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E con questo siamo arrivati alla terza pagina. Sarà curioso scoprire se riuscirò a caricarlo senza problemi o il perfido sistema mi ostacolerà ancora. Una cosa è certa, non immaginavo proprio che su un sito di racconti erotici ci potesse essere un tale assiduo scambio di commenti. Bravi, siete divertenti!
Torniamo a noi. O forse sarebbe più giusto dire a me. Lo confesso, non so bene se raccontarvi qualcosa di me o se continuare con “la mia vita in diretta”. Proviamo a fare un po’ e un po’, che ne dite? Vediamo che salta fuori e, se non vi sarà piaciuto, sono certa che me lo direte.
In questo momento sono seduta al tavolino di un bar, sorseggiando una birra. È una Bjorne, non so se la conoscete, ma per me è fortissima. Aggoungete che ho mangiato poco o nulla e so già che, quando mi alzerò, le ginocchia mi tradiranno. Come? Da sola? Sì sono da sola. Il mio ragazzo è andato con un amico ad un colloquio e io sono rimasta qui, tranquilla, ad aspettarli. È caldo, il sole brucia meravigliosamente sulla mia pelle e me la sto godendo davvero tanto. Potrei dirvi “in tutti i sensi”. Non nessun dubbio che, se mettessi una mano tra le cosce, troverei le mutande umide. Proprio così, ho voglia. Ho terribilmente voglia di scopare. Ci sono volte che voglio fare l’amore e poi ci sono le volte che ho voglia di scopare. Di essere presa, così come sono, e di essere posseduta.
E scrivere queste cose mentre sono qui da sola al sole è un problema. Se stringo le cosce posso sentire il mio sesso pulsare. Il problema si aggrava se guardo i due ragazzi seduti tre tavolini più in là. Uno, in realtà, mi da (oddio, aiuto, da o dà?) le spalle e non mi ispira molto. Ma l’altro… ha due spalle enormi, capelli lunghi biondi e la barba dello stesso colore meraviglioso.
Dio, non va bene per nulla, sto iniziando a ragionare con la vagina e non con la testa. E quando succede capita sempre un guaio. Ha ragione il mio uomo quando dice che deve tenermi al guinzaglio.
Sorseggio. Respiro a fondo. Accavallo le gambe.
Fatemi parlare d’altro, l’alcol mi da fastidio, miseriaccia.
Che io sia una convinta fan dell’autoerotismo ormai l’avrete capito. È bello fare l’amore, meraviglioso accoccolarti contro il petto del tuo ragazzo, libidinoso (si può dire?) quando mettono la lingua sul tuo sesso o quando ci fanno scivolare dentro due dita… ma non c’è nulla che mi piaccia tanto quanto darmi piacere da sola.
Non per questo dovete pensare che mi piaccia penetrarmi da sola. Anzi, spesso non lo faccio. Quello che piace a me è accarezzarmi la pelle. L’interno coscia… il ventre… i seni… adoro coccolarmi. Questa è la verità e non me ne vergogno. Il mio ragazzo lo sa. Una volta mi ha detto:
“Vuoi farlo? Fallo! A me non interessa quante volte al giorno ti masturbi. A me importa che quando ho voglia di scoparti non ti tiri indietro.”
Non l’ho mai fatto.
Ho scoperto un gioco interessante. L’orgasmo mi rende ipersensibile. Una volta, dopo l’orgasmo, mi fermavo. Basta, giochi finiti. Poi, un giorno, avevo provocato il mio uomo. Io ero troppo su di giri. Quando mi prese il mio orgasmo mi esplose dopo tre affondi.
No basta, adesso mi alzo e vado in bagno. Credo di aver la vagina che sta colando. Credo di aver bisogno di sesso.
Apro le cosce, la gonna si tende. Per fortuna stamattina ho indossato i collant. Ora mi pento di aver indossato le mutande. Avrei dovuto dar ragione alla mia vagina e non metterle. Maledizione!
Mi accarezzo una gamba, scostando un pochetto la gonna. Eccolo. Ha spostato lo sguardo su di me. Parla con l’amico, ma lo sguardo è su di me. Se esistesse un dio ora farebbe apparire il mio ragazzo.
Mi guardo attorno.
Non lo vedo.
Spingo il culo in avanti. Riuscirà a vedere quanto mi sto bagnando? Riuscirà a capire quanto lo voglia dentro di me?
Sono al bar, a cosce aperte, scrivendo a voi. La follia. Io ve l’ho detto, sono una troia.
Mi accarezzo una coscia, lo guardo. La mano arriva al sesso. Mi sento fradicia.
Perdonatemi, vado in bagno. Un bacio!
E ora cosa faccio? Scrivo al presente o al passato? Avete preferenze?
Sono uscita dal bagno dopo essermi lavata le mani e l’intimo. Ho le guance arrossate e un sorrisetto sulle labbra. Al banco del bar trovo il mio ragazzo. Cosa volete che faccia? Gli getto le braccia al collo e lo bacio. Non gli do tempo, gli infilo la lingua in bocca. Lo voglio. Voglio che mi strappi via i vestiti e mi scopi. Voglio sentirlo dentro. Voglio la sua carne dentro di me.
“Amore! Portami a casa”, gli dico.
Lui mi guarda, sorride e mi indica il suo amico.
“Ciao Mattia! Perdonami, ma in questo momento ho voglia del mio ragazzo.”
Mattia si mette a ridere, divertito e alza le braccia in segno di resa. Il mio ragazzo, lo chiameremo Tommy, si mette in mezzo, cercando di smorzare il mio entusiasmo. Non dovete stupirvi. Sia io che Tommy siamo intimi con Mattia. E se ve lo state chiedendo, vi rispondo. Io e Mattia siamo stati a letto insieme, ma di questo parliamo un’altra volta.
“No amore, non hai capito”, gli dico io, “ho bisogno che mi porti a casa e mi scopi.”
I due ragazzi si guardano, Mattia, carino, si fa da parte, ci saluta e se ne va. In auto Tommy non sembra felice.
“Non sei stata carina con Tia.”
“Perché?”
“L’hai mandato via facendo la parte della troia.”
“Amore mio…”
Gli prendo una mano e la infilo sotto la gonna. Non può sentire quanto io sia eccitata.
“… da quando ti dispiace che faccia la parte della troia? Sei tu a spingermi a farlo. Lo ricordi? Quindi, ora, se io voglio che mi scopi, mi porti a casa e mi fotti.”
“Non c’è bisogno di essere così volgare.”
“Dimmi che non hai voglia di scoparmi. Sai che non mi offendo, ma dillo.”
“Non è quello, è che ti vedo terribilmente assatanata.”
“Ferma la macchina.”
“Cosa?”
“Ferma la macchina.”
Mette la freccia e accosta. Un attimo dopo gli infilo una mano nei pantaloni, in cerca del mio giocattolo preferito.
“Ho bevuto. Avevo il sole che mi scottava la pelle. C’era un tipo, una specie di vichingo, che mi faceva un sangue.”
“Ci sei andata?”
Intanto la mia mano sta giocando con la sua carne. La sento pulsare e svegliarsi al mio tocco. Dio quanto la voglio.
“Pensi che sarei su di giri in questo modo se mi avesse scopata?”
Lui non risponde. Io glielo tiro fuori.
“Siamo sulla statale, sei pazza!”
“Di te.”
Fanculo la gente. Fanculo l’auto. Fanculo la statale. Sono in frenesia da sesso, lo so, ne sono consapevole, ma quando mi prende non posso farci nulla.
Sgancio la cintura e salgo, non senza difficolta, ve lo dico, sopra di lui. Il mio bacino contro il suo. La sua mano si infila sotto tutti i miei vestiti e mi stringe un seno. Potrei godere. Ma lo voglio dentro.
“Ti ho convinto amore?”
“Sei una troia.”
“Portami a casa.”
Volete davvero che vi dica cos’e successo dopo o lo intuite da soli? 🙂
Aspettate! Avevo iniziato il discorso dei “tre affondi” e non l’ho finito. Insomma, quella volta lì venni troppo presto. Lui no. Lui voleva continuare. Gli chiesi di fermarsi, ma la sua risposta fu qualcosa tipo “hai giocato col fuoco, ora ti scotti. E ti scopo finché ne ho voglia io.”
Non l’avesse mai fatto! Dopo l’orgasmo ero diventata ipersensibile ovunque. Quale meraviglia! Quanto ho urlato quella volta!
Beh, ora succede che, quando sono certa che scoperemo, mi masturbo prima. E godo ancora di più.
Vi basta come terzo capitolo?

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