Scambismo di capodanno

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Ritrovo i miei amanti la sera al bar del night, come al solito. Eva è un po’ annoiata, Irina non è una compagnia molto piacevole, e Fabio l’ha trascurata tutto il giorno; ma lui è su di giri: l’affare è concluso, e domani arriverà il padre di Ivan per la firma definitiva.
Bene, sono lieta che il sacrificio del mio culo sia servito a qualcosa…
Ci facciamo una bottiglia di champagne per festeggiare, e ne ordiniamo un’altra quando Irina e Ivan ci raggiungono.
Lui è soddisfatto quanto Fabio, ma Irina è gelida come un iceberg.
Quando mi vede, poi, comincia a fumare. Sembra perfettamente consapevole che suo marito mi ha scopata, e la cosa non le aggrada affatto.
Beh, cazzi suoi. Ivan bacia sulla guancia sia Eva che me (tre baci alla russa ciascuna, non due come facciamo noi italiani), e dopo un attimo di esitazione, Irina fa altrettanto con Fabio. Mi chiedo se l’impegno che ci mette sia dovuto a ordini superiori di mostrarsi socievole o alla voglia di rendere la pariglia a suo marito…
Per fortuna i due russi non restano a lungo: Irina è visibilmente furiosa col marito (e con me), e ben presto Ivan si scusa, non prima però di invitarci a passare la mezzanotte insieme l’indomani, quando suo padre ci avrà raggiunti.
Sparita la coppietta felice, Eva mi getta le braccia al collo e mi chiede di farla ballare, così le posso raccontare tutto della nostra orgia in sauna…
Un’ora più tardi siamo a letto tutti e tre insieme, e ci restiamo fino all’alba.
L’ultimo dell’anno mi alzo e faccio colazione con i miei, prima di andare in piscina con la Giusy e poi a sciare per conto mio.
Il cenone della sera, complici poche gocce di guttalax nello spumante, fa malissimo al Mauri, che deve correre in camera per restarci il resto della notte… La Giusy ha fatto amicizia con alcuni coetanei e ne approfitta per svincolarsi, così io sono libera di raggiungere i miei amici al tavolo dei russi quando manca ancora più di un’ora a Mezzanotte.
Faccio la conoscenza di Boris, il patriarca della famiglia, al quale il figlio dimostra una deferenza quasi canina… E’ lui che possiede tutto, Ivan è solo il suo uomo di fiducia, che un giorno erediterà l’azienda, ma fino ad allora ubbidirà senza discutere. Perfino Irina sembra intimidita davanti a lui, e Fabio ha immediatamente riorientato su di lui conversazione e interesse.
Quando arrivo, il tipo si alza in piedi con un lampo negli occhi, sorride beato e mi bacia perfino la mano.
– Molto contento conoscere lei – dice con un sorriso galante nel suo pesante accento russo – Ivan molto parlato me di lei…
Mi chiedo cosa gli avrà detto… Scommetto che l’orgetta in sauna non è rimasta esattamente un segreto! Beh, questo spiega il suo interesse così evidente in quella che in fondo è solo la segretaria del suo nuovo socio d’affari straniero. So di essere attraente, ma in fondo Eva, seduta proprio di fronte a lui, lo è molto più di me…
Il tipo è piuttosto attempato: avrà almeno sessantacinque anni, forse di più… Segaligno, asciutto, pelato, con lo sguardo magnetico di chi è abituato a comandare. Non mi sorprendo quando ammette di essere stato quarant’anni nel KGB.
Mi scuso per il ritardo, spiegando di essermi dovuta sganciare da mio marito.
– Oh, lei sposata… – fa il patriarca, sorpreso e vagamente irritato.
– Sì, e ho anche una figlia. Perché, è un problema?
Lui si rilassa e sorride, strizzando l’occhio a Fabio: – Oh, no… Naturalmente no.
Racconto brevemente che mio marito insegna a scuola e non sa niente delle mie attività riservate come segretaria di Fabio… E in effetti è così, no? Più o meno…
Mi ritrovo seduta al lato corto del tavolo da sei, alla sinistra di Boris, fra lui e Fabio, e di fronte a Ivan, che siede già fra sua moglie Irina e Eva, a sua folta di fianco a Fabio. E’ come se Boris facesse coppia con Irina e suo figlio fosse un single come me… Irina è chiaramente la donna di rappresentanza della famiglia, indipendentemente da chi sia suo marito, e siede alla destra del patriarca.
Boris è pesantemente galante, brillante in modo un po’ volgare, e decisamente sicuro di se’ nel dimostrare l’interesse che prova nei miei confronti. Il racconto del figlio sulle mie performance sessuali della mattinata deve aver fatto colpo… Economia, finanza e affari scompaiono come per magia dalla conversazione, per essere sostituite da argomenti più frivoli e glamour, come l’abbigliamento mio e di Eva (e lo stile italiano in genere), i gioielli di Irina e i resort più alla moda del momento in giro per il Sistema Solare…
Noto lo sguardo divertito di Eva che mi fa l’occhiolino quando si accorge che il vecchio mi ha già appoggiato una mano sulla coscia… Come me e Irina, anche lei indossa un abito da sera lungo e costoso, ma il mio spicca per lo spacco molto alto, che mi scopre la gamba destra fin quasi all’anca e che mi ha impedito di indossare le calze (si sarebbe notata troppo la giarrettiera, e infatti ne porto una sola – rossa, naturalmente! – alla gamba sinistra). Io al collo porto solo una catenina d’oro regalatami dalla madre del Mauri, e poi ho un po’ di bigiotteria sulle braccia scoperte; Eva è equipaggiata meglio, grazie a Fabio, e sfoggia un delicato girocollo di perle che fa risaltare un decolté sicuramente più seducente del mio (è per questo che punto sulle gambe, anche a costo di apparire sconcia). Ma Irina sembra una gioielleria ambulante, al livello della mia amica Elena la terrona, con la differenza che i gioielli della russa sono tutti autentici, a partire dal pesante collier d’oro massiccio e dal pendente di diamante che le esalta la scollatura mozzafiato.
Dio come vorrei morderle quelle tette da sballo… Ma a quanto pare io sono già assegnata al vecchio, e quindi l’algida russa dovrà aspettare.
Boris sembra compiaciuto di aver scoperto che le mie gambe sono nude, perché continua ad accarezzare la mia pelle vellutata con piacere evidente e senza alcun imbarazzo.
Incrocio lo sguardo di Fabio, fra l’imbarazzato e il preoccupato: teme che le pesanti attenzioni del vecchio mi disturbino, e ancor più teme le conseguenze di una mia reazione negativa.
Non mi conosce ancora bene.
Gli strizzo l’occhio sorniona, e poi lancio al patriarca un sorriso da gatta che la dice lunga sulla mia disponibilità nei suoi confronti… Per essere ben sicura che abbia afferrato il messaggio, poggio la mano destra sulla sua che mi sta palpando la coscia, e mi lecco velocemente le labbra.
Il sorriso del vecchio si allarga come quello di un salvadanaio cinese.
Ormai ho deciso che mi farò scopare da lui, e tanto vale che cominci a godermi i preliminari…
Non giudicatemi troppo male: se avessi potuto scegliere, avrei passato la prima notte dell’anno nuovo con la mia Eva, e solo con lei. Ma so stare al mondo e capisco anche troppo bene quando qualcosa è impossibile o anche solo maledettamente inopportuno. Fabio è un amico e un ottimo amante, e se posso dargli una mano non vedo perché non dovrei… E poi il vecchio russo mi intriga, sicuramente più del figlio grassottello e senza spina dorsale.
Ce la farà a scoparmi, alla sua non più verde età? Sono curiosa… E poi a me piacciono i maschi maturi, lo sapete. Così maturi però, non ne ho mai provati, e siccome la curiosità è femmina…
Lo champagne scorre a fiumi, e io faccio del mio meglio per limitarmi, mentre i russi e perfino Eva ci danno dentro senza riserve; oltre a me, il Fabio è l’unico che si controlla.
Infatti, a pochi minuti da mezzanotte, estrae la carta che più gli premeva giocare.
Il contratto definitivo compare come per magia sul tavolo, e Fabio porge a Boris una penna d’oro.
Il patriarca russo lo guarda, aggrotta la fronte… Poi scoppia a ridere fragorosamente.
Con la sinistra mi palpeggia pesantemente la coscia, mentre con la destra impugna la penna e firma in calce al documento che chiude definitivamente l’affare.
Io contribuisco con una risata da oca giuliva e con una carezza sulla spalla che chiaramente il vecchio gradisce immensamente.
Visibilmente sollevato, Fabio recupera il documento, lo ripone e alza il bicchiere per un brindisi.
I bicchieri si toccano al centro del tavolo proprio mentre scocca la mezzanotte, e tutti gridano il loro augurio di buon anno, chi con allegria e chi con voce da ubriaco.
Incrocio lo sguardo del Fabio, e lui mi lancia un bacio. Mi basta questo come ringraziamento… Eva è raggiante, si strofina al suo uomo e lo bacia appassionatamente, mentre Irina fa altrettanto – anche se più freddamente – con suo marito.
Inaspettatamente, il russo mi afferra per le spalle e mi rifila tre baci sulle guance come usa dalle sue parti… E poi per sopramercato me ne stampa uno più deciso dritto sulla bocca.
Sento la sua lingua e schiudo le labbra accogliendo il chiaro preliminare sessuale, mentre la sua manona rugosa si fa ulteriormente strada su per la coscia, insinuandosi per la prima volta sotto le pieghe del vestito.
Quando torniamo a sederci, vedo che Eva mi guarda sorridendo: è un po’ alticcia, ma non ubriaca, e nel suo sguardo leggo una promessa d’amore che mi fa sciogliere dentro.
Sto passando uno splendido Capodanno.
Finiti gli strepiti tipici della Mezzanotte, Fabio propone di andare tutti in pista a ballare, e Boris approva con un ruggito, impaziente com’è di mettermi le mani addosso…
Infatti, appena in pista, me lo ritrovo addosso, con Fabio ed Eva che ballano alla mia sinistra e Ivan ed Irina alla mia destra… Boris è più basso di me (per una volta ho i tacchi alti), ma sorprendentemente balla molto bene anche i balli moderni. Frutto dell’addestramento al KGB, mi dice con un sorriso seducente: fino agli anni 2000 prestava servizio a Londra, ed era il suo lavoro frequentare tutti i posti più alla moda della capitale britannica.
Al primo lento, il vecchio porco mi afferra senza complimenti le chiappe, impastandomele per bene. Chiaramente devono venirgli dei sospetti mentre mi palpeggia, perché una mano viene immediatamente dirottata sul davanti del vestito e si insinua con decisione nello spacco, risalendo la coscia fino all’inguine. Boris sgrana gli occhi, estasiato.
– Tu niente mutandine? – mi chiede con aria piacevolmente sorpresa, mentre un dito esperto mi fruga la peluria pubica sotto l’abito da sera.
Sorrido innocentemente: – Lo spacco è così alto che si sarebbero viste…
– Tu veramente splendida donna, Patrizia… Fabio fortunato avere segretaria come te.
– Grazie.
– Ma però io credeva voi donne italiane dovere indossare biancheria rossa per buon augurio…
Il tipo si è documentato per bene, da bravo spione… – E’ vero. Si deve portare qualcosa di rosso e di nuovo sotto l’abito da sera.
– Ma tu niente mutandine, e chiaramente no reggiseno…
Sorrido nuovamente: – Reggiseni non ne porto mai, a me non servono… E le mie mutandine rosse le ho prestate a Eva, che visto che è olandese non ne aveva. Però…
Lo vedo sorridere estasiato all’idea della biancheria intima di Eva: – Però, cosa?
– Però ho una giarrettiera rossa all’altra gamba.
Se possibile, il sorriso lascivo del vecchio maiale si allarga ancora di più: – Tu fa vedere a me, sì?
Faccio un sorrisetto furbo: – Chissà, forse più tardi, in un posticino più privato…
Bene, con questo sono definitivamente un puttanone d’alto bordo, e lui lo sa per certo.
– Tu ragione, meglio posto privato, sì… Anche noi bella tradizione per Nuovo Anno, sai?
– Davvero? E quale?
Sento le mani che continuano a palpeggiarmi in modo niente affatto discreto… Il vecchio non è solo intraprendente, è anche un po’ ubriaco.
– Tradizione russa è: prima notte dell’anno, tu dorme con compagna nuova, e moglie fa uguale.
Scambismo rituale, come in Polinesia, penso io, cinicamente. Facile per lui, che la moglie non ce l’ha più…
Bene, me la sono cercata. Frugandomi nella peluria, il dito del russo ha trovato la mia fessurina umida, e adesso ci affonda dentro all’improvviso.
Sobbalzo, percorsa da un brivido.
Boris assapora un momento l’umido tepore della mia fica, poi mi stampa in bocca un bacio alla francese (ma non era russo?), che si protrae assai più del precedente.
Dopo avermi masturbata in pubblico sia in bocca che in fregna, il russo mi lascia andare e fa un passo indietro, richiamando l’attenzione degli altri con una frase gutturale nella sua lingua.
Ivan e Irina, che stavano ballando insieme il lento del momento, si irrigidiscono di colpo. Ivan appare un po’ imbambolato, è decisamente il più ubriaco del gruppo; sua moglie è un filo più sobria, e avvampa guardando il suocero con uno sguardo che potrebbe incenerire un iceberg.
Disturbato dall’esitazione dei due, Boris dice qualcos’altro con un tono tagliente che non ammette repliche.
Paonazza per la rabbia, Irina lascia di scatto suo marito per accostarsi a Fabio e Eva, che si erano fermati incerti assistendo alla scena.
Anche Ivan si avvicina a loro, e chiede goffamente a Eva di ballare con lui.
Fabio capisce l’antifona, e offre galantemente il braccio a Irina, che lo afferra con decisione.
Riprendiamo a ballare lentamente, con le due coppie invertite e Boris che continua a palparmi come fossi una baldracca moscovita.
Tutto qui, penso, lo scambio di coppie?
No, c’è dell’altro, e me ne accorgo da come Irina comincia da subito a strofinarsi contro Fabio: è un’offerta in piena regola, e dopo una breve esitazione il maschio italico risponde all’invito.
Ivan è chiaramente meno intraprendente, e mi chiedo quanto debba aver bevuto per restare così indifferente alle grazie di Eva… Poi, visto l’andazzo, è la mia amica che comincia a provocarlo e a pomiciarlo spudoratamente.
Se conosco la mia Eva, la zoccoletta si sta divertendo un mondo. Non credo che Ivan le interessi molto, visto che aveva il Fabio a sua completa disposizione, ma probabilmente la situazione la intriga almeno quanto intriga me, e poi sono sicura che pensi che non è giusto che io sia la sola a sacrificarsi per la causa comune. In fondo, lei non è certo meno troia di me…
Il lento finisce, sostituito nuovamente dalla Techno.
Boris si stacca e mi sorride con lo sguardo lubrico: – Qui troppo rumore… Cosa tu dice di andare in posto privato dove tu mostra giarrettiera rossa, sì?
Sorrido con tutta la mia malizia, mi lecco le labbra chinando il capo sulla spalla nuda, e annuisco il mio assenso.
Il russo abbaia un ordine, molla una pacca sulla schiena del figlio senza neppure guardarlo in faccia, poi si avvicina a Fabio e gli stringe virilmente la mano: – Tu uomo in gamba, Fabio. Tu diverte con Irina questa notte, sì?
Fabio sorride a trentadue denti: – Ci puoi scommettere, vecchio mio.
Nuova risata fragorosa, nuova pacca sulla spalla, e Boris ritorna da me, mi afferra rudemente per il fianco e mi si porta via.
Usciamo dalla sala mezzi abbracciati, e deve essere evidente per tutti che il russo mi si sta portando in camera per scoparmi… Fortuna che mia figlia è sparita da un pezzo assieme ai suoi amici, o morirei di vergogna.
La suite dei russi è all’ultimo piano, ancora più lussuosa e ampia di quella di Fabio e Eva, che ha una sola camera da letto.
Quella di Boris ne ha due, e mi conforta sapere che di lì a poco la seconda sarà occupata dalla mia Eva e dal suo compagno occasionale: almeno passeremo la notte nella stessa suite come avevamo originariamente progettato!
Da seduttore incallito, Boris si ferma al bar del soggiorno per offrirmi ancora da bere. Come se non avessimo bevuto abbastanza… Bene, accetto un’altra coppa di Champagne (che non bevo se non per bagnarmi le labbra), mentre noto che lui prende un bicchiere di soda semplice e ne approfitta per mandare giù un paio di pasticche mentre pensa che io non stia guardando.
Poi appoggia il bicchiere vuoto sul banco e mi guarda, spogliandomi con gli occhi.
Capisco l’antifona (avrete capito che non sono stupida, vero?), poso con un sorriso il mio Champagne ancora pieno accanto al suo bicchiere vuoto, e mi sollevo languidamente il vestito, scoprendo anche la gamba sinistra.
Vedo gli occhi del vecchio spalancarsi poco a poco mentre mi denudo le gambe, finché scopro la mia graziosa giarrettiera rossa che porto a metà coscia.
Boris applaude, estasiato, e ride nuovamente. Poi mi si avvicina e mi palpeggia rudemente, dedicandosi particolarmente alle mie gambe, che so bene essere la parte migliore di me (anche il culo però…).
La coscia destra era già stata abbondantemente onorata, così adesso si dedica principalmente alla sinistra, che viene accarezzata dalla caviglia all’inguine, con particolare attenzione alla regione della coscia che ospita la giarrettiera.
Mi rendo conto che il mio maturo spasimante ha bisogno di tempo perché le sue pasticche facciano effetto, così decido di dargli una mano.
Lo abbraccio, lo bacio in bocca, mi strofino contro di lui come una gatta in calore, poi lo respingo con decisione verso la camera da letto.
Chiudo la porta alle mie spalle, e spingo Boris fino a farlo sedere sulla sponda del letto.
Poi faccio un passo indietro, spalle alla porta chiusa, e mi inumidisco le labbra inclinando la testa di lato, nel gesto più osceno e invitante che una donna possa fare per dimostrare la sua voglia di sesso.
– Guardami… – sussurro, con voce rauca di desiderio.
Lui si mette comodo: ha capito cosa voglio fare, e chiaramente approva la mia iniziativa.
Gli pianto lo sguardo negli occhi, e comincio a muovermi mollemente, cercando di sentirmi un serpente… Un serpente velenoso e mortale.
Muovo i fianchi e le spalle, mostro nuovamente le gambe e comincio lentamente a far scivolare di lato le spalline dell’abito da sera…
Ne lascio cadere una, scoprendomi il seno sinistro. Il capezzolo emerge alla luce, puntando arditamente verso il maschio, come se fosse un missile. L’areola spicca scura sulla pelle ancora abbronzata del seno, la cui tintarella curo con attenzione ossessiva al centro estetico da quest’estate.
Vedo lo sguardo del vecchio scintillare di libidine niente affatto repressa.
Alzo la gamba sinistra e poso il piede, ancora calzato dei sandali a tacco alto, sulla sponda del letto vicino a Boris, che ne approfitta per darmi una bella palpata.
Lo respingo dolcemente, e mi accarezzo da sola: prima dalla caviglia verso l’alto, sollevandomi l’orlo del vestito fino scoprire la coscia e risalendo fino all’inguine, in modo da esporre per bene la giarrettiera.
Poi, lentamente, comincio a sfilarla.
Piano, un centimetro per volta (e ce ne sono, di centimetri, lungo la mia gamba!), fino a farla scendere sotto al ginocchio e infine alla caviglia.
Sollevo il piede, sfilo la giarrettiera e me la porto al viso per accarezzarmici le labbra.
Sorrido a Boris, e poi gli porgo l’oggetto del suo desiderio.
– Per te… – sussurro, invitante.
Boris allunga la mano e s’impadronisce della giarrettiera. Suppongo che non la rivedrò mai più…
Mentre lui la annusa come un cane da tartufi, io faccio un passo indietro, inspiro profondamente per attirare nuovamente la sua attenzione su di me, e mi porto un dito alle labbra.
Inumidisco con la lingua la punta del medio e dell’anulare, poi vado ad accarezzarmi il capezzolo.
La punta scura e durissima, già eccitata, si gonfia ulteriormente al contatto con la saliva fredda sulle dita.
Fremo di piacere, e per un istante chiudo gli occhi, mentre un brivido percorre il mio corpo.
Adesso ho voglia per davvero.
Almeno quanto lui…
Mi fissa con uno sguardo da folle, il vecchio maiale. Mi desidera, e sa perfettamente che mi avrà.
Ma non subito…
Lascio cadere l’altra spallina, e la parte alta del vestito scivola un po’ verso il basso, scoprendomi completamente il seno e rivelando anche l’altro capezzolo, duro quanto il primo.
L’abito è estremamente aderente, quindi non cade ai miei piedi perché è molto stretto in vita.
Comincio a sfilarmelo dalla testa, e per un attimo non vedo più il mio amante.
Poi mi avvolgo il vestito intorno al braccio e lo poso con cura sulla sedia, prima di tornare a fissare il maschio che aspetta di montarmi.
Adesso sono completamente nuda. Non ho vent’anni, e so perfettamente di essere troppo magra e muscolosa per vincere un concorso di bellezza foss’anche da sagra paesana, ma so anche di fare ancora la mia porca figura, e poi Boris è vecchio, arrapato e mezzo ubriaco.
Quindi apprezza ciò che vede.
Indosso ancora i sandali a tacco alto, il girocollo, gli orecchini e la bigiotteria sulle braccia, per il resto ho addosso solo la mia splendida abbronzatura integrale e la mia espressione più porca.
Il mio pelo biondo spicca dorato sulla pelle ambrata, e i capezzoli mi tirano dalla voglia, così forte da farmi quasi male… Me li accarezzo ancora, tutti e due.
Mi lecco le labbra.
Boris non ce la fa più. Penso di aver aspettato abbastanza: Viagra o Cialis che sia, le porcherie che ha ingoiato ormai dovrebbero essere entrate in circolo… E comunque adesso sono io ad avere troppa voglia.
Mi avvicino, gli occhi fissi sui suoi.
Mi fermo davanti a lui e gli accarezzo il capo privo di capelli. Lui mi cinge i fianchi e mi bacia l’ombelico, al centro del mio stomaco piatto e duro. Sento la sua lingua che mi penetra, facendomi rabbrividire.
Scivolo in ginocchio fra le sue gambe aperte. Con gesti rapidi, da esperta, gli apro la patta dei pantaloni, mentre lui a sua volta si risveglia dal torpore e comincia rapidamente a liberare dai vestiti la parte superiore del suo corpo.
Giacca, cravatta e camicia volano per terra mentre io cerco di aprirgli i pantaloni.
Finalmente a torso nudo, lui si rilassa all’indietro, facilitandomi il lavoro.
Rumori dietro la porta, nel soggiorno; sento la voce squillante di Eva e quella, intontita, di Ivan. Finalmente anche loro ci hanno raggiunti… Li sento sparire rapidamente nella camera di Irina, e poi i rumori si affievoliscono.
Non ascolto più, ho altro cui pensare.
China fra le ginocchia di Boris, gli ho finalmente aperto i pantaloni. Infilo una mano nella patta, mentre lui mi accarezza i capelli corti, allisciandomi l’ampio ciuffo biondo che porto sulla fronte.
Ho un sobbalzo.
Lo tiro fuori… E ci vuole del tempo, perché la roba è tanta.
Affascinata, osservo quel pene e mi trovo a pensare che il nonno materno di Ivan non dovesse essere molto maschio… Posso vedere che il diametro fuori misura del suo coso lo ha ereditato tutto da suo padre, che però non gli ha passato l’altra misura, quella della lunghezza. Infatti, di fronte al suo vecchio, Ivan appare tristemente normodotato.
A differenza di quello del figlio, il cazzo di Boris – pur non ancora eretto – ha una lunghezza del tutto proporzionata al diametro. In una parola, è enorme.
Anche lo sfilatino del bagnino di Rimini (ma come cazzo si chiamava?) scompare al confronto: mi ritrovo in mano un arnese di quasi ventotto centimetri, grosso in proporzione, solcato da vene che sembrano cavi e accessoriato con due testicoli enormi, scuri e pelosi, che sembrano bocce da bowling.
Mai visto niente di simile, neppure sulle riviste hard…
Mi faccio una nota mentale di chiedere a Boris che cazzo di pasticche usi.
– Tu, piace mio amico?
Che domande… Annuisco, sforzandomi di nascondere la sorpresa. Poi spalanco la bocca più che posso, e provo a prenderlo dentro.
Non ci riesco.
Lo tengo in mano, e comincio a segarlo con la destra, mentre con la sinistra accarezzo una coscia pelosa e poi vado a toccarmi languidamente fra le gambe. Poi mi faccio coraggio, tiro fuori la lingua e comincio a leccare.
Lo sento fremere al contatto delle mie labbra col suo sesso, e capisco che apprezza.
Mi dico che ogni donna deve aver reagito allo stesso modo nel vedere quell’attrezzo abnorme, e quindi non posso fare veramente brutta figura… Mi metto a leccare di lena, mentre lui si rilassa e si gode il servizietto.
Incredibilmente, il mostro continua a crescermi in mano man mano che lo insalivo, lo sego e lo lecco, e diventa rapidamente duro. Duro come un paletto di betulla…
Sì, ventotto centimetri ci sono tutti… E per quanto mi sforzi, per prenderlo tutto mi servono entrambe le mani… Sì, che io ho le dita lunghe!
Mi sforzo a rischio di slogarmi la mandibola, e alla fine riesco a prendere in bocca quella gigantesca cappella violacea, larga e piatta, e ben poco di più.
Lo sento guaiolare contento, e intuisco che non siano molte le donne capaci di prendergliela in bocca tutta quanta… Peccato che per fargli un pompino ci voglia almeno una congolese dalla bocca enorme.
Però la cappella almeno, glie la posso succhiare.
Mi smascello in apnea, ma succhio, strappandogli gemiti di apprezzamento e conquistandomi delle carezze affettuose ai capelli mentre mi esibisco oralmente su di lui.
– Sì, tu brava… Bravissima…
Succhio la cappella e sego di forza, ma lo faccio per puro piacere, perché il mostro ormai è duro come il legno e perfettamente pronto per fare la sua parte.
Sono io quella che teme di non essere pronta… Non ho mai preso niente del genere, perfino il giocattolo mio e di Eva, pur lunghissimo, è meno grosso di questo coso. Ammetto di avere paura.
– Ti va di leccarmela? – gli chiedo, cercando di guadagnare tempo, e magari di ottenere una lubrificazione migliore.
Lui annuisce sicuro, così mi arrampico sul lettone accanto a lui, e mi dispongo a sessantanove sul corpo del mio maturo amante occasionale.
Spalanco le gambe, mi accovaccio sulla sua faccia e mi allungo sul suo corpo, fino a sbattere con il viso contro il tronco d’albero che si erge fra le sue cosce.
Spalanco le fauci e torno ad accogliere in bocca il glande mostruoso di Boris, mentre lui comincia a leccarmi la fica con passione e talento frutto entrambi presumibilmente di un’esperienza pluri-decennale.
Per essere un uomo, insomma, Boris lecca da dio!
Mi bagno tutta, non sto più in me nella pelle all’idea di prendermi in pancia quella bega incredibile, e anche se ho ancora un po’ di paura, l’eccitazione è tale che non rinuncerei alla sfida per niente al mondo.
– Tu, pronta?
Decido di fare da me.
Visto che lui è già sdraiato di schiena, io mi sollevo, mi giro e mi dispongo per impalarmi da sola. Penso che, all’amazzone, riuscirò a controllare meglio la penetrazione.
Lui non ha obiezioni.
Mi sistemo sui suoi lombi, mi apro da sola le labbra della figa, ormai zuppe di voglia, e mi punto l’ogiva del missile alla bocca della vagina.
Chiudo gli occhi, mormoro una preghiera, e mi calo lentamente su di lui.
– Aawww…
La cappella durissima mi forza l’ingresso della fica come se fosse burro, e mi penetra nella vagina. Sento le pareti che vengono forzate verso l’esterno con una forza mai provata prima, e finalmente capisco il vero significato del termine “impalarsi”… Quell’ariete di carne mi sta aprendo in due, come se stesse deflorandomi un’altra volta, e tutti i cazzi che mi sono presa nel resto della vita fossero stati solamente delle misere sonde.
Faccio forza sui muscoli delle cosce e scendo lentamente, impalandomi letteralmente su quel cazzone mostruoso che mi sta riempiendo la pancia dal basso verso l’alto.
Boris mi tiene le mani ruvide sui fianchi, senza spingere: mi lascia guidare la penetrazione, e glie ne sono grata. Centimetro dopo centimetro, il cazzone innaturalmente gonfio e duro mi affonda nella pancia, e a me praticamente manca il fiato per come mi sento sempre più piena dentro.
– Oohhh… Cristo, mi spacca in due!
– Tu piace, Patrizia?
– Io… Oh, madonna, sìiii… Mi piace!
Sento la cappella che si abbocca alla cervice: mi ha riempito la vagina, e non è ancora tutto dentro… Inspiro a fondo e decido di buttarmi: sarà quel che sarà… Mi lascio andare, impalandomi completamente, finché sento le sue gambe sotto le chiappe, e sono completamente seduta su di lui. Mi sento aprire in due, e gli occhi mi protrudono dalle orbite, come se fossero spinti in fuori dall’interno, per quanto mi sento piena.
Un dolore sottile, una strana sensazione nelle viscere, e capisco che l’ariete di Boris mi sta forzando la bocca dell’utero, allargandomi la cervice per la prima volta da quando ho partorito… Solo che questa volta non c’è niente che vuole uscire, piuttosto qualcosa che cerca di entrare!
Annaspo, in preda al panico, ma Boris mi afferra saldamente per i fianchi e mi tiene ferma.
Lentamente i miei tessuti si rilassano, il cazzo si alloga nella mia cavità, e le nostre carni si adattano reciprocamente all’intrusione.
– Oh dio… – ansimo, senza fiato – Mi hai riempita…
– Sì, tu adesso piena di amico di Boris – sogghigna lui, sadicamente divertito – Ora noi scopa.
Mi sferra un colpo dal basso verso l’alto: violento, improvviso… Micidiale.
– Aahhh!
– Si, tu grida… Me piace donna che grida.
Un male tremendo, ma anche un piacere perverso, nuovo, intenso.
Un nuovo colpo.
– Aahhh…
Non posso lasciargli fare, si divertirebbe solo lui, e a me rimarrebbe solo il dolore. Invece io voglio godere…
Comincio a pomparmi su di lui, al suo stesso ritmo. Mi alzo e mi abbasso, mi risollevo e poi mi lascio cadere di nuovo… E intanto lui spinge in alto, tenendomi per le chiappe sode e sfottendomi dal basso.
Poco a poco, la bocca dell’utero si apre e si adatta all’intrusione, e il dolore scompare. Il piacere rimane, e comincia a montare.
– Aahhh… Aahhh… Aahhh! Sì! Sì, più forte…
Mi impalo su quel cazzo mostruoso, e lui mi fotte dal basso, con forza e determinazione.
Mi abbasso su di lui per baciarlo, e lui mi risponde strizzandomi un seno e torcendomi un capezzolo.
Io urlo più forte.
Lui mi scopa più forte.
Io mi impalo più forte.
Il piacere monta più forte… Più forte…
– Vengo… – annaspo, colta di sorpresa per la rapidità del coito – Vengo… Hmmm!
Il piacere mi esplode nelle viscere, non so neppure io dove, esattamente… Poi mi pervade tutta, attraversa le membra e la gola, ed infine mi fa scoppiare il cervello.
– AAHHH… AAHHH… AAHHH!!!
Mi contorco come una biscia schiacciata da un cingolo di carro armato, grido, sobbalzo… E infine mi abbatto stremata su di lui, sempre trafitta dal suo cazzo, vinta.
Respiro a fatica, madida di sudore, la faccia nell’incavo del suo collo, i seni schiacciati sul suo petto.
Lui, da sotto, continua a muoversi piano, tenendomi sempre per le natiche, in modo da rimanere infisso saldamente dentro di me.
Cerco di recuperare il fiato.
Nella camera accanto sento delle voci. Gemiti.
Ivan si sta facendo Eva nel letto di sua moglie… Immagino che a sua volta Fabio gli stia rombando la moglie in quello di Eva.
Ma probabilmente Ivan è troppo ubriaco per pensarci.
Sento Eva uggiolare di piacere… Conosco quel verso. La mia amante lo fa quando simula per scherzo: Ivan non deve essere al massimo.
Però sento i colpi della testata del letto contro il muro, quindi i due ci stanno dando dentro comunque.
Provo un breve morso di gelosia… Eva dovrebbe essere con me.
Poi sento il cazzone di Boris muoversi dentro di me, ancora vivo e vitale, e ogni altra cosa nell’universo scompare, per lasciare il posto al maschio che mi riempie la pancia e che vuole scoparmi ancora.
– Sì, ancora… – balbetto, istupidita dall’orgasmo.
– Però questa volta noi fa come dice io – ringhia Boris, con tono di comando.
Io mi accomodo a pecora, come vuole lui.
Lui mi si piazza dietro, col cazzo in resta, mentre io mi accomodo sui gomiti preparandomi all’impatto. Mi sento afferrare per i fianchi, poi avverto la torreggiante presenza del glande enfiato contro la bocca della vagina, e stringo i denti.
Boris mi penetra lentamente, ma con determinazione.
Io emetto un lungo grido rauco, che dura per tutto il tempo che lui impiega per trafiggermi.
Sento l’ariete di carne che mi affonda nel ventre, riempiendomi tutta fino a raggiungere nuovamente la bocca dell’utero, ancora spalancata, e affondarci dentro… Il cazzo di Boris mi si alloga là dove nessuno era mai giunto prima, affacciandosi all’utero: una sensazione di pienezza che mi fa quasi sentire il cazzo fra le orecchie.
Ma ormai il dolore è scomparso, a parte un vago fastidio residuo ne sentirmi riempire là dove non dovrebbe esserci niente, e il piacere ricomincia a montare prepotentemente.
– Fottimi… – rantolo, rinculando con forza – Fottimi come una cagna!
– Tu chiede, Boris fa…
Mi prende le ossa iliache e comincia a sbattermi come una bistecca.
– Ah! Aahhh… Sì, cosìiii…
Che scopata da urlo.
Eva deve sicuramente sentire le mie grida dalla stanza accanto… Io non sento più i suoi gemiti, solo qualche mugolio sommesso, e immagino che stia spompinando il povero Ivan.
Quanto a me, sono sicuramente più fortunata, anche se a me è toccato il vecchio: sto avvicinandomi al secondo orgasmo.
La cavalcata si è fatta frenetica, mi monta come un vero stallone, e a me piace da pazzi. A lui piace sentirmi gridare, e io grido senza vergogna, grido a squarciagola, e poi strillo ancora più forte quando lui allunga le mani per afferrarmi le tette che ballonzolano sotto i suoi colpi, e me le spreme senza pietà:- Ahiaaa!!!
Lui sente il turgore dei capezzoli, e si diverte a pizzicarli e a tirarli, proprio come piace a me. Quando cerca di strapparmeli dal petto, il dolore si mescola al piacere nello stesso istante in cui il cazzone mi svanga fin dentro all’utero, e io esplodo per la seconda volta.
– AAHHH! Cazzo, mi sbudelli… Sìiii! GODOOO…
Mi cedono i gomiti, e mi ritrovo con la faccia nel cuscino, mentre lui continua a pistonarmi in fica, del tutto indifferente al fatto che io sia venuta un’altra volta… Col risultato che il mio orgasmo si prolunga innaturalmente, mozzandomi il fiato, lasciandomi con la bocca riarsa per la sete e facendomi quasi svenire.
Si placa solo perché, quando mi cedono le braccia, la sua posizione diventa troppo faticosa, e alla fine deve fermarsi un momento anche lui.
Il suo cazzone è più duro che mai. Sono sbalordita…
– Adesso voltati – mi ordina, perentorio – Voglio prenderti da davanti…
Mi rivolto penosamente sulla schiena e spalanco le gambe, obbediente. La mia povera fica spatasciata e sbrodolante si apre agli occhi del mio carnefice, larga come mai lo è stata prima, e lubrificata quanto un bocchettone sgocciolante…
– Magnifica… – fa lui, galante, accarezzandomi la vulva zuppa di piacere, giocando col pelo biondo e scarmigliato e intingendo le dita nella mia calda e tenera sorgente.
Mi offre le dita da leccare, e io mi abbevero ai miei stessi succhi.
Poi, proditoriamente, mi trafigge la fica per la terza volta.
– Uuhhh! Sì, fottimi ancora…
Chiudo le cosce intorno ai suoi fianchi e lo attiro dentro di me.
Alla missionaria la penetrazione è un po’ meno profonda che alla pecorina, così questa volta la cappella di fuoco di Boris si arresta contro la cervice semiaperta, e la scopata si fa più confortevole.
Mi dimeno tutta per il piacere, e ricomincio a gridare anche se sto morendo di sete…
Boris mi scovola la fica con una potenza sconvolgente, e il suo tremendo cazzone è sempre più duro.
Sgrano gli occhi, sconvolta: – Oh dio, no! Vengo di nuovo… Vengo… Sìiii!!!
La fica mi si contrae spasmodicamente, mentre vengo squassata dal terzo orgasmo consecutivo.
Strillo, scalcio, bestemmio, mi contorco tutta… E godo. Godo come una cagna debosciata.
Boris si gode il mio orgasmo, assapora le violente contrazioni della mia vagina, e finalmente emette il rantolo che aspettavo: – Vengo anch’io… Uungghhh!
Si solleva sulle braccia sferrandomi un ultimo colpo nelle viscere, poi con uno scatto di reni si solleva sulle ginocchia con un’agilità che non ti aspetteresti da un ultra sessantenne, estrae il cazzo e me lo punta contro come fosse un bazooka.
Io faccio appena in tempo a rifiatare per l’intollerabile sensazione di vuoto che brovo quando lui mi strappa il suo arnese dalla pancia, che Boris mi esplode fra le cosce.
Deve essere stato il racconto di Ivan sulla nostra sessione in sauna ad ingrifarlo, perché è evidente che fin dall’inizio aveva intenzione di venirmi addosso.
Vedo il suo cazzone puntarmi contro da sopra la fica, e poi lo vedo eruttare una sborrata assolutamente innaturale per un uomo della sua età.
Il primo e più forte spruzzo di sperma è come una fucilata: percorre un arco sopra di me, e mi colpisce dritto in mezzo agli occhi, imbrattandomi tutta la faccia e perfino un po’ i capelli.
Chiudo istintivamente gli occhi, e il secondo getto, ancora più abbondante, mi si spiaccica fra le tette, inzaccherandomi tutta. La catenina d’oro della povera mamma del Mauri viene tutta imbrattata da una chiazza di sperma più larga delle altre…
Spalanco gli occhi per la sorpresa, e vedo il terzo spruzzo, più debole dei precedenti, atterrarmi sul piatto del ventre, fra l’ombelico e il pube.
Le ultime gocce mi arrivano sul pelo della fica e sulle cosce, mentre la sborra che ho preso in faccia comincia a colarmi sul collo e fra i capelli…
Mi ha rovesciato addosso più liquame Boris da solo di quanto me ne abbiano buttato Ivan e Fabio insieme.
Sono stremata e incredula. Ho scopato con un vecchio e ho goduto come una troia, neanche l’avessi sognato per tutta la vita.
Vedo il mio amante che si mena il cazzone fra le mie gambe spalancate, per mungerne gli ultimi filamenti di seme che mi sgocciolano lentamente sul boschetto biondo.
Incredibilmente, il suo coso è ancora duro.
Boris, però, appare finalmente provato.
Mi si stende accanto, soddisfatto ma sfinito dallo sforzo.
– Tu, grande, Patrizia. Spero che tu soddisfatta… – ansima, la testa accanto alla mia.
Io sono senza parole.
I miei occhi sono fissi sul cazzo di Boris.
E’ sempre lì. Enorme, duro e in tiro, come se invece di scoparmi tre volte, glie lo avessi appena fatto tirare.
E’ come un magnete, non posso trattenermi… Mi tiro sui gomiti e gattono fino ad averlo davanti al naso.
Lo annuso, lo guardo, lo accarezzo… Lo adoro come fosse un totem pagano.
Poi lo afferro senza troppi complimenti e me lo caccio in bocca, almeno per quel che riesco a farcelo stare… Chiudo le labbra intorno alla base del glande e comincio a succhiare con forza, mentre con la mano comincio a segarlo dapprima lentamente, e poi sempre più forte.
– Oohhh… – geme lamentosamente il vecchio – Tu ancora no basta?
No che non mi basta. Voglio morire di cazzo. Voglio morire e andare all’inferno, dove per punizione leccherò fregne per il resto dell’eternità…
Ha un sapore magnifico, misto di sperma salata e di dolcissima broda di fica… Succhio con gusto, e a ogni tiro lo sento gemere di doloroso piacere.
Questa volta mi dedico anche alle palle: da gonfie che erano, adesso sono assai ridotte, ma a causa della sborrata recente sono anche durissime perché al lavoro per produrre nuovo seme… Le lecco avidamente, sono ruvide e pelose, nerissime. Mi piacciono un sacco, perché c’è qualcosa di profondamente osceno nel leccare i testicoli a un vecchio depravato.
Poi torno a leccare l’asta imperiosa, e infine la cappella succulenta e larghissima, che mi sta a stento in bocca. Dio, che cazzo!
E’ più duro che mai, pronto a scoparmi di nuovo.
Sotto l’effetto del mio pompino, Boris si sta riprendendo in fretta, anche se mi appare più rassegnato che deciso… Ma forse è solo il mio ego.
Boris si solleva sulle braccia, torna a posizionarsi fra le mie gambe spalancate, e si dispone a scoparmi di nuovo alla missionaria.
– Avanti – lo invito, aprendomi le valve della fica, grondanti di umore vaginale – Fottimi ancora…
Lui mi penetra, questa volta più seccamente.
Che gioia, sentirmi di nuovo piena… Stringo le cosce e lui ricomincia a scoparmi.
Questa volta mi solleva le gambe, e io gli cingo il capo con le ginocchia: così lo sento davvero a fondo, e lui fa meno fatica, poverino…
Anche lui ha delle idee: afferra un cuscino e me lo piazza sotto la schiena.
Poi, senza smettere di scoparmi, allunga una mano, apre il cassetto e ne estrae una bottiglietta.
Sgrano gli occhi: è vaselina!
Lui sogghigna, crudele: – Se tu piace gioco pesante, io fa te contenta… Prepara te a urlare.
Non può fare sul serio!
Quel cazzo non è fatto per inculare una donna…
Ma lui non sembra rendersene conto. Tira fuori il cazzo dalla fica e mi caccia due dita in culo, ben intrise di crema rilassante e lenitiva.
Il mio buco, come sapete bene, è piuttosto collaudato, ma all’idea di essere impalata da quel coso mostruoso mi sento raggelare.
Mi ucciderà.
Vorrei scappare, ma non ne ho le forze… Vorrei gridare aiuto, ma non ci riesco. Rimango lì, affascinata, a guardare quel vecchio bastardo che si prepara a sfondarmi il culo con l’arnese più grosso che abbia mai visto…
– No, ti prego…
– Tu zitta e prega – fa lui, per niente incoraggiante – Molte donne morte sotto di me in questo modo…
Non lo metto in dubbio. E io che credevo che il KGB usasse torture più moderne…
Devo dire che è abbastanza generoso con la vaselina: ne usa almeno mezzo barattolo. Se ne spalma anche sul cazzo, specialmente sulla punta del glande, che è quello che fa più male, almeno all’inizio…
Poi però appizza la cappella al mio povero buchetto, preparandosi a distruggermi.
– Pronta?
– Piano, ti prego…
– Tu prega tuo dio, no me.
Un affondo lacerante. Urlo, straziata: – AARGGHHH!!! Mi ammazzi…
– Forse. E forse no. Tu grida pure se vuole…
Sono aperta nel secondo canale da quando avevo quindici anni, e recentemente ho preso più cazzi lì che in fica; sono una rotta in culo come non ce ne sono molte in circolazione, e il mio povero buco è ben allenato… Cerco di rilassarlo più che posso, mi apro le natiche con le mani, e sollevo le gambe più che posso per aiutare la penetrazione…
Il dolore è atroce, a dispetto della vaselina, e il mio carnefice spinge senza pietà col suo mostruoso ariete di carne durissima…
All’improvviso lo sfintere cede, e mi sento lacerare le viscere.
– AAAGGHHHHH!!!
La mostruosa cappella mi affonda nel retto, dilatandolo senza pietà, ma è il buco quello che brucia in modo intollerabile, sotto l’attrito di quella verga senza fine, larghissima e nerbosa, che ci sprofonda tutta dentro.
– Basta, basta – rantolo – Mi spacchi tutta!
– Sì, io te spacca in due – conferma lui – Continua gridare, io piace…
Il retto è più profondo della vagina, ma non è infinito: ad un certo punto, l’intestino fa una prima curva laterale, e poi dio solo sa cosa c’è prima di arrivare allo stomaco… Ora, il cazzone di Boris è decisamente più lungo del mio retto. Quindi la sua cappellona turgida mi impatta con forza contro il gomito della prima curva dell’intestino, provocandomi un dolore inatteso e completamente diverso da quello che già sto provando e a cui mi sto cercando di abituare. E’ più simile al dolore di una colite, e fa provare un bisogno insopprimibile di defecare l’enorme salame di carne che ti riempie le budella…. Il tutto combinato in un’unica, dolorosissima sensazione di strazio.
– WAAHHH! Mi sbudella… – strillo, sentendomi aprire in due come una cozza da scoglio alle prese con un coltellaccio.
Brucia da pazzi, e credo di essere sul punto di tirare le cuoia, quando sento i testicoli di Boris che mi sbattono contro il coccige.
Ce l’ho tutto dentro, fino alle palle.
– Oh mio dio… – gemo, con le lacrime agli occhi – Mi hai sventrata!
– Certo che sì – fa lui, soddisfatto – Ma, visto che tu ancora viva, ora io scopa tuo culo…
– Piano, ti prego…
– Io no piano. Io forte. Tu grida pure, io piace molto…
Chiudo gli occhi. Stringo i denti. Pianto le unghie nei suoi glutei. Serro le cosce intorno ai suoi fianchi, e mi dispongo per l’ordalia anale…
Boris inspira a fondo, per fortuna è esausto anche lui… Poi però comincia a tirarlo fuori, e il dolore è tale da farmi credere che stia sviscerandomi, tirandomi fuori le budella.
Poi lo ficca dentro di nuovo, spalmandomi la vaselina all’interno dello sfintere lacerato.
E poi ancora.
Dentro, fuori… Dentro, fuori… A un ritmo lentamente crescente, che presto diventa frenetico.
E io mi accorgo che il dolore è scemato fino scomparire quasi del tutto, per lasciare il posto a un piacere osceno, perverso, masochistico… Il piacere proibito della sodomia.
– Ah! Ah! Aahhh…
– Tu gode, puttana… – annaspa il vecchio, mentre mi fotte il culo – Tu gode… Tuo culo rovinato per sempre, e pure tu piace… Tu vera femmina, per questo tu gode!
– Sì, sì… – confermo, spossata ma felice – Sto godendo. Sto godendo…
Ormai è un trapano, una trivella… Enorme, durissimo, e tutto dentro il mio buco del culo.
Sento la pressione feroce dentro il ventre, mi sfrega la vagina dall’interno, e il piacere che monta viene tutto dal mio punto G.
Mi porto una mano fra le cosce e comincio a masturbarmi il clito per accelerare la venuta che incredibilmente mi si sta creando dal nulla in una parte del corpo che non dovrebbe conoscere piacere.
M’incula come un toro, e io sto svenendo dal piacere. Stringo le cosce, mi sfrego il clito…
Poi lui mi afferra un capezzolo e lo tira brutalmente.
Esplodo.
– AAARRGGGHHHHH!!!
Un orgasmo osceno, doloroso, devastante… Devono aver sentito il mio urlo fino al night club nel basamento dell’hotel.
Lo sfintere, per quanto danneggiato, mi si contrae con forza alla base del cazzone che lo ha violato, che a sua volta mi esplode nelle budella.
Boris sbarra gli occhi, colto di sorpresa a sua volta, ma non riesce più a controllarsi neppure lui: annaspa, grufola qualcosa in russo, e con un rantolo mi sborra nel culo.
Sento il seme rovente del maschio che mi si spande nel retto come un enteroclisma, e la sensazione di calore che me ne deriva prolunga il mio orgasmo contro natura, che mi lascia con la gola riarsa come carta vetrata, mentre le mie membra si afflosciano sul letto prive di vitalità.
– Oh… – singhiozza Boris – Tu… Fantastica…
Il vecchio mi collassa addosso, stremato e rantolante, rilasciando un tale suono dalla gola che per un attimo temo di averlo ammazzato…
Rimane piantato dentro di me, gonfio e duro come un tronco d’albero, ma ormai è un albero abbattuto.
I nostri corpi rimangono avvinghiati l’uno all’altro, innaturalmente accoppiati e inzuppati di fluidi corporei. Sudore, sborra, saliva e quant’altro abbiamo emesso durante il bestiale fottisterio, gronda dai nostri corpi e li incolla fra loro, mentre noi giacciamo come morti sul lettone disfatto.
Annaspo in cerca di ossigeno, cercando di liberarmi del peso del vecchio russo che mi ha rotto il culo e che adesso mi schiaccia col suo peso morto.
Adesso il culo mi brucia di nuovo, e brucia da pazzi… Spingo con tutte le mie forze, e più spingo più fa male, ma alla fine, con un rumore niente affatto delicato, l’enorme suppostona di carne viene espulsa dalle mie budella oltraggiate.
Rabbrividisco all’idea di cos’altro possa venirne fuori, ma la sensazione di sollievo è tale che non me ne faccio troppo un problema.
Mi ha sbudellata, ma mi ha anche fatta godere così tanto che non glie ne voglio.
Lo guardo: il mio anziano amante ha gli occhi aperti e ansima, anche lui alla ricerca del fiato perduto. Ma non sembra stia male.
Gli guardo il cazzo: è ancora innaturalmente duro, anche se un po’ meno di prima, ed è tutto imbrattato di liquami vari, compreso un po’ di sangue che deve provenire dai capillari che mi devono essere scoppiati dentro quando mi ha sfondata.
Lo stronzo mi ha sverginata un’altra volta.
Mi sento intontita, quasi ubriaca per lo sforzo fisico e per il piacere violento che ho provato.
Sono fisicamente stremata, sessualmente appagata… Ma mi manca qualcosa emozionalmente.
Qualcosa di molto vicino a me.
Per questo compio uno sforzo sovrumano e mi tiro in piedi.
Boris non dice niente, probabilmente non ce la fa neanche…
Barcollando, raggiungo il bagno. Mi faccio un bidè gelato e mi scarico di tutta la sborra che mi riempie il culo, poi mi ripulisco alla buona e mi sollevo nuovamente sulle gambe tremanti.
Esco dalla stanza e mi ritrovo nel soggiorno buio.
Nella camera da letto accanto alla nostra sento russare. Non è Eva…
Entro; la luce è spenta, ma la lampada del soggiorno illumina l’interno abbastanza da farmi distinguere le figure sul letto.
Ivan giace di schiena, col cazzo moscio fra le gambe pelose, il pancione che si solleva e si abbassa al ritmo del suo ronfare da ubriaco.
Eva è accanto a lui, nuda e bellissima: giace su un fianco in posizione fetale, e da’ le spalle al suo amante.
La vedo sollevare la testa: è sveglia.
– Ciao – le dico, inginocchiandomi accanto al letto dalla sua parte, sfiorandole le labbra con un bacio.
Sa di sborra.
– Ti ho sentita gridare – dice lei, preoccupata – Ti ha fatto male, quel porco?
La sua sollecitudine mi commuove. La piccola era preoccupata per me…
– Un po’ – ammetto – Ha un coso davvero enorme, e ha voluto mettermelo nel culo… Ma devo dire che mi ha fatto godere.
– Beata te – sospira Eva, sollevata malgrado l’evidente amarezza nella voce – Questo lumacone non è riuscito a combinare niente, alla fine gli ho fatto un pompino e amen… La peggior scopata di Capodanno della mia vita.
La accarezzo: – Bene… Cosa ne dici di considerarlo un aperitivo scadente, e di venire di là con me…?
Mi guarda a bocca aperta, sollevandosi sulle braccia: – Vuoi dire, tu e io?
– Certo. Sono mesi che aspetto di fare l’amore con te questa notte…
Ci abbracciamo, scambiandoci un bacio appassionato. Un bacio d’amore.
La prendo per mano e la guido nella stanza di Boris, che giace sempre senza fiato sul suo letto.
– Ti dispiace se Eva si unisce a noi? – chiedo, con aria innocente – Ivan si è addormentato, ma lei ha ancora tanta voglia…
Sento Eva che s’irrigidisce accanto a me, teme che io voglia farla scopare col vecchio… Ma io so bene che Boris per questa notte è finito.
Infatti il vecchio stallone solleva appena la testa: – Belle donne sempre benvenute in letto di Boris…
Ci arrampichiamo sul lettone, e io mostro alla mia compagna il mostro.
Lei fa un verso di sorpresa da ragazzina, poi ridacchia… Per niente disgustata, tocca il cazzone, lo accarezza, lo sega un po’…
Boris geme lamentosamente, e io trattengo una risatina.
– Possiamo usarlo? – chiedo, con sottile crudeltà.
Boris grufola qualcosa di indefinibile in russo, e io unisco la mia mano a quella di Eva.
Gli tiriamo una sega, poi vinciamo il disgusto e, pulitolo con un lenzuolo, lo prendiamo anche in bocca a turno.
Ci lavoriamo sopra una mezz’oretta, finché il vecchio cazzone stagionato e drogato erutta per l’ultima volta.
– Oohhh… – geme Boris, non so se di piacere o di dolore.
Eva e io ci baciamo a vicenda, scambiandoci la sborra da una bocca all’altra, finché non ne rimane più… Non che ce ne fosse molta fin dall’inizio.
Poi i nostri baci si fanno più intimi e birichini… Ci baciamo, ci accarezziamo, ci tocchiamo… Trovo la sua vulva ancora intonsa per la giornata, e comincio a palparla di gusto.
Eva si distende, aprendo le gambe per me, calda e invitante.
Lecco la fica di Eva per almeno un’ora, per la felicità di Boris che ci guarda affascinato ma impotente.
La faccio godere due volte, poi lei desidera ricambiare.
E’ Boris a suggerirci di fare sessantanove accanto a lui. Gli diamo retta, è un’ottima idea… Eva sopra e io sotto, ciascuna con la testa fra le cosce dell’altra, cominciamo il nostro doppio connilinguo, che dura più di un’ora… A un certo punto credo di sentire la mano di Boris che mi accarezza un fianco, ma lo ignoro.
Subito dopo, godo in faccia a Eva, e lei mi sbrodola il suo piacere sulla bocca pochi minuti dopo.
Ma non ci fermiamo.
Continuiamo a divorarci l’una con l’altra, finché non ci accorgiamo che il sole comincia a filtrare dalla finestra.
Allora lei si gira e mi offre nuovamente la bocca da baciare, tutta impastata della mia broda… Ci baciamo con voluttuosa, lussuriosa passione.
– Ti amo – le sussurro col cuore e con la bocca.
– Ti amo anch’io – risponde lei, sorridendo – Voglio stare con te, fare l’amore con te, vivere e morire al tuo fianco.
La penso allo stesso modo. La bacio di nuovo.
– Buon anno, tesoro…
Raggiungo barcollando la suite dei miei che dormono saporitamente; stremata, sporca dentro e fuori, ma felice come non lo sono mai stata.

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