Saretta e il certificato medico

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Sara è una studentessa di 21 anni proveniente dalla profonda provincia veneta. Da un paio di anni segue a Venezia un corso alberghiero in una scuola professionale molto apprezzata in tutto il mondo.
È una ragazza bruna, alta 1.65 m, pesa 55 chili. Ha gambe sode e snelle, un sederino piccolo, sodo e muscoloso. Ha un seno prosperoso, una bella coppa C quarta misura, ma vita snella.
Sembrerebbe molto sportiva, ma in realtà non ha tempo di fare sport: per pagarsi gli studi deve fare la cuoca in un ristorante veneziano, attività che le fa sicuramente curriculum, e che la impegna tutte le serate della settimana domenica esclusa.
Ora, tra scuola e lavoro, Sara, Saretta per amici, non ha davvero la possibilità di seguire altro, tanto che, spesso, trascura le pratiche amministrative della scuola.
Questo sabato Saretta lavora duramente al ristorante proponendo le sue nuove ricette ed ottiene il meritato successo. Ovazione dei commensali, congratulazioni alla cuoca e giretto tra gli astanti per ricevere personalmente le lodi.
Tutto bene, tanto che il proprietario le dà una gratifica, peccato che, mentre gli ultimi ospiti escono dal locale, Saretta incontra Nadia, una sua compagnia di corso.
Nadia invidia ferocemente Sara ed ha avuto l’occasione di tirarle un bel tiro.
“Ciao”, dice Nadia “adesso che ti vedo mi sono ricordata che dovevo darti questa busta dalla direzione, sai, tra una cosa e l’altra è una settimana che non riesco a dartela. Adesso devo uscire che il mio ragazzo mi aspetta, ciao” e se ne esce, con uno strano sorrisetto.
Saretta non fa caso alla busta, la mette nella tasca del grembiale e torna in cucina a rassettare insieme alla cuoca Daniela.
Dopo due ore, a lavoro finito, le due si tolgono i grembiali e si preparano a tornare a casa. Sara trova la busta e la apre. Dentro c’è scritto “Esimia, lei deve ancora consegnare il certificato medico di idoneità alimentare, se non ci perviene entro lunedì 21 Lei si può considerare espulsa sa scuola”.
“Ma è lunedì prossimo” esclama Sara.
“lunedì prossimo cosa?” chiede Daniela
“Devo dare il certificato medico entro lunedì prossimo e adesso è già domenica!!” fa Sara
“Ah sì, e non potevi pensarci prima?”
“Ma io non lo sapevo, e adesso cosa faccio, dove lo trovo un medico domani, in ospedale i certificati li fanno solo il giovedì”
“Bè, c’è sempre la dottoressa Bianchi”
“Chi?”
“Bianchi Stefania, è il medico che si occupava di certificati del genere per la scuola fino alla pensione, io ci sono andata un sacco di volte, anni fa. Lei riceveva anche a casa, magari lo fa ancora. Se vuoi ti do il numero”.
“Potresti telefonarle tu? Magari hai più confidenza”
“Va bene” conclude Daniela, domani ti faccio sapere.
Mogia mogia, Sara torna a casa e si addormenta molto tardi per il pensiero del certificato perduto. Prima di addormentarsi si illude di poter far aspettare la scuola ancora un giorno.
Il giorno dopo Sara viene svegliata di soprassalto dal suono del telefonino, a tentoni lo afferra e risponde:
“Ciao sono Daniela, ho telefonato alla dottoressa e ha detto che ti può visitare oggi pomeriggio alle due, ti raccomanda la puntualità. Dai che il problema è risolto”
“Ah va bene grazie, dove devo andare?” chiede Sara ancora assonnata
“Al numero 1000 di cannaregio, dentro il sottoportico dell’indorador”
“Ah va bene grazie” dice Sara, in realtà insicura della strada
“Ciao eh” chiude Daniela.
Sara si alza e guarda l’ora. Sono già quasi le 11, quindi si alza, fa una colazione con uova e toast e poi va a farsi un lungo bagno preparatore.
Poi si ripassa ascelle, gambe, pancino e già che c’è la patatina. Sara è depilata ovunque, soprattutto per evitare che si formino irritazioni durante le estenuanti sessioni di cucina e non vuole che nessuno la veda in disordine, anche se si aspetta che la visita si limiti a qualche domanda ed all’auscultazione del cuore.
Indossa un completo intimo sobrio ma nuovo, in modo da non sfigurare. La mutandina del completino lascia scoperte le chiappette sode. Poi, poiché è primavera, la ragazza si veste con una semplice gonna corta nera, scarpe leggere nere, maglietta a maniche corte di lanetta leggera bianca, niente calze.
All’una esce, anche perché non conosce bene la strada.
L’inizio del discorso
Trovare la porta non è facile, finalmente la trova dentro una calle scura e un po’ puzzolente. Suona e subito le viene aperto.
Una stretta rampa di scale porta al primo piano, non ci sono altri appartamenti serviti da quella entrata. La accoglie una tipa sui 70 anni, capelli lunghi e bianchi, piccolina e magretta.
“Buongiorno sono Sara Monticelli”
“Ciao, sono Stefania, vieni pure dentro”.
La ragazza si accomoda nell’entrata, larga e spaziosa, arredata con soffici poltroncine, ma un po’ scura. L’appartamento dà sulla calle, quindi, nonostante la giornata sia primaverile ed assolata, la luce è solo artificiale ed un po’ triste.
Inoltre il mobilio era moderno negli anni ’60, la carta da parati ai muri è stinta, i cuscini sono lisi e la casa puzza un po’ di chiuso e di un odore che Sara non riesce a riconoscere.
“Bene Sara”, dice la donna, “ho sentito dalla mia vecchia amica che hai bisogno di un certificato di buona salute per la scuola alberghiera”
“Sì”, dice la giovane “entro lunedì”
“Bè sono in pensione, ma di certificati del genere li posso ancora fare”
“Sì, bè ne ho davvero bisogno”
“Ma non stare lì impalata, siediti siediti, allora ti piace la scuola?”
Sara e Stefania si siedono. La corta gonna di Sara permette di vedere bene le gambe sode e lisce della ragazza. Saretta incomincia a preoccuparsi, teme che la cosa si faccia lunga e lei non vuole perdere tutta la giornata libera con quella vecchia, perciò risponde
“Sì mi piace, però mi dà da fare tantissimo. Per esempio oggi, no, sono a casa dal lavoro, ma mi tocca studiare”
“Ehh capisco, Daniela mi ha detto che sei un’ottima cuoca, e hai molto successo”
Sara arrossisce un po’ “Bè insomma me la cavo”
“Vabbè” dice la dottoressa “adesso ti tocca la visita per il certificato, eeeh sapessi quante ne ho fatte ai miei tempi, stai tranquilla, in un’oretta si fa tutto”
“Un’oretta?”
“Eh sì, il certificato di cui hai bisogno prevede un alto livello di accertamento, per cui dovrò farti la visita completa”
“Ah”, fa Sara stupita“, e cioè”
“Non ti devi preoccupare”, fa Stefania alzandosi “adesso aspetta qui che preparo la stanza, sai ho creato un piccolo ambulatorio qui in casa mia, però ho bisogno di qualche minuto”.
Stefania si allontana, imbocca un piccolo corridoio e sparisce.
Sara rimane sola ad innervosirsi, dalla sua poltrona può vedere l’imboccatura del piccolo corridoio e la cucina, piena di mobili coordinati laccati in rosso, sempre con un gusto retrò. Passano molti minuti finché sente una voce chiamarla: “Saretta vieni pure”.
Sara si alza ed imbocca il corridoio, che è quasi al buio fatta eccezione una stanza posta quasi alla sua fine.
Sara raggiunge la stanza e guarda dentro e capisce da dove veniva lo strano odore che non riusciva a definire: era disinfettante. Trova una stanza spaziosa, tutta arredata di bianco, con armadi di metallo, un lettino medico, una bilancia ed una scrivania dietro la quale sta seduta Stefania, vestita con un grembiale bianco immacolato. Il pavimento è ricoperto di una moquette blu, dall’aspetto logoro, ma evidentemente linda e pulita. Tutta la stanza dà l’effetto di profonda pulizia anche se, evidentemente, il mobilio ha 50 anni e più.
“Entra, entra”, fa l’anziano medico “iniziamo subito a conoscerci, siediti” fa indicando una sedia vicino alla scrivania. Sara si siede ed inizia il colloquio.
“Allora” fa il medico “raccontami, stai bene?”
“Sì, tutto bene, a parte la stanchezza degli impegni”
“Ah certo, bè è normale, tra studio e lavoro, hai avuto malattie importanti?”
“No, solo qualche influenza”
“Ma dimmi riesci a prenderti i tuoi tempi, a frequentare gli amici?”
“Sì sì, qualche uscita la faccio, durante le vacanze, domenica”
“Allora hai tanti amici, vai in discoteca?”
“No a me la discoteca non piace troppo, preferisco andare a cena o a vedere film”
“Ah, una ragazza romanica, e dimmi, ce l’hai un ragazzo?” A Sara ormai sembra quasi di confessarsi, però prosegue:
“Bè ho qualche amico con cui mi piace uscire”
“Ma come”, fa il medico “una bella ragazza come te non ha il moroso? Strano, alla tua età me ne facevo due alla volta”
Sara arrossisce e risponde “bè sì bè anche a me piace qualcuno”
“Ah ecco” incalza la dottoressa, “meno male, qualche compagno di scuola?”
“No, gente che incontro al lavoro, così”
“Ah bene, bene, è bello fare molte esperienze alla tua età, ma dimmi tutti rapporti completi?”
“Ma scusi, ma che c’entra?”
“Eh Saretta, posso chiamarti Saretta, che vuoi che sia, al mondo d’oggi occorre essere disinibiti come nella mia nella tua professione, non mi dirai che sei vergine?”
“No, ma…”
“Ohhh vedi, bene, e non essere timida con il tuo medico?! Saretta, posso chiamarti Saretta, la Daniela mi dice che ti chiamano così”
“Sì cert”
“Ecco allora, adesso che siamo in confidenza, hai problemi intestinali? Stitichezza, diarrea”
“No”
“Quando hai avuto le ultime mestruazioni?”
“La settimana scorsa”, risponde Sara un po’ imbarazzata
“Bene, allora iniziamo” fa l’anziana dottoressa alzandosi, “per prima cosa togliti maglia e gonna che iniziamo”
“Dove?” chiede Sara
“Ma qui, che problema c’è nessuno ci vede le finestre sono chiuse, dai!”
Sara si alza, si sfila la gonna mostrando le cosce tornite e sode, poi si toglie anche la maglia rimanendo in reggiseno e mutandine
“Ohhh eccoti qui, che bel corpo, ehh si vedeva che sei bellissima, e che bel completino nuovo, semplice ma sexy, dai adesso iniziamo”.
“Cosa devo fare?”
“Siediti su lettino, per prima cosa controlliamo i riflessi”
Sara si siede sul lettino. Guardandolo da vicino si accorge che è molto vecchio, la copertura di similpelle, verde e sbiadita, è screpolata. Le parti metalliche sono ossidate e consumate dall’uso. Eppure il letto è evidentemente pulito, anzi lucidato, quindi poggia le natiche, scoperte dalle strette mutandine, senza indugio.
“Ecco brava”, dice Stefania, adesso mettiti sul bordo
Mentre il vecchio dottore va ad un armadietto e ne estrae martelletto, macchina per la pressione ed una scatola metallica, Sara si sposta verso il bordo del lettino ancheggiando con una certa difficoltà, la copertura verde le fa parecchio presa sulla pelle.
Finalmente Stefania le si avvicina e appoggia tutto l’armamentario sul lettino a fianco di Sara. Poi afferra il martelletto e le fa: “Accavalla le gambette” Sara mette la gamba destra sulla sinistra e Stefania le colpisce il ginocchio col martelletto. La gamba di Sara scatta in avanti. “Adesso accavalla l’altra” e il medico colpisce di nuovo Sara facendole scattare la gamba.
A questo punto Stefania chiede “Adesso tieni le gambe un po’ divaricate”. Quando Sara è pronta il medico apre la scatola metallica. All’interno si trova un vecchio oftalmoscopio con alcuni coni metallici. Poi il medico si infila tra le due gambe divaricate ed esamina naso ed orecchie.
Poi si allontana per prendere la macchia per la pressione e Sara, istintivamente avvicina le ginocchia, ma Stefania le dice “No, scusa, tieni le gambe divaricate che non ci passo”, poi, infila la macchina per la pressione su per il braccio stranamente dal lato destro della paziente. Sara si chiede come mai deve rimanere in quella posizione, la macchina si stringe e le dà fastidio. Finalmente la misurazione finisce, il medico raccoglie tutti gli strumenti, li deposita sul tavolo e poi va all’armadietto prelevando uno stetoscopio. “Ecco” dice Stefania, adesso ti controllo i polmoni. Stefania va dietro a Sara, indossa lo stetoscopio e comincia la sua auscultazione. Inizia da quasi sopra la spalla destra ed ausculta entrambi i polmoni continuando a dire “Respira, respira”. Il medico appoggia lo stetoscopio dall’alto verso metà schiena, poi ricomincia dall’altra parte.
“Ecco bene, adesso Saretta vediamo la capacità polmonare, respira normalmente” Il medico si appende lo stetoscopio al collo ed inizia a percuotere la schiena della ragazza. “Adesso trattieni il fiato” mentre Sara esegue il medico percuote nuovamente la schiena e dice “Bene e adesso…lascia il fiato” e mentre la bruna finalmente espira, il medico le fa la prima sorpresa.
Seni al vento
Stefania sgancia il reggiseno di Saretta, che cade a terra. “Ma cosa…” esclama la ragazza” “AH tranquilla”, fa la dottoressa, “Devo auscultarti il cuore e con il seno che hai in reggiseno è impossibile. È davvero bellissimo sai, adesso aspetta che vengo davanti, ecco, allarga ancora un po’ le gambe”.
Stefania rindossa lo stetoscopio e si fa strada tra le gambe della ragazza, che adesso sono davvero molto divaricate. La ragazza, in topless, mostra il florido seno, le mutandine, davvero ridotte, coprono appena il pube e anzi lasciano intuire la forma della vulva. Il medico si gode lo spettacolo mentre ausculta il torace, inoltre, per auscultare meglio il cuore, sposta parecchie volte il seno sinistro che si inturgidisce “Però”, dice il medico “che capezzoli duretti che c’hai eh, adesso alza le braccia e tielle belle tese in altro”.
Sara alza le braccia e Stefania appoggia lo stetoscopio sul fianco destro e sinistro, mentre osserva i grossi seni allungarsi. Quindi si toglie dalle orecchie lo stetoscopio e lo riappende al suo collo, poi, con la mano destra inizia a palpare il seno destro. Sara sussulta e dice “Ma cosa fa”, “È importante controllare il seno, soprattutto quelli grandi come i tuoi, ecco guarda come si fa, prima palpo tutto il seno con la mano aperta, così, poi, affondo le dita nell’aureola, così, bene e adesso faccio lo stesso con l’altro, ecco qui, la prima passata è fatta, adesso abbassa le braccia e rialzale lentamente. Vedi come le due tette sono uguali e si stendono per bene. Adesso metti le braccia perpendicolari al corpo, bene brava, ecco e adesso vediamo le ascelline come vanno”.
Il medico affonda le dita di entrambe le mani dentro le ascelle della ragazza che mugugna di dolore.
“Un po’ fastidioso, vero? Adesso facciamo un altro controllo, ecco sdraiati”. La ragazza si sdraia sul lettino, il medico le dispone le braccia stese lungo i fianchi e ricomincia a palpare il seno, stavolta usa la punta delle dita, entrano in profondità controllando ghiandola per ghiandola. Alla fine i seni sono duri e turgidi e i capezzoli dritti. Stefania li afferra con le dita di entrambe le mani e gli dà un tirone, Sara uggiola per la strana sensazione. “Proprio belli questi seni, belli e sani, adesso però vediamo il pancino”.
Stefania inizia a picchiettare la parte superiore dell’addome, poi, passa alla parte inferiore. Il medico si rinfila lo stetoscopio ed ausculta il tubo digerente. Poi lo riappende al collo e preme con forza dalla parte del fegato, dicendo: “Ecco, respira a fondo, bene, brava così respira ancora che devo sentire i bordi del fegato”. Intanto picchietta sulle costole della ragazza. Dice ancora: “Qualche dolorino? No, bene, adesso vediamo bene bene le ghiandoline del pancino, ecco, spostiamo un po’ le mutandine”.
Detto, fatto, gli slip neri sono tirati in basso quasi fino a scoprire il clitoride. Il dottore esclama “Ma sei depilata, bene bene, dopo andiamo meglio”, “In che senso, dopo?” chiede Sara. “Bè, nel continuo” risponde il medico, mentre palpa la pancia della ragazza con la punta delle dita, molto approfonditamente. “Ecco. Adesso alza le ginocchia”. La ragazza appoggia i piedi sul lettino ed il medico aumenta ancora di più la pressione delle dita facendole un po’ male. “Ahi, mi dà fastidio” dice Sara, “Su, su, devo sentire le tue ovaie per bene, resisti un po’” risponde il medico. Come un’onda le mani del dottore si alzano e si abbassano, premendo, prima a destra dell’ombelico e poi a sinistra. Stefania dice “Mi sembra che vada tutto bene, però allarga le gambe che provo a sentirle di lato”. Sara divarica leggermente le ginocchia, ma il medico le separa bruscamente, fortunatamente le mutandine sono molto elastiche, altrimenti sarebbero schizzate verso l’alto.
Con le gambe a ranocchia, ma le mutande ancora su, Sara è pronta per una nuova serie di palpate profonde che stimolano la zona bassa della pancia e le fanno sentire la sensazione di avere la vescica pienissima. “Ahi, basta basta, mi viene quasi da fare pipì”. “Va bene ho finito, vai pure in bagno, è in fondo il corridoio a destra”.
Sara si alza dal lettino e prende il reggiseno, fa quasi per metterselo ma il dottore la ferma: “Eh no, devo controllarti la postura, rimani così che a casa non c’è nessuno”. Dubbiosa, coprendosi il seno con un braccio, Sara esce e va al bagno.
E adesso giù le mutandine
Al rientro Sara trova che il dottore ha spostato il lettino al centro della stanza e la sta aspettando al suo fianco. LA cosa strane è che ha indossato un paio di guanti di lattice bianchi.
“Eccoti Saretta, adesso vieni al fianco del lettino, bene così., e basta nascondere quel bel seno, ecco metti le braccia parallele al busto, così ed adesso chinati in avanti”,
La faccia di Sara ora sfiora il lettino, la ragazza si accorge di avere lasciato le mutande calate e pensa “Che vergogna, mi si vede quasi il sedere”.
Il medico fa chinare in avanti la ragazza tre quattro volte, “per controllare bene la schiena”, dice, il seno prosperoso ballonzola durante il movimento. Infine Stefania dice “Sì, hai una leggera torsione a sinistra, vediamo se è seria, allontanati tre passi dal lettino e appoggia le mani sopra, ma tenendo le gambe unite”, “Ma così?”, chiede Sara camminando all’indietro e piegandosi toccando il letto con molto sforzo. “Ecco, sì, così, cerca di tenere le gambe dritte ed unite”, dice il dottore mentre passa la punta delle dita guantate su tutta la spina dorsale, dalle scapole fino al sedere. Arrivata ai glutei, Stefania infila la mano guantata nelle mutane e le tira giù: “E adesso giù le mutandine, vediamo bene questo bel sederino per capire come butta la schiena” “Ma cosa, come, ma sono nuda” strilla Saretta, “Ma sì, cosa vuoi che sia”, ribatte il medico “in fondo dopo devo farti l’esame ginecologico completo”. “Come?” “E si, è obbligatorio, cara. Bene, la schiena non ha dei veri problemi, in fondo basta un po’ di ginnastica per risolvere, adesso però stai così”. Il medico va all’armadietto e ne tira fuori un termometro sottile ed un tubetto di lubrificante. Bagna la punta del termometro con il gel e va da Saretta che non ha visto niente presa dallo sforzo di rimanere in equilibro. Senza preavviso, Stefania allarga le piccole e sode natiche della formosa ragazza ed infila il termometro tutto in una volta. “Ma cosa” strilla Sara “Calma” risponde il medico “ti ho detto che devo esaminarti dai, adesso stai lì buona”. Il medico torna all’armadietto e tira fuori un vassoio che riempie con un anoscopio, uno speculum vaginale piuttosto largo, alcuni lunghi cotton fioc, il tubetto di lubrificante ed alcuni guanti. Mette il vassoio su di un carrellino e lo avvicina al letto, poi tira un basso sgabello vicino. Infine alza la parte superiore del lettino a formare uno schienale ed estrae da sotto dei sopporti per le gambe.
Gambe bene aperte
“Dai Saretta, adesso siediti qui”, dice Stefania. La ragazza, ora completamente nuda, si siede con aria piuttosto mogia. Ormai Sara è oltre l’imbarazzo, è solo un po’ frastornata ed intimidita, quindi segue alla lettera le indicazioni del suo medico.
“Bene ora metti le ginocchia sui quei supporti, così brava, e avvicina il sederino al bordo”. Adesso Sara ha le gambe divaricate, la sua posizione è scomoda perché i supporti sono poco più di grandi ganci a cui adesso sono appese le sue ginocchia ed in più sono anche piuttosto alti. Questi supporti la costringono ad una posizione grazie alla quale sono in piena vista sia la vulva, liscia e depilata, che l’orifizio anale ed anche su questo non c’è un pelo, perché quando Sara si depila lo fa con cura.
“Ecco qui” chiosa Stefania “a gambe bene aperte, adesso iniziamo la visita ginecologica”. Dicendo questo il medico si siede, si cambia i guanti e mette del gel sulla punta delle dita. Spalma il gel sulla pelle della vulva di Saretta, che sobbalza perché il gel è molto freddo. Stefania massaggia le labbra della fica della ragazza con il gel, ne aggiunge un altro po’ sulle sue dita, poi, velocemente, lubrifica anche l’orifizio anale.
“Ma perché?” ha ancora il coraggio di chiedere Sara. “L’esame deve essere completo”, ribatte Stefania. “Adesso rilassati” continua, mentre con le dita palpeggia le ghiandole poste in prossimità delle grandi labbra.
Poi, il medico, affonda due dita dentro la vagina e percorre con lenti movimenti circolare le pareti, sempre più a fondo, fino a toccare la bocca dell’utero. A questo punto, con la mano libera, palpa il pancino della ragazza a fondo, mentre con l’altra sposta l’utero in giù ed in su. L’esame è molto fastidioso e dura a lungo, tanto che Sara toglie una gamba dal supporto. “Eh no Cara” dice il dottore rimettendo a posto la gamba, senza peraltro togliere le dita dalla vagina, “resisti che è quasi finito” A questo punto, dopo un altro paio di palpate, davvero profonde, prima a destra e poi a sinistra, che fanno mugolare Sara, il dottore estrae lentamente le dita, afferra lo speculum, lo inserisce e lo allarga al massimo. “ahi” urla Sara, ma Stefania, imperterrita, blocca lo speculum e strofina un paio di cotton fioc sulla bocca dell’utero fino a farlo sanguinare.
“Ahi punge”, si lamenta Sara, “Su Sa coraggio”, fa il medico “è quasi finito”. Il dottore si alza, va all’armadietto e prende una torcia elettrica. Si riaccomoda sullo sgabello, accende la torcia ed illumina l’interno della vagina. Osserva attentamente la bocca dell’utero e le pareti, poi chiude la torcia, la appoggia sul carrellino, chiude lentamente lo speculum e lo estrae grondante muco vaginale.
Sara si rilassa, ma subito il dottore incalza: “Adesso metti i piedi direttamente sui supporti”.
A culo aperto
“Perché?” chiede Sara, “Perché credi ti abbia lubrificato il buchino?” chiosa il dottore, “devo esaminarti anche il sederino, adesso alza i piedini che facciamo presto”. Sara mette i piedi sulle staffe e Stefania dice “Adesso abbassa ancora un po’ il sederino verso il bordo cara”. Con fatica Sara avanza verso il bordo, alla fine si trova con le gambe sollevate ed in tensione ed i glutei, magri e muscolosi, aperti, il buchino, già luccicante di lubrificante, in bella mostra.
Soddisfatto della posizione, il medico si cambia i guanti, mette un po’ di lubrificante sulle dita della mano destra e poi, con un gesto repentino, affonda l’indice diritto fino alla prima falange dentro l’ano della ragazza che sussulta.
Stefania gira il dito dentro il sedere più volte e poi fa entrare tutto il dito iniziando a palpare il retro dell’utero. La sensazione che prova Sara è per lei nuova: e come se le avessero infilato un palo, le viene voglia di fare pipì e vomitare assieme.
Lo sconforto dura per un minuto buono, poi Stefania estrae il dito, prende il rettoscopio e lo infila per tutta la sua considerevole lunghezza. Estrae la punta, accende la torcia ed illumina lo sfintere dilatato. Dopo un po’ dice: “Ecco qui, abbiamo finito, va tutto bene”. SI alza e va alla sua scrivania a compilare il referto, lasciando Sara in posizione con il rettoscopio infilato. Sara dice “Scusi e io”, “AH sì cara scusa, con l’età si diventa smemorati”, il medico torna ad estrarre lo strumento ed aiuta la ragazza ad alzarsi. A Sara gira la testa e, mentre si riveste, pensa al modo per far sì che alla sua “amica” Nadia venga consigliato di andare dallo stesso medico.

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