pervertita

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Mi guardo intorno cercando di dissimulare la noia.
Non sono tipa da casinò.
Lo so, considerato che ci vengo spesso sembra un po’ ipocrita dirlo, ma semplicemente non ho la pazienza per appassionarmi al gioco d’azzardo; non ho neanche l’avidità tipicamente olandese di Eva che la fa appassionare al gioco per puro desiderio di fare soldi. Non mi piace neppure l’ambiente, che trovo inutilmente snob.
Però ormai è quasi un obbligo: fa parte del personaggio che ho costruito intorno a me, e mi tocca sostenere la sceneggiata…
Mi manca l’estate. Mi manca il sole, la brezza del mare e la salsedine sulla pelle… E le dita di Eva che mi provocano accarezzandomi la pelle rosolata dall’irradiazione diretta.
Sono qui abbigliata come una tipa dell’alta società, con gioielli che piacerebbero a Elena e un abitino nero corto e attillato che incontrerebbe sicuramente l’approvazione di Eva per la provocazione intrinseca. Ho pervino la pelliccia di volpe nel guardaroba… Io che detesto le pellicce!
Però mi tocca.
Eva è in Olanda a dare gli esami della sessione autunnale; ha completato l’iter per la patente nautica, e ora è alle prese con psicologia dei sistemi e con psicometria… Qualunque cosa siano…
La Giulia è in collegio; anche lei studia come una secchiona, anche se devo dire che lo fa più per disperata necessità che non per passione… Anche durante i weekend non è che la veda molto: la mia cucciola ha la sua vita sociale, che comprende un numero piuttosto consistente di spasimanti ambosessi… Un paio di volte mi ha portato dei ragazzi a bordo, ma solo per poche ore e con il chiaro intento di impressionarli con le sue competenze nautiche. Non sembra avere un gancio fisso, ho come l’impressione che preferisca saltellare di fiore in fiore…
Jasmine è a bordo. Abbiamo regolarizzato la sua posizione in Questura, e adesso è una immigrata regolare con tutti i documenti in ordine, che lavora ufficialmente per noi come marinaio sulla Serenissima. Mi costa una fortuna in contributi e assicurazioni varie, ma tant’è. Almeno la barca è sempre pulita e in ordine.
I soldi sono tornati ad essere un problema dopo l’estate: la manutenzione biennale della Serenissima è un salasso impressionante… Per non parlare delle tasse.
Così, eccomi qui.
La siòra Visentin, con la sua aria da troia ricca e viziosa, che adesca clienti facoltosi mentre perde alla roulette…
Odio il gioco d’azzardo. Richiede concentrazione, e io detesto concentrarmi sulle cose morte, come carte e palline.
Preferisco quelle vive, come cazzi e fighe…
Non avendo pazienza e neppure passione, di solito mi siedo sul lato destro del tavolo e mi limito a puntate semplici: di solito gioco dispari o rosso, che sono dal mio lato del tavolo francese; a volte gioco anche manque, ma di solito evito perché pronuncio troppo male il francese e la cosa mi irrita.
In questo modo evito di perdere troppo, e a volte vinco anche.
Quando vinco, allo scopo di rafforzare la mia immagine, mi gioco metà della vincita su un numero, e naturalmente perdo sempre.
Mi incazzo un po’, e ogni tanto mi capita di adescare in questo modo il pollo giusto.
Una bella signora elegante e sola che perde al gioco di solito attira l’attenzione.
Sì, lo so: io non sono una signora. Però mi atteggio ad esserlo.
Sono una prostituta d’alto bordo, anche se occasionale.
Ecco: ho perso tutto quello che avevo vinto.
Mi alzo un po’ stizzita, e non faccio niente per nasconderlo: è il modo migliore di apparire naturale.
Peccato che non abbia individuato alcun pollo interessante, almeno per ora…
Mi sento toccare leggermente una spalla nuda e mi giro.
Hmmm… Niente polli, però quasta pollastrella me la sgranocchierei volentieri.
Mora, capelli corti curatissimi, sulla trentina, decisamente stuzzicante; anche se con l’aria di una con la puzza sotto il naso e magari anche un po’ stronzetta.
Di solito non sono le donne ad abbordarmi, specie al casinò, però sicuramente con me sfonda una porta aperta… No, ho frainteso.
La tipa è solo la tirapiedi di un gentiluomo attempato che sorride dal banco del bar. Una classica segretaria tuttofare: e non nasconde che io le faccio un po’ schifo.
Qualcuno ha fatto sapere al suo capo che io a volte accetterei proposte intriganti da gentiluomini generosi, se adeguatamente facoltosi.
Anche se graziosa, la stronzetta mi sta cordialmente sulle ovaie, così mi atteggio a offesa e la respingo con sussiego, come se la troia fosse lei.
Lei incassa, sorpresa e un po’ contrita; balbetta due parole di scusa e ripiega con le orecchie basse in direzione del suo padrone.
Se non hai lo stile per fare la tirapiedi in un ambiente di classe, è meglio che cambi lavoro, stronzetta. Forse in minigonna e sotto un lampione potresti avere successo, con quel tuo sorrisetto falso.
La seguo con lo sguardo raggiungere il tipo al banco, che la guarda un po’ deluso e visibilmente contrariato dal suo fallimento.
Lui avrà almeno settant’anni; grigio e un po’ pelato, pieno di rughe, ma vestito molto bene e con una certa aria di classe. Deve essere stato un gran figo qualche annetto fa, e chiaramente non demorde; buon per lui.
Chissà quanto potrei scucirgli?
Cazzo, la puttana dentro di me mi sorprende sempre… E’ vero che il maschio di solito po preferisco stagionato, ma questo è decisamente marcio. Dev’essere il gusto dell’orrido che me lo fa prendere in considerazione.
Pat, alza il culo e riportalo a bordo, che è meglio…
Però, se può permettersi una tirapiedi di classe come la stronza con i capelli corti, di grana deve averne davvero parecchia.
Hmmm…
Quant’è la retta annuale del collegio della Giulia? Quest’anno c’è anche l’extra del corso di vela…
Mi accosto al banco dalla parte opposta rispetto al tipo attempato, e ordino un Black Russian. Fa sempre effetto; e poi ho sete, e non posso certo ordinare una birra. Non sarebbe in stile…
Il vecchio si libera della segretaria personale e mi si avvicina.
Attacca bottone.
Sì, avevo visto giusto: è esperto e ha classe.
Un dongiovanni in pensione che rifiuta di accettare la sua età… Chissà se gli tira ancora?
Si scusa per le maniere della sua segretaria. Spera che non mi sia offesa.
Faccio la sostenuta. Sto sulle mie. Però accetto le sue scuse e implicitamente gli faccio capire che ritengo la sua tirapiedi una maleducata, e non lui.
Il tipo sorride comprensivo, con l’aria di quello che sì, il personale non è più quello di una volta… Fa un gesto perentorio, e la tirapiedi scompare.
L’ha identificata come un ostacolo nel suo approccio, e se ne libera.
Non è uno stupido.
Mi corteggia un po’, dimostrando un filo di classe.
Accavallo le gambe, offrendogli in cambio la vista delle mie cosce fasciate di seta grigia.
Lui apprezza, con un sorriso da intenditore.
Mi offre un altro drink, ma io mi nego: ho bevuto abbastanza.Mi propone una seduta di Backgammon, ma declino un’altra volta: ho anche giocato abbastanza.
No, non sono una vera giocatrice: vengo solo occasionalmente, quando sono annoiata.
No, non sono sposata: felicemente divorziata.
Lui è vedovo. Che sorpresa. Veneta?
Veneziana. Non sono una turista, abito qui, sulla mia barca…
Noto con un filo di meraviglia che la cosa non sembra sorprenderlo.
Se non voglio bere e neppure giocare, magari potrei apprezzare una passeggiata: l’estate è finita, ma si sta ancora bene all’aria aperta…
Mi lascio convincere.
Mi mette la volpe sulle spalle e mi apre la porta con aria galante.
Se non avesse una ventina di anni di troppo mi piacerebbe anche… Nel ’95 avrei messo volentieri le corna a mio marito con lui. Oggi, posso prendere in considerazione una marchetta adeguata alla sua età e al suo conto in banca.
Prendiamo il taxi che aspetta sempre attraccato fuori Palazzo Vendramin, e lui ordina di portarci a San Stae: praticamente di fronte al Casinò, sull’altra sponda del canale.
Un modo piuttosto costoso di attraversare il Canal Grande, ma tanto paga lui…
Ha un accento un po’ strano, come se fosse del nord ma fosse stato contaminato dal romanesco.
Si chiama Vittorio, ed è a Venezia per lavoro. Ho ragione sul suo accento: è di Torino, ma normalmente lavora a Roma…
Non gli scucio di più, ma in fondo della sua vita non mi interessa molto.
Passiamo davanti alla Casa del Cinema e a Palazzo Mocenigo, poi torniamo verso il Canale per una calle diversa.
Casualmente ci troviamo a passare davanti al suo albergo: uno dei più lussuosi di Venezia… Mica male.
Mi propone un drink nella hall, e ammetto di essere incuriosita dall’hotel. E’ uno fra i più antichi della città, e non ci sono mai stata.
Bello: in stile roccocò, pieno di marmi, di velluti e di cristalli, scintillante e pulitissimo.
OK, accetto un altro Black Russian per farlo contento, ma mi bagno appena le labbra.
Parliamo un po’, e poco alla volta entro nell’ordine d’idee di andarci a letto.
Gli faccio capire che è una cosa che faccio occasionalmente, e che i soldi sono solo una scusa per giustificare la mia perversione, non lo scopo della marchetta. Insomma, mi eccita vendermi.
Sono convincente, perché è vero. Certo, i soldi in realtà mi fanno anche comodo…
Naturalmente, perché la marchetta mi ecciti, bisogna che sia consistente. Adeguata al mio livello… E a quello del gentiluomo cui scelgo di accompagnarmi.
Sì, direi che cinquemila vadano bene… Mille più, mille meno.
Meglio più.
La sua stanza è una suite di lusso, con il letto a baldacchino e gli stucchi barocchi alle pareti.
E’ da quando l’ho mollata a Vladimir Vladimirovich al cremlino che non mi faccio scopare sotto un baldacchino.
Mi sfila la pelliccia e la appoggia con cura su una sedia roccocò, poi si dedica alle mie spalle accarezzandole con classe.
Peccato sia così vecchio: solo dieci di meno e glie la davo gratis.
Mi faccio languida e mi lascio andare un po’.
Lui si fa più audace e mi stringe a sé.
Hmmm… Sotto non sento niente. Ci sarà da lavorare.
Gli offro il collo da baciare, e lui non si tira indietro. Sento le sue mani riempirsi delle mie curve posteriori.
Sa accarezzare, bene. Se non gli tira, almeno saprà masturbarmi…
Mi sfiora le labbra, e io gli concedo di giocare un po’ di lingua.
Baciare è una cosa senza età… Anzi, l’esperienza aiuta: meglio baciare un settantenne che non un quindicenne alla prima esperienza.
Vittorio bacia bene: molto bene.
OK, forse non sarà poi così squallido.
Mentre mi bacia, mi sfila le spalline del vestito e me le fa scivolare lungo le braccia.
Niente reggiseno: sembra piacevolmente sorpreso.
Sorrido e sguscio fuori dal resto.
Lo spacco era un po’ ardito, quindi indosso un paio di slippini neri non troppo vezzosi, che porto sopra la guepiere in modo da poterli sfilare sena problemi… Naturalmente lascio che sia lui a farlo.
Mi dice che sono bella… E’ galante quanto basta.
Bene: io odio le smancerie, ma un minimo di classe non guasta.
Sono abbronzatissima, senza segni del costume: le calze fumé mi accarezzano la pelle, sorrette dal reggicalze, e le scarpe con il tacco mi slanciano le gambe nervose.
Lui apprezza.
Lo aiuto a sfilarsi la giacca e la camicia.
Lo bacio di nuovo e mi strofino un po’… Ancora niente.
Vittorio mi stringe e mi accarezza lungo tutto il corpo, strappandomi un fremito di anticipazione.
Sono proprio una troia.
Sono incerta se aprirgli o meno i pantaloni… Non vorrei peggiorare le cose.
Il tipo però non ha bisogno che sia io a condurre il gioco: Mi spinge gentilmente verso il lettone e mi fa stendere sul fianco, con lui accanto.
Gli piace toccarmi, e sa farlo adeguatamente bene. Mi fa tirare i capezzoli.
Certe volte mi faccio davvero schifo: mi sto eccitando con un vecchio.
Gioca con le mie punte; gli piacciono…
Ci baciamo di nuovo in bocca. Questa volta più a fondo.
Mi accarezza le gambe. Risale verso l’alto… Sfiora il pelo.
Sono umida quanto basta.
Avverto le sue dita esperte e un po’ nodose frugare la mia intimità e dischiuderla delicatamente.
Fossero tutti così aggraziati, gli uomini!
Gli do la lingua mentre ci baciamo stesi sul letto e lui comincia lentamente a masturbarmi.
Ci sa fare, il vecchiaccio… Usa le dita meglio della maggior parte delle donne che conosco.
Andiamo avanti per un pezzo, così stesi sul fianco: petting spinto, come due adolescenti. Sento il piacere montare dentro di me con lentezza esasperante.
Quando le dita di Vittorio smettono di tormentarmi il clito e cominciano a scavarmi fra le valve bagnate, allungo una mano alla patta dei pantaloni del mio amante e comincio lentamente ad aprirli.
Non ho fretta. Faccio le cose con calma, naturalmente.
Il vecchio smette di baciarmi in bocca e scivola con la bocca a leccarmi il collo, per poi scendere più in basso.
– Hmmm…
Fremo di piacere quando mi comincia a succhiare un capezzolo.
Accidenti a lui, il vecchio maiale ci sa fare davvero.
Rovescio la testa all’indietro e mi laschi sfuggire un lungo gemito di piacere genuino quando mi sento succhiare la punta: – Aahhh! Sì, continua così…
Lui continua, e io anche.
Ora le mie dita stringono un pene flaccido e asciutto, che però mi da la sensazione di essere piuttosto voluminoso quando eretto.
Comincio a segarlo, sempre senza compiere movimenti bruschi. Intuisco come la dinamica in atto sia particolarmente delicata, e io intendo godermi quella situazione torbida al meglio delle sue possibilità.
Già, lo ammetto: comincia a piacermi.
Lui mi masturba e mi succhia le tette; io ansimo di piacere e lo sego a mia volta a occhi chiusi, cercando di cogliere ogni sussulto di quel pene anziano che stringo fra le dita.
Quando avverto un primo, chiaro guizzo di vitalità, decido di cambiare gioco.
Mi giro carponi e lo prendo in bocca per succhiarlo.
Il vecchio ansima di piacere e mi accarezza i capelli mentre io comincio a spompinarlo.
– Oohhh… – ansima il mio cliente – Ci sai fare con quella bocca!
Hmmm… Se n’è accorto. Ci metto più lena.
La carne morbida e soda mi cresce lentamente in bocca mentre succhio con gusto, ingrifata dall’oscenità di ciò che sto facendo.
Sto succhiando il cazzo a un settantenne. E mi piace…
E’ ancora morbido e non sembra volersi intostare più di tanto, però è sufficentemente grosso e bazzotto da darmi soddisfazione, e poi a lui sembra piacere davvero molto, a giudicare da come mi accarezza la testa.
– Aspetta – ansima dopo un po’, come se fosse sul punto di riempirmi la bocca di seme – Siediti sulla mia faccia.
Il cliente ha sempre ragione, così faccio come dice lui: smetto di succhiare e mi metto di schiena seduta su di lui, con la fica sulla sua bocca.
Sento la sua lingua guizzarmi fra le valve della vagina, tesa a raccogliere i miei primi succhi, e mi sento nuovamente tirare i capezzoli per il piacere.
Deve provarci gusto davvero a leccarmela, perché vedo il suo uccello sussultare da solo.
Allungo una mano per prenderlo e segarlo mentre lui mi sleccazza la patata, e me lo sento trasalire fra le dita.
Mi allungo tutta su di lui e lo riprendo in bocca mentre lui non smette di leccarmela. Cazzo, è proprio bravo… Raramente un uomo sa usare la lingua meglio di una donna, ma lui è davvero un’altra categoria; chi ha detto che l’esperienza non conta?
Ora siamo a sessantanove, e io mi sto divertendo un mondo a succhiare questo bel cazzo stagionato, non durissimo ma decisamente bello grosso. Un bel salsicciotto.
Mi chiedo come dev’essere prenderlo dentro.
Hmmm… Come lecca bene! Ho voglia di prenderlo in pancia.
Forse è abbastanza duro: decido di provare.
Mi alzo e mi rivolta guardandolo intensamente in faccia. Lo prendo in mano e mi posiziono su di lui per prenderlo a spegnimoccolo: punto la testa fra le mie valve in bollore e mi impalo lentamente con un sospiro di soddisfazione.
– Aahhh…
Per fortuna sono molto lubrificata, perché lui non è veramente duro abbastanza, però io sono prontissima a riceverlo e così mi scivola dentro senza troppi problemi.
Sgrano gli occhi alla sensazione un po’ diversa dal solito: non il solito pistone duro e lungo, ma una specie di salame grosso e morbido, che invece di trapanarmi, pulsa e sobbalza come un dildo elettrico.
Lui sgrana gli occhi fissandomi da sotto, chiaramente deliziato di essere dentro di me. Allunga le mani e mi afferra le tette, spremendomele con forza.
– Hmmm… – ansimo io – Sì, strizzale! Oohhh…
Lo cavalco lentamente, al trotto e non al galoppo, gustandomi il calore e le pulsazioni del cazzo stagionato che ho nella vagina, e apprezzando appieno il modo in cui le mani ruvide ed esperte del mio amante mi stanno strapazzando le tette.
Mi piace… La situazione mi eccita in modo morboso: mi sono venduta a un vecchio ricco e bavoso, da perfetta puttana di lusso. Per quanto esperto, il mio attempato amante non riuscirebbe mai a soddisfarmi, se non fosse per l’eccitazione innaturale che provo nel soddisfare la mia perversione…
Sono una depravata che ama prostituirsi, concedersi per soldi a uomini che in condizioni normali troverei repellenti. Mi faccio schifo, e la cosa mi eccita.
Sono malata? O semplicemente una troia nata?
Non lo so. So solo che sto godendo, e che alla fine avrò seimila euro in più nel conto in banca.
C’è qualcosa che non va?
Hmmm… No, non sto godendo.
E’ piacevole, ma per quanto la componente cerebrale del mio perverso piacere sia esasperata, non basta a farmi raggiungere l’orgasmo con un cazzo molle.
Mi eccita farlo con un vecchio, mi gratifica farglielo tirare, ma dopo tutto questo è solo lavoro, giusto?
Così, simulo una venuta abbastanza credibile… Senza esagerare: il tipo non è stupido.
Vittorio annaspa quando contraggo la fica come se stessi godendo, e capisco di averlo portato al dunque.
– Voglio venirti in bocca…
Mi sembra giusto.
Smetto di cavalcarlo e mi piego a sfilargli il preservativo, poi gli prendo di nuovo il coso in bocca e riprendo a succhiare con forza per finirlo.
– Oh… Oohhh!
Il vecchio sussulta, rantola, e mi sborra in bocca.
Doveva essere a secco da un po’, perché a dispetto dell’età Vittorio mi riempie la cavità orale di seme caldo e denso, che tutto sommato ha un sapore abbastanza gradevole.
– Brava, bevila tutta…
Io ho l’ingoio facile, e di solito non la sputo. Questa volta sono un poco incerta, ma sono una professionista seria, così mando giù tutto.
Poi rialzo la testa e gli faccio vedere la lingua pulita.
Lui mi accarezza la testa, contento come un bambino.
– Sei bravissima…
Lo so.
Incasso i miei soldi, scambio un po’ di carinerie standard con il mio attempato amante di una notte, poi mi ricompongo e mi dileguo nella notte, come si addice ad una vera puttana.

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