una grande amica

Quando invitai Sara a studiare da me in vista dell’esame di fisica all’università, era il mese di Giugno e faceva abbastanza caldo.
Lei aveva bisogno di un ripasso generale perché non era del tutto preparata.
I miei genitori erano fuori per il weekend ed avevo la casa tutta per me. L’avevo incontrata all’università e lei era sempre bellissima: capelli biondi lisci che le ricadevano sulle spalle, occhi verde smeraldo, labbra sottili, un bel seno.
Decidemmo di vederci per le 15:00 di quello stesso giorno, a casa mia, dove le avrei svelato tutti i segreti di fisica II, l’esame che dava il tormento a tutti gli studenti di ingegneria della nostra facoltà.
Mi ero masturbato molte volte pensando a lei, al suo corpo, alle sue cosce ed ai suoi piedini fantastici, curati nei dettagli, che mi eccitavano molto. Si presentò a casa pronta a studiare in perfetto orario, indossando un leggings bianco molto aderente, una canotta dei nirvana(il suo gruppo preferito) e ai piedi portava delle infradito, quindi potei ammirare da subito i suoi meravigliosi piedini.
Quando la accolsi in casa, la osservai in tutta la sua bellezza, come un raggio di sole che entrava nella mia casa; deglutii a fatica e mi destai da quella bellissima visione quando lei mi disse: “beh, non mi fai entrare?”
“Certo, certo! Accomodati pure” dissi facendola entrare. Ci sistemammo nella stanza dove di solito studiavo, con al centro una scrivania e due sedie che avevo preparato precedentemente.
Dopo due ore di studio intenso ed il caldo che non ci dava tregua, decidemmo di concederci una pausa e rinfrescarci con una limonata, preparata per l’occasione. Bevemmo seduti uno di fronte all’altro; lei accavallo le cosce e non potei fare a meno di notare i suoi meravigliosi piedini, sui quali mi masturbavo in continuazione, immaginando di inondarli con il mio seme.
Sentivo che l’eccitazione stava salendo, avevo bisogno di calmarmi, altrimenti non sarei mai più riuscito a riprendere lo studio, altro che fisica! In quel momento avevo in mente solo il suo corpo.
“Ti dispiace se vado un attimo in bagno?” dissi alzandomi dalla sedia.
“Certo, figurati” disse lei, aprendo distrattamente il libro di fisica come a dire: vai pure, io intanto inizio a ripetere.
Avevo intenzione di farmi una sega veloce e speravo di sborrare al più presto possibile per cercare di liberarmi da quella libidine che il suo corpo ed i suoi piedi stupendi mi avevano conferito in poco tempo. Chiusi la porta del bagno a chiave e rimasi in piedi di fronte al water; poggiai una mano sulle mattonelle fredde e con l’altra mano mi tirai fuori l’uccello che stava quasi per esplodere. Era durissimo, avrei dovuto masturbarmi perché non avrei resistito. Iniziai a segarmelo veloce, e sapere che lei era nella stanza accanto mi procurava ancora maggior piacere, ma nonostante ciò, dopo alcuni minuti mi sentivo bloccato e non riuscivo a venire, anche se avevo voglia di scaricare tutto il mio piacere sotto forma di caldo seme dedicato a lei.
Ad un certo punto, sentii dei passi provenire dal corridoio. Era lei che si avvicinava alla porta del bagno. Bussò con le nocche e disse: “ehi, va tutto bene?”.
Io risposi con noncuranza “ehm…sì certo..tutto ok…ora esco”. Tirai lo sciacquone ed uscii dopo pochi minuti non avendo concluso nulla, ma ritrovandomi ancora più eccitato di prima. Tornai in camera e la trovai china sul libro di fisica, intenta a sottolineare con attenzione. Riuscivo a vedere bene il suo decolté e la forma sinuosa ed eccitante del suo seno. Alzò la testa da quello che stava contemplando. “ehi tutto bene? Mi stavo preoccupando”
“Sì tutto bene” dissi io, cercando di simulare una sorta di indigestione passeggera toccandomi la pancia. Lei rise al mio gesto, perché aveva capito che avevo avuto un attacco di mal di pancia.
Ma il mio problema era di tutt’altra natura: mi sentivo ancora eccitato e lo tenevo duro nei pantaloni della tuta, che erano gonfi sul davanti. Riprendemmo a studiare e cercai di darmi un contegno, ma per quanto ci provassi non ci riuscivo; mi tremavano le mani e studiare era diventato impossibile.
Mentre eravamo curvi sui libri lei disse: “potevi almeno aspettare che andavo via”. Io rimasi pietrificato, non sapendo cosa risponderle; cercai di balbettare qualcosa ma non riuscivo a dire una parola. Poi presi un bel respiro e dissi: “come dici?”
“ti ho visto dal buco della serratura…” disse con un tono di vergogna e a bassa voce.
Avevo il capo chino e aspettavo che qual momento passasse il più velocemente possibile perché ero consapevole d’aver fatto una figuraccia con lei che, mi eccitava, certo, ma era anche una cara amica… forse avevo rovinato tutto a causa della mia mancata voglia di controllarmi e di controllare i miei istinti.
“beh… direi che hai un bell’attrezzo…” disse continuando a guardare il libro.
Io deglutii, non sapevo cosa dire, ma il solo pensare che si stava riferendo al mio pene, e che mi aveva spiato, mi fece indurire più di prima. Allora le confessai tutto, a cominciare dalla mia passione per lei, per i suoi piedi fino a confessare le mie masturbazioni dedicate a lei, che fino a quel momento erano state tante.
Lei era presa dall’imbarazzo, rossa in viso, ma l’argomento sembrava interessarle. Sapeva di essere una bella ragazza e mi confessò a sua volta, con non poca vergogna, che sapere che un ragazzo si masturbava pensando a lei, era motivo di orgoglio.
Dopo che mi liberai di quel peso e le confessai tutto, mi sentii meglio e le proposi di riprendere la nostra giornata di studio.
“Non intendi finire?” disse all’improvviso
“Finire… cosa?” risposi io
“Beh.. la tua sega…” disse timidamente “…so che per voi maschi trattenete lo sperma può essere pericoloso in alcuni casi…”
“ehm… Sara dai…non mi sembra il caso… meglio contin…”
“Vuoi che ti aiuti?” disse improvvisamente bloccando le mie parole. Il mio pene reagì all’istante sbattendo contro il boxer che cercava di contenerlo senza riuscirci.
“Di… di cosa stai parlando?” risposi rosso in viso…mi sentivo come se avessi avuto la febbre a 40 gradi.
“Beh..se dici che io sono l’oggetto preferito per le tue seghe… ora sono qui, potresti approfittarne.” Mi parlava in modo serio e non sembrava minimamente turbata per quella giornata di studio che si era praticamente trasformata in un pomeriggio di dichiarazioni sessuali tra amici.
“Dai..forza…poi riprenderemo a studiare in modo totalmente più calmo… specialmente tu”
“Stai scherzando Sara?”
“No! Sono serissima. Questo esame per me è molto importante e se tu non ti concentri non riuscirò mai a passarlo.” Si alzò dalla sedia e mi invitò a sedermi sul divano e a mettermi a mio agio. Lo feci. Lei si mise al centro della stanza e tolse le infradito rimanendo a piedi nudi. Era bellissima. Piedini perfetti. Il mio pene continuava a reagire, sobbalzava ad ogni sua visione, anche se mi sentivo alquanto imbarazzato.
“Su, forza…” disse intimandomi di prepararmi alla masturbazione. Ero completamente nel pallone! Avevo la febbre, era l’unica spiegazione. Allora abbassai la tuta ed il boxer e tirai fuori il mio pene duro. La cappella era lucida e umida, bagnata dei miei umori. Iniziai a toccarmelo guardando i suoi piedi e le sue gambe ed il suo culo fasciati dal leggins. Nonostante la sua sfrontatezza potevo leggere sul suo viso i segni dell’imbarazzo.
“cosa vuoi che faccia?” mi disse rompendo quel silenzio imbarazzante. Non risposi. Non è che non volevo, ma non ci riuscivo. Mi guardò. Ero visibilmente eccitato. Completamente nel pallone.
Si morse il labbro inferiore. “Dai comincia” mi disse. Iniziai a muovere il mio pene duro, scoprendo e ricoprendo il glande ritmicamente. Lei di fronte a me, al centro di quella stanza, dove tante volte mi ero masturbato pensando a lei, iniziò a sfilarsi il leggins scoprendo le sue gambe ed il suo culo sodo. Lo tolse. Poi tolse la canotta ed i suoi seni sodi, bellissimi, vennero fuori in tutto il loro splendore. Aveva i capezzoli a punta, le areole piccole e rosa che puntavano in alto. “Dai forza…fai pure” disse con un filo di voce, cercando di coprirsi il seno, quando la vergogna si impossessava di lei. Io avevo gli occhi sbarrati, mi stavo masturbando come un coniglio in astinenza da mesi; avevo la mano completamente bagnata dei tanti umori che la mia cappella stava producendo alla vista di quel fisico.
Lentamente poi, afferrò i lembi delle sue mutandine e iniziò a calarle giù per le gambe, finché non arrivarono ai piedi, allora con un colpo le mise da parte. Era nuda di fronte a me.
“Almeno poi dopo riprenderemo a studiare” mi disse. Quella frase mi rimbombava nella testa. Mi sentivo come in un dopo sbronza micidiale. Continuavo a masturbarmi guardando la sua vagina perfetta, bianca, costellata di pochi peli. Mi guardava rossa in viso, mentre mi menavo l’uccello e la guardavo a mia volta. Prese a carezzarsi la pancia piatta, un po’ stupida al centro della mia stanza, aspettando solo la mia eiaculazione per poter riprendere a studiare quell’esame universitario che tanto ci stava facendo penare.
“Stai per venire?” mi disse. Io ero al limite dell’orgasmo e riuscii solo a proferire una parola, un piccolo “Sì…qua…quasi…” allora si accomodò accanto a me, di lato, mentre continuavo a masturbarmi, mancava davvero poco. Il divano sobbalzava al mio movimento e vedevo il suo seno fare altrettanto, sotto i colpi che mi stavo dando al pene.
“Po…posso fare una cosa?” le chiesi
“Cosa?” disse lei. Era imbarazzata ancora, ma si capiva dal suo sguardo e dal modo di parlare che voleva mettere fine a quella storia al più presto possibile, come se ad un certo punto si fosse resa conto dell’enorme sbaglio che aveva fatto. Ma io pensavo che la cosa dovesse eccitare anche lei in qualche modo, altrimenti non si sarebbe mai presa la briga di aiutarmi.
Senza dire nulla afferrai il suo piede sinistro e lo portai verso la mia bocca. Lei fece una rotazione sul bacino, trovandosi con le gambe all’aria. “Ma cosa…??”
Iniziai a leccare il suo piede e fu in quel momento che eiaculai con tutta la forza che avevo nei testicoli, producendo un fiotto di sperma che raggiunse e inondò la mia pancia e il mio petto. Lei mi guardava godere come un porco, sorridendo incredula per l’enorme orgasmo che avevo provato.
Poi all’improvviso sentii un suono lontano, leggerissimo. Come un “bip-bip” che non finiva mai. Aprii gli occhi, ero sullo stesso divano; il mio telefonino stava suonando. Non ero nudo, ma indossavo un jeans e una maglietta e Sara non era lì con me. Ma lo sperma c’era, lo sentivo bagnato nel boxer. Mi ero assopito sul divano ed ero venuto nei pantaloni. Guardai l’orario, erano le 14:30. Circa mezz’ora e lei sarebbe venuta a studiare realmente da me. Continued…

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