pensa di meno e scopa di più

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“Marco, tu hai bisogno solo di una bella figa da scopare.!!!! Dai retta a noi pensa meno e scopa di più…con tutte quelle pezze di gnocche che ti passano tra le mani!” Così mi suggeriscono le mie collaboratrici con le quali ho un rapporto di fraterna amicizia. Loro mi vogliono un gran bene ma io sono così, non ci posso fare nulla, è la mia natura! Cerco il bello, non solo in una donna, ma dappertutto. Cerco quella corrispondenza profonda con il mio “cuore” che la manifestazione della bellezza provoca in me e muove il mio essere , mi commuove. . Mi soffermo spesso in contemplazione di un particolare della realtà, che sia una ciocca di capelli, un assolo musicale, un colore, uno sguardo femminile, un fiore!
Non mi lamento del numero delle mie “scopate” ma anche in esse cerco la qualità, che non significa necessariamente che desidero un estetismo fine a stesso. Non vado “solo” con donne bellissime. Cerco un punto sorgivo di corrispondenza , di attrattiva, un fascino che possa placare il mio animo sensibile e inquieto allo stesso tempo.
Ero stanco! Mi buttai così sul letto della spaziosa camera dell’hotel. Non sistemai neppure la valigia. . Finalmente!! dissi ad alta voce, ”solo…in ferie! “. Solo; come amo stare, dopo un anno vissuto in un negozio sempre pieno. Buttai lo sguardo verso la finestra e, attraverso uno spazio aperto fra le tende……….. le montagne. La loro bellezza mi gratificava e feriva alle stesso tempo, Cos’era , per me, quella maestosità, quello splendore; se non altro che l’eco di una Bellezza cercata, anelata e non trovata! Rimasi li il tempo di gustare a fondo, nella mia anima, quell’estasi dello sguardo; ad elucubrare sul mio “io”… poi usci in balcone per fumare una sigaretta.
Lei stava scattando una foto alle montagne nella terrazza di fianco; notai le sue mani stringere quell’oggetto con decisione e delicatezza: Erano esili e ben curate, le dita affusolate mi facevano pensare a quelle di una pianista. I suoi capelli biondo scuro , che il tocco sapiente di un mio collega aveva scalato fin sulle spalle , emanavano, dalle meches rame-dorato, una intensa e calda luce. Cercai di immaginarne il volto a me nascosto mentre la perfetta armonia delle sue forme, all’apparenza esili, catturavano il mio sguardo, nonostante gli abiti invernali. In quel momento, sorridendo esclamò: “Buona sera…che meraviglia vero?” Fu allora che il suo viso si svelò a me, rotondo, grazioso, con due grandi occhi castani. Di questo però mi accorsi successivamente in quanto rimasi come folgorato dal suo sorriso; carico di sensualità eppure così privo di malizia! Emanava una luce calda come le montagne baciate dal sole vespertino. Più che un bel sorriso, sembrava la manifestazione esteriore di uno stato di letizia interiore! Scambiammo quattro chiacchiere , un saluto di cortesia e rientrò nella sua stanza.
La mattina, sulle piste innevate mi sorpresi sempre più spesso a cercare, tra la poca folla della bassa stagione, quel “particolare”, quel sorriso e quei capelli; unici segni visibili in un corpo protetto presumibilmente, da guanti, occhiali e forse……..un maledetto cappellino che mi avrebbe sottratto una delle già tenui tracce di lei. Notavo però con un certo imbarazzo un appena percettibile ansia che cresceva nel cercare un volto sorridente tra la folla
Non la vidi! Tornai in camera dirigendomi in terrazzo nella speranza di “incontrare” di nuovo la femminile grazia di quel lieto sorriso. La solitudine si impose a me in tutta la sua realtà! …Forse è in piscina! Presi al volo l’accappatoio, e con quella remota speranza, che a malapena acquietava quel mio stato inspiegabilmente ansioso, scesi le scale. “Non la riconoscerai mai in quest’arcobaleno di cuffie e di spruzzi ……e poi, quando cazzo la smetterai di fissarti con una……….. alla fine diventa una tortura! Chissà quante cazzo di fighe bollenti ci sono più belle di lei in quest’albergo, che non vedono l’ora di essere scopate!!“ sbraitai tra me e me.
Entrai e lei era lì. La grazia delle sue forme che mi erano parse erroneamente esili, mi colpì. Ora che il suo corpo era libero dalla prigione di tessuti ed era coperto solo da un “due pezzi” rosso potevo vedere la perfetta linea delle sue gambe……. belle! Le sue mani affusolate, il suo sedere grazioso e il suo seno, perfettamente incastonato in un corpo armonioso, che formava un eccitante stretto canale al centro del petto, poi, la grazia dei suoi movimenti.
Se fossi una donna odierei quegli uomini che ti accostano con delle scuse oltre il limite del ridicolo, che mentre ti chiedono da accendere già ti stanno scopando nelle loro mente; per cui mi stesi su di un lettino lasciando che ogni tanto i miei occhi si deliziassero di quella presenza. I nostri sguardi si incrociarono e lei sorrise…… Quel sorriso!
Quella sera , potevo quasi”vedere” le sue bellissime gambe, ammiravo quel leggerissimo, appena visibile ripiegamento della sua carne nel punto dove l’elastico del costume preme sul i fianchi – croce per molte donne ma delizia per i miei occhi di maschio e per le mie labbra vogliose di carne – e sentivo quella “morbida solidità” fremere sotto i miei polpastrelli….mentre il costume rosso si staccava dalla pelle e scivolava via lentamente, seguito dai miei baci, lungo le cosce…i polpacci…i piedi. Immaginavo il suo monte di venere , liscio e depilato, sentivo il suo seno indurirsi .al contatto delle mie mani che faticavano a contenerlo ..La carezzavo con le mie labbra sulla schiena, le pettinavo con le mani i capelli. Cosa avrebbe assaporato la mia lingua mentre scivolava bagnata sulle sue natiche? Mentre il mio naso si avvicinava lì, dove una donna non può più mentire . Sentivo veramente l’odore prima, poi il sapore intenso.. della sua intimità femminile . Vedevo il suo “bottoncino” ardere dal desiderio di essere succhiato….ma io rimango sempre irresistibilmente attratto dai piedi nudi di donna e immaginavo la sua trepidazione mista a piacere nel sentire la mia lingua allontanarsi da quell’odore di femmina baciandola, mordendola, leccandola, nelle cosce fino a raggiungerli, per succhiarne le dita. I nostri sguardi si incrociano, lei mi abbraccia , carezza i miei ricci capelli e con le sue mani così lunghe per un corpo minuto, mi circuisce i capezzoli, baciandoli, mordendoli con i denti protetti delle morbide labbra , sento la sue dita affusolate sfiorare il mio addome mentre i suoi capelli dorati si appoggiano, sfiorandolo, sul mio petto, sull’ombelico, sull’inguine! L’eccitazione raggiunge il suo vertice mentre lei lo accarezza. lo bacia…lo assapora dolcemente e avidamente. La sua saliva calda su di me è preludio dei suoi umori di piacere! Quel piccolo corpo così armonioso era mio. Poi…….quel sorriso! Ora le mie labbra sentono la necessità fisica di appoggiarsi alle sue, quasi a volerne rubare l’essenza mentre i nostri corpi sono uno!
Dal balcone della sua stanza una voce femminile mi riporta alla realtà: “Carla…vieni a vedere che meraviglia! Peccato che domani si riparte!! Poi odo la sua voce: “ Eh si…è proprio un delitto”:
Socchiudo gli occhi, mentre la mia mano si avvicina lì, dove poco prima “c’erano” le sue labbra.. tremo…..respiro ansiosamente, mentre un fiume caldo mi bagna l’addome e , scendendo verso un fianco mi ricorda lo scorrere del dito di una donna…una donna sorridente!
Mi restano il suo nome e quel sorriso; Ripenso a quella canzone che dice: “Resta solo il rimpianto di un giorno sprecato / e resta l’attesa di te. “
Sorridendo mi dico: “Marco..ti restano 13 giorni di ferie!”
PS
Questo racconto veramente accadutomi
lo dedico, come “inno alla bellezza” a Joe Cabot che con il suo racconto “La colonnella …” ha permesso che quell’esperienza riaffiorasse dai meandri nascosti della mia mente

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