stregata

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La radiosveglia suona iniziando la giornata con una canzone rock che fa:
…haven can wait…
La giornata era cominciata nel migliore dei modi, si era svegliata presto senza quel torpore che sempre la affaticava e rallentava tutte le mattine, la colazione pareva essersi preparata quasi da sola dalla velocità con la quale l’aveva consumata e si era preparata per la piscina in ancor meno tempo.
Il traffico era quasi sparito nonostante fosse un sabato e di solito la città era già in piena attività, anche il parcheggio trovato subito davanti all’entrata era un must! Avrebbe firmato col sangue se fosse stato possibile avere questo servizio ogni giorno!
Appena entrata venne avvolta dalla caratteristica ondata di caldo e dal sentore intenso del cloro, passò quindi direttamente agli spogliatoi, indossò il costume, la cuffia e al polso gli occhialini da sub. Prima di entrare si recò alle docce per fare la classica preparazione igienica per poi buttarsi in acqua per le sue solite vasche di stile libero.
Come sempre gli accadeva appena entrava nella zona piscina attirava gli sguardi di tutti gli uomini presenti e, con sua soddisfazione, anche quelli di molte donne. Il suo fisico era snello e tonico, aveva un seno sodo ma ben sviluppato e i glutei parevano scolpiti nel marmo ma quello che spesso la gente notava senza rendersene conto era il suo modo di fare, il suo portamento e il linguaggio del corpo pareva urlare a tutti di posare gli occhi su di lei. Forse, alle volte, neanche lei si rendeva conto di quanto si era sexy e desiderabile in alcuni semplici movimenti come l’accucciarsi per prendere l’asciugamano o il semplice tuffarsi in acqua e ancor meglio quando si issava a bordo piscina. Sembrava che la gente non aspettasse altro che si rendesse inconsapevolmente sexy per attirarli tutti nel suo mondo.
Si portò a bordo piscina e si preparò al tuffo prendendo un bel respiro e controllando senza farsi vedere tutti gli sguardi che erano per lei, quella sensazione di essere al centro dell’attenzione era come una medaglia d’oro.
Ora che era in acqua tutto gli scivolava via, i suoi pensieri erano votati solo allo stile libero. Tutte le preoccupazioni, le voglie o il proseguimento della giornata erano messe da parte in un angolo chiuse da una spessa porta. Questo stato d’animo era la ragione per cui andava in piscina, il mondo lì era lontano da lei, almeno per qualche periodo.
Fatta l’ultima vasca si preparò all’uscita e a godersi un’altra volta gli sguardi, di cui era consapevole, posati sui sui glutei. Arrivata a bordo vasca si fermò sia per consentire ai bagnanti di capire che era al termine e quindi lo spettacolo era iniziato, sia per prendere lo slancio e tirarsi su perdendo qualche secondo in quella ispirata posizione che era il sogno di uomini e alcune donne.
Ritornata alla realtà, alzando lo sguardo sul bordo si vide un paio di piedi in infradito color rosso acceso proprio davanti agli occhi. Tolti gli occhialini da sub e infilati al polso scorse dai piedi in su tutto il pezzo d’uomo che gli si era parato davanti. Un giovane atletico, ben piazzato ogni suo muscolo era nel giusto rilievo senza essere eccessivo. Il costume azzurro gli stava d’incanto senza rivelare nulla nella sua parte anteriore.
Lei lo fissò stupita quando lui si sporse in avanti porgendole le mani in segno di aiuto. Inizialmente, per un battito di ciglia, aveva pensato di rifiutare ma la novità dell’incontro gli piacque e afferrò prima una mano e poi l’altra e come se fosse stata alzata da una gru si sentì librare fuori dall’acqua senza alcuno sforzo apparente del giovane. Immaginò lo sguardo deluso di molti suoi ammiratori che già si erano preparati gli occhi nell’attesa di visionare il suo bel posteriore.
Appena un attimo prima di essere appoggiata a terra il giovane fece un passo in dietro per consentire a lei di avere terreno sufficiente per adagiarsi. Tutto era stato così rapido da non aver subito sforzi nella procedura di uscita dall’acqua. Ora i due erano così vicini che lei poteva sentire calore emanato da quello splendido esemplare di maschio.
Ciao, mi chiamo Gabriele.
Ciao, Lucy.
Sei splendida nel tuo costume rosso fuoco, sembri uscita dal paradiso.
O forse dall’inferno.- fece un sorrisetto da felino…costume rosso fuoco? Aveva messo un costume arancio… abbassò lo sguardo osservandosi facendo finta di essere timida dopo quella risposta ardita…era davvero ROSSO!
Si! Forse potresti venire da lì ma non basterebbe a fermarmi e a chiederti di vederci stasera.
Subito alla meta, eh? Che ti fa pensare che sia così facile da raggiungere? Dovresti sgobbare per avermi anche solo per una cena!
Il fatto che potresti venire dall’inferno mi porta a credere e sperare che incontri di questo genere siano alla tua mercè, siano un tuo desiderio e una tua voglia di possedere quelli che ti vogliono a loro volta. Lo stesso vale per me, potremmo possederci a vicenda.
Mah, un tipo strano in una giornata strana. Potrei acconsentire. Devo pensarci. Come ti trovo se voglio risponderti ?
Lascio il mio indirizzo al banco dei biglietti, se decidi di venire mi troverai lì pronto ad attenderti. Ti baceri ora ma temo che scatenerei l’inferno tra i tuoi fans quindi rimandiamo tutto a stasera.
Detto questo si girò e lasciando la ragazza interdetta per quel comportamento strano si diresse agli spogliatoi maschili. Lucy rimase a fissarlo di spalle notando quanto bene gli stavano quei boxer verde mare elasticizzati che aderivano al suo fondo schiena in maniera così perfetta. Ma non aveva un costume azzurro ? Mha! Quel bel sedere lo voleva per sé, sarebbe andata quella sera portandosi dietro lo strap on che usava con i maschietti troppo arditi a cui spesso insegnava come comportarsi, oh si! sarebbe stato sorpreso il povero Gabriele.
Alla cassa chiese se c’era un biglietto per lei e il giovane gli consegnò una busta rossa con il disegno stilizzato di una falce tutta nera, l’indirizzo all’interno riportava : via Dante A. 66, attico.
Busta rossa, una falce e un attico per il misterioso Gabriele. Si sarebbe sfogata questa sera con un bel vestito rosso fuoco e un intimo di cuoio nero, avrebbe aggirato ogni difesa di Gabriele dandogli quello che tanto agognava e strappandogli la promessa che poi a avrebbe avuto lei piena autonomia su di lui e a quel punto anche lui sarebbe entrato a far parte dei suoi tanti amorevoli supplicanti schiavetti che agognavano la sua presenza.
La sera era iniziata, il parrucchiere aveva dato prova di sé regalandogli l’acconciatura visto che faceva parte del suo gruppo di adulanti, il vestito rosso era anche meglio di come lo ricordava scollato ma non troppo, faceva risaltare il seno e nella parte posteriore era stretto il giusto per permettere a chi lo osservava di farsi una piena idea di cosa aspettarsi una volta tolto. Solo ad immaginarsi la serata che l’attendeva si stava bagnando. Il suo nuovo fun sarebbe stato invidiato dagli altri e progettava di usarlo per lungo tempo.
Chiamò un taxi per andare all’appuntamento perché prevedeva di rimanere tutta la notte per ottenere il rispetto ed instillare in Gabriele la voglia di rivederla alle sue condizioni, era sempre bello cercare di plasmare i nuovi venuti perché si divertiva a rompere le loro resistenze una ad una e vedrli crollare era una soddisfazione.
Arrivata, via Dante A. Numero 66. Pareva uno stabile di nuova costruzione con un giardino che lo circondava e molte macchine parcheggiate, la sensazione era che fosse molto silenziosa questa zona e i rumori parevano distanti. Suonò il campanello al nome Gabriele, l’unico nome presente. Subito la calda voce si fece sentire – Sapevo che saresti venuta, sarà una splendida serata. Sali-
Entrò e si diresse all’asscensore, l’attico corrispondeva al sesto piano. Arrivata in cima la porta si aprì direttamente all’ingresso dell’appartamento. Era enorme a prima vista. Le pareti erano dipinte di un rosso cupo, un caminetto scoppiettante dava il benvenuto ai nuovi arrivati, poltrone in pelle nera erano adagiate nei pressi del caminetto, una zona bar in piena vista e ben fornita faceva la sua porca figura e una tavola enorme era già imbandita con ogni genere di specialità all’apparenza tutta con alle spalle una solida reputazione afrodisiaca. Lucy si sfregò le mani e sorrise come un gatto.
hai un bel ambientino qui.
In effetti si. Il palazzo è disabitato, ci sono solo io così possiamo anche fare rumore – sorrise
Ma ho notato delle auto al parcheggio.
Sono mie, mi piace cambiare. Lo stabile anche è mio.
Ah però! Di cosa ti occupi ? Per avere tutto questo…
Giardinaggio e una buona fortuna della famiglia. Io vendo macchinari per la mietitura e simili.
Ecco perché la falce sul biglietto !
Si, un marchio che lascia il suo effetto.
Cosa c’è di buono, ho una fame che ti mangerei signor Gabriele!
Accomodiamoci, c’è un po’ di tutto.
In effetti pareva preparato per ottenere effetti devastanti e sicuri, c’erano ostriche, champagne, cibi piccanti e dolci al cioccolato, spezie da abbinare a piacere come zenzero e zafferano, vini rossi se lo champagne non era abbastanza, insomma era tutto perfetto.
Durante il pasto il discorso non volse mai al dopo, erano entrambi attratti dal carpire informazioni sulla vita dell’altro e lei notò che il suo bicchiere pareva non vuotarsi mai come anche il caminetto sembrava sempre pieno di legna. Una musica classica che non riconobbe entrava a sprazzi in sottofondo colmando gli attimi di silenzio e avvolgendo i due sempre di più in una atmosfera di intimità che di rado Lucy aveva provato.
Venne comunque l’ora della fine del pasto e lui la fece accomodare su una delle avvolgenti poltrone in pelle accanto al caminetto offrendole un ultimo goccio di buon whisky. Lei accettò con gioia ma volle gustarlo alzata prendendo calore davanti al caminetto. Il tempo necessario per gustarsi quel buon liquore e girandosi verso Gabriele rimase di stucco nel vedere la tavola prima così abbondantemente apparecchiata ora completamente spoglia e priva di tovaglia. Un imponente tavolozza di marmo nero, lucido come uno specchio rifletteva la tiepida luce di un paio di candelabri in argento con tre candele rosse ognuno. Gabriele era davanti a lei ora che la osservava a braccia incrociate e quel suo sorriso che la sapeva lunga. Lei rispose al sorriso pensando a quanto si sarebbe divertita.
Come hai fatto a sparecchiare così veloce ?
Sono un mago!
Certo, me lo dimostrerai. .. ora, se mi dici dove è il bagno mi preparerò per il prossimo spuntino, che ne dici?
Siamo entrambi qui per questo, ti aspetterò qui. Mettici tutto il tempo che ti serve io sarò pronto. Il bagno è da quella parte dopo la palestra e a sinistra della sauna, non puoi sbagliare davanti a te troveresti solo la stanza da letto. Ma io ti voglio qui.
Allora attendi, se voglio fuggire devo per forza passare da qui a quanto pare ed è qui che tu mi vuoi, come anche io, ora, ti voglio qui.
Si diresse al bagno per i preparativi a cui stava pensando, la sua borsetta che conteneva il fallo da indossare era rimasta nella sala ma sarebbe tornata utile solo dopo che lui avesse ottenuto quello che voleva, in quel momento sarebbe stato più fragile. Nel tragitto diede un occhio alla palestra era attrezzata di tutto, la stuzzicava pensare a quel posto e a come usarlo in futuro, un occhiata la meritava anche la sauna, era interamente in legno con al centro le pietre che si arroventavano e i catini di acqua che servivano per creare il vapore. Uno spettacolo. La camera da letto non poteva risparmiarsela. Il letto era enorme e circolare, con lenzuola nere e un arredamento spoglio. Le pareti erano color del rame con sfumature di grigio, pareva un enorme quadro. Adesso era l’ora del bagno. Racchiusa in quella stanza la vasca Jacuzzi più grande che avesse mai visto faceva capolino da un angolo mentre al suo opposto una cabina doccia con idromassaggio a colonna lasciava stupiti. Entrambi i pezzi erano ricoperti di marmo bianco, il lavabo era lungo quasi il doppio di uno normale con rubinetteria doppia per permettere a due persone di usarlo allo stesso tempo. Il lavabo era nero. Lo specchio era tutto attorno alla stanza esclusa la finestra. Questo era davvero splendido, poteva prepararsi gustandosi ogni angolo del suo corpo. Si sfilò l’abito rosso rimanendo con il completo in cuoio nero che ne risaltava il corpo stringendo i punti chiave e permettendo di intravedere la merce, pregustarla ma non accedervi. Se fosse stato possibile entrare in piscina così vestita i respiri si sarebbero fermati per lunghi attimi. Era giunto il momento che entrambi volevano, si diresse ancheggiando attraverso il corridoio per entrare dove Gabriele la attendeva.
La stanza del caminetto…le pareti erano sempre state nere ? E le poltrone ? Ora ce ne era solo una in pelle rossa e seduto nudo a gambe aperte c’era Gabriele con un calice di vino rosso rubino. Il tavolo in marmo nero dove avevano cenato era sparito e la luce del caminetto era lanciata di riflesso in molti specchi alle pareti che prima non aveva notato. Pareva la mitica casa stregata del luna park di quando era bambina.
Fermatasi all’entrata della stanza riordinando mentalmente i cambiamenti a cui non trovava risposta si riassestò in fretta fermando visibilmente lo sguardo al centro esatto delle gambe divaricate di Gabriele. Il contrasto delle pareti nere, la pelle rossa della poltrona e quella chiara del giovane stimolava le fantasie della donna che già era preparata a stupire ma non ad essere costantemente stupita.
Gabriele sorseggiò il vino, scoccò le dita della mano sinistra e attese.
Magia ? Ipnosi ? Lei non sapeva cosa fosse ma allo scoccare delle dita il suo piano venne messo in disparte, si avvicinò a lui lentamente, facendogli osservare bene tutto quello che avrebbe avuto nello spazio di quella nottata. Raggiunta la poltrona si inginocchiò davanti al suo membro eretto e lo fissò come ipnotizzata. A questo punto Gabriele gli diede un sorso di quel rosso, lei bevve dal suo calice senza toccarlo se non con le labbra, lo gustò a lungo e infine lo ingoiò. Era sublime.
Questo instillò l’inizio della fellatio. Lucy prese tra le labbra il membro di Gabriele senza usare le mani, lo infilò tutto dentro bagnandolo per bene, andò su e giù come per prenderne le misure, lo fece uscire per cominciare a leccare l’asta da sotto fino al glande, inserì tutto lo scroto in bocca e si rese conto che era piacevole da provare. Mentre compiva queste manovre che spesso faceva eseguire ai suoi boys cercò ripetutamente gli occhi di Gabriele come fosse in cerca di un contatto di conferma che stava facendo bene il suo lavoro. Si sentiva inspiegabilmente accalorata. I suoi occhi parevano cambiare colore dal verde al rosso passando per l’oro e il nero assoluto, il gioco di riflesso del fuoco sugli specchi dava senz’altro il suo effetto shock.
Presa dall’estasi e dalla foga della fellatio, Lucy cominciò a toccarsi e sentirsi bagnata. Strofinò la sua vagina con due dita, ne infilò una e solo tra un affondo di gola e un affondo col dito si rese conto di essere nuda, non aveva ricordo di aver tolto il suo abitino da mistress e in quel momento non le importava molto anche se nella sua testa qualche campanello di allarme suonava.
Gabriele ansimava e si godeva lo spettacolo di questa femmina che si piegava ai suoi voleri, schioccò ancora le dita e lei si fermò. Ora Gabriele gli diede un altro sorso di vino, lei bevve e quasi gli uscì dal naso per la sorpresa di scoprire che ora il vino aveva le bollicine, era champagne e il bicchiere era diverso. Quando era successo?
Mise in attesa la risposta a quella domanda ora doveva impalarsi su questo esemplare di maschio e fargli vedere come lo avrebbe risucchiato al suo interno senza dargli tregua, non sarebbe riuscito ad alzarsi per un altro gioco di prestigio, adesso toccava a lei. Gli salì in groppa, lo baciò ardentemente infilandogli la lingua in bocca, con i denti gli prese il labbro inferiore e mentre lo mordeva si infilava su di lui. Nel momento stesso in cui entrava del tutto lo morse fino a farlo sanguinare. Lui avvertì sia il dolore al labbro che la completa penetrazione in lei è questo gli fece perdere il controllo. Il bicchiere scivolò dalle sue mani e il vetro in frantumi fu per Lucy una vittoria e la conferma che ora dirigeva lei i giochi!
Assaporò il gusto metallico del sangue di Gabriele mentre cominciava a salire e scendere col bacino, avanti e indietro appoggiandosi alle sue spalle robuste. Gli morse l’orecchio passando poi al collo sempre attenta ad entrare ed uscire. Voleva dirigere lei ora il gioco e spostò le mani su quelle di lui per bloccargliele alla poltrona mentre lei si serviva come preferiva. Ci si era messo lui in questa posizione ed ora doveva subirla!
Sempre più sicura di sé sentiva anche i colpi di lui mescolati a mugolii di piacere, l’eccitazione di Lucy non poteva che aumentare sapeva che lo avrebbe avuto presto ai suoi piedi.
All’improvviso calarono le tenebre, il fuoco si spense come colpito da una forte raffica di vento e di conseguenza tutti i giochi di luce cessarono. Non era abbastanza per fermarla e continuò decisa a cavalcare. Nella frenesia e nel buio sentiva le mani del giovane che la toccavano, i seni, i glutei, mani sui capelli e sulle cosce pareva ci fossero altri tre ragazzi da quanto veloce si spostavano le sue mani e a tratti parevano essere in più posti allo stesso momento poi si ricordò che le stava ancora tenendo ferme ai braccioli e in effetti lì erano. In alcuni casi di estremo piacere si poteva avere delle impressioni non corrette sullo svolgersi degli eventi e si disse che di certo questo era uno di quei momenti. Ora sentiva il membro di lui ingrossare ulteriormente dentro lei come se un maggiore apporto di sangue fosse giunto in aiuto per aumentarne le dimensioni, una cosa che a Lucy piacque non poco! Con più foga e stringendo le gambe per intrappolare quel bestione all’improvviso si sentì impalare da diertro. Un urlo di sorpresa, un dolore raramente percepito, uno smacco al suo ego erano le prime impressioni subito evacuate dall’estremo godimento al quale era sottoposta. Qualcosa di grosso l’aveva penetrata da dietro e provò a verificare con le mani che vennero trattenute prontamente da Gabriele.
Eh no mia cara, goditi il momento come lo sto godendo io – le disse
Questa frase unita all’impossibilità di toccarsi la fece naufragare nei suoi istinti sessuali più remoti e cavalcò quei due cazzi fino allo sfinimento. Avvertì poco prima che Gabriele stava per venire e lo stesso capitava a lei. Al culmine dell’amplesso di entrambi lei strinse le mani così forte sui polsi di lui che le si ruppe un unghia. Il caminetto si accese in un lampo, dal suo culo svanì ogni traccia di invasione, abbassò lo sguardo su Gabriele che aveva il labbro perfetto ma il polso era ancora profondamente segnato.
Sei stata fantastica Lucy, ora so che sei pronta per tornare.
Tornare dove mio caro ?
Lui, Lui ti ha perdonata. Ti rivuole al Suo fianco. Vieni con me.
La radiosveglia suona iniziando la giornata con una canzone rock che fa:
…some little angel tries to tell me that it’s over,
It’s just a bad reflection from above.
The load upon my shoulder,
Makes me stronger, even bolder,
Oh no no, i haven’t had enough.
Heaven can wait ‘til another day,
Cause there ain’t no reason to leave…
La giornata stava cominciando male, appena sveglia con la strana sensazione di aver fatto un sogno molto importante ma come spesso accade rimane nel limbo Lucy si accorse di avere anche un unghia spezzata e questo particolare aprì quel limbo. Gabriele, stavolta non andrà così! .

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