sacrificio di una giovane mamma tettona

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Mi chiamo Marina, ho ventisette anni e sono madre di un bambino di tre anni, mio marito Antonio è un avvocato in carriera, sono sempre stata soddisfatta della mia vita, Antonio è un bell’uomo e anche se ultimamente non facciamo l’amore così spesso come quando eravamo fidanzati è sempre affettuoso e mi ricopre di coccole. Io sono sempre stata una donna fedele, non ho mai cercato avventure e ho sempre rifiutato le avances che pure mi arrivano da uomini di tutte le età, attratti credo dal mio seno. Il mio corpo mi piace, sono curvilinea, piccola di statura ma formosa, l’unico cruccio è il seno, davvero troppo ingombrante, porto una quinta che quando ingrasso diventa una sesta, ho seni pesanti, ho paura che con l’età diventino sempre più molli e mi ricadano sulla pancia, per ora svettano ancora come quando avevo 18 anni e gli uomini lo notano eccome, devo strizzarlo con maglioni molto attillati per passare inosservata, ma è un’illusione. Ho un sedere grande ma è rotondo e non mi fa brutta, anzi.
Lavoro come insegnante privata, ho allievi sparsi per tutta la città, ma la storia che vi racconto è legata a una giovane studentessa delle medie, Silvia, 12 anni, il padre mi contattò attraverso gli annunci diversi mesi fa, sua figlia aveva problemi scolastici. Quando la conobbi fui stupita. Silvia era una ragazza molto intelligente, era anche carina, molto carina, una bella morettina con un fisico asciutto, sarebbe diventata una donna bellissima nel giro di qualche anno.
Dopo qualche lezione notai che era molto malinconica, sembrava turbata da qualcosa, attribuivo questo stato di depressione alla morte della madre, avvenuta un anno prima, però non era solo questo.
Un giorno mentre stavamo studiando nella veranda di casa sua scoppiò improvvisamente a piangere. Eravamo soli in casa, il padre di Silvia era fuori casa per lavoro, di solito quando studiavamo se ne stava nel suo studio e se ne usciva solo quando avevo finito. Il padre di Silvia, Giacomo, era un uomo basso e tarchiato, con una pancia prominente dovuta alla birra, era quasi calvo, una faccia rotonda. Non era un bell’uomo mentre dalle foto nella casa la moglie era davvero bellissima, alta e slanciata come Silvia, lo stesso incarnato.
Confesso che fui stupita dal contrasto tra la bruttezza di quell’uomo e la bellezza di quella donna, ma al cuor non si comanda, mi dicevo.
Silvia piangeva silenziosamente. Turbata mi avvicinai con un fazzoletto e le chiesi il motivo di quelle lacrime.
Lei singhiozzando mi raccontò una storia terribile. Da quando era morta mamma suo papà non era più lo stesso, si ubriacava tutte le sere, e spesso la trattava male, ma il peggio doveva ancora venire, ultimamente entrava nel bagno quando lei si faceva la doccia, e si masturbava. Non l’aveva mai toccata, si era limitato a stare lì fuori dalla doccia a guardarla e masturbarsi. Poi però l’altro giorno si era spogliato ed era entrato nella doccia, non l’aveva toccata ma si era toccato finché non l’aveva schizzata con un liquido bianco e appiccicoso.
Fui scioccata da quella confessione, abbracciai forte Silvia. Lei ricambiò l’abbraccio e mi chiese di aiutarla, voleva che parlassi a suo padre e gli chiedessi di smetterla, ma mi pregava anche di non dire niente a nessuno, di non farle portare via l’unico affetto che le restava. Io le promisi che avrei parlato con suo padre la sera stessa e così feci…
Giacomo mi accolse nel suo studio seduto dietro la scrivania. Mi fece accomodare nella sua poltrona. Io indossavo il solito maglione e dei pantaloni, niente di sexy, ma appena mi sedetti vidi che i suoi occhi andarono sui miei seni che gonfiavano il maglione in modo evidente. Non ci feci troppo caso anche perché poi il suo sguardo restò basso tutto il tempo.
Gli dissi che Silvia mi aveva raccontato tutto e che doveva fermarsi assolutamente perché stava destabilizzando la psiche di sua figlia.
Lui dapprima negò, si alzò e sembrava deciso ad accompagnarmi alla porta seccato ma improvvisamente scoppiò a piangere e si inginocchiò di fronte a me, mi chiese di non dire a nessuno che cosa aveva fatto, che da quando sua moglie era morta era confuso e depresso e che sua figlia era così identica alla sua povera Patrizia che quando era brillo credeva che fosse tornata con lui. Era un uomo davvero disperato e io provai tenerezza, piangeva come un bambino, era comunque riprovevole quel che faceva e dissi che non avrei detto niente a nessuno ma che doveva fermarsi.
-non è facile signora, perché non sono lucido quando lo faccio, è più forte di me, mi creda, mi sembra di vedere Patrizia e non mia figlia, quando mi rendo conto che è Silvia mi vergogno come un ladro.
-lo deve fare per sua figlia, deve smettere di bere e cercare di ricominciare a vivere signor Giacomo.
-Non è facile, ma forse c’è una soluzione per farmi smettere…
-a cosa sta pensando.
Si era rimesso in piedi e si era appoggiato alla scrivania.
-potremmo ricreare la situazione e al momento giusto lei mi fermerebbe ricordandomi che Patrizia è morta, forse questo mi sbloccherebbe.
Ero stupefatta da quello che avevo sentito.
-Non credo di aver capito bene
-lei potrebbe entrare nella doccia nuda come Silvia, io entrerei subito dopo e farei quello che faccio quando c’è Silvia…
-cioè lei si masturberebbe davanti a me nella doccia, io e lei nudi?
Giacomo si leccò le labbra e si massaggiò la patta.
-sì, ma non accadrebbe nulla, e io smetterei di tormentare Silvia, glielo prometto.
-non se ne parla.
Lasciai la casa scandalizzata dall’oscena proposta ma mentre uscivo vidi il volto pieno di speranza di Silvia che mi fissava, non potevo tradirla, chissà cosa avrebbe fatto il padre prima o poi, l’avrebbe violentata, e io non me la sentivo di denunciarlo, Silvia sarebbe rimasta sola al mondo, così a malincuore tornai sui miei passi e mi accordai per la mattina dopo quando Silvia era a scuola.
Così la mattina seguente andai a casa di Silvia, suo padre mi accolse come gli altri giorni, mi sembrava un uomo serio e non sembrava alticcio. Mi disse di fare con comodo, lui sarebbe entrato in bagno solo quando io mi sentivo a mio agio, disse che sarebbe stato nei pressi pronto a entrare e che se alla fine io non me la fossi sentita sarebbe bastata una parola per fermarlo. Aveva lo sguardo sincero e gli credetti, quando era sobrio doveva essere un brav’uomo, spesso l’alcol tira fuori il peggio di noi, io e mio marito siamo astemi per scelta. Per quanto bruttarello aveva occhi grandi e dolci, cominciavo a pensare che dopo tutto anche una bella donna poteva innamorarsi di lui, inoltre aveva una buona posizione e modi gentili. Questo mi rassicurò molto, decisi di andare avanti nella messinscena per il bene di Silvia, convinta che tutto si sarebbe risolto nel migliore dei modi, ahimé quanto mi sbagliavo…
Entrai nel bagno, chiusi la porta alle mie spalle e mi spogliai completamente nuda. L’essere nuda in una casa estranea, con un uomo estraneo lì vicino, che presto mi avrebbe vista sotto la doccia, mi turbava, avevo paura ma sotto sotto la cosa mi eccitava, mi sentii in colpa per questo ma era una sensazione molto remota per cui la tacitai ed entrai sotto la doccia calda.
La doccia era ampia e confortevole, ci potevano stare anche tre persone, era dotata anche di un seggiolino molto comodo, Giacomo poteva restare lontano da me, nessun contatto, mi avrebbe guardata, si sarebbe masturbato e tutto sarebbe finito. L’acqua calda era piacevole, lasciai che mi accarezzasse sensualmente, scorreva sui miei seni come un massaggio molto piacevole e sensuale, i capezzoli mi si indurirono, ero languida, se ci fosse stato mio marito me lo sarei scopato lì sotto la doccia ma soffocai quei desideri a lungo sopiti che si risvegliavano conscia che di lì a poco sarebbe entrato un uomo che non era mio marito, sarebbe stato nudo e si sarebbe masturbato guardandomi, la cosa mi eccitò e mi vergognai. Quando mi fui calmata lo chiamai, avevo la voce incrinata dall’emozione, ero molto turbata e fui tentata di fermare tutto quando lo sentii entrare in bagno e avvicinarsi a piccoli passi alla doccia, però pensai a Silvia, oramai ero in ballo e dovevo andare fino in fondo, non l’avrei tradita.
Giacomo mi chiese con voce tremante se poteva entrare, il suo garbo, la delicatezza della sua voce emozionata mi diedero coraggio, gli dissi che poteva, con voce ancor più tremante. Gli davo le spalle e cercavo di nascondere invano i miei grossi seni. Giacomo entrò e richiuse il vetro della cabina. Era dentro ora a pochi passi da me, nudo anch’egli e poteva ammirare il mio generoso deretano che non sapevo come nascondere. Sentii la sua presenza, il suo respiro affannoso mentre cominciava a toccarsi.
-Patrizia, mi sussurrò, era vicino, più vicino di quanto pensassi, sentivo il suo fiato dietro il mio collo. Io vinta dalla curiosità mi voltai leggermente, lo vidi vicinissimo, l’aria rapita, gli occhi dischiusi dal piacere, aveva un corpo rotondo privo di peluria, ma non era flaccido, la pancia prominente non era affatto sgradevole alla vista, poi i miei occhi scesero e videro la sua… proboscide, era una cosa mai vista… aveva un cazzo davvero grosso, impossibile da cingere con una mano sola, era grosso, grasso quasi quanto lui, era duro, pieno di vene e rilievi che lo innerbavano, era lungo il doppio di quello di mio marito ma a spaventarmi era la larghezza che diventava ancora più stupefacente mentre si avvicinava ai testicoli grossi e pesanti. Distolsi lo sguardo e mi concentrai sul mio ruolo.
Lui si avvicinò ancora e sentii il suo uccello toccare una mia natica. Continuava a mormorare il nome di sua moglie e a sfregarmi il suo grosso uccello prima su una natica poi in mezzo al solco, era duro, sembrava pronto a esplodere, così però il suo seme mi sarebbe finito addosso, non avevamo parlato di contatto, glielo ricordai.
-Giacomo, non dovevamo toccarci, ricordi?
-Oh Patrizia, solo un poco, così finirà prima…
Prima veniva e prima finiva tutto, era sensato, così scioccamente lo lasciai fare, lui ne approfittò maliziosamente, pose il suo cazzo tra le mie natiche e si appoggiò, sentivo così tutta la potenza di quel cazzo enorme così vicino alla mia fica, che da troppo tempo non veniva scopata a dovere. Quando infilò il cazzo sotto di me strusciando così l’asta contro la mia fica avrei dovuto fermarlo ma il contatto era piacevole, troppo e poi pensai che così sarebbe venuto, era troppo gonfio. La sua cappella cozzava contro il mio clitoride facendomi esplodere di piacere, mi stavo bagnando e il suo cazzo si stava imperlando dei miei umori, completamente inebriata da quelle sensazioni stavo dimenticando il mio ruolo oltre che di essere sposata, così lo fermai, mi voltai e gli parlai con dolcezza fingendo di essere Silvia.
-no padre, ti prego, la mamma è morta, io sono tua figlia, non puoi farmi questo papà.
Eravamo incollati, mi aveva chiuso nell’angolo della doccia e il suo grosso pene che ora potevo ammirare gonfio e da cui colava il liquido pre eiaculazione era appoggiato sulla mia pancia, i miei seni toccavano il suo petto, avrebbe potuto scoparmi lì in piedi contro il muro ma non lo fece, scoppiò a piangere e mi abbracciò paternamente.
-Oh Silvia, perdonami, nello slancio dell’abbraccio finimmo sul pavimento della doccia, io sopra di lui ma era un abbraccio innocente anche se il suo pene era sotto di me e poteva agevolmente entrare dentro. Lui però piangeva la testa appoggiata innocentemente al mio seno.
-perdonami tesoro, perdonami.
Sembrava davvero commosso e pentito e io mi sentii fiera di aver liberato Silvia da quel peso e lui dall’afflizione, lo guardai negli occhi e lo trovai così dolce, lo baciai sulla guancia sentendo le sue lacrime salate entrarmi in bocca mischiate all’acqua della doccia, lui appoggiò nuovamente la testa sul mio seno e io gli accarezzai la testa rotonda, poi sentì la sua bocca scivolare fino al capezzolo destro, sentì la sua lingua che lo titillava e poi le sue labbra che dolcemente lo suggevano… persi la testa per un istante mentre sentivo il suo cazzo crescere di nuovo sotto di me, lo sentii pulsare di rinnovata vita, era così vicino all’ingresso del mio sesso che sarebbero bastati pochi movimenti per farlo scivolare dentro talmente umettata era la mia fica… decisi di fermarlo, provai ad allontanarlo ma gli sforzi non fecero che precipitare tutto, mentre mi divincolavo dall’abbraccio sentii che il suo cazzo stava entrando dentro, inesorabile e ahimé troppo piacevole da fermare, benché capii che un nerbo del genere entrando mi avrebbe fatto un po’ male, era troppo delizioso però, sentii la sua enorme cappella scivolare portandosi dietro quel palo vigoroso che mi apriva in due, era troppo bello, venni subito tremando e singhiozzando, lo implorai di fermarsi ma il mio corpo assecondava le sue spinte mentre la sua bocca famelica succhiava i miei seni turgidi, entrò completamente in me saziando il mio ventre da troppo tempo affamato, il suo cazzo era davvero grosso, mi apriva, lacerava, colmava spazi che non erano mai stati colmati prima, era troppo per me, avevo perso la testa, cercavo di spingerlo via ma godevo come una pazza con quel palo dentro di me, un palo gonfio di sperma pronto a esplodere… così le nostre bocche si unirono, incapace di capire baciai quell’uomo brutto con passione, allacciando la mia lingua alla sua, baciava come nessuno mi aveva mai baciuto, languido e lento, prendendosi tutto il tempo del mondo mentre il suo cazzo mi scopava in profondità… di colpo mentre sentivo montare un nuovo squassante orgasmo dissi che ero sposata che non potevo farlo, dovevamo fermarci ma questo se possibile lo eccitò ancora di più e, ho vergogna ad ammetterlo, eccitò anche me, il suo cazzo sembrò diventare ancora più grosso e pronto a emettere il suo getto spermatico e io afflitta dalla vergogna lo stringevo saziandomi beata, raggiunsi un secondo orgasmo più potente del primo, venni disperatamente, e le lacrime mi vennero agli occhi perché stavo tradendo mio marito che amavo, e lo stavo tradendo con un uomo decisamente più brutto, che pure mi stava facendo godere come mai avevo goduto, come avrei potuto confessare a mio marito il tradimento e il motivo per cui avevo ceduto? Così turpe e bestiale mi appariva e pur essendo inconfessabile era per me irresitibile, era il suo enorme cazzo, così grosso che era impensabile per me farlo scivolare fuori, la mia fica lo implorava, lo succhiava dentro di sé… mi sentivo sconcia, una lurida puttana e questo invece che darmi resistenza mi fiaccava, mi piegava al piacere, al godere, non riuscivo a fermarmi… di tanto in tanto il raziocinio mi tornava, vedevo quell’uomo che mi succhiava avidamente le tette, incapace di resistere a tanto a ben di Dio mentre le sue mani grandi e grassocce mi stringevano le natiche facendomi male, e provavo a sussurargli di fermarsi ma lui per tutta risposta mi metteva la lingua in bocca sicuro che avrebbe trovato la mia lingua arrendevole… e purtroppo così era, rispondevo ai suoi baci talvolta passionali talvolta teneri con slancio, sentendo il peso immane della colpa, godevo troppo, gli orgasmi si susseguivano, ero conscia che se Giacomo fosse venuto dentro di me sarei rimasta incinta, non potevo fare in modo che accadesse ma ogni volta che provavo a sfilarmi dal suo palo di carne la mia fica lo riattirava come se vivesse di vita propria, e io quando sentivo venir meno il piacere agognavo di risentirlo presto così quei movimenti a uscire ed entrare non facevano che amplificare il godimento, e quando cominciai a sentire pulsare quel cazzo dentro di me, quando percepì che lo sperma stava salendo abbondante e inarrestabile gli dissi di non farlo, di avere pietà di me con un filo di voce, con la voce rotta da un piacere inaudito, assoluto a cui non riuscivo e non potevo sottrarmi, perché l’idea che quel cazzo così grosso potesse esplodere di sperma dentro di me mi faceva impazzire, e la vergogna non faceva che dare nuovo piacere, ero una puttana traditrice, non avrei più potuto guardare negli occhi mio marito e mio figlio… Giacomo venne e io sentii la sua sborra calda riempire il mio utero fecondandolo, venni a mia volta, un ultimo orgasmo squassante, che mi lasciò senza fiato, tremante e appagata… finalmente ci sciogliemmo dall’amplesso, vidi il cazzo non più duro ma ancora grosso e pulsante, scivolare via lasciando un filo di sperma che ricadde sulle labbra arrossate della mia fica…
-grazie Marina, infinitamente grazie, mi hai guarito e hai salvato mia figlia.
Mi baciò teneramente sulle labbra e poi uscì dalla doccia lasciandomi lì sul pavimento sotto l’acqua calda scrosciante che si portava via gli umori della mia fica mischiata al suo sperma. Mi vergognavo, per aver tradito mio marito e per aver goduto così tanto nel farlo. Uscì dalla doccia e dopo essermi asciugata mi rivestii, trovai Giacomo seduto a tavola, mi offriva del caffè, lo respinsi, me ne andai da quella casa mortificata, a testa bassa.
La storia non finì lì… i giorni successivi tornai da Silvia, la trovai più serena, sintomo che il padre aveva smesso di tormentarla, Giacomo mi chiamava nel suo studio a fine lezione, mi fermavo un paio d’ore da lui, a mio marito avevo detto che Silvia necessitava di tanto studio supplementare e lui non aveva battuto ciglio, come potevo dirgli che mi fermavo perché avevo ancora voglia del grosso cazzo del suo papà?

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