Rosalba

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Inverno 1982
– Romeo, tutto bene lì dietro?
– Sì mamma, certamente.
– Non sento il tuo amichetto.
– Sta guardando fuori del finestrino.
– Sì, signora Rosalba, guardo la strada.
– E cosa guardi?
– Negozi, case, persone.
– Sei curioso, eh?
– Sì, signora Rosalba. Ah, signora?
– Sì, dimmi.
– Chi sono quelle signorine?
– Le signorine sul marciapiede che agitano le borsette, dici?
– Sì, quelle.
– Beh, quelle stanno lavorando.
– E che lavoro fanno?
– Diglielo tu, Romeo.
– Quello che fa la mamma ogni sabato sera. Vero, mamma?
Io sfilo lo stivale sinistro, Romeo il destro. In un freddo pomeriggio di dicembre, dopo otto ore di duro lavoro, la signora Rosalba torna a casa e non ha nemmeno la forza di togliersi gli stivali. Romeo ed io le diamo una mano. Il minimo che possiamo fare, dopo che ci ha portati a casa da scuola e bada a noi fino a sera.
Lei, seduta su una poltrona accanto all’ingresso, ci porge le gambe, noi inginocchiati a terra, prendiamo in mano gli stivali di cuoio e tiriamo forte.
– OOOooìssa, oooooìssa!
Dopo un po’ di sforzi gli stivali vengono via, facendoci capitombolare a terra, tra le risate di tutti e tre. Ma ora viene il bello. Romeo si alza di scatto, corre in bagno e va a prendere le pantofole. Io rimango a terra con le gambe incrociate, fissando i piedi sudati nelle calze grigie della signora Rosalba. Annuso la puzza di sudore mista al cuoio. Mi godo il momento in solitudine. Lo smalto rosso sulle lunghe unghie è rovinato, e il rinforzo delle calze sulla punta è leggermente usurato.
La signora Rosalba muove le dita dei piedi finalmente libere dopo ore di costrizione, e sparge nell’aria tutto l’odore caldo. Spero che Romeo non torni più da dov’è andato.
Sua madre, seduta, si accorge che la sto fissando.
– Ehi. Che c’è?
– Eh? Niente, niente – mi affretto a dire, e faccio per alzarmi.
– Resta seduto – dice la signora Rosalba, mi spinge un piede sulla spalla e mi fa tornare al mio posto.
– Che vuol dire “niente”? che guardavi?
– Niente, signora Rosalba, niente, davvero.
– Che c’è, ti fanno schifo i piedi miei? Puzzano?
– N…no, signora…
– Ho lavorato tutto il giorno. È normale, sai? Te ne accorgerai anche tu quando sarai grande!
– Certo, signora.
– Ma guarda che sfacciato…
– No!
– Sei uno sfacciato. E cafone! Guardare i piedi stanchi di una signora…
– Scusa, signora Rosalba…
– Ora telefono a tua madre e glielo dico.
– No, la prego!
– Ah no? Allora dovrai fare qualcosa per me.
Nel frattempo Romeo torna sorridente dal bagno, con le solite pantofole rosa in mano.
– Grazie tesoro.
– Prego! Ora possiamo andare?
– Vai, vai pure di là. Il tuo amichetto resta con me, devo parlargli.
– Cosa devi dirgli?
– Niente, non preoccuparti, vai di là, te lo mando subito.
Romeo obbedisce, va in camera sua, lasciandomi solo con la madre, che mi osserva dall’alto della sua poltrona, con uno strano sorriso in faccia.
– Guardami – mi dice.
Alzo la testa e la guardo negli occhi.
– Guarda i piedi, lui… – sembra parli da sola. – adesso li guardi da vicino. Da moooolto vicino…
Alza un piede lentamente e me lo mette sul naso, ondeggiando a destra e sinistra. Io continuo a guardarla.
– Che c’è, puzza?
– Sì, signora Rosalba.
– Ah. Beh, mi dispiace. Devi imparare a comportarti come si deve, in casa mia. Senti che bel profumino.
La signora Rosalba allarga bene le dita dei piedi permettendomi di annusare in profondità.
– Annusa, annusa bene. Snif, snif, su!
Annuso tra le sue dita sudate e puzzolenti, come vuole lei, sperando che l’avventura rimanga tra queste mura.
– Adesso mi fai un bel massaggino ai piedi.
– Ma…ma, signora…
La signora Rosalba non risponde, mette i suoi piedi sulle mie mani.
– Forza!
Comincio a toccare quei grossi piedi caldi e sudati, la durezza di quei talloni, della pianta. Sono ruvidi e adulti. I piedi di una signora di quarantatre anni. Mi muovo impacciato sotto lo sguardo attento e soddisfatto della signora.
Nello stesso istante la porta di casa si apre, ed il marito della signora Rosalba entra in casa. Sono rosso e sudato dall’imbarazzo.
– Ciao caro!
– Ciao amore. Che succede? Che fa questo ragazzo con i tuoi piedi in mano?
– Hai visto che gentile? Gli ho detto che mi facevano male i piedi e si è offerto di farmi un massaggio.
– Ah. Che gentiluomo! – risponde il marito.
Romeo esce dalla sua camera di corsa per venire a salutare il padre. Mi guarda contrariato mentre massaggio i piedi della madre.
– Che c’è, Romeo, sei geloso? – dice la signora Rosalba. Poi, rivolgendosi a me: – sai, di solito questo è un compito riservato a lui. Ti sei offeso, tesoro? – gli chiede.
Capisco la situazione e lascio a cadere a terra i piedi della signora Rosalba. Ignorando i suoi ordini, mi alzo in piedi.
– Dove credi di andare? Non hai finito! – protesta lei.
Poi la vedo mettersi una mano davanti la bocca, con espressione stupita. Il marito, immobile, mi fissa dalla sua posizione. Romeo, i pugni stretti, sembra stia per scagliarsi furioso contro di me.
Resto impotente per un istante, senza sapere cosa dire, imbarazzato e zuppo di sudore.
Il bozzo duro e bagnato dei miei pantaloni parla per me.

Inverno 1992
– Cos’hai detto che c’era nei cannelloni, cara?
– Mentuccia.
– Oh! Mentuccia, già. Devo averlo dimenticato di nuovo. Che bei cannelloni, larghi e lunghi!
– Ehm…sì.
Rosalba impugna l’asta del mio cazzo tosto sotto il tavolo con mano forte e sicura. Strizza ad intervalli regolari come se stesse facendo degli esercizi per l’avambraccio. Strizza e rilascia, strizza e rilascia. Ogni tanto mi guarda per vedere se la mia espressione cambia.
– Mamma, mi passi l’acqua per favore? – chiedo a mia madre.
– Certo tesoro.
– Che c’è, devi freddare i bollenti spiriti, bellezza? – dice Rosalba senza alcun criterio.
– Eddai, Rosalba! – le fa mia madre versandomi l’acqua. – Insomma, come sta Romeo? – le chiede.
– Mah, che vuoi che ti dica, cara mia, non scrive più da un paio di mesi. Avrà trovato moglie laggiù in Argentina, che ne so. Si farà vivo!
– Capisco. Mi dispiace per quello che è successo.
– Acqua passata, cara. In dieci anni sono cambiate molte cose. Non tutte in negativo, credimi. E tu, invece? Come va con le donne? – mi chiede Rosalba, cambiando discorso.
– Mah. Non mi lamento.
Sotto il tavolo Rosalba mi ha fatto sgusciare fuori il cazzo, e si diverte a snocciolarmi la cappella. Poi ne strofina la punta, come la lampada d’Aladino. Intanto parla come niente fosse.
– Sei sempre stato un bel ragazzo e un donnaiolo, dai, confessa.
Con il pollice e l’indice mi schiaccia la cappella ogni volta che mi fa una domanda.
– AHI! – mi scappa.
– Che c’è, tesoro? – mi dice mia madre.
– N…niente mamma. Un crampo…
Finito il pranzo ci trasferiamo in soggiorno. Mamma si siede su una poltrona, Rosalba sul divano con me.
– Rosalba, fa come fossi a casa tua, togliti le scarpe, se vuoi – dice mia madre.
– Oh dio, grazie cara. Come sempre sei gentilissima!
Non se lo fa ripetere due volte, scalcia via le scarpe da vecchia che porta, e poggia i piedi sul divano, a un centimetro dalle mie gambe.
– Caffè? – dice mia madre.
– Io sì, grazie! – dice Rosalba.
– Anch’io, grazie – dico.
Mamma va in cucina, e Rosalba mi guarda fisso. Sento il suo sguardo su di me. Lo stesso vecchio potente sguardo dittatore.
– Pisellone! – mi sussurra.
– Rosalba smettila, ti prego. Sei…
– Cosa? Vecchia? A cinquantatre anni succhio cazzi meglio di chiunque altra puttana che ti sei sbattuto, coglione. Rizzo cazzi solo a guardarli.
– Smettila.
– Smettila un cazzo. Guardami in faccia.
Non resisto. Devo farlo. La guardo negli occhi. Mi tremano le palle.
-I piedi di una signora di cinquantatre anni sono duri come il legno. Lo sai, vero? Guarda che bella pianta, stronzetto. Te la ricordi, vero?
Guardo quella pianta che mi ha fatto godere anni fa, umiliando me e la sua famiglia. È completamente gialla, dura e compatta, sotto le calze color carne.
– Toccala.
Busso con la nocca della mia mano sul suo tallone. Sembra di bussare ad una porta. Lo stesso identico rumore. È dura come il legno. Il cazzo diventa di nuovo di marmo. Lei lo fissa.
– Te lo ingoio intero, quel pezzo di cazzo.
– Caffè!! – dice mia madre, tornando in soggiorno con le tazzine fumanti.
– Oh! Finalmente! – dice Rosalba.
Sorseggia il caffè con aria addolorata. Sta tramando qualcosa.
– Cos’hai Rosalba? – chiede mia madre.
– Oh, niente cara. È che mi fanno così male i piedi…saranno quelle scarpe maledette! Certo, se tuo figlio fosse così gentile da…
– Da…? – domando impaurito.
– …da farmi un massaggino!
– Ma certo! Dai, fai un massaggino a Rosalba, mica ti dispiacerà! – dice mia madre. Lo sapevo…
– Grazie, caro. Sei un tesoro! – dice Rosalba con finta riconoscenza.
Mi piazza entrambi i piedi in grembo, mentre continua a parlare di stronzate con mia madre.
Struscia i piedi fra di loro, sfiorandomi la cappella con i talloni. Ha imparato molte cose con il tempo, la vecchia troia…
Comincio il massaggio. I piedi sono favolosi. Duri e puzzolenti. Posso sentire ogni callo, ogni durone. Evidentemente non è mai andata da estetisti, callisti o simili. Il tempo e la noncuranza hanno fatto un lavoro eccellente. Le unghie sono così lunghe e dure che tendono le calze sulla punta. Taglierebbero un pezzo di cartone, tanto sono affilate.
Improvvisamente il pisello mi diventa così duro che la sagoma spunta fuori tra i due piedi. Speriamo mamma non se ne accorga…
Rosalba se ne accorge, invece, eccome…mi strizza l’asta tra i talloni facendomelo intostare ancor di più.
Speriamo si limiti a questo, la vecchia battona.
Mi sbaglio. Senza farsene accorgere, mi massaggia una palla con un tallone, mentre con l’unghia del mignolo dell’altro piede mi solletica l’asta. Poi riprende, nascosta dalle mie mani, il palo tra i piedi e con piccoli movimenti, me lo spippetta. Sono irrimediabilmente incastrato.
Quando…
Il fiotto di sborra esce così violentemente e copiosamente che schizza quasi fuori dai pantaloni, inzuppando i piedi di Rosalba, che sorride soddisfatta.
La loro conversazione continua, mentre io continuo a mimare il massaggio ai piedi e a nascondere l’enorme macchia umida che si allarga tra le mie gambe.

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