monica finalmente una scuola in città

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Quest’anno non sarà più costretta a viaggiare, seppur finora le sedi delle scuole in cui ha insegnato filosofia, storia e lettere, non siano mai state a distanze notevoli da dove abita, una cittadina capoluogo di provincia di una delle due maggiori isole italiane, la provincia italiana praticamente di fronte alla Spagna. Quest’anno a scuola può andarci anche a piedi. Una ventina di minuti da casa. Cinque minuti in auto.
Ha concluso da poco la sua esperienza di Direttrice di comunità/alloggio, dove si accolgono ragazzi fino ai diciotto anni che altrimenti finirebbero al carcere dei minori. Nella comunità l’impegno e la responsabilità erano notevoli. Tra quel lavoro, l’insegnamento e la famiglia, una figlia pressoché adolescente, un marito che lavorava con loro nella Struttura e con il quale si vedevano più lì che a casa, la stavano assorbendo totalmente. Lei quasi come persona non esisteva più.
Purtroppo in questi posti arrivano situazioni di tutti i tipi, da quei bambini malnutriti per incoscienza, a quelli seriamente maltrattati, a quelli che avendo visto il padre e i genitori comportarsi in un certo modo, ripetono tali comportamenti essendo gli unici che hanno appreso. Proprio di quest’ultima categoria faceva parte l’ultimo ragazzo arrivato, un quattordicenne, accompagnato da due vigili urbani e l’assistente sociale del Comune, è arrivato con un giorno di anticipo rispetto al previsto, tanto che ad accoglierlo ha trovato solo Monica e la cuoca, gli altri erano andati al mare con marito di Monica e due educatrici. Quelli del Comune, così li definivano in comunità, lo hanno mollato all’ingresso come fosse un pacco.
Le prime parole del ragazzino, Monica non le potrà mai scordare, come non potrà scordarne il comportamento iniziale.
Appena è entrato in casa ha esordito dicendo: – Che posto di merda. Almeno però ci siete voi due che mi fate indurire il cazzo. Da come siete vestite si vede che siete tutte e due da scopare.- Uno sguardo tra Monica e la cuoca ha fatto capire quanto entrambe fossero sorprese e perché no, scioccate dalle parole del ragazzino o meglio bambino che per la prima volta vedevano ma che già aveva vissuto esperienze di allontanamento dal contesto familiare, con vari rientri e nuovi allontanamenti, questo era solo il più recente.
In effetti la cuoca a guardarla bene vestita con il camice da lavoro abbottonato sul davanti fino alle ginocchia, forse non si era accorta che un bottone all’altezza delle mutande le era saltato e come si muoveva forniva al ragazzino uno spettacolo molto interessante.
Poi, il ragazzino, rivolto a Monica: – Tu con quei pantaloni proprio non mi nascondi nulla. Ti entrano in mezzo a quelle belle chiappone e davanti si vede che hai la figa bella polposa. Quante sudate hai fatto fare ai maschi che hai avuto tra le cosce? Chissà che goduria a mettertelo dentro.
Monica lo ha subito bloccato il nuovo arrivato dicendogli:- senti, l’unica cosa che metti dentro è la tua valigia in camera e guai a te se ti permetti di nuovo. Non sei più a casa tua dove ti permettevano tutto ed eri un eroe se ti mostravi forte e uomo, sei un bambino prima ti adatti e meglio è per te. Forza, sali sopra-. Lei lo seguiva. Arrivati al suo letto ha appoggiato la valigia, si è rivolto verso di lei ha detto:- sto male-, lei gli ha chiesto cosa avesse e prendendole il polso l’ha costretta ad appoggiare la mano sul suo pene dicendole: -è durissimo mi fa male fai qualcosa, in quel momento l’ intraprendenza e la sfacciataggine, del ragazzino anche se viste le condizioni avrebbe potuto aspettarsi un suo comportamento del genere, ma non così, ha colto Monica di sorpresa. Aveva in viso tutti i colori, dalla rabbia alla vergogna. L’avrebbe disintegrato.
Come le teneva il polso si è resa conto della sua forza. Non riusciva a divincolarsi dalla presa e costretta ad appoggiare la mano suo malgrado ne ha constatato durezza e consistenza. Cercava di togliersi da quella situazione, ma lui continuava a stringerle il polso costringendola a palpargli l’uccello, diceva: -altre donne mi hanno detto che l’ho grosso come quello di un uomo, tu cosa dici? Secondo te è vero?-
Con la mano libera gli ha dato uno schiaffo, lui allora ha mollato la presa per spingerla sul letto. L’ha letteralmente scaraventata sopra ed essendo questo attaccato alla parete, l’ha costretta a sbattere la testa tra muro e spalliera, lei ha visto le stelle, Un po’ intontita è bastato un attimo affinché se lo ritrovasse sopra. Il suo petto la bloccava sul letto la mano del ragazzino sul seno sinistro e scendeva verso la gamba, ha cominciato a palparle la coscia nella sua parte esterna, le sue labbra all’altezza dell’ orecchio. -Mmsssiiiiiiiiii sei morbida, pienotta come piace a me, cosce polpose-, intanto le infilava la mano a tastarle la figa, cosa che gli riusciva nonostante lei cercasse di tener ben chiuse le gambe. Ha sentito prima un dito accarezzarle le labbra, si è irrigidita subito, lui se n’e accorto e ha detto -che c’è? Non dirmi che stai già venendo?- Quelle parole dette da un 14enne, un bimbo di cui poteva essere la madre, l’hanno sconvolta. Era infuriata soprattutto con se stessa perché stava cedendo.
La mano ha continuato e si è impossessata della vulva, Lui:- UUUHHHH figa carnosaaaaaa siiiiiiiiiiiiiiiiiii splendidaaa- Con un ginocchio cercava di aprirle le gambe e cosi le faceva sentire il cazzo duro sulla coscia. In quel momento la voce della cuoca che la chiamava, lo ha fatto desistere. Monica, con la forza della disperazione ha risposto alla sua collaboratrice cercando un tono di voce più normale possibile nonostante la situazione: -Si? Eccomi, arrivo! E’ letteralmente schizzata via da sopra quel letto, dicendo al ragazzo che non l’avrebbe passata liscia, indicandogli l’armadio in cui riporre i suoi indumenti gli ha intimato di farlo in fretta promettendogli che non l’avrebbe passata liscia e dandogli cinque minuti per presentarsi giù in sala.
Mentre si rassettava e cercava un contegno per uscire dalla stanza senza insospettire l’altra, lui, il ragazzo da dietro le ha ancora palpato una natica infilandole la mano ancora tra le cosce per accarezzarle di nuovo la figa. Era imbufalita, con lo sguardo l’avrebbe incenerito, se n’è andata. Ha detto alla collega che stava parlando col ragazzino e lo stava aiutando a sistemarsi la roba.
Entrata in bagno, le è bastato toccarsi un po’ e infilarsi un dito in vagina per avere un orgasmo tra i più potenti che abbia avuto in vita sua, ma questo non è assolutamente bastato a placarla, a spegnere il fuoco che quel bastardello aveva acceso in lei e su cui aveva versato della benzina.
Monica è sposata e con il marito andava tutto bene, essendo impegnatissimi entrambi in quel periodo si concedevano un po’ di intimità il sabato quando dormiamo entrambi a casa loro. A letto lui l’accarezzava un po’, prevalentemente usavano la posizione cosiddetta del “missionario” , a volte era lei a mettersi sopra e dettare il ritmo. Dopo un paio di su e giù era tutto finito.
Preferivano il sabato notte perché poi la domeniche tra la messa e l’impegno di Monica come catechista, il tempo fuggiva. Anche il sabato successivo all’increscioso episodio, ha fatto l’amore con il marito, ma è stato diverso: una volta finito, lei non si sentiva assolutamente soddisfatta, mentre il marito la scopava lei non faceva che pensare al ragazzino, alla durezza e consistenza che aveva sentito con la mano e poi sulla coscia, a come lui la teneva bloccata a letto e la palpava dappertutto, palpate volgari, sudice, non carezze, ma che in lei avevano avuto un effetto dirompente. Ha dovuto aspettare che il marito dormisse per potersi masturbare e venire ancora. Sapeva bene che però neanche questo l’avrebbe calmata del tutto.
Capitolo 2°
Non era la prima volta che qualcuno approfittava di situazioni particolari per allungare le mani, le era capitato spesso in autobus quando studiava all’università, più che altro in quel caso sentiva il pene appoggiarsi o strofinarsi sulle cosce o sulle natiche ed è capitato che li sentisse anche venire. Oppure palpata sulle natiche, a volte anche in modo pesante, tanto da sentire le dita sul solco e accarezzarle l’ano o scendere a toccarle la figa, proprio lì, si, in mezzo alle gambe.
Solo una volta è capitato a casa. appena arrivata a nel capoluogo della regione, ha trovato casa con un’altra studentessa e una lavoratrice, anche lei iscritta all’Università. Loro abitavano li già da due anni, la terza ragazza era andata via e conoscendole perché sue concittadine si era rivolta a loro per un posto dove stare. Era impensabile viaggiare ogni giorno. Monica ricorda bene il primo commento del padrone di casa quando l’ha conosciuto. Era in quella casa da una settimana e lui era venuto per espletare le formalità, consegna delle chiavi, avvisi di carattere generale e soprattutto, riscuotere primo mese di affitto e caparra. In quell’occasione ad accogliere il proprietario erano presenti lei e una delle due altre inquiline. Senza mezzi termini, rivolto alla coinquilina di Monica: – Ma ad …………. cosa vi danno da mangiare? Tra l’altro lo mettete tutto su culo e cosce. Certo che ai vostri fidanzati non mancherà da palpare.
Lei, Monica, stava per sbottare, non era certo abituata a farsi dire cose del genere. Lei, educata alla più sobria e casta modalità di comportamento, con uno zio molto ben posizionato nella schiera degli alti Prelati ecclesiastici e che nella sua città, (quella di residenza di Monica) aveva un ruolo di primissimo piano. Stava per fargli i complimenti per la sua finezza ma poi ha rinunciato, non voleva iniziare un alterco che chissà dove avrebbe portato entrambi. E’ stata zitta.
La prima domanda che ha fatto a Rita, amica e coinquilina dopo che l’uomo è andato via è stata: -secondo te, lui è affidabile? Rita le ha chiesto cosa intendesse dire e Monica: -Nel senso: se dovessi trovarmi sola con lui, dovrei aver paura di qualche cosa? -Ma no, abbaia ma non morde-, l’amica ha risposto. Quelle parole hanno un po’ tranquillizzato Monica, anche se il pensiero dell’uomo col lei sola in casa un po’ la spaventava.
L’amica le ha chiesto: -ma con Giuliano (il ragazzo oggi marito) Lo hai fatto vero?
Monica, con una buona dose di imbarazzo che le ha colorato di rosso fuoco le guance un po’ ha risposto: -certo !
L’amica ha insistito a indagare: -ma davvero tutto … tutto? Senza mezzi termini ha aggiunto: gli hai dato anche il culo?
In quel momento le due si davano le spalle e Rita non poteva vedere la faccia di Monica che letteralmente prendeva fuoco dall’imbarazzo.
Ha comunque ha risposto: -ha provato una volta ma come ha messo la punta mi faceva troppo male e mi sono rifiutata-.
A quel punto, Rita che sicuramente nel cambiamento del tono di voce di Monica ha colto un po’ di imbarazzo, approfittando della situazione, forse per accenderle un po’ di tensione addosso, ha detto:
– magari se lui (il padrone di casa) sa che dietro sei vergine, due colpetti te li darebbe volentieri-.
Io: – ma non hai detto che era tranquillo?-
Lei: -che ne so, lo hai sentito? I nostri culi gli piacciono e magari se sa che potrebbe spaccarne uno, il cazzo gli diventa duro e lo sai che alcuni uomini, quando gli si indurisce ragionano con quello-.
Era ovvio che le capitasse di essere sola in casa. Era tardissimo, doveva andare in Facoltà. Entrata in camera, dove sulla sedie aveva lasciato una gonna lunga fino ai polpacci. Aveva già indossato le calze autoreggenti, mutandine e reggiseno coordinati, quando ha sentito la chiave aprire la porta d’ingresso, pensando a una delle ragazze non si è preoccupata anche se era strano perché sapeva che una lavorava e l’altra frequentava medicina e era strano che al mattino quasi appena uscite tornassero. Infatti era il padrone di casa venuto a reclamare la quota dell’affitto che una delle altre due ragazze non gli aveva ancora pagato.
In camicetta e mutandine stava civettando un po’ con lo specchio dell’anta dell’armadio: – e così ti piacciono le mie cosce ehh? Brutto porco schifoso! Vorresti accarezzarmele, palparmele, metterci una mano in mezzo per sentire quanto sono calda? Ti piace anche il mio culo polposo? Bastardo! Delle mie tette, invece, che ne dici? Non crederai che solo perché sono in casa tua me le puoi toccare, palpare e succhiare quando e come vuoi? Scordatelo porco!
Mentre pensava e ripeteva a bassissima voce tutto questo, aveva già indossato la camicetta e stava per infilarsi la gonna quando spostando l’anta con lo specchio ha visto alle sue spalle, sulla porta della camera che evidentemente si era aperta perché lei non l’aveva chiusa bene altrimenti avrebbe sentito lo scatto della maniglia difettosa, lui, il proprietario, quello che giorni prima le aveva ben chiarito che il suo culo e le sue cosce lo facevano arrapare.
– Lei che vuole? Che ci fa qui? Mi sto vestendo se ne vada!
Lui non si è scomposto e con la spalla poggiata allo stipite ha risposto: -E che sarà mai! Perché ti ho visto in mutandine? Mica sarò il primo! Avrai un ragazzo no? Comunque a cosce e culo sei messa davvero bene ……. CHE CHIAPPE, BIANCHE E SODE. Poi quei peli che li davanti spuntano un po’ fuori dalle mutandine……
D’istinto lei se è coperta con la gonna che stava per indossare.
Lui:- Cosa copri? Ormai ti ho vista, ti conosco un po’ di più, siamo in confidenza.
Mentre parlava si avvicinava e la costringeva a indietreggiare, fino a che lei non si è appoggiata alla stessa anta dell’armadio in cui poco prima si ammirava.
Lo specchio che ora rifletteva l’immagine di Monica in camicetta e mutandine con dietro lui, il padrone di casa; le sue mani le tenevano le braccia e si spostavano verso i seni.
Lui: -Sai, con la tua amica abbiamo un accordo, quando lei non mi paga l’affitto io faccio finta di arrabbiarmi e le dico che c’è un altro modo per pagare, ama farsi prendere dopo che la blocco con le spalle al muro o la costringo a distendersi sul letto. Vedessi come gode!
Dicendo questo, l’uomo portava la sua mano sulle natiche di Monica e l’altra a cingerle il petto per tenerla incollata a sé. Con solo mutandine e camicetta per lui era gioco facile. Sulla sessantina ma ancora forte e atletico anche se non certo un bell’uomo. Toccava quel corpo pieno e sodo, le ansimava sul collo, la stringeva fino a farle male e intanto le si strofinava addosso facendole sentire sui fianchi e sul sedere il contatto del suo corpo e quello che aveva tra le gambe. Era eccitato. Durissimo
-“…NO….NO….STIA FERMO… MI LASCI … SCHIFOSO!!!! NOOO!” Lei cercava di liberarsi come una pazza cercando di staccarsi da lui, ma era forte e la ribellione era del tutto inutile, l’ha terrorizzata quando ha capito che stava armeggiando nei suoi pantaloni per tirarselo fuori. Stava per urlare quando le ha tappato la bocca. – Cazzo urli, vedrai che poi mi chiederai di non smettere, chissà come lo stringi bene con queste natiche belle polpose. Cosi dicendo le ha infilato una mano dentro le mutande. Voglio sentire quanto sei calda! voglio stringerti e farti sentire il mio cazzo quanto è duro…! Nessuno l’aveva mai toccata in quel modo! La teneva prigioniera, era veramente forte la sua stretta.
Ha cominciato a urlare…”MI LASCI, MI LASCI ANDAREEEE…NOOOO LI’ NOOOO!. Lui intanto diceva – Dai, che ne ho spaccato altre di queste, mentre le infilava la mano tra le cosce davanti impossessandosi del sesso della ragazza.
– Mmmmm! Bella carnosa! Scommetto che è anche stretta e caldissima, evidentemente il tuo ragazzino ce lo ha piccolo, sentirai come te la allargo a dovere. Forse ti farà un po’ male all’inizio, ma poi sarai tu a volerne ancora di più dentro questa patatina.
Lei era completamente bloccata, irrigidita. Suo malgrado il corpo la cominciava a tradire si scaldava, facendole scoprire certi palpeggi decisi e forzati, le procuravano effetti che lei non aveva ancora avuto modo di sperimentare su se stessa. Completamente diversi da fare l’amore dolcemente con carezze tocchi, baci. Monica adorava farlo così con il suo Giuliano, ma quell’uomo, quell’essere viscido che a Monica faceva paura, schifo e anche ripugnanza, la stava dando scariche di adrenalina mai vissute, piaceri più profondi, più intensi e più coinvolgenti. Di tutto questo, lei cominciava ad averne paura. Era quello che veramente cercava nel sesso? Giuliano non le sapeva dare tutto questo? Aveva provato a provocarlo una volta, tempo prima, ma lui se n’era andato imbufalito.
Cominciava a godere, le gambe cominciavano a cederle. Come le ha aperte leggermente cercando di liberarsi, il cazzo dell’uomo ci è finito in mezzo. In un attimo di lucidità di pensiero le ha richiuse, prima che lui potesse indirizzarlo per poggiare la punta tra le labbra della figa e dare la stoccata per entrare. Lei stringendole forte l’una sull’altra voleva evitare che potesse arrivare a fare quello che lui chiaramente voleva: scoparsela! Possederla lì, in piedi.
Lei: – NO! PORCO NO! Toglilo, Toglilooooo! Ma non riusciva ad aprire le gambe per allentare la stretta su quel pene che sentiva tra le cosce sfregarle sulla figa, con le mutandine che si inzuppavano diventando un sottile filo che si infilava tra le labbra del sesso mentre le si gonfiavano per l’eccitazione. Quella mattina erano soli con una casa, una stanza, un letto a completa disposizione. In cui lui poteva farle di tutto.
Abbassando lo sguardo vedeva la cappella violaccea spuntarle tra le cosce con le quali, muovendosi, lo stava facendo godere di quella stretta sul cazzo. Lo stava masturbando. La vista degli schizzi di sborra uscire. Schizzi che colpiscono lo specchio. Lo sperma del porco è anche tra le sue cosce.
Grugnendo e imprecando si è scaricato , ha detto con parole volgari: – questi schizzo di sborra volevo farteli sentire dentro, in fondo alla figa.
Lui la vorrebbe ancora. Cerca di costringerla a fargli un pompino o almeno inizialmente una sega, lei resiste, non vuole. Sentono una chiave che nella toppa sta aprendo il portoncino d’ingresso dell’appartamento, lui desiste dicendo a Monica che la sera stessa sarebbe tornato a “prenderla”.
In un lampo, dopo che lui è andato via dopo essersi intrattenuto in cucina per qualche minuto con la ragazza appena rincasata, Monica ha preso la decisione immediata e subito dopo pranzo, prima che lui torni, ha solo il tempo di raccogliere la sua roba, fare le valige e scappare da quella casa per non rischiare di essere posseduta lì dove è ancora intatta da quel mostro e presa da chissà chi.
Telefonando a una collega aveva potuto avere conferma che il posto libero di cui le aveva parlato pochi giorni prima era ancora disponibile e vi si era fiondata immediatamente.
Proprio il giorno stesso, non volendo saltare la lezione dalle 18,00 alle 20,00, anche se comunque sconvolta da quello che le era capitato ma che non aveva confessato certo alle sue nuove coinquiline, dicendo loro che vi erano sati dei litigi con le altre, durante il tragitto sul bus che da dove aveva trovato nuova sistemazione, la portava in Facoltà in cui in quegli anni sembrava che a ogni viaggio tutta la città fosse su quell’autobus perché alle prime fermate era già più che affollato, era difficile non sentire già da appena salita palpate e altro su cosce culo e figa che anche attraverso gli indumenti sembrava che potessero entrare in tutte le intimità.
Lei, facendosi largo ha raggiunto il centro del bus dove ha incontrato una collega anche lei diretta a lezione.
Cominciando a parlare, Monica si è resa conto solo dopo un po’ che una mano le accarezzava la coscia destra nella parte esterna, saliva fino all’anca per poi scendere quasi al ginocchio e risalire fino al fianco spostandosi sulla natica dove praticava leggere palpate. Ora che se ne rendeva conto, a volte sentiva il polpastrello di un dito insinuarsi molto delicatamente sul solco. Una delicatezza che anziché indurla a spostarsi o protestare con forza, la bloccava lì, vergogna, timidezza, paura? Lui continuava a toccare, accarezzare strusciare e allisciare. Fin quando lei ha realizzato che era arrivata al punto che sentiva due forze contrastanti in lei: il corpo che le chiedeva di stara a quel piacere e la ragione che invece voleva che si liberasse da quella situazione indecente, colpevole, piena di imbarazzo per quello che si stava lasciando fare.
L’uomo era dietro di lei mentre La collega con cui parlava davanti non si accorgeva di quello che il porco faceva, era intenta a parlare. Ad un certo punto Monica ha cambiato espressione facciale tanto che la collega le ha chiesto se vi fossero problemi. Monica l’ha tranquillizzata. In verità era terrorizzata dal fatto che altri potessero vedere tutto, figuriamoci se avevo il coraggio di protestare! Anche se così faceva il gioco di quel maiale. le sensazioni procurate dall’episodio a casa e quelle di ora in quella situazione la stava eccitando e sembrava che lui se ne accorgesse.
Si è voltata a guardarlo, seppur di sbieco. Appariva un uomo sulla cinquantina, giacca e cravatta, faccia guarnita da dai baffetti e uno sguardo freddo che ha appena accennato un sorriso e mentre lei lo guardava lui spingeva un po’ di più il polpastrello tra le natiche.
Monica ha sibilato un -No, per favore, no dai! Molto, molto leggero e lui ha risposto: -sssttt! Invitandola a fare silenzio e non parlare. Lei, come un automa ha ubbidito, avendo anche la netta sensazione che il tizio dietro stesse cercando di sollevare l’orlo delle gonna, così era. Aveva raccolto un lembo dell’orlo dell’indumento tra le dita, era riuscito a farlo salire dal polpaccio fino a poco sopra il ginocchio dove aveva potuto afferrarlo, così da farle sentire il dito sfiorare la coscia nella parte di dietro, la gonna, essendo abbastanza leggera, non si sollevava tutta assieme, ma solo il lembo tirato su dall’uomo, coprendo così quella mano impertinente e insistente. Ora la mano si appoggiava a palmo pieno sulla coscia dietro, fino a riprendere il gioco di prima, accarezzare l’esterno coscia dal ginocchio al fianco per poi ridiscendere e risalire sul fianco fino all’elastico delle mutandine, di cui poi seguiva il profilo fino al solco tra le natiche, questa volta accarezzava la coscia a diretto contatto con la calza e, sulla parte non coperta da essa, a contatto diretto con la pelle nuda. Lì, si intratteneva a palpare, cosi come sulla natica, stringendo la mano facendo sussultare Monica. Meno male c’erano gli scossoni dell’autobus a giustificare i sussulti, I corpi praticamente incollati, la gonna che ricadeva, non permettevano a nessun altro di vedere lo spettacolo forse persino degno di un film erotico. Intanto la gente che saliva, scendeva, si spostava costringendo le due colleghe a allontanarsi l’una dall’altra, Monica si è ritrovata sola. Sola con quell’uomo che la stava usando. Da quel momento è’ stato un attimo: mano tra le cosce, massaggio sulle labbra della figa, elastico delle mutandine che si sposta e pollice dentro. Mentre l’indice continuava il massaggio tra le labbra. Lei dopo il primissimo istante di smarrimento, sbalordita da tanta audacia, sfrontatezza e anche coraggio e intraprendenza avrebbe voluto urlare, dimenarsi ammettendo però che dopo i primi istanti una sorta di sensazione perversa la stava invadendo e di cui si sentiva prigioniera, ma sempre più consapevole e contenta di quelle prigionia. Ebbene si! Lo doveva ammettere: avrebbe voluto godere pienamente, ma non sull’autobus, in mezzo alle gente, in pubblico.
Si mordeva le labbra, non riusciva a stare ferma, muoveva leggermente i fianchi, stringeva le cosce; stava godendo, stava venendo. Gli stava venendo sulla mano.
E’ venuta, ma la mano stava lì, continuava il massaggio sulle cosce, sulla figa e il pollice si muoveva dentro la vagina, facendola eccitare ancora e facendola esplodere una seconda volta. All’improvviso la mano si sfila, lei ha un attimo di panico; sente il vuoto. Subito però, l’uomo le afferra un fianco e la tira verso di sé, sente qualcosa di duro e grosso appoggiarsi sulle natiche, poi più al centro; li, all’imbocco del sesso. Seppur attraverso la stoffa lo sente bene.
Gli si siede praticamente sulla cappella il petto di lui incollato alle spalle di lei, la sua pancia sulla schiena di Monica, le sue cosce a contatto con quelle della donna, tutto attraverso gli abiti. Lei lo sente venire, ha sborrato dentro i pantaloni ma con il glande attaccato alle labbra della fica, lei sente bene i suoi sussulti, percepisce nettamente tre schizzi potenti e uno residuo. Lui con la mano le palpa ancora il fianco e la coscia. Lei esplode per la terza volta, stavolta insieme a lui, come due amanti perfettamente estranei l’una all’altro.
Lui non si ferma, non si calma. La mano riprende la posizione tra le cosce della ragazza e stavolta però sistema il pollice all’ingresso dell’ano e l’indice in figa che si muoveva dentro. Lei viene ancora. Lo guarda, lo implora: – Basta! Lui continua! Lei riesce a staccarsi altrimenti chissà come avrebbe continuato. E’ sconvolta, stanca ma anche soddisfatta Non vede l’ora di rientrare a casa. Una collega in macchina la vede sconvolta, le chiede il motivo del suo stato sconvolto e distrutto. Lei le dice che sta male e dopo la lezione si fa riaccompagnare a casa dove dorme per il resto del giorno.
Capitolo 3
Oggi a scuola ha le prime ore. In terza e in quinta, poi deve stare a disposizione.
Il preside la fa chiamare, lei dalla sala docenti raggiunge la presidenza.
-Senta prof., ho bisogno di un favore.
-Mi dica Preside. Se posso….!
-Professoressa, so bene che non è minimamente neanche vicino ai suoi compiti quello che le sto per chiederle, ma c’è qui Martina che non sta bene. Ho i bidelli tutti impegnati, due mi mancano. Ho telefonato a casa della ragazza e c’è il padre che non può muoversi e mi ha chiesto, pur sapendo che non spetta alla scuola, se possiamo aiutarlo accompagnando noi la ragazzina a casa. Abita qui di fronte, questa traversa che c’è sull’altro marciapiede, attraversando la strada qui a 50 metri. Non è che gentilmente la accompagnerebbe? Dopo può anche tornarsene a casa tanto per oggi va bene così. Non ci soni problemi, Se proprio dovesse esserci qualche inconveniente abbiamo il suo numero, tanto lei abita qui in città.-
-Preside, ho tre ore libere, certo che si.
-Prof. Grazie! Non immagina come mi aiuta in questo momento. Grazie infinite!
-Piuttosto oggi non ho l’auto, ce la facciamo ad andare a piedi?
-Lei, Martina: – No Prof. Possiamo andare a piedi. Ce la faccio.
-Sicura?
-Si prof. Sicura.
-bene! Andiamo.
Martina è una di quelle alunne che studiano, ma che a volte si lascia trascinare dagli eventi e dagli altri. Ha due fratelli più grandi, uno meccanico, l’altro fa lavori saltuari, la madre fa le pulizie quando le capita il padre che non sta bene, rimane a casa. Abitano il una palazzina popolare abbastanza degradata con ampio sterrato in cemento, cancello e recinzione, muretto e inferriate rosse. È un palazzo a più ingressi con una cinquantina di famiglie. Le auto parcheggiate sotto la palazzina e i bambino che ancora non sono rientrati a scuola giocano in strada a nel cotile di cemento. Panni stesi fuori un po’ in tutti i balconi.
E’ ottobre inoltrato ma c’è molto caldo e la gente veste ancora in abbigliamento estivo compresi canotta e calzoncini . Così trovano il padre ad accoglierle in casa. E’ con un amico dall’apparente età di sessant’anni, forse sono coetanei. Monica ha subito l’impressione di aver già avuto a che fare con i due uomini, ma non riesce a ricordare. In casa ci sono solo i due uomini, la madre della ragazzina è al lavoro come i due fratelli
Martina scappa in camera e Monica chiede all’uomo se può raggiungerla per sincerarsi che si metta a letto. Una volta sistemata la ragazza, Monica titubante e chiedendo permesso raggiunge i due uomini in cucina-
-Permesso?
Prego professoressa entri, si accomodi sto facendo il caffè, dice l’amico del padre, gradisce?
Monica: – Fa lei gli onori di casa?
Il padre: -beh lui è di famiglia e io nelle mie condizioni ……..
Monica: – non si preoccupi io devo andare.
Amico: – ma no, dai! Ci faccia compagnia dieci minuti così ci dice della piccola.
Vista l’insistenza e la richiesta di notizie della ragazza, Monica si convince ad accettare il caffè.
Stanno chiacchierando su Martina, sulla scuola, sul quartiere, sulle opportunità che la vita e il territorio offre e che per qualsiasi genitore sono la massima preoccupazione pei il futuro di figli, quando l’amico del padre di Martina dice: – Prof. Ma lei non lavora più in quella Comunità dove ci sono i ragazzi che hanno dei guai?-
– Monica per un attimo trasale. Come fa quest’uomo mai visto a sapere? Comunque risponde: – no, non sono più io la responsabile. Mi scusi ma lei…..?
Il tizio la interrompe subito: – beh prof. Questa non è una città grande, le cose e soprattutto notizie così importanti girano subito, poi, mi permetta, lei non passa certo inosservata, nipote del Prelato e soprattutto per noi maschietti, molto ma veramente molto bella e attraente! Sa quanti invidiano suo marito? Sa che da quando avevate la videoteca venivamo da voi solo per vedere lei?
Monica mostrava un certo imbarazzo a sentire quei complimenti a lei rivolti da perfetti sconosciuti tra l’altro assolutamente per lei insignificanti e dai modi non certo da perfetto galateo già nell’accogliere in casa una signora, in abbigliamento che chiamare poco formale era fare un grosso complimento. Entrambi in calzoncini corti con gambe completamente nude pelose e muscolose nonostante l’età, ciabatte, uno in maglietta smanicata, l’altro in canottiera intima bianca.
Lei stava per andarsene quando l’uomo ha proseguito chiedendole: – posso farle una confidenza? Ma se non si offende però-.
Monica, sforzandosi di non far trapelare il fastidio e l’imbarazzo ha acconsentito
-Sa quanti di noi si infilavano nello spazio dove avevate i film per adulti, guardando le copertine dei DVD ceravano una attrice che le assomigliasse? Mi scusi, mi sono permesso, forse non dovevo. Ma comunque lei di me non si ricorda proprio vero? –
Monica con moltissimo sforzo e voglia di andare via da lì, ha risposto: – beh se era cliente della videoteca che mio marito, accentuando fortemente la parola marito affinché i due capissero, aveva quando eravamo fidanzati e dove qualche volta andavo ad aiutarlo, ci saremo visti lì
Il tizio: – Prof. Non solo. Io ero custode a scuola a …………… dove lei per un mese ha fatto una supplenza.
In quel momento nella memoria di Monica alcuni flash, spezzoni di scene, di ricordi, poi tutto chiaro, la scena completa.
Bruno, il custode di una delle scuole dove essendo precaria ogni anno veniva destinata e in cui aveva fatto una breve supplenza. Uno degli istituti di scuola superiore della provincia. Viaggiava per una quarantina di kilometri andata e ritorno per quattro volte a settimana.
Bruno al quale senza volerlo, un giorno, lei ha offerto lo spettacolo delle cosce completamente scoperte mentre scendeva dalla macchina. Aveva un vestitino leggero, era primavera inoltrata e come ha messo un piede fuori dalla macchina una folata di vento le ha scoperto le gambe fino alle mutandine, mentre voltata verso il sedile passeggero si sistemava i libri che le servivano per la lezione. Quando si è voltata lui era lì, in piedi vicino allo sportello con lo sguardo fisso sulle sue cosce ben tornite. Belle, meravigliose e arrapanti come davvero poche donne le hanno.
Si è subito tirata giù il vestito ma ormai lui le aveva visto anche le mutandine di pizzo rosa. La visione dell’uomo che le fissava le cosce l’ha accompagnata per lungo tempo e ogni volta che lo incontrava a scuola cercava di distogliere lo sguardo, sentiva un brivido sulla schiena. Un altro giorno che non le si avviava l’auto e lei ha cercato di mettere mani al motore con il risultato di sporcarsi mani e un po’ i pantaloni senza che ci capisse granché di motori, lui era intervenuto e le aveva permesso di ripartire.
Poi lui, Bruno, l’aveva invitata ad entrare a casa sua, la casa del custode, quindi all’interno del recinto della scuola, per lavarsi le mani e darsi una rinfrescata, ma lei non ha accettato un po’ perché aveva fretta e si sarebbe sistemata a casa, ma anche perché si era sentita letteralmente palpata e accarezzata sulle cosce dallo sguardo di quell’uomo. Tornando a casa aveva anche pensato che se avesse messo piede dentro quella casa, altro che rinfrescata si sarebbe presa! Lui se la sarebbe fatta. Lo aveva immaginato in bagno o a letto mentre pensandola era intento a farsi una sega.
Adesso gli era davanti. C’era un altro uomo, un possibile testimone in caso di necessità, ma più che testimone, lei lo percepiva come complice di Bruno.
Lui ha continuato: – Poi Monica, posso chiamarla Monica Si vero? Non se ne ha a male!?
Lei non ha risposto. Lui allora:- Dicevo, c’è un altro avvenimento di cui siamo entrambi a conoscenza: in Comunità avevate un ragazzino, Mirko. Giusto?
Lei seguitava a non rispondere e lui la sollecitava: giusto Professoressa Monica?
Lei. – si, giusto.
Lui: – Ah! Ok! Se non sbaglio Mirko, ha speso al bar che c’è vicino dove era lei e dove ancora i ragazzi sono, la bellezza di 100 €. Lo so perché non solo frequentavo il bar , anche per vedere passare lei, ma poi lì ho un sacco di amici e le voci girano e corrono. Se non sbaglio lei e la sua collega avete coperto la vicenda in modo che non lo sapesse nessuno vero?
Lui insistente: – VERO MONICA?? Dica la verità!
Lei: – Si, è vero. Ma comunque…
Lui interrompendola: – SSStttt! Non m’interessa come l’avete coperta e cosa avete dato in cambio, anzi m’interessa molto se penso alla visione che lei mi ha offerto a scuola e se poi aggiungiamo che anche la sua collega è una che “MERITA” e a quel punto anche il padre di Martina è scoppiato in una risata, Bruno ha aggiunto: – io quelle cosce le voglio rivedere. Voglio vederle ancora e siccome proprio quelle cosce adesso le ho vicino a me ma sono coperte da dei pantaloni, quale migliore occasione? Quale momento migliore se non questo ora che siamo solo noi?
Monica: – Ma lei è pazzo, ma non se ne parla proprio. Non è vero che siamo soli, nell’altra stanza c’è una bambina e qui c’è il padre, ma poi… ma cosa sto dicendo? Ma non se ne parla proprio!
Bruno, rivolto al padre di Martina: – Chi, lui? Allora ….. digli da quando tua moglie non si fa toccare da te. Diglielo dai!
Il padre di Martina, Mariano: – un anno, un anno non me la da quella puttana, secondo me si fa sbattere da altri.
Bruno: – Prof. Lei lo vede così, cammina lento e male, ma pensa che il pisello non gli funzioni? Gli funziona eccome!
Martina dorme, quindi dai! Faccia vedere le cosce anche al mio amico. Dai prof.
Lei fa per andar via ma Bruno la blocca prendendola per le braccia e riposizionandola davanti al padre di Martina seduto, che vedendosi quel corpo di donna pienotta, non più di un metro e sessanta/sessantacinque di altezza occhi scuri e capelli leggermente sulle spalle, mossi, castano chiari tendenti un po’ al rossiccio, assolutamente non grassa ma con forme di sicuro generose, nascoste un po’ dagli abiti, pantaloni e camicetta che Monica indossava, non si trattiene e allungando una mano la infila tra le cosce di lei che contorcendosi, stringendo una gamba sull’altra e portando istintivamente indietro il bacino, ottiene il risultato opposto a quello cercato: far sentire ancora maggiormente al padre di Martina la stretta sulla mano di quelle cosce morbide e piene, il loro calore proprio lì, vicino alla figa mentre con le dita l’uomo riesce a sentirne anche un po’ le natiche e il solco tra esse, in più, lei, poggia il culo sul pene già ben consistente di Bruno, l’uomo che da dietro la blocca trattenendola per i gomiti bloccandoglieli con un braccio, mentre con l’altra mano libera, comincia a tastarle le tette attraverso camicetta e reggiseno indumenti di cui da lì a poco i due uomini l’avrebbero liberata.
Lei non vuole urlare, questo consente ai due uomini di proseguire verso l’obiettivo: spogliarla.
La mano che la fruga tra le gambe e il cazzo duro che sfrega sulle natiche e che nell’agitazione lei sente anche per tutta la sua lunghezza sul solco, non fanno altro che smorzare le resistenze della professoressa.
Questo permette agli uomini non certo senza fatica, di sbottonarle la camicetta e i pantaloni che calati quasi al ginocchio permettono a essi di ammirare lo spettacolo che volevano: cosce piene, polpose; come già i fianchi generosi di Monica anche attraverso i vestiti facevano presagire, bianco latte, a proteggere la figa carnosa, con un monte di venere prominente ricoperto dal triangolo di peli folti. Anche la camicetta è per terra. Il reggiseno non protegge Monica dall’intenzione di Bruno: palparle pesantemente le tette, farle uscire dalle coppe dell’indumento che le si arrotola sotto i globi anch’essi bianco latte, una terza, con dei capezzoli già ben dritti. La mano del padre di Martina, quella dalla quale Monica si sente frugata nell’intimità afferra le mutandine, ma anziché tirarle giù le fa andare verso l’alto, così da farle diventare un perizoma che si arrotola tra le labbra della figa della donna, preme sul clitoride facendo cedere ancora di più Monica, la quale non sembra più reggersi sulle sue gambe.
La spogliano. E’ nuda seduta in grembo al padre di Martina. Il cazzo dell’uomo è racchiuso dal fantastico paio di gambe di Monica. La cappella grossa spunta tra esse. Come lei si muove, si agita lo masturba e lui gode. L’altro, in piedi a fianco ai due, usa la mano della donna per farsi fare una sega mentre le palpa a piene mani le tette.
-Me la voglio fare!- Dice il padre di Martina.
A quelle parole il terrore si legge sul viso della professoressa.
Bruno dice: – aspetta! Sono mesi che questa me la sogno la notte. La fa alzare e la stende sul tavolo. I due non sembrano ricordarsi che seppur addormentata, nell’altra stanza c’è una ragazzina che potrebbe svegliarsi e arrivare in cucina, dove sono loro. L’uomo infermo, padre della bambina, Augusto, se ne preoccupa, invitando Bruno a portare in camera la donna, ma la risposta è stata decisa: – Dai, solo un attimo. Una botta gliela do qui sul tavolo, così le faccio ricordare come è stata scopata in quel bar. Vero prof.? Quanti te ne sei fatta così in questa posizione?-
Monica zitta, cercava di liberarsi, ma ormai era preda dei due.
Bruno insiste: – Quanti, dimmelo! Fammi indurire in cazzo anche pensando a quanti te l’hanno già conosciuta.
Monica con un filo di voce: – tre.
Bruno: – tutti in figa?-
Lei: – ormai in ballo: – no, uno mi ha sodomizzata.
Lui: – Ti ha girata a 90° o lo ha infilato mentre ti stava tra le cosce?
Lei, sempre più rossa e non solo per la ricerca di divincolarsi: – mi stava tra le cosce io ero stesa su due tavolini avvicinati tra essi
Bruno: – Ti sei lasciata fare?
Monica: – all’inizio non volevo, ma poi non no saputo più oppormi
Lui: – quante volte sei venuta? Glielo chiedeva mentre inginocchiandosi, le spalancava le cosce per leccarla
Lei: – Nooooo daiii nooo ti pregooooooooo!
Lei, mentre un piacere intenso le cresceva dentro a causa di quella bocca incollata alla figa e alla lingua che entrava e usciva: – CINQUEEEEEEEEEEEEE ! Cinqueee, cinque volte! Tre mentre mi scopavano e altre due quando mi ha sodomizzata.-
-Dove ti sono venuti?- Lui continuava con le domande per far sprofondare ancora di più Monica nella vergogna
Lei, Monica: – dentro il sedere. Gli altri uno sulla coscia, l’altro dentro. Ho sentito gli schizzi in fondo alla vagina-.
Lui: – sei venuta con chi di più?-
Lei: – con quello che ha sborrato dentro il culo, ma anche molto con quello che mi ha inseminato la figa. Non capivo più nulla, ho urlato stavo impazzendo e non riuscivo a stare ferma perché l’orgasmo mi è durato moltissimo. Anche dopo, quando lo ha tirato fuori.-
Il cazzo di Bruno è sulla figa di Monica. Le spennella le grandi labbra, Intanto il padre di Martina tornato a sedersi, le preme uno strofinaccio sulla bocca. Meno male che non le tappa anche il naso così da farla respirare.
La cappella di Bruno tra le labbra della figa di Monica, colpo di reni secco, brutale, nitido
AAaahhhhhhhhIioiiiiiiiiiiiiiiiiiiii Ma l’urlo di Monica è attutito di molto. Lei ancora riesce a dire con un fili di voce: – Mi fa malee-. Lo dice quasi piangendo.
Bruno: – Mmmmggghhhhhhhhh siiiiiiiiiiiii cosiiiiiiiiiiiiiiiiiii stretta come piace a meeeeeeeeeeeeeee sei bonaaaaaaaaaaaa sei uno schiantooooooooooooooo
A Monica viene in mente una scena che aveva tempo prima, quando studentessa all’università aveva rivisto il film “sotto accusa”. La scena che le era rimasta impressa nella mente era quella in cui l’attrice che accetta di ballare con uno mentre il juke box suona una canzone, viene da questi, baciata, palpata, fatta distendere sul flipper e stuprata dopo che il tizio ha chiesto a due tra quelli che assistevano alla scena, di tenerla ferma. Poi i due che la tenevano e altri incoraggiati dalla folla se la fanno a loro volta.
Questa scena torna alla mente di Monica quando stesa sul tavolo con Augusto che le tiene i polsi, Bruno se la sta scopando, come le era venuta in mente al bar stesa sui tavolini con gli uomini che le leccavano la figa, la scopavano e la inculavano
Bruno spinge ancora. E’ più dentro. Ora Monica lo sente tutto. I coglioni le sbattono le chiappe. Bruno ringhia, fa versi da puro maiale. Se la gode, se la fotte tutta. Non si ferma, la violenta. Schiacciandola sul tavolo con il busto su di lei, le tette, i capezzoli puntati sul petto dell’uomo, duri. Lui che scopandola le palpa coscia e culo infilando una mano tra Monica e tavolo. Riesce a infilarle un dito in culo. Lei ha una scossa, i muscoli della vagina, per reazione non voluta si stringono ancora di più attorno a quel cazzo che la riempie e a questa stretta improvvisa e prolungata Bruno non resiste, con un grugnito animalesco le scarica dentro bordate di sperma, lei impazzisce, viene, stringe le cosce attorno ai fianchi dell’uomo, la figa le si stringe ancora strizzando il cazzo; lei si dimena, viene. Gode e viene ancora.
Quando si placano, Augusto che si era di nuovo posto alla porta come guardiano, fa cenno a Bruno che prende di peso Monica e si trasferiscono in camera da letto. Giusto in tempo perché dopo pochi secondi Martina che si è nel mentre svegliata, bussa alla porta della camera del padre.
-Marti sei tu?- Risponde il padre
Lei, Martina: – Si pà!
Lui:- dimmi
Lei senza entrare: -vado giù da zia a farmi dare qualcosa.
Lui: – si, va bene. Chiedile anche se domani vengono a fare spesa.
Lei: – si, glielo chiedo!
Si sente il portoncino chiudersi. Sono soli, i due uomini e la prof.
Capitolo 4
Augusto, nonostante le difficoltà di movimento è già sul letto, i pantaloni calati, ha afferrato il polso di Monica. Vuole farsi masturbare. E’ da tanto che sogna una scopata decente. Con la moglie, quando ormai raramente lo fanno è una cosa meccanica, svelta e senza il minimo coinvolgimento, tanto che l’uomo è sempre alla ricerca, lì in città, di qualche notizia piccante per poter entrare a far parte di qualche gruppo in cui magari insospettabili casalinghe, mogli, studentesse o chissà cosa, si rendono disponibili o sono costrette a esserlo magari sotto minaccia di rivelazione di particolari che le coinvolgono. In quella cittadina non ci sono donne che lo fanno in strada. Se ci fossero, probabilmente lavorerebbero proprio in quella zona, a due passi da casa sua, vicino al cimitero da dove comincia l’aperta campagna, con qualche casupola sparsa, qualche ricovero per attrezzi o animali. Capannoni abbandonati e qualche piccola azienda che alle 19.00/20.00 chiude e tutti a casa e se in quel momento non fossero nella sua camera da letto, con quello schianto di donna, professoressa facente parte dell’alta borghesia cittadina, forse è proprio lì, tra i capannoni abbandonati che la porterebbero per farsela.
Monica si ritrova in ginocchio sul letto a masturbare Augusto con Bruno che le pianta un dito nella figa. Quando il dito si sposta e Bruno glielo infila all’improvviso in culo lei ha un sussulto:
– Ahiiiii no lì nooooooo dai nooooooooooo
– i due uomini ridono. Augusto la costringe ad alzare una gamba e a piazzarsi spora di lui che è disteso sul letto a pancia in su. Vuole che lei lo scopi o almeno vuole farsela avendola sopra.
L’operazione riesce senza particolari difficoltà.
Monica a cosce larghe, è sopra Augusto, le sue mani sul pancione di lui, le mani di Augusto palpano le belle cosce della professoressa che con la figa avvolge il cazzo dell’uomo, gemendo e ansimando.
Lo sente durissimo, la riempie. Lei si rende conto che in effetti l’uomo sembra essere da tanto che non si sfoga. Lui si muove in modo scoordinato, verso l’alto a scatti, un po’ di lato, comunque glielo fa sentire,
Lei con il suo peso tutto sul bacino dell’uomo, ne sente tutto il pene dentro la vagina che le si contrae strizzandolo ritmicamente. Le natiche di Monica schiacciano dolcemente i coglioni di Augusto che per la lunga astinenza, con quel pezzo di donna, con il calore che lei sprigiona dalla figa e che gli invade i fianchi e la pancia, con il cazzo stretto da quelle pareti vaginali, non riesce a resistere e schizza lo sperma in fondo alla figa. Lei sente gli schizzi colpirle violentemente l’utero, sente la cappella ingrossarsi ancora e sfregarle le carni e viene ancora mentre l’uomo le sborra dentro.
Nel mentre Bruno le si è piazzato dietro e costringendola a tenere il cazzo di Augusto in figa le piazza la cappella tra le natiche arrivando a poggiargliela sul buchino. Lei è terrorizzata, non vuole. Bruno chiede a Augusto di tenerla ferma. Augusto la abbraccia costringendola a schiacciare le tette sul suo petto e così sporge meglio il culo par Bruno, Vorrebbe urlare e stavolta non si preoccupa che i vicini possano sentire, ma anche la bocca le viene schiacciata sul petto di Augusto.
La cappella di Bruno è già dentro, Un colpo e lo ha dentro, un altro colpo secco e tutto il cazzo di Bruno è nel culo di Monica. Lui non perde tempo e inizia a spingere.
Le fa male. Molto male ma dura poco. Il cazzo di Augusto in figa sta riprendendo vigore, il piacere la invade. Bruno non riesce a resistere molto, sborra e sborra di brutto dentro il culo di Monica ancora più stretto della figa, le si affloscia sulla schiena. Esce dando modo a Augusto di costringere Monica a stendersi sul materasso e allargando le cosce farsi scopare ancora da lui alla classica missionaria. Lei è una bambola, si fa fare tutto. Intanto rivestitosi Bruno va via.
Dopo una chiavata che non dura più di 5 minuti anche il padre di Martina si svuota i coglioni per la seconda volta dentro la fica della prof.
Non sa quanto è stata lì su quel letto. Quando riapre gli occhi sente canticchiare, Augusto non è più in camera con lei, sente la voce dell’uomo in cucina mentre la cantilena proviene dalla stanza di Martina che è rientrata. Spera che non sia entrata in camera del padre e l’abbia vista dormire su quel letto nuda.
Monica si regge a mala pena in piedi ma trova le forze per rivestirsi alla meglio cercando di non farsi assolutamente sentire, Ci riesce, cercando di non essere vista apre la porta, corridoio libero. Con le scarpe in mano raggiunge la porta d’ingresso fa per spingere in basso la maniglia e il padre di Martina compare, le lancia un sorriso a tutti denti, un bacio dato all’aria indirizzato a lei, l’occhiolino e l’indice che rotea nel vuoto come a dire: – ci vediamo dopo.
Monica che comunque è sconvolta, non le reggono le ginocchia, aggrappata alla ringhiera scende le scale, incontra un inquilino, ovviamente sconosciuto, si sente abbracciare, petto di lui contro petto di lei, le braccia la avvolgono e le mani dello sconosciuto le afferrano le natiche costringendola a portare il bacino in avanti e sentire il contatto del pene duro che le si schiaccia sul monte di venere.
La bocca dell’uomo le bacia il collo, poi spostandosi all’orecchia lui le sussurra: – Vieni da me ora?
Lei si divincola, riesce a liberarsi e scappa.
E’ in strada, non se la sente di camminare ma non vuole farsi trovare lì. La scuola è a due passi, non vuole che colleghi, personale o preside la vedano. Quindi si avvia verso il cimitero, verso la campagna, meglio farsi trovare li che non presso quelle palazzine, dopo circa trecento metri chiama un taxi e da indicazioni per farsi trovare. Nell’attesa una macchina si ferma chiedendole il prezzo di una prestazione.
Capitolo 5
In contemporanea al taxi, un’altra auto si è fermata da Monica sul marciapiede in attesa. Lei, pensando a un altro seccatore si è diretta verso il taxi, ma sentendosi chiamare per nome si è voltata; era Bruno, -ancora lui!? ha pensato Monica con un’espressione sconsolata. Lui, Bruno l’ha anticipata raggiungendo il tassista e estraendo il portafogli ha proposto all’uomo pagandogli comunque la corsa, di andar via che “alla signora” ci avrebbe pensato lui. Le obiezioni della donna sono risultate inutili. Prendendola sotto braccio l’ha praticamente trascinata verso la sua auto, aperto lo sportello, ha ribaltato il sedile per farla salire dietro. Mentre piegata lei stava entrando in macchina, quel culo sporgente è stato accarezzato e palpato dalla mano maschile.
Sul sedile passeggero era accomodato un altro uomo: Monica ha riconosciuto il tecnico di laboratorio della sua scuola. Un brivido.
Sa …………….. salve, lei era sorpresa, non sapeva se guardarlo o evitare lo sguardo. Poi, fattasi coraggio gli ha chiesto come mai fosse lì.
Lui ha risposto che aveva chiesto un giorno di congedo e che con l’amico Bruno stavano affrontando i preparativi per un pranzo tra amici in occasione del ritorno in città di un conoscente che lavorava in zone “calde” del mondo a causa di conflitti. Ora stavamo andando da un amico che ha degli animali a ritirare carne e formaggio.
Bruno è intervenuto chiedendo alla prof se avesse fretta altrimenti sarebbe andata con loro per poi riaccompagnarla a casa. Monica ha risposto: – guardi sta rientrando mio marito vorrei andare a casa.
Lui: – va bene. A casa
Mentre lo diceva a Monica è squillato il cellulare: – Ecco, infatti, ha detto. Mio marito! Magari è già a casa e mi cerca. Pronto si dimmi, sto arrivando.
Poi, dopo essere stata in ascolto mentre l’auto faceva il percorso per casa sua ma ancora nella zona di partenza, lei si è lasciata sfuggire un: – Come sarebbe torni stasera!?! Perché? No, no problemi non ce ne sono, sto andando a casa e pensavo ci fossi anche tu. Lo sai che non c’è neanche M ….. (figlia in un’altra città da delle amiche)Vabbè che cosa vuoi che ti dica’ ci vediamo stasera allora. Ciao
Una volta chiuso il cellulare si è immediatamente resa conto di aver apertamente detto ai due uomini che era sola in casa e per questa sua svagatezza si era incavolata con se stessa.
– Dai prof venga con noi, poi le prometto che la accompagniamo a casa
– no dai, sono stanca. Per cortesia!
Niente da fare. L’auto dirigeva verso fuori città.
Anzi senta facciamo una cosa, visto che è sola oggi la invitiamo a pranzo. Ci tratteniamo lì da questo nostro amico, così assaggia della carne e dei prodotti davvero genuini.
Lei: – ma no dai per oggi no semmai la prossima volta con mio marito vi raggiungiamo
A questo punto intervenuto Remigio, il tecnico della sua scuola: – ma dai, prof, che problema c’è? Ha paura che la gente la veda sola con due uomini? A parte il fatto che lì saremo noi e basta, ma poi ……… daiiiiiiiiii non faccia così sia di compagnia. Su!
Non sapeva? O stava fingendo? Non si era accorto delle carezze al sedere mentre lei saliva in auto? Oppure anche lui era della “gang”?
Bruno ha detto: – facciamo così, la portiamo a casa, lei si rinfresca, si cambia e poi andiamo a pranzo.
Avevano deciso tutto loro. Così ecco l’auto parcheggiata presso casa di Monica
Bruno ha chiesto: – senta prof le devo chiedere una gentilezza, non è che posso approfittare del suo bagno? Non ce la faccio più. La prego. Appena faccio, poi torno in macchina e con lui, rivolto all’altro uomo, l’aspettiamo qui.
Monica è rimasta interdetta, non voleva far entrare in casa il suo stupratore, ma non poteva neanche rifiutargli quella richiesta e poi c’era l’altro. Sapeva? Non sapeva? Che figura ci avrebbe fatto?
Di malavoglia acconsentito a Bruno di entrare in casa sua.
Lui è entrato in bagno. Una volta uscito, lei sempre vestita stava uscendo dalla camera da letto, ovviamente se voleva farsi una doccia non si sarebbe tolta neanche un anello se prima l’uomo non fosse uscito di casa e lei si fosse chiusa a chiave dentro
Vedendola uscire da quella camera, lui le è corso di fronte sbarrandole la strada bloccandola sulla porta.
– Spogliati!
Lei, sorpresa ma non più di tanto: – no dai, per favore!
Lui: – ti ho già scopata. Voglio farlo nel letto dove la dai a tuo marito. E’ qui che ti ha ingravidato? Dai voglio fotterti su questo letto. Muoviti, non vorrai che Remigio si insospettisca per il tempo che ci metto e magari entri e ci veda a letto? Perché tanto ora ti scopo eccome.
Prendendola per i fianchi l’ha sollevata da terra e raggiunto il letto ce l’ha scaraventata sopra afferrando immediatamente il bottone dei pantaloni e prima che lei potesse trattenerseli su con le mani, le gambe erano già nude fino alle caviglie. Via le scarpe come pantaloni e calze di entrambi. Non c’era molto tempo ma lui la voleva. Voleva scoparsela dove lei faceva l’amore con il marito. Il cazzo era già duro. Se l’è fatto solo leccare un po’. Le ha affondato la testa fra le cosce. Leccandola e prendendole il clitoride tra le labbra. Lei ha sussultato.
Le si è piazzato bene tra le cosce e l’ha penetrata
Lei lo ha sentito più duro della volta precedente sul tavolo a casa di Martina.
Le faceva male. Lui stantuffava forte. Lei lo ha pregato: – Piano, non così daiiii
Lui non sentiva ragioni. Ci dava dentro. In mezzo a quel paio di cosce piene soffici e calde, dentro quella vagina avvolgente, bollente, ancora elastica si sentiva un Dio.
Dieci minuti. Dieci minuti in cui lei ha sentito dolore, piacere, odio verso se stessa che si stava concedendo pienamente, amore per quel porco che la stava portando in altre dimensioni, vergogna ma anche rabbia verso il marito che non c’era e che non riusciva a darle tutto quel piacere, senso di colpa verso il mondo. Tutto svanito al momento in cui è arrivato l’orgasmo, devastante, potente più che mai. Le è letteralmente scoppiato dentro all’improvviso sorprendendola, mentre gli dava del porco. Confessandogli che la stava facendo godere mentre gli inondava il cazzo di miele della sua figa. Voleva consumarglielo stringendolo con i muscoli della vagina. Lui le inondava l’utero di sperma e con un rantolo si scaricava tutto.
Entrambi con il fiato grosso, lui le è rimasto sopra alcuni istanti. Quando si è disteso sulla parte libera del lettone, lei si è fiondata in bagno dove è rimasta per mezz’ora buona, doccia compresa
Uscendo ha visto degli indumenti sul letto: una gonna che le arrivava poco sopra le ginocchia. Quasi un tubino. Autoreggenti e mutandine con pizzo, molto leggere. Reggiseno e camicetta.
Un sms le diceva di indossare ciò che vedeva sul letto. Per le scarpe ….. a tuo piacere.
Non solo il porco le aveva preso il numero di cellulare, ma le aveva frugato nell’armadio e nei cassetti dell’intimo.
Quando li ha raggiunti in macchina i due non smettevano di fissarla.
Remigio, il tecnico, ha anche detto: – pro …. ma non stiamo andando a un pranzo di gala, andiamo in campagna, in mezzo agli animali!
Bruno ha subito aggiunto: – perché non sta bene? Si vestirà con vuole no?
Lei pensiero: – Brutto schifoso bastardo
Sempre Remigio:- Prof posso? E’ bellissima. E’ uno schianto
Monica ha ricambiato con un mezzo sorriso. Quei complimenti l’avrebbero portata a dover subire ancora, ne era sicura, ma non aveva la forza di scappare e rinchiudersi in casa. Erano lì. Poteva ancora farlo. Invece è salita su quella macchina che è partita subito. Lei si è maledetta
Dopo un bel po’ di strada, circa una trentina di kilometri e almeno altri 10 di strade di campagna, fermata la macchina, i due uomini sono scesi andando incontro a colui che doveva essere il loro amico, il quale sentendo rumore di motore si era già affacciato alla porta della casupola in cui evidentemente e ovviamente si tratteneva nei giorni in cui non tornava in famiglia per accudire pecore e altri animali che erano lì.
Gli uomini parlottavano mentre Monica rimaneva in auto, non aveva nessuna voglia di partecipare a convenevoli, conversazioni o altro che non fossero i suoi pensieri. Le mancava casa e nonostante tutto, suo marito.
I tre si sono diretti verso l’auto e l’autista, aperta la portiera del lato in cui Monica sedeva ha immediatamente fatto le presentazioni. Il padrone di casa con una stretta vigorosa alla mano della donna: – piacere, Armando. Monica sibilando il suo nome ha appena accennato un sorriso. L’uomo non le mollava la mano dicendo ai tre ospiti di accomodarsi dentro casa e quindi la donna si è praticamente sentita trascinare fuori dall’auto. Mentre scendeva, con la mano destra sempre afferrata da Armando, con l’altra mano non ha fatto in tempo a tenersi giù la gonna che le si è sollevata di molto scoprendole le gambe fino alla balza delle autoreggenti e certamente delle cosce così non sono sfuggite all’uomo che praticamente la tirava per un braccio.
Entrati in casa, il pastore ha proposto un bicchiere di vino all’amico mentre a Monica ha chiesto se gradisse del liquore di produzione propria o se preferiva un caffè avvisandola però che la macchinetta non funzionava molto bene quindi, con una risata: – io non garantisco!
Monica non avrebbe voluto nulla ma l’uomo insisteva dicendo che non era possibile arrivare da lui e non accettare un invito a mangiare qualcosa o bere insieme. In meno di tre secondi lei si è ritrovata in mano un bicchiere di vetro stretto e lungo con il liquore che non arrivava a metà ma che comunque era una quantità eccessiva per lei assolutamente non incline a bevande alcooliche, Non era astemia ma non era sua abitudine bere alcoolici.
-Beva quello che vuole e poi lasci-, ha esclamato il padrone di casa, intanto Bruno e Armando si erano avvicinati alle 4 o 5 forme di formaggio che sarebbero presto state caricate in macchina e che erano su un altro tavolino lì nella stanza. Remigio rimaneva seduto al tavolo con Monica che assaggiava quel liquido al sapore di liquirizia mista ad altre spezie che non riusciva del tutto a individuare, le sembrava di sentire sapore di cannella, scorza di mandarino, insomma il sapore era gradevole e questo l’aveva spinta a berne un po’ di più di quello che avrebbe dovuto. Niente di che, non era certo ubriaca ma la testa le girava un pochino.
Vedeva i due uomini parlottare ma non capiva.
Remigio le ha chiesto se il liquore le piacesse e Monica ha risposto che lo trovava gradevole ma non era abituata a bere. Lui allora le ha chiesto:
-E questo, prof. Le piace? Poggiandole una mano sul ginocchio non coperto dal bordo della gonna.
Lei: -no dai la prego. Lei no
Come lei no! Allora vuol dire che con Bruno………………. Che Porco!” per quello non usciva di casa. O anche prima avete fatto “da monelli” ? Una risata
Sa Monica, a scuola le voci corrono, quindi, dai non ci vedono, stanno parlando di cibarie. Mi lasci palpare
MMMSsiii Che cosce morbide.
Interrotte le manovre vedendo gli altri due tornare, il pastore diceva all’amico. – allora, ci stai? Una partitina svelta a carte e se vinci ti porti via il formaggio gratis.
L’altro: – e se perdo? Lo sai che quello che mi chiedi è impossibile. Quella che mi chiedi è proprio fuori portata
Armando: – beh, se perdi ………….. e con la testa ha fatto cenno a Monica come a dire, quello con cui puoi pagarmi è qui.
Monica era frastornata, non capiva, non ha colto subito, loro parlavano ma lei pensava ad altro
Remigio l’ha anche chiamata dandole improvvisamente del tu: Prof ci sei? Cosa c’è? Hai bevuto? Guarda che devi tornare a casa. Cosa combini? Non voglio storie. Lei non sapeva individuare, nelle condizioni in cui era se la stesse prendendo in giro.
Rivoltosi all’amico: – questa è mezza partita! Ma se non vuole? Se fa storie?
Armando: – tu te la sei fatta?
-si, certo!
Voleva?
No
E tu? Hai rinunciato?
Ma neanche per sogno
E allora!?!
Ok va bene
Tornati al tavolo dov’era Monica Il pastore ha esclamato: Bene! Come al solito io e lui, quando viene a trovarmi ci giochiamo a carte qualcosa. Se vince non mi paga il formaggio. Monica che subiva ancora gli effetti dell’alcool ma che era già confusa e frastornata per tutto quello di cui era stata protagonista ha solo obiettato che voleva tornare a casa al che Remigio le ha assicurato che sarebbero andati via da lì presto.
Armando ha proposto: – Io e la signora. Monica vero? Giochiamo assieme, tu lì e noi da questa parte del tavolo. Remigio giochi?
– No grazie a me non piace
Allora siediti li e guarda senza rompere: Ahah siamo amici e ci permettiamo vero?
Remigio: – Ma certo! Mentre si accomodava a capotavola con Monica e Armando a un lato lungo del tavolo e Bruno di fronte a loro.
Remigio comunque allungando la mano riusciva ad accarezzare le ginocchia di Monica senza dare particolarmente nell’occhio e anche se gli altri immaginavano, non dicevano nulla.
Subito le cose per Bruno non si sono messe bene e già dopo la prima mano perdeva; a quel punto Armando si è avvicinato ancora di più a Monica e ha cominciato a accarezzarle la coscia.
Lei si è paralizzata, lui alternava, gettava le carte sul tavolo e subito la mano si rituffava sulla coscia di Monica la quale cercava di togliersi da quella situazione cercando di bloccare con la sua mano, la mano dell’uomo, allontanare la sedia per spostarsi, ma tutti i tentativi risultavano inutili.
Ad un certo punto Armando le ha detto: – ma non l’hai capito che se vincete vi portate via il formaggio, ma se lui perde, tu mi devi far godere?
A quelle parole così brutali e dirette Monica ha avuto un sussulto e ha cominciato a agitarsi: ha anche accennato una fuga ma è stata bloccata dal pastore che tenendola per il collo l’ha fatta piegare a 90 con la guancia e le tette schiacciate sul tavolo. Da dietro le ha sollevato la gonna, Monica con le mani libere, per quel che poteva cercava di abbassarsela ma era fortemente impedita ovviamente, bloccata in quella posizione.
Lui scoprendole cosce e natiche gliele schiaffeggiava violentemente facendola tremare e strappandole dei gemiti. Le ha letteralmente strappato le mutande infilandole prima il pollice in culo e poi indice e medio in vagina.
– E’ calda s stringe ancora bene, la prima botta gliele do qui, adesso, subito e aprendosi i pantaloni denudandosi il cazzo, ha appoggiato la cappella sulle labbra della figa di Monica spennellandogliela per un pochino poi puntando all’ingresso le ha separato le grandi labbra ed è entrato di forza.
Monica ha urlato, lui con un altro affondo le ha fatto sbattere i coglioni sulle cosce che davanti schiacciate al bordo del tavolo le facevano male
MMMMSSSiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii stretta e calda come piace a meeeee urla quanto vuoi tanto il primo altro stazzo è a 2 chilometri
Sei una di quelle che anche se prende cazzo, poi la figa le torna stretta in poco tempo
Siiiiiiiiiiiiiiii così mi piaci sentilo tuttoooooooo
Lei lo sentiva. Era più duro di quelli presi prima. Forse non più grosso di altri, ma sicuramente più duro e resistente, da subito le ha strappato un orgasmo abbastanza violento, lei ha tremato
Lui. – Che c’è? Ti piace? Vieni così brava vienimi sul cazzo. Lei veniva allagandogli cazzo coglioni e cosce non smetteva di venire. Dopo una ventina di minuti e dopo averla fatta girare a pancia in su stesa sul tavolo con le cosce aperte in modo quasi volgare, senza preavviso lui con tre colpi pazzeschi ha affondato ancora di più il cazzo in quella figa dolce calda e avvolgente scaricandole quattro schizzi di sborra in vagina.
L’ha presa per i capelli facendola inginocchiare: – Adesso succhia, puliscimelo, fammelo tornare duro. Con te non ho finito. Sono due settimane che non scendo in paese.
Gli altri due assistevano alla scopata tra Monica e Armando che ha detto loro: – adesso me la porto in camera, sul letto voi se volete tornate dopo o state qui, ma non rompete i coglioni. Questa per un po’ E MIA!
In quella stanza, su quel letto, Monica ha subito di tutto, ma ha anche dato libero sfogo alle sue depravazioni, alle sue fantasie, confessando all’uomo che prima di essere costretta a subire in modo così potente e prepotente da tutti quelli che già se l’erano fatta prendendola a loro piacimento, aveva pensato a come sarebbe stato per lei e alle sua reazioni, confessandogli anche che quando arrivava a pensare che forse le sarebbe piaciuto, la paura la faceva improvvisamente distogliere da quelle fantasie delle quali con il marito non aveva più parlato dopo la volta che da fidanzati lui a questi discorsi si era incavolato andandosene sbattendo la porta.
In quella stanza, in quel letto è svenuta, ha ripreso i sensi, è stata scopata, stuprata, ha scopato si è sentita lacerata nell’intimità, le sue natiche hanno conosciuto il dolore misto al piacere vero, le labbra della figa le sono scoppiate tanto erano gonfie di voglia che lei non voleva ammettere di avere dentro, ma con la quale ha dovuto fare i conti per forza.
Circa due ore e mezza dopo, al ritorno dei due in quel posto dove pensavano avrebbero vissuto chissà quali avventure e che invece li aveva visti spettatori passivi di uno spettacolo di cui era stata protagonista la donna da loro stessi portata lì, donna che volevano ad ogni costo rendere completamente loro succube e alla quale invece Remigio, il tecnico, non era riuscito se non ad accarezzarle cosce e culo, hanno trovato il cucinotto che faceva anche da ingresso vuoto, ma dopo pochi secondi la porta dell’altra stanza si apriva e lei Monica appariva ai due in camicetta che le copriva le mutande, scalza e a gambe nude. Dopo alcuni attimi di occhi puntati su quelle cosce di donna, Bruno ha detto, rivolgendosi alla donna: – ora vestiti che andiamo via. Abbiamo già caricato la macchina mentre voi due ve la spassavate. Sbrigati -. Era visibilmente teso, contrariato. Usava modi particolarmente bruschi e violenti. Remigio non parlava.
Intanto Armando si era ripresentato davanti a loro dicendo: -Lei stasera rimane qui. Più tardi l’accompagno io – e rivolto a Monica la spingeva a confermare. Lei, con il viso mezzo nascosto dai capelli e a testa bassa, con un filo di voce: – si, rimango qui, con lui.
Sorpresi e sconcertati dalle parole dell’uomo che si era appena scopato quel bocconcino di donna, Remigio ha sbottato: – ti è piaciuto, puttana. Ora tocca a me, si sono guardati con Bruno che livido di rabbia ha aggiunto: – Cazzi vostri io me ne vedo – poi rivolto a Remigio: – tu che fai stai qui a vederli scopare o vieni via?
Remigio: – ma io la voglio, voglio farmela anch’io la voglio fottere di brutto.
Bruno: – non credo che lui te la conceda. La vuole tutta per lui.
Alzando le spalle Armando confermava e i due sbattendo la porta se ne sono andati imbufaliti.
In macchina tornando Remigio ha praticamente aggredito l’amico venendo addirittura alle mani tanto che Bruno ha dovuto accostare per non uscire fuori strada.
Gli ha urato: -PIANTALA! Tu la vedi anche a scuola ogni giorno-
Remigio: – appunto, la vedo, ma mica posso farmela lì!
Bruno: – organizzati ….. e che cazzo!
Capitolo 6
Passati alcuni giorni in cui sembrava tutto tornato alla normalità, un sms l’ha riportata con il pensiero a quelle situazioni in cui si era sentita una bambola per il piacere sessuale di maschi addirittura sconosciuti, Un’esperienza che, come già ricordava le era capitata anche da più giovane e che come allora non smetteva di darle un senso di fastidio più che altro perché con quei pensieri l’eccitazione saliva incontrollata e non bastavano più certo le scopata con il marito a calmarla.
L’sms diceva: – cara prof. non ci siamo; a scuola non si va in pantaloni, usa la stessa gonna che avevi con noi o anche leggermente più lunghe, Anche al di sotto del ginocchio ma che siano “manovrabili”. Non eccedere con il mostrare. Comunque preferibilmente gonna che quando accavalli le gambe ti costringa a mostrare buona parte di cosce senza dare troppo nell’occhio e mi raccomando: calze autoreggenti. Quelle cosce però non devi nasconderle completamente con dei banali pantaloni. Descrizione minuziosa che non lasciava molto spazio ai desideri di Monica nel vestirsi come si sentiva a proprio agio. Infatti a scuola in gonna lei non era abituata ad andare, meglio i più pratici pantaloni, magari un tailleur ma pantaloni per evitare qualsiasi situazione strana. Con uomini e sopratutto con ragazzi in età da ormoni a palla era meglio così. Comunque il giorno dopo maglioncino a polo e gonna un po’ svolazzante adatta alla stagione autunnale ma non fredda, anzi … con cui si era presentata in classe le avevano procurato dei complimenti anche dalle alunne oltre che sentire lo sguardo del maschietti adolescenti su di lei.
Alla fine delle prime due ore doveva raggiungere l’altra classe un piano sopra per proseguire le sue ore. Quasi alla fine delle scale, sugli ultimi gradini, incontrando una collega si sono fermate a parlare. Come sua abitudine Monica con un gomito poggiato sul corrimano, nel parlare aveva poggiato un piede sul gradino superiore mentre l’altro stava su quello inferiore. Nella rampa sotto di loro intanto era comparso Remigio il tecnico, anch’egli fermo a parlottare con un alunno, Alex, proprio della classe in cui Monica si stava recando. L’inferriata in cui il corrimano poggiava non riparava certo dagli sguardi.
Lei intenta a parlare con la collega, non si è accorta dei due sotto che alzando gli occhi potevano godersi uno spettacolino assolutamente da non perdere: non appena ha realizzato, facendo finta di nulla si è spostata e con la scusa di rivolgersi al ragazzo dicendogli di andare in classe che sarebbe arrivata subito, si è staccata dal corrimano. Lo sguardo di Remigio però, l’ha fulminata. E’ stato un attimo. Lei ha pensato alle conseguenze e ha subito ripreso la posizione che consentiva ai due maschi di riempirsi gli occhi delle sue cosce, delle sue mutandine e del suo sedere.
A scuola lei non portava il cellulare e pretendeva che tassativamente gli alunni non l’avessero o fosse assolutamente spento, -per comunicazioni c’è la segreteria – diceva loro. Una volta in classe, l’alunno che prima parlava con il tecnico le ha chiesto se poteva fare cambio di posto con una compagna che stava al primo banco dicendo che non si sentiva bene. E lei, la prof ha pregato l’alunna di cedere il posto al compagno. Durante la spiegazione, senza farsi notare l’alunno attirava l’attenzione della prof. quando lei lo guardava, lui passandosi le mani sulla parte superiore delle cosce e accavallando le gambe, faceva capire alla professoressa cosa voleva che lei facesse. Lei, con impercettibili movimenti della testa faceva cenno di no, lui insisteva. Prendendo la parola: Prof posso avvicinarmi alla cattedra? Mentre lei spiega sto prendendo appunti e vorrei farle vedere se ho scritto bene l’ultima cosa che lei ha detto-.
Lei: – va bene fa vedere qui- .
Sul quaderno c’era critto: accavalla le gambe. Fammi vedere cosce altrimenti vado in bagno e telefono a chi sai. Lei ha avuto un mancamento. Meno male era seduta
– Vai a posto- ha detto all’alunno e lui tornando al banco a voce alta: – Allora prof, va bene? praticamente costringendola a rispondere: – si, si va bene.
Le cosce della professoressa. Da quella posizione lui le vedeva bene, quasi fino alle mutandine. Era seduto nel posto vicino alla finestra del primo banco della fila a destra della cattedra quindi non di fronte. Quel posto gli consentiva di godersi lo spettacolo senza costringere lei a stare dritta di fronte alla classe ma permettendole di stare seduta un po’ di sbieco e mettergli di fronte la coscia sinistra accavallata sulla destra. Era sicura che lui vedesse le calze ma anche uno spicchio di coscia nuda al di sopra delle autoreggenti.
Finita la giornata scolastica , Monica non faceva che pensare al ragazzino che si masturbava all’immagine delle sue cosce. Tornando a casa ha rischiato: cercando un angolino riparato, si è toccata; si è toccata tanto da venire pronunciando il nome Alex. Era talmente eccitata che le sono bastati davvero pochi secondi. Era comunque per strada, con tutti i pericoli che se qualcuno l’avesse vista in quegli istanti avrebbe corso. Le è arrivato anche un terribile pensiero: -Tanto, un estraneo in più o uno in meno … che differenza fa?- Pensiero terribile subito cancellato. Tutto questo accendeva ancora di più il fuoco in lei ed era sicura che la faccenda non finiva lì.
Tre giorni dopo era prevista a scuola una proiezione di un film poi le tre classi quarte avrebbero prima commentato e poi utilizzato con i rispettivi docenti per diverse materie. Inutile dire che la classe in cui lei aveva mostrato le gambe all’alunno, andava alla proiezione che si svolgeva in aula Magna accompagnata da lei.
Remigio, il tecnico aveva già predisposto PC e videoproiettore. Vedendola entrare le ha lanciato un sorriso che a Monica non presagiva niente di buono. Le si è avvicinato salutandola giusto per la forma – Salve professoressa, c ‘è anche lei-? Come se non lo sapesse. Porco! ha pensato lei.
Quel giorno aveva indossato una camicetta un po’ leggera con giacca e una gonna ampia che le arrivava ai polpacci; decisamente “manovrabile” senza costringere a scoprire completamente le cosce se una mano si infilava sotto, L’uomo soddisfatto le ha chiesto, avvicinandosi di più e a bassissima voce, mentre gli alunni si accomodavano e le altre classi arrivavano, se sotto la gonna avesse indossato calze autoreggenti. Monica non rispondeva abbassando lo sguardo, allora lui incalzante: – rispondi, o ti devo sollevare la gonna qui con le luci ancora accese per vedere io? Lei, terrorizzata dalla minaccia- Si, ho le calze che so che voi schifosi preferite.
Lui ancora: -Durante il film ti voglio vicina a me. Ecco brava! Insultami, fammi capire che non vorresti essere in questa situazione, ma tanto ci devi stare e non sai quanto questo contribuisca ad indurirmelo, ciao. A dopo. Non fare che non ti avvicini, sai che non ti conviene-.
La consolle era dietro le poltroncine quindi chi stava li era praticamente dietro tutti. Più in alto rispetto alla gradinata dei posti a sedere che formavano quasi un semicerchio. In fondo, sotto, c’era un tavolo lungo tipo aula universitaria e lo schermo grande. All’aula si accedeva da due porte, una di fronte all’altra allo stesso livello della Consolle ed equidistanti da essa, con uno spazio di circa 5 metri ambo i lati. Altre due uscite di sicurezza giù, ai lati dello schermo che davano direttamente sul piazzale esterno alla scuola e che gli alunni pur sapendo che non era consentito uscire da lì, utilizzavano.
Lei era intenta a tener buona la classe che aveva accompagnato alla proiezione. Si sa che in quelle occasioni sentendosi un po’ più liberi, i ragazzini e le ragazzine sono ancora più frizzanti del solito.
Al primo posto della fila di poltroncine da cui lei in piedi tentava di far fare silenzio ai suoi alunni, c’era seduto Alex, il ragazzino che pochi giorni prima, in classe, si era riempito gli occhi della pienezza delle cosce di una professoressa: le sue.
La mano del ragazzo, con il braccio destro penzoloni sul lato della poltroncina sfiorava il polpaccio di Monica. In quel momento su quel lato della gradinata non passava nessuno e gli altri che comunque non vedevano nulla perché l’azione si svolgeva a ridosso del lato della poltroncina di inizio fila e intenti com’erano a parlottare tra essi e far casino, figurarsi se qualcuno poteva pensare che lì, in aula Magna con un sacco di gente, un alunno stava praticamente cominciando a toccare le gambe a una professoressa!
Monica, che a quello sfioramento si è letteralmente paralizzata per alcuni secondi, si è spostata di un passo in avanti. Il ragazzo non si è perso d’animo: forse incoraggiato dal fatto che la prof. non abbia reagito in modo brusco, magari riprendendolo in malo modo, se non portandolo dal Dirigente per farlo sospendere, spostandosi con il busto in avanti, sempre da seduto con Monica al suo fianco, con il palmo della mano e non come prima con il dorso, ha toccato il polpaccio della prof palpandoglielo e con la mano sotto l’orlo della gonna è risalito fino a immediatamente sopra il ginocchio. Le dita del ragazzino, sfioravano l’inizio dell’interno coscia della professoressa. Le stesse cosce che alcuni giorni prima, lei anche se costretta, gli aveva fatto ammirare mettendogliele sotto gli occhi, procurando a lui, sicuramente un’eccitazione e un indurimento del pene, lo immaginava mentre pensando a lei si masturbava e questo, se da una parte la terrorizzava e le dava persino fastidio, dall’altra la eccitava oltre misura tanto che la notte stessa, facendo l’amore con il marito, Monica si è resa conto di aver pronunciato il nome del ragazzo mentre cominciava a venire.
Dopo pochissimi istanti che comunque hanno permesso all’alunno di rendersi conto di quanto fossero piene, lisce e morbide le cosce di una delle sue professoresse, anche se fasciate da calze, lei, senza dare nell’occhio, si è allontanata e le luci si sono spente, Stava risalendo i gradini per raggiungere la Consolle.
Raggiunto Remigio, il Tecnico che stava seduto davanti a schermo e tastiera del computer, lei le si è posizionata a fianco stando in piedi. Dopo pochi attimi si silenzio, lui, a voce bassissima ma in modo che lei sentisse senza doversi abbassare a porgere l’orecchio, le ha chiesto: – Poco fa quando eri a fianco ad Alex, cosa stavate facendo?
Lei con una faccia che mostrava di non capire: – nulla perché?
Lui ancora: – ti stava toccando! Poggiandole la mano sul polpaccio ha proseguito: – Qui, vero? Poi è salito qui. Portando le dita appena sopra il ginocchio, da dietro come pochi istanti prima aveva fatto l’alunno il quale evidentemente era stato istruito bene.
Remigio ancora: – Rispondi, ti toccava così?
Lei, abbassando lo sguardo e con un sibilo di voce sia perché non potevano certo parlare normalmente per via della proiezione in corso, ma assolutamente molto di più per l’imbarazzo e la vergogna, ha sibilato un “si”
Le guance le stavano prendendo fuoco, ma anche sotto la gonna, per motivi diversi, il calore aumentava in modo assolutamente incontrollabile.
Lui ancora, portando la mano alla balza delle autoreggenti e cominciando a sfiorarne la parte nuda poco prima di arrivare alle mutandine:
-E’ arrivato anche qui? Di la verità!
Lei piegando un ginocchio per stringere le cosce una sull’altra ha risposto no, imprigionando la mano dell’uomo tra le sue gambe
Remigio: – Sei bollente- e nonostante lei tenesse le cosce strette l’una sull’altra,con la mano forte, possente, era risalito tra le carni soffici della professoressa. Il contatto con la pelle liscia e calda lo eccita da morire, insieme al calore che sente sulla mano tra quelle cosce di donna. Con i polpastrelli le accarezza la figa attraverso le mutandine, poi, afferrandone l’elastico, le sposta di lato cominciando a passarle la punta del medio tra le labbra e tra i peli.
Lei, tirando la testa all’indietro, con un tono di voce un po’ alto si lascia sfuggire un “NOOO” gutturale, quasi un lamento, tanto che dalla platea che avevano davanti, con la file delle ultime poltroncine a tre metri dalla consolle, arriva un “sssstttt” come invito a fare silenzio
Il buio in sala, la Consolle dietro l’ultima fila di poltrone e una tovaglia che coprendo il banco arriva fino a terra in tutti e quattro lati, più la gonna lunga di Monica, mettono al riparo i due dall’essere visti da qualcuno che avesse rivolto lì lo sguardo buttandovi l’occhio per caso.
Lei che poggia le mani sul tavolo, le ginocchia le cedono e abbassandosi, senza volerlo permette al medio dell’uomo di penetrarla, fino in fondo, in un colpo lo ha tutto dentro fino alla nocca.
L’uomo che sempre a bassissima voce le dice: Lo volevi, troia, eh? Non vedevi l’ora di avere qualcosa dentro la figa, dì la verità, puttana! Lo sapevo che tuo marito non bastava a domarti e sotto l’aria da santa e pudica che mostri, sei tutta sesso. Vedrai d’ora in poi come sarai soddisfatta! Dicendo questo le tiene il dito ben piantato dentro, lo muove tirandolo fuori e rinfilandolo di colpo, tutto, fino in fondo, per due volte e continuando a muoverlo mentre è ben piantato dentro.
Lei non ce la fa più. Cerca di resistere ma vorrebbe lasciar libero di esplodere l’orgasmo che sente in arrivo. Si contorce, muove i fianchi, il culo e le cosce, si morde le labbra per non urlare, poggia i gomiti sul tavolo e viene con scatti incontrollati del bacino che le fanno portare ancora di più la figa verso il dito, lo stringe involontariamente con i muscoletti interni della vagina, lo cattura allagando la mano dell’uomo, inzuppandola con il suo miele, come le mutandine e le calze con il liquido che le scende sulle cosce. E’ sicura che qualche goccia sia finita anche sulla moquette.
-Mi vorrei sedere- ha sussurrato Monica con un filo di voce, mentre sconvolta, con i capelli arruffati, cercava ancora con gli avambracci poggiati sul tavolo della strumentazione, di resistere per non cadere in ginocchio per terra
La risposta sprezzante di Remigio: – Prenditi quella sedia che c’è li alla parete, lì dietro. La vedi? O hai la mente talmente annebbiata dal sesso che non riesci a vedere altro?
Monica: – Per favore! Lo supplicava.
Lui, facendo pesare ogni gesto, come a dire: ma guarda cosa mi tocca a fare per questa qui, le ha avvicinato la sedia affiancandola alla sua. Lei ci si è seduta buttandocisi letteralmente sopra. Quasi cadeva.
La gonna le copriva le gambe e lui ha subito chiarito: – alzati e poggia le natiche nude sulla sedia, solleva quella gonna perché le tue cosce le devo vedere ogni attimo che voglio, compreso il pelo che spunta tra esse e dalle tue mutandine. Devo poterci infilare la mano in mezzo quando voglio, per tutta la durata della proiezione. Avrei una gran voglia di coricarti sul tavolo e scoparti a sangue oppure di farti sedere sulle mie gambe e impalarti con il cazzo nel tuo culo pieno ma è troppo pericoloso. Per ora tienilo in mano.
Così dicendo le ha preso un braccio e con la mano le ha fatto afferrare il cazzo, mentre la mano di Remigio affondava ancora tra le cosce soffici e calde della prof.
Monica sentiva quel piolo di carne. Era durissimo, duro più dell’acciaio. Lo sentiva pulsare nella sua mano. La muoveva lentamente, non riusciva a tenerla ferma. Nonostante si sentisse esausta, spossata, distrutta, dalla masturbazione subita, dal potentissimo orgasmo che ne era seguito ma ancora di più dallo scaricarsi della tensione che la paura di essere scoperta da qualcun altro in quella situazione oscena le aveva messo addosso. Paura che però al momento dell’ingresso del medio in vagina si era miracolosamente dissolta. Da quel momento non voleva altro che godere ed era stata accontentata eccome!
Ora, con il cazzo di un estraneo in mano, non riusciva a non masturbarlo, lentamente, dolcemente, tanto che l’uomo con voce un po’ strozzata ha detto: – altro che pudica, innocente e santa. Il cazzo lo sai usare in maniera strepitosa. Se continui vengo alla grande
Non ci è voluto molto perché Remigio usando lo straccio che aveva in mano evitasse che gli schizzi di sborra colpissero la tovaglia di panno che copriva il tavolo della Consolle e magari qualche goccia finisse sulla strumentazione, vista la capacità di Monica di usare la mano per tenere bello dritto il cazzo che duro come lei sapeva farlo diventare, puntava verso l’alto.
L’inconsapevolezza della prof. di essere una bomba di sesso, quella sua aria innocente, insieme al fisico, forse minuto di Monica ma con curve e polpe nei punti giusti, faceva impazzire non pochi uomini.
Lei stessa, però, stava scoprendo quanto potesse essere diverso e notevolmente più piacevole, soddisfacente e potente vivere il sesso in maniera diversa da come la sua educazione, le abitudini, il pudore l’avevano guidata a fare fino a quando, sebbene costretta da maschi che non si erano fatti scrupoli a prenderla con la forza per il loro piacere, si era dovuta (e potuta) lasciare andare completamente.
Di questo ne aveva paura, perché era sicura che avrebbe ancora cercato quel piacere, quella piena soddisfazione che non poteva avere dal suo ambiente, dal sesso praticato in modo, candido, pulito, innocente che con il suo amatissimo marito.
La figlia, la scuola, gli amici, tutto l’equilibrio poteva saltare.
E lei? Cosa avrebbe fatto? Come e dove sarebbe finita?
Una frase letta chissà dove o sentita in qualche film, magari in periodo universitario mentre studiava e le sue coinquiline, in periodi più liberi da esami guardavano la tv, le veniva alla mente: – Ti cedo a qualche bordello asiatico e lì, pregherai di morire rispetto a quello che ti faranno!
In quei momenti, in quelle situazioni, questa frase le tornava spesso in testa!
Ma lì, in quel momento, questi pensieri mentre sentiva quel pene in mano, vibrante, durissimo, caldo, che pulsava che lei, con il suo massaggio, con la sua mano aveva portato a schizzare lo sperma su quello strofinaccio e l’uomo che la frugava stuzzicandole le labbra della figa, il clitoride e la vagina stessa, non facevano altro che aumentare in maniera incontrollabile l’eccitazione che sentiva crescere dentro anche se solo pochissimi minuti prima aveva avuto un orgasmo che non si sarebbe neanche potuta immaginare così potente. Sentiva il calore tra le cosce riprendere vigore e ancora di più quando l’uomo le ha apertamente detto: – voglio scoparti, aprirti, spaccarti. Non adesso, non qui, ma oggi mi ti faccio di brutto. Non che non se lo aspettasse, anzi …….. ma sentirselo dire così apertamente da uno sconosciuto che stava prendendosi tutte le libertà e forse anche la situazione, il luogo e come era arrivata a quel punto, rendevano per lei tutto assurdo, un incubo. Ma da incubo, sentiva che man mano che si concretizzava, diventava sempre più eccitante e rispondeva ai bisogni che lei non aveva neanche minimamente creduto che mai avrebbe avuto talmente fino ad allora era riuscita a non farli venire fuori, ora a causa di quei trattamenti stavano esplodendo in lei, pretendendo soddisfazione.
In tutti questi pensieri non si era accorta che Antonella, la sua collega insegnante di religione, si era avvicinata e avendo visto il tecnico con la mano immersa fino al polso tra le sue gambe mentre lei ancora aveva il pene in mano, si era bloccata come una statua di gesso non riuscendo né a distogliere lo sguardo ne a spiccicare parola.
E’ vero che c’era buio, ma da lì vicino, con le luci anche se deboli della strumentazione e la piccolissima lampada che l’uomo aveva fissato al bordo del tavolo , la nuova arrivata non poteva non vedere.
Il tecnico, Remigio, si era affrettato a dire, Rivolto ad Antonella: – non te lo aspettavi eh? Sì, anche lei, riferito a Monica, anche lei è dei nostri. Poi, proseguendo: – Noi prendiamo le migliori. Voi, con quell’aria da santerelline, quasi il sesso vi faccia schifo e lo consideriate non importante o addirittura quasi cosa sporca, siete di un eccitante mostruoso e quando poi lo fate, costrette o no, tirate fuori tutta la carica erotica che nascondete chissà dove. Quando vi lasciate andare siete più troie delle troie , a furia di reprimervi. Siete come le suore.
Facendo cenno ad Antonella di portarsi al fianco opposto a quello occupato da Monica, appena ne ha avuto la possibilità ha cominciato ad accarezzarle le natiche e non appena la donna si è sentita la mano forte e vigorosa del maschio infilarsi da dietro tra le gambe, le ha strette l’una sull’altra come aveva poco prima fatto Monica.
Un’ombra. Tutti e tre avevano visti un’ombra muoversi a fianco delle ultime file delle gradinate, questo aveva indotto Remigio a ricomporsi, quindi a sfilare le mani da mezzo alle cosce delle professoresse che fino ad allora si era goduto. Monica si era tirata giù la gonna raddrizzandosi un po’ sulla schiena per dare la parvenza di normalità e Antonella aveva fatto un passo indietro. Era lui, Alex, proprio quello che giorni prima aveva preteso che gli mostrasse le cosce da sotto la cattedra e al quale lei aveva ubbidito e che quel giorno, a pochi minuti dall’inizio della proiezione, di quelle gambe ne stava sperimentando la morbidezza accarezzandole attento a non farsi scoprire.
Rivolgendosi proprio a Monica, abbassandosi per portare la bocca verso l’orecchio della prof seduta, le ha detto a bassa voce, ma in modo che anche gli altri due sentissero: – Professoressa ero in bagno e mi ha visto il preside. Mi ha detto di cercarla e di chiederle se si avvicina adesso in segreteria.
Monica che avrebbe dato chissà cosa per rimanere seduta, tanto era spossata, ma che allo stesso tempo era combattuta se allontanarsi da quella situazione o rimanere vicina a quella fonte di piacere, ha spostato la sedia indietro per alzarsi. Non poteva non andare.
Come si è alzata stava perdendo l’equilibrio, un po’ tenendosi al tavolo e un po’ grazie all’alunno che l’ha sostenuta, non è caduta per terra. Lo studente, sincerandosi che stesse bene ha insistito per accompagnarla anche se lei non faceva piacere, ha accettato.
Nel corridoio non c’era nessun altro, l’alunno ad un certo punto le si è messo dietro e la seguiva. Arrivati alla porta dei bagni utilizzati dal personale di segreteria, il segretario, quel giorno assente come una delle due impiegate, è stato un attimo, una mano dello studente a tapparle la bocca e una spinta verso il bagno.
Chiudendo la porta dell’antibagno con la mano libera lui continuava a spingere la prof per farla entrare in uno degli spazi dove c’erano i wc e chiudendo alle loro spalle anche quella porta. Gli spazi stretti non permettevano a Monica di liberarsi dalle mani del ragazzino, che toccava e palpava dappertutto sollevandole la gonna e cercando di infilarle le mani dentro il maglioncino.
Un accenno di urlo da parte di Monica. Lui che le tappa ancora la bocca dicendo: – so cosa stavi facendo con Remigio. Cosa credi? Siamo ben organizzati. Lo hai fatto sborrare e lui ti ha fatto godere. Ti è piaciuto dì la verità? Cosa credi che mentre facevate le porcherie io sia rimasto seduto bravo bravo? Vi ho visti. Tu gli piaci moltissimo e non vede l’ora di averti tutta per lui. Dice sempre che dopo che ti avrà scopata non ti staccherai più dal cazzo: Monica non capiva come poteva lui, aver visto senza essersi fatto scoprire da loro, Comunque sapeva la verità.
Alex mettendole una mano sulla spalla le ha detto: – ora ti inginocchi.
Voleva chiaramente un lavoro di bocca dalla prof.
Lei, facendosi piccola piccola, si è lasciata guidare da quella mano. Una volta in ginocchio il ragazzino non ha perso tempo; si è aperto i pantaloni e Monica ha potuto vedere che anche a sedici anni un maschio può comunque essere ben fornito. In quelle sue disavventure ne aveva già visto certo di più grossi, ma non poi così tanto maggiori di quello.
Quello che la impressionava era la durezza. A quell’età gli ormoni irrompono, tanto che lo infilerebbero anche nel buco della serratura. Lui era eccitato, molto eccitato e come è riuscito ad infilarlo nella bocca della prof che non ha favorito di certo la manovra, ha iniziato a pompare.
Lei non voleva accogliere nella sua bocca la sborra di un ragazzino ma lui tenendole la testa le imprimeva il ritmo.
Ad un certo punto ha detto: – tranquilla, stamattina mi sono fatto una sega pensando alle tue cosce, quindi resisto, dai succhialo ancora che tra un po’ me lo prendi in figa.
Lei ha tremato. L’ha fatta sollevare, si è seduto sul water, le ha sollevato la gonna, tirato le mutandine e l’ha fatta sedere sulle sue cosce, di spalle. Prima che si sedesse, lui tenendoselo con la mano le ha puntato la cappella in figa e come lei si è lasciata cadere, il cazzo le è entrato tutto, non ha avuto difficoltà a trovare la strada.
Lei ha lanciato un piccolo gemito, lui un grugnito, l’ha sentita stretta, la figa si è subito racchiusa attorno al pene facendolo sentire avvolto, lui le palpava le cosce ci infilava una mano in mezzo a cercarle il clitoride, lo premeva lo massaggiava dandole delle scariche. Lei sussultava.
Aveva di fronte la schiena della prof, ha sollevato il maglioncino sganciandole il reggiseno. Liberate le tette gliele impastava, prendeva i capezzoli e li tirava. Se la stava facendo alla grande, ma anche lei dopo i primi attimi se lo stava facendo.
L’ha fatta alzare, girare in modo che fossero di fronte. Lei ha spalancato le cosce e gli si è seduta di nuovo sopra, lo abbracciava, con le unghie gli graffiava la schiena dopo esseri nuovamente fatta infilare il cazzo nella figa.
Prima di accomodarsi sopra a cosce spalancate, stavolta offrendo le tette scoperte agli occhi, alla bocca e a quello che avrebbe voluto farne il piccolo porcello che se la stava godendo, in un attimo di lucidità, il terrore di poter essere scoperta lì, in quella situazione, mentre scopava con un alunno, le ha gelato il sangue, ma non appena la figa ha cominciato ad aprirsi per accogliere il palo di carne, l’istinto, la voglia di sesso, la ricerca di poiacere intenso, hanno ripreso il sopravvento sulla preoccupazione, le vergogna e sulla ragione. La paura che quella voglia, quell’eccitazione che ormai aveva preso il sopravvento, non venisse soddisfatta, la terrorizzava ancora di più. Voglia irrefrenabile di sentire il maschio dentro di sé, un maschio brutale che la costringesse ancora a lasciarsi andare senza remore, che ancora una volta la sfinisse placando completamente il fuoco che aveva dentro e che le situazioni precedenti avevano ormai liberato, cosa che in anni di matrimonio non aveva mai sperimentato ritenendosi soddisfatta di quello che il suo amato Giuliano riusciva a darle.
Lui, Alex, afferrandole un fianco e con l’altra mano alzandole leggermente la coscia prendendola sotto il ginocchio, ancora una volta sentendosi la mano riempita dalla pienezza, la morbidezza il calore di quella gamba e di quella coscia, l’ha aiutata a sistemarsi così da far aderire le labbra della vagina al cazzo e Monica muovendo i fianchi come l’istinto e la ricerca del piacere e non certo la ragione le suggeriva di fare, glielo scappellava.
Il ragazzino: – Mmmmsssiiiiiiiii, sei potenteee, ci sai fare col cazzo, sei brava mi stai masturbando con le labbra della tua figona.
Queste parole, per una donna già eccitata a mille con il fuoco tra le cosce, erano benzina.
Puntando i piedi a terra si è sollevata il tanto che la punta del membro si sistemasse di nuovo sull’ingresso della vagina e mentre lei dolcemente si stava abbassando, il ragazzo, afferrandola per i fianchi, l’ha costretta ad abbassarsi di colpo.
Un urlo incontrollato, secco, smorzato subito dal mordersi le dita, è esploso dalla gola della professoressa. Non era certo il posto adatto per liberare anche le urla che lei sentiva voler uscire potenti dalla bocca, ma quell’urlo era di autentico dolore per l’improvvisa stoccata. Per un cazzo durissimo che improvvisamente,senza fronzoli e con decisione le aveva aperto la vagina. Certo non era vergine ed era anche bagnata, ma le sue carni improvvisamente invase, le hanno dato un dolore pazzesco, già però, dopo un movimento del ragazzino da sotto e dopo aver mosso u n po’ il culo e i fianchi, il piacere in lei stava riprendendo il sopravvento
Lui: – Ahhh….. sei bollente, mi squagli il cazzo.
Lei, con le tette schiacciate sul petto del maschio e le unghie affondate sulle spalle, gli sussurrava all’orecchio:- Porco! Sei un porco. Ti piaccio? Ti piace la figa di una donna matura? La figa della tua professoressa ehh? Me la stai aprendo, lo sento tutto dentro. Fino in fondo. Ce l’hai duro mi sfrega la carne! Mi fa godere. Ti piace la tua prof vero? Bastardo. Mi stai scopando.
Lui che si stacca dal petto di lei e mentre se la scopa le succhia i capezzoli, lei che senza volerlo, per reazione, stringe ancora la figa. Quella stretta, quella strizzata di figa sul cazzo, i muscoli interni della vagina che sempre più catturavano la cappella, insieme alla durezza del membro che Monica sentiva sempre più grosso e duro come legno, sono stati la classica goccia per cui il vaso trabocca talmente è pieno. Così come erano pieni loro, sia lui che lei. L’orgasmo è esploso per entrambi; il ragazzo con tre schizzi potenti in fondo alla figa di Monica e gli schizzi di lei sulla pancia del ragazzino.
Cap. 8
Il messaggio era chiaro. Perentorio: -oggi pomeriggio verso le 15.00 a casa tua-. Da sola, manda via tua figlia, non vogliamo problemi, e se tuo marito vuole stare ….. che non rompa o è peggio per lui. Magari impara a fotterti bene.
Dopo circa una settimana di tregua in cui nulla di eclatante era avvenuto, se non le solite ormai consuete palpatine nascoste da parte dell’alunno e di Remigio a scuola ai quali, però, con grande sorpresa di lei, si era aggiunto un ragazzino, Thomas, sempre alunno della scuola, ma di un’altra sezione, un ragazzino non certo sveglio e che un po’ tutti consideravano stupido. Le era capitato una volta alla ricreazione di rimproverarlo perché sentendosi preso in giro aveva afferrato un compagno e con una sola mano lo aveva sollevato da terra prendendolo al collo e attaccandolo al muro di spalle, lo teneva ad almeno 40 cm da terra senza nessuno sforzo, facendo finta di nulla, chiedendogli: – la pianti di rompere i coglioni, o devo stringere ancora-?
Lo aveva mollato solo all’intervento di Monica. La guardava con occhi pieni di fuoco, di odio verso tutto e tutti, lei si era spaventata di quello sguardo e aveva fatto un passo indietro. Tutto era finito lì.
17 anni, frequentava la terza. Alto quanto lei, un po’ tarchiatello, ma non più di tanto. Sembrava più grande della sua età, un po’ stempiato ricordava quei signorotti classici commendatori o cavalieri proprietari di fabbrichetta abituati ad avere dietro il codazzo di servetti e soprattutto servette pronte a soddisfare ogni loro richiesta. A Monica appariva anche un po’ viscido, le metteva se non paura almeno soggezione, tanto che quando parlando con un collega un giorno nel corridoio affollatissimo per la pausa della ricreazione si era sentita distintamente un palmo di mano palparle la coscia da dietro poi salire sulla natica, il primo istinto era stato, ovviamente, quello di reagire in malo modo ma poi, accorgendosi che era lui, si era solo spostata. Si davano entrambi le spalle, ma talmente vicini che lui semplicemente allungando un po’ il braccio verso dietro senza staccarlo più di tanto dal corpo poteva palparle coscia e chiappa e, spostando leggermente le dita, arrivare a poggiarle i polpastrelli sulla figa. L’intraprendenza dei personaggi in questione non la meravigliava più. Era pronta a qualsiasi novità, tanto ormai …..
Lei aveva la solita gonna lunga fino ai polpacci che alternava ai pantaloni, anche se comunque spesso utilizzava gonne sopra il ginocchio che da seduta accavallando le gambe la costringesse a mettere in mostra almeno una parte delle cosce. Non era certo sua intenzione, ma sapeva che i maiali che la tenevano d’occhio volevano godersi anche quello spettacolo, facendo finta di niente, addirittura dando l’impressione, in mezzo alla popolazione della scuola, di non conoscersi neanche se non perché condividevano lo stesso luogo di lavoro. Chiaramente salendo le scale era logico che i loro sguardi, ma non solo i loro, puntassero alla rampa superiore dove la prof anticipandoli, era costretta a mettere in mostra cosce e culo, a volte con i collant ma più spesso con le autoreggenti che facevano parte della “divisa”. La stoffa delle mutandine che spesso finiva per infilarsi tra le natiche e a volte anche in mezzo alle labbra della figa, bagnata come sempre più spesso le capitava di sentirsi da quando queste avventure erano cominciate. Sopraffatta dall’eccitazione che comunque la paura, ma anche il fatto di sentirsi a disposizione di chi la voleva era ormai per lei quasi diventata una costante.
Fortunatamente il marito l’aveva avvertita dell’impegno alle 14.30 proprio per quel pomeriggio. Iniziava una collaborazione con una squadra di calcio giovanile e i primi allenamenti a cui doveva partecipare erano proprio il giorno. La figlia si tratteneva a scuola fino alle 17.00.
Alle 15.10 Monica andando ad aprire, dopo aver sentito il campanello alla porta, si è vista entrare in casa senza neanche chiedere permesso e aspettare il suo ok, Remigio, Bruno, i due alunni Alex e Thomas, Antonella la collega che l’aveva sorpresa con il tecnico in aula Magna durante la proiezione, Efisia una supplente arrivata in quel liceo insieme a lei a inizio anno scolastico ma che si sarebbe trattenuta solo due mesi, invece Monica aveva una supplenza per tutto l’anno scolastico e poco dopo erano stati raggiunti anche dal pastore con cui Monica si era trattenuta in quell’ovile fino a quasi notte, la volta che praticamente era stata lei a volersi concedere dopo l’ennesima violenza che però le aveva procurato scosse di adrenalina e piacere talmente potenti da farle pensare di restare lì a vita.
Subito, senza nemmeno salutarsi avevano trovato posto nell’ingresso-tinello su divano poltrone e sedie che però erano rimaste subito vuote visto che le donne erano state fatte accomodare sulle ginocchia dei maschietti, Monica su Remigio, Antonella su Bruno e Efisia su Thomas mentre due degli altri maschi, Alex e Bruno già cominciavano a masturbarsi e Armando, accostatosi alla coppia Efisia/Thomas, stava prendendo il polso della donna per portarsi la mano sul cazzo denudato e farsi fare una sega.
La mano di Thomas immersa tra le cosce strette, piene, un po’ brunite e che quando in piedi erano controluce non lasciavano passare neanche un raggio talmente la linea di confine dell’una sull’altra era ben dritta dalla figa alle ginocchia. Proprio come Monica che era comunque un paio di centimetri più bassa e a differenza di Efisia, le aveva bianche come il latte con un culo davvero ben grande rispetto al corpo.
Antonella, più magra e alta delle altre due, mostrava un sedere più stretto e contenuto, un po’ più alto di quello giunonico di Monica, cosce più snelle che si univano alle ginocchia e vicino alla vagina dove comunque un po’ di luce poteva filtrare, Vedendola così Armando le aveva detto proprio: – Quello spazio che hai in mezzo alle gambe vicino al pelo è giusto per il mio cazzo, scommetto che masturbandomi con le cosce me lo prepari bene per sentirlo duro come il ferro quando te lo infilo in culo o nella figa.
In effetti, mettendosi Dietro Antonella, entrambi in piedi, le aveva infilato il cazzo tra le cosce e si vedeva la cappella spuntare tra le gambe della donna, che contorcendosi e muovendo le gambe anche involontariamente lo scappellava ancora di più, Proprio lo masturbava, tanto che altri due o tre affondi e si sarebbe vista la sborra schizzare dal meato urinario di quel glande stretto tra le cosce di Antonella.
L’uomo, però, lo aveva sfilato prima, non voleva venire così presto, anche se sicuramente non gli sarebbe bastata una volta, voleva godersi quella femmina e possibilmente anche le altre, il più a lungo possibile, così come gli altri maschi non volevano certo farsi bastare una sveltina con quelle tre belle figone che si erano procurati.
Lei, Antonella, sentendosi sfilare il cazzo da mezzo alle gambe si era sentita vuota, persa, l’espressione del viso faceva capire che il piacere che l’aveva già avvolta le era stato improvvisamente negato. Attimi di sconforto, subito però nascosti da un atteggiamento che voleva far leggere a chi la guardava, un atteggiamento tipo: “ porci, mi state costringendo, altrimenti mai mi sarei concessa”. In quell’attimo e nei momenti in cui le sue cosce catturavano il cazzo, questa diventava una evidente bugia.
Il pelo le spuntava fuori dalle mutandine, a un lato e sopra, quelle cosce snelle, brune, veramente ben disegnate e soffici che si stringevano attorno a un cazzo durissimi, erano per il resto degli spettatori lì presenti, uno spettacolo che li eccitava in modo pauroso.
Thomas ha letteralmente afferrato Efisia, lui seduto sulla poltrona l’ha attirata a sé, lei in piedi. Sollevandole la gonna e abbassandole le mutandine aveva di fronte la figa bombata, carnosa, con il pelo curato. Rasato ai lati, la faccia del ragazzo affondava in quel pube, cosce decisamente in carne, non era grassa, ma la polpa c’era, lisce, vellutate. La lingua di lui separava le grandi labbra carnose e gonfie. Lui: – ne hai voglia?- le mani di Efisia sulla testa e sulle spalle del ragazzo a tentare di respingere quegli assalti, ma con nessuna forza e pochissima convinzione. La donna si mordeva il labbro inferiore per non gemere, la testa buttata all’indietro, i capelli castani corti fino a coprire la nuca, arruffati e svolazzanti. Dopo soli pochi secondi, le mani della donna non respingevano più quel piccolo porco, anzi, sull’occipite del maschio, incollavano ancora di più la faccia al pube per sentire meglio la lingua separarle le grandi labbra gonfie di voglia stuzzicarle il clitoride e infilarsi dentro.
Lei: – Porco, sei un porco! Continua, non smettere ora, bastardooooooo Siiiiii ancora, era questo che volevi? Sentirmi godere? siiiiiiiii sto godendo, senti come godo’ Tu piace bastardello? Continua fammi venire ssssiiiiiii
Con sussulti, scatti in avanti del bacino, gemiti e convulsioni, la donna ha inondato di liquido vaginale la faccia del ragazzo schiacciandosela sul pube tenendogli ancora la testa premuta con le mani per non staccarsi.
Una volta separati, lei stava per cadere a terra visto che le forze e le energie le erano state risucchiate dal potente orgasmo, il ragazzo ha appena fatto in tempo a mettersi in piedi, sorreggerla, prenderla in braccio e adagiarla sul divano facendo spostare chi vi era seduto. Il cazzo era gia durissimo, non se lo è neanche fatto succhiare, se è sistemato tra le coscione calde di Efisia, puntando il glande sulle labbra gonfie della figa, aiutandosi con la mano a indirizzarlo meglio, un colpo di reni ed è entrato di brutto con una stoccata.
– Aaahhh- la donna, portando comunque in bacino verso il cazzo.
Un altro affondo del ragazzo e il membro era tutto dentro, avvolto completamente dal canale vaginale. I coglioni sbattevano le chiappe tenere, burrose della donna.
Lui ci dava dentro, con rantoli e grugniti da vero maiale, colpi potenti, secchi, ben assestati. – Ti sventro, ti spacco, ti apro tutta-. Diceva.
Lei: – piano, mi fai male, pianoooooo. Ahiaaaaa.
Lui. – che c’è? Non ti è bastato? Vuoi godere ancora eh? Troia! Allora godi, goditi ancora il cazzo!
Lui ha rallentato. Se la chiavava, non dolcemente ma in modo meno brutale, le baciava il collo, leccava, scendeva con la bocca a succhiarle il capezzolo, palpava la coscia, la stringeva fino a procurarle i lividi.
Lei ansimava, gemeva godeva e veniva. È venuta altre tre volte con dentro il cazzo ben piantato in vagina. L’ultimo dei tre orgasmi, è arrivato nel preciso momento in cui ha sentito gli schizzi di sperma colpirle l’utero con il maschio che si irrigidiva scaricandosi.

Cap. 9
Qualcuno ha chiesto del caffè e Monica non certo entusiasta,. Come padrona di casa si è recata in cucina per prepararlo. Ha chiesto ad Antonella una mano d’aiuto. Le due donne sole in cucina hanno cominciato a parlare di come fossero entrate in quella situazione e dopo il racconto di Monica, è toccato ad Antonella spiegare che due anni prima, in un’altra scuola si occupava anche dello sportello d’ascolto per alunni e genitori.
Tra i vari problemi c’era quello di un 16enne che stava cominciando a far uso di sostanze. Proprio una delle volte che il ragazzo era a colloquio con lei, con la quale aveva legato molto, era riuscita a farlo parlare dei suoi problemi adolescenziali. Antonella era molto dolce e aveva modi molto gentili di porsi verso il prossimo e a volte questi venivano scambiati per altro tipo di interesse, tanto che un giorno lui, l’alunno le aveva chiesto sfacciatamente: – prof lei è gentile con tutti, ma con me in particolare, è perché le piaccio?
Lei a quella domanda non sapeva dove guardare. Ha risposto: – sono una prof e non è il caso.
Lui: – ho capito, mi trova brutto.
Lei: -non ho detto questo, sei un bel ragazzino e non è il caso che ti rovini
Ah, allora le piaccio! Sa prof anche lei a me piace molto. E’ davvero una bella donna, snella, gambe lunghe, scuretta di carnagione, però dovrebbe mettere un po’ di più in mostra il suo corpo, è sempre nascosta dai vestiti.
Lei: -adesso basta con questi discorsi, non siamo qui per parlare del mio corpo e delle mie gambe. L’accenno alle gambe l’aveva colpita.
Nel frattempo il ragazzino si era alzato in piedi e gironzolava per la stanza, la prof rimaneva seduta a un lato del tavolo posto al centro.
Lui: – prof lei ha anche un bel seno. Al che Antonella, scattando in piedi come se qualcosa le avesse pizzicato le natiche, si è trovata praticamente chiusa tra la sedia, il tavolo e il corpo del ragazzo che intanto le si era avvicinato a volerla proprio bloccare.
E’ stato un attimo: si è sentita abbracciare, le mani di lui le ha subito sentite sulle natiche a palpargliele pesantemente, allargargliele e le dita ci finivano in mezzo. Quando lui mollava un po’ la presa non staccando le mani da quella parte di corpo femminile, lei sentiva che le sue chiappe avvolgevano completamente i polpastrelli delle dita del ragazzino e anche se la gonna e le mutandine impedivano ovviamente l’ingresso libero, comunque un po’ le sentiva dentro o almeno portando in avanti il bacino per cercare di evitare quel contatto non faceva altro che stringere le natiche e catturare meglio la punta di quelle dita insolenti ma eccitanti. Inoltre portava il pube verso quello del ragazzi che, avendo la sua stessa altezza, era facilitato nello strusciarci sopra in cazzo che aveva preso decisa consistenza. Tutto questo ha reso più facile far stendere la prof sul tavolo di schiena, con lui che a 90° le stava addosso così da avere la faccia all’altezza del seno di lei che, sempre attraverso i vestiti ha cominciato a baciare. La gonna le si era sollevata fino ai fianchi, una gamba della prof. penzoloni dal tavolo e l’altra, quella la cui coscia era palpata e accarezzata dal porcello, aveva il piede poggiato sulla sedia dove lei poco prima era seduta.
Insomma, lei si trovava in una stanza della scuola stesa un tavolo con le cosce spalancate che in mezzo ospitavano un sedicenne, un suo alunno al quale sarebbe bastato denudarsi il pene per poterla penetrare comodamente, Le mutandine della donna ormai fradice degli umori di lei si erano ridotte a un perizoma che le si infilava tra le grandi labbra e che assolutamente non costituivano nessuna protezione che potesse evitare l’ingresso del cazzo in vagina, anzi, quella stoffa pressando sul clitoride la eccitava di più diminuendone decisamente le capacità di difesa e contribuendo a farle gonfiare le grandi labbra già naturalmente carnose, tanto che passandoci un dito sopra il ragazzo, meravigliato di tanta pienezza ha esclamato: -mmmmm sssiiiiii carnosaaa gran figonaaaaa!-
Strappandole un – nooooooooooooo – mentre quel dito la penetrava, la violava, la violentava.
Lui: – ancora bella stretta! Come piace a me!
Tirando fuori il dito fradicio di miele, il ragazzo lo ha messo davanti agli occhi di Antonella: – guarda prof, inutile che neghi, sei fradicia, ne hai una voglia pazzesca, da quando non lo fai? Nessuno sa se hai un uomo o no, ma da qualcuno ti fai scopare? Chi è il fortunato? Ora il fortunato sarò io!-
Lei: – no porco lasciami nooooo dai non voglio, non qui! Ci vedono tutti. Smettilaaa! – Con le mani lei cercava di respingerlo ma le mancavano le forze.
E’ stato un attimo, dopo aver bussato, il bidello entra senza aspettare la risposta. Il ragazzo fa appena in tempo a sfilarsi da mezzo alle cosce della prof. è visibilmente trafelato, capelli arruffati rosso in volto. Lei, la prof seduta sul tavolo con la camicetta aperta a mostrare il reggiseno blu. Gonna sollevata ancora sui fianchi a mostrare le cosce completamente nude.
Il bidello fa finta di nulla e dice: – prof la cerca il Preside.- il bidello esce. Il ragazzo si dilegua. Lei si sistema alla meglio e comunque con la faccio sconvolta e terrorizzata, si dirige in Presidenza dove tira un sospiro di sollievo venendo a conoscenza del motivo della convocazione: problemi nell’orario delle lezioni dell’indomani ed esigenza di copertura dell’assenza improvvisa di un collega. Il sollievo, pero, dura pochi minuti. Il tempo di uscire dalla segreteria e poco prima della fine delle lezioni si sente chiamare, è il bidello che la trascina in sala computer, tira fuori il cellulare mostrandole due o tre foto scattate chiaramente a porta socchiusa dall’atrio verso la stanza dove poco prima lei stava subendo il potere del ragazzino e che la mostravano stesa sul tavolo con una coscia sollevata e palpata dal piccolo porco, il quale con il busto a coprire quello della donna sembrava godersela fino in fondo. Non c’era stata penetrazione se non con il dito, ma quelle tre foto davano altra testimonianza. Mostravano una scopata in pieno atto, mostravano un alunno che il una sala della scuola si stava fottendo una professoressa e la prof in questione era lei che con le braccia sembrava stringersi al ragazzo e non si poteva certo notare che lo stesse respingendo, dall’espressione del viso sembrava nel pieno di un orgasmo.
Lei era lì da due mesi, chi le avrebbe creduto?
-oggi, a casa ti ci accompagno io-, diceva il bidello. Era praticamente un ordine a cui lei non poteva sottrarsi.
In auto da subito, quasi neanche usciti dal parcheggio della scuola, una mano del bidello tra le sue cosce mentre con l’altra guida, gli occhi di lui sulla strada ma ogni tanto un’occhiata ad ammirare quelle gambe.
Prima di avviarsi per la via di casa della prof., il bidello dirige l’auto verso la periferia. L’idea era chiara: scoparsi Antonella. Lei non parlava, non chiedeva spiegazioni. Sapeva cosa l’aspettava, un semaforo rosso, lo stop della macchina che affianca un camion. Dalla cabina del mezzo escono pesanti apprezzamenti su quelle cosce nude e su come la mano ruvida, potente, forte dell’uomo ci frugava in mezzo. I finestrini aperti sia dell’auto che del camion permettono di sentire bene l’autista del mezzo che dice alla donna in modo volgare che vuole averla lì su, sul camion promettendole un’esperienza che le avrebbe cambiato la vita. Lei stringe le cosce su quella mano, alza lo sguardo perché sia il camionista che il suo momentaneo padrone glielo impongono. Vede un viso di uomo sulla cinquantina, pochi capelli tutti ai lati e sulla nuca, barba incolta, ispida. La immagina pungente sulla carne delicata dell’interno cosce, mentre la lingua le si infila tra le grandi labbra e sul clitoride. Ha un sussulto, il bidello se ne accorge: – Che c’è? Ti piace il tizio? Ti stai immaginando l’idea di essere scopata da lui? Se vuoi mi metto davanti, due colpi di luce di freni e svolto alla prima stradina di campagna e lui ci segue!
Lei: – NO! No, ti prego!
Lui: – sicura? Vabbè comunque in campagna ci andiamo lo stesso perché io ti fotto. In macchina, come una puttana di strada. Poi, se ci segue pazienza. Dopo poco, la svolta sulla destra. In aperta campagna il bidello non perde tempo, si denuda il cazzo e prende la nuca della donna portandole la bocca all’altezza del cazzo. Lei fa poca resistenza. Prova a rifiutarsi ma immediatamente se lo sente in bocca.
Succhia, si rende conto che anche se l’uomo non le tiene più la testa, lei continua a imprimere un ritmo sostenuto che alterna a leccate all’asta dalle palle al glande, tanto da far dire all’uomo: – lo volevi eccome! Che gran troia! Il piccolo ti ha eccitato di la verità? Se ti avesse scopata, magari avresti goduto con lui, ma sono intervenuto in tempo e ora sei mia e vedrai che non ti dispiacerà affatto. Tanto al piccolo gli ho promesso che sarai anche sua, cosa credi, che lui rinunci alla tua figa? Neanche per sogno.
Lei distesa sul sedile passeggero, lui sopra di lei, tra le cosce della donna che gli cingono i fianchi. Una stoccata ed è dentro, lei urla. Le fa male, ma dopo poco si rende conto che sta assecondando i colpi del maschio. Si sta lasciando fottere come lui vuole fotterla e in fondo anche lei, dopo essere stata eccitata dalla situazione a scuola, un ragazzino che se la stava per fare a scuola, anche lei si rende conto di volersi sfogare, di voler dare libero sfogo alla voglia di maschio. Ha un uomo che non vede perché imbarcato e quando torna non sempre lo fanno. Lei ne ha voglia. E’ costretta a soddisfare le voglie dell’uomo che la sta scopando, quale migliore occasione per lasciarsi andare? Sente il cazzo durissimo scorrerle in vagina, si lascia andare, si dimena, urla, graffia l’uomo che la sbatte sempre di più. Viene e non smette di venire. Si fermano, lui si risiede sul sedile autista. Lo distanzia al massimo dal volante. Lei gli si siede sopra dandogli le spalle e lui prima che si lasci andare lo punta sull’ano, lei non vorrebbe ma lui tenendola per i fianchi la costringe a prenderlo tutto in culo. Le fa male, urla, ma muove forsennatamente le chiappe aggrappata al volante. Sale e scende come sale se lo sfila. Lui prendendola per i fianchi la costringe a riprenderlo tutto dentro. Quando le lascia i fianchi lei come una molla, risale sfilandosi il cazzo dal culo, ma lui ce la risiede spaccandola. In quel modo lui ci mette poco a sborrarle dentro il sedere. La tiene, non la fa più spostare e con il cazzo completamente infilato e immerso tra quelle chiappe di donna sborra in modo pazzesco. Grugnisce, ansima, gli scoppia il cuore, è esausto. Con le dita dentro la figa la fa venire gemendo in modo quasi animalesco.
L’indomani ha un’ora libera a scuola. Con la scusa dell’incontro con il ragazzino per lo sportello d’ascolto, il bidello li fa entrare in sala computer, ha lui le chiavi e a quell’ora non è previsto che nessuna classe utilizzi la sala.
I banchi sono messi a U appoggiati al muro con sopra i PC. C’è una cattedra libera da PC, la fa stendere li sopra.
I pantaloni della donna sono via. Le mutandine spostate al lato della figa. la lingua del bastardello la eccita, la fa godere e lei se la gode, le risucchia il grilletto.
Lei stringe le cosce e con le mani preme la testa dell’alunno per far aderire meglio la bocca alla figa; viene. Lui punta il glande per penetrarla e entra senza indecisioni, lei urla e lui le tappa la bocca. Da colpi potenti se la scopa di brutto lei dopo tre colpi di cazzo ricomincia a venire, lui le viene dentro dopo alcuni vai e vieni. Le sta sopra. Ansimano, sono sudati e bagnati. Lei ha schizzato mentre lui le veniva dentro. E’ così che è entrata a far parte di quell’harem.
Antonella racconta a Monica anche quello che sa di Efisia, si conoscono dai tempi dell’Università. Entrambe fuori sede abitavano in appartamenti diversi e ogni tanto l’una andava a trovare l’altra. Già da allora Efisia spesso veniva chiamata per delle supplenze brevi nelle scuole e svolgeva anche delle ripetizioni. Un pomeriggio mentre a casa di Efisia c’era anche Antonella che dalla mensa universitaria dove spesso pranzava, si era recata direttamente dall’amica per passare un’oretta in chiacchiere e caffè, è arrivato il ragazzino sedicenne a cui la padrona di casa, Efisia, dava delle ripetizione. In quel periodo Antonella ventitreenne ed Efisia ventunenne, conducevano una vita abbastanza agli opposti: Antonella molto impegnata anche in gruppi vicini alla parrocchia della zona in cui aveva casa, Efisia, invece, più sbarazzina e incline a divertimenti si lasciava coinvolgere maggiormente in feste e distrazioni. Niente di eccessivo, ma se capitava un’avventura che anche lei poteva gradire, perché no? Cosa che la prima non pensava minimamente nemmeno come remota possibilità.
Una volta, però, Efisia si era trovata in seria difficoltà; quando le avevano proposto una festicciola a casa di amici di amici e si era resa conto che era in pratica un addio al celibato di un cinquantenne a cui partecipavano solo tre ragazze tra cui lei, non conosceva le altre due, a fronte di una quindicina o poco più di maschietti con intenzioni tutt’altro che pacifiche. L’abbondante cena a base di carne e ancora più abbondante miscuglio di bevande con tasso alcolico importante, andava concludendosi e già dalle portare precedenti le mani degli uomini, oltre ad essere impegnate nell’afferrare le ossa della bestia cotta da rosicchiare e spolpare, si intrattenevano su altre polpe ben più vive, palpando tette e cosce delle tre ragazze presenti. Quando le attenzioni degli uomini erano rivolte a una di esse, la più magrolina fra le tre, con un corpicino da apparente adolescente che non mostrava certo i suoi 22 anni, carina, occhi scuri come i capelli abbastanza lunghi oltre le spalle e una frangetta che copriva la fronte ampia, tette piccole, gambe snelle e lunghe a sostegno di un sederino piccolo, tondo e ben tonico e una fighetta che prometteva piaceri intensi, Efisia che intanto era diventata proprietà dei due uomini che seduti a tavola le stavano a fianco, con la scusa di recarsi in bagno era riuscita, complici le bevande e la non piena lucidità degli uomini, a raggiungere l’ingresso e uscire da quella casa dove sarebbe stata costretta a soddisfare le voglie di chissà quanti fra i presenti.
Chissà come e chissà perché, quel giorno il sedicenne sembrava più effervescente, meno disposto del solito a stare tranquillo e a prestare attenzione ai compiti che Efisia, quella volta con l’aiuto dell’amica che si stava trattenendo in loro compagnia, voleva fargli eseguire.
Le due donne erano posizionate Antonella seduta a un lato del tavolo di fronte al ragazzino cha al suo fianco aveva la sua educatrice Efisia.
Uno scatto fulmineo di Antonella che indietreggiando con la sedia si è immediatamente messa in piedi ha letteralmente scioccato Efisia che ha subito preso parola: – ma che fai? Sei impazzita d’improvviso?
Antonella ha risposto: – mi ha toccata!
Efisia: – ???? Chi, ti ha toccata, come se siamo da questa parte del tavolo? Quando?
Anto: – Si è tolto la scarpa e mi stava infilando un piede fra le gambe.
In effetti quando poi Efisia ha guardato bene, il ragazzino si stava sistemando la calzatura dal tallone.
E’ stato un attimo, la mano del ragazzo che le afferra un seno, lo stringe, lei che si sposta bloccandogli il polso e con l’altra mano gli molla un ceffone in piena guancia. Il ragazzo che scappa.
Le due amiche senza parlarsi si lasciano.
Nemmeno tre ore dopo il citofono di Efisia suona. E’ il padre del ragazzo.
-si, buongiorno signorina, mio figlio è rientrato molto prima a casa vorrei capire. Mi ha parlato di schiaffo.
Lei, che no n si aspettava nessuna visita e che da lì a poco sarebbe dovuta uscire, era ancora in vestaglia con sotto mutandine, calzini e pantofole ai piedi, reggiseno a coprire tette abbondanti quasi da quarta misura e t-shirt – ha risposto: -salga. Le apro. Conosceva quell’uomo solo perché aveva preso accordi con lui per l’aspetto economico di quel lavoretto, altrimenti di solito si rapportava con la mamma del ragazzino.
L’uomo, più basso di lei e dei suoi 170 centimetri, con barba incolta, pochi capelli sulla nuca e sopra le orecchie, magro.
Efisia: – Prego, si accomodi.
Lui: – allora? Come sono andate le cose? Io con mio figlio non uso mai le mani, ci discuto e lei che studia pedagogia dovrebbe saperlo.
Lei racconta gli accadimenti, sono seduti lui in poltrona e lei sul divano, come da seduta si sposta, Il lembo della vestaglia le scivola scoprendo la coscia prima che lei possa afferrarlo con la mano per evitare a quello sconosciuto di vederle le gambe, lui che su quella coscia nuda ci lascia gli occhi. Tutto in un attimo.
– Lo vede signorina? E’ lei che provoca, io sono un uomo, ho moglie eppure la sua gamba nuda non può non farmi effetto. Pensi a un adolescente in piena tempesta ormonale!
A quei discorsi lei non sapeva dove poggiare lo sguardo, non voleva essere lì, ma sentiva le parole di quell’uomo la imbarazzavano in maniera pazzesca
-guardi che io a suo figlio non ho lanciato nessun tipo di messaggio di quelli che intende lei. Per giunta lo ricevo in abbigliamento più che adatto: pantaloni e maglioncino anche se a casa mia potrei vestirmi come mi pare. Ma poi, che razza di discorsi; una donna non può mettere una gonna perché lei pensa che voglia chissà cosa? Che mentalità del c…. OPS! Mi scusi! Non volevo
Lui, passando al “tu”: – non volevi? A me sembra che vuoi, eccome se vuoi! Quella vestaglietta non copre niente. Cosce e tettone in vista, mi accogli così a casa tua. A me, un perfetto, si può dire, sconosciuto.
Intanto, alzatosi in piedi si avvicina al divano dove lei, seduta si rannicchia, lui si avvicina e le afferra un polso facendole tastare il gonfiore dentro i pantaloni: -senti cos’hai combinato, mettendomi davanti agli occhi le tue cosce e queste tette magnifiche. Dicendolo gliele palpa, le stringe, le strizza.
Lei si ribella, si dimena, riesce a dargli uno schiaffo. Lui bloccandole i polsi schiacciati sulla bocca dello stomaco, con la mano libera glielo restituisce facendole voltare la testa e con un man rovescio gliene assesta un altro dicendo: – e questo è per lo schiaffo che ai dato a mio figlio.
Lei è stordita, lui le si butta addosso sul divano. Subito un ginocchio a separarle le cosce. Le solleva la maglietta le porta fuori una tetta dalla coppa del reggiseno, le succhia il capezzolo, poi l’altra tetta. Lei si divincola, ma lui con il suo peso la blocca sul divano e continua a baciarle i seni e i capezzoli, lei freme quando una mano le si infila nelle mutandine e un dito la penetra. Ha un sussulti, cerca di chiudere le cosce ma il ginocchio dell’uomo tra esse glielo impedisce.
Lei, a quel punto ha la forza di dire: – ti faccio un pompino ma non mettermelo dentro.
Lui la lascia, si alza in piedi e si denuda il pene, lei in ginocchio sul divano glielo prende in bocca a inizia a succhiarlo, leccarlo, aiutandosi con la mano lo masturba pure.
E’ brava, non ha bisogno che lui le dica, per alternare la lingua sulla cappella o sui coglioni alla succhiata vigorosa con tutto l’uccello in bocca con il glande che le raschia sul palato e arriva alla gola o a succhiargli solo la punta.
Lui sta impazzendo. Non rispetta i patti: la spinge sul divano. Lei ci cade di spalle con li culo al bordo della seduta, i piedi poggiano a terra. Le apre le gambe e in ginocchio immerge la testa tra quelle cosce polpose lisce e calde a leccarle la figa mordicchiandole il clitoride. Ora è lei che è sconvolta. Si dimena come fosse attraversata da potenti scariche elettriche.
Lui non rispetta i patti, la vuole, se la vuole scopare di brutto.
stacca la bocca da quella fica e sistemandosi un cuscino del divano per attutire la durezza del pavimento sulle ginocchia, si posiziona affinché il cazzo sia ad altezza di figa.
Lei non vuole, si dimena. Lui la blocca tenendole i fianchi, lei con le mani libere lo graffia sul petto, il faccia, gli da dagli schiaffi, tutto inutile. Il pene durissimo punta già tra le labbra del sesso della ragazza.
Per infilarlo di colpo come vuole lui, se lo tiene con una mano mentre l’altra è sempre ad afferrare un fianco di lei.
Un colpo di reni. Una stoccata. E’ dentro! Lui grugnisce soddisfatto, lei lancia un urli secco brevissimo, le ha fatto male, ma poi è inerte e accetta passivamente la seconda stoccata, quella che le fa sentire il glande sbatterle la bocca dell’utero e i coglioni sulle natiche.
– bella stretta eh!? Ora te l’allargo bene! Muoviti, fammi godere, troietta! Dai che ti piacerà!
Lei non vorrebbe ma il suo corpo esegue. Movimenti dei fianchi, circolari, la figa va incontro al cazzo, le cosce che massaggiano i fianchi dell’uomo. Non resiste; viene mentre lui se la sta scopando. Lui continua con stoccate potenti, le fa sentire bene quel pezzo di carne che a lei sembra ferro rovente, scorrerle lungo tutta la vagina che gli si stringe attorno, lo cattura e lo munge, tanto che al secondo orgasmo di lei, anche l’uomo si scarica dentro quella fighetta stretta e calda. Soddisfatto le cade con il busto sulle tette e la bacia il collo. Ansimando le sussurra all’orecchio: – dì la verità, non eri mai venuta così, vero? I maschietti ragazzini che ti scopi non ti fanno venire così eh? Lei non risponde ma pensa: è verissimo.
Una settimana dopo, è di nuovo in quella casa dove avrebbe dovuto soddisfare maschi sconosciuti e ubriachi. Stavolta, però, non ha ne il tempo di fuggire e nemmeno di ribellarsi; uno, dopo averla spogliata e portata a letto, se la scopa venendole sulla pancia, un altro la fa girare di spalle e se la incula di brutto praticamente spaccandola e venendole tra le natiche e un terzo le fa ingoiare tanto di quello sperma che i conati di vomito le durano due giorni senza che però lei riesca a tirar fuori dal suo stomaco, neanche una goccia di quel liquido vischioso.
Praticamente è stata la prima rispetto a Monica e Antonella, a cadere tra le grinfie di quei porci. Già dai tempi dell’Università.
Mentre Monica e Antonella preparano il caffè, Remigio e Armando, entrati in cucina hanno chiesto se fosse tutto pronto, ricevendo un semplice e secco “si” da Monica.
Remigio ha preso la parola: -Ok, adesso, facciamo un gioco. Una gara. Armando mette il cazzo tra le cosce di Antonella e io, tra le tue, rivolto a Monica. Voi, con i vassoi in mano, tazzine, zuccheriera e quello che serve, dovrete camminare a cosce strette per non mollare il pene, per portare tutto lì dove sono gli altri, in soggiorno.
Ovviamente non era un invito, ma un ordine. La cosa è riuscita, con molta lentezza e titubanza, le due donne sono riuscite nell’impresa, la lentezza, tutto il tempo occorso, è servito perché i due uomini si ritrovassero con il pene in condizioni mostruose, ancora due passi in quelle condizioni e entrambi avrebbero sborrato in modo pazzesco
Appena poggiato il vassoio sul tavolo, Antonella si è sentita una mano sulle spalle che la spingeva a mettersi a 90° su quello stesso tavolo e Armando da dietro, le ha infilato il cazzo nella figa fradicia, Monica è stata letteralmente trascinata da Remigio in camera da letto, scaraventata sul letto e a cosce spalancate leccata, succhiata, penetrata con due o tre dita in figa e in culo. È venuta quattro volte prima che lui se la mettesse sopra a farsi cavalcare con il cazzo ben piantato in figa. in certi momenti si vedeva chiaro che era lei che se lo stava scopando, quando poi, Monica se ne rendeva conto era come se rimproverasse se stessa di quegli atteggiamenti, rallentava e in quei frangenti era Remigio che da sotto aumentava il ritmo per portarla nuovamente a farsi scopare da lei aumentandone la voglia. Inutile, Monica stava perdendo completamente la bussola. Nel letto che condivideva con il marito, nella casa dove lei, figlia e marito formavano famiglia lei si stava facendo scopare da un estraneo, per giunta le piaceva, non voleva che smettesse e in soggiorno si consumava un’orgia senza che lei facesse nulla per impedirlo.
Lei con un urlo viene con il cazzo di Remigio ben infilato in figa fino in fondo. Lui lo sfila. La fa stendere a pancia sotto le si sistema sopra e gliemo infila tra le natiche. Un altro urlo di Monica.
MMMssiiiiiiiiiiii: – belle chiappe dolci. Prendilo tutto così muovi il culo fammi godere e lei esegue.
Ci vuole poco a renderlo duro come il marmo. Le natiche di Monica indurirebbero anche uno che se n’è appena scopate cinque. Lei viene ancora e anche lui.
Le sta dentro un po’ poi esce
– vado di la ma poi torno, con te non ho finito.
Lei rimane stesa sul letto.
Come la porta della camera si apre, vede Remigio uscire e Thomas il ragazzino che a scuola le ha accarezzato il culo, entrare. Si avvicina al letto, comincia a accarezzarle un polpaccio, lei vorrebbe muoversi, ritirarsi, scacciarlo, ma è completamente senza forze, non riesce a muovere nulla del suo corpo, neanche di un centimetro.
Lui la mette supina, le spalanca le cosce e con la faccia ci si tuffa in mezzo. La lecca, le infila dentro la figa la punta della lingua, le prende il clitoride tra i denti mordendolo piano, poi glielo succhia. La fa venire, lei gli inonda la faccia del suo miele. Lui cambia posizione, si porta con il cazzo all’altezza della bocca di Monica, lei non reagisce neanche quando glielo infila in bocca, ma lo succhia e lo succhia bene facendolo addirittura venire, lui non si stacca, non esce da quella bocca e lei è costretta ad ingoiare.
Si distende a fianco a lei, entrambi rivolti al soffitto, le prende la mano e la guida a farle impugnare il cazzo per farsi masturbare. Vuole che gli torni duro. Vuole fottersela per bene.
Guida la mano di Monica afferrandole il polso, stringe, le fa male, lei per liberarsi dalla presa e dal dolore non può fare altro che proseguire nella masturbazione senza che lui la costringa e lo fa.
Il membro riprende vigore. Lei sempre distesa sul letto, lui le si pazza tra le cosce aprendogliele, si stende su di lei e con un colpo glielo infila fino alla radice.
Le fa male è duro e anche bello grosso. Lei: – ahi
Lui: – mmmssii sentilo, ti apre! Comincia a scoparsela con colpi decisi. Esce lentamente e affonda di brutto. Le morde il collo, le dice all’orecchia che è una puttana e che da quel momento se la fotte quando vuole, tanto piace anche a lei.
Aumenta il ritmo e la durezza dei colpi. La figa di Monica, la sua vagina si stringe sempre di più attorno al cazzo del ragazzino, le contrazioni si fanno veloci, lo abbraccia, gli infila la unghie sulle spalle e sulle natiche, stringe senza accorgersene le cosce lisce calde e polpose attorno ai fianchi e viene con degli spasmi incontrollati, gemendo forte. Viene ache lui. Le da quattro schizzi di sborra in fondo alla figa, rantola, si calma, le rimane sopra poi le si distende a fianco ma con un dito le entra il vagina. Stanno così non si sa per quanto.
Arrivare a fine anno recitando la parte della brava mogliettina, per Monica sarà durissima, ma è quello che ha deciso di fare. L’anno prossimo chissà dove la manderanno dal Provveditorato. Cambierà qualcosa?

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