quattro mura di dolore

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Salvatore Manguso è un piccolo mafioso di Provincia, credeva che tutto gli doveva, purtroppo non ha fatto i conti con certi mafiosi di un certo calibro. Essendo troppo ingenuo lui la vita lo prende a piene mani, si diverte. Ha ventinove anni, un bel corpo forte e asciutto, un volto affascinante. È un gran bel ragazzo, infatti ha ai suoi piedi tutte le ragazze del paese, che, purché si sappia di essere un uomo d’onore, vorrebbe fare carriera, diventare qualcuno nella mafia.
Ma quel sogno e svanito, la sua irruenza nel lato femminile a qualcuno gli diede fastidio da incastrarlo in una rapina alla gioielleria con vari feriti. Ora viaggia sul treno per Roma. Ha lasciato tutto senza una valigia sta scappato. E di là raggiungerà la Francia dove dei suoi amici lo aiuteranno ad espatriare in Canada. I carabinieri lo cercano per quella rapina, ed è riuscito a far perdere le sue tracce. Per fortuna aveva un bel gruzzoletto da parte e si farà una vita tranquilla per un breve periodo in Francia. Il solo pensiero di stare a Parigi lo sta facendo eccitare. Per distrarsi, si alza, lascia un giornale sul suo posto ed esce sul corridoio deserto, il treno si ferma salgono altra gente, vede tre uomini che percorrono il corridoio tranquilli, un altro viene dalla parte opposta. Salvatore tranquillo si stringe contro il finestrino per farli passare. E di colpo sente qualcosa di duro contro un fianco: è stretto fra i quattro uomini e uno gli dice: “Salvatore Manguso, ti dichiaro in arresto!?” Salvatore si sente impallidire: come hanno fatto a trovarlo? Non sapevano che treno avrebbe preso, per dove. La risposta viene da sola. Uno dei carabinieri in borghese ha un telefonino cellulare; fa un numero, dice: “L’abbiamo preso, sospendete le ricerche sugli altri treni, lo portiamo alla centrale!!” Cosa gli frolla nel cervello: di sicuro una soffiata?, gli mettono le manette e lo trascinano verso locomotore principale sempre con la rivoltella puntata addosso, lo portano sulla piattaforma. “Dove mi portate, che volete?” “Taci!”, risponde seccato uno. Il treno sta rallentando lo tengono sotto tiro e scendono alla stazione di Roma. Lo trasportano con delle macchine alla centrale dei carabinieri. Interrogatorio. Il processo. Testimoni a suo carico, nessuna refurtiva ricuperata, nessun alibi, nessun testimone a favore. Salvatore si professa innocente e nega di avere partecipato alla rapina. Finito l’interrogatorio e la detenzione cautelare lo consegnano all’istituto carcerario con la condanna: “Dodici anni e nove mesi”.
Risuona intorno a lui rumori di pesante porta d’acciaio che segnava l’inizio della sua reclusione. Dopo che furono sbrigate tutte le formalità, la guardia carceraria, non lo tratta certo con i guanti di velluto, lo condusse in una specie di stanza per le ispezioni. “Ora spogliati!”, dice con un tono a metà fra l’invito e l’ordine: non è ancora sicuro al cento per cento. Salvatore, che chiede con tono sommesso, timoroso quasi: “Spogliarmi?” La guardia carceraria scocciato sorride: “Ho detto di toglierti quei fottuti vestiti! Svelto, testa di cazzo!”, urlando con tono duro. “Sì, sì, certo!?”, dice Salvatore con aria confusa ed inizia a sbottonarsi la giacca, mentre si sbottona, vagava con lo sguardo attraverso la piccola stanza. Vide un lavandino, dall’altra parte c’era un lettino per le ispezioni, come quelli che si trovano negli ambulatori medici; accanto un accappatoio e aprii il primo bottone dei pantaloni e poi tira giù la chiusura lampo, si toglie le scarpe, i calzoni, la camicia e li appese. Resta in slip e canottiera e calzette e guarda la guardia con aria indecisa. “Allora? Rottinculo che ai da guardare spogliati!”, urlò di nuovo la guardia carceraria. Salvatore si sfila i calzetti, poi la canottiera e mentre faceva
questi movimenti la guardia senza alcun scrupolo guardava Salvatore con molto interesse, notando: in lui la sua poderosità pettorale in quanto indossava la canottiera, ma rimase esterrefatto dalle cosce muscolose e senza peli che aveva. Ancor più lo eccitava mentre si piegava per levarsi i calzini, in quanto poteva intravedere le forme di quel bel culo sodo e rotondeggiante in quel tessuto leggero e bianco dei slip, ciò che lo colpiva e lo eccitava era quelle belle chiappe bianche anch’esso completamente senza peli. Silenziosamente si scompose per timore di essere scoperto dal suo collega, in quanto era stupefatto per la situazione e contemporaneamente eccitato da quella situazione.
Salvatore esita un attimo, poi, quasi si vergognasse, si sfila anche i slip: ma la guardia lo blocca dicendo di lasciare stare. Salvatore con sollievo si tira su gli slip e con una mano inconsapevole gesto di routine, palpa una o due volte, per mettere a posto il cazzo e le palle. Il gonfiore si incurvava prima verso l’alto, poi si rovesciava di nuovo nella posizione iniziale. Improvvisamente si aprì la porta ed entra l’altra guardia nella stanza che dall’aspetto il più anziano. Prese i suoi stracci e lascia la stanza senza proferire parola. La guardia infila due guanti di lattice e si avvicina e disse: “Devo ispezionarla per controllare armi o droghe. Non rompere il cazzo e mi lasci fare!!” Quindi, prima che poteva reagire si sentiva rovistare fra i capelli, gli guarda nelle orecchie e nelle narici. Fece alzare le braccia per guardare le ascelle e poi con una mano afferra con forza il davanti dei slip che bruscamente gli strizza le palle, li torce fino a farlo urlare dal dolore. Salvatore si tende tutto, non vuole gridare. “Stai zitto e allarghi di più le gambe stronzo!”, gli urla contro, lo afferra di nuovo sotto le palle e prende il suo tempo. “Ora ci siamo, per favore divarichi le gambe un po’ di più cazzo!!”, disse incazzato. Rovistò ancora in giro per i slip, palpa il cazzo, che pendeva fra le sue cosce nervose, nonostante sia floscio. La paura Salvatore l’ha provata di rado, ma ha uno strano effetto su di lui, lo fa eccitare. Sente il suo cazzo crescere nella mano dell’aguzzino.
Prova a lungo, ma non trova nulla e quindi gli bisbiglia soddisfatto: “OK!.. Ora si giri e si pieghi un po’ in avanti devo ispezionare anche il buco del culo con il dito, si rilassi!”, Merda, pensa Salvatore non risparmia nulla. Si appoggia sul lettino e piegandosi in avanti la guardia, gli sfila giù gli slip fino a fargli cadere a terra in modo da levarli, e poi lo tiene fermo da allargare le chiappe. Salvatore era rimasto con il culo scoperto e lui gli diede una forte palpata sul culo. “Hai un bel culo amico, beato chi te se monta qua dentro?” Salvatore lo insulta. Per tutta risposta, sentii un sonoro tonfo sul culo era dolorante come se fosse stato in fiamme. E ancora. Ancora sentiva la mano colpire giù con un forte schianto sulle chiappe. Senza aspettarselo viene attirato indietro con uno strattone alle ginocchia, divise con la mano sinistra una chiappa e afferra nello stesso tempo con la mano destra un grande vasetto di crema. Successivamente posiziona un dito sul culo cercando il suo ano. Mentre l’altra mano era rimasta ferma sulla chiappa di Salvatore e lo ficca dentro tutto di un colpo, si lascia sfuggire un gemito quando il dito affonda deciso. L’uomo gli agita il dito nel buco del culo palpandolo con prudenza nella prostata. “Oh mamma, che dolore!!”, dice fra se.. mentre sente quelle dita frugargli a fondo nella piega del culo, si sente perso come maschio. “OK!” Bisbiglia ancora e tira fuori il dito dal culo. La guardia rise e diete una pacca al culo. “Finito, ora rimettiti gli slip verginello!!”, dice la guardia ridendo. Finalmente Salvatore si rilassa a tratti il viso, mentre lui si sfilava il guanto; poi sente bussare alla porta. Si gira velocemente per coprirsi la sua nudità, mentre la seconda guardia entra nella stanza con un fagotto di nuovi stracci. Il suo cazzo che pendeva un po’ in qui e in là e si poteva notare che si era un poco ingrossato. Strano, pensava: probabilmente l’esplorazione dell’entrata posteriore ha sortito quest’effetto. Si rimette gli slip tirando su e sistemandomi il cazzo e le palle. “Ah, era ora? Il prossimo tocca a te tesoruccio!”, sbuffa. “Hai fatto il tuo dovere?”, disse la guardia che entrava. Entrambi contrassero i loro sguardi con un sorriso di complicità. “Ah, culo.. come sta?”, dice con scherno. “Niente male.. la pupa é vergine!?”, rispose. “MMMMMHH!!!, niente male il bocconcino!!”, dice sorpreso e guardandolo con molto interesse.
La guardia a un certo punto, gli venne vicino e, vedendo il gonfiore nei slip che si era formato un bel bozzo duro, gli diede una palpata e Salvatore ammutolito arrossi, non fece nessuna reazione. Incuriosito dal suo modo di tacere prese a stuzzicarlo, mentre il suo collega faceva finta di niente e guardava da lontano la scena tenendosi una mano sulla patta. La mano cominciava a premere sul pacco rigonfio, che reagiva ingrossandosi ancora di più, procurando piacere alla base del cazzo. “Sembra che ti piace farti massaggiare da me, eh? frocetto”, dice la guardia. Salvatore era paralizzato dal piacere e dalla paura insieme. Sapeva che non doveva contraddire quello che diceva o faceva, senno’ lo avrebbe punito. La guardia si fece più audace che strinse decisamente il cazzo attraverso la stoffa dei slip, dicendo: “Brutto frocio te la faro passare io, questa voglia eeh.. rottinculo!!” Salvatore tace e si piazza davanti, sfidandolo con lo sguardo. Lo guarda dritto negli occhi con aria di sfida per un intero minuto. Entrambi si scrutarono dritti negli occhi, mentre l’altro riprende la presa e scuote la testa. Sfiorando con la mano sul petto. “Ah!, Ti credi di essere ancora un maschio e frocetto!”, disse con sberleffo su di lui, l’altra guardia ride per la battuta e andò a piazzarsi vicino al collega, che continuava a guardare Salvatore e giocherellare ancora con il suo cazzo. “Sai stronzetto.. qui non uscirai vergine, appena entri in una di quelle celle dove un bocconcino come te senza protezione, e sappiamo che sei senza protezione, in quanto qua dentro le voci circolano, appena entri i detenuti ti fanno il culo, e sarai la troietta delle carceri. Essendo la prima volta è dura da mandare giù. Così abbiamo pensato è meglio se ci pensiamo noi due a farti il culo e poi a te magari piacerà! Non è vero?” A quella minaccia Salvatore annuii mentre impietrito dalla situazione non riusciva più a parlare. Gli venne d’istinto la fuga e inizia a camminare verso la porta, ma una mano lo afferra al polso da bloccarlo. “Dove credi di andare, eeh? Non lo sai che sei solo uno stronzo? Che io ho potere su di te?” “No.. no, certo, solo che pensavo!!” “Ah, perché tu pensi anche, ma guarda un po’ una testa di cazzo pensa pure!?” “No, è che io!!” “Sta zitto, adesso spogliami e fammelo venire duro!”, dice con aria burbera. “Adesso? Eh? Come?”, chiede Salvatore con aria confusa. “Che, sei sordo? Obbedisci pezzo di merda senno’ ti riempio di botte!” “Sì, sì, certo!!”, dice Salvatore con improvvisa premura.
Gli si accosta ed inizia a sbottonargli la giacca, mentre le dita sembrano impacciate. “Allora, così non faresti eccitare neppure uno sempre arrapato! Se devo mettertelo inculo, devi darti da fare!”, gli abbaia la guardia. Salvatore sembra insorgere: “Inculo?, a me?.. io sono maschio, mica ricchione!” “E che me ne frega a me se sei o non sei recchione!, se io ti voglio scopare, io ti scopo come e quanto mi pare e piace, chiaro?, anzi sai che ti dico? Prima me lo succhi finché è bello duro! Poi dopo ti fotto il culo!!!” “EEEH?” “Non far finta di non capire, stronzo! O vuoi che dica ai altri detenuti che sei un frocetto in cerca di cazzo?”, dice arrabbiato. Salvatore di colpo cambia atteggiamento, assume un atteggiamento servile: “No.. no, certo, faccio tutto quello che volete, ma non dite niente agli altri detenuti!!” “Stai zitto, deficiente. Giù in ginocchio e lavora il cazzo!!” “Sissignore!!”, dice Salvatore che si inginocchia pronto. “Devi succhiarmelo, meglio della migliore puttana del tuo paese, chiaro?” “Sì, certo!?” Salvatore tremava quasi a quelle minaccie: la sua cerniera era tirata giù, così Salvatore poteva vedere un pezzo di stoffa delle mutande, e quello che c’era ficcato dentro. Cazzo, sembrava grosso, e non era ancora del tutto duro. Invece la seconda guardia davanti a lui, che si era piazzato a gambe larghe si tira fuori dalle mutante un bel cazzo duro niente male, mentre l’altro gli grida: “Su, fammelo tirare, svelto!!” Siccome esitava non sapeva cosa fare gli molla due sonori ceffoni dicendo: “Tu frocio di merda devi solo obbedire, avanti, stronzo, datti da fare!!” Salvatore glielo prese con le mani e cominciai timidamente a muoverlo a massaggiarlo su e giù, e si gira verso l’altra guardia. Solo allora misi a fuoco nel dettaglio di quel strumento da monta che aveva lì a portata di mano. C’era un cazzo inverosimilmente lungo e veramente largo e grosso, molto venoso, con una cappella completamente sbucciata di colore porpora che pulsava sotto la stretta ferrea di una mano, mentre si stava facendo una poderosa sega, il quale invece aveva l’altra mano all’attaccatura della sacca delle palle pesanti e pelosi che dondolavano freneticamente avanti e dietro.
Ma arriva altri due trementi ceffoni. Le guance gli bruciavano e comincio a lacrimare. “Ehi, ti ho detto che devi farmi eccitare, stronzo! Non sei una moglie, ma una puttana! Tu sei qui solo per una cosa: per farmi godere, chiaro?” “Sssiii!!”, dice Salvatore con voce incerta. “Allora troia smettila di guardare il cazzo del collega e succhiamelo, dai, frocio! Preparalo bene, che poi te lo caccio tutto in culo!!”, dice l’uomo portandosi lentamente sul viso ed avvicinandogli l’asta dura verso le labbra. “Che fai? Sbrigati, non mi fare perdere la pazienza o ti faccio inculare a morte dai miei uomini!” “No.. no, come volete voi signore!!” Abbassando gli occhi, inizia a carezzarlo e ansima con aria preoccupata Salvatore. “Succhia con la bocca, bastardo!” Il cazzo della guardia gli si stava drizzando e Salvatore di fronte a se un cazzo di almeno 20 cm. “Tira fuori la lingua, leccalo!”, dice la guardia. Salvatore confuso sente la punta dell’asta sfregargli sulle labbra, sulle guance. Ne sente l’odore maschio, lievemente acre. “Su, apri quella maledetta bocca, frocio di merda!”, dice l’uomo con la voce roca per l’eccitazione. “Leccalo!” Salvatore schiude le labbra, tira fuori la lingua. L’uomo glielo sfrega sulla lingua, preme: “Bravo, così dai, dai, fammi vedere che cosa sai fare metticela tutta. Devi convincermi che sei una troia!!”, dice l’uomo mentre Salvatore inizia a leccargli le palle. Sentiva che non avrebbe potuto fare diversamente, che una volta giunto in quel luogo non potevo fare altro che seguirne le regole, e mentre pensava così continua a leccare risalendo l’asta sempre più verso l’alto.
La guardia ansimava e gli passava le dita fra i capelli, più dolcemente, questa volta. “Sì, così mi piace. Ci sai fare puttana con la lingua! Continua frocio siiiii!!! Così, non prenderlo in bocca, fai solo di lingua dai troia sali sù, insisti sul filetto bocchinaro. Così, non c’è male frocio lecca troia dai cosi bravo che belloo!!!” Salvatore sentiva che lo stava facendo godere e questo cominciava a scaldarsi. Geme Salvatore e si getta sul cazzo del carceriere come un affamato, e comincia a succhiarlo con foga. “Succhia. Succhia, frocio! Ehi, non mi far sentire i denti senno’ ti rombo. mmmmhhh! Ti piace il cazzo in bocca, eeeeh.. frocio?”, dice soddisfatto la guardia, mentre Salvatore continuava a succhiare senza dar segno di aver sentito. Aveva ancora le lacrime agli occhi e il cuore in gola, ma si stava impegnando. “Dai bacialo, succhialo eeeeeeccoooooo!! Bravo sì, cosììì!!” Ansima l’uomo spingendoglielo fino in gola, poi inizia a fotterlo in bocca con una serie di colpi ritmici. “Ecco, così muovi la lingua, succhia frocio di merda! Succhialo, succhialo, sto godendo!!!” Salvatore succhia con tutte le forze ora, non gli importa più niente, si aggrappa a quel cazzo nodoso e pensa solo che deve farlo godere, godere, godere. “Insisti troia, dai bravo, dai non fermarti bocchinaro, così tutto in gola, ancora! Dai… aaaaaaah!!!” Di botto spruzza un getto di sborra, che arriva dritto in faccia. Salvatore si ritrasse istintivamente, ma gli arriva un altro sonoro ceffone, accompagnato da: “Cazzo fai brutto frocio?! Qui sul cazzo devi stare!!” E con una mano lo tenne fermo la testa, mentre finiva di sborrare le ultime gocce sul viso fino ad asciugarsi sui suoi capelli e poi si richiuse il cazzo moscio nelle mutante. Salvatore è confuso, agitato, la paura gli serra lo stomaco. E lo eccita ancora di più. Di colpo l’uomo lo lascia.
Salvatore lo guarda negli occhi, smarriti e preoccupato aspetta tremante, con la bocca piena di sborra. Capisce solo che deve farlo godere, se non vuole avere dei problemi nel carcere. “No!” Geme Salvatore tremante guardando l’altra guardia che gli si sta avvicinando completamente nudo con un bel cazzo da venticinque in mano. “E invece sì!!”, dice l’uomo con un sorriso libidinoso strizzandogli i capezzoli. “Oh… Dio, ti prego non sono frocio!?” Implora Salvatore. “Ho deciso forse non ti ammazzo di botte, se saprai farmi godere!!” “Godere?”, chiede Salvatore tremando. “Sì, godere, troia! Mi farai godere? Frocio?” E poi riprese. “Quanti maschietti ti sei già fatto, eh?” “Nessuno.. mai!!” “Ah no?, lo pigli solo in bocca tu?.. no eh?, magari vorresti essere inculato, no?” “No, mai preso in bocca e nel culo, lo giuro!!” “Ah, così, il frocetto e la prima volta che succhia il cazzo?”, dice divertito la guardia divaricandogli le gambe ed incuneandocisi più a fondo col corpo. L’uomo con un dito di nuovo gli stuzzica l’ano e lo penetra appena. “Non dire bugie, frocio, o mi fai arrabbiare di nuovo: dimmi, con quanti maschietti hai fatto porco?” “No, non sono finocchio, te l’ho già detto. Cazzo, cazzo, mi piace la fica!!” “Frocio di la verità o ti castro!?”, grida con aria irata. Allora Salvatore gli racconta di tutte le ragazze che ha avuto, l’altro lo ascolta, continuando a giocare col dito nel suo ano ed a massaggiargli i genitali turgidi. “Così, ti sei preso tutti le femmine del paese, sei sicuro che nessuno ha preso te, vero, frocio?” “No, lo giuro!!” “Ma adesso la pagherai per tutte le corna che hai messo, sfonderò questo bel culetto stretto finché mi implorerai di smettere. Mmmmh!! Hai davvero un bel culetto stretto!!”, gli dice l’uomo spingendogli le gambe sul petto, e porta il peso facendogli poggiare la schiena sul lettino e lo tenne premuto sopra. Gli allarga con forza le cosce da incunearsi in mezzo, mentre il suo nodoso manganello di carne era già in tiro e fremente. Salvatore sbarra gli occhi e sbianca per la paura. Fece un nuovo tentativo disperato per divincolarsi, ma lo bloccarono immediatamente con le loro mani.
La guardia sputa su una mano e se lo passa su quel mostruoso arnese che sembra diventare ancora più grosso e duro, mentre i suoi occhi guardavano con una certa libidine il malcapitato. Gli afferra le gambe e gliele ripiega premendogliele con forza contro il petto, dove l’altro prontamente lo blocca, quindi divarica le chiappe con le due mani: “Preparati, il mio è più grosso del mio collega. Ti faro squittire come un sorcio. Imparerai a vivere qui dentro, e non farai il difficile a prenderlo nel culo. E dopo, te lo garantisco, non sarai più in grado di rifiutare altri cazzi, anzi sarai tu da brava troietta a cercarli. Vero frocetto? Ehi, ma guarda il mio collega ce l’ha già duro solo a pensare che dopo tocca a lui a fotterti!!” Salvatore tremava terrorizzato. La guardia gli si addossa, gli piazza Il grosso cazzo frugando nella piega finché trova il foro e vi si ferma e comincia a spingere. “Nooo!” Grida Salvatore provando dolore. “No? Cosa no?”, dice l’uomo aumentando la forza delle sue spinte per penetrarlo. Le loro mani lo tenevano fermo e ben divaricate quelle soffice chiappe. “Sei pronto, frocio? Tra poco ti infilo allo spiedo!!”, disse sghignazzando e poi diete una gran spinta in avanti con tutte le sue forze. “Oh, vi prego, no.. mi fate male!!” “Certo che ti faccio male, devi soffrire, sennò che punizione è? Devi soffrire, troia!!!” “No, vi prego!!” “Zitto troia!, sei mio.. e di te faccio tutto quello che voglio io! Cazzo sei bello stretto! Però!!” “Oh no! Vi prego, vi prego!!” Salvatore aveva irrigidito tutti i muscoli, un dolore folgorante gli attraversa il corpo e gli esplose nella testa. Il cazzo era riuscito ad entrare in lui e per un po’ continua a penetrarlo lentamente, applicando tutto il peso del proprio massiccio corpo su quell’unico punto. Era come un tizzone rovente premuto sulla carne viva. Un forte godimento uscì dalla bocca della guardia: “Sto entrando. Ahhhhh!, che bello. Ooooh!!!!” Il dolore tremendo al povero Salvatore gli fece uscire dalla bocca un rantolo soffocato sempre più forte.. sempre più forte fino quasi ad urlare. “AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAhhhhhhhhhhhhhhhhh!!!!!!!!!!!!” “Siiiiii!!! Urla troia.. urla.. tanto non ti sentono nessuno!!!!” “Nooo nooo, per pietà!!” “Sì, invece, sì Oh che fornace calda il tuo bel culo stretto! Ecco, sì così così!!”, geme l’uomo ad ogni spinta, affondandogli lentamente dentro, dilatandolo ed invadendolo a poco a poco. I suoi urli seguivano il ritmo della scopata. Il suo culo soffriva. “Nooo.. nooo!!”, geme in risposta Salvatore sentendosi in fiamme lo stretto buco del culo che inevitabilmente si arrende a quella invasione implacabile.
Il corpo di Salvatore trema violentemente. La guardia si ferma e comincia a dare una serie di formidabili colpi di reni entrando ora a strattoni, dilatando le budella, invadendolo, finché lui emise un breve grido di vittoria: “Ah! Eccoti infilato nello spiedo, piccolo stronzo. Adesso lo zio bello ti limerà ben bene il tuo bel buchetto, ed alla fine ti ci entrerà pure le palle, garantito! Cazzo sei caldo come una fornace. Ehi!, collega guarda.. trema come una verginella. Oooooohhh!!.. che bella fottuta!!!” La guardia lo afferra per la vita ed inizia a dare duri colpi con la sua mazza poderosa, facendo persino sobbalzare il lettino su cui l’altro teneva fermo il corpo di Salvatore. Ora era inerte, completamente privo di forze, abbandonato e i gemiti soffocati che esalava allo stesso ritmo dei colpi e le lacrime che solcavano il suo volto erano i soli segni di vita. La guardia stava dentro di lui accelera i suoi colpi. “È bello trovare un culo ancora così stretto, ogni tanto. AAAAHH!!, che gran bel culo!!!”, diceva l’uomo continuando a fotterlo con violenza. Salvatore si sentiva venire meno per il dolore e sperava di svenire, almeno avrebbe avuto un po’ di sollievo; ma lo svenimento non veniva. Ma Salvatore, assieme a un dolore cocente, sente anche un piacere intenso, strano, incredibile. E quando l’uomo inizia a martellargli dentro, implora pietà, perché si vergogna di quel piacere che prova. Vorrebbe ancorarsi al dolore, provare rabbia, odio per quella violenza che stava subendo, ma non ci riesce. Guarda l’uomo che trionfa su di lui, dentro di lui e vede che il piacere lo trasforma in una specie di vendicatore e pensa confuso: – Quante femmine ha fottuto, ha perso il conto. E ora viene fottuto. Quando fotteva le troiette che ci stavano gli dicevano sempre di no, lui invece si eccitava ancora di più e non le mollava. Adesso toccava a lui ad essere fottuto. – Il carceriere gli colpiva con la mano aperta, sulle chiappe per due tre quattro volte. lo incitava ad ansimare più forte. “Oh!, siiiiii!!, punitemi me lo merito!!”, ansima Salvatore, mentre il suo corpo era scosso dai forti colpi dell’uomo. “Ringraziami, troia, dillo che ti piace il mio cazzo in culo, dì la verità, frocetto!!” “Grazie cazzone, mi piace, fa male, ma mi piace!!”, geme con voce roca Salvatore. Dopo un tempo che gli parve eterno e poi tutto si ferma. la guardia ansima forte, lo penetra completamente e profondamente. Lui si aggrappa ai suoi fianchi e tenta di premergli dentro il cazzo fino alle palle.
Il suo batacchio si gonfia ulteriormente e esplose nelle sue viscere. Salvatore percepii la sua calda sborra, che infiamma il suo buco del culo già irritato fino all’estremo. L’altra guardia osservava la scena eccitato: “Godi, vecchio porco?”, gli chiese divertito. “Eccome no! sto godendo. Neanche nel tuo culo ho mai goduto così. D’altronde ne avevi già presi parecchi cazzi quando ti ho preso io, la prima volta!!”, rispose l’altro sghignazzando. Non passa una mezz’oretta che sfila di colpo il cazzo dall’ano arrossato e dolorante di Salvatore che esce un rivolo di sangue misto a sborra. Lui si gira attorno al corpo inerme di Salvatore e sostituì al suo collega, con il manganello di carne ancora semi_eretto. “Tocca a te, amico mio. Dagli dentro, fatti onore: è tutto tuo!”, disse ridendo la guardia che stanco si sedette li vicino e si accese una sigaretta. Vide che l’amico aveva preso il suo posto e aveva il cazzo già pienamente eretta, con mosse febbrili, si lubrifica anche lui con la saliva e infila lesto nelle carni martoriate ed aperte del povero Salvatore, che non poteva più opporre nessuna resistenza. Lo prese con tale violenza che, pur essendo la sua mazza meno grossa di quella del suo anziano collega, che provoca a Salvatore una nuova lancinante fitta di dolore. “Brutto frocio l’hai voluto tu, e ora godi puledrino! Impara chi comanda, qui dentro!” La guardia sottolineava le sue esclamazioni con vigorose pacche sulle chiappe, che presto furono rosse doloranti e le accompagnava con violente spinte del bacino. “Stronzetto! culattone! Ma ora stai mettendo la testa a posto, vero! La prossima volta mi pregherai tu di mettertelo inculo, vero! Se non vuoi che ti fottiamo in quattro!, O in sei!, O in otto!, dipende solo da te, culattone bello!” La guardia continuava così, menando gran colpi con le mani e pestando la sua mazza nel buco infocato. Salvatore continuava a tremare violentemente per tutto il corpo e si sentiva morire. “Non lo volevi, eh? E io te lo faro’ uscire dalla bocca! Lo senti, culattone di merda? Te lo stai godendo?” La guardia lo fotté più a lungo dell’altro, sembrava non dover smettere mai. Ma infine anche lui raggiunse l’orgasmo e scarica nelle carni violentate con lunghi ed abbondanti getti di sperma.
Quando ebbe finito, sfila il cazzo ancora duro dal buco del culo di Salvatore e se lo ripulì strofinandolo contro le chiappe arrossate di lui. Soddisfatto diede un bacio appassionato al suo collega che entrambi soddisfatti si rivestivano. Sconvolto per le sensazioni intense che provava. Salvatore prova come una scossa: il piacere è intensissimo, gli fa quasi dimenticare il dolore che ancora prova tra il culo. Sarà diventato un ricchione, oppure dimentica tutto: la sua vita in sospeso, la violenza subita, prima in bocca poi nel culo, anche se stava per godere, anzi vuole godere, non ha mai goduto in modo così intenso, così animale. Gli piace. Si rilassa ansante e improvviso gli torna il dubbio: cosa sarà di lui ora in quel luogo?
Fine I Parte
By Mimi

Quattro mura di dolore II Parte
I suoi aguzzini lo fece rialzare e darsi una lavata per togliersi la sborra addosso, dopo aver indossato la biancheria intima e la divisa da carcerato, e lasciato i suoi abiti personale, la guardia osserva che Salvatore aveva ancora un’erezione e ridendo guardò il suo collega e commentarono: “Adesso vedrà come glielo faranno passare la voglia, i suoi compagni di cella!!” I due aguzzini lo afferrarono ad un braccio, e lo condusse strattonando nel corridoio fino ad arrivare attraverso molti corridoi e cancelli fino alla porta della cella. La guardia tira fuori le chiavi e apre, poi lo spinse dentro senza molti complimenti.
Salvatore viene accompagnano dentro la cella, intanto quattro detenuti già hanno alzato appena lo sguardo quando le guardie lo portavano dentro e assegna a lui l’armadietto ed un letto vicino al bagno. Salvatore sistema la sua poca roba, mentre le guardie escono. La porta si chiuse dietro a se, spaventato si guarda intorno: cazzo chi l’avrebbe detto, celle con cesso e lavandino annesso. Un tavolo, armadietti, cinque posti letti con due a castello. Davvero un carcere modello. Pensa soddisfatto, e si siede sul bordo del letto. Salvatore alza appena lo sguardo verso i suoi compagni: sulla sua destra seduto la parte di sotto del letto a castelletto un uomo sui quaranta e passa, forse 45 anni, anche se niente male come maschio, ha uno sguardo franco, dritto. Invece la parte di sopra c’era un uomo meno di quaranta, forse 35 anni che sta leggendo un giornale porno, sdraiato sul letto in mutande con le gambe incrociate si trastullava il cazzo, ha la casacca aperta con un bel petto nudo e villoso, con due folte sopraccigli che sottolineano occhi profondi. Salvatore resta incantato a guardarlo, immerso in quella lettura. Vedendolo si mozza quasi il fiato mordendosi le labbra, il bozzo nelle sue mutante gli cresceva lentamente nella sua mano, era enorme. “Oh! Dio… che minchia!!!” Così non ne avevo mai visto: pensa. Invece nel tavolo sono seduti gli altri due sempre con mutante e canottiera: uno cinquantenne, non molto alto, cicciotello pelato e bruttino, mentre l’altro sulla sessantina, un paio di baffetti curati, occhi penetranti e inquietanti, un corpo pienotto, ma non grasso.
Il suo sguardo a vuoto si perdeva nella stanza, sistema la sua poca roba e incomincia a farsi il letto. Poi seduto sul bordo del letto aspettava chissà chi. E loro, ancora in mutande il più anziano si avvicina. È il primo che gli rivolge la parola: “Come ti chiami?” “Salvatore!” “Quanti anni?” “Ventinove… e dopodomani ne faccio Trenta!!” “Quanti anni qua dentro?”, insiste quello. “Dodici anni e nove mesi!” “Io mi chiamo Silvio!”, dice il baffo, poi aggiunge: “Gli altri sono Mario e Giovanni l’altro sul letto è Luca. Ti hanno spiegato il regolamento!!” “NO!” ” Le imparerai. La prima è che devi rispettare gli anziani. E la seconda è che devi farti i cazzi tuoi. Può essere molto pericoloso non rispettarle. Le altre le imparerai con il tempo. Che hai fatto?” “Niente. Io!?” “Sì, d’accordo: qui dentro il novanta per cento è innocente. Per cosa ti hanno fregato?” Salvatore racconta tutto fino al processo, e sorvola la violenza subita dalle guardie. Semplicemente finisce a raccontare dicendo: che era davvero innocente, anche se la giustizia non gli ha creduto, neanche i suoi compagni di cella. Povero Salvatore era dentro da poco, e doveva sopportare molte angherie da parte degli suoi compagni di sventura. Il giorno dopo lo passa tranquillo. Ma durante la notte successiva fu svegliato da una strana sensazione. Quando fu ben sveglio si rese conto che Luca gli si era addossato con tutto il corpo e lo stava stringendo fra le braccia. “Ehi, che fai?” chiese sottovoce Salvatore, stupito. “Zitto… stai zitto!!”, mormorò Luca mentre gli abbassava le mutande. “Ehi, no, smettila!”, mormorò lui cominciando a capire le sue intenzioni. Salvatore cerca di divincolarsi, ma Luca gli era addosso e tentava di immobilizzarlo e di levargli le mutante. “No… no, dai… non mi va!!” Protesta. Luca non smetteva, anzi sembrava più determinato che mai. A voce sommessa gli sussurra in un orecchio: “T’ho detto di stare zitto e adesso ti scopo come una troia… Oh sì, ti fottero in tutti i sensi il tuo bel culetto giovane, non puoi scapparmi!!” “Lasciami stare, non voglio!!”, rispose lui in un sussurro cercando di sottrarmi alle sue carezze lascivi. “Dai, ho voglia e tu mi piaci… sii gentile!!!” Insisté Luca eccitato. “No, dai, lascia perdere, per favore!!”, dissi Salvatore sottovoce, cercando di non svegliare gli altri. “Su, dai, Salvatore. Fatti dare una bottarella su questo bel culetto!!”, disse bloccando i polsi e cercando di fotterlo in culo.
In quell’istante si sveglia Mario che si rese subito conto della situazione e afferra Salvatore al collo aiutando Luca a tenerlo fermo e gli sussurra con voce roca: “Non fare la verginella, lasciati fottere da lui, così mi prepara la strada. Dopo tocca a me, vero Luca?” “Non preoccuparti avrai la tua parte. Tu puttana non farti sentire, o anche Silvio e Giovanni vorranno il loro turno. Preferisci essere inculato solo da noi due o da tutti e quattro, eh?” Salvatore si immobilizza perché capì che quel che gli aveva appena detto Luca era vero. Che avrebbe potuto fare da solo contro quattro uomini decisi ad approfittare di lui? Luca frattanto era riuscito a sfilare le mutante, gli si era messo dietro, su un fianco, e gli aveva spalmato con la saliva il buco. Poi aveva cominciato a premere con forza per penetrarlo. Era come in trance. Gli ritornava in mente la scena dell’ispezione da parte delle guardie e come veniva fottuto. Mentre lui spingeva, il culo di Salvatore mostrava di rilassarsi e ben trenta centimetri di cazzo senza difficoltà scomparivano all’improvviso nel suo culo da far rimanere sbalordito Luca, vedere il suo enorme cazzo sprofondare in quel buco del culo già (staot deflorato) da far commentare Luca: “Questa troietta é aperto e ben allenato dai cazzi!?” Si udirono delle risate strozzate. Salvatore chiuse gli occhi e strinse i denti mentre si sentiva dilatare ed invadere da quel cazzo durissimo ed incandescente. Salvatore non sentiva tanto dolore, essendo già allenato dai cazzi duri dei carcerieri. Luca continuava man mano la penetrazione nel culo e Salvatore cerca di assentarsi con la mente da quanto gli stava accadendo, di non pensarci, ma quella presenza dentro di lui, non gli dava tregua. Intanto Salvatore sentiva un dito infilarsi in bocca, lui di scatto aprii gli occhi e, vide Mario che aveva le mutande abbassate sul davanti e il cazzo eretto fuori. “Ma… io!?” Protestava debolmente Salvatore e senza sottrarsi. “Dai, l’ho capito che ti piacciono i maschi da come guardavi intensamente Luca, che per poco te lo mangiavi sul posto. Adesso troia succhiamelo, non fare la verginella che non e la prima volta che vai coi maschi, vero?”, disse invitante Mario puntandogli la sua asta rigida verso le sue labbra. “Su succhiamelo, muoviti che voglio godere anche io come Luca!!” Ormai Salvatore aveva capito che lì dentro era meglio dimenticarsi ogni ritegno, e si lascio andare a un pompino veramente puttanesco, sbavando su quel cazzo come se non aspettassi altro da mesi. Beh, alla fine Salvatore stava a quattro zampe e Luca lo pompava dentro di gusto, e contemporaneamente si dava molto da fare con la bocca con Mario. Nel frattempo gli era venuto duro, e, pensando non ci fossero problemi, lo impugna con decisione e prese a menarselo, mentre ciucciava cominciava a muoversi avanti e dietro, Salvatore masturbandosi se ne venne poco prima di Luca che lo prendeva con vero piacere. Non era niente male i torelli si davano da fare… facendo sussultare tutto il letto.
Mario aveva chiuso gli occhi e abbandonato la testa all’indietro, che pero’, proprio in quel momento, cominciava a eruttare getti di sperma e gli venne abbondantemente in bocca, e che lo costrinse a bere tutto. Ma a poco a poco nel sentire il suo corpo stretto fra i due maschi in calore, provoca in lui un cambiamento. Salvatore comincia a provare sensazioni strane, brividi lievi gli percorrevano tutto il corpo. Sentiva come un gran calore sorgergli dentro, invaderlo e con sorpresa si accorse che anche lui si stava eccitando, quasi in risonanza e in risposta all’eccitazione dei due. Scopriva con stupore un gran piacere che dietro si stava attenuando un po’ per volta, scoprì che il cazzo di Mario che esplorava la sua bocca gli dava sensazioni piacevoli, e pensa che, dopotutto, quei due maschi erano in calore per lui, per il suo corpo… e questo gli fece provare come un senso di potere. Man mano che l’eccitazione s’impadroniva di Salvatore, questi provava sempre maggior piacere e sempre minor fastidio così, istintivamente, comincia a rispondere a quel duplice assalto, a partecipare. Finalmente anche Luca venne con bassi gemiti di piacere, si strinse e lo abbraccia stretto immergendosi in lui un ultimo forte spasmo, assaporando a fondo l’orgasmo. Quindi si stacca da Salvatore, lasciandolo libero. Ma ora era troppo eccitato, ora era lui a voler continuare, così si gira sull’altro fianco offrendosi a Mario. Quando anche lui la penetrato nel culo, Salvatore aveva dovuto arrendersi a quei due maschi infoiati da molto prima, aveva pensato che accettare di essere fottuto da loro, mentre gli altri due si sentivano dal russare che dormivano profondamente, forse per la loro età, anche se il giorno dopo sarebbe tornati alla carica. Ma ora, dopo aver provato quel nuovo piacere così inatteso e così forte, non si sentiva più tanto certo di non volere altri cazzi. Dopo quella notte, il giorno dopo accadde una cosa impensabile. C’erano le ispezioni, alcune di routine, altre inattese, e quella mattina una delle tante ispezioni gli fecero calare anche le mutande per assicurarsi che non avessero armi o cose proibite nascoste. In quella occasione, a volte, i detenuti mostravano senza alcun senso di imbarazzo i loro cazzi flosci durante l’ispezione. Salvatore invece notava tutta quella nerchia dei suoi compagni di cella, gli era venuta un’erezione solo nel guardarli! Uno dei sorveglianti, a un certo punto, gli venne vicino e, indicando con il manganello la sua erezione, gli chiese: per quale motivo era eccitato, mentre lui rispose: che non poteva farci nulla. Non soddisfatto dalla risposta lo sberleffa dandogli del frocio, mentre tutti gli altri facevano finta di niente e il suo collega guardava con interesse la scena. La guardia Comincia a prenderlo con la mano e lo strinse decisamente il cazzo, procurandogli dolore alla base del cazzo. Salvatore era paralizzato dal piacere e dalla paura insieme. Il suo cazzo si gonfia, e reagiva ingrossandosi ancora di più. La guardia ancora non soddisfatto tolse la mano e si mise dietro a lui, lo fece piegare in avanti facendogli tenere con le mani sulle ginocchia. Afferra con entrambe le mani lo spacco del culo. Lo palpa con un movimento circolare le chiappe sode e sfregando lungo la scanalatura della fessura. Era impressionato tanto che dice: “Niente male a culo, mio bel maialone!” Quindi guarda verso il suo collega e mosse la testa in segno di approvazione. Dopo un po’ comincia a massaggiargli le crespe ed a inserire uno, due, tre diti in buco che sparivano senza sforzare. “Questa brutta troia ha il culorotto, e voglia di cazzo duro!!”, dice sorpreso la guardia, mentre Salvatore come una troia si lasciava sondare e goderne di quelle dita che affondavano nel suo profondo retto, anzi dilatava le chiappe nel favorire la penetrazione in modo di sentirli tutti in fondo al culo.
La guardia vedendo che godeva nel prenderlo nel culo rimosse i diti dal buco, e inserisce la punta del manganello all’apertura anale che si dilata ampiamente da risucchiare tutto la mazza dentro al retto. Da come assorbiva il manganello si vedeva che la fessura era già spanata dai grossi cazzi, anche se la guardia continuava divertito a ficcarlo dentro come se lo scopasse. Comandato di divaricare le chiappe con le sue mani in maniera da allargare il buco del culo, e ficcare il bastone fino al manico. “E’ qui che ti piace, eh?.. rottinculo, vuoi davvero tanto cazzo! Eh?.. frocetto!!”, dice senza levare il manganello del tutto piantato nel buco del culo con la promessa di riprendere il discorso in un altro giorno dove lui gli avrebbe saputo come farglielo passare, tutta quella voglia. Salvatore sapeva che ogni suo cenno di ribellione avrebbe dato luogo a qualche punizione severa. Per circa dieci minuti, durante il quale tutti tenevano sospeso il fiato, i due sorveglianti si scrutarono dritto negli occhi, e poi la guardia molla la presa sfilando il manganello dal buco e scuotendo la testa. “Ah!, peccato ti farei volentieri il culetto!”, disse ridento e ficcare ancora due diti in culo, e poi rimosse dal suo sfintere portando le dita al naso annusando, e soddisfatto andò a piazzarsi vicino al collega, ed uscirono con sorrisi accattivanti chiudendo la porta. Passati quei minuti di densità nevrotica lui si sentiva fortemente umiliato, e non rispose, mentre gli altri si tirano su le mutande. Salvatore ancora con le mutande calate non aveva il coraggio di guardarli, dopo l’umiliazione subita, i quattro si misero in disparte da lui. Salvatore li sentiva che parlottavano a voce bassa tra loro e che si scambiavano risatine ironiche e gomitate d’intesa. Poi li vede venire incontro e fecero un cerchio attorno a lui. Erano fermi tutti e quattro li davanti con le mutande, con dei bei pacchi che solo vederli erano eccitatissimi. Quando Silvio, comincia a toccarsi li davanti e gli altri lo imitarono. “Allora oggi compi trenta anni!” “Si!” Annui Salvatore. “Allora ragazzi dobbiamo fargli un regalino al picciotto!” “E perché?” Si meraviglia Salvatore. Nessuno risponde in quella angusta cella, anzi calo un silenzio, guardandosi a vicenda tra di loro si scambiavano sguardi di complicità. Salvatore li osserva nella sua semplicità, Silvio che si era abbassato le mutande sul davanti aveva tirato fuori un cazzo dalle dimensioni ragguardevoli, che sventolava davanti ai suoi occhi, puntato verso la sua bocca. Salvatore sbarra gli occhi dallo stupore, Silvio gli sussurra: “Tanti auguri a te, e un bel cazzo duro tutto per te, frocetto!” Salvatore rabbrividì, voleva fuggire, alla vista di quel cazzo, un misto di terrore lo bloccava. la sua paura era tutta nella sua testa, mentre i suoi sensi erano completamente eccitati da quei quattro cazzi lunghi e grossi che tra poco lo avrebbero scopato in bocca e anche in culo.
E cercava con lo sguardo intorno a se un aiuto da Luca e Mario, non poteva aspettarsi da loro alcun aiuto, poiché si era fatti complici e guardavano lo spettacolo eccitatissimi. Dal momento che la situazione gli era senza via di scampo. “Ehi, picciotto, lo hai mai assaggiato un cazzo del genere? Guarda il mio, è bello grande, 25 cm, e una cappella da fungo, quando questo entra in culo, fa tanto male, ma anche tanto piacere! Su da bravo frocio succhiamelo!!” “Lasciatemi stare stronzi!!”, rispose Salvatore impacciato e cercando di sottrarsi dal quel cazzone. La situazione era insostenibile. Nel frattempo anche gli altri, in piedi, si erano abbassati le mutande, e avevano tirato fuori degli invidiabili arnesi da monta e se lo stavano menando. “Oddio qui finisce a schifio.. sfondato da quei cazzoni enormi!”, pensa Salvatore. E capì che da lì non poteva chiedere aiuto a nessuno, lo avrebbero pestato di botte. Da dietro alle sue spalle Luca e Mario gli sfilano le mutande e poi lo immobilizzano, tenendolo fermo sul letto. In quel momento Silvio gli passa una mano sulla nuca e poi lo spinge la testa sul suo cazzone già gonfio e straordinariamente grosso!, Salvatore si spaventa di quel mostro che teneva in mezzo alle gambe. “Ora ti scopo tutto in bocca, avanti, apri la bocca, prendilo tutto e succhia, avanti troia, a quanto ho visto ti piace il cazzo!!”, dice lui incazzato. Povero Salvatore si trova di fronte una cappella molto grossa, più grossa dei due aguzzini che lo hanno violentato nella stanza delle ispezioni, compresi anche quello di Luca e Mario. Lui inizia a leccare quella cappella rossa come il fuoco, che nemmeno ai suoi sogni aveva mai immaginato, e poi chiude gli occhi e pensa solo ad ingoiare prima la grossa testa e poi tutto il resto, ma Silvio su pressione della sua mano, gli spinse dentro tutto il cazzo intero. Salvatore sentì un moto di soffocamento, e costretto a pompare il cazzo di Silvio il più in fretta possibile. Quel grosso pezzo di cazzo gli forza le labbra, le separa; poi introduce nella sua bocca la nerchia, che gli spalanca le labbra e lo ficca tutto in gola. Per un minuto rimase in quella posizione, godeva della sua bocca. Poi inizia a pompare con la sua trivella dentro e fuori, si ferma solo quando il glande arrivava a fior di labbra, per poi riaffondarla con tutta la forza giù. “Cazzo come sono eccitato, mio bel bocchinaro!!”, gemette. Con ogni movimento sembrava spingere sempre più in fondo, la sua violenza era sempre più forte, e diceva: “Niente paura frocio, hai tempo di abituarti a prendere certe misure giù per la gola. Ora brutta troia ingoia la mia minchia da venticinque nella tua boccuccia da bocchinaro!!”, disse mentre accelerava i colpi, e gemette forte e subito urla “Vengooo.. vengo nella tua bocca da pompinaro!!!” Subito dopo riversava in quella gola il suo caldo seme.
Uno schizzo dietro l’altro, e Salvatore fu costretto ad ingoiare tutto quello che scarica. “Ehi, bella fighetta fottuta, ti sei divertito con il mio cazzo nella tua boccuccia, piccola troia, ti è piaciuto il cazzo con le orecchie?, dai Giovanni sbattiglielo in bocca tu adesso a sta troia, che ora mi diverto col suo bel culetto!!” L’amico non si fece pregare, anzi incita anche lui: “Dai Silvio, fotti questa troietta, non vedi che questo porco finocchio vuole cazzo in bocca e in culo, deve sentirlo tutto se vuole capire chi comanda qui dentro!!” Erano tutti eccitati la dentro in quella cella, anche se Silvio stava cercando di metterlo nel culo. “Siii!!, glielo sfondo del tutto col mio cazzo, così anche voi potete infilarglielo tutto in questo bel culorotto!!”, controbatté Silvio, mentre con forza le sue cosce si incunea in mezzo a quelle chiappe bollente, con un nodoso manganello di carne, già in tiro e fremente. Salvatore sbarra gli occhi e sbianca per la paura. Fece un nuovo tentativo disperato per divincolarsi, ma viene immediatamente bloccato da parte di Mario e Luca. Silvio si sputa su una mano e se la passa su quel mostruoso arnese che sembra diventare ancora più grosso e duro. Gli afferra le gambe e gliele ripiega premendogliele con forza contro il petto dove Silvio prontamente lo blocca, quindi divarica le chiappe di lui con le due mani: “Preparati frocetto, il mio è più grosso di quello che ti sei pigliato fino ad ora!!” Salvatore tremava terrorizzato. Il grosso cazzo frugava nella piega del culo fino al foro e vi si ferma. Le sue mani tenevano ferme e ben divaricate le soffici chiappe di lui. Silvio era riuscito ad entrare in lui e per un po’ continua a penetrarlo lentamente, era come un tizzone rovente premuto sulla carne viva. Un rantolo soffocato uscì dalla sua bocca che continuava a succhiare il cazzo di Giovanni e il suo corpo trema violentemente. Silvio si ferma e comincia a dare una serie di formidabili colpi di reni entrando ora a strattoni, dilatando le budella di lui, invadendolo. Silvio L’afferra per la vita ed inizia a dare duri colpi con la sua mazza poderosa, facendo persino sobbalzare dal letto su cui Mario e Luca lo teneva fermo. Salvatore ora era inerte, completamente privo di forze, abbandonato e i gemiti soffocati che esalava allo stesso ritmo dai colpi di cazzo. Silvio dentro di lui accelerava i colpi e Salvatore dopo un tempo che gli parve eterno, si sentiva venire meno per il dolore e sperava un po’ di sollievo. Quando Silvio entrava completamente dentro al suo culo, ansimava forte, s’irrigidì e si scarica nelle viscere di un getto potentissimo, lui sentiva inondarsi nel buco del culo di sborra. Giovanni guarda estasiato Silvio eccitato, mentre lo fotteva. “Come te lo godi questa checca, vecchio maiale?”, gli chiese con un tono indagativo. “Che sei geloso! Neanche con il tuo culo ho mai goduto così? D’altronde non solo sei brutto, avevi già presi parecchi cazzi, quando ti conobbi in carcere!!”, rispose l’altro sghignazzando.
Lui soddisfatto estrasse di colpo il cazzo grondante di sborra, mentre ne usciva dal buco ormai spanato del povero Salvatore si sposta, in modo che Giovanni lo inculasse anche lui. “Dai Giovanni fotti sta checca, senza sputo tanto in questo culorotto entra pure un braccio e qualcosa altro!?”, disse Silvio tenendo ora fermo lui. Giovanni era entrato in lui, che nel frattempo dovette darsi da fare di bocca anche con Luca, Giovanni approfittando dell’apertura provocata dallo sfondamento di Silvio e la sua sborra aiutava la penetrazione. Infila lesto nelle carni martoriate ed aperte del povero Salvatore, che non poteva più opporre nessuna resistenza. Lo prese con tale violenza che, pur essendo la sua mazza meno grossa di quella del suo più anziano compare, provoca al ragazzo una nuova lancinante fitta di dolore. “Stronzetto! La prossima volta mi pregherai tu di mettertelo, vero! Se non vuoi che ti riempiamo di botte tutto
dipende solo da te, culattone bello!” Giovanni continuava così, menando gran colpi con le mani e pestando la sua mazza nel buco del culo infuocato. Salvatore continuava a tremare violentemente per tutto il corpo e si sentiva morire. “Non lo volevi inculo, eh? E io te lo farò uscire dalla bocca! Lo senti, culattone di merda? Stai godendo?” Giovanni lo fotté più a lungo di Silvio, sembrava non dover smettere mai. Ma alla fine anche lui raggiunse l’orgasmo e scarica nelle carni violentate con lunghi ed abbondanti getti di sperma. Anche Luca gli venne abbondantemente in bocca, e che lo costrinse a bere tutto, e poi anche Mario, il quale gli sborra in faccia, obbligandolo a spalmarsi su tutto il viso la sborra appena schizzata, anche Giovanni gli scarica in quel culorotto da tanti cazzi e riempiendolo ancora una volta di sborra. Silvio era di nuovo pronto e volle un pompino dal povero Salvatore, che lo accontenta, ingoiando la gran quantità di sborra prodotta dai testicoli di Silvio. Anche Mario e Luca incularono Salvatore, mentre spompinava Giovanni, e nuovamente il suo culo fu riempito di sborra, tanto che le sue cosce e i suoi polpacci ne erano ricoperti. Quando l’ultimo ebbe finito, sfila il cazzo ancora duro dal buco del culo spanato di Salvatore. Tutti contemporaneamente vennero e avevano riempito entrambi i buchi, sfiniti dal troppo sollazzare si sistemarono finalmente i loro cazzoni nelle mutante. “Allora finocchio ti è piaciuto vero? E questo è solo l’inizio! di una lunga serie?”, disse ridendo Silvio che compiaciuto per la fottuta va stendersi con gli altri nei letti. Povero Salvatore provava fitte di dolore ad ogni movimento delle gambe e del bacino. Gli gira la testa, non si sente bene, si sente molto debole, svuotato, frastornato da non capire se era pura realtà. I soliti scricchiolii della rete del letto che risuona altissimi nelle sue orecchie da rimbombare il cervello, anche se nella notte appoggia la testa sul cuscino che gli fece riprendere un po’ di vigore, ma sente più acuto il dolore dov’era stato violentato. Il suo corpo di tanto in tanto era scosso da un tremito convulso di freddo da sentire qualcosa colargli fra le chiappe, o sulle cosce. Era lo sperma dei quattro maschiacci che l’hanno riempito nel buco del culo, ed ora tracannava fuori come una lava di un vulcano bollente giù sporcando le lenzuola.
Il giorno dopo in quella cella non gli scambiano una sola parola per tutto il giorno, nei discorsi lo evitano come un impestato, stava in disparte da tutti come un cane fino al momento di andare tutti a dormire. Salvatore in preda ad una totale confusione si addormenta, anche se durante la notte i suoi compagni ricominciavano a possederlo più volte come una troia di strada, ed lui non dissi di no al cazzo.. senza ribellarsi allarga il culo più possibile per farli godere. Al mattino si sveglia con culo e ossa indolenzite. Per un paio di settimane era un fugace rapporto sfuggevole che venivano spesso di notte, ma un giorno le regole cambia completamente. Qualcuno aveva capito l’andazzo, mettendo Salvatore in cella di isolamento per un periodo lasciando i compagni a stecchetto. Il parcheggio durò quasi una settimana, anche se Salvatore il cazzo gli piace si adegua, e lo prese per un riposo forzato e di farla franca,
invece la porta si apre e apparse davanti a lui le due guardie che gli promise di fotterlo. Entrambi entrano dentro chiudendo e ridendo dicevano: cosa si provava a prenderlo nel culo da tanti cazzi, ridono e sghignazzano facendo dei passi avanti verso di lui insultandolo di brutto, dalla loro faccia si vedeva che erano eccitati, anzi si guardavano ammiccando a vicenda che si sbottonano tirando giù contemporaneamente i pantaloni, così poteva vedere quello che c’era ficcato dentro. Dei cazzi, molto grossi, e non erano ancora del tutto duri e si massaggiavano li davanti a lui con sfrontatezza. Salvatore sorpreso non prese nessuna iniziativa da farli arrabbiare con tono minaccioso: “Basta così?, ricordati che sei prigioniero e certe regole le devi conoscerle, se vuoi stare in questa cella devi farti inculare da noi e non avrai più noie da altri detenuti, sennò sarai nostro lo stesso! E farai la troia qui dentro?” Questa volta lo fissano tacendo con durezza. Salvatore senza aggiungere altro accetta spogliandosi completamente nudo e si appresta a inginocchiarsi davanti ai due totem e afferrarli con due mani e segarli contemporaneamente, feci a loro delle pompe superlativo da sfiancarli entrambi e rimandare ad un altro giorno la fottuta al culo. In quella cella di isolamento il giorno successivo e altri giorni avvenire fino alla sua scarcerazione non si udiva urla di dolore, ma di piacere, Salvatore implorava di essere fottuto duramente al culo da far slargare completamente il retto.

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