profumo

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Un alito di vento sfiorava la mia pelle dopo di Te…
Mi avevi appena raccontato di profumi d’oriente e di olii massaggiati da mani color cannella su corpi esausti di caldo e di amplessi…
Mi avevi appena confusa con spezie odorose e immagini di sete colorate lasciate asciugare al vento tiepido della sera…
Al solo pensiero di quei luoghi e alla ritualità che li contraddistingueva, il mio ventre si ribellava alla negazione del piacere che Tu gli stavi imponendo.
Era così da alcuni giorni. Era successo per uno stupido moto d’orgoglio.
“Spogliati!”
“Padrone…”
“Hai disobbedito, spogliati!”
E finito di spogliarmi i miei occhi avevano perso la luce sotto un velo di seta rosso sangue.
Mi avevi ordinato di inginocchiarmi sul tappeto, legato i polsi con una corda di seta dello stesso colore della fascia per gli occhi e imposto il silenzio fino a che tu non mi avessi chiesto altrimenti.
Avevo sentito il calore del mio ventre farsi più intenso.
Una perla trasparente mi scendeva lungo il profilo della schiena riflettendo la luce delle candele di cui mi avevi circondata e si perdeva nel solco tra i glutei scolpiti, insinuandosi calda in luoghi ancor più lussuriosi e desiderosi di Te.
Avevi messo il piccolo lucchetto d’oro agli anelli che mi avevi imposto, impedendomi così ogni accesso al mio fiore segreto.
Ad un tratto, nell’aria un nuovo profumo: il profumo di una cagna smarrita, di una schiava di piaceri folli che ancora non sapeva di esserlo.Che ancora non lo ammetteva a se stessa e al mondo.
Lo riconoscevo perchè anche io un giorno avevo quell’odore. Eri stato Tu a farmelo riconoscere.
Eri stato Tu a lavarlo via dal mio corpo e dalla mia mente. Eri stato Tu a cospargermi del profumo nuovo della Consapevolezza e dell’Accettazione di se stessi. Eri stato Tu a rendermi schiava.
Anche lei mostrava la mia stessa perla: una goccia di sudore le colava lungo il collo per morire fra i suoi seni.
Anche lei era bendata, con la stessa seta che tingeva di riflessi rossastri la mia voglia.
Lei sudava di paura. Paura dell’ignoto.
Io ero madida di piacere. Piacere del sentirti.
Era questa la mia punizione. Sentire la sua paura che si perdeva sotto le Tue mani che iniziavano a sfiorarle la pelle, che prendevano a tormentarle i capezzoli e a soppesare i suoi seni cullandoli nel palmo della Tua mano…
Era questa la sua iniziazione. Essere presa davanti a me, senza che io la vedessi e senza che lei mi vedesse.
Sentii il lieve rumore di un fiammifero, quelli lunghi che volevi usassi per accendere il camino e con il quale, prima che finisse di bruciare, sfioravi la mia pelle nei lunghi istanti della sua agonia fino a che si perdeva in una spirale di fumo color perla che svaniva nel buio.
Stavi facendo lo stesso gioco con lei?
Sentii il suo fiato farsi ansimante, veloce e tremulo…tentava di comprendere, di capacitarsi di ciò che stava succedendo nel suo buio.
Ci sarebbe riuscita?Sarebbe crollata in lacrime?Cosa? Cosa avrebbe fatto…Sarebbe fuggita?Scoppiata in lacrime?Urla…implorazioni…suppliche che sarebbero come le mie rimaste inascoltate per il Tuo piacere?
Sentivo il mio seno alzarsi ansimante…come se il suo corpo provocasse i miei sensi.
Mi tendevo come se tramite il suo corpo fossi stata io a godere di ciò che Tu facevi su di lei.
Sapevi che mi sarei ridotta così.
Bastardo.
Sono Tua.
Lo sono oggi tramite il suo corpo sconosciuto.
Sentivo che la brezza leggera entrava dalle finestre aperte sulla veranda, asciugandomi per un istante la pelle bagnata e accaldata.
Mi girava un poco la testa, la stavi toccando, vero?
Sentivo i suoi gemiti come se fossi io a godere sotto le Tue mani.
Il suo piacere scorrere nel mio e rendermi partecipe di ciò che le accadeva.
Ero eccitata.
Ammutolita.
Il suo grido squarciò il silenzio che avevo riconquistato nel tumulto della mia mente, alienandomi un istante da ciò che sentivo. Da ciò che non volevo sentire. Da ciò che non desideravo altro che ascoltare.
Questo è il Padrone. E a questo serve una cagna.
Sognavo di leccare la sua pelle madida e accaldata mentre tu la prendevi, darle il sollievo di sentire una lingua fresca posarsi sui capezzoli…o forse ancora più intima…aggiungere il piacere al piacere di cui già godeva al posto mio…O era l’umiliazione di essere presa come un oggetto che avrei lenito?Avrei aggiunto alla vergogna di essere annullata l’imbarazzo di essere usata da un’altra cagna, in un gioco saffico di cui nessuna delle due era a conoscenza?
Ma il mio sogno rimase immobile nella penombra, legata e inginocchiata come mi avevi imposto di rimanere. Come non mi sarei mai sognata di non restare.
Sentivo il mio ventre essere ghermito, violato e usato da Te mentre i suoi gemiti salivano nella notte calda…
Sentivo i miei gemiti di piacere levarsi nella stanza, mentre la prendevi senza rispetto, facendo di lei una bambola senza alcuna dignità.
La sentii urlare il suo piacere sotto i Tuoi colpi insolenti, e la vedevo nella mia mente tentare di ribellarsi a Te come non sarebbe riuscita a fare mai…
Ad un tratto sentii i suoi rantoli affievolirsi, trasformandosi in sospiri di piacere che languidi si concedevano all’orgasmo…Una cagna gode?
Dio…quante volte me l’ero chiesto anche io prima…già, prima di capire che il mio piacere era una fievole concessione per i servizi resi…per averti soddisfatto nelle mille maniere in cui mi umiliavi, perché ti rendeva appagato scoprire ogni volta che più il mio capo e la mia mente si avvicinavano alla terra, e più la mia fica si arrendeva alla Tua volontà…
Sentivo il Tuo silenzio, quel silenzio nel quale vedevo le Tue reni muoversi perfettamente consapevoli del loro effetto…il Tuo membro bagnato di lei che si imponeva sulla sua carne ancora contratta e incapace di accettare.
Non doveva accettare. Doveva capire. Come avevo fatto io.
Mi accorsi che ero ormai così coinvolta che la mia lingua sfiorava le labbra come se leccasse lei…come se bevesse il nettare che sgorgava dal suo fiore e dal Tuo cazzo soddisfatto.
Era un’illusione…sentivo il sapore del sudore sul mio labbro superiore ma volevo con tutta me stessa che quel sapore fosse il Tuo. Il suo. Il vostro.
Oramai ero in un vortice di sensazioni contrastanti, non percepivo nemmeno più le sue urla né sentivo più se bruciasse di più la gelosia o la fica.
Godetti così.
Sentendoti scopare una cagna che ancora non sapeva di esserlo.
Sentendoti scopare la mia mente attraverso il corpo di un’altra donna.
Godetti così.
Nel silenzio irreale interrotto solo dal Tuo respiro, sentivo un odore nuovo…un profumo nuovo.
Era lei.
Eri riuscito anche con lei…
Ora odorava di cagna come io profumavo di cagna.
Non sentivo che quel profumo nell’aria che mi circondava.
Passarono alcuni istanti? O erano alcune ore? Non credo di riuscire a dirlo…
Ma mentre la brezza della notte che volgeva all’alba portava con se i profumi della campagna che si svegliava dopo una notturna pioggia estiva, sentii le Tue dita poggiarsi lievi sulla mia schiena e scorrere le vertebre per catturare quella perla che non si era asciugata nemmeno per un istante…Andarono a fermarsi, appena bagnate, sulle mie labbra…regalandomi il loro bacio ancora profumato d’Oriente e di spezie segrete…

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