qualcosa non va

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Continuo a colpire forte il mio petto con i pugni,
non vuole uscire, non mi lascia. Scendo le scale, guardo nello spioncino del portone.
Dall’altra parte della strada si vede il vecchio furgone di Pasquale.
Lo parcheggia sempre di fronte quel catorcio.
Salgo le scale, guardo il quadro appeso al muro,
ma che merdata, delle vacche che pascolano in un prato.
Continuo a salire, vado in cucina.
Prendo la caffettiera e la smonto.
Perché c’ho la caffettiera in mano? Non ho voglia di caffè.
La rimetto a posto e apro le ante della credenza.
Ci sono delle brioche, ne mangio una?
No, ho lo stomaco chiuso, e poi sanno di cartone.
Richiudo e ne apro un’altra, quante pentole.
Guardo l’orologio al muro, sono quasi le tre del pomeriggio.
Magari vado a caricare la legna per Giacomo.
No, non ne ho voglia, mi tocca pure attaccare il rimorchio.
E se vado a potare gli olivi a Sandro? Sono solo tre piante.
Ma no, al diavolo la legna e ‘fanculo a Sandro, quel coglione.
Oggi non ci sono per nessuno.
Entro in camera mia, mi affaccio alla finestra.
Guardo a destra e poi a sinistra, non c’è nessuno in strada,
a parte quel furgone scassato con quella grossa macchia di ruggine.
Guardo il poster di Angelina Jolie, la bella Lara Croft.
Esco, in corridoio pigio un tasto del telefono.
Il display si accende, lo sfondo è blu con una grande luna.
Entro in camera dei miei, mi guardo nel grande specchio.
Quanto sei brutto, e che schifo di maglietta. Ma cosa ridi a fare?
Mi affaccio alla finestra, la stessa vista della mia camera.
Il furgone di Pasquale con la macchia di ruggine sul posteriore,
mai visto catorcio peggiore. Colore vomito sbiadito.
Vado nel bagno, guardo nello specchio, sono sempre io che rido.
Guardo nella tazza del water, cosa sto cercando?
Esco, nel corridoio il display del telefono si spegne.
Scendo le scale, guardo dallo spioncino, lo stesso scenario.
Osservo il quadro alla parete, la firma è V. Monti. Forse Vincenzo.
No, non voglio il quadro di un coglione appeso al mio muro.
É una ragazza, forse la V è di Valeria. É un bel nome.
Ciao Valeria, è proprio un bel quadro. Mi piacciono le vacche.
Vado in cucina, apro le ante della credenza, Prendo una busta.
C’è il conto corrente ancora da compilare, scade fra otto giorni.
Prendo la penna, no, non ho voglia di scrivere.
L’assicurazione della macchina può aspettare.
E poi c’è ancora del tempo. Otto giorni sono tanti.
Lo rimetto a posto in modo che sia bene in vista,
non vorrei che me ne dimenticassi per davvero.
Apro un cassetto, ci sono le posate, me ne serve forse qualcuna?
Chiudo e vado in camera mia, guardo fuori dalla finestra.
Il furgone di Pasquale con quella macchia di merda nel culo.
C’è Angelina qui, se impugnasse il mio cazzo al posto delle pistole.
Mi sdraio sul letto. Il torace fa sempre male, che fastidio.
Mi alzo, ho un attimo di vertigini ma passa in fretta.
Mentre entro in camera dei miei pigio un tasto del telefono.
Sempre la solita luna blu, che noia, domani la cambio.
Guardo nello specchio grande, il solito pirla che mi osserva.
La sua faccia da ebete continua a sorridere.
Ma che maglietta di merda. Ma perché cazzo la indosso?
Guardo dalla finestra, passa una macchina rossa,
accidenti che traffico impressionante.
Vado in bagno, il pirla sta pure qui, la maglietta è più carina di lui.
Ma che cazzo te ridi?
Guardo dentro al cesso, non ci sono stronzi che galleggiano.
Cazzo, devo fare qualcosa. Vado a caricare la legna? Ma no.
Da Sandro? Ma che vada a cagare faccia da culo.
Oggi non ci sono, che s’arrangino.
Vado in cucina. Mi faccio un caffè? No, non mi va proprio,
e poi dovrei bermelo caldo e con lo stomaco chiuso mi fa male.
Prendo una brioche? No, non sanno di niente.
Apro le ante superiori, il conto corrente,
otto giorni, ehiii, haivoglia, ti compilo domani, tranquillo.
Apro i cassetti, le posate, mi infilo una forchetta in un occhio?
Richiudo se no lo faccio davvero. Negli altri che c’è?
Tovaglie, salviette e strofinacci. Molto interessante.
Chiudo e mi fermo sulle scale, scendo? No, non mi va.
Laggiù c’è lo spioncino, potrei vedere il furgone di Pasquale.
Ci son pure le vacche di Valeria, sono molto carine.
Vado al bagno, evito di guardare Jocker negli occhi.
Ecco il mio cesso. E’ normale che sia vuoto?
Mi faccio una sega, così lo riempio e passa un po’ di tempo.
Tiro fuori l’uccello e comincio a menarmelo.
Niente, non mi si drizza, non ne ho voglia.
Vado da Angelina, lei sì che saprà farmi arrapare.
Ciao bellissima, guarda che pistola che c’ho anch’io.
Dai, guardami che ti vengo addosso. Guarda come mi sego.
Macché, non mi si vuole proprio drizzare, non c’ho voglia.
Fa niente, lo lascio di fuori a prendere aria. Magari si drizza.
Vado in camera dei miei. Guarda chi c’è, ancora qui?
“Ridi, pagliaccio… e ognun applaudirà!”
Ci credo, quando ti vedranno col cazzo di fuori.
Il furgone cagato di Pasquale, guarda che bollo che c’ha.
Mi sdraio sul lettone, che dolore, perché non va via?
Ho deciso, vado giù allo spioncino, è molta strada da qui.
Mi alzo e vado, si ma piano se no il tempo non passa proprio.
Guardo dal buco, perché nessuno pulisce la merda di Pasquale?
Risalgo su, ahia, meglio che rimetta dentro il fringuello,
non vorrei che le mutande mi staccassero le palle.
Ciao Valeria, belle le tue vacche. L’hai visto il mio cazzo?
Faccio il caffè? Carico la legna? O poto gli olivi?
Mi faccio un caffè alla legna con due zollette di olive.
Mi piace prenderlo ben oliato. Il caffè intendo.
Apro la credenza, sempre piena di pentole, una brioche?
No, sembrano spugne, mi si strozzano in gola.
L’orologio è sempre nei dintorni delle tre, sarà fermo?
Vado al telefono, voglio vedere la luna blu.
Sei bruttissima, domani ti cambio. Ci metto un tramonto.
Entro in bagno, il pirla mi guarda e ride, che cazzo vuoi?
Ma guardalo, ora mi diventa pure rosso. Che stronzo.
Cesso, mio caro cesso quanto mi sei mancato.
Mi dispiace se prima ti ho trascurato, scusa se non ho sborrato.
Esco, la luna blu non c’è più, ed io non conosco il kung-fu.
Cazzo che bella rima, potrei fare il poeta. Ci sono portato.
Basta, compilo il conto corrente, così c’ho qualcosa da fare.
Si ma vado piano, se no il tempo non passa. Ma no, non mi va.
L’orologio sembra fermo. Coglione, esiste anche il quattro sai?
Apro il cassetto delle posate, forchetta, cucchiaio o coltello?
La forchetta in un occhio sembra più originale.
Visto che ci sono potrei piantarmene un’altra su un testicolo.
Magari lo faccio davvero, così c’ho qualcosa da fare. Fanculo.
Vado da Valeria? Un po’ di vacche mi faranno bene.
No, meglio Angelina, le sue tette sono belle grandi,
magari riesce a farmelo drizzare, e magari le sborro addosso.
Va bene, ci vado. La luna è spenta, e io la riaccenta.
Ma che cazzo di rima è? Forse è una rima astratta.
Se ci sono i quadri astratti ci saranno anche le rime no?
Forse ho scoperto un modo nuovo di fare le rime.
Potrei farne una cubista. See, con tanto di perizoma e brillantini.
Entro in camera, Angelina, ti prego fammi un pompino.
Mi sdraio sul letto. Che dolore.
Ma perché non passa? Perché non esce fuori?
Mi rialzo, sto diventando matto. Ma perché sono così?
Devo uscire, devo fare qualcosa ma non c’ho voglia.
Prendo dei grossi respiri ma non serve, non va.
Basta, non voglio sentire i miei pensieri. Divento matto.
Che cosa faccio? Che cosa faccio?
Dio, Dio, Dio, oddio…
La amo.
Cazzo.
L’ho detto.
Si, l’ho detto, l’ho detto.
La amo, la amo, la amo. Io l’amo.
Cazzo se l’amo.
Ma perché fa ancora male? L’ho detto no? Io l’amo.
Perché non vuole uscire?
Sto così per il suo bacio?
Oh Dio, il suo bacio, mi ha baciato, mi ha baciato.
Ho toccato le sue labbra, non ci credo, non ci credo ancora.
Che buone, che buone, Dio quant’erano buone!
Le mie labbra hanno toccato le sue, le hanno toccate.
Ti amo, ti amo, ti amo.
Mi sento male, mi sento male. Ma perché deve far male?
Ti amo, ti amo, sto impazzendo, non ce la faccio più.
Le sue labbra, le sue bellissime labbra mi hanno baciato.
Non ci credo, non può essere vero, è impossibile.
Sono felice, mi sento felice, è questa la felicità?
Mi scoppia il petto, devo farlo uscire, non resisto più.
Ti amo, ti amo, devo gridarlo, devo gridarlo forte.
Non resisto, sono felice ma sto male.
Ti amo, ti amo, ti amo, devo gridarlo forte.
Ma perché sto così male?
Ti amo, ti amo, più forte, più forte.
Ti amo, ti amo, ti amo, oh Dio, più forte.
Ti amo, ti amo,
TI AMOOOOOOOOOOOOOOOO……….!!!!!

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