trasgressione serale

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Dopo una lunga astinenza dovuta alla gravidanza e al post parto, culminata con le notti insonni dovute ai pianti della piccola, finalmente una sera tutta per noi.
Lasciata la bimba hai miei io e Maria andammo fuori a cena in un posticino sulle colline poco lontano da casa, finalmente soli e lei non si fece certo pregare ad essere provocante, come ne avevo voglia io ne aveva anche lei.
Era estate e si vestì con un abitino a fiori in cotone che a stento conteneva le sue enormi tette, già grosse normalmente ma grazie alla gravidanza cresciute di un paio di taglie circa, sandali con un leggero tacco e poco trucco.
Io dal canto mio jeans e camicia di seta a manica corta per alleviare la calura.
La cena andò molto bene sembravamo al primo appuntamento, ma il suo piede che scivolava lungo la mia gamba lasciava presagire il proseguo della serata.
Mentre stavamo salendo in macchina mi baciò con forza e mi prese la mano per mettersela sotto il vestito e, come immaginavo, era senza mutande e fradicia di umori.
Guidai tra le colline fino ad un posto che conoscevo per precedenti imboscamenti, che ci lasciava in uno spiazzo con dei cipressi che ci coprivano dalla strada.
Parcheggiai, spensi l’auto e la baciai con le mani si amie che sue che andavano ovunque.
“Voglio giocare un pò”
Prima che io potessi replicare scese dalla macchina e si posizionò a pochi metri davanti alla macchina, mi fissò, cominciò ad accarezzarsi il corpo e a muoversi sensuale, per vederla meglio accesi le luci e lo spettacolo era fantastico: bella voluttuosa e vogliosa, ,i stava esplodendo il cazzo nei jeans.
Mi chiamo a se maliziosa, arrivai da lei, mi usò come palo da lap dance e scese fino a terra saggiando il mio pacco, che in breve liberò. Cominciò a carezzarlo, poi piccoli abboccamenti, fremevo dalla voglia di ficcarglielo in gola, ma resistetti volevo vedere cosa aveva in mente.
Si rialzò sfregando il suo corpo lungo il mio e mi baciò a fondo, intanto le mie mani, istintivamente, andarono alle sue tettone e le liberarono dal reggiseno e dal vestito, mi inginocchiai e presi a succhiarle avido.
Mi fece alzare e tornò a mettesi in ginocchio e mi fece una pompa talmente di gusto che dopo poche boccate, complice anche l’astinenza, venni copiosamente nella sua bocca, ma poi si fece indietro per farsi prendere anche il viso e le tette.
Soddisfatta di avermi fatto venire si avviò ancheggiando alla macchina, si stese sul cofano e spalanco le cosce “Leccami e fammi godere”
Mi sfilai i pantaloni e li buttai sul sedile posteriore dell’auto, mi inginocchiai e cominciai a leccare, mordere il clitoride, e penetrare prima con uno poi con due e infine con tre dita, aumentando il ritmo della lingua e della penetrazione in base alle risposte del suo corpo. Squirtò come mai prima di allora ed io non la mollai e affondai ancora le dita e presi tutti i suoi succi con la mia lingua e venne quasi subito una seconda volta.
“Mi hai uccisa, ma adesso ti voglio dentro di me” Mi prese per i capelli per farmi alzare e baciarla, e, come natura comanda, il mio cazzo scivolò verso di lei ed entrai in quel pozzo dei desideri colmo di umori.
Le bloccai le mani sul cofano e comincia a sbatterla con foga, ammirando lo spettacolo delle sue immense tette che ballavano al ritmo dei miei colpi.
Stavo per godere e lei se ne accorse e mi cinse con le gambe “Riempimi” Mi svuotai dentro di lei.
Ero esausto, anche lei sembrava stanca, ma mi baciò, si avviò in strada con solo il vestitino fermo in vita e si mise a pecora sulla riga di mezzaria e cominciò a masturbarsi, giocando a volte anche col foro dietro.
L’invito era chiaro; lo voleva nel culo.
Andai alle sue spalle, sputai nel foro e comincia a giocare con la lingua e le dita per aiutare a dilatarlo, nel frattempo lei continuava a masturbarsi a forza e la vidi godere.
“Inculami non resisto più”
Puntai la cappella al suo foro ben umido e preparato e cominciai a spingere, era almeno un anno che non la inculavo, ma non ci volle molto a farlo scivolare dentro.
La sentii fremere appena la cappella entrò, poi si rilassò per farmi entrare con tutta l’asta, continuando a sfregarsi il clitoride e ad affondare le dita dentro la sua figa fradicia regalandosi quello che poteva sembrare una doppia penetrazione.
Stavo venendo, mi tolsi dal suo culo, la girai di scatto e le misi il cazzo in bocca per farle ingoiare tutto e lei, da brava zoccola quale è sempre stata, non se ne fece scappare una goccia.
Vedemmo dei fari lungo la strada, ci tirammo su velocemente e ci rifugiammo in macchina, spensi le luci e guardai la macchina passare dall’altro lato dei cipressi.
Recuperammo gli indumenti ci ricomponemmo e tornammo a casa molto più rilassati e soddisfatti.

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