un nuovo incontro

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Siamo all’inizio dell’estate, un’estate calda, ma mitigata al lavoro dall’impianto di condizionamento. È stato un periodo intenso, tra ferie, permessi, malattie, il lavoro che è aumentato e la cronica carenza dell’organico, siamo stati tutti sottoposti ad una certa pressione, che ci ha lasciati alquanto scombussolati. In ordine, chiaramente il periodo estivo è scelto dalla maggior parte di noi per godere delle ferie e così abbiamo dovuto sobbarcarci il lavoro di chi è stato assente, ma questo si sa, è in preventivo. Ma la situazione si è aggravata dal fatto che un paio di persone hanno dovuto mettersi in malattia, e la direzione ci ha messo del suo spostando altre due persone in un altro reparto.
È stata trasferita quella collega con la quale ho condiviso la scrivania di fronte alla mia, quella con cui ho avuto una breve relazione. Ora, è arrivata una nuova collega, ma mia diretta superiore, alla quale è stato affidato il compito di razionalizzare il lavoro. Con lei ho avuto diversi diverbi in ambito lavorativo, abbiamo discusso a fondo come migliorare la situazione, e i nostri rapporti sono sempre stati molto superficiali. Sinceramente non ho mai guardato a lei in quanto “donna”, ha sempre tenuto rapporti molto professionali, sia con gli altri dell’ufficio che con me, non ha mai affrontato con spirito qualsiasi argomento, ci ha sempre dato del “Lei”.
Scoraggiando qualsiasi tentativo di amicizia o relazione. Sempre dedita al lavoro, esce dal suo ufficio solo per “comandare” qualcosa, e alla sera, dopo che tutti se ne sono andati. Mi è capitato solo un paio di volte di rimanere fino a tardi, e ci siamo incrociati all’uscita. Sinceramente l’ho trovata una bella donna, sempre elegante, truccata il giusto, ma sempre “gelida”, una statua sul piedistallo che con la bacchetta comanda come un direttore d’orchestra. Questa settimana sono stato convocato un paio di volte nel suo ufficio, e dopo accese discussioni, ha promesso il suo interessamento presso la direzione per un aumento dell’organico. Miracolo, tutto quanto promesso è successo, da lunedì arriveranno tre persone.
E così siamo arrivati ad una nuova settimana, al lunedì che tutto fa ricominciare, e con mia grande sorpresa è ritornata Monica, la ragazza che ha stravolto un poco la mia vita. Quella con la quale, ho passato diversi pomeriggi bollenti dopo la nostra prima volta in ufficio. È arrivata in mezzo a noi calamitando subito l’attenzione, gli sguardi allupati di diversi uomini e quelli stizziti delle donne. Gonna aderente, camicetta scollata con ampia vista sulle sue grazie l’hanno resa subito popolare. Si è ripresa il suo posto nella scrivania davanti alla mia e subito mi ha mandato una mail.
– Non mi sono scordata com’è stato. Ricominciamo?
Quando l’ho letta, ho alzato lo sguardo e ho incrociato il suo. Un sorriso molto invitante, molto seducente, intrigante, voglioso, come me lo ricordavo. Una strizzata d’occhio ha accompagnato ulteriormente la sua richiesta e al cenno affermativo mio, la sua lingua è apparsa tra le labbra a sottolineare la nostra reciproca attrazione.
Altra mail – Stasera, dopo che se ne sono andati tutti. Ti voglio.
Mia pronta risposta – Recuperiamo tutto il tempo perso. La stanza la sai.
Così abbiamo aspettato, immersi nel nostro lavoro, che tutti se ne andassero, che anche le donne delle pulizie avessero finito per sgattaiolare nella stanza dove c’era un divano che poteva accogliere le nostre gesta amorose.
È stato un attimo, lo spogliarsi, buttarsi addosso l’un l’altra, a soddisfare la voglia dei nostri sensi. È stata travolgente, dandosi completamente, e io senza risparmiarmi.
Ho affondato ripetutamente e a fondo il mio sesso nel suo, lei lo ha deliziato con la sua bocca, mi ha fatto saziare dei suoi umori, e ci siamo alla fine abbandonati sfiniti sul divano.
Abbiamo parlato un pochino, poi abbiamo ripreso, si è messa carponi affinché la prendessi da dietro, e i suoi mugolii di piacere sono arrivati insieme ai miei. Mi ha fatto uscire dal suo sesso, si è girata e stava asciugando con la lingua il mio sesso, quando la porta si è aperta. Non c’è stato tempo per niente. È rimasta là inginocchiata con il mio sesso in bocca mentre due occhi ci scrutavano. Io guardavo quegli occhi riconoscendoli in quelli di Angela, la nuova capo-ufficio, la mia diretta superiore. Ho incrociato il suo sguardo senza aprire bocca e nemmeno tentare di dir qualcosa. Ha subito richiuso, e noi, ci siamo rivestiti e siamo quindi usciti dagli uffici.
Il martedì, nuova giornata di lavoro, dopo la pausa iniziale del caffè, sono andato direttamente nell’ufficio del mio superiore.
Era lì, seduta alla scrivania, impeccabile come sempre, la sua aria gelida, si è tolta gli occhiali, mi ha fatto cenno di sedermi e così ho fatto.
– Penso mi debba dire qualcosa.
– Certamente le scuse sono d’obbligo, anche se non so trovare le parole adatte. Io e Monica abbiamo una “storia” e ieri sera è stata una…
– Le sue storie, chiamiamole così, non mi interessano particolarmente, sono solo sue, solo che non voglio che certe cose accadano qui.
Mentre mi diceva queste cose, la guardavo, e sentivo una lieve increspatura nel modo in cui le diceva, come se la cosa che aveva visto in qualche modo la turbasse.
– Ha ragione, ma la situazione è un po’ ingarbugliata e ieri sera non abbiamo trovato altro luogo dove… Stare..
– A me sembra invece che, in quella stanza, ne abbiate avute parecchie, o sbaglio?
Mi sembrava interessata.
– Beh si.
– Sempre li? – Si, dopo che se ne sono andati tutti, rimane solo il portiere all’ingresso e i piani sono vuoti, almeno lì c’e’ un divano, ma come mai mi chiede questo? –
– Curiosità –
– Va bene – lo dissi così, lasciando una pausa molto lunga – Vado a lavorare. Buona giornata. Mi sentivo addosso il suo guardo mentre uscivo.
Alla scrivania, nella posta elettronica un messaggio della mia dirimpettaia che chiedeva un nuovo incontro.
La mia risposta, – Aspettiamo un paio di giorni, sai che ci ha visti.
Così e’ stato. Al giovedì ci siamo ritrovati nell’ufficio dopo l’orario e abbiamo nuovamente fatto sesso. Fare sesso con Monica è appagante, lei si da completamente, con gioia, con piacere, ma altrettanto pretende. Eravamo ancora presi quando si è riaperta la porta e quegli occhi nocciola ci hanno indagato. Monica era sul divano sopra di me quindi volgeva le spalle alla porta e io le stavo cingendo i fianchi accompagnando il suo movimento. Ho visto quegli occhi, ho intravisto una scintilla, ho visto le sue labbra aprirsi, mi sembrava di sentire il suo respiro farsi affannoso. Non mi sono fermato, ma guardavo l’altra donna fissarci. Ho aperto la bocca, senza emettere però suoni, dicendole di venire tra noi. Mi deve aver letto sulle labbra, ha scosso la testa, ma è rimasta a guardarci. Quando sono venuto in Monica e lei si è abbandonata su di me, ho visto Angela, la sua mano sfiorarsi il seno, poi chiudere silenziosamente la porta e lasciarci così. Ci siamo rivestiti e siamo usciti, l’ho accompagnata alla fermata del tram e l’ho salutata quando è salita sull’autobus. Ho fatto due passi a piedi e mi sono ritrovato Angela davanti a me.
– Buonasera Angela, ops, l’ho chiamata per nome –
– Non fa niente –
– Posso fare qualcosa per te, accidenti ancora il tu –
– Non so, vedervi è stato qualcosa di…- Non finì la frase
– Eccitante – completai io – Vedendoti, mi sembra di capire che la cosa ti piaceva –
– Si, era decisamente intrigante –
– E ti piacerebbe… – buttai li la proposta.
– Sono sposata, da poco più di un anno, e mio marito… –
– Ti soddisfa o no? – ormai mi ero lanciato.
– Lascia stare –
– Senti, facciamo un accordo, lasciaci continuare a me e Monica, fin quando resta, mi sembra di capire che non resterà per molto, e se ti va di unirti a noi, non hai che da entrare nella stanza, non mi sembra giusto che tu debba solo guardare. Ti faccio una confessione, guarda che a Monica, vanno bene anche le donne, e se vuoi.. vi lascio sole voi due.
Non mi rispose, ma mi guardò. Il suo sguardo era perso ora in pensieri che non riuscivo ad afferrare, – Sai dove e come contattarmi, buona serata –
Me ne andai, senza voltarmi.
Nuova settimana di lavoro, nuovi incontri con Monica dopo l’orario. Mentre lo facevamo, guardavo a volte verso la porta nella remota speranza che si aprisse ed apparisse Angela.
Una sera sentii la maniglia girare, ma poi venne richiusa, un’altra sera eccola ferma li a fissarci. Le feci cenno di avvicinarsi, ma lei stette ferma li a guardarci, gli occhi sbarrati, puntati al mio sesso. Poi se ne andò.
L’indomani mattina entrai nel suo ufficio, e andai direttamente dietro di lei, le presi le carte che aveva in mano e le feci cadere, poi mi abbassai e senza dire niente la baciai.
Rispose al bacio appassionatamente, ero pronto per uno schiaffo.
– A stasera – le dissi – Sai dove –
Alla sera io e Monica entrammo nella stanza e ci trovammo Angela seduta su una sedia.
– Fate come se non ci fossi – ci disse
Monica mi fissò allibita, ma fu una cosa passeggera, non so cosa le sia passata per la testa, ma mi fece accomodare sul divano e cominciò a spogliarsi tra noi due seduti ai suoi lati.
Fu uno spogliarello molto sensuale, a Monica piace mettersi in mostra e con gesti molto sensuali si tolse tutti gli indumenti rimanendo nuda, si avvicinava a me seduto sul divano, divaricando le gambe e mostrando il suo sesso ad Angela che continuava a fissarla con occhi sgranati. Poi si inginocchiò di lato a me e cominciò a sbottonarmi la camicia, me la tolse e poi passò ai pantaloni, me li tolse e cominciò a massaggiarmi il membro che già si gonfiava nei boxer. Facendolo, continuava a fissare Angela, ne valutava l’espressione che via via si faceva più intensa. Poi, quando mi tolse anche l’ultimo indumento facendomi restare nudo come lei, cominciò a baciare il mio sesso, a prenderlo in bocca. Ogni tanto guardava l’altra donna, giudicando infine giunto il momento che anche lei partecipasse. Si alzò e andò da lei.
Le prese la mano e la fece alzare. Angela lasciò fare, così cominciò a denudarla.
Io ammiravo il corpo di Angela.
Quando lei rimase solo con le mutandine, Monica la condusse da me, lasciandola in piedi davanti al mio sesso eretto.
La fece inginocchiare facendo altrettanto, e avvicinarono i loro visi, le loro bocche ad esso.
Io sentivo il loro fiato caldo sul mio membro. Fu così che Monica lo prese in mano e lo diresse verso la bocca di Angela. Questa sembrava ritrosa ad aprire la bocca, poi dietro l’insistenza di Monica, cominciò a baciarlo, a passarci la lingua, a tenerlo tra le sue labbra e ancor di più.
La lasciò così e salendo sul divano offrì il suo sesso alla mia lingua, non mi feci ripetere l’invito e cominciai a gustare il sapore che già conoscevo, mentre anche Angela si faceva sempre più intraprendente.
Poi scese e facendo rialzare Angela, la fece sedere di fianco a me, le sfilò gli slip. Rimase un secondo a guardarla, si inginocchiò tra le sue gambe. Angela le teneva chiuse e mi guardava.
Allora mi girai verso di lei, la guardai negli occhi, la baciai profondamente e misi la mia mano sul suo sesso, caldo, umido. Cominciai a passare la mano tra le cosce di Angela, accarezzandole, e allargandole. Le sussurrai in un orecchio – Lasciati andare, lasciala fare –
Mi ubbidì, così spostai la mano lasciando che Monica potesse avvicinarsi al sesso di Angela e cominciare a passarci la sua lingua. Quando il primo colpo la colpì, Angela emise un mugolio di piacere e cercò con la mano il mio sesso. Via via che i colpi di lingua di Monica si facevano più rapidi, più la mano di Angela stringeva il mio sesso, muovendosi su e giù. Mi guardava estasiata, poi Monica finì, si rialzò e prese la mano di Angela, la fece alzare e la pose di fronte a me. La guardava con un sorriso malizioso. Non disse niente, le fece allargare le gambe, e la accompagnò nella discesa verso il mio sesso, si inginocchiò, lo prese nella sua mano e lo aiutò ad entrare in Angela. Si accomodò di fianco a me, lasciandomi fare. Con le mani cinsi i fianchi di Angela per coordinare i suoi movimenti di salita e discesa. Fu estasiante, Angela, completamente sciolta, si diede completamente, sia a me che successivamente a Monica, fu un incontro parecchio lungo che mi lasciò sfinito ma soddisfatto nell’aver trovato e dato piacere alle due donne. Uscimmo alla spicciolata, e incontrai di nuovo Angela alla fermata del tram.
– È stato piacevolissimo – disse lei
– Ovvio che anche a me è piaciuto e se vuoi, possiamo rifarlo – dissi, un po’ sfrontatamente.
– Ci devo pensare – mi rispose, ma con uno sguardo molto malizioso.
– OK, io vado a casa, ci vediamo domani, buona serata –
– Lo è già stata – mi fece, si avvicinò, si alzò in punta di piedi e ci scambiammo un bacio.

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