tutto troppo in fretta

Sergej era completamente rapito da quel corpo che si dimenava voluttuoso sopra di lui. I grandi occhi azzurri della sconosciuta lo fissavano, mentre gocce di sudore, dovute al caldo e all’intensa attività, le imperlavano la fronte ed umettavano i suoi capelli rossi, corti e ribelli. I piccoli seni sodi della ragazza si muovevano su e giù durante la forsennata cavalcata e, di tanto in tanto, divenivano preda delle grosse mani del suo amante, che si divertiva ad impastarli ed a titillarne i piccoli capezzoli rosati, donando brividi di piacere alla giovane. Il pene eretto di Sergej era preda di una vagina calda e bagnata che sembrava volesse risucchiarlo, tanta era l’intensità e la rapidità con cui i muscoli del sesso della donna si contraevano e si rilassavano mentre lei, a un ritmo sempre più veloce, si impalava su quell’uomo incontrato solo qualche ora prima.
Le mani della ragazza, spesso, andavano a cercare i pettorali scolpiti e le braccia toniche di Sergej. Ogni tanto, lei si chinava a baciarlo, facendo saettare in maniera oscena le loro lingue, per poi riportarsi in posizione eretta e cavalcarlo con ancor più rapidità e passione di prima.
Sergej era affascinato dall’intraprendenza della donna. La sera precedente aveva lasciato la sua suite per andare a bere qualcosa in un bar nei pressi dell’hotel che lo ospitava. Con l’intera scorta al seguito, il suo ingresso nel locale era stato immediatamente notato da staff e avventori, che non avevano mancato di scostarsi per lasciare ampi spazi a disposizione della numerosa ed inquietante combriccola. In pochi lo conoscevano, ma gli altri gli stavano comunque lontani, intimoriti dall’imponenza degli uomini in nero che lo accompagnavano.
Solo lei non lo rifuggiva. Quella ragazza sulla ventina lo guardava con insistenza e, quando lui le si avvicinò, attratto dal suo indiscutibile fascino, cominciarono a parlare di poesia, di musica, di arte. Nessuno chiese all’altro il suo nome, o la sua età, o da dove provenisse, o cosa facesse nella vita. Sembravano questioni futili. Erano due anime affini, avevano molto in comune, e la scintilla dell’attrazione fra loro era evidente. Per quella sera non avevano bisogno di sapere altro.
Dopo poco più di un’ora e diverse effusioni in pubblico, tornarono in hotel. Come prevedeva il protocollo di sicurezza, nonostante le obiezioni di Sergej, prima di ritirarsi entrambi nella suite, la donna venne perquisita a fondo. Richiusa la porta, fu solo passione.
Incurante delle telecamere di sorveglianza, Sergej sollevò di peso quell’esile fuscello, lo scaraventò al muro e lo spogliò in un istante. Una volta nudi, baciandola senza sosta, adagiò la donna sull’enorme letto al centro della stanza, salì su di lei e tentò di prendere possesso del suo piccolo e tonico corpo. Ma lei, con un sorriso deciso, affermò che, nonostante la prestanza fisica dell’amante, ben superiore alla propria, a letto voleva comandare. Con un gesto rovesciò la situazione, facendo sdraiare Sergej sul materasso e salendo sopra di lui, mentre le loro mani vagavano sui loro corpi nudi e frementi.
Sergej le baciò e mordicchiò le piccole mammelle, mentre lei masturbava il suo pene per portarlo al massimo dell’erezione. La piccola mano della ragazza non riusciva a ricoprire l’intera virilità dell’uomo ma, con incredibile maestria, data da una sapiente alternanza di movimenti ora lenti e ora più rapidi, da piccole stimolazioni del glande e da un contatto visivo con quei suoi occhi azzurri che sembrano promettere una notte di fuoco, in pochi minuti sentì crescere a dismisura il membro stretto tra le sue dita. La grossa cappella puntava decisa verso l’alto, sostenuta da un palo di carne sul quale erano ben visibili le venature che stavano permettendo al sangue di affluire al sesso dell’uomo, aumentandone la consistenza.
Una volta completamente eretto, la ragazza portò la sua vagina a diretto contatto con quel pene pulsante, strofinandolo sul suo curato pelo fulvo e sull’entrata del suo sesso, che iniziava incontrollabilmente a bagnarsi. Sergej, intanto, faceva scorrere ininterrottamente le sue mani sul corpo della giovane, dal seno all’addome piatto, dai fianchi delineati al sedere alto e sodo, dalle cosce toniche alle labbra rosse e piene, che lei non mancava di schiudere per leccare le dita che le violavano la bocca.
Poi, lei si impalò e, da allora, Sergej raggiunse la vera estasi. I movimenti della donna erano rapidi e profondi, quasi lo lasciavano senza fiato. A tratti, più che passione gli pareva violenza, come se la ragazza volesse sentire il suo membro il più a fondo possibile nelle sue viscere. Il suo sguardo rifletteva il suo modo di fare sesso. Due occhi che, dietro una parvenza gelida, lasciavano intravedere una fiamma ardente ed inestinguibile. I suoi gemiti, brevi e secchi, sembravano quelli di un’atleta durante un duro allenamento. Il suo corpo fremente era teso, e la sua amante concentrata nel raggiungere i suoi obiettivi, presumibilmente il piacere allo stato più puro.
Sovrastato da quella ninfa bollente che lo cavalcava in maniera sempre più intensa, mentre avvertiva il suo pene pulsare, sul punto di eruttare tutto il suo piacere in quell’antro caldo e fradicio di umori, a Sergej mancò il fiato, come dopo aver salito di corsa una lunga rampa di scale. Iniziò ad annaspare, spalancando la bocca per assumere quanto più ossigeno possibile. Si sentiva sempre più debole, con il cuore che gli batteva a mille e i polmoni che sembrano schiacciati da un peso enorme.
Fu allora che la sconosciuta smise di cavalcarlo, facendo sgusciare fuori da lei il pene ancora eretto e lucido di umori. Con aria preoccupata, si sedette accanto al corpo quasi esanime dell’uomo, avvicinandosi il più possibile per decifrare i suoi sospiri sempre più flebili.
Con la sua voce celata al sistema di sicurezza, per scelta dello stesso Sergej atto solo a catturare le immagini e non anche l’audio, e mantenendo una costante espressione di stupore mista a paura, sussurrò all’orecchio del suo amante: «Non sforzarti di parlare, Sergej. Sarebbe inutile».
L’uomo sgranò gli occhi, fissando la sua amante. Lei riprese, fredda: «Spiacente. Loro non possono permettere che la Romanoff finisca nelle tue mani. Tuo padre era un uomo scaltro, ma ti ci vedi tu, un ameba, a capo di una delle più grandi aziende produttrici di armi al mondo? Bisognava toglierti di mezzo e lasciare il posto a persone più capaci».
Il terrore si dipinse negli occhi di Sergej che, tuttavia, si sentiva intorpidito, incapace di muovere anche un singolo muscolo. Quasi tutto il suo corpo era immobile, solo il petto continuava a espandersi e ritrarsi continuamente, in debito d’ossigeno.
La donna, intanto, continuò, nascondendo il labiale all’indiscreto occhio elettronico: «Tra poco sarà tutto finito. Mi hanno imbottito la vagina di una variante dell’adrenalina che è più potente, entra in circolo più rapidamente e non lascia tracce. Il tuo bel cazzo ne ha assorbita una quantità letale. In pochi minuti resterai vittima di un attacco di cuore». Avvicinò nuovamente il suo viso e pochi centimetri da quello di Sergej, scostandogli i capelli dalla fronte, come a simulare un gesto di premura. «Dalle riprese delle telecamere sembrerà che io abbia provato a soccorrerti senza successo, così nessuno avrà dubbi sul fatto che la tua sia stata una morte naturale, e la reputazione e il futuro della Romanoff saranno salvi. Oh, e non preoccuparti per me, mi hanno immunizzata a quella sostanza, naturalmente». Al termine di quest’ultima frase, Sergej perse i sensi, e il suo respiro si fece sempre più flebile.
La donna si alzò, lanciandosi contro la porta della suite e battendo convulsamente le sue mani sui pesanti stipiti di legno per richiamare l’attenzione della security. «Ehi! Ehi! Presto! Sergej sta male!», si sforzò di urlare con voce spezzata dalla paura.
Mentre due uomini della scorta facevano irruzione nella stanza, il cuore dell’uomo smise definitivamente di battere, ponendo fine alla sua vita a pochi giorni dal suo trentacinquesimo compleanno. La donna, avvoltasi in un lenzuolo, scoppiò a piangere e singhiozzare, rannicchiata su una poltrona. Nella stanza regnava un silenzio surreale. Fuori, uno degli uomini in nero spiegava al telefono che un tragico episodio cardiaco aveva spezzato la vita del nuovo Signore delle Armi, Sergej Romanoff.
Nella concitazione, nessuno poté scorgere il ghigno di soddisfazione dipinto sul volto di quella splendida rossa che, apparentemente disperata e sconvolta, si stringeva la testa tra le mani, pensando al compenso milionario che di lì a poche ore avrebbe intascato come lauto corrispettivo per la sua impeccabile prestazione.

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