tre di noi

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Le due e mezza del mattino. Dalla finestra aperta del terzo piano la vista sulla città le trasmetteva un profondo senso di calma: la luce tenue dei lampioni lungo il viale sottostante, la dolce brezza autunnale, il leggero frusciare delle foglie degli alberi. Per strada solo un uomo assonnato con il suo cane al guinzaglio, quest’ultimo molto più entusiasta del suo padrone della passeggiata notturna.
Da sopra il tavolo Zoe prese il pacchetto di Camel Light, estrasse una sigaretta e la portò alle labbra. Tornando verso la finestra la accese e posò l’accendino sul davanzale. Alla prima boccata il sapore inebriante del tabacco le invase la bocca e il naso, con quella sensazione amata e familiare che ogni volta le faceva chiudere gli occhi per assaporarla fino in fondo. Il fumo prese a danzare lentamente verso l’esterno, dissolvendosi piano sotto il suo sguardo.
Quel sapore si sposava perfettamente con quello del vino rosso che aveva appena bevuto e con quello del seme dell’uomo che, poco prima, aveva goduto nella sua bocca.
Subito dopo l’amplesso Marco si era addormentato mentre lei, con indosso un paio di mutandine nere, si era recata in cucina per versarsi un altro bicchiere e fumare. La sigaretta dopo il sesso era una cosa alla quale non sapeva e non voleva proprio rinunciare: aveva l’impressione che amplificasse e protraesse nel tempo le sensazioni che aveva appena provato, e questo le piaceva.
Uno sguardo distratto al cellulare, che non controllava da ore, per accorgersi che nessuno l’aveva cercata: al suo migliore amico Giorgio, che quella sera aveva un primo appuntamento con l’affascinante chef cubano del ristorante più rinomato del centro, la serata doveva essere andata parecchio bene anche perchè in caso contrario, l’avrebbe tempestata di messaggi per lamentarsi di tutto e di niente. Pensò che l’indomani a colazione non sarebbe stato avido di dettagli nel raccontarle l’accaduto con una tazza di cappuccino in mano e gli occhi sognanti.
Non si accorse neppure che Marco si era alzato dal letto e adesso stava alle sue spalle, mentre lei continuava a guardare fuori dalla finestra rapita dall’ipnotico tremolio delle luci in lontananza.
La prima cosa che avvertì fu la mano calda di lui che si appoggiava dolcemente fra le sue natiche e, molto meno dolcemente, le premeva un dito contro quella dolce fessura. Inizialmente Zoe ebbe un sussulto e fece per voltarsi ma lui, chinandosi in avanti e avvicinando la sua bocca al suo orecchio, le sussurrò: “Continua a fumare!”. Si rilassò e fece come lui le aveva detto, senza mai distogliere lo sguardo dallo spettacolo della notte.
La mano destra di Marco prese ad accarezzare dolcemente la sua pelle, partendo dal fianco, passando per l’addome, arrivando poi ad afferrare con vigore il seno sinistro e attirandola a sé. Con la mano sinistra, invece, scostò appena le mutandine, facendo scivolare un dito fra le sue grandi labbra ma senza irrompere dentro di lei. Un sorriso gli scoprì i denti bianchissimi e gli illuminò il viso e un guizzo furbo balenò nei suoi occhi: era bagnata di un dolce nettare caldo e viscido.
Un lieve rossore infiammò le guance di Zoe, consapevole del fatto che lui avesse scoperto la sua persistente eccitazione, ma per fortuna l’oscurità lo mascherò, mentre la luna conferiva alla sua pelle chiarissima un candore quasi spettrale.
Si portò la sigaretta alle labbra e aspirò una boccata fingendo disinvoltura, fino a quando il viso di lui prese a premere contro il suo collo: il meraviglioso contrasto della durezza della barba incolta e della delicatezza della sua lingua le fecero allentare la presa sulla sigaretta, che cadde nel vuoto atterrando in una piccola pioggia di scintille rosse.
Zoe inarcò la schiena all’indietro alzando entrambe le braccia e portandole sulla testa di lui, per premere il suo viso più contro di sé ancora più forte.
A questo punto Marco le afferrò entrambe i polsi e la costrinse ad appoggiare entrambe le mani sul davanzale, piegandosi leggermente in avanti.
Lo sentì inginocchiarsi dietro di lei: le sue mani grandi e calde le accarezzarono le gambe dal basso verso l’alto, partendo dalle caviglie fino ad arrivare ai fianchi, lentamente, quasi come potessero assaporare ogni centimetro di quella pelle liscia e morbida che profumava di un misto tra latte di mandorla e sudore.
Le sue dita percorsero piano il bordo delle mutandine per pochi istanti, prima di tirarle giù, accompagnandole fino a terra e aspettando che Zoe alzasse prima un piede e poi l’altro, quel tanto che bastava per permettergli di sfilarle e gettarle distrattamente sul divano nero alla sua destra.
Non dovette attendere molto prima di sentire le mani di lui afferrarle saldamente i glutei in una presa vigorosa e allargarli delicatamente ma con decisione. I suoi occhi presero a vagare smarriti nel vuoto mentre cercava di capire cosa doveva aspettarsi, quando ecco quegli stessi occhi socchiudersi e la bocca spalancarsi in un’espressione di piacere mista a stupore: la madida lingua di lui le trasmesse un fremito quando prese a stimolarle l’apertura anale con smania crescente, che andava di pari passo con l’aumentare del piacere che le faceva provare, amplificando i suoi quasi impercettibili gemiti di benessere.
Intanto, svegliatasi e trovatasi sola nel letto, anche Carlotta si era alzata.
Si soffermò sulla porta della stanza per qualche istante, completamente nuda, incuriosita ed eccitata dallo spettacolo che le si presentava davanti, poi, senza dire una parola e senza distogliere lo sguardo dalla coppia, si sedette sul divano.
Zoe gemeva splendidamente mentre Marco, da dietro, aveva preso a penetrarla, prima lentamente e poi sempre più veloce e forte man mano che il godimento cresceva.
Ora entrambi guardavano Carlotta, che aveva cominciato ad accarezzarsi i seni con una mano e il clitoride con l’altra: adorava guardarli mentre facevano sesso e, allo stesso modo, adorava che loro la guardassero. La sua eccitazione cresceva in concomitanza con quella di Zoe: più la sentiva godere, più fremeva.
Improvvisamente scivolò giù dal divano e, procedendo a quattro zampe, si avvicinò alla coppia. Si fermò esattamente ai piedi di Marco, come una gatta che elemosina un po’ di cibo e lui le diede esattamente ciò che voleva: estrasse il suo pene dalla vagina di Zoe e glielo porse. La sua lingua prese a guizzare sul quel meraviglioso agglomerato di sapori e umori, partendo dalla base per arrivare in cima, prima solo con la punta e poi con tutto il suo spessore.
Per tutto il tempo, due delle sue dita continuarono a fare dentro e fuori dal dolce sesso di Zoe, fino a quando, non riaccompagnò il pene di Marco dentro di lei.
Poi si alzò in piedi e avvicinò le sue dita intrise del sapore di Zoe alla bocca di lui: le succhiò con tale forza da provocarle un piccolo gemito di dolore…
A questo punto Carlotta si sdraiò per terra, esattamente sotto la sua amica, masturbandosi, così da poterla ammirare in tutto il suo splendore mentre il suo uomo continuava a scoparla a pecora.
Il ritmo aumentava gradualmente, scandito dai gemiti sommessi e dall’ansimare di tutti e tre.
Ed ecco arrivare un fremito violento a scuotere ogni fibra del corpo urlante di Zoe, una scossa prolungata, un’ondata di godimento che, partendo dalle ginocchia, la fece tremare fino alle labbra, dalle quali usciva una musica fatta di meravigliosi suoni di piacere e delizia.
Il contrarsi dei muscoli vaginali di Zoe intorno al pene di Marco procurarono un orgasmo anche a lui che, tirando indietro la testa, diede gli ultimi tre colpi e le venne dentro… per il piacere di Carlotta.
Quest’ultima tornò a mettersi carponi e, appena Marco uscì fuori dalla sua donna, prima che lei potesse scostarsi dalla finestra, affondò il viso in quello che sembrava uno splendido fiore di carne bagnato della rugiada del mattino.
Il seme, mischiato agli umori vaginali, colava fuori da Zoe e Carlotta prese a raccoglierlo con la lingua con movimenti ampi, golosa, concedendo alla sua amica gli ultimi attimi di una dolcissima estasi. Poi si alzò in piedi e, prendendole il viso fra le mani, la baciò con delicato trasporto e la guardò a lungo negli occhi prima di dirigersi verso Marco e fare lo stesso con lui.
A questo punto Carlotta si congedò dalla coppia e tornò a letto, a crogiolarsi fra le lenzuola umide in attesa del sonno. Zoe e Marco, invece, restarono ancora un po’ accoccolati sul divano, stretti in un tenero abbraccio, a guardare fuori dalla finestra quella notte stellata… unica testimone della loro notte d’amore a tre.

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