Nora. L’abisso e le stelle

Mi presento. Mi chiamo…, non importa. Tutti mi conoscono come Rorschach: non certo in onore del noto psichiatra zurighese, ma più prosaicamente per la mia somiglianza fisica e caratteriale con il personaggio del film “Watchmen”, W.J.Kovacs, detto, per l’appunto, Rorschach. Nato e cresciuto all’est in un ambiente durissimo, sono un tipo che se incautamente provocato, può diventare assai pericoloso. Il mio aspetto dimesso non rende minimamente ragione della potenza esplosiva che posso esprimere e l’avermi sottovalutato è costato molto caro a più di una persona. Ma ormai, nel mio ambiente, tutti mi conoscono e rispettano. Non sono certo bello, adusto, segaligno con un volto dalle gote scavate, spesso con la barba incolta. Non ho molta fortuna con le donne. I miei amori sono quasi esclusivamente mercenari, ma da qualche tempo è cambiato qualcosa. Ho una ragazza: Nora, una bellezza bruna, raffinata.
O meglio, lei non mi conosce neppure, ma è pur sempre la donna della mia vita. L’ho conosciuta leggendo su questo sito i suoi racconti ( dopo un doloroso abbandono è tornata fra noi, risorta come fenice). La seguo, so tutto di lei, dove lavora, chi frequenta. Sono un hacker professionista ed entrando in tutti i suoi devices respiro la sua vita palpitante, sono la sua ombra. Conosco i suoi amori, i suoi gusti in materia di sesso, ma come un cagnolino, mi accontento degli avanzi: mi basta vederla, udire la sua voce e sono felice. Se poi la vedo sorridere, il mio cuore si scioglie. Ho persino preso casa vicino a lei, per avere anche il piacere di incrociarla ogni tanto.
Qualche tempo fa, Nora era in contatto con un certo Abyss, un dominatore che intendeva addestrarla, ed io temevo potesse farle del male. Un Venerdì il personaggio andò a prenderla all’uscita dal lavoro e la condusse ad una casa colonica isolata. La segui in auto il più discretamente possibile, ma infine dovetti, impotente, fermarmi , osservando da lontano. Tra l’altro un molosso nero faceva la guardia. Ero costretto fuori dal cancello. Non potendo fare nulla ritornai alla macchina di Nora, parcheggiata presso la sua ditta, e nelle vicinanze, mi appostai. Finalmente, ero molto in ansia, lui la riaccompagnò. Mi apparve devastata, la mia stella, con gli abiti in disordine. Che cosa le avevano fatto? Il mio microfono direzionale mi rivelò che Abyss poteva ricattarla con immagini riprese quella sera. Anticipai il suo arrivo a casa, aspettandola e potei osservarla bene, mentre scendeva dall’auto: volto tumefatto, labbra gonfie e sanguinanti, la sua fluente chioma nera sforbiciata malamente. Percepivo odore d’urina nell’aria. L’avevano violata, umiliata in tutti i modi e la ricattavano perfino. Era veramente troppo!
Chi aveva maltrattato così l’amore di Rorschach, si era messo in seri guai.
Mi misi all’opera, deciso, determinato.
Alternavo al lavoro al computer, pedinamenti, appostamenti estenuanti, raccoglievo informazioni. Venni così a capire che il mio uomo amava molto il suo ruolo di dominatore ed era coadiuvato da due ceffi, Giacomo e Giuseppe(faccia da cinghiale) nelle sue avventure che si consumavano immancabilmente nella casa colonica, teatro della violenza a Nora. Mi sarebbe piaciuto fare una bella sorpresa lì, mentre esercitavano la loro prepotenza, ma non era prudente: sarebbero sempre stati tre contro uno: l’avrei anche gradito, ma non volevo correre rischi, anche se remoti, di un insuccesso. Per non parlare del mastino di guardia. Beh, far fuori il cane con una mannaietta da macellaio sarebbe stato un’attimo, ma in fondo, quella povera bestia non aveva colpe. Così cambiai tattica.
Abyss ormai lo conoscevo come le mie tasche, e ora nere nubi torreggiavano minacciose sopra il suo capo.
Era notte fonda quando Abyss rientrò nel suo appartamento situato in un elegante residence. Disattivò l’allarme, fece girare la chiave, aprì la porta. Emersi dal buio, dietro di lui e lo chiamai. Si girò sorpreso, con la sua faccia arrogante, da duro. Un attimo dopo, Abyss si ritrovò steso sul lucido pavimento di casa sua, in ragione del mio violento diretto sinistro. Richiusi la porta e mi avvicinai a lui, disteso e frastornato., che cercava di rialzarsi.
“Che cazzo vuoi, figlio di troia?” Sibilò rabbioso, con il tono di chi è avvezzo a dare ordini, a comandare.
Commise il suo secondo errore. Il primo era stato quello di picchiare Nora, il secondo era stato dare della troia a mia madre: non l’avevo mai conosciuta, ma per me era una creatura meravigliosa, un angelo: guai a offenderla. Così fui costretto a somministrargli una sonora lezione. Picchiai duro sul suo grugno. Percepii un sinistro scricchiolio di ossa, e non erano quelle delle mie mani. Quando riprese coscienza era nudo, con le braccia immobilizzate, dietro la schiena, da fascette di plastica, il volto era tumefatto, sanguinante, e qualche dente mancava all’appello.
“Ti piace picchiare le ragazze?” Il mio volto celato da una calza di nylon, era inquietante, la mia voce artefatta, ansante e roca, ancora di più.
“Chi sei, cosa vuoi da me?” Il suo tono non era più tanto fermo: stava diventando più umano. “Vorrei che tu chiamassi qui i tuoi amici, Giuseppe e Giacomo.”
“Giuseppe non può.”
“ Ah davvero?” In realtà sapevo bene, che la sera precedente, il tipo aveva avuto un singolare incidente. Giuseppe dopo aver sfamato il mastino, richiuso il cancello e mentre si accingeva a salire in auto, era stato aggredito, riportando come conseguenza la frattura del naso, della mandibola (una frattura di Le Fort 1) e la sua mano destra sconocchiata dentro la portiera della propria vettura. L’aggressore l’aveva lasciato tramortito, una maschera di muco e sangue dolorante. Inutile dire chi era stato l’autore dell’attacco.
Abyss ammansito dal mio trattamento, non oppose resistenza a convocare il suo compare, che arrivato, varcata la porta, spalancò la bocca per la sorpresa di vedermi. Non persi tempo e gancio destro, diretto sinistro in pieno muso, lo misi al tappeto. Si ritrovò così accanto al suo amico legato mani e piedi pure lui. Il suo volto era molto gonfio e dal naso dalla bocca scorrevano rivoletti di sangue.
“Ehi faccia d’angelo, sai che le botte ti hanno migliorato d’aspetto?” Sibilò un “Vaff…” al mio indirizzo. Un calcio ben assestato al torace lo fece tacere. Una o due coste avevano fatto crick-crock.
“ Bene ragazzi, adesso giriamo un bel film, sexy e divertente. Sia ben chiaro che la vostra mancanza di collaborazione comporterà per voi tristi conseguenze.” Estrassi dalla tasca un rasoio giapponese Titan ed esibii il suo filo su un foglio: il sommesso fruscio prodotto dalla carta, al taglio perfetto della lama, era di sicuro effetto, impressionante. “ Amici ne va della vostra virilità. Non fatemi pentire della mia magnanimità.”
Li sistemai a dovere costringendoli a un 69 davanti alla mia GoPro che li riprendeva. “ Forza un po’ di convinzione! Mostrate che state godendo, altrimenti una bella rasoiata inguinale, non va la toglie nessuno.” Ero bravo a motivare gli attori.. “Sembrate dei pompinari professionisti, siete molto convincenti, continuate a succhiarvi.”
L’atto conclusivo consisteva nel sodomizzare i due individui utilizzando, allo scopo, un grosso dildo.
Abyss esibiva un corpo abbronzato, muscoloso , da narcisista palestrato. Uno come lui in balia, alla mercé di uno sconosciuto! Le sue natiche al vento lo rendevano indifeso, esposto alla mia vendetta.
“Questo non puoi farlo.”
“ Lo farò e non solo. Dovrai esprimere davanti alla telecamera che la cosa è ciò che ti piace di più.” Introdussi il grosso dildo fra le chiappe dell’uomo, senza alcun lubrificante, superando la sua resistenza: urlò per il dolore e ferito nell’orgoglio.
“Dai, fai il bravo bambino. Quante storie per una suppostina.”
Quale umiliazione per Abyss! Schiumava di rabbia impotente, mentre mi obbediva in tutto, fingendo di godere, ripreso dalla GoPro.
Ero stanco e risparmiai, ormai sazio e schifato, Giacomo dal trattamento a cui il suo sodale era stato sottoposto. Gli mollai solo un terribile manrovescio.
“Faccia d’angelo, sei graziato, ti è andata di lusso. Lo spettacolo è terminato. Se farete i bravi finirà qui. I video registrati saranno al sicuro con me. Non cercate di denunciarmi o fare indagini sul mio conto. Verrei a saperlo e non sarebbe una buona cosa. Ho molti amici, amici di sangue, ed io sono il più dolce fra tutti loro. Questo lo possiamo definire un semplice scherzo, ma la prossima volta, se mi costringerete, vi farò rimpiangere di essere nati, neanche all’inferno stareste così male come sotto le mie grinfie. Inoltre i Cd , trovati qui in casa, che narrano delle vostre imprese, farebbero sicuramente, in mano alle autorità, un danno maggiore a voi che a me. A proposito, il vostro ruolo di dominatori finisce qui. Chiaro?” Annuirono convinti. “Adesso, sogni d’oro ragazzi.”
La ketamina che somministrai loro, per via intramuscolare, li avrebbe fatti dormire per un po’. Quando il farmaco fece effetto, e gli angioletti dormivano sereni, tagliai le fascette di plastica che li immobilizzavano e mi eclissai, inghiottito dalla notte.
Tornando a casa soddisfatto della lezione impartita ai due ceffi, fissavo il cielo stellato: ammiravo quei bagliori freddi, meravigliosi e irraggiungibili come Nora. Irraggiungibile, ma per sempre nel mio cuore. “Dormi tranquilla amore mio, un angelo, dalla faccia dura e poco raccomandabile, veglia su di te.”

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