tra colleghi

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Lunedì mattina. Mi sveglio e sorrido sapendo che oggi devo andare al lavoro. Non perché faccia il lavoro più bello del mondo o strapagato ma perché potrò stare ancora con lui. Mi alzo e corro a farmi una doccia al volo. Mentre l’acqua scorre sul mio corpo mi scopro a toccarmi. Una strana eccitazione mi ha presa. Dio che voglia… Mi costringo a uscire dalla doccia e mi asciugo. Mi infilo un paio di leggins e una maglia larga che mi lascia una spalla scoperta, con la spallina del reggiseno in vista. Mi tiro indietro i capelli lunghi e mi do un’occhiata allo specchio. Soddisfatta prendo la borsa ed esco di casa volando in macchina. Guido con il sorriso sulle labbra sentendo quell’eccitazione tornare prepotentemente mentre mentalmente pregusto la giornata. Mattia è più grande di me di una decina d’anni e non ho mai capito cosa ci trovi in una ragazzina appena diciannovenne neanche troppo esperta ma fin dal primo giorno mi ero accorta che mi mangiava con gli occhi. Il titolare mi aveva assegnata a lui perché mi insegnasse a svolgere tutti i miei compiti in modo giusto, e lui si assunse l’incarico con grande piacere. D’altronde anche lui mi era piaciuto fin da subito: alto, biondo ma capelli molto corti, occhi azzurri. Insomma un gran bel ragazzo, anzi un gran bell’uomo! Mi eccitava e intrigava da morire e lui questo l’aveva capito fin troppo bene. Mi riempiva di battutine e doppi sensi che mi facevano arrossire un po’ per imbarazzo ma soprattutto per eccitazione. Ma io sono sempre stata troppo timida per rispondere a tono e lui comunque non osava andare oltre un certo punto. Ma oggi mi sentivo parecchio eccitata. Parcheggio la macchina e vado nello spogliatoio a posare la borsa. Entro e noto con delusione che non c’è nessuno. Oltrepasso la panca velocemente e apro il lucchetto del mio armadietto. Poso la borsa e altre cose e mi lego i capelli in una coda lunga. Esco dallo spogliatoio e entro nell’area di produzione. Vedo Mattia in lontananza che già sta sistemando alcuni macchinari dove lavoriamo insieme. Per come è strutturata l’area di lavoro noi due siamo abbastanza isolati dagli altri. Permettendoci una certa privacy. Cammino velocemente notando che uno degli altri ragazzi mi fissa il culo ma non mi interessa. Oggi voglio uno solo. Lo trovo ad armeggiare con un macchinario nuovo scoprendone tutte le funzioni. Ha una maglietta grigia con le maniche corte, dal quale si intravede il corpo muscoloso, e un paio di jeans. Dio quanto mi ispira sesso. Mi mordo il labbro eccitata e mi avvicino a salutarlo. -ciao Matti!- -ehi Elena… Tutto bene?- mi risponde senza guardarmi. -Tutto ok… Questa è la nuova macchina?- -si l’hanno consegnata sabato. Sono due giorni che ci lavoro sopra ma ormai questa bellezza non ha più segreti per me!- mi dice girandosi finalmente a guardarmi con un gran sorriso. -Anche se non è l’unica bellezza di cui vorrei conoscere i segreti… Ele sei gnocca forte oggi! Lo sai che non puoi metterti i leggins quando lavoriamo insieme…- mi dice mentre mi squadra da capo a piedi. Sorrido compiaciuta e imbarazzata. Normalmente non gli avrei risposto ma non oggi. -beh almeno ti do un bel panorama da guardare…- gli rispondo andando verso la mia postazione facendo attenzione a sculettare quel tanto che bastava da farlo reagire. -Però… Parliamo fuori dai denti oggi, eh Ele? Mi piace…- mi fa avvicinandosi con un sorrisetto -cos’è successo da farti stare così?-. Lo guardo con lo stesso sorrisetto e gli rispondo -nulla…- -tu non me la conti giusta… Fammi indovinare…- dice mentre mi scruta pensieroso. -ah ma certo! Abbiamo scopato questo weekend eh?-. Divento tutta rossa e abbasso la testa in silenzio. Una risposta molto eloquente. In effetti è proprio così. Per una volta Edo mi ha sbattuta come si deve. Finalmente avevo goduto. Ma quello che mi imbarazzava è che mentre il mio ragazzo mi sbatteva io sognavo e speravo che fosse Mattia a farlo. Lui scoppia a ridere vedendo la mia reazione. -Era ora… Proprio non lo capisco il tuo ragazzo…- mi dice accostandosi a me. La sua voce diventa un sussurro, mentre sento il suo respiro caldo sul collo e il suo odore -Con quel sederino perfetto che hai io ti scoperei continuamente… Con questa coda qui dietro poi… Mi ci terrei aggrappato tutta la notte…- respiro forte mentre un fuoco mi accende tutta. In quel momento sentiamo il capofficina avvicinarsi. Si stacca agilmente da me e va a parlargli prima che ci veda. Dio ho le gambe che tremano… Dopo qualche minuto torna con un foglio in mano, la scheda delle lavorazioni previste per oggi, e lo legge con attenzione. Alza lo sguardo e sta per dire qualcosa quando mi vede, istintivamente, strusciare le cosce una contro l’altra per l’eccitazione. -Abbiamo delle lavorazioni da fare con la macchina nuova… Vieni qui che ne approfitto per farti vedere come funziona-. Mi muovo verso di lui e mi fa mettere alla sua postazione. Si appoggia con la schiena alla macchina a fianco a me e mi spiega alcune cose che non sento neanche. Sono troppo occupata a guardarlo. I muscoli che si vedono attraverso la maglietta, la silhouette asciutta e quel pacco gonfio costretto nei jeans. I suoi occhi di ghiaccio mi sorprendono in quel momento a guardarlo. -visto qualcosa che ti interessa?- mi fa con il suo solito sorrisetto del cazzo, ma stavolta non ho la prontezza di rispondergli e mi limito a sorridere imbarazzata. -va beh ho capito che a te la teoria non interessa…- -si preferisco la pratica…-. Continua a sorridere e mi dice -va bene Ele, mettiti in posizione allora…-. Mi sistemo alla console di comando e lui si mette dietro di me. Sento il suo corpo vicinissimo al mio, il calore del suo respiro sul collo. Mi prende i polsi e mi guida nei gesti per avviare la macchina. Un brivido mi attraversa tutta mentre sento le sue dita sulla mia pelle e le sue braccia che mi stringono il corpo. Lo sento tutto intorno a me. Il mio respiro è accelerato e non so che fare lasciando che lui mi guidi. All’ improvviso avvia da sé la procedura di spegnimento e mi dice -ok adesso rifai tutto te da zero e io guardo…- con il suo solito sorrisetto del cazzo. Metto le mani sulla console e comincio a premere i primi tasti pensandoci bene. Fortuna che ho buona memoria. Intanto sento le sue dita ritrarsi lentamente arrivando fino alle spalle per poi scendere. Avvampo quando sento le sue mani sui fianchi e le sue dita stringermi la pelle. Accosta il suo volto al mio orecchio e mi sussurra -tu continua…- mentre le sue dita oltrepassano il bordo della mia maglietta e si infilano sotto. “Come se fosse facile…” penso con un brivido. Mi spinge con le cosce contro il bordo metallico della console facendomi piegare leggermente in avanti. Comincia a succhiarmi il lobo dell’orecchio per poi scendere al collo. Chiudo gli occhi dal piacere godendomi il tocco delle sue labbra carnose. Ansimo nel sentire il suo pacco gonfio contro il mio culetto e sentirlo spingere quasi volesse penetrarmi lì sul posto. -Matti… Qualcuno… La macchina… non so che fare…- lui allunga una mano e fa partire la lavorazione in automatico per poi tornare a dedicarsi a me. Con una mano mi prende un seno palpandomelo con gusto mentre l’altra va verso il basso infilandosi sotto il bordo dei leggins. Sento le sue dita oltrepassare l’elastico e scendere lungo la mia pelle bollente. Sto perdendo la testa e le sue labbra mi stanno facendo impazzire, per non parlare poi del suo pacco pulsante alloggiato fra le mie chiappe. Ansimo di piacere e socchiudo gli occhi. Le sue dita vanno sempre più giù. Tremo di piacere quando sento le sue dita sul monte di Venere per poi scendere ancora un po’ e cominciare a stuzzicarmi. Sono tutta bagnata ed eccitata e un suo dito scivola facilmente in me. Lungo e spesso, tipico di chi fa lavori manuali, il suo dito entra in me completamente lasciandomi li a godere come una troietta. Mi fa un ditalino meraviglioso penetrandomi velocemente e sottolineando ogni affondo con colpo del suo pacco contro il mio culetto. Dio come sto godendo… Praticamente piegata a 90 con lui sulla mia schiena, con una sua mano sotto la maglietta e una nelle mutandine. Sono vicina all’orgasmo, lo sento. All’improvviso squilla l’interfono “maledetto, non ti azzardare…” penso. Ma niente lui molla le mie tette e risponde e con molta non chalance si mette a parlare con il titolare continuando a sditalinarmi senza pietà, tenendomi premuta contro il suo corpo. Mette giù il telefono e accelera il ditalino facendomi montare l’orgasmo. Sto per venire lo sento… È sempre più veloce… Dio se riesce a farmi questo con un dito non oso immaginare cosa potrebbe farmi con quel cazzo là dietro… Mio Dio sembra più grosso di quel che pensassi. Ecco… Sto per venire… Mio Dio si… Butto indietro la testa con gli occhi socchiusi, ansimando e gemendo pronta a sentirmi stravolgere dall’orgasmo… Accelera ancora il ritmo… Sono al culmine… In quel preciso istante si sfila da me lasciandomi a un niente dal piacere supremo. Gemo un NO! Ma ormai è fuori. -Maledetto…- ansimo. Lui come sempre sorride odiosamente e mi sussurra -devo andare…- e mi da un bacio sulla guancia. Si stacca da me, lasciandomi stravolta ma non appagata, e non prima di avermi dato una sonora sculacciata che mi fa tremare tutta. “Maledetto, maledetto!” L’eccitazione strisciava in me come un demone impazzito. Ma non potevo farci niente. Attendevo con ansia l’ora di pranzo per andare in bagno a finire quello che quel bastardo aveva lasciato a metà. Vagavo come un’anima in pena sentendo ancora le sue mani sul mio corpo, le sue labbra sulla pelle, la pressione del suo pacco sul culetto… Mio Dio…
Finalmente arriva l’ora di pranzo e vado nel mio spogliatoio. Sarebbe quello femminile ma essendo l’unica donna qui dentro di fatto è il mio. Vado in bagno e mi sciacquo il viso con acqua gelida. Mi guardo un momento allo specchio ma in quel momento sento la porta dello spogliatoio sbattere. Esco asciugandomi il viso ma trovo soltanto la porta di nuovo chiusa. Faccio il giro degli armadietti che dividevano a metà la stanza ma non vedo nulla. Sento un movimento alle mie spalle e faccio solo in tempo a vedere il petto ampio di Mattia. Mi prende per un braccio e mi porta contro il muro. Sento il freddo della parete sul viso e le sue labbra bollenti che corrono lungo il mio collo e mi torturano un lobo. –Ti sono mancato porcellina?- mi sussurra. I miei ansiti sono una risposta abbastanza eloquente. Le sue mani corrono sul mio corpo desiderose e voraci. Mi stringe con forza un seno mentre le sue labbra vanno a cercare le mie. La sua lingua rincorre la mia mentre mi fa girare mettendomi con le spalle contro il muro. Mi stringe a sé e mi bacia il collo mentre mi spinge con il corpo contro il muro. Ormai sono completamente in suo potere. Mi afferra il bordo della maglietta e me la sfila in fretta lasciandomi solamente in reggiseno. Dal collo scende ai miei seni infilando naso e bocca nell’incavo e poi ancora più giù lungo il mio ventre piatto. Mi bacia e lecca l’ombelico mentre le sue mani si infilano nell’interno coscia. Sento le sue dita sfiorarmi da sopra i leggins ma è più che sufficiente per darmi un brivido. Risale lungo le mie cosce e afferra il bordo dei leggins cominciando a farli scendere lentamente. Continua a baciarmi ogni nuovo centimetro di pelle scoperto. Li fa arrivare a metà coscia e comincia a baciarmi da sopra le mutandine. Dio se è bravo… Mi allarga leggermente le gambe e mi abbassa anche quelle lasciandomi completamente esposta. Apre la bocca e accosta le labbra alla mia passerina. Fa passare le braccia intorno alle mie gambe, afferrandole saldamente e con calma e lentezza comincia a leccarmi le grandi labbra. Sento la sua lingua insinuarsi dentro di regalandomi sospiri e gemiti di piacere. Assapora con gusto il mio sapore senza smettere un attimo di baciare e leccare. Chiudo gli occhi e inarco la schiena dal piacere, mordendomi un labbro, e afferro la sua testa con le dita spingendola ancora di più contro la mia passerina. Comincio a tremare dal piacere ma lui si ferma portandomi ancora una volta vicinissima al piacere supremo ma lasciandomi giusto fuori dalla porta. Si alza in piedi e mi bacia facendomi sentire il mio sapore sulle labbra. Mi fa mettere in ginocchio davanti a lui con il suo cazzone che tirava nei jeans giusto all’altezza della mia bocca. Senza perdere tempo si slaccia in fretta la cintura e i jeans facendoli ricadere lungo le gambe. Resta solo con la canotta bianca e una paio di boxer neri che avvolgono le sue gambe muscolose. Mi afferra dietro la testa con una mano e me la avvicina al suo pacco. Inspiro il suo odore di maschio affondando il viso su quel ben di Dio. Comincio a palpargli il cazzo da sopra i boxer aiutandomi anche con la bocca sentendolo irrigidirsi sempre più. Dio è enorme… Non resistendo più gli sfilo i boxer e il suo cazzo esce fuori come una molla in tutto il suo splendore. Lo guardo affascinata, scappellandolo lentamente. Dio santo… Saranno 18 cm di carne pulsante duro e grosso. Me lo porto alla bocca dischiudendo leggermente le labbra. Ha un glande grosso e violaceo, carnoso e bollente. Tenendomi per la testa me lo spinge in bocca riuscendo però a farne entrare solo un pezzo. Dio mi sembra di avere un tizzone ardente in gola. Con movimenti lenti e misurati comincia a scoparmi la bocca. Guardo un attimo la porta e spero che nessuno pensi di entrare. Se mi avessero trovato a farmi sbattere la bocca da Mattia diventerei la troia dell’azienda. Inaspettatamente il pensiero mi fa bagnare ancora di più. Mattia non accenna a fermare le sue bordate nella mia bocca nonostante stia ansimando di piacere anche lui. Ha gli occhi socchiusi e la testa leggermente reclinata indietro. Lo sento irrigidirsi sempre più fra le mie labbra, segno che stava per venire. Un attimo prima di esplodere nella mia bocca però si sfila in fretta stringendosi il cazzo alla base con forza impedendo l’eiaculazione. Ha la pelle tutta imperlata di sudore e ansima di piacere e fatica. Mi lecco le labbra come una gattina a cui non è stato dato il suo latte e mi alzo in piedi a baciarlo facendogli sentire le mie labbra gonfie. Mi stringe a sé e mi bacia con foga, spingendomi di nuovo contro la parete. Mi afferra per un braccio e mi gira di scatto, il viso contro il cemento freddo. Mi allarga le gambe e mi fa inarcare la schiena facendo sporgere il mio culetto. Mi bacia il collo e mi sussurra -è da quando ti conosco che me lo voglio sbattere per bene… Stavolta non scappi puttanella…- e mi tira una sberla sul sedere arrossandomelo. Adoro quando fa il prepotente… -che aspetti? Sbattiti la tua troietta…- gli rispondo. Lo sento strappare un preservativo che teneva nel portafogli e indossarlo. Sento la punta del glande appoggiato contro la mia passerina. Spalanco la bocca mentre lo sento penetrarmi lentamente.
Dio santo… È enorme… Come fa a entrarci tutto?
Io sono abituata solo al cazzetto di Edo ma questo… Mi afferra ancora più saldamente per i fianchi e spinge ancora, ansimando. -Dio quanto sei stretta Ele…-. Lo sento penetrarmi a fondo. Resta immobile dentro di me e io godo e mi muovo lentamente. Dio non mi sono mai sentita così piena… Si china sulla mia schiena e mi bacia il collo mentre si sfila lentamente. Mi stringe i fianchi con forza e me lo risbatte tutto dentro con un colpo solo. Grido di piacere mentre lui comincia a prendermi da dietro contro il muro. Sento le sue cosce sbattere contro le mie e le sue mani saldamente arpionate ai miei fianchi. Faccio fatica a tenermi aggrappata al muro con le braccia sollevate in alto e ogni suo colpo rischia di farmi mollare la presa. Mentre continua a sbattermi sento un suo dito che mi stimola il clitoride e l’altra sua mano palparmi le tette per poi afferrarmi per i capelli e continuare a montarmi come se mi tenesse per le briglia. Sento il fuoco invadermi il ventre, le sue gambe sbattere contro le mie chiappe, le sue mani forti stringere la mia pelle imperlata di sudore e i suoi ansiti vicino al mio orecchio. Sta per venire, lo percepisco, ma anche io ormai ci sono quasi. Sento l’orgasmo montare mentre lui continua a sbattermi senza pietà. Mugolo di piacere quando sento un suo dito bagnato titillare il mio buchetto vergine. Non vorrà mica… Non faccio in tempo a finire di formulare il pensiero che comincia a forzarmi il culetto con un dito mentre tutto il mio godimento esplode. Nonostante tutto l’orgasmo mi coglie impreparata e io gemo e mugolo mentre lui mi prende da dietro da entrambe le parti. Lo sento ridere e dire –senti come gode la puttanella…- ma la frase finisce in un ansito. Ormai sta per venire anche lui. Aumenta il ritmo, sempre più serrato, finché non ansima e geme forte rallentando. Gli ultimi colpi sono più delle stoccate dentro di me e lo sento inzuppare il preservativo con la sua sborra. Resta immobile, ansimante, dentro di me toccandosi ogni tanto le palle. Ansando esce da me e si sfila il preservativo gettandolo nel cestino mentre io mi inginocchio davanti a lui a succhiarglielo per bene e pulirglielo tutto.
Ci rivestiamo in fretta senza dire una parola e torniamo nell’area di produzione. Fortunatamente alcune macchine erano ancora in funzione e hanno coperto il casino che facevo. Torniamo alle nostre postazioni ma prima di rimetterci al lavoro mi si avvicina da dietro e mi sussurra –aspettami vicino alla mia macchina stasera… ti riporto io a casa…-

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