sculacciata per 2

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Ecco un’altra mia storia, era l’estate del 1972: ed aspettavo di recarmi come ogni anno da mia zia in compagnia, passavo le giornate all’oratorio giocando a pallone con gli amici , tutto andava per il meglio ma due giorni prima della partenza durante una delle
interminabili partite di calcio, ebbi uno screzio con Daniele un mio amico che abitava
poco distante da casa mia, nulla di strano direte voi?
Non proprio perché la cosa ebbe uno strascico molto doloroso: in un banale scontro di
gioco Daniele cadde a terra e prese a inveire contro di me sostenendo che ero entrato in
modo troppo duro, inizio un battibecco e Daniele prese ad insultarmi (secondo tutti gli
altri a sproposito) alla fine mi sputo in faccia dicendo FIGLIO DI PUTTANA , la cosa
mi fece reagire in una maniera per me inusitata gli sferrai un pugno che gli ruppe gli
occhiali, Daniele corse a casa ovviamente ad avvisare i genitori dell’accaduto
ovviamente e lo seppi poi, senza dire il perché della mia reazione, poco dopo anch’io
rientrai (erano le 18.25) ricordate che il coprifuoco per me era alle 18.30, sapevo che il
padre di Daniele avrebbe avvisato mia madre ma pensavo di poter spiegare che ero stato
provocato, ma non fu così: non appena varcai la soglia di casa mia madre, che stava
parlando al telefono (con il padre di Daniele) poso il ricevitore mi prese per i capelli e mi
diede due robusti ceffoni dicendo: ADESSO ANDIAMO IN GIRO A MENARE LE
MANI MSCALZONE DELINQUENTE, NON TI BASTA CIO CHE COMBINI DI
SOLITO ADESSO MI FAI VERGOGNIARE DAVANTI AI VICINI!!!!
Tentai di spiegare l’accaduto ma altri due ceffoni mi consigliarono di rimanere in
silenzio, VAI IN CAMERA IMMEDIATAMENTE QUESTA VOLTA AVRAI CIO’
CHE MERITI.
Non melo feci ripetere e filai in camera, questa volta l’avevo combinata davvero grossa e
mia madre era veramente incazzata non la avevo mai vista cosi, sapevo che per il mio
sedere non cera scampo il battipanni era inevitabile pensai almeno 50 colpi o più , decisi
di anticipare mia madre tentando di mostrarmi pentito i mi tolsi i pantaloncini e le
mutandine e la attesi in ginocchio.
Entro mia madre stranamente senza Battipanni mi stupii ma comunque dissi:
PERDONAMI MAMMA non mi lascio terminare la frase ed esclamo NON E A ME
CHE DEVI CHIEDERE PERDONO MA A DANIELE E LO FARAI DI
PERSONA RIVESTITI !
di persona esclamai: CERTO DI PERSONA A CASA DI DANIELE, A LUI E A
SUO PADRE!
Essere umiliato così dopo la provocazione di Daniele non mi andava giù, tentai ancora di
convincere mia madre a non farlo ma fu irremovibile SPICCIATI ALTRIMENTI LE
PRENDI
DUE VOLTE qui E A CASA DEL TUO AMICO, ormai era deciso sarei stato punito
e umiliato
davanti a Daniele,sua sorella ed ai genitori: piangevo più per la rabbia che per i ceffoni
o la paura del battipanni , stavo per infilare le mutandine quando mia madre disse
QUELLE NON SERVONO INFILATI SOLO I PANTALONCINI.
Mi prese per un orecchio e mi portò fuori di casa: percorsi i duecento metri che
separavano le due abitazioni a testa china con gli occhi lucidi mentre mia madre
continuava a rimproverarmi, entrati a casa di Daniele restai in disparte tentando di
nascondere le lacrime e la paura delle botte, nel frattempo mia madre insieme ai
convenevoli di rito si scusava dell’accaduto con il padre di Daniele, terminata la
conversazione tra i genitori arrivo il momento della mia umiliazione: ENRICO
INGINOCCHIATI E CHIEDI SCUSA AL TUO AMICO E CERCA D’ESSERE
CONVINCETE ALTRIMENTI!
Con la voce rotta dall’emozione e dalla vergogna dissi quel che mia madre mi aveva
ordinato di dire: DANIELE NON DOVEVO COLPIRTI MI SONO CONPORTATO
MALE E SARO PUNITO SEVERAMENTE TI CHIEDO PERDONO.
Daniele disse che mi perdonava con un sorrisetto maligno di chi pensava d’averla fatta
franca anche il padre mi perdono e mi chiese il perché di quel gesto mai domanda capitò
a proposito per vendicarmi della punizione che stavo per subire, NON VOLEVO
COLPIRLO MA QUANDO MI HA SPUTATO IN FACCIA E DETTO FIGLIO DI
PUTTANA NON CI HO VISTO PIU.
Daniele impietrì ed i suoi occhi si riempirono di lacrime (il padre era severo come mia
madre se non di più) vedendo scoperta la sua bugia e sapendo che anche lui avrebbe
subito la mia stessa sorte, suo padre lo schiaffeggio afferrandolo per un braccio dicendo:
BUGIARDO MASCALZONE PENSAVI DI FARLA FRANCA MALEDUCATO!
Altri due ceffoni e rivolgendosi a mia madre domando a sua volta scusa per il
comportamento del figlio; mia madre accetto le scuse, ORA TOCCA E TE
CHIEDERE PERDONO AD ENRICO disse il padre a Daniele PENSAVO DI
AVERTI INSEGNIATO L’ EDUCAZIONE MA FORSE NON A SUFFICIENZA,
IN GINICCHIO MASCALZONE I CHIEDI PERDONO!
Daniele dovette umiliarsi davanti a me piangendo e singhiozzando sapeva che il padre lo
avrebbe sculacciato per bene, io pur sapendo ciò che stavo per subire mi ero vendicato e
non sarei stato il solo a prenderle.
I nostri genitori si allontanarono parlottando sul datarsi mentre Daniele ed io entrambi in
ginocchio aspettavamo non senza timore il momento della punizione: poco dopo i nostri
genitori rientrarono in salotto, mia madre con il battipanni e il padre di Daniele con la
cintura dei pantaloni; entrambi ci ordinarono di abbassare i pantaloncini e di chinarci sul
divano Daniele supplicava il padre piangendo TI PREGO PERDONAMI LA CINGHIA
FA MALE NON LO FARO’ MAI PIU’, io sapevo che non avrei potuto convincere mia
madre e pur piangendo obbedii, Daniele invece continuava a supplicare il padre ma fu
tutto inutile, altri due ceffoni lo convinsero a obbedire anche lui abbasso i calzoncini e
gli slip e si chinò sul divano, eravamo entrambi pronti a subire la nostra sorte piegati a
novanta sui braccioli del divano, i nostri culetti bianchi che tremavano aspettando il
primo colpo: CIAK CIAK CIAK CIAK CIAK CIAK , io e Daniele iniziammo a
piangere ed a urlare chiedendo perdono e tentando ti divincolarci ma i colpi arrivavano
precisi si nostri sederi con precisione e il dolore aumentava sempre di più, i nostri culetti
diventavano sempre più rossi, vedevo le smorfie di dolore di Daniele piegato sul
bracciolo di fronte a me ed anche lui mi vedeva i colpi continuavano, CIAK CIAK
CIAK CIAK CIAK CIAK CIAK CIAK CIAK CIAK CIAK CIAK: la punizione
durò circa venti minuti credo che furono più di cinquanta i colpi che ricevetti e credo
anche Daniele, erano le 20 quando termino la punizione, DANIELE IN GINOCCHIO
FACCIA AL MURO ordino il padre CI RESTERAI FINO ALLE 22 E A LETTO
SENZA CENA VEDIAMO SE COSI IMPARI L’EDUCAZIONE.
I nostri genitori si salutarono scambiandosi nuovamente le scuse, tornammo a casa dove
anche per me inizio il castigo due ore in ginocchio e a letto senza cena, e mia madre
aggiunse che l’indomani non sarei uscito di casa e avrei dovuto aiutarla nelle faccende di
casa.
Obbedii quella fu la prima volta che le presi fuori di casa mia, questa sculacciata
“parallela” ebbe degli effetti positivi Daniele ed io da quella volta diventammo sempre
più amici (lo siamo tuttora con relative famiglie) ed anche i nostri genitori iniziarono a
frequentarsi di più, a volte il male non viene per nuocere vero?
Ciao alla prossima Enrico

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