormentiamo così. Anche papà si addormenta insieme a noi.
Dormiamo per quasi un’ora. Poi, io e Tania andiamo a fare la doccia. Quando scendiamo a fare colazione, divoriamo tutto. Siamo entrambi molto affamati.
Ogni giorno io e papà scopiamo Tania diverse volte, riempiendole la fica e il culo di sperma tutte le volte.
Scopiamo anche mamma, ma meno frequentemente che Tania.
Tania prenota i controlli dallo stesso ginecologo che ha seguito mamma. La accompagno io. Portiamo Veronica con noi perché mamma lavora. Entriamo tutti nello studio del dottore. Il dottore mi conosce e sa che sono il padre della bimba. Le presento Tania e le dico che è mia moglie. Il ginecologo annuisce. Ha già intuito tutto. È al corrente della dinamica famigliare.
“Quando hai avuto le ultime mestruazioni?”
“Il 28 luglio.”
“Calcolando le date possiamo stabilire la data presunta del parto per il 4 maggio dell’anno prossimo. Ora spogliati che ti visito.”
Quando Tania si mette sul lettino, io le tengo la mano. Il dottore la visita. “Cervice chiusa e ben conservata. Anche se vedo del residuo di sperma. È meglio che tu non esageri con il sesso. Un po’ va bene, ma troppo rischi di compromettere la gravidanza. Gli assalti di un pene sulla cervice chiusa possono creare delle piccole lacerazioni. Soprattutto se il pene in questione è lungo. Le lacerazioni possono essere molto dolorose e infettarsi. Vedo anche delle sottili increspature sull’ano. Ripeto. Non esagerare col sesso.”
“Vedo che porti due anelli di fidanzamento, oltre la fede. Hai sposato anche il padre di Bruno?”
“In un certo senso, sì. Gli ho promesso che mi avrebbe ingravidato, ma c’è riuscito prima Bruno.”
“Da adesso in poi è meglio evitare le doppie penetrazioni. Dillo a tuo padre, Bruno. Ora ti faccio una ecografia. Si può già vedere il bambino, ma è molto piccolo. Devo farti una ecografia transvaginale. Ok. Tutto bene. Non vedo nulla per cui preoccuparsi. Puoi rivestirti.”
Tania mi stringe la mano.
“Questi sono gli esami del sangue che devi fare. Ci vediamo tra un mese. Mi raccomando l’alimentazione. E ricordati non esagerare col sesso. Con moderazione. È quello il segreto. Vuoi che ti scriva l’esonero per l’ora di educazione fisica per scuola?”
“Non serve. Non vado più a scuola. Mi devo occupare di Veronica, perché mamma lavora.”
“Mamma?”
“Sì. Col matrimonio sono diventati mamma e papà. Visto che viviamo insieme, hanno detto che non era il caso di continuare a dar loro del lei” dice Tania.
“Ah, capisco. Bene, ci vediamo tra un mese.”
Visto che non ho ancora trovato un lavoro, do io una mano in casa. Aiuto Tania a fare le pulizie e a curare Veronica, che cresce a vista d’occhio. Anche la pancia di Tania cresce. Ora è bella tonda. È uno spettacolo a vederla nuda. Sembra una dea. La settimana scorsa ha fatto l’ecografia e si è visto bene che è un maschio. Lo chiameremo Gabriele.
Il 3 maggio nasce Gabriele ed è poco più grande della sorella. Tania ha molto latte, davvero una esagerazione. Per ovviare al problema, dopo aver allattato Gabriele, prende Veronica e attacca ai capezzoli anche lei. Ha imparato subito a ciucciare e da allora è più tranquilla. La sera, dopo l’ultimo pasto ai bambini, io e papà divoriamo quello che le è rimasto.
Immancabilmente finiamo a scopare. Come sempre, io e papà ci alterniamo a riempirle la fica di sperma e dopo soli due mesi è di nuovo incinta. Anche mamma lo è. Partorirà un mese prima di Tania.
Naturalmente, di entrambi i bambini non sappiamo chi è il padre.

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