Paola e Chiara mie schiave

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Erano li davanti a me nude ed in ginocchio che mi chiedevano ed imploravano di continuare a fare il loro Padrone, era un rituale che si svolgeva ogni anno il giorno del loro compleanno da quando ne avevano 18, adesso festeggiano il trentesimo ma fisicamente sono uguali ad allora.
Tutto è cominciato anni prima quando loro avevano 15 anni e persero i genitori nella tragedia dell’11 settembre.
Erano nate da due coppie di fratelli che si erano sposati tra di loro, erano già benestanti di famiglia e con i loro studi sulla genetica lo erano diventati molto di più grazie ad alcuni brevetti di loro proprietà.
Io entro in campo come loro avvocato di fiducia.
Ritornando al rituale di sottomissione già pochi mesi dopo la tragedia le ragazze volevano sottomettersi a me ma mi ero sempre rifiutato fino alla loro maggiore età, essendo anche il loro tutore non volevo creargli problemi, ma comunque seguivano sempre i miei consigli.
Ogni volta gli ricordo le possibili conseguenze, POSSO PORTARVI VIA TUTTI I VOSTRI AVERI E POI VENDERVI AL RACKET DELLA PROSTITUZIONE O A SADICI ASSASSINI, ma loro rispondevano sempre CI FIDIAMO ED AFFIDIAMO A TE NOSTRO PADRONE OGNI TUO ORDINE SARÀ PER NOI UN PIACERE SODDISFARE, naturalmente ci tengo a loro e non sono mai arrivato a questi estremi.
Chiara è appena tornata da una settimana da puttana da strada, l’ho portata da un pappone di mia conoscenza che per la modica cifra di diecimila euro (si le mie schiave pagano per poter fare le puttane o altro) la messa sulla strada assieme alle altre e se a fine nottata non raggiungeva la cifra stabilita veniva picchiata più delle altre colleghe, la sua settimana era un susseguirsi di marchette sera e notte, un breve riposo massimo tre ore e dopo doveva pulire e cucinare la grande casa dove viveva il pappone ed altre sei puttane, era sfinita anche perché questa notte sono andato a trovarla e dopo averla portata in un luogo isolato gli ho fatto cogliere un arbusto flessibile e dopo una sommaria pulitura l’ho usato per frustarla su culo tette pancia cosce e pianta dei piedi, alla fine aveva difficoltà a camminare e stare seduta e gli ho anche portato via i soldi fin li guadagnati così il pappone aveva un buon motivo per picchiarla ulteriormente anzi gli ho ordinato di portare con se l’arbusto e farsi picchiare con quello. Adesso era davanti a me i segni sono su tutto il corpo, due evidenti anche sulla guancia ma sapevo che gli bastavano due giorni per tornare come prima. Sembrerà crudele ma è stato tutto programmato ed approvato assieme a lei ed adesso gli spettavano due giorni di coccole.
Durante i due giorni di coccole Paola ci ha raccontato della sua settimana da puttana, l’ho portata il sabato pomeriggio a casa del pappone e l’ho lasciata li completamente nuda. Ha cominciato a pulire la casa poi alle otto gli hanno dato una minigonna il pezzo sopra di un bikini e scarpe con tacco alto (siamo a luglio) e portata assieme alle altre sulla statale a battere, la regola era che doveva fare un certo introito altrimenti sarebbero state botte. A fine lavoro aveva racimolato più di quello pattuito ma siccome gli avevo dato ordine che non doveva mai raggiungere la cifra richiesta ne diede la metà alle colleghe. Per punizione il pappone non la fece dormire nel letto ma fuori sullo zerbino di casa naturalmente nuda. Verso le dieci la svegliarono per continuare le pulizie e preparare il pranzo, stessa cosa pomeriggio e cena. Dopo una doccia altra seratanottata a battere, stavolta si tenne pochi soldi ed il pappone la picchio e la rimise a dormire sullo zerbino. Continuò così fino al giovedì ma stavolta per punizione la incatenarono ad un palo in mezzo al cortile quella notte ci fu un acquazzone e non riuscì a chiudere occhio. Il venerdì notti dopo la mia visita in cui gli portai via tutti i soldi quando torno le colleghe erano infuriate perché ormai facevano affidamento sui suoi soldi e cominciarono a picchiarla li sulla strada, anche il pappone la picchio con lo stesso arbusto che avevo utilizzato, la rimise al palo nel cortile e continuarono a turno a picchiarla e bastonare, quando la ripresi nel pomeriggio era a pezzi e stanchissima con evidenti ematomi e ferite anche in faccia ma era felicissima di aver superato anche questa prova. Ci disse che godeva con ogni cliente ed era umiliante ed eccitante dare poi i soldi alle colleghe, stesse cosa nel fare la serva in casa ed essere punita e picchiata.
Dopo due giorni di coccole era tornata come prima, splendida ragazza a cui davi al massimo vent’anni ma anche diciassette non certo trenta. Questa loro giovinezza deriva sicuramente dagli studi sulla genetica dei genitori, non so come ma gli bastano due giorni di tranquillità e concentrazione per guarire da ogni malattia e ferita.
A volte tenere a freno il loro entusiasmo diventava difficile così quando devo lavorare le prendo e le incatenò nella loro stanza, a volte sono anche impossibilitate a muoversi. Alcuni anni fa quando erano ancora al secondo anno di università dovendo assentarmi per un’intera settimana decisi di lasciarle incatenate nella cantina dove avevo fatto mettere una cella grande 3×1 con tutto l’occorrente per sopravvivere una settimana, erano comunque nude ed ammanettate piedi e polsi dietro la schiena ed unite tra loro da una corta catena al loro collo. Quando tornai erano abbastanza stanche ma felici, gli proposi un gioco la cui vincitrice avrebbe avuto altri giorni di torture. Il gioco era di alternarsi ogni 30 secondi nel farmi un pomoino e la vincitrice oltre che gustare il mio sperma si sarebbe bevuta anche la mia lisciata che sarebbe stato l’unico cibo per i prossimi giorni, vinse Chiara. Così l’abbiamo lasciata in cella ma bendata, ammanettata come già era, con un plug nel culo e la catena al collo attaccata a 10 centimetri dal pavimento.
Io e Paola prepariamo l’occorrente per una piccola permanenza in una loro casa isolata sulle montagne li vicino. Il giorno dopo caricammo il pickup e mettemmo Chiara nuda e blocca braccia e gambe larghe nel cassone, la coprimmo con un telo e partimmo. Quando mancavano quasi 500 metri dal casolare la scarichiamo e mentre Paola portava il pickup a destinazione a Chiara gli diedi venti bacchettate sulle piante dei piedi, poi proseguiamo la strada con lei che fatica a camminare, arrivati a quasi 100 metri l’ho fatta proseguire a quattro zampe e cominciai a colpirla sul culo e la schiena, gli ultimi 10 metri gliel’ho fatti fare strisciando. Per tutto il giorno la feci lavorare all’esterno spostando attrezzature sassi e caricando il pickup di legna, la sera ci preparò la cena e pulì l’interno, la sua cena fu solo il mio sperma e pipì. Prima di andare a dormire gli proposito tre alternative, la prima dormire con noi nel lettone e per gli altri tre giorni goderci la casa e la natura in tutta tranquillità, la seconda dormire sul pavimento del salone e per gli altri tre giorni ci avrebbe servito e riverito ma nessuna altra tortura, la terza dormire fuori nel bosco incatenata su di un albero (vicino c’è un albero con una piccolissima piattaforma predisposta con ganci), dopo dieci minuti arrivò con catene e lucchetti. Per lei furono tre giorni di lavori forzati ma le risparmiai bacchettate e frustate.

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