recovery mode

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Il 30 giugno scorso l’ufficio era particolarmente affollato dai molti clienti che, come al solito, avevano atteso l’ultimo giorno utile per regolare le proprie scadenze fiscali. Tra le solite facce scazzate in fila, annoiate e spazientite dal caldo, ad allietare il mio sguardo ecco una ragazza dai capelli lunghi e neri legati all’indietro, leggins neri e canotta bianca con bordi in pizzo su una pelle già perfettamente abbronzata. Da quel momento non riuscii più a concentrarmi sul lavoro e nella speranza che riuscissi a liberarmi in modo da poter servire io quella figa, presi a liquidare i clienti con confuse frasi di circostanza. Ad ogni paio di respiri, rilanciavo un’occhiata sulla fila alla ricerca di quel viso che non riuscivo a riconoscere, complici gli occhiali da sole indossati, ma che mi sembrava già visto.
Giunse il suo turno mentre io ero intrappolato dagli inutili commenti di un rompicoglioni che blaterava contro tasse e politici. Dentro me imprecai tutte le divinità, quando notai che la tipa tuttavia non si rivolse agli altri sportelli liberi, ma col cenno di un dito fece intendere di volersi rivolgere a me. Me ne rallegrai, cazzo almeno un diversivo in quel lavoro di merda! e mi convinsi che quindi avevo ragione, probabilmente ci conoscevamo.
-Buongiorno, mi dica –
accennai un sorriso scherzoso, come a smorzare la seriositá del “lei” forse fuori luogo -Ciao Stefano, come stai? – tolse gli occhiali e si avvicinò bisbigliando – scusa se ti disturbo al lavoro, tuo fratello mi ha dato il tuo cellulare ma non rispondevi e io… ho un problema urgente e l’unico che mi è venuto in mente in grado di aiutarmi sei tu… spero…
Riconobbi una vicina di casa dei miei, dove però non abitavo da anni e ora, capitandoci saltuariamente, al massimo salutavo a distanza nel parcheggio condominiale.
LEI alta e mora, davvero carina, più grande di me, forse trentacinque anni, con un piccolo piercing sul naso che ne esaltava i lineamenti delicati del viso e uno splendido sorriso, il nome non me lo ricordavo… – da piccolo venivi sempre tu a sistemare i guai che combinavamo al computer, alla tv… così ho pensato che un genio come te sarebbe in grado di salvare i file contenuti nel mio smartphone, penso di aver beccato qualche virus e ho paura che qualcuno possa essere entrato nei miei dati!
Quel tono confidenziale e di sincera, quanto sproporzionata, stima mi sorprese. La sfida mi intrigò subito, ma con tutto il casino che avevo da smaltire in ufficio la richiesta mi sembrò fuori luogo, così la indirizzai ad un riparatore non distante.
– No, preferirei fossi tu a vederlo e che non ci metta le mani uno sconosciuto, puoi? quando mi richiami? segna il mio numero, ti pagherò ovviamente…- incalzò supplicante, così ci accordammo subito per la sera da me, visto che col cellulare in tilt non avrebbe potuto rispondere.
Tornai a casa felice di avere alle spalle quel giorno impegnativo e davanti una serata tutta da scoprire: chissà che razza di foto quella tipa aveva tanto paura di perdere, scopate con qualche amante o nudi spediti via chat a uno sconosciuto? Quei pensieri mi mandarono su di giri, il cazzo già mi scoppiava accartocciato nei pantaloni mentre sudato guidavo nel traffico. Forse meglio spegnere gli ardori prima di incontrarla, mandai un messaggio dei miei a quella ninfomane di mia moglie “sto tornando, sudatissimo nel traffico… che fai? doccia fredda insieme?”
MARTA, mia adorata mogliettina, conosciuta in una festa di inizio anno universitario a vent’anni, uno sguardo, nemmeno il tempo di scambiarsi il nome che ci ritrovammo avvinghiati in una intensa, sconcia, pomiciata dietro al locale. Altezza media, biondina con splendidi occhi celesti che d’estate si decoravano di leggere lentiggini attorno, come due soli in una galassia di stelle, tette tonde e piene, una terza perfetta per riempirsene avidamente le mani, culetto alto con fianchi pronunciati e fighetta in ordine sempre nei minimi dettagli. Un amore alimentato da un’eccezionale intesa sessuale, prima ancora che caratteriale.

Lessi la risposta al semaforo successivo “hmm, bella proposta, ma c’è Monica, stiamo organizzando una giornata in piscina domani… temo che dovremo rimandare a dopo cena… non vedo l’ora :p ” allegando selfie autoironico ma terribilmente sexy con l’amichetta con cui simulava una pomiciata a tre con una bottiglia di birra.
MONICA, mia compagna del liceo: decise di mettersi con me a Natale del quinto superiore, mi iniziò all’amicizia, all’affetto, all’amore, ma anche alla delusione, al dolore e alla disillusione. Per prima mi donò il cuore e la fica per poi rubarmi l’anima: mi lasciò appena partì per l’università. Non pensai ad altre ragazze per mesi. Ci rifrequentammo anni dopo, ma non ci arrendemmo al destino di tornare insieme nonostante la palese affinità che ci univa: io per orgoglio e per rispetto per Marta, lei non ne so ancora per certo il motivo, ma sospettavo che si fosse pentita di avermi lasciato, non avendo trovato nelle sue successive storie una relazione speciale come la nostra. Monica era una ragazza solo carina, per niente alta, castana, profondi occhi nocciola, sorriso suadente su una dentatura perfetta e pelle ambrata. Il seno era piccolo con capezzoli pronunciati, il culetto abbondante sembrava parlare. A scuola ce n’erano di ragazze più attraenti, eppure lei era la più ambita, quella di cui tutti si innamoravano, come se intrappolasse ogni sguardo in un incantesimo impossibile da spezzare. Tornammo veri amici dopo la laurea, soprattutto per via della bella amicizia che lei instaurò con Marta: trascorrevamo tutti insieme, compreso suo marito Fabio, weekend, feste, grigliate e vacanze, rigorosamente condite da fiumi di birra, musica e battute.
Quel selfie ricevuto da mia moglie, volto angelico in cui i miei occhi eccitati scorgevano solo una gran pompinara, con l’immancabile Monica accanto, a troieggiare sul mio terrazzo slinguazzando scherzosamente con la loro Tuborg, precipitò il mio arrapamento in pura follia: giunto a casa non potevo più trattenermi e andai in bagno con l’intento di farmi una sega sotto la doccia, ma sbirciando dalla finestra del bagno le due amichette ben poco vestite spettegolare sotto il sole ancora pungente mi spinse ad andare a salutarle, ancora mezzo bagnato e avvolto nell’asciugamani, per chiedere a Marta di seguirmi un momento. La trascinai in bagno, la feci accomodare sul water e lasciai cadere l’asciugamani porgendo il mio membro barzotto all’altezza della sue morbide labbra “amore, ho bisogno di sborrare… solo un momento, sarò veloce…” Marta, sicuramente già aizzata dal mio messaggio nel traffico, si stava già dando da fare con la sua solita maestria, solleticandomi il frenulo del prepuzio con la punta della lingua “ti dispiace se dalla finestra sbircio un po’ com’è vestita Monica?” alla pronuncia di quella folle richiesta, sorprendentemente Marta reagì intensificando il suo movimento di bocca, evidentemente eccitata dalla maialaggine dell’idea, mentre con lo sguardo mi godevo il corpicino suadente e abbronzato di Monica, pronunciando apprezzamenti volgari sulle capacità orali di mia moglie. Fantasticare su rapporti a tre con Monica o Fabio e commentarsi con allusioni volgari era tipico dei nostri rapporti sessuali, ma stavolta c’era un elemento di realtà, visto che Monica, seppur ignara, era davvero lì. Pochi secondi e avvisai Marta che stavo per sborrarle in faccia come meritava una troia pompinara come lei, così intraprese una veloce e sapiente sega, continuando a sfiorarmi la cappella con la lingua. La inondai di sperma ringraziandola con parole di sincera ammirazione. Marta mi baciò pudicamente le labbra, si diede una pulita sommaria e certamente con qualche traccia del mio seme qua e là tra capelli e petto, tornò a bere dalla bottiglia condivisa con Monica. Io tornai sotto la doccia, spiando la mia ex gustarsi quegli ultimi sorsi di birra, succhiati laddove Marta aveva ripulito le sue labbra dal mio sperma, immaginando che avesse intuito l’accaduto e cercava così di riassaggiare il mio sapore.
Intanto suonarono al citofono: “Ste, c’è una tale Sara per te!”; ah Sara, ora ricordavo il suo nome! Mezz’ora prima dell’appuntamento era già lì col suo stupido telefonino in mano. Se non fosse stata così carina certo l’avrei già mandata a fanculo. La sua ansiosa disperazione mi faceva sentire in una posizione di dominio, generando in me un perverso desiderio di divertirmici.
Spiego la storia a Marta, mia moglie, che sorridente e gentile ci servì una birra e ci lasció soli in soggiorno. A quanto sapevo Sara, finalmente avevo il suo nome, aveva un figlio grandicello, che spesso scorrazzava goffo davanti casa dei miei, ed era già separata. Cazzo era una figa pazzesca, viso dolce, sorriso luminoso, tette e culo in bella vista in abiti succinti… e il pompino di quella puttana di mia moglie che anziché calmarmi aveva acceso nuove perversioni e fantasie… – scusami, ma questo telefono contiene file molto privati, capisci… per cui non volevo rivolgermi ad uno qualsiasi…
– adesso risolvo tutto, non preoccuparti- la rassicurai con tono professionale e distaccato mentre in realtà bruciavo dalla voglia di vedere i file presenti nel telefono. Ma Sara era stata sincera, mostrando cieca fiducia in me, non me ne sarei preso gioco. Acceso lo smartphone, notai che dopo alcuni secondi si spegneva da solo e continuava a riavviarsi senza consentirne alcun uso. Entrai in “Recovery mode” scaricai sul mio pc un software idoneo allo scopo, scaricai tutti i file sul mio hard disk e resettai il telefono, forse mezzora e – Fatto! – esclamai all’improvviso – il tuo cellulare è vergine come appena acquistato e dal log degli accessi al tuo account posso assicurarti che nessuno ha violato la tua privacy!
Sara saltellava col sedere sul divano, mi stringeva il braccio e mi sbaciucchiava, ed io ne approfittai per palparmela ovunque celando la mia maialaggine dietro una gestualità di scherzo, finché un po’ di birra mi cadde sui pantaloni, proprio sulla mezza erezione che mi tormentava per colpa sua e di quella situazione. – oh scusa cazzo!
– va bene, ti scusa! – scoppiò a ridere mostrando di stare allo scherzo.
– Dimmi quanto ti devo?
– Certe cose non hanno prezzo!
– Hai ragione, ma dai, dimmi una cosa che ti piace…
Mi sentii di ripagarla con la stessa sua sincerità: – a dirti la verità… Oh, guarda qui, ecco i file recuperati.
Il software iniziava a proporre sullo schermo le icone dei file immagine, c’eravamo, sgranai gli occhi poi…

Il software iniziava a proporre sullo schermo le icone dei file immagine, c’eravamo, sgranai gli occhi poi li distolsi – seleziona i file che vuoi eliminare, mentre quelli da salvare puoi spostarli su questa penna usb, fai tu, ok?
Di nuovo mi strinse forte per ringraziarmi, stavolta senza salti di gioia, ma con sincera riconoscenza e con un contatto più caldo e prolungato – grazie Stefano, la penna usb te la ricomprerò d’oro, ah mi stavi per dire come ricompensarti…
– non preoccuparti, appena ho un’idea ti mando un messaggio, ok?
La lasciai sola in quelle operazioni e quando dopo qualche minuto tornai Sara non c’era. Non sapeva che le foto trasferite sulla usb sarebbero rimaste pure sul mio pc; arrapato e bastardo, non resistetti e le sfogliai rapidamente. Un altro colpo alla mia giornata di stimoli arrapanti: no, non erano semplici nudi, ma dozzine di fotogrammi che ritraevano quell’angelo in svariati atteggiamenti e situazioni di esibizionismo e sottomissione sessuale. Che cazzo faceva questa? Poi sentii la sua voce: Sara sedeva fuori con Marta e Monica a gustarsi un’altra birra e i colori del tramonto oltre le colline. Notai che stringeva il cellulare in mano per fare alcune foto. La scrutavo con desiderio ripensando a quelle immagini, alcune in abiti sexy, in altre stile sadomaso, spesso intenta a pratiche di autoerotismo, in pose sempre ammiccanti, sinuosa come una modella, sconcia come una puttana. Le mandai un messaggio: “Funziona il telefono? ;)”. Sento dal terrazzo il suono della notifica sul suo cellulare, un attimo dopo rispose: “:D grazie tutto fatto! Complimenti per la mogliettina, uno schianto, bellissima e simpatica”.
Interdetto, iniziai un ping pong di sms mentre lei continuava la conversazione con le mie due inarrestabili birraiole:
– ma… si trattava di foto hot? – volevo capire se avrebbe negato…
– eh sì, dai che era chiaro, avevo paura finissero in mani sbagliate..
– ma dai! Chi oggi non ha qualche selfie sexy nello smartphone. Anche io e Marta talvolta giochiamo così!
– No, per me era diverso, un giorno ti spiegherò.. Mi raccomando, nessuno deve sapere! non raccontarlo a tua moglie, è così gentile con me… mi fido :*
– Ora mi fa impazzire, bella come sei, immaginarti svestita! Che cazzata lasciarti cancellare quelle foto da sola! :D.
– Ma con la splendida moglie che hai non penso tu abbia bisogno di altro! Alcune foto comunque le ho salvate se vuoi, ma poi tu mi mostri le vostre!
Quell’ultimo sms mi conturbò ancor di più, con quelle mezze provocazioni e quelle continue allusioni a Marta, alimentando la mia sfrontatezza:
– in effetti è una moglie ideale, mi ha appena fatto un pompino mentre spiavamo Monica abbronzarsi lì in terrazzo…- Forse avevo esagerato;
– davvero? uomo fortunato! te l’ho detto che Marta è uno spettacolo – replicò per nulla scandalizzata.
– Avrei preferito che ci fossi anche tu a prendere il sole con lei…
– io invece avrei preferito essere al tuo posto! 😛
Al mio? Sospesi le attività vitali per qualche interminabile secondo per comprendere il senso di quella frase.
– Ah, non immaginavo, hai un figlio…
– …e appunto un matrimonio finito alle spalle!
– Cavolo, sei una fabbrica di sorprese!
– ah ah, e ne ho un’altra: domani verrò con voi in campagna, le ragazze mi hanno invitata, dicono che sei un mago del barbecue! Così avrai modo di realizzare questo tuo desiderio di vedermi prendere il sole! Vedi che fortuna che hai?
Per assicurarmi che l’aperitivo tra donne si prorogasse, servii sul terrazzo crostini e un’altra bottiglia, scambiando un’occhiata di complicità con Sara, seduta con le sue nuove amichette col pollice sempre pronto a digitare sms di risposta.
” Wow, quanta gnocca oggi sul mio balcone! A voi, lussoriose!” esclamai tra gambe allungate su schienali di sedie e sorsi di birra strozzati da risate scomposte. “Legano in fretta tra loro le donne viziose” pensai rientrando in casa per continuare il giochino a distanza ravvicinata con Sara. Parlare di quei temi con una donna così bella e certo anche porca, in fondo quasi sconosciuta, di fronte e all’insaputa di mia moglie, mi metteva in un indefinibile stato di eccitazione.
– Dai, sono felice che venga anche tu! – tornai composto e cortese – se ti va porta pure chi vuoi
– sono felicissima anch’io, già adoro Marta e Monica!
Le foto comunque le avevo, Sara non mi aveva nascosto la verità, per cui decisi di guadagnare altri punti con lei, dato che l’indomani l’avrei rivista: – Scusa per la mia richiesta di prima, ero un po’ troppo su di giri. Squallida e scontata. Dimenticala!
– Ok ma non preoccuparti, normale reazione di un uomo ad una situazione simile. Sei speciale, sai? È stata una fortuna rivolgermi a te. Domani troverò un altro modo per sdebitarmi.
Ennesimo colpo al mio cuore! Ma che voleva dire? Forse ero io che leggevo ogni sua frase nel senso sbagliato, magari lei pensava a un buon prosecco da regalarmi e io lì a sognare l’orgia della mia vita con una moglie, un’ex e un’amica lesbica!
A quel punto, le ragazze rientrarono e presero a salutarsi, ripartendosi i compiti per l’indomani. Io scesi con Sara per andare in garage a recuperare grill e sdraio, così l’accompagnai all’auto. Avevo voglia di baciarla, di leccarle dolcemente le labbra, di accarezzarle i bei seni. “Dunque sei…? ” chiesi bisbigliando ma con tono maturo. “Hm hm” mi interruppe confermando schietta la sua omosessualità. “Allora non ti dà fastidio se ti bacio!?” scherzai. Lei rise, io le accarezzai il volto e la baciai. Dolcemente, sulle labbra, ma la baciai. Un bacio apparentemente innocuo, ma per me carico di erotismo.
“A domani”, sorrise dolcemente e salì in auto. Io andai in garage a caricare l’auto, col cazzo che mi esplodeva nei jeans. Incrociai Monica, irresistibile e affascinante come sempre, uscire dal mio palazzo: “Ciao Stefano, allora a domani… Vuoi una mano?”
“Non sai quanto… né come!” replicai ridendo da solo. La invitai a entrare in garage. Forte del feeling che da sempre ci univa, sicuro che non avrebbe tradito il segreto, le raccontai di Sara, fino a mostrarle gli sms che ci eravamo scambiati. Monica prese il mio telefono e scorreva stupita e intrigata quei messaggi, mentre io ripresi a sistemare il bagagliaio. D’improvviso raggelai ricordando che lì in mezzo c’era pure il mio folle messaggio inviato a Sara mezzora prima: “in effetti è una moglie ideale, mi ha appena fatto un pompino mentre spiavamo Monica abbronzarsi lì in terrazzo…”.
Feci per riprendermi il telefono. Troppo tardi, Monica si scostò e se lo rilesse più volte. Mi inginocchiai si suoi piedi per supplicarle di non leggere, ero terrorizzato, se Marta l’avesse saputo… Mentre farfugliavo sillabe a caso, Monica mi guardò negli occhi, espiró: “io ti piaccio ancora!”. Un vuoto allo stomaco. Mi prese alla sprovvista, attendendomi un cazziatone! Non parlavamo di noi, dei nostri reciproci sentimenti dagli anni del liceo, chiusi e censurati ognuno dietro chissà quali timori. Non ce n’era mai stato bisogno d’altronde, sentivamo tutto l’uno dell’altro, così, a pelle. Sapeva bene che il mio debole per lei era ancora lì da qualche parte, latente, assopito, ma vivo, e io sapevo altrettanto del suo. Come un dolore cronico che diventa parte della tua vita, ma che sopporti con gioia perché ti fa sentire vivo, perché è l’unica cosa che ti lega a un dono che hai perso.
Mi alzai, le voltai le spalle, chiusi il garage. Monica era dietro di me, poggiò la mano sulla mia schiena, forse per orientarsi nel buio pesto che provocai serrando la saracinesca, o forse per accarezzarmi, poi mi girai verso di lei e non ci capii più un cazzo. La baciai. Ci baciammo. Il buio intorno girava, non avevo più coscienza di me, delle mie mani, delle mie labbra, né del dove e del quando. Ricordo solo l’intensità dall’emozione, il calore della sua lingua, il profumo della sua pelle, del suo sudore. Come una bomba inesplosa di un conflitto dimenticato, che attendeva solo l’innesco per deflagrare, fiera, con la stessa forza con cui era nata, incurante della pace che ora, in un’altra epoca, le regnava intorno. Come anime in Recovery Mode, ritornammo alle nostre impostazioni di fabbrica: nessun sistema operativo, nessun software, nessun aggiornamento, nessun dato in memoria, nessun comando da eseguire. Liberi!

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