Susanna tutta panna

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Susanna è una splendida bionda ventottenne, ingorda di sesso e pluriorgasmica. Federico (Fred per lei) suo marito trentunenne, è un bel moro con gli occhi scuri con un’indole viziosa e voyeuristica. Queste inclinazioni erotiche che tra i due coniugi si compenetrano, li porta a condividere complicità sessuali particolari alle quali si dedicano senza freni inibitori, offrendo la focosità dei loro giovani corpi anche a rapporti carnali di gruppo.
Questa è la storia di una loro esperienza sessuale singolare durante la quale Susanna, proprio nella serata di capodanno, volle tentare di soddisfare un desiderio che forse molte donne immaginano nelle loro fantasie erotiche ma complicato da realizzare. Non vi resta che seguitare a leggere la storia se la vostra curiosità vi inducesse a scoprire quale desiderio sessuale aveva Susy e, soprattutto, se fosse riuscita a realizzarlo.
Un suggerimento ai lettori: non saltate la lettura per giungere prima ai fatti
salienti altrimenti vi perdereste quel crescendo di erotismo che pervade la storia e che la rende avvincente.

Susanna ritrasse il dito dal clitoride. Lo allontanò strisciandolo lentamente sull’addome. Il polpastrello lasciò sulla pelle una traccia luccicante di umori. Supina sul letto distese le braccia lungo i fianchi e socchiuse gli occhi. In quei momenti, brevi ed eterni, in cui il residuo del piacere indugiava ancora tra le sue cosce, si abbandonò al languore dei sensi appagati. Per qualche istante le parve di essere una paracadutista che godesse l’ebbrezza della planata. Rimase rilassata sul letto, la mente spenta sulle immaginazioni erotizzanti, che finalmente donavano un po’ di tregua alla sua sfrenata libido. Rimase una decina di minuti cullata dalla pace dei sensi, poi le fantasie carnali ritornarono ad affacciasi nella sua mente rendendola pronta per un’altra masturbazione. Resistendo al desiderio di tornare a titillarsi il clitoride fece lo sforzo di alzarsi dal letto per andare a prepararsi un caffè.
Il cellulare che teneva poggiato sul comodino si animò. Era suo marito Alfredo.
Amore, dove sei? gli chiese.
– In autostrada. Mi sono fermato sulla piazzola di un autogrill per poterti chiamare. Tra un’oretta sarò da te. Non vedo l’ora di leccartela. –
– Fred sei un porco – rispose lei facendogli sentire un risolino seducente. –
– E tu una gran troia, Susy. –
– La colpa è tua Fred – rispose lei – se mi faccio montare da altri maschi è per compiacerti. –
– Anche questo è vero – ribatté lui – ma una gran vacca sonnecchiava in te. Ho soltanto favorito i tuoi istinti a destarsi. – E poi sarei stato troppo egoista se avessi preteso che riservassi il tuo splendido corpo soltanto a me. Avresti preferito giungere alla vecchiaia reprimendo la tua indole carnale? Entrambi avremmo rischiato di far divenire i nostri rapporti sessuali monotoni e sgradevoli come pranzare tutti i giorni con coste di sedano senza pinzimonio e forse ti saresti limitata a farmi cornuto saltuariamente a mia insaputa. Fred fece una pausa e aggiunse: -Indovina che cosa sto facendo adesso, Susy? –
– Lo immagino – rispose lei con un risolino di gola – te lo sei tirato fuori dei calzoni e lo accarezzi eccitandoti per ciò che mi dici. –
– Esatto – confermò Fred come rispondesse alla domanda di un quiz erotico. Mi sono messo in un angolo del posteggio e mi masturbo a orgasmo frenato. Voglio mantenere colme le mie riserve di sperma per stasera perché te le voglio svuotare in gola. Desidero che tu beva la mia sborra senza che possa vederne sprecata una sola goccia. –
– Non vuoi eiacularmi sul viso come spesso ti piace fare, Fred? –
– Un’altra volta. Stasera desidero che lo inghiotta: tutto! –
– Fred, sei l’uomo più porco che esista – gli mormorò lei ansimando di bramosia. –
– E tu, Susy, sei la moglie più maiala che avrei potuto trovare e sappi che mi ecciterebbe da morire se ti trovassi a scopare nel nostro letto con un altro maschio anzi con due, magari con tre. – Quella frase Alfredo la intrise di libidine sospirandogliela.
– Tu sei uno fanatico del sesso, Fred! – gli disse lei ma la sua voce roca tradiva l’eccitazione che gli cagionavano quelle sue telefonate “stuzzicanti”.
– E tu sei un’adoratrice del cazzo, Susy, una ninfomane anomala perché se è vero che le ninfomani sono assatanate di sesso perché non riescono a raggiungere l’orgasmo agognato, tu ti faresti sbattere in continuazione mugolando sempre di piacere. –
– Sì è vero Fred – rispose lei socchiudendo gli occhi.
– Adesso dove sei Sonia? –
– In camera mia. Poco fa mi sono masturbata pensando di essere chiavata da te e sodomizzata da un watusso. Mi ero appena alzata dal letto per andare a prepararmi un caffè. –
– Sei sola in casa? –
— Sì, amore mio, sì! Mia madre si è recata a fare visita a sua sorella. Si tratterrà da lei anche per cena. –
– Sei nuda? –
– Sì, Fred, sono nuda. –
– Adesso, Susy – continuò lui con voce suadente – voglio che ti masturbi un’altra volta pensando di essere montata da due maschioni, contemporaneamente, ma non che ti chiavino nella fica e nel culo, ma entrambi nella fica. – Non avvertì la risposta di Sonia. Ciò gli fece capire quanto lei fosse concentrata ad immaginare la scena. Sentiva soltanto ansimare sempre più rapidamente, poi gemere, quindi acuti gridolini di piacere.
Susanna, giunta all’acme dell’orgasmo, non riuscì a reprimere un gemito prolungato che si spense lentamente mentre il suo dito indugiava ad allontanarsi dal suo magico bottoncino. Poi rispose con la voce ancora alterata dall’estasi: – Amore – ho provato un piacere intensissimo. Qualcosa che mi cola giù per le cosce. Credo di avere eiaculato od ho emesso un po’ di pipì. –
– Sul serio? – rispose lui sogghignando.
«Sì…»
– Hai pensato a quello che ti ho suggerito mentre ti titillavi? –
– Sì – rispose Susanna – ma a chiavarmi non erano in due ma in tre. –
– Addirittura! – Credo sia anatomicamente impossibile poterlo fare realmente. – Fred fece una pausa e aggiunse: – Supponendo che la tua vagina possa dilatarsi tanto, in quale posizione si potrebbero mettere per scoparti contemporaneamente in tre? Non credo ci sia spazio perché tre cazzi possano trovarsi in linea per penetrarti.
– Fred vorrei tanto che fosse possibile insisté lei. – Pensarlo con l’immaginazione mi ha fatto godere tantissimo. Adesso, Fred sbrigati a raggiungermi perché la mia fica seguita a lacrimare di desiderio per il tuo cazzo. –
E quella fu una notte bollente durante la quale lei volle farsi penetrare in tutti i suoi tre orifizi. Fred volle persino supplire l’atto di chiavarla in tre supplendo i due cazzi mancanti con modesti peni di lattice ma gli orgasmi che provarono furono in ogni caso intensi.
QUEL CASUALE INCONTRO SULLA NEVE
Susanna e Fred condividevano la passione per lo sci perciò decisero di passare le festività natalizie in una località turistica Alpina.
Durante la seconda discesa Susanna volle scendere spericolatamente. Distanziò Fred, superò un gruppetto di tre sciatori che procedevano piuttosto cautamente, ma fini per fare un capitombolo. Perse uno sci e scivolò per una cinquantina di metri prima di fermarsi. I primi a giungere in suo soccorso furono i tre sciatori che aveva superato.
– Signora, spero non si sia fatta male – disse uno di loro.
Lei si tolse gli occhiali da discesa per poterli osservare meglio. Notò che i tre tipi erano piuttosto ben piantati e robusti ma notò che uno di loro superava in altezza gli altri due di almeno mezza testa. Si tastò alcune parti del corpo prima di rispondere. – Non credo – disse lei con un certo imbarazzo. Ho voluto strafare per distanziare mio marito. –
– Le ho riportato il suo sci – disse l’uomo più alto.
Lei ringraziò il cortese aiutante, poi indugiò a osservarlo. Notò che aveva la taglia e la robustezza simili a quelle un corazziere. Notò quanto la barba, tenuta corta, le donasse un aspetto ruvido ma allo stesso tempo affascinante.
Lui si prestò per aiutarla a mettersi lo sci, poi i tre uomini la scortarono gentilmente fino alla cabina di risalita.
– Mi chiamo Andrea – si presentò l’uomo più alto, togliendosi i guanti per stringerle la mano con maggiore galateo – e loro due sono i miei amici Leonardo e Gianluca.
– Io mi chiamo Susanna, per mio marito Susy – rispose lei togliendosi a sua volta il guanto. – L’ho seminato ma tra poco sarà qui. – Aveva appena terminato di stringere loro le mani quando giunse Fred. Gli spiegò che era caduta e che quei tre signori si erano prodigati per soccorrerla. Iniziò una cordiale conversazione che terminò davanti ad una tazza di tè caldo, in un bar della cittadina alpina ed un amichevole commiato che finì con la premessa di rincontrarsi in una circostanza diversa dall’accaduto.
La sera medesima, antivigilia di San Silvestro, Susanna e Fred si recarono in dancing e il caso volle che ci fossero pure Andrea, Leonardo e Gianluca. Seguirono cordiali saluti poi la conversazione non poté riguardare che la bizzarria del caso per averli fatti rincontrare un’altra volta.
– Destino vuole che diventiamo amici – disse Gianluca mostrandosi talmente gentiluomo da esibirsi in un ottocentesco baciamano nei confronti di Susanna. Il gruppo si sedette ad un tavolo, conversarono del tempo che si stava rivelando freddo ma asciutto e di altri argomenti quotidiani come ad esempio gli operatori turistici avessero sopperito alla scarsità di neve sulle piste con i cannoni artificiali. I primi a ballare con Susanna furono Leonardo e Gianluca. Andrea rimase seduto a conversare con Fred, ma presto si accorse che stava parlando con una persona più attento a seguire la moglie che ballava con i suoi amici osservandoli come volesse spogliali con gli occhi. Si chiese: – Forse è soltanto una mia impressione ma questa coppia mi da la sensazione che sia complice di un gioco sottilmente erotico. – Poi quando l’orchestrina attaccò due lenti consecutivi e vide Fred osservare intensamente la sua consorte rimanere attaccata ai corpi di Leonardo e Gianluca, che si alternavano nel ballare con lei ogni mezzo minuto, incominciò a capire che forse aveva veramente conosciuto uno di quegli uomini che si eccitavano nell’osservare la propria donna al centro delle attenzioni di altri maschi, con la complicità di lei medesima.
Infatti Fred seguitò, per tutta la durata dei due lenti, a fissare la sua splendida Susanna, vestita con un abito scarlatto, corto almeno una quindicina di centimetri sul ginocchio, rimanere appiccicata al corpo dei suoi due “amici”, stringendosi a loro, lasciando che le bisbigliassero frasi nelle orecchie e lei sorridere loro come accettasse ciò che le mormoravano.
Allorché l’orchestrina cessò di suonare Leonardo e Gianluca ritornarono al loro tavolo, tenendo Susanna per le mani. Entrambi lanciarono un’occhiata a Fred per vedere come avrebbe reagito. Videro che sorrideva loro, come fosse addirittura compiaciuto che si fossero comportati tanto intimamente con la sua donna. Leonardo scambiò una rapida occhiata con Gianluca. Notò l’amico stringergli l’occhio come volesse comunicargli che quella era una che poteva anche farsi montare.
L’orchestra fece una pausa di un quarto d’ora durante la quale l’ormai affiatata compagnia conversò cordialmente. A un tratto Fred si scusò con gli ospiti per recarsi in bagno. Scrisse rapidamente qualcosa su un fazzolettino di carta e tornò al tavolo. Approfittò che i tre ospiti conversassero tra loro per passare il fazzolettino ripiegato a Susanna.
Lei lo lesse tenendolo in grembo, sorrise e annuì come fosse d’accordo con ciò che suo marito aveva scritto. Lo ripiegò più volte e lo tenne celato nella mano destra.
Il cantante dell’orchestrina avvisò che avrebbe proposto ai presenti, prima di iniziare la sarabanda della danza moderna, un altro famoso lento dei Platters, intitolato “fumo negli occhi”.
Fu Andrea che stavolta propose a Susanna di ballare assieme a lui.
Susanna gli sorrise, quindi fu addirittura lei a prenderlo per mano e portarlo al centro della pista.
Andrea era una tale pezzo di Marcantonio che Susanna fu obbligata ad appoggiargli la guancia sul petto per ballare stretta a lui.
Andrea sentiva che Susanna si stringeva al suo corpo come volesse percepirgli ogni muscolo. Adesso non aveva più dubbi: Susanna voleva farsi scopare e suo marito era consenziente. Il suo cazzo ebbe un’impennata. Si strinse di più a lei e glielo fece sentire strofinandoglielo sullo sterno talmente la sovrastava in altezza. La vide sollevare lo sguardo e sorridergli languidamente. I denti candidi, regolari e la lingua rosea che quelle labbra sensuali e morbide gli fecero intravedere gli provocarono un fremito. Adesso soltanto il fatto di ballare stretto a lei gli impediva di dare spettacolo. Se lo sentiva duro come un ramo di quercia. Capì pure che se quel dancing fosse stato un locale per spettacoli porno, lei si sarebbe fatta chiavare davanti a tutti. A un tratto avvertì lei abbassare la mano destra e accarezzargli un gluteo. Poi fargli scivolare nella tasca posteriore qualcosa. La sentì strusciare lo stomaco contro il suo enorme bozzo, socchiudere gli occhi e dischiudere le labbra, come volesse fargli intendere che se avesse dato retta ai suoi istinti glielo avrebbe tirato fuori lì, davanti a tutti per vedere quanto lo avesse grosso. La vide passarsi la lingua sulle labbra poi guardarlo e dirle qualcosa a bassa voce. Il cantante e la musica gli impedì di distingue ciò che aveva detto. Abbassò la testa per farselo ripetere. Gli disse che a sentire quel gran bozzo strusciargli sullo stomaco le faceva infradiciare la fica. Rimase di stucco perché Lei si era espressa con la naturalezza di chi affermasse la cosa più ordinaria di questo mondo. Sì domandò in che genere di femmina si fosse imbattuto. Sicuramente una di quelle che avevano gettato alle ortiche la definizione di pudore. La vide sorridergli ancora, poi invitarlo ad abbassare ancora la testa.
Si sentì dire all’orecchio che lei non ne aveva mai abbastanza di scopare e che voleva sapere se la sua statura fosse proporziona alla lunghezza del suo pene.
Andrea Rispose : – Non so se la lunghezza del mio sesso sia proporzionata alla mia statura perché son alto un metro e novantacinque. In ogni caso ce l’ho lungo venticinque centimetri, reali intendo.
La vide dilatare gli occhi per la sorpresa poi la sentì aggiungere:
– Quanto lo hai grosso? –
– Credo non riusciresti a cingerlo in modo tale riuscire a toccarti col pollice le estremità delle altre dita. – La vide socchiudere gli occhi come bramasse di vederglielo. Capì che probabilmente una donna così bella e libidinosa, difficilmente gli sarebbe capitato di incontrare un’altra volta. La strinse di più a se e le stropicciò il rigonfiamento del cazzo sullo stomaco. La vide sospirare. Il cazzo se lo sentì divenire granitico. Si mise in una posizione tale da poter guardare Fred. Notò che li fissava senza distrarre un attimo lo sguardo. Che fosse davvero uno dei quei tipi viziosi e voyeur che godevano nel concedere la propria femmina ad altri? Qualche istante dopo Susanna gliene diede la conferma. Lo invitò ad abbassare ancora la testa per dirgli:
– Osservi mio marito per timore che il tuo modo di tenermi stretta possa farci litigare a casa? –
– Beh, sì! – rispose Andrea.
– Non temere – rispose lei – tra me e lui non ci sarà nessuna leticata. Siamo una coppia aperta a qualsiasi esperienza sessuale se da entrambi condivisa. Separiamo il sentimento dal sesso e ci godiamo i godimenti della carne. A lui piace guardarmi mentre faccio l’amore con altri. Fred è un raffinatissimo voyeur, non di quelli che vanno a spiare le coppiette, intendi, ma il suo godimento mentale nasce quando guarda la sua amata moglie posseduta da altri e gli altri sono consapevoli che lui li osserva.
Quelle rivelazioni obbligarono Andrea a fare un prolungato sospiro. A un tratto vide Susanna abbassare la mano per portargliela all’altezza del gluteo sinistro. Ne sentì le dita insinuarsi nella tasca posteriore dei pantaloni come volesse metterci qualcosa. La canzone stava giungendo al termine. Adesso aveva il problema di tornare al tavolo con un gran bozzo all’altezza dell’inguine. Non sapeva come fare. Pensò di mettersi alle spalle di Sonia e starle accostato.
Sonia diede un breve bacio sulla bocca al suo Fred, lo prese per mano e lo portò in pista per scatenarsi al suono di una danza moderna.
– Ragazzi – disse Andrea agli amici – ci siamo imbattuti in una coppia che pratica l’amore di gruppo. Sonia mi spiegato che lui è un voyeur raffinatissimo, che gode nel guardarla mentre è posseduta da altri. Poi mi ha detto che per lei scopare non è mai abbastanza. –
Leonardo commentò: – Sarebbe da scemi non approfittare di un’occasione del genere. Che ne dite gente? –
– Lo credo bene- rispose Gianluca mentre osservava le curve di Susanna che si dimenava il mezzo ad altre cento persone. –
– E non è tutto – aggiunse Andrea. – Credo che Lei mi abbia messo qualcosa su una tasca posteriore dei pantaloni. – Detto questo Andrea frugò nella tasca e come aveva previsto ne trasse un fazzolettino da naso ben ripiegato. Lo aprì e disse agli amici:
– Ragazzi, c’è scritto un messaggio in stampatello.
– Leo e Gianluca penderono dalle sue labbra.
– CORTESI AMICI MIA MOGLIE È MOLTO CARNALE E AMA CHE LA GUARDI MENTRE È POSSEDUTA DA PIU’ MASCHI. ADESSO VUOLE AVERE UN’ESPERIENZA DIFFICILE DA REALIZZARE PER LA DIFFICOLTÀ DI TROVARE LE POSIZIONI ADATTE: TENTARE DI ESSERE MONTATA DA TRE MASCHI, MA NON IN BUCHI DIVERSI, BENSI’ TUTTI E NELLA FICA E VOI, GIUSTAPPUNTO SIETE IN TRE. METTETE UNA MONETINA SUL TAVOLO SE ACCETATE. POI ANDREA DOVRA’ METTERE IL FAZZOLETTINO RIPIEGATO SOTTO IL BICCHIERE DI SUSANNA PER SCRIVERCI IL LUOGO IN CUI DESIDERATE INCONTRACI. ADESSO FACCIO UN BALLO CON MIA MOGLIE PER LASCIARVI IL TEMPO DI PENSARCI.
Andrea scrisse sul retro del fazzolettino:
NEMMENO NOI ABBIAMO AVUTO UNA TALE ESPERIENZA, TUTTAVIA ACCETTIAMO LA VOSTRA PROPOSTA. ABBIAMO AFFITTO UNA VILLETA IN VIA ….. . AL NUMERO .. VI ATTENDIAMO DOMANI SERA ALLE VENTUNO E TRENTA. FESTEGGEREMO ASSIEME L’ARRIVO DELL’ANNO NUOVO. SOLO IN CORSO D’OPERA SAPREMO SE POSSIBILE ACCONTENTARE SUSANNA
Fu in quel modo intrigante che si diedero appuntamento per la sera successiva.
L’INCONTRO.
Andrea guardò l’orologio. Erano le nove e cinquanta. Spostò la tendina della finestra che guardava sulla strada. Vide luccicare sull’asfalto stelline di ghiaccio. Si voltò verso i due amici seduti davanti uno scoppiettante caminetto. L’atmosfera l’avevano preparata al meglio: calduccio in casa, una bottiglia di spumante, musica lenta degli anni cinquanta del secolo scorso ma soprattutto tre cazzi che non vedevano l’ora di incendiare la fica di quella gnoccona bionda tentando la scopata tripla. Un programma molto più eccitante dei fuochi pirotecnici che molti turisti dell’ultima settimana bianca dell’anno si sarebbero recati a vedere.
Un giardinetto divideva la villetta dai lampioni della strada. Andrea aveva visto almeno una decina di veicoli transitare senza che nessuna vettura si fermasse. Diede ancora uni occhiata all’orologio: segnava le ventidue e dieci. Si rivolse agli amici e disse loro:
– Comincio a pensare che quei due ci abbiano tirato una bidonata. –
– Lo temo anch’io – rispose Gianluca ostentando un risolino di delusione. -Meglio avemmo fatto se fossimo andati al veglione in discoteca. –
– Eppure mi sembravano determinati entrambi – commentò perplesso Leonardo. – Il loro messaggio non mi sembrava uno scher… – S’interruppe perché vide Andrea guardare con più attenzione fuori della finestra. – Hai visto qualcosa? – chiese rivolgendosi all’amico.
– Un’auto si è fermata davanti al cancello ma non vedo bene chi ci sia dentro. Scorgo pero la sagoma di due persone. Ah ecco, si è aperta una portiera. – Andrea attese un istante prima di confermare, con un tono vibrante emozione:
– Ragazzi, sono loro! È sceso Fred. Sta aggirando l’auto camminando con prudenza per timore di scivolare. È andato ad aprire la portiera di sua moglie. La sostiene perché non scivoli sul ghiaccio. È stata una buona idea – aggiunse avere messo del sale sul vialetto interno. – Sì scostò dalla finestra per andare a premere il pulsante elettrico che apriva il cancello. Poco dopo il campanello della porta suonò. Gianluca e Leonardo si alzarono in piedi cercando di prepararsi ad assumere un’espressione disinteressata per quel “particolare” incontro che si avverava.
Andrea apri la doppia porta e fece entrare assieme agli ospiti una coda di aria gelida.
Entrata nel salotto la prima cosa che Susanna disse fu:
– Che bel tepore! Fuori si gela. – Indossava una giacca a vento rossa, stivali a mezzi tacchi e un copricapo di lana che giungeva a coprirle le orecchie.
Andrea si propose ad aiutarla a togliersi soprabito e copricapo ma solo dopo avere appeso all’attaccapanni il suo giaccone e quello di suo marito, poté ammirare con più attenzione quella splendida femmina, che non poteva avere più di ventisette anni. Notò quanto l’abito da sera, corto una decina di centimetri sul ginocchio, gli stivaletti neri e le calze a rete fitta, anch’esse scure, ne esaltassero la silhouette. Rimase addirittura senza fiato quando lei con movimenti spontanei, tolse i fermagli dallo chignon e una chioma dorata le cadde sulle spalle. Voltò lo sguardo solo un istante verso gli amici; li vide incantati a osservare quella splendida femmina il cui volto, abbellito da un trucco ben curato ma non carico, era esaltato da labbra sorridenti che facevano intravedere denti bianchissimi e di una regolarità quasi perfetta. Sonia gli sembrava assai più bella di quel che gli fosse parso nel dancing. Forse dipendeva dall’abito, dal trucco, dalle calze a rete che le fasciavano le gambe sopra gli stivali. Si domandò come potesse Fred trarre godimento nel vedere la sua splendida moglie farsi chiavare da altri. Quanto era complicato l’eros umano!
– Dovete scusarci – disse Fred – se siamo giunti in ritardo ma abbiamo forato e ho dovuto cambiare la ruota anteriore. Col freddo che fa fuori non è stata una bella impresa. –
– Non preoccupatevi – rispose Andrea. Adesso accomodatevi sul divano. –
– Avrei bisogno del bagno – chiese Fred – per lavarmi le mani. –
– Certo disse Andrea – dietro l’angolo c’è il bagno.
Quando Fred tornò vide che quella gran troia di sua moglie non aveva perso tempo a fare capire agli ospitanti quanto desiderio avesse di dare sfogo alla sua libido e farla galoppare a briglia sciolta sulle praterie del sesso. Si era accomodata al centro del divano e lasciava che Leonardo e Gianluca, seduti ai suoi fianchi, indugiassero ad accarezzarle le cosce, scoperte fin oltre le autoreggenti. Andrea lo vide dinanzi a loro che aveva cominciato a strofinarsi la mano sui pantaloni. Il gran bozzo che celava sotto essi gli faceva capire quanto fosse dotato. Pensò, sentendosi il cazzo ergere, che in quell’ ultima ora e mezza dell’anno ne avrebbe viste delle belle e Susanna avrebbe avuto pane per i suoi denti, anzi in quella circostanza era meglio dire “cazzi per la sua fica”.
Gianluca e Leonardo non si davano fretta ad accarezzare le cosce di Susanna. Non infilavano mai le mani troppo sotto l’abito come volessero assaporare lentamente la serata.
Fred vedeva il collo e le gote della sua donna rosseggiare. Sapeva che quelle parti del suo corpo reagivano così quando lui le sussurrava parole sconce e forse era stata lei stessa a suggerire loro di bisbigliargliele nelle orecchie. Si approssimò al divano per percepire ciò che le veniva detto.
Sentì Gianluca sussurrarle:
– Stasera, Sonia ti tratteremo da maiala perché è così che vuoi sentirti, non e vero? –
Lei socchiuse gli occhi e annuì.
Poi fu Leonardo che, accortosi del morboso interesse che Fred dimostrava per quel che le proferivano, disse con un tono di voce più alto:
– Stasera, Sonia, sarai la nostra vacca. Adesso diccelo che vuoi essere trattata come una vacca. Vogliamo che tuo marito senta bene ciò che rispondi.
– Sì! – esclamò lei – voglio essere trattata come una vacca. –
– E come una troia – aggiunse Gianluca.
– Sì – sospirò lei – trattatemi come una troia in calore, una maiala, una puttana sempre con la smania tra le cosce. –
– Ti faresti eiaculare in bocca, da tutti e tre, uno dietro l’altro? – le chiese Andrea inserendosi in quel gioco fatto di turpiloqui, che rendeva incandescente l’atmosfera erotica nella casa.
– Si! – rispose Susanna.
– Inghiottiresti tutto il nostro sperma? – volle sapere Leonardo.
– Sì, sì, sì – ripeté lei tirandosi ancora più su la gonna. Mise in mostra un succinto slip bianco di pizzo che presentava una chiazza umida all’altezza della sua fica depilata.
– Porca, ti sei già bagnata! – s’intromise suo marito.
– Sì, amore mio – rispose lei con un tono dolcissimo – sono fradicia e non aspetto altro che mi chiavino perché tu non vedi l’ora di guardare, maiale! –
Ho l’impressione che loro non abbiano fretta – rispose Fred con un risolino quasi ironico. Trasse in basso la zip dei calzoni e tirò fuori dalle mutande una cazzo non certo da cineteca porno ma in piena erezione. Prese a menarselo lentamente come per fare capire agli altri che era ora di cominciare, che lui era pronto a vedere se la sua donna sarebbe stata capace di ospitare nella fica tre cazzi assieme e se loro avrebbero trovato la posizione giusta per poterlo fare.
A quel punto anche Andrea decise di tirare fuori il suo arnese ma invece di farlo apparire dalla patta aperta, si slacciò i pantaloni, poi lasciò che calassero oltre le ginocchia, quindi si sfilò anche i boxer. Ciò che apparve agli occhi dei presenti era un vero e proprio monumento alla virilità maschile. Persino i suoi due amici sgranarono gli occhi per la sorpresa. Evidentemente non avevano mai avuto l’occasione di vederlo nella sua accesa intimità.
Il cazzo di Andrea adesso svettava prepotente ed era di grossezza e lunghezza fuori del comune. Lui lo stringeva alla base per aumentarne il gonfiore dell’erezione e lo faceva dondolare perché ne potessero osservare la potenza erettile.
Susanna sgranò gli occhi, portò una mano a coprirsi la bocca come per reprimere un grido di sorpresa. Si aspettava che un uomo di quasi due metri lo avesse piuttosto grosso e lungo ma non fino a quel punto. Si rese conto quanto fosse diverso guardare maschi superdotati nel filmetti porno rispetto al fatto di vedere un cazzo di quella stazza dal vero. Incominciò ad avere dei dubbi sulle possibilità che la sua vagina fosse talmente elastica da ospitare non solo quell’enormità ma anche gli altri due, tuttavia avvertiva la sua fica colare umori. Vide Andrea approssimarsi a lei poi fermarsi. Adesso aveva quella mazza di carne a mezzo metro dal viso. Scostò la schiena dal divano per poterla vedere ancora di più da vicino. Sentì Andrea che le diceva:
– Sonia, vuoi tentare di prendermelo in bocca? –
Lei non rispose. Rimase a guardare, affascinata, quel randello di carne dal quale sporgevano grosse vene gonfie di sangue. Vide che dal glande, più grosso dell’asta, colavano cocce di liquido prespermatico. In lei la voglia di succhiarlo si fece irrefrenabile. Rivolse un’occhiata a suo marito come per chiedergli il consenso di provare. Lo vide assentire mentre si masturbava lentamente, come volesse evitare di raggiungere l’orgasmo troppo in fretta. Sorrise ad Andrea annuendo, lo vide approssimarsi ancora di più. Le giunse odore di cazzo, quell’effluvio di sesso che la faceva eccitare. Quando la cappella le sfiorò le labbra si rese ancora più conto di quanto fosse grossa e tumida e che non sarebbe riuscita a ficcarsela in bocca per poterla ciucciare. Afferrò alla base l’asta del cazzo senza riuscire a circondarla con le dita talmente era voluminosa. Allargò la bocca ma quel glande era troppo grosso per poterci entrare. Spalancò le mandibole al punto da lacrimare, ma la cappella di quel ciclopico tubero di carne le entrava solo per metà in bocca.
Andrea si tirò indietro dicendole che apprezzava il tentativo, poi le disse che avrebbe gradito se si fosse cimentata in uno spogliarello davanti al caminetto.
Lei si sollevo dal divano, rivolse il solito sguardo a Fred per averne il consenso. Lui glielo concesse ancora seguitando a menarselo piano. Si recò presso il caminetto. Vide Andrea recarsi a spengere la luce per creare una luminosità ondeggiante, Gianluca mettere tra gli alari altra legna, poi denudarsi. Notò che aveva un cazzo di dimensioni simili a quelle di Fred. Poi vide anche Leonardo denudarsi. Pure il suo cazzo non aveva dimensioni eccessivamente voluminose ed era curiosamente incurvato verso l’alto alla stregua della forma di una banana. Infine anche Fred si tolse tutti gli abiti. Nudo le parve che il suo cazzo divenisse ancora più voluminoso, tanto che persino i suoi amici, che forse in quel modo nemmeno loro lo avevano mai visto ne rimasero stupiti.
Intanto il tempo scorreva e fatidici dodici tocchi che avrebbero decretato la morte dell’anno vecchio si avvicinavano.
Sonia, illuminata, alle spalle, dalle fiamme del caminetto che marcava di chiari scuri le sue sinuosità, incominciò a denudarsi senza fretta. Scalciò le scarpe in un angolo della stanza, poi si tolse le autoreggenti, quindi fu la volta di sfilarsi l’abito. Rimasta in slip e reggiseno, prese a muoversi sinuosa ed accarezzarsi strisciando le mani sul corpo per rendere la sua figura ancora più provocante di quel che fosse. Davanti a lei i quattro maschi, illuminati dalle lingue di fuoco del caminetto, seguitavano a masturbarsi. I cazzi di Fred, Leonardo e Gianluca, pur essendo più che normali, apparivano minuscoli rispetto all’imponente mazza di Andrea, che li superava di almeno dieci centimetri in lunghezza e del doppio in grossezza.
Allorché Sonia si fu tolta con voluta lentezza reggiseno e slip, Andrea Gianluca e Leonardo rimasero con la salivazione azzerata talmente apparve loro quanto splendida fosse quella femmina dal volto angelico e l’indole lussuriosa. I procaci seni si ergevano dal suo petto con prepotente tonicità e in cima ad essi le aureole in rilievo facevano da corolla a un paio di capezzoli tanto tumidi e sporgenti che sembravano voler dire “ciucciateci”. Spalle tornite, stomaco e addome piatti, cosce lisce e snelle, contribuivano a fare di quella femmina un esempio di rara bellezza.
Andrea, arrapato come mai lo era stato, e col cazzo che quella sera gli sembrava ancora più grosso di quel che non fosse pensò:
– Fosse la mia donna per nulla al mondo le consentirei di donarsi ad altri! – Rivolse uno sguardo ad Andrea pensando a quale pulsione libidinosa ubbidisse per sopportare, anzi goderci addirittura, che la sua donna potesse rimanere nuda e smaniosa di essere posseduta contemporaneamente da tre estranei. Lo sguardo gli cadde nell’orologio a muro. Segnava le undici e trentacinque. Fuori della finestra giungevano sporadici colpi di mortaretti esplosi da frettolosi festeggiatori. La foia di scoparsi quella bella gnocca gli faceva colare copiosamente il glande ma voleva attendere ancora un po’ il suo momento. Gli venne in mente un’idea. S’approssimò a Gianluca, il più robusto dei suoi due amici e gli disse di sollevarla, attendere che lei gli incrociasse le cosce sul fianchi e iniziare a chiavarla sostenendola, ma stando però attento a non eiaculare.
Fu la stessa Susanna a saltare in braccio a Gianluca incrociare le gambe attorno ai suoi fianchi e non ci mise molto a trovare la posizione adatta per abboccare la vagina al suo cazzo.
Il cazzo di Gianluca penetrò fino ai coglioni in quella fica che non sembrava avere fondo. Cominciò a stantuffarla sollevandola ed abbassandola fino a che non cominciò ad avvertire dolenza alle braccia. Allora disse a Leonardo di aiutarlo a sostenerla. L’amico non se lo fece ripetere due volte. Si mise alle spalle di Susanna e, sostenendola per i glutei, le abboccò il cazzo allo sfintere e spinse. Lo sentì penetrare negli intestini di Susanna con facilità, poi impresse ritmo alla inculata sincronizzandola con in cazzo di Gianluca impegnato nella chiavata.
Gianluca iniziò a gemere. Doveva togliere il cazzo dal forno liquido in cui lo aveva ficcato o avrebbe eiaculato troppo presto, invece voleva tenere intatti i bollenti ardori della libido inviperita per quando l’avrebbero scopata in tre.
Sonia disse con un tono quasi fioco per la foia che anelava sentirsi trombata nella fica contemporaneamente. Ragazzi non fatemi più aspettare: chiavatemi in tre! Adesso!
Andrea corse a prendere un materassino da campagna e lo piazzò a poca distanza dallo scoppiettante camino. Disse a Susanna di sdraiarsi su esso ed a suo marito di chiavarla per primo fino a che non le avesse sborrato nella fica. Poi commentò:
– La tua sborra sarà il migliore lubrificante per noi. –
Fred infoiato com’era, scaricò nella fica della sua consorte una copiosa quantità di seme dopo solo una decina di stantuffate. Si sollevò da lei con il cazzo ancora gocciolante sperma e andò a cercare qualcosa nella borsa di Susanna. Ne trasse una fotocamera e si accinse ad usarla. Era talmente preso dalla curiosità e l’eccitazione di riprendere la sua Susy con tre cazzi nella fica che la sua erezione non aveva risentito minimamente del periodo refrattario. Il suo cazzo si ergeva ancora dritto e duro come il manico di una scopa. Guardava non senza provare un po’ d’invidia, la mazza di Andrea più grossa del manico di una pala, ergersi in tutta la sua formidabile forza virile. Sentì quel gigante superdotato dire a sua moglie di scostarsi dal materassino per consentire a Gianluca di sdraiarcisi, quindi dirle ancora di calarsi su di lui a spegnimoccolo.
I due così fecero.
– Andrea – suggerì poi all’amico di non muoversi e limitarsi di a rimanere al calduccio della vagina. – Non possiamo rischiare che tu venga e ti si ammosci il cazzo perché dobbiamo avere tutti e tre la massima erezione per riuscire a chiavare a assieme questa maiala di donna. –
Gianluca rispose con un cenno della testa, chiuse gli occhi e strinse i denti per frenare il desiderio di cominciare a stantuffare qual nido ardente che le sembrava fluido. lasciò che il suo cazzo, piantato fino al testicoli nella vagina di Susanna, guazzava nello sperma di Fred.
– Leo – disse quindi al secondo amico – adesso tocca a te. Piazzati chinato dietro Sonia, accosta il tuo cazzo a quello di Gianluca e spingilo dentro la fica di Susanna se ti riesce.
Leonardo seguì il suggerimento e dopo vari tentativi maldestri trovò la posizione ideale. Il sua cazzo, accostato a quello di Gianluca da una parte ed alla parete della fica dalle altre, penetrò nella fradicia vagina di Susanna più agevolmente di ciò che avesse temuto. Avvertì lei mugolare non di dolore ma di piacere.
Intanto Fred aveva messo in funzione la fotocamera e, con il cazzo al massimo dell’erezione, riprendeva le varie fasi di quel tentativo tanto scurrile quanto arduo che i tre “collaboratori” avevano iniziato.
Andrea meditava su quale posizione prendere per consentire al suo cazzo di farsi largo tra gli altri. Suggerì a Leonardo di modificare la sua posizione e di spostarsi di più verso la schiena di Susanna poi gli disse:
– Basta così Leo, altrimenti il tuo cazzo si sfilerà dalla fica. – Calcolò quanto spazio avesse per inserirsi tra i due. Decise sedersi tra le gambe di Gianluca e le cosce di Sonia. Quella poteva essere una soluzione ma la fica gli rimaneva troppo bassa ed il culo lo stesso. Pensò che non ci fosse soluzione, che avrebbe dovuto rinunciare. Poi le venne un’idea. Mettere un paio di cuscini sotto i glutei di Gianluca per sollevarlo. In quel modo si sarebbe sollevato anche il bacino di Sonia. Corse in camera a procacciarsi i cuscini e fece in modo di inserirli all’altezza dei reni di Gianluca. Riprese la posizione seduta ma nemmeno così aveva assunto la posizione adatta. Poi le venne un’idea. Mettere un cuscino anche sotto i suoi glutei. Corse a prenderlo, poi disse a Gianluca di divaricare le gambe. S’inginocchiò tra esse e finalmente trovò la posizione appropriata per inserire il suo cazzone tra gli altri due. La scena che aveva davanti era di una lubricità sconvolgente. Adesso doveva sporgere il bacino in avanti. Era talmente eccitato che sarebbe bastato il suo liquido preseminale per lubrificare l’operazione. Spinse in avanti il cazzo fino ad inserirlo tra gli altri due. Vedeva il buco del culo peloso di Leo, i suoi testicoli ciondolare verso il basso e i due cazzi piantati nella fica di Susanna. Gli venne di paragonare la sua mazza alla mole della Costa Concordia confrontata a quella degli amici come i rimorchiatori che la trainavano verso Genova. Fu orgoglioso di avere una specie di ariete tra le gambe. Si Domandò se la vagina di Susanna potesse dilatarsi tanto da ospitare anche la sua nerchia. Non c’era che da provare. Spinse in avanti il bacino. Sentì il suo cazzo premere tra gli altri due, poi Susanna emettere un gemito. Spinse con più decisione. Sentì la sua proboscide farsi strada tra i cazzi scivolosi di Gianluca e Leonardo.
– Diamine ci sto riuscendo! – Il suo cazzo penetrava dentro la vagina di Susanna scivolando tra i due. La sentì ancora geme, mugolare, poi addirittura incoraggiarlo.
– Ancora, Andrea, ancora più giù! Ficcamelo fino in fondo… no non ti fermare, continua a spingere. Adesso sì che mi sento come avrei voluto da sempre sentirmi! È meraviglioso, sublime. –
Ad Andrea venne spontaneo chiederle se provasse dolore.
– Un po’ – rispose lei – ma il piacere mentale che mi fate provare è fantastico, indescrivibile.
Gianluca, spronato da quella frase, disse spingendo a fondo il suo cazzo. –
– Dicci come ti facciamo sentire, adesso, Susy. –
– Come una vac… ahhh, sì così, spingete ancora più a fondo! Fatemi sentire riempita, rompetemi la fica… ohh che bello, siete meravigliosi. –
– E tu sei una gran puttana, Susy – le disse Leonardo aderendo alla sua schiena e tenendo il cazzo fermo in attesa che Andrea completasse la sua inesorabile avanzata.
– Sì, sì – rispose lei tra gemiti e sospiri – sono la vostra puttana, la vostra maiala la vostra la vostra porcona da monta. Spero di ricontrarvi un’altra volta. –
– Contaci – le disse Andrea che era giunto quasi a ficcarle nella fica tutto il suo arnese 25×6. Incominciava a sentire il suo glande premere contro l’imboccatura dell’utero. Cinque o sei centimetri del suo cazzo erano rimasti ancora fuori dalla vagina. Desiderava fare l’ultimo sforzo ma si controllò. Incominciò a stantuffarle la fica dapprima con un rimo lentissimo, poi a mano a mano che anche Leonardo e Gianluca incominciavano a ritmare l’avanti e indietro, aumentò il ritmo.
Presto i tre amici riuscirono a regolare tanto i loro movimenti che i tre cazzi, resi scivolosi dallo sperma di Fred uscivano ed entravano all’unisono e facevano talmente uggiolare di piacere Susanna che Leonardo disse agli amici:
– Questa è talmente maiala che si farebbe scopare anche da quattro maschi contemporaneamente se ci fosse spazio per i corpi. –
Quella frase ebbe l’effetto di moltiplicare i gemiti emessi dalla bocca di Susanna cosicché Gianluca, per distrarre la mente dall’orgasmo che cominciava ad avvolgerli il glande, aggiunse:
– Susy tra poco ti sborreremo nella fica tutti e tre. –
– Sì, riempitemi di sperma, inondatemi la fica, allagatemela! – Un rantolo strozzato di goduria uscì dalla sua bocca, poi riuscì a dire che pure lei stava per venire . – Chiavatemi, chiavatemi, chiavatemi! – ripeté ad alta voce.
Leonardo aumentò il ritmo e disse che stava per venire pure lui. Strinse i denti per ritardare di qualche istante l’eiaculazione, poi dalla sua bocca uscì un’esclamazione con molte “o” di coda: – vengooo!
Pure Gianluca esplose in un’esclamazione con molte “ah” di coda e iniziò ad eruttare nella fica di Susanna una quantità impressionante di sperma.
Le esclamazioni di goduria per un po’ coprirono quelle di Susanna, poi lei seguitò gemere tanto che il suo lamento godurioso sembrava essere senza soluzione di continuità. Sebbene avesse la fica molto occupata sentì la sua eiaculazione mescolarsi allo sperma e colargli giù per le cosce.
Fred che si era abbassato pantaloni e boxer fino alle scarpe riprendeva ancora le scena con il viso che gli bruciava per l’eccitazione ed i testicoli che gli facevano male talmente aveva il cazzo in tiro.
Fu Leonardo a sfilare per primo il cazzo dalla fica di Susanna e sollevarsi dalla Sua schiena.
Adesso Andrea poteva vedere lo sfintere di Susanna contrarsi e rilassarsi come se rivendicasse la sua parte. Si domandò se Fred l’avesse mai inculato la sua Susanna perché quell’orifizio gli appariva come fosse vergine. Si scostò perché anche Gianluca volle togliesi da sotto Susanna. Tornò ad inginocchiarsi, gli mise i due cuscini sotto le ginocchia ma si accorse che il suo cazzo rimaneva ad un altezza maggiore rispetto all’orifizio anale di Susanna. Si rimise di nuovo seduto e prese la posizione giusta per poterla sodomizzare. La vide muovere i fianchi in una maniera tale che sembrava volerlo invitare a penetrarla nel suo bel posteriore. Guardò il suo cazzone che si ergeva prepotente ed eretto verso l’alto, talmente era gonfio di sangue con la cappella violacea che somigliava ad una grossa prugna. Lo dovette abbassare con una mano per metterlo in orizzontale all’orifizio anale di Susanna. Le appoggiò il glande allo sfintere senza spingere come se attendesse il consenso di penetrale il retto.
Lei, come per farle intendete senza parole che glielo acconsentiva, trasse indietro i glutei per avvertire maggiormente la pressione del glande sullo sfintere. Gli stava dando un consenso più che esplicito.
Lui gli mise una mano tra le labbra della fica per raccogliere il grondante sperma dei suoi amici. Con quello le lubrificò copiosamente l’orifizio anale e si inumidì il cazzo. Poi mosse il bacino in avanti.
Mentre Andrea e Leonardo guardavano, Fred rosso in viso per l’eccitazione seguitava a riprendere la scena.
Andrea sentì l’orifizio anale Di Susanna aprirsi alla sua cappella. Le afferrò con entrambe le grosse mani i fianci ed aumento la spinta. Vide la cappella penetrarle completamente nel retto. Spinse ancora. Sentì Susanna emettere un gemito di dolore. Si arrestò. – Susy – le disse – lo tolgo se dovessi sentire troppo male. – E lei rispose:
– Il mio Fred mi incula spesso, ma il suo cazzo è un grissino al confronto del tuo ma seguita a spingere, Andrea. –
E lui pigiò fino a che il suo cazzo entrò nel ventre di Susanna per una decina di centimetri. La sentì ancora gemere ma erano un gemiti di dolenza frammisti a ansiti di piacere. Aveva ancora una quindicina di centimetri di cazzo da infilarle in culo. Le strinse con rinnovata energia e spinse ancora. Adesso il culo di Susanna gli stringeva il cazzo in un modo tanto avvolgente che da infondergli sublimi sensazioni. Iniziò ad avvertire lo stimolo dell’orgasmo. Spinse ancora strappandole un grido acuto. Ritrasse un po’ il cazzo. Lei gli disse di non farlo, di seguitare a spingere e lui tornò a infilarle la mazza sempre più a fondo negli intestini.
Susanna si sentiva dilatata, allargata ed era proprio la sensazione di dolore frammisto al piacere mentale di sentirsi violata nelle profondità delle sue viscere che le fece avvertire quanto fosse vicino il momento di provare un altro orgasmo. Sollevò la faccia al soffitto, chiuse gli occhi e le sue labbra si aprirono donando al suo volto un’espressione stravolta. – Ancora, Andrea, ancora! Rompimi il cul…. Ah…sì così infilamelo tutto dentro, ancora, ancora più su! –
È tutto dentro Susy – Le rispose Andrea con voce strozzata di godimento.
– Allora comincia a stantuffarmi. –
Andrea le allargò i Glutei. Vedere il suo cazzo infilato in culo a Susanna fino ai testicoli gli diede la sensazione di averlo immerso nel pozzo delle delizie carnali. E com’era ospitale il suo retto, caldo e aderente. Iniziò a stantuffare, dapprima piano, poi accelerò. Adesso sentiva mugolare di piacere Susanna senza soluzione di continuità. Vedeva il suo cazzone uscire completamente dal culo di Susanna per poi tornare ad affondare in quelle viscere bollenti.
Strinse i denti. Lo stimolo dell’orgasmo adesso gli avvolgeva il glande.
Anche Susanna respirava rapidamente e guaiva di goduria. Gli disse che doveva trattarla con parole volgari.
– Dimmi come mi giudichi Andrea! – Sospirò lei. –
Come una troia, una puttana, una vacca… –
– Ahhh… sì, Andrea ripetilo che sto per venire. –
– Sei una maiala, una scrofa, una sconcia ninfomane che adesso vorrebbe un altro cazzo come il mio ficcato nella fica. –
– Si lo vorrei – rispose lei con un tono strozzato – e un altro anche in bocca – aggiunse.
– Susy, sei la femmina più oscena che abbia mai incontrato – rispose Andrea che stava per esplodere in un orgasmo parossistico. – Adesso le sue stantuffate si erano fatte corte ma rapidissime.
Fuori incominciò la sarabanda dei mortaretti e degli scoppi che facevano i fuochi pirotecnici. Mancavano pochi secondi allo scoccare del 2015.
Andrea strinse con maggiore vigore i fianchi di Susanna e il suo cazzo incominciò ad emettere zampilli di sperma negli abissi intestinali di Susanna. Per ogni zampillo emetteva un grido acuto.
Susanna, stimolata dalle grida di Andrea, incominciò a urlare letteralmente di goduria, gridi che si perdevano tra i fragori dei fuochi artificiali. L’orgasmo gli esplodeva in corpo come mai aveva provato, un orgasmo che sembrava volersi prolungare in eterno, non come quegli effimeri enormi fiori multicolori che si accendevano in quel momento in cielo. – Ancora, ancora, Andrea – gridava con il volto sconvolto dall’intensità del piacere fisico – rompimi il cu…. Aaaaah, il tuo cazzo è una favol… sììì, godo, godo godooo!
Fred aveva riposto la videocamera su un tavolo e si era piazzato, in piedi, davanti al volto di sua moglie. Prese a masturbarsi rapidamente mentre le diceva ad alta voce:
– Vacca, troia, puttana, maiala, schifosa bevitrice di sperma, adesso, Susy ti sborrerò sul tuo bel visino da santarellina. –
– Anche in boccaaaaa – si raccomandò lei che ancora provava, violenta come una frustata l’estasi del culmine orgasmico.
Gianluca e Leonardo si piazzarono accanto a Fred e pure loro incominciarono a masturbarsi in fretta. Sotto di loro, lo splendido volto di quella focosa femmina, alterato dal godimento e con la bocca spalancata, attendeva in faccia il seme della vita. Eiaculò per primo Fred. I suoi zampilli, colpirono Susanna sotto un occhio, poi centrarono la lingua e ancora sul mento.
Gianluca si inginocchiò di fronte a lei e seguitò a masturbarsi a venti centimetri da quella bocca anelante sborra. Leonardo fece altrettanto. Adesso vedevano la rosea lingua di Susanna, già macchiata dello sperma di Fred muoversi a destra e a manca, come un’esca tentatrice. Iniziarono a gemere all’unisono e i loro cazzi, come se non avessero eiaculato da poco tempo, inondarono il volto e la lingua di Susanna. Fuori crepitava la gragnola di botti che metteva termine ai fuochi pirotecnici.
Susanna sfiancata e stanca, con il volto colante sperma, rimase ancora inginocchiata a fare ammirare ai quattro maschi i suoi orifizi dilatati, ma mentre dalla fica colava ancora sperma, dal suo buco del culo, rimasto dilatato al punto tale da apparire largo quanto il diametro di un cilindretto della carta da cucina, non colò una sola goccia di sperma. Evidentemente il cazzo di Andrea le aveva eiaculato tanto in profondità che le sue viscere lo aveva trattenuto tra il loro serpentini meandri.
Più tardi il gruppo poté brindare al nuovo anno. E mentre Susanna era tornata a succhiare con libidinosa brama non sopita, il cazzo di Leonardo, lui le cantò rifacendosi ad una vecchia canzone del West americano:
– Susanna, gioisci perché, nella tua fica torneremo a starci in tre. – Poi le sborrò in gola le sue ultime riserve di sperma.

 

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