troia dentro il furgone

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Sono passati più di due mesi ma ancora non riesco a darmi pace. Si, è vero che avevo avuto qualche approccio in ufficio con qualche collega, come avviene in ogni posto di lavoro: palpatine, prima involontarie e poi sempre più volontariamente, qualche discorsetto spinto, proposte rifiutate da parte mia e magari qualche bacio ma, a parte questo, in 19 anni di matrimonio non avevo mai tradito mio, sul vero senso della parola, mio marito. Insomma, non l’avevo mai data ad un altro e poi, improvvisamente e inaspettatamente, la diedi a due contemporaneamente. E non solo quella. Sono Natalina, ho 44 anni e sono sposata da 19 anni. Che donna sono? Provocante, sensuale e corteggiata. La tipica mora siciliana che, quando vuole, fa impazzire un uomo solo con lo sguardo; Così mi dice un amico di mio marito che mi vuole scopare. Avevo preso un giorno di congedo per dedicarmi, nell’approssimarsi delle feste natalizie, a comprare i primi regalini. Non avevo fretta in quanto mio marito sarebbe rientrato la sera e i miei figli, finita la scuola, sarebbero andati dai miei. Andai in un centro commerciale della mia città, in Sicilia. Andai al posteggio sotterraneo e cercai un posto vicino all’ascensore; non lo trovai e posteggiai più in fondo a fianco di un furgone di una ditta che consegna pacchi. Dopo aver comprato dei regalini, presi selle cose urgenti al market e mi diressi alla cassa. Arrivai contemporaneamente a due ragazzi, sicuramente meno di 30 anni ed uno dei due con la fede al dito. Indossavano un sopra tuta con lo stesso marchio del furgone e tra me e me pensai che fossero i miei vicini di posteggio. “Prego signora” disse quello con la fede al dito, dandomi la precedenza. Lo ringraziai. Mentre ero in fila in attesa del mio turno e loro dietro di me, ero convinta che sussurrassero di me. Arrivai in tempo per prendere l’ascensore, già pieno, avviandomi poi in direzione dell’auto. Il colmo? Maledizione! La ruota a sgonfia. Imprecando alla maledizione pensai di telefonare a mio fratello. Aprii lo sportello posteriore e poggiai il tutto sul sedile. Proprio in quel momento arrivarono i due e vedendomi imprecare per la situazione in cui mi trovavo, si offrirono di aiutarmi. Quindi, dopo aver indicato loro dove fossero gli attrezzi e il ruotino di scorta, si misero a lavoro. Intanto erano già le 13,30 e il posteggio si andava svuotando. Evidentemente nessuno mi conosceva altrimenti, penso si sarebbero fermati. Dissi che erano gentili, che mi dispiaceva per loro e che non avevo parole per ringraziarli. Sorridendo mi dicevano che non stavano facendo niente di particolare e sicuramente parlavano di me quando sussurravano tra di loro. Avevo capito benissimo che a loro piacevo e mi sembrava che avessero certe idee. Questo accendeva la mia fantasia e il mio atteggiamento nei loro confronti cambiò. Non è che volessi concedermi a loro, ma stuzzicarli si, tanto che, ridendo e scherzando mi fecero capire come potevo ringraziarli. Risi facendo loro il segno di pazzi con la mano. Sotto il giaccone avevo jeans e maglione per cui non vedevano niente che li potesse fare eccitare. Io, invece, qualcosa notavo: i loro pacchi rigonfi. Intanto avevo compreso i loro nomi: Salvo quello sposato e Michele lo scapolo. Mentre riponevano gli attrezzi e la ruota sgonfia, Salvo disse che dentro il furgone si poteva fare, fra l’altro avevano già effettuato quasi tutte le consegne. “Ragà, allora che gentilezza è la vostra se volete essere ripagati” dissi porgendo loro un pacchettino di fazzolettini imbevuti per ripulirsi le mani. “Signò, noi siamo stati gentili, ma poi lei che ci perde?” disse Salvo, quello sposato che sembrava quello più intraprendente. “Che ci perdo? Ragà, vi rendente conto che io sono una donna sposata e quasi quasi potrei essere vostra madre?”. Michele, lo scapolo, aprendo lo sportello laterale a scivolo, disse la sua: “Guardi com’è spazioso qua dentro”. Salvo mi fece avvicinare facendomi guardare all’interno. Avevo respinto tutti gli assalti dei miei corteggiatori ma questa volta mi sentivo molto intrigata. I loro pacchi erano gonfi e la mia fica tutta bagnata. Fra l’altro, diciamoci la verità, due cazzi insieme stuzzicavano anche a me, come a tutte le donne, certe fantasie sessuali. Cosicché quando salvo, sospingendomi dal braccio, mi aiutò a salire, non ebbi nessuna reazione negativa. “Guardi c’è pure la luce” disse Michele accendendola mentre Salvo richiuse lo sportello. Mi ritrovai chiusa nel furgone con due ragazzi che, si erano stati gentili, ma che non conoscevo nemmeno. Questo lo ritenni un fatto positivo: una cosa è non concedersi ad un conoscente per una questione di dignità, un’altra concedersi a due sconosciuti che hai visto oggi e che possibilmente non vedrai più. Infatti dal loro parlare, non avevano l’accento della mia città. Fra l’altro, una volta dentro e chiusa che dovevo pensare che loro immaginavano che non ci stavo? Così quando salvo mi prese la mano e la portò sulla patta di Michele dicendo di fare almeno un servizietto a lui che non essendo sposato non era abituato a certe delizie, invece di scostarla lo tastai con tanto piacere. Mentre salvo mi sfilava il giaccone palpandomi le tette, la mia fantasia di dare piacere ad un ragazzino di 23 anni, si fece strada nella mia mente: la considerai come una iniziazione. Mentre Michele si apriva i pantaloni, Salvo, da dietro, appoggiando il suo pacco sul mio culo, sbottonò i miei jeans. Michele si abbassò i pantaloni, infilai la mano negli slip e impugnai un cazzone che nemmeno immaginavo. Lui sospirò di piacere e intanto Salvo, tirando giù i miei jeans, prese a massaggiarmi la fica. I miei gemiti si unirono a quelli di Michele che già impazziva mentre glielo segavo. Dietro di lui c’era un pacco e lo spinsi a sedersi. Che cazzo! Era più grosso di quello di mio marito. Non so se lo avesse usato prima o come l’avesse usato, ma ero intenzionata a strabiliarlo e fargli ricordare per tanto tempo di cosa fosse capace una femmina matura, sposata e con tanta esperienza. Mi chinai e glielo leccai. “Minchia!” esclamò. Gli palpai le palle e poi lo imboccai a spompinarlo. Intanto i miei jeans e le mie mutandine erano già sotto le ginocchia e sentii le mani esperte di Salvo in ogni parte, finché, inginocchiandosi, prese a leccarmi il culo e la fica facendomi impazzire di piacere. Allargai più che potei le gambe, considerando che jeans e mutandine non mi permettevano di aprirmi al massimo e sentii la sua lingua in ogni angolo della mia fica e del mio culo. Ci sapeva fare e mi portò immediatamente all’orgasmo facendomi impazzire, tanto che lo stesso Michele disse: “Minchia comu fa!”. Ero così presa che volevo sbalordire ma nello stesso tempo volevo anche divertirmi. Così quando salvo si presentò col cazzo davanti alla mia bocca, lo leccai continuando a menare quello di Michele dicendogli di andarmi a sfondare. Imboccai il cazzo di Salvo. Non era grosso come quello di Michele ma era pur sempre un bel cazzo: una fotocopia del cazzo di mio marito. Quando Michele mi penetrò nella fica, gemetti mentre spompinavo Salvo r sobbalzai di piacere. Fui presa dalla libidine: due cazzi! Un sogno che si avverava. Godevo di un orgasmo continuo giocando, con la bocca, con il cazzo e le palle di Salvo. E questi incitava me e incitava Michele dicendogli di sfondare bene la troia che ero. Infatti mi sfondava a più non posso. Il rumore del suo bacino sul mio culo rendeva tutto più eccitante e la potenza del suoi colpi mi faceva arrivare il cazzo di salvo fino in gola. Michele, poco esperiente, non era tanto dotato di autocontrollo e disse: “Minchia, staiu sburrannu”. Gli intimai di non venirmi dentro e lo invitai a darmelo piuttosto in bocca. A me piace e per lui poteva anche essere la prima volta. “Ahiii, te troia, minchia che beluuu, buttana, minchia chi si troia”: Ho dovuto inghiottire un fiume impetuoso di sborra bollente per evitare che mi sporcassi: ero ancora col maglione. Intanto, mentre inghiottivo la sborra di Michele, Salvo si era sposta to dietro di me e me lo mise nella fica facendomi impazzire con dei movimenti rotatori del suo bacino. Intimai pure a lui di non venirmi dentro. “Nun ti preoccupari troia, iù lu sacciù unni ta sburrari”. L’avevo capito pure io: nel culo. Infatti me lo insalivava mentre mi fotteva nella fica. Il cazzo di Michele era sempre duro e continuavo a giocarci con la bocca. Sentii il cazzo di salvo tra le chiappe prima e penetrarmi lentamente poi. Mentre mi entrava sempre più in fondo, godendone, pensai all’effetto che potesse farmi il cazzo più grosso di Michele nel culo e, perché no, pensai alla mia prima doppia penetrazione. Scusate, una volta che c’ero perché non la dovevo provare? Così quando Salvo per un momento me lo sfilò per poi rificcarlo dentro, lo fermai, mi sfilai completamente jeans e mutandine, mentre loro mi dicevano: “Ehe troia, ti sta divirtennu ehee” e cavalcai Michele che era seduto su un pacco dicendogli puttanamente: “Videmu se ti piaci ficcaramilla accussì”. Eccome se gli piaceva! E piaceva pure a me sentirmelo tutto dentro, tanto che, presa dalla lussuria cercai le sua bocca e gli infilai la lingua dentro. Insomma, si vedeva che non era tanto esperto, però mugolava di piacere. Salvo non era uno stupido: forse non l’aveva mai fatto come non l’avevo mai fatto io; anzi, sicuramente. Non è che fossimo nella posizione congeniale, ma quando gli feci capire che il suo lo volevo nel culo, divaricandomi le chiappe, non so nemmeno come si sistemò e me lo piantò tutto dentro. “Ahaaaa! Che beluuu picciò, mi stati rumpennu tutta” dissi. Non pensavo che potesse essere così bello, eccitante e appagante. Ebbi due orgasmi mentre Salvo me ne diceva di tutti i colori e miche, diventato più audace, adesso era lui a cercare la mia bocca e slinguarci libidinosamente. Salvo venne nel mio culo facendomi infiammare l’intestino mentre Michele mi diceva: “iu puru tu voglio mettere ndo culu”. Non lo dovevo accontentare? Non me lo dovevo gustare il suo cazzone nel culo? Messa a 90 gradi spompinavo il cazzo di Salvo, seduto sul pacco dove prima stava Michele e quest’ultimo me lo ficcò tutto nel culo senza alcuna delicatezza. Me lo strapazzò tutto facendomelo pure bruciare, ma il suo cazzone nel culo era meraviglioso. Vennero insieme: Salvo nella mia bocca e Michele nel mio culo facendomi godere di un altro orgasmo. Erano le 14,15; in soli 45 minuti mi ero gustata e sollazzata con due cazzi. Anche loro dovevano andare via. Ci risistemammo e mi dissero che loro venivano due volte alla settimana. Risi dicendo che era stato abbastanza. Aprirono la portiera, mi dissero che non c’era nessuno e tornai a casa pensando come sarebbe stato da domani in poi dopo questa avventura inaspettata.

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