una lunga vacanza

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Quella sera rientrai più tardi del previsto. Ero rimasta con le amiche a far festa e, si sa, un cocktail tira l’altro, le ore volano ed eccomi qui a cercare di infilare la chiave nella toppa con qualche difficoltà. Cercai di fare piano, il più piano possibile. Una volta aperto infilai la testa dentro e restai ad ascoltare trattenendo il fiato. Tutto tranquillo. Mi sfilai le scarpe. Rischiavo di fare un gran casino sul parquet col tacco 12! Iniziai lentamente a salire le scale con le scarpe in mano. Sembravo gatto Silvestro col passo felpato. Gli zii a quell’ora dormivano da un bel pezzo. Mi fermai davanti alla porta chiusa della loro camera per ascoltare. Silenzio. Continuai per raggiungere la mia camera quando, passando davanti alla porta della camera di mio cugino Chicco, mi parve di sentire un sospiro. Mi fermai. Niente… Bah, dovevo essermi sbagliata. Feci per muovermi e… un altro sospiro. Allora avevo sentito bene. Mi avvicinai per origliare alla porta. Sentii distintamente un respiro affannoso e come un leggero gemito. Cavoli! Che combina il mio bel cuginetto, pensai. La porta era solo accostata. La spinsi leggermente e, sbirciando con un occhio solo, vidi uno spettacolo stupendo. Nella penombra c’era Chicco tutto nudo seduto sul letto col notebook sulle gambe che si masturbava lentamente. Potevo vedere il suo bel pisellone nel chiarore del display. Che meraviglia, pensai, saranno almeno 20 centimetri! Non si accorse di me, era completamente preso dal piacere e poi io ero invisibile nell’ombra. Cominciai ad eccitarmi e allungai una mano sotto la minigonna per carezzarmi la passerina.
Chicco era più giovane di me di 5 anni ed era carinissimo. Sempre molto gentile con tutti e con me in particolare. Si vedeva che gli piacevo un sacco e anche lui piaceva a me. Era così timido che abbassava gli occhi ogni volta che lo guardavo. Avevo capito che a causa di questo non aveva mai avuto rapporti con una ragazza. La cosa mi eccitava e avevo una gran voglia di provarci. Essendo primi cugini però non osavo andare oltre il normale rapporto tra parenti. Era un ragazzo molto bello e con un corpo perfetto grazie alla ginnastica artistica che praticava da quando era bambino. Quando eravamo in piscina lo ammiravo in costume con i suoi addominali perfetti e il suo delizioso culetto. Per non parlare del suo pacco che mi faceva sospirare dalla voglia.
Continuavo a guardarlo masturbarsi ed ero sempre più ingolosita dal suo cazzone durissimo. Le mutandine cominciavano a bagnarsi sulle mie dita che stuzzicavano la fichetta calda. Non riuscivo a vedere bene cosa stesse guardando sullo schermo del notebook. Il suo respiro diventava sempre più affannoso. Oddio starà per venire, pensai, che faccio, che faccio, ci provo? e se… e se… ? Il parecchio alcool che avevo in corpo decise al posto mio. Eccitata come non mai aprii la porta ed entrai silenziosamente. Non mi vide subito perché i suoi occhi erano fissi sul display e la stanza era al buio. Quando si accorse di me ero ormai a un metro da lui. Fece un sobbalzo ed emise un singulto di spavento sgranando gli occhi. Allungai la mano e gli tappai la bocca prima che potesse emettere altri suoni..
– Sono io cuginetto – dissi con un filo di voce avvicinandomi al suo orecchio. Lui istintivamente si coprì l’uccellone con le mani.
– Non preoccuparti, non ti devi vergognare – cercai di rassicurarlo – Tutti i ragazzi lo fanno… –
Mi guardava con gli occhi spalancati e tutto irrigidito, mentre la mia mano gli premeva sulla bocca.
– E’ da un po’ che ti guardo sai? … e non ho saputo resistere… sei così dolce… rilassati dai… –
Lo guardavo negli occhi e gli sorridevo dolcemente per rassicurarlo. Poco dopo sembrò calmarsi.
– Se ti tolgo la mano dalla bocca mi prometti che parlerai sottovoce? Non vorrei ci sentissero i tuoi… d’accordo? –
Mi fece segno di si con la testa. Lentamente tolsi la mano. Era così carino, tutto preoccupato e pieno di vergogna.
– Laura… ehm… io … ecco … io non … –
Mi portai l’indice davanti alla bocca per dirgli di parlare più piano. Continuava a tenere le mani sul pisellone.
– Tranquillo cuginetto…. – così lo chiamavo sempre – … su … non coprirti … fammi vedere… –
Gli presi delicatamente un polso e tolsi una mano, poi l’altra.
– Laura… cosa… – Il cazzone era ancora bello duro nonostante lo spavento.
– Chicco … cuginetto … sono tanto eccitata… posso toccarlo? – sussurrai guardandolo vogliosa.
– Ma… Laura … noi.. ehm .. non dovremmo … –
– Perché no… che c’è di male… dai lasciami fare… –
Allungai una mano e gli passai l’indice sulla cappella, delicatamente. Lui emise un leggero sospiro di eccitazione. Scesi verso i testicoli e li carezzai. Era tutto depilato. Sarà perché fa attività agonistica, pensai. Presi in mano il cazzone e, guardandolo negli occhi, iniziai a masturbarlo lentamente.
– oh … Laura … ooh – disse col respiro rotto dell’eccitazione.
Avvicinai la mia bocca alla sua e la baciai con dolcezza. Era tutto impacciato e non sapeva cosa fare.
– Dì un po’, ma tu l’hai mai avuta una ragazza? – sussurrai.
Fece di no con la testa guardandomi con vergogna ed eccitazione insieme. Mi girai a guardare il suo pisellone fremente mentre lo masturbavo. Era proprio un bell’arnese tutto da gustare. Sullo schermo del notebook intanto continuava a girare il video porno che stava guardando. Una bella ragazza stava succhiando con passione uno splendido cazzone. Era mora e con i capelli lunghi come me, un po’ mi somigliava. Interruppi la sega e avvicinai il mio viso a quello del cuginetto, che nel frattempo era al limite dell’eccitazione.
– Di un po’ – sussurrai a un centimetro dalla sua bocca – com’è che guardi un porno con una ragazza che mi somiglia e che fa un pompino ad un uccellone grosso come il tuo? Spiegami un po’? –
– Io.. ecco io … lo guardo sempre da… da quando sei arrivata… mi immagino… come se… che tu… ecco… ehm… che tu mi… –
Era così timido che non osava dirmi che sognava che io gli facessi un pompino.
– Piccolo mio – dissi – sei dolcissimo. Il tuo sogno sta per avverarsi, proprio questa notte. Stenditi e rilassati. Ti farò impazzire –
Lo spinsi sui pettorali gonfi e sodi e lo feci sdraiare. Chiusi il notebook e lo poggiai sul tappeto. Il chiarore della luna piena che stava tramontando sul mare rischiarava la stanza. M’inginocchiai al bordo del letto. Il suo stupendo corpo nudo era al mio cospetto e il bellissimo pisellone svettava imperioso.
– Ora ti farò tante coccole – sussurrai – ma tu promettimi che starai in silenzio. Va bene tesoro? –
Fece cenno di si col capo, guardandomi pieno di eccitazione. Ripresi in mano l’uccellone, lo scappelai bene e vi avvicinai il viso. Lui sospirò piano. Che splendido odore di maschio. Respirai profondamente, inebriandomi. Poi iniziai a dare morbidi baci alla cappella fremente. Lui iniziò a gemere sommessamente. La baciai tutta, lentamente, senza fretta. Tantissimi bacetti dolci. Volevo gustarmi ogni millimetro. Quindi passai a leccarla delicatamente. Giravo la lingua tutto intorno all’attaccatura risalendo a spirale fino alla punta. Poi riscendevo lentamente e poi risalivo ancora. Continuai così per lunghissimi minuti. Scesi fino alle palle e leccai anche quelle. Risalii di nuovo fino alla cappella e tornai a girare intorno con la lingua. Il cuginetto respirava sempre più in fretta. Mi girai a guardarlo. Era in estasi totale. Mi sentivo la passerina bagnatissima e le mutandine fradice mi scivolavano dentro le grandi labbra. Avevo anch’io il respiro affannoso dal piacere che provavo. Era giunto il momento di prenderlo in bocca. Tirai bene in basso la pelle scappellandolo al massimo. Poggiai le labbra sulla punta e scesi lentamente avvolgendo la grossa cappella. Mi fermai un istante all’attaccatura poi continuai fino a prendere in bocca metà uccello. Succhiando, risalii nuovamente, poi di nuovo giù, poi su, dolcemente. Il cuginetto trattenne il fiato e restò in apnea. Mi resi conto che non avrebbe resistito ancora per molto. Rallentai ancora per prolungare il piacere di quel cazzone palpitante fra le labbra, preparandomi alla sborrata che arrivò quasi subito. Un’ondata di crema calda e densa mi riempì sempre più la bocca, mentre il cuginetto emetteva un lungo gemito sordo. Mi fermai e strinsi bene con le labbra intorno all’attaccatura della cappella cercando di non fare uscire niente. Lo sperma era dolcissimo e cremoso. Iniziai a ingoiarlo mentre, stringendo forte le cosce, venni anch’io con lui. Per un momento non capii più nulla. Continuai a succhiare e deglutire finché l’ondata non si fermò. Restai così, attaccata all’uccellone per un po’, gustandomi quel momento meraviglioso. Mi staccai dopo un’ultima morbida succhiata che lo svuotò completamente. Mi leccai le labbra sospirando. Lui era sfinito, abbandonato sul letto dopo l’intenso piacere che gli avevo fatto provare per la prima volta nella sua vita. Andai a baciarlo. Volevo fargli assaggiare il gusto della sua crema deliziosa. Lo baciai dolcemente infilando la lingua fra le sue labbra, tenendogli il viso tra le mani. Poi mi lasciai andare sdraiata su di lui con la testa appoggiata al suo petto. Restammo così, in silenzio, per alcuni minuti, il tempo scandito dai nostri respiri, col suo cuore che pulsava nel mio orecchio.
Fu lui a parlare per primo, sottovoce: – Laura…. grazie… è stato…. meraviglioso –
– Non ringraziarmi cuginetto. E’ da quando sono arrivata che desideravo farlo. Sei così dolce … e poi sei diventato così bello… –
Ero arrivata da una settimana. Gli zii abitavano in una stupenda villa sul mare che avevano acquistato qualche mese prima. La zia Marta, sorella della mamma, era una bellissima donna che aveva sposato in seconde nozze un industriale molto ricco ed affascinante. Dopo un paio d’anni di matrimonio lui aveva deciso di regalarle questa casa da sogno. Non vedevo la zia da quando ero una ragazzina e lei ci teneva tanto che andassi a trovarla per trascorrere una vacanza da loro. Con la mamma si sentivano spesso e si scambiavano continuamente foto sullo smartphone. Così, quando vidi la foto del cuginetto Chicco in posa da ginnasta, decisi di accettare l’invito. Volevo vedere di persona quella meriviglia di ragazzo. L’ultima volta che ci eravamo visti lui era ancora un bambino coi calzoni corti ed io una ragazzina. Eravamo tutti e due figli unici.
La zia con me era sempre stata molto affettuosa. Ricordo come mi coprisse di baci e carezze quando, ai tempi in cui stava ancora con zio Giacomo e abitavano vicino a noi, andavo a trovarla quasi tutti i giorni. Erano effusioni molto intime. Mi carezzava tutta, teneramente ed io ero estasiata da quelle attenzioni. Man mano che crescevo la zia mi coccolava sempre più intimamente:
– Quanto sei bella, tesoro, sei stupenda – diceva mentre mi infilava la mano nelle mutandine per raggiungere la passerina. Io stringevo istintivamente le cosce e lei con infinita dolcezza me le faceva riaprire e me la carezzava. Delicatamente infilava il dito medio e raggiungeva il clitoride, massaggiandolo fino a farmi venire. Poi portava il dito alla mia bocca dicendomi di succhiarlo per sentire il gusto dolce del mio piacere. Infine mi baciava a lungo, con la lingua. Grazie a lei imparai ad apprezzare anche la compagnia femminile e divenni bisex. M’insegnò a leccarle la patatina e fece lo stesso a me. Passavamo ore e ore a leccarci. Poi, il suo nuovo matrimonio ci aveva allontanate e da allora, erano passati 5 anni, non faceva che chiedermi di andarla a trovare.
Quando arrivai col treno fu lei a venirmi a prendere. Mi abbracciò forte.
– Tesoro, sei diventata una bellissima donna – disse.
– Grazie zietta, anche tu sei sempre bella – risposi.
– Sono così felice che sei venuta a trovarci, non vedo l’ora di presentarti a mio marito Davide e a Chicco. Vedessi com’è cresciuto…-
Infatti non vedevo l’ora di vedere il cuginetto, viste le foto promettenti.
Pur facendole capire che le volevo ancora tanto bene, cercai di mantenere comunque un atteggiamento un po’ distaccato con la zia durante il tragitto verso casa. Temevo che lei volesse entrare subito in intimità dopo i 5 anni di distacco, mentre io preferivo prendere tempo. Avevo avuto tante esperienze nel frattempo e non ero sicura di volermi ancora lasciare andare con lei. Ma la zia, da vera signora, restò a debita distanza trasmettendomi comunque tanto affetto.
Mi raccontò che la separazione da zio Giacomo fu piuttosto dolorosa e che il cuginetto Chicco ne aveva risentito parecchio, diventando timido e introverso. Fortunatamente si era concentrato sullo sport con ottimi risultati ed era cresciuto bene. Si proprio bene, pensai io…
Poi per lei era arrivato il nuovo amore e tutto sembrava essersi risistemato.
Arrivati a casa zio Davide ci accolse all’ingresso e stringendomi la mano disse sorridendo: – Cara, mi avevi detto che tua nipote è bella. Hai mentito, è bellissima –
– Grazie zio Davide, troppo buono – risposi compiaciuta.
Era prorio un bell’uomo, con i modi di fare da vero gentleman.
– Mi fa piacere che mi chiami zio, mia cara. Odio le formalità. Su, lascia che ti porti la valigia –
Gli zii mi accompagnarono alla camera degli ospiti. Zio Davide si congedò quasi subito mentre zia Marta lo fece solo dopo essersi assicurata che fossi a mio agio.
– Voglio che tu ti senta a casa tua, tesoro. Queste sono le chiavi di casa. Sentiti libera di andare e venire come e quando vuoi –
– Oh zia… – tentai ma lei continuò:
– … e queste sono le chiavi del Suv che hai visto nel parcheggio all’ingresso. Sarà a tua disposizione fino a quando starai qui con noi e spero che tu rimanga per tanto tempo –
L’abbracciai con affetto: – Grazie zia, io non so come… –
– Non dire niente tesoro mio. Tu non sai che gioia provo ad averti qui – disse carezzandomi la guancia. – Fra mezz’ora saremo tutti in piscina. Ti aspettiamo. –
Mi feci la doccia e mi diedi una bella sistemata. Volevo apparire splendida per la zia, per il cuginetto e anche per zio Davide che, pur con fare nobile, mi aveva fatto capire quanto gli piacevo.
La piscina era enorme e perfettamente curata. Anche il verde era curatissimo. Gli zii avevano assunto una giovane coppia sposata. Lui si occupava del giardinaggio e della manutenzione della grande villa, mentre la signora pensava alla cucina e alle pulizie, con l’aiuto di una ragazza asiatica molto graziosa che veniva qualche ora al giorno.
La zia si è sistemata proprio bene, pensai, mentre li raggiungevo a bordo piscina, sculettando, con indosso il mio nuovo due pezzi D&G. Zio Davide non riuscì a trattenersi dall’osservare ogni centimetro del mio corpo, pur cercando di non farsi notare. Ma una donna se ne accorge d’istinto. E’ da una settimana infatti che sento gli occhi dello zio posati sul mio culetto e devo dire che la cosa non mi dispiace.
Adoro sentirmi desiderata. So di essere bella, così come so che non è merito mio, devo solo ringraziare la natura per il regalo. Ma se l’essere bella mi fa oggetto del desiderio degli altri, questo mi piace e mi eccita.
Mi sistemai sulla sdraio vicino alla zia che fece subito servire dalla colf dei long drink analcolici. Passammo almeno un’ora a parlare mentre lo zio leggeva il Sole 24 ore e ogni tanto sbirciava le mie cosce. Spesso la zia mi prendeva la mano e me la carezzava, facendomi venire i brividi lungo la schiena. Finalmente arrivò il cuginetto Chicco per salutarmi. Un vero splendore di ragazzo. Restò un po’ con noi, parlando pochissimo e visibilmente emozionato. Poco dopo ritornò in casa.
– Il mio Chicco è proprio un timidone – disse la zia – ma è ancora molto giovane, crescerà –
Molto giovane si, pensai, ma io me lo farei proprio, altroché! E infatti…
I giorni successivi passarono piacevolmente. Mi alzavo tardi e andavo in piscina a prendere il sole, spesso in compagnia di zia Marta che con me era sempre carinissima pur senza sbilanciarsi troppo. Si vedeva che desiderava entrare in intimità ma si tratteneva. Chicco ci raggiungeva sempre più spesso, prendendo man mano più confidenza ma, nei momenti in cui restavamo da soli, sfuggiva il mio sguardo. Io non osavo farmi avanti perché non sapevo come avrebbe reagito, non lo conoscevo ancora bene.
In genere si pranzava noi tre insieme, serviti dalla colf, a volte c’era anche zio, che in genere era assente per seguire le sue aziende.
Nel pomeriggio di solito andavo in spiaggia dove mi feci molte amiche simpatiche, delle quali due …me le feci proprio. Già il terzo giorno infatti mi portai Valentina in cabina con la scusa di farle vedere un nuovo costume. Non era mai stata con una donna, solo maschietti fino ad allora. Alla fine dell’estate si sarebbe sposata col suo fidanzato. Era da un’anno che organizzavano il matrimonio e non faceva che parlarmene. Questo scatenò in me il desiderio, oltre al fatto che lei era sempre gentile, educata e maledettamente sensuale nei modi di fare e nelle movenze.
Così, quando le afferrai le grosse tette strizzandole, si ritrasse impaurita. Ma io la spinsi con la schiena alla parete e la bloccai sollevandole il reggiseno e facendo sgusciare fuori i bei seni che sballonzolarono:
– Ma… aspetta… cosa fai… io non … – piagnucolò.
Le presi il viso tra le mani e le infilai la lingua in bocca: – mmlmhh… no … ummllhh – protestava mentre la obbligavo a lasciarsi baciare.
Poi le tirai giù gli slip: – No.. no.. non voglio.. dai.. –
Immediatamente le infilai due dita nella fichetta e iniziai a masturbarla vigorosamente: – ooh.. no .. no ti prego… – gemette ma sapevo che le piaceva e continuai.
– Oddio.. ooh.. no.. no.. oooohhh – diceva cominciando a godere mentre io andavo sempre più velocemente e le succhiavo i capezzoli.
– Oh no… oh no… oooohh…nnnooo… – Iniziò a colare umori vaginali in gran quantità, bagnadomi le dita.
– Ooh ooooohhh… oooohhhh… ti pregooooo… –
Continuai senza fermarmi finché: – Vengo… oddio .. vengo… oooohhh…. –
Ebbe un orgasmo esagerato, venendomi in mano. Infilai le quattro dita nella passerina e raccolsi tutto. Me le portai alla bocca e le succhiai voracemente. Poi la costrinsi a sedersi sulla panca della cabina. Le sfilai lo slip e le allargai le gambe.
– Che… che cosa vuoi fare… aspetta… – ansimò ancora sconvolta dall’orgasmo.
Tuffai il viso fra le sue gambe e iniziai a leccare la passerina con passione.
– Ooh.. Laura.. oohh.. Laura… mmmmhhh.. – gemette la bella mora tutta curve ricominciando a godere.
Gliela leccai intensamente senza fermarmi, mentre godevo anch’io da morire, fino a farla nuovamente venire fra i gemiti. Si accasciò esausta sulla panca. Le scostai i lunghi capelli che le erano andati sul viso e la baciai teneramente. Lei rispose al mio bacio, dolcemente. Poi mi staccai e la guardai negli occhi, intensamente.
– Laura… ehm … io … – accennò ancora ansimante.
– Lo so tesoro, non pensavi che ti sarebbe piaciuto farlo con una donna. Ma io ne ero sicura, l’ho capito subito da come mi guardavi – Lei abbassò gli occhi quasi vergognandosi.
Le presi il mento e la costrinsi a guardarmi negli occhi: – Adesso tocca a te farmi godere –
– Ma .. io – sussurrò.
– Non preoccuparti, ti insegno io… –
Mi tolsi lo slip, mi sdraiai sul parquet prendendole una mano e la tirai a me.
Valentina lasciò che la spingessi verso la mia patatina: – Leccami tesoro – ordinai dolcemente e lei obbedì.
Le tenevo la testa e muovevo sinuosamente le anche per guidare la sua morbida lingua che svettava nella mia passera. Godetti da impazzire fino a quando venni anch’io fra mille fremiti. Lei mi guardò ansimante attraverso le mie gambe aperte, con le belle labbra grondanti del mio piacere.
Era bellissima, spettinata e selvaggia: – Vieni qui, tesoro, baciami – dissi.
Si draiò sopra di me e ci baciammo teneramente e a lungo. Poi lei scese di nuovo fino alla mia fichetta e riprese a leccarmela delicatamente. Leccò per almeno dieci minuti, fino a farmi venire di nuovo. Ero sfinita. Restammo un po’ abbracciate, poi ci infilammo a vicenda i costumi, ci risistemammo e, dopo ancora un po’ di bacetti, tornammo all’ombrellone.
Quella cabina ospitò tutti i nostri incontri che non furono molti in realtà. Lei si era innamorata di me e mi mandava ogni giorno teneri sms in cui mi diceva che le mancavo tanto. Proprio per questo preferivo non incontrarla troppo spesso ma, quando sentivo il desiderio delle sue belle tettone, la raggiungevo in spiaggia dove ci appartavamo nel nostro rifugio e ci amavamo con passione.
L’altra amica con cui ebbi un paio di piacevoli incontri era Marlene, una stupenda giocatrice di pallavolo. Era bionda, alta e possente e le piaceva dominarmi. Ci incontravamo la sera per l’happy hour. Dopo un paio di spritz mi portava a casa sua dove viveva sola e mi spupazzava ben bene. Le piaceva usare vibratori e dildo di ogni genere con i quali tormentava la mia passerina facendomi avere orgasmi multipli. Ero alla sua mercé, talmente era forte e muscolosa. Mi metteva nella posizione che voleva e mi leccava tutta. Adorava sculacciarmi e, quando il culetto mi diventava rosso, me lo leccava e baciava appassionatamente. Voleva infilarci i vibratori ma io mi rifiutai sempre. Non ho mai permesso a nessuno di sodomizzarmi, sebbene quasi tutti i ragazzi con cui sono stata avrebbero voluto farmelo, ho il culetto ancora vergine.
– Non ho mai visto un culo così bello in tutta la mia vita – dicono sempre tutti e tutte.
Vado orgogliosa del mio sedere e mi piace farmelo massaggiare, baciare, leccare. Ma il buchetto è inviolabile! A Marlene invece piaceva da morire prenderlo dietro. Si metteva col suo bel culo sodo a pecorina e mi ordinava di leccarglielo. Io infilavo il viso fra le natiche e lo slinguavo tutto. Poi prendevo un grosso dildo e glielo sfondavo facendola urlare di piacere. Dopo essere venuta si accasciava con l’arnese che vibrava ancora impiantato nell’ano e col fiatone mi diceva: – Piccola mia, ti adoro –
Ora che avevo rotto il ghiaccio col cuginetto Chicco, volevo andare fino in fondo. Quindi, quella prima notte, dopo averglielo succhiato e poi coccolato, mi alzai e mi spogliai completamente. Lui mi guardava ammirato.
– Spostati tesoro, su, fammi sdraiare – gli dissi dolcemente.
Lui mi fece posto. Mi allungai al suo fianco: – Dai leccami i capezzoli –
Un po’ impacciato ed inesperto il cuginetto mi succhiò le tette. Era così dolce e tenero. Il pisellone era sempre bello duro. Lo sentivo premere sulle cosce. Seguendo le mie istruzioni scese lungo il mio pancino e, sempre leccando, arrivò alla passerina. Gli spiegavo per filo e per segno come leccarmela e lui eseguiva docilmente mentre gli carezzavo i capelli. Godevo intensamente e il piacere cresceva.
– Vieni qui, piccolo – gli dissi tirandolo a me.
Quando mi fu sopra presi il pisellone e lo guidai nella passerina: – Su, spingi piano… –
Con gli occhi sbarrati dal piacere mi penetrò sempre più in profondità.
– Scopami, dai, scopami – lo supplicai sussurrando nel suo orecchio.
Cominciò a fottermi meraviglosamente col suo grosso cazzone che riempiva tutta la mia fichetta bollente. Godevo come una pazza piantandogli le unghie nella schiena e tenendo le cosce ben divaricate per prenderne il più possibile. Venni dopo cinque minuti ininterrotti di piacere intenso, appiccicando la mia bocca alla sua per non gemere troppo forte.
Poi, ancora col fiatone, gli dissi: – Fammi girare tesoro –
Mi sistemai a pancia in giù sollevando leggermente il culetto: – Dai piccolo mio, mettilo di nuovo dentro e scopami ancora –
Lui guardava ammirato: – Laura, io.. io non ho mai visto un … un sedere così bello.. –
– Grazie tesoro – risposi.
– Lo… lo posso baciare? –
– Si cucciolotto ma solo pochi baci, voglio ancora il tuo pisellone… –
Me lo baciò teneramente e dolcemente, poi mi salì sopra e mi infilò nuovamente il grosso pene nella patatina, riprendendo a scoparmi con dolcezza: – Dimmi che non sto sognando, Laura, ti prego – mi sussurrò all’orecchio.
– Tesoro mio bello, è tutto vero, sono tua…. oooohhh… –
Ripresi a godere intensamente. Sentivo il suo corpo muscoloso su di me, le sue braccia forti che mi tenevano stretta. Mi dava teneri bacetti sul collo.
– Sei bellissima, sei bellissima – sussurrava.
Raggunsi di nuovo l’orgasmo e poco dopo lui gemette: – Sto.. per venire… –
– Mi raccomando, non venirmi dentro, piccolo mio –
– Posso… ooh.. venirti ….sul… sul culetto? –
Mi piaceva da morire quando mi chiedeva il permesso per ogni cosa: – Si tesoro, certo che puoi… –
Tirò fuori il pisellone palpitante e, tenendolo in mano, diresse gli schizzi sulle mie natiche che tenevo sollevate per accogliere il suo sperma caldo.
– Oh …oh.. amore… amore… – gemette sussurrando mentre sborrava abbondantemente. Era la prima volta che mi chiamava così.
Si accasciò infine al mio fianco. Mi spalmai ben bene la crema su tutto il culetto, poi tenendolo all’insù in attesa che si asciugasse, andai a prendere in bocca l’uccellone ancora sgocciolante. Lo succhiai forte fino a quando lo sentii afflosciarsi lentamente. Mi sdraiai ancora po’ vicino a lui, carezzandolo. Era sfinito il povero cuginetto. Troppo piacere e troppe emozioni tutto in una volta.
-Vado a dormire tesoro, ci vediamo domani – gli sussurrai dandogli un ultimo bacio.
Mi fece cenno di si col capo e restò a guardarmi mentre raccoglievo le mie cose sparse sul tappeto. Gli mandai ancora un bacio con la mano e uscii silenziosamente dalla porta, tutta nuda con le mie cose in mano. Guardai intorno. Tutto tranquillo. Guadagnai velocemente la mia camera, richiusi piano la porta e buttai i miei vestiti sulla poltrona e le scarpe sul tappeto. Ero sfinita anch’io. Andai a fare pipì e a lavarmi i denti, poi mi accasciai sul letto senza farmi la doccia. Volevo lasciarmi addosso il profumo del cuginetto e la sua crema dolce che si era asciugata sul mio culetto. Mi addormentai appena toccato il cuscino.
L’indomani mi alzai così tardi che gli zii erano già a pranzo quando scesi di sotto.
– Buongiorno cara, accomodati – disse zia Marta sorridendo.
Nonostante la doccia fresca appena fatta avevo lo sguardo ancora assonnato. Erano i postumi dell’alcool bevuto la sera prima.
Notai che Chicco non era a tavola. – Tutti soli oggi zietti? –
– Già, tuo cugino è ancora in camera sua – disse zia – E’ strano, di solito non si alza mai tanto tardi –
Feci finta di nulla mentre mi servivo l’insalata.
– Allora tesoro, come sta andando la tua vacanza? – chiese la zia affabilmente.
– Non potrebbe andare meglio zia. Ho conosciuto un sacco di amiche simpatiche. Ieri sera ho fatto un po’ tardi…. –
– Non ti ho sentita rientrare, si vede che dormivo profondamente. Tu caro? –
Lo zio sembrò come sorpreso della domanda. Si schiarì la voce e diede un sorso al calice di prosecco.
– Ehm… no, direi di no, cara –
Arrivati al caffé la zia propose di andare a berlo in giardino al fresco delle piante. Ci sedemmo sulle poltroncine e continuammo a chiacchierare. Poi arrivò Chicco.
– Buongiorno a tutti – disse sorridendo.
– Buongiorno caro, ti vedo raggiante stamattina – disse zia.
– Si, mamma, sto benone… vado a mangiare qualcosa, scusate –
I nostri sguardi s’incrociarono per un attimo di complicità, poi il cuginetto rientrò in casa. Lo seguii per un momento con lo sguardo, poi mi accorsi che zio Davide mi stava guardando. Feci finta di niente e ripresi a sorseggiare il caffè.
Zia Marta si alzò: – Mi assento un momento, scusate – disse dirigendosi poi verso casa.
Io e lo zio restammo in silenzio ma sentivo i suoi occhi su di me. Decisi di sfidare il suo sguardo. Lui continuò a guardarmi negli occhi sorridendo e bevve l’ultimo sorso di caffè.
Mi schiarii la voce: – Tutto bene zio Davide? –
– Oh.. certo mia cara, tutto bene, grazie … – rispose affabilmente.
Poi prese il giornale sopra il tavolo e lo aprì: – Ma guarda, il Ftse100 di Londra ha chiuso in rialzo. Non l’avrei detto…. – disse e prese a leggere l’articolo in modo assorto.
Mah, pensai, lo zio non me la racconta giusta.
Nel frattempo zia Marta stava tornando aggiustandosi la camicetta sulla gonna. Probabilmente era andata in bagno. La osservai avanzare verso di noi. Adoravo la camminata della zia, col suo splendido corpo che si muoveva sinuoso e le sue perfette gambe slanciate che si alternavano deliziosamente una davanti all’altra. Si vedeva che aveva fatto la modella da giovane.
Le sorrisi: – Sei bellissima zia – dissi.
Con la coda dell’occhio vidi lo zio che abbassò un poco il giornale e mi guardò per un istante, poi riprese la lettura.
– Ohh grazie piccola mia, sei sempre tanto gentile – rispose lei chinandosi su di me e dandomi un bacio sulla guancia.
I suoi bei seni quasi uscirono dal push up mentre si abbassava. Un brivido mi attraversò la schiena. Più passavano i giorni, più cresceva in me il desiderio delle sue carezze e dei suoi baci.
Dopo la prima volta, col cuginetto Chicco c’incontravamo quasi tutte le notti nella sua camera per fare l’amore. Lui diventava sempre più bravo seguendo le mie istruzioni.
– Farò di te un grande amatore, cuginetto, ma tu devi cominciare a corteggiare le ragazze della tua scuola. Cerca di essere meno timido e fatti avanti. Sei così carino che puoi averne quante ne vuoi – gli dissi dopo l’ennesima scopata, mentre gli carezzavo le grosse palle e il pisello ancora turgido. Non ne aveva mai abbastanza, doveva venire almeno tre volte prima di stancarsi.
– E poi, con questo uccellone sempre duro le farai impazzire tutte… –
– Ma io voglio solo te… io… io ti amo… e.. –
– Non essere sciocco tesoro mio. Prima di tutto siamo cugini primi e questo vuol dire che non potremo mai stare insieme – dissi mentre riprendevo a masturbarlo lentamente – Inoltre sono più grande di te, invece tu hai bisogno di stare con le tue coetanee. In ogni caso prima o poi la mia vacanza finirà e tornerò a casa mia….. e noi viviamo troppo distanti, non potremmo neanche frequentarci…. e comunque non voglio che ti innamori di me… io… sono e voglio essere libera.. non voglio vincoli….. capito tesoro? –
Lui si fece triste: – Ohh cucciolo… – dissi e mi chinai a prenderglielo in bocca.
Glielo succhiai con amore facendolo gemere di piacere. Era il ragazzo più dolce che avessi mai conosciuto e farlo godere mi eccitava da impazzire. Lui era completamente alla mia mercé. Avrei potuto approfittarne , come a volte facevo con i ragazzi che si innamoravano di me, costringendoli a fare cose che non volevano, come sodomizzarli con grossi dildo o sculacciarli con un paddle fino a farli supplicare di fermarmi, cose che mi facevano eccitare da impazzire. Con Chicco però volevo solo godermi la sua dolcezza. Così, per una settimana mi dedicai intensamente a fare sesso col cuginetto. Ma poi arrivò Virginia e tutto cambiò.
Quella domenica gli zii uscirono prima che io e Chicco ci alzassimo. La zia adorava andare col marito a passeggiare in centro approfittando dell’unico giorno in cui non era impegnato col lavoro. Poteva così girare le migliori boutiques e farsi regalare qualcosa di bello. Chicco e io dopo colazione cominciammo a carezzarci e spogliarci appoggiati al tavolo della cucina. Lui mi denudò completamente e io gli sfilai i calzoncini e gli slip lasciandolo in t-shirt. Mi fece sedere a bordo del tavolo e s’inginocchiò a leccarmi la passerina. Gli avevo proprio insegnato bene, pensavo mentre mi godevo la sua lingua che si muoveva delicata e le sue belle labbra che mi succhiavano il clitoride. Dopo alcuni minuti di quel godimento mi volli mettere a pecorina sul tavolo e gli chiesi di scoparmi la patatina. Lui lo infilò tutto e iniziò a sbattermi con passione tenendomi dai fianchi. Stavo godendo sempre più intensamente, gemendo a bocca aperta mentre le mie tette sballonzolavano sotto i colpi decisi del cuginetto, quando una voce femminile alle nostre spalle disse: – Ma che carini! – Ci alzammo di scatto e ci girammo. Vidi una ragazza in costume a due pezzi con una borsa da piscina alla spalla. Era bellissima, circa 10 cm più bassa di me, bionda, capelli lunghi coi boccoli, due occhi chiari stupendi e un corpo delizioso. Teneva in mano un iPhone e lo puntava verso di noi.
Chicco si coprì il pisellone duro con le mani e ansimando disse stupito: – Virginia? Cosa ci fai qui?! –
– Ero venuta stamattina a farvi una sorpresa, fratellino caro – rispose lei abbassando il telefonino e armeggiando col touch screen – Quando sono arrivata la colf mi ha aperto dicendo che mio padre e Marta erano usciti. Li ho chiamati e papà mi ha detto di aspettarli in piscina che sarebbero arrivati entro mezzogiorno. Mi ha anche informato che avete ospite la nipote di Marta, che mi avrebbe presentato al suo ritorno – disse squadrandomi dalla testa ai piedi. Io rimasi imperturbabile, senza coprirmi, con le mani lungo i fianchi. Ci fu un momento di silenzio in cui percepii una vibrazione mentre ci guardavamo.
– Ora stavo rientrando in casa per andare in bagno a rinfrescarmi – continuò – e ho sentito dei gemiti che provenivano dalla cucina. Mi sono avvicinata piano e guarda un po’… trovo i cuginetti che ci danno dentro… –
– Virginia io… – accennò Chicco imbarazzatissimo continuando a coprirsi.
– Non ci presenti? – disse lei guardandomi fissa negli occhi. Io la fissai a mia volta con aria di sfida ma lasciandole intravedere quanto mi piacesse quello che stavo guardando.
– Ehm.. Laura ti presento … ehm … mia sorella Virginia – disse il cuginetto con gli occhi bassi.
– Sorellastra per la precisione… E così tu sei la bellissima cugina Laura. Beh, non esagerava Marta raccontandomi di te. Anzi, direi che sei ancora più bella di quanto pensassi… –
Guardò il mio corpo nudo e deglutì leggermente.
– Sapete, vi ho filmati mentre scopavate e devo dire che non è venuto male – disse guardando l’iPhone. – Virginia dammi quel telefono – provò Chicco facendosi coraggio.
– Tieni caro – rispose lei allungando il braccio – ma non ti servirà a molto. Ho scaricato il filmato sul mio Dropbox – sorrise divertita. La cosa si stava facendo interessante ed eccitante.
– Perché fai questo… – dissi. – Vedi carina – rispose lei avanzando lentamente verso di noi – devi sapere che è da quando mio padre ha sposato Marta che provo a fare sesso col mio caro fratellino. Ma lui non mi ha mai lasciata avvicinare. Ora arrivi tu e.. voilà! Non è giusto, non trovi? –
Avanzò fino a noi che stavamo ancora fianco a fianco poggiati al tavolo. Col viso venne a sfiorare il mio, fissandomi sempre negli occhi.
– Non sarai gelosa, bambola – dissi percependo un fremito in lei, che arrivò con la sua bocca stupenda a pochi centimetri dalla mia. Sentivo il suo alito fresco sulle labbra. La mia eccitazione aumentò.
– Ora vi dico cosa faremo – disse. Mi guardava dal basso verso l’alto. Sentivo il profumo delle creme solari sul suo corpo. Era bellissima e sensuale nel suo fare deciso ma avevo la sensazione che fosse una cucciola ferita nell’orgoglio.
– Voi due vi lascerete fare tutto quello che desidero, altrimenti posto il filmato su Youtube –
Un brivido mi percorse la schiena, facendomi venire la pelle d’oca sulle natiche.
Chicco provò a protestare: – Virginia non ti permetto di…-
Alzai la mano per zittirlo: – Tesoro, dobbiamo fare come dice –
– Ma, Laura io.. noi… – accennò ma poi restò in silenzio.
Virginia era ancora vicinissima a me. I nostri seni si toccavano: – Dicci cosa vuoi, dolcezza – dissi con sensualità ed un pizzico di sottomissione.
Lei sorrise, mi prese per i fianchi e mi baciò. Io risposi al suo bacio.
Chicco ci guardava come ferito: – ma.. cosa… cosa fate…. –
– Non essere geloso fratellino, lei non è tua – disse la deliziosa bionda staccando per un momento le labbra dalle mie. Io non volevo interrompere quel bacio stupendo e unii nuovamente le nostre bocche. Chicco fece per muoversi ma tutte e due lo bloccammo continuando a limonarci con dolcezza. Fu un lungo bacio appassionato. Alla fine restammo a guardarci negli occhi per un po’. Era evidente che ci piacevamo un sacco.
Poi lei guardò verso l’uccello del fratellastro: – Togli le mani da lì, voglio succhiartelo –
– No… non voglio… – piagnucolò Chicco.
Intervenni io prendendogli le mani e spostandole lentamente. Il cazzone svettava ancora imperioso nonostante tutto.
– Grazie tesoro – mi disse lei – Tu girati e rimani a contatto con lui –
– Così? – chiesi girandomi e poggiandomi col fianco a quello del cuginetto. Inarcai un po’ la schiena sporgendo il sedere.
– Mamma mia, che meraviglia… – sospirò Virginia carezzandolo – è il più bel culetto che abbia visto in vita mia –
Poggiò la borsa in terra e si accucciò. Ora aveva pisellone e culetto vicinissimi. Impugnò il bel cazzone, aprì la bocca e lo ingoiò fino a metà iniziando a spompinarlo con passione mentre con l’altra mano mi carezzava il fondoschiena. Chicco gemette in un misto di piacere e rassegnazione. Dopo averlo succhiato rumorosamente per un paio di minuti, si staccò dal pisellone con uno schiocco e guardò il mio culetto.
– Meraviglioso – disse e infilò il bel visino fra le mie natiche iniziando a leccarmi il buchino con vigore.
Per un attimo spalancai la bocca e gli occhi rimanendo sorpresa di tanta foga, poi mi abbandonai a godermi quella deliziosa lingua saettante. Il trattamento al mio buchetto continuò per un minuto, quindi prese a mordicchiarmi i glutei per poi rituffarsi ancora a limonarmelo per un altro minuto. Nel frattempo teneva sempre impugnato il pisellone di Chicco, come per non farlo scappare.
Poi si avventò nuovamente sul cazzone, riprendendo a succhiarlo. Continuò ad alternarsi così molte volte, finché il cuginetto prese a gemere.
– Vi…Virginia.. mi fai … mi fai venire… oohh… – Lei lo succhiò fino all’ultimo secondo poi, nel momento dell’eiaculazione, puntò il cazzo verso il mio culetto. Chicco venne rantolando ed io sentii gli schizzi caldi di sperma sulle mie natiche. Quando la sborrata finì Virginia mi afferrò le chiappe.
– Fantastico… – disse sospirando e prese a leccare tutto lo sperma ripulendomi bene. Poi riprese in bocca il cazzo gocciolante e lo succhiò ancora, aspirando con forza ed emettendo mugolii di piacere. Terminò carezzandomi il culetto con la guancia e sbaciucchiandolo mentre ripeteva: – Bello… bellissimo… –
A quel punto Chicco era abbastanza provato, invece Virginia e io eravamo supereccitate. Si alzò e mi fece girare verso di lei. Ci baciammo ancora con passione, finché l’afferai per le spalle e la chinai a pecorina sul tavolo. Un attimo dopo ero già inginocchiata dietro di lei e le abbassai il costume. Appoggiai le labbra alla fichetta rasata e iniziai a leccarla tutta.
– Ohh… oddiooo… sii.. ooh siii.. – gemeva la dolce troietta mentre la mia lingua affondava.
Nel frattempo presi in mano il cazzo di Chicco e lo masturbai per farlo restare bello duro. Infine lo puntai sulla passerina della sorellastra.
– N..no.. aspetta.. io … – provò a difendersi il cuginetto. Ma io mi piazzai dietro di lui e lo spinsi con forza usando il mio bacino. L’uccellone entrò tutto in un colpo. Virginia emise un forte gemito aspirato.
Diedi un paio di sculacciate al bel sedere di lui: – Scopala, dai! – gli ordinai.
Lui obbedì e cominciò a pomparla lentamente: – Più veloce, più veloce! – dissi alzando la voce e continuando a sculacciarlo più forte. Il ritmo aumentò sempre più e lei iniziò a godere intensamente a bocca spalancata.
– Bravo… bravo… così.. così.. più forte, più forte… – lo incitavo – Lo sai che sei stato proprio birichino a non voler fare sesso con tua sorellina? Non vedi quanto ti desidera? –
Il bacino di Chicco sbatteva rumorosamente sul bel culetto polposo di Virginia. Paf! Paf! Paf! Paf! Un suono morbido ed eccitante.
– Continua, non rallentare… – ordinai mentre mi andavo a piazzare seduta sul tavolo a gambe larghe con la fica davanti al bel viso di lei che non si fece pregare. Cominciò a leccarmela gemendo di piacere mentre tutto il suo corpo delizioso era scosso dai colpi che le dava il fratellastro. Anch’io iniziai a godere sempre più intensamente. La mia passera si bagnò velocemente e prese a colare il suo liquido lubrificante sul tavolo. Virginia mi afferrò le cosce e affondò tutta la lingua dentro. Le venni in bocca e lei gemendo mi leccò e succhiò tutto.
Nel frattempo Chicco era sempre più eccitato: – Oh.. oh.. Virginia.. sorellina… –
– Si fratellino bello.. si..si .. fottimi … fottimi… – diceva col viso fra le mie cosce.
Poi, inaspettatamente si girò e gli disse: – Mettimelo nel culetto… –
– Nel… nel culetto? Ma.. sei.. sicura? –
– Si, dai.. ti prego –
– Ma io non… –
Chicco aveva fatto sesso solo con me fino a quel momento e dunque non sapeva come comportarsi. Non prendendolo dietro non gli avevo insegnato ancora nulla al riguardo. Per cui intervenni.
– Aspetta, ci penso io – dissi metendomi a cavalcioni sulla schiena di lei e chinandomi sul culetto.
– Esci dalla patatina tesoro – dissi a Chicco spingendolo.
Lui estrasse il pisellone che durissimo svettò verso l’alto. Io affondai il viso fra le morbide chiappe di Virginia e le leccai il buchino ben bene.
– Ooh.. Laura.. cara.. – godette lei. Dopo averglielo ben lubrificato con la saliva mi girai, raccolsi con le dita il mio liquido vaginale sul tavolo e glielo spalmai sullo sfintere facendolo fremere.
– Vieni qui – dissi poi al cuginetto afferrandogli il cazzone e appoggiando la cappella al buchino.
– Spingi, dai – Chicco obbedì e il pisellone iniziò ad affondare nel bel culetto che io tenevo bene aperto per lui.
– Si.. siii… tuttoo.. tuttooo… – supplicava lei.
Il fratello riprese a pomparla come aveva fatto prima con la passerina. Virginia restò senza fiato dal godimento. Io mi tirai su e afferrai il cuginetto dalle spalle muscolose. Lo baciai in bocca mugolando di piacere mentre strusciavo la patatina sul basso schiena di lei. Lui scopò il buco del culo della sorellastra come un forsennato finché non le venne abbondantemente dentro mentre ancora lo limonavo soffocando i suoi gemiti. Virginia invece liberò il suo orgasmo lanciando un grido lungo e acuto. Infine ci accasciammo, io su di lei e lui su di me, ansimando.
Dopo un po’ Chicco estrasse lentamente il pisellone dal buchetto della sorella.
– Uff… scusate.. vado .. vado in bagno – disse esausto raccogliendo le sue cose e dirigendosi verso le scale per le camere.
Io e Virginia ci alzammo in piedi e restammo un momento vicine a guardarci. Lei aveva ancora il costumino calato a metà cosce. Le posai una mano sul culetto e glielo carezzai. Lei si alzò leggermente sulle punte dei piedi e mi baciò teneramente.
– E adesso che facciamo? – mi chiese poi dolcemente. Ora che si era sfogata era venuta fuori la tenera cucciolotta che avevo visto nei suoi occhi mentre era incazzata.
– Che ne dici di una bella doccia… insieme… –
Mi sorrise deliziosamente. Si tirò su il costumino, poi si chinò a raccogliere i nostri indumenti sparsi per terra mentre io con lo scottex pulivo bene il tavolo dove c’era ancora un po’ del mio liquido. Salimmo le scale. Lei davanti e io nuda dietro. Ogni tanto si girava e mi sorrideva. Raggiunta la camera si spogliò anche lei mentre la precedevo nella doccia. Mi raggiunse subito, camminando sulle punte dei piedi con movenze da ballerina. Ci abbracciammo sotto l’acqua che carezzava i nostri corpi. Sentivo le sue belle tette schiacciarsi contro le mie. Ci baciammo a lungo, teneramente. Poi le mie dita raggiunsero la sua passerina e le sue dita la mia. Ci masturbammo sempre più intensamente continuando a baciarci. Passavano i minuti e godevamo sempre di più: – Oddio.. oddio.. vengo.. – sussurrò e riappiccicò le sue stupende labbra alle mie emettendo gemiti soffocati. Venni anch’io mentre le sue belle ditine affusolate mi penetravano la passerina. Restammo ancora un po’ abbracciate mentre l’acqua scorreva tiepida. Poi ci insaponammo a vicenda. Le volli massaggiare il seno e il pancino col docciaschiuma, da dietro, col suo culetto sodo appoggiato alla mia patata mentre le baciavo il collo.
– Sei bellissima, lo sai? – le sussurravo.
– Ooh, Laura, anche tu.. anche tu.. – rispose lei abbandonandosi alle mie carezze.
Dovemmo sforzarci per uscire dalla doccia e prepararci, prima che gli zii rientrassero. Ci asciugammo i capelli a vicenda. Virginia aveva una lunga chioma meravigliosa, bionda, morbida, con i boccoli che le cadevano stupendamente sulla schiena. Sembrava una bambola. Anche a lei piacevano i miei capelli.
– Hai i capelli nerissimi e lucidi, tesoro, sono bellissimi… ma tu sei tutta bellissima… – disse carezzandomeli.
– Grazie piccola – risposi prendendole il bel visino fra le mani e baciandola con dolcezza.
Cupido ci aveva colpite con le sue frecce, probabilmente sui culetti, dove le notre mani scivolarono per carezzarceli a vicenda.
Ci eravamo appena sistemate sulle sdraio in piscina che gli zii arrivarono.
– Mie care, vedo che avete già fatto conoscenza – disse la zia raggiante.
Virginia e io ci alzammo e la baciammo sulla guancia per salutarla.
– Non vedo l’ora di farvi vedere che vestitini splendidi ho comprato oggi – Poi avvicinandosi: – E anche dell’intimo delizioso… – sussurrò strizzando l’occhio. – Mamma mia quanto siete belle… – sospirò guardandoci.
– Grazie Marta – – Grazie zia – rispondemmo all’unisono. Ci guardammo e scoppiammo a ridere.
– Bene, vedo che andate d’accordo. Ne sono felice – disse la zia incamminandosi verso casa – Aspettatemi qui, mi cambio e vengo a farmi il bagno, sono tutta accaldata –
Sculettando deliziosamente raggiunse la porta vetro ed entrò: – Certo che tua zia è ancora una gran gnocca – esordì Virginia – Chissà com’era da giovane. Magari era bella come te –
– O magari più bella… – risposi guardandola negli occhi.
Lei mi fissò intensamente: – Impossibile… – disse seria.
Avrei voluto baciarla ma potevano vederci. Mi limitai a sorriderle e a sfiorarle una mano.
Pranzammo sotto il gazebo a bordo piscina. C’eravamo tutti, anche Chicco che di tanto in tanto ci guardava e sorrideva un po’ impacciato. La zia ci raccontava divertita dello shopping fatto la mattina e di quanto fosse stato paziente suo marito nell’assecondarla. Zio Davide le sorrideva gentilmente e, quando lei gli chiedeva: -Vero caro? – le rispondeva sempre affabilmente .
Che gentleman, pensavo, chissà come si comporta a letto, la zia dev’essere una donna piuttosto esigente in quel campo. Certo che se sta con lui non è solo per i soldi, non le sarebbe sufficiente.
– Virginia cara – disse ad un tratto la zietta – ti fermerai con noi per qualche giorno, spero. Così fai un po’ di compagnia a Laura – Trattenni il fiato sperando nella sua risposta affermativa.
– Mi piacerebbe molto, avrei proprio bisogno di riposarmi un po’. Solo che… –
– Si cara? –
– Non ho portato con me abbastanza ricambi, pensavo di fermarmi solo oggi e … –
– Oh, non preoccuparti tesoro – disse la zia sorridendo – nella mia cabina armadio puoi prendere tutto quello che vuoi. Abbiamo la stessa taglia… –
– Sei molto gentile Marta, come sempre d’altronde – La zia le sorrise.
Anche lo zio era compiaciuto della cosa: – Bene, ottima decisione mia cara. Nel mio studio c’è un comodo divano letto, come sai. Devo solo dare una sistemata, c’è un po’ di disordine. Di recente ho avuto lavoro arretrato da finire ma prima di sera lo faccio sistemare e … –
Intervenni interrompendo lo zio: – Virginia potrebbe dormire in camera con me – dissi girandomi verso di lei – … se per te non è un problema dividere il letto matrimoniale –
– Non è un problema certamente, fra noi ragazze… – rispose Virginia sorridendomi. Nei suoi occhi lessi lo stesso mio entusiamo celato.
– Bene, ottimo, allora dobbiamo brindare – disse lo zio facendo un cenno a Riccardo, il marito della colf, che dava spesso una mano a servire quando si mangiava all’aperto.
– Si dottore, vado a prendere una bottiglia di Veuve Clicot in frigo – rispose il giovane uomo.
Poco dopo avevamo tutti una coppa di champagne in mano che unimmo alle altre per brindare.
Lo zio Davide si alzò in piedi e col suo fare nobile disse sorridendo: – Per tradizione di questa casa, la prima coppa va bevuta tutta d’un fiato – dando l’esempio vuotandola per primo. Tutti lo seguimmo a ruota tranne Chicco che si fermò a metà tossendo. Non era abituato, in genere beveva solo acqua.
– Non fa nulla caro ragazzo, sei ancora troppo giovane. Vorrà dire che berremo anche per te – disse lo zio dandogli qualche pacca sulla spalla.
Scoppiammo tutti a ridere eccetto il cuginetto che fece un sorriso di cortesia al patrigno, per poi tornare con la faccia triste. Aveva capito che ero molto attratta da sua sorella e questo lo faceva star male. Ero dispiaciuta per il cuginetto ma ora c’era lei al centro dei miei pensieri. Dopo un po’ si scusò e se ne andò in camera sua. Virginia lo seguì con lo sguardo, anche lei un po’ dispiaciuta.
– Faremo in modo che non rimanga triste troppo a lungo, vero piccola? – le sussurrai.
– Già – disse lei sorridendomi e colpendo leggermente il mio bicchiere col suo.
Molte altre coppe di champagne seguirono alla prima. Faceva un gran caldo e così restammo in acqua tutto il pomeriggio a bere e scherzare. Anche zio Davide si lasciò un po’ andare e tirò fuori alcune barzellette divertentissime, alcune delle quali leggermente sconce, della qual cosa si scusò con noi signore col suo fare molto aristocratico. Verso sera ci ritirammo tutti nelle nostre camere..
Virginia ed io eravamo parecchio brille. C’infilammo nella doccia e ci lavammo ridacchiando, continuando a ridere mentre ci asciugavamo.
– E’ proprio buono lo champagne vero tesoro? – disse lei guardandomi nello specchio mentre da dietro le sfilavo l’accappatoio prendendo in mano le sue tette deliziose.
– Si amore mio ma non buono quanto la tua passerina dolce – dissi guardandola anch’io nello specchio e stringendola contro il mio corpo nudo.
– Come mi hai chiamata? – disse con una vocina tutta miele e trattenendo il fiato.
– Amore mio…. – risposi continuando a guardarla negli stupendi occhi chiarissimi, mentre lasciavo scivolare una mano fra le sue cosce perfette.
– Oh tesoro… io… io – sospirò.
– Dillo… ti prego… –
Si girò guardandomi con gli occhioni da cerbiatta. La tenevo stretta a me. I nostri pancini erano uniti e le tette si carezzavano. Le sue mani si posarono sulle mie spalle.
– Laura, tesoro mio… anch’io ti amo –
Ci baciammo con una dolcezza infinita. Un bacio delizioso e lunghissimo.
Poco dopo eravamo sul letto fresco, rifatto da poco, teneramente avvinghiate in un fantastico 69, le nostre bocche incollate alla fichetta dell’altra, emettendo delicati mugolii di piacere, ubriache di champagne e d’amore. Non so quanto durò quel 69, forse ore. Raggiungemmo più volte l’orgasmo, finché sfinite ci addormentammo abbracciate, lei con la sua testolina sul mio seno mentre le carezzavo i riccioli biondi.

Ci svegliammo che erano già le otto e mezza di sera. Decidemmo di andare a mangiare qualcosa in un locale light food non lontano. Era un posto tranquillo dove si poteva stare in disparte a parlare a bassa voce.
– Sei stupenda lo sai? – dissi mentre sbocconcellavo dal piatto. Eravamo sedute al tavolino, una di fronte all’altra. La mia mano era posata sulla sua – Fino a ieri quasi non sapevo neanche che tu esistessi, tesoro mio. Mia madre mi aveva accennato che il nuovo marito di zia Marta aveva una figlia ma non ci avevo fatto molto caso. Ed ora eccomi qui, felice e innamorata nel giro di poche ore. Non mi era mai successo in questo modo. Si, mi è già capitato di innamorarmi, non così velocemente però. Cosa hai fatto al mio cuore, bambolina? –
Lei mi sorrise dolcemente. Aveva gli occhi leggermente lucidi.
– Per me è la prima volta che m’innamoro di una donna – rispose abbassando lo sguardo – Anch’io di solito ci metto un po’… forse sarà stata la situazione…. no? – Tornò a guardarmi sbattendo le palpebre. Avevo voglia di baciarla.
– Può darsi… so solo che questa mattina quando ti ho vista… non sapevo chi tu fossi… sei stata una visione… un colpo di fulmine – La sua mano strinse leggermente la mia. – Eri così.. così dura… – continuai – ..così determinata… sembravi una piccola dea… ti ho desiderata all’istante… –
– Ero.. ehm .. risentita… poi quando ho visto come mi guardavi… eri bellissima… il cuore ha iniziato a palpitarmi… sono rimasta stregata.. e… non ho capito più nulla… – disse prendendo il bicchiere e bevendo un sorso d’acqua.
Le mie dita continuavano a intrecciarsi con le sue: – Era destino… – dissi – ..e ora voglio godermi ogni istante con te… –
– Amore… – sussurrò lei guardandomi negli occhi – ti desidero… –
Ricambiando il suo sguardo intenso mi portai la sua mano alle labbra e gliela baciai tante volte. Poi mi appoggiai allo schienale della sedia, feci scivolare il piede fuori dal sandaletto coi tacchi, lo allungai verso le sue gambe e iniziai lentamente a infilarlo fra le sue cosce lisce.
Virginia fu inizialmente sorpresa e strinse le gambe guardandosi intorno preoccupata: – Tesoro che fai… potrebbero vederci… –
Io spinsi con più forza costringendola ad aprirle un po’. Tenendomi alla sedia con tutte e due le mani, mi aiutai anche con l’altro piede. Riuscendo a vincere la sua resistenza, raggiunsi la patatina e la carezzai con l’alluce da sopra le mutandine. Lei tentò senza riuscirci di togliere il piede con la mano.
– Laura… ti prego… – disse iniziando ad eccitarsi.
Sempre fissandola negli occhi spostai la mutandina e infilai la punta dell’alluce nella fichetta già bagnata. Lei si portò le dita davanti alla bocca continuando a controllare le persone sedute ai tavoli dietro di me. Infilai tutto il dito e iniziai a masturbarla. Si tappò la bocca con la mano per non gemere ma un leggero gridolino le sfuggì. Una signora, seduta da sola al tavolo dietro di lei, alzò la testa e si accorse di cosa stavamo facendo. Mi guardò corrugando la fronte. Le feci un sorrisetto, poi tornai a concentrarmi sul mio alluce tutto affondato nella passerina calda del mio amore che, sempre con la mano sulla bocca, aveva chiuso gli occhi ed era scossa da incontenibili brividi di piacere. Poi raggiunsi il clitoride e glielo sfregai. Continuai senza fermarmi finché Virginia, girando gli occhi all’indietro in estasi totale, venne emettendo un rantolo soffocato dalla sua mano che premeva forte. Si accasciò sullo schienale, esausta ed ansimante. Le carezzai ancora un po’ la patatina, poi mi risistemai sulla sedia rinfilandomi i sandaletti, dopo aver asciugato col tovagliolo l’alluce tutto grondante del suo piacere.
Le ci volle un minuto a riprendersi: – Io.. ehm … dovrei… fare pipì… – disse ancora confusa.
La signora, che nel frattempo era rimasta a bocca aperta e con la forchetta a mezz’aria per tutto il tempo, prese il flute di prosecco e bevve un sorso continuando a fissarmi con aria interessata. Poi posò il bicchiere facendomi un sorrisino di compiacimento. Senza staccare lo sguardo dal suo, mi alzai prendendo Virginia per mano e mi diressi al suo tavolo. Lei continuò a seguire il mio sguardo finché non le arrivammo vicino.
– Vuoi venire in bagno con noi? – le chiesi con atteggiamento provocante.
– Si lo vorrei tanto – rispose alzandosi lentamente.
Era una bella donna sui quarant’anni, tutta curve, con le tette e le labbra rifatte. Indossava un tailleur di Armani.
– Ma Laura… – protestò Virginia sottovoce.
– Vieni amore, non preoccuparti – le risposi tirandola verso la toilette.
La signora ci seguì. Entrammo nell’antibagno e poi nel bagno delle signore. Era bello e molto spazioso, oltre che pulito e profumato. Dopo che fummo entrate tutte e tre, chiusi a chiave.
– Fai pure la pipì, tesoro – dissi a Virginia.
– Ma.. io… ecco… – rispose lei arrossendo.
– Non fare caso a me, carina – disse la signora osservando deliziata le sue magnifiche curve.
Virginia mi guardò con aria interrogativa. Le feci un leggero cenno di assenso col capo.
– E va bene… – disse come rassegnata, sollevando il vestitino attillato. Poi si abbassò le mutandine fino alle ginocchia e sistemò il suo bel culetto sull’asse del water. La donna la fissava estasiata e sempre più eccitata.
– Tu stai qui – ordinai alla signora che aveva appoggiato il bel culone al lavabo e si era preso in mano il grosso seno, schiacciando una tetta contro l’altra.
Mi avvicinai a Virginia che aveva intanto iniziato a fare pipì e, dopo essermi sollevata il vestito, mi sistemai a cavalcioni sulle sue cosce. La presi dal mento, le alzai il viso e la baciai con dolcezza. Lei si lasciò andare al mio bacio e alle mie carezze mentre la pipì continuava a scorrere. Andò avanti per almeno un minuto.
– Quanta ne avevi, amore mio – le dissi continuando a carezzarla e a strusciarmi con la patatina sul suo ventre, mentre le davo teneri bacetti sulle labbra. Tirai lo sciacquone.
– Vieni qui piccola che ti lavo la passerina – le dissi mentre mi inginocchiavo davanti a lei e le sollevavo il culetto per farla sedere al bordo dell’asse. Poi le sfilai le mutandine, le tirai su le gambe allargandole e mi tuffai con la bocca a leccarle la fichetta ancora gocciolante di pipì. Leccavo e succhiavo rumorosamente. Virginia, che si era completamente abbandonata a me, cominciò a gemere dolcemente. Con la coda dell’occhio vidi la signora che si era alzata la gonna e si stava masturbando con la mano infilata nelle mutandine.
– Spogliati – le ordinai girandomi verso di lei, interrompendo per un momento la leccata.
– Si… certo… come vuoi… – rispose con la voce rotta dall’eccitazione.
Mentre eseguiva togliendosi tutto e rimanendo con le sole autoreggenti, ripresi a leccare la passerina di Virginia facendola sospirare forte. Poi mi alzai e, col vestito sollevato e le mutandine abbassate, mi chinai a pecorina col culetto verso di lei che mi afferrò per i fianchi e mi tirò, affondando il visino fra le mie natiche. La signora ansimava anche lei di piacere masturbandosi.
– Oh.. leccate un po’ anche me…? – gemette.
– No, devi fare da sola – risposi secca mentre mi godevo la lingua di Virginia.
La signora si masturbava sempre più velocemente, gemendo sempre più forte.
– Vi prego… vi prego… – piagnucolava.
I suoi gemiti divennero così acuti che qualcuno, che nel frattempo era entrato nell’antibagno, la sentì e venne a bussare alla nostra porta.
– Tutto bene li dentro? –
– Chi è – chiesi io decisa, drizzandomi in piedi.
– Ho sentito dei lamenti, qualcuno sta male? – rispose la voce maschile.
– Aspetti un momento – dissi.
Mi risistemai facendo segno a Virginia di fare lo stesso. La signora invece, ancora eccitata, restò in autoreggenti, indecisa sul da farsi. Velocemente andai ad aprire e, prendendo l’uomo per un braccio, lo tirai dentro. Era un signore sulla cinquantina, grassoccio e un po’ pelato. Ci guardò esterrefatto e sgranò gli occhi vedendo la signora seminuda.
– Che succede… voi… cosa… –
– Non indovini? – risposi e lo tirai per la cravatta portandolo dalla donna.
I due si ritrovarono di fronte. Lei lo guardò spalancando gli occhi, in un misto di eccitazione e preoccupazione, coprendosi i seni con le mani.
– Giù – dissi alla signora, indicando il pavimento con l’indice.
– Cosa… io… – farfugliò impacciata.
Posai una mano sulla sua spalla e spinsi forte in basso: – Abbassati! – le ordinai.
Lei, completamente succube e confusa, si accovacciò davanti all’uomo che la guardava a bocca aperta.
– Sbottonalo! – La donna eseguì senza discutere, aprendo la patta dei pantaloni del signore che tentò di dire qualcosa ma quando gli feci segno di stare zitto, obbedì. Virginia intanto si era avvicinata e, guardandomi con aria incredula, si sistemò al mio fianco.
– Giù i pantaloni – dissi con calma guardando la signora negli occhi. Lei mi guardava dal basso con sottomissione. Era proprio una bella quarantenne, leggermente in sovrappeso, con le labbra belle gonfie e cariche di rossetto. Mi veniva voglia di mordicchiargliele ma volevo proseguire col giochino che avevo iniziato. Obbedì e tornò a guardarmi in attesa di altri ordini.
– Le mutande… – dissi. Lei prese i boxer del tizio con tutte e due le mani e li abbassò fino alle ginocchia. Il cazzo dell’uomo era già bello duro.
– Avanti, succhialo… – dissi con un tono che non ammetteva repliche.
La signora, un po’ titubante, prese il pisello in mano e lo scappellò lentamente. Poi, in modo remissivo, aprì la bocca e lo ingoiò fino a metà.
– Ooohhh, madonna mia… – gemette l’uomo che non poteva crederci di avere avuto una tale fortuna.
Cominciò lentamente a spompinarlo. Io cinsi la vita di Virginia, tirandola contro il mio fianco. Ci scambiammo un sorriso malizioso, poi tornammo a goderci lo spettacolo. La signora succhiava e mi guardava con aria sottomessa.
– Non guardare me… guarda lui… – dissi, con il tono di una maestra che rimprovera la scolara. Lei girò gli occhi e proseguì il pompino guardando l’uomo.
– Brava – dissi in modo conciliante – non fermarti mai e non staccare mai la bocca.
La donna, che doveva essere un’esperta bocchinara, proseguì nella fellatio emettendo leggeri mugolii di piacere. Le labbra scorrevano mordidamente sul cazzo turgido, avvolgendolo perfettamente, mentre la bocca aspirava al punto giusto emettendo a volte piccoli rumori di risucchio.
L’uomo intanto godeva come un maiale: – Ooohhh.. mmmm.. oohhh… mmmhh… – Allungò una mano per prendere la testa della signora ma io gliela schiaffeggiai.
– Mani a posto! – dissi severa.
Virginia stava con la boccuccia aperta, stupita da come stavo conducendo i giochi a mio piacimento, continuando a voltarsi verso di me e verso la donna. Il signore intanto era quasi al limite.
– Io… io.. sto per venire… – gemette.
– No… devi resistere… – dissi.
– Non.. non riesco… – piagnucolò lui.
– Se resisti ancora un minuto ti faccio leccare le nostre patine e poi finiamo di succhiartelo la mia amica e io – dissi girandomi verso Virginia e facendole l’occhiolino, sicura che non sarebbe durato più di quindici secondi.
– Oohh.. ti prego.. ti prego… non ce la faccio… –
– Se vieni prima… niente giovani patatine e giovani bocche – dissi sorridendo. Poi rivolgendomi alla donna: – ..e tu tieni tutto in bocca… se ne fai cadere una sola goccia… non ti do il mio numero di telefono… – Istintivamente la signora strinse di più le labbra intorno al pisello. Certo che voleva il mio numero, avrebbe fatto qualunque cosa per averlo.
L’uomo si sforzava di non venire: – gghhgghh… nnnnhhh… – Ma, come avevo previsto, non ci riuscì.
Guardando Virginia scandii il conto alla rovescia: – Cinque.. quattro.. tre.. due.. uno….. –
– Nnoo… no… oooohhhaaaaaaaahh…. – grugnì il vecchio porco esplodendo nella bella bocca della signora che mugolando cercò di trattenere il fiume di sperma che le riempiva la cavità orale. Nonostante l’impegno però il liquido iniziò a fuoriuscirle dagli angoli, andando a sgocciolarle sulle tettone. Restò attaccata all’uccello senza lasciarlo andare nella speranza che potesse servire a farmi cambiare idea. Il signore, che aveva intanto finito di eiaculare, esausto e ansimante chinò il capo in segno di resa.
– Mi dispiace per voi. Avete disobbedito perciò niente premio – dissi infine e, prendendo Virginia per mano, aprii la porta e uscimmo.
Ci fermammo nell’antibagno per lavarci le mani mentre ci guardavamo sghignazzando. All’interno intanto sentivamo distintamente la signora che sputacchiava lo sperma nel lavabo mentre l’uomo le balbettava qualche scusa idiota.
Tornammo al nostro tavolo ed ordinammo due caffé d’orzo. Virginia mi guardava con un sorriso di stupore ed eccitazione insieme.
– Amore, tu sei incredibile… ma come fai… – disse.
Le presi tutte e due le mani: – Non lo so neanch’io tesoro. Mi viene l’ispirazione e… improvviso! Non sempre mi riesce…. stavolta è venuta bene però, eh? –
– Oh, si… benissimo – rispose ridacchiando divertita.
Nel frattempo il signore si era rivestito e uscì dal bagno. Ci cercò con lo sguardo e quando ci vide si avvicinò con atteggiamento deferente.
– Continua a guardarmi negli occhi, amore – sussurrai a Virginia.
L’uomo arrivò al nostro tavolo e provò ad accennare qualcosa: – ehm.. sentite.. io.. –
Senza staccare gli occhi da quelli della mia partner, mi limitai a fare un leggero gesto con la mano.
– D’accordo… – disse lui rassegnato e si dileguò mestamente.
Senza muovere la testa alzai leggermente un sopracciglio e feci a Virginia un sorrisetto a bocca stretta, come per dire: “Visto che tosta?”. Lei mi rispose girandosi un poco di profilo e stringendo la boccuccia in segno di approvazione.
Arrivarono i caffé e mentre iniziavamo a sorseggiarli uscì anche la signora. Dopo un momento d’incertezza si diresse anch’essa verso di noi. Decisi che l’avrei lasciata parlare, non troppo però. Mi girai a guardarla.
– Posso sedermi con voi? – chiede con esagerata gentilezza. Notai che si era rimessa il rossetto da pompinara e si era data una sistemata ai capelli.
– No. Dicci cosa vuoi e te ne vai… – risposi secca tornando a guardare negli occhi Virginia che strinse le labbra divertita e tese l’orecchio verso la donna.
– Ehm.. si, certo… ecco io pensavo… che magari potrei lasciarvi il mio numero… nel caso voi vogliate…-
– Ok, ma sbrigati –
– Si.. si … – rispose e trafelata infilò la mano nella borsetta. Tirò fuori una penna e un piccolo taccuino e scrisse velocemente il suo numero di cellulare. Staccò il foglietto e lo posò sul tavolo.
– Ecco… spero che… –
– Sparisci… – dissi calma.
Senza aggiungere altro la signora si allontanò, dirigendosi verso la cassa del ristorante.
Quando si fu allontanata a sufficienza Virginia ed io tornammo a sghignazzare e andammo avanti per alcuni minuti divertendoci ad imitare la donna nel suo fare impacciato. Poco dopo venne al tavolo la cameriera, che tra l’altro era una bella morettina con un delizioso culetto stretto nei jeans attillati, a comunicarci che una signora aveva pagato il nostro conto.
– Cavoli! – disse Virginia ridendo quando la ragazza si allontanò – dobbiamo fare sempre così quando andiamo al ristorante –
– Ok tesoro ma non sempre fila tutto liscio come questa volta. Comunque ti prometto che ne combineremo di cose divertenti insieme… – dissi raggiante.
Virginia sospirò: – Amore, tu non sai quanto ti desidero – disse sbattendo gli occhioni bellissimi.
– Anch’io ti voglio piccola mia. Non vedo l’ora di infilare il viso nel tuo culetto e leccarti il buchino per tutta la sera… – risposi ispirata.
– Oh mio Dio.. fammelo subito.. ti prego… – mi supplicò con una vocina sensualissima.
Ero eccitatissima: – Ho un’idea, amore mio – dissi mordicchiandomi il labbro inferiore – Il Suv della zia ha i vetri oscurati…. –
– Si, si dai… – cinguettò lei.
Prendendoci per mano uscimmo dal ristorante. L’auto era parcheggiata ad una trentina di metri da lì, a lato della strada trafficata e vicino al marciapiede affollatissimo. Ci fiondammo dentro. Feci scattare la chiusura centralizzata ed attivai il climatizzatore. Ci spogliammo in fretta e reclinammo i sedili elettricamente. Virginia si sistemò a pancia in giù col bel culetto leggermente alzato. Poggiai le mani sulle chiappe sode e mi ci tuffai dentro. Ansimavamo gemendo insieme. Non so per quanto tempo andai avanti a consumarmi la lingua sul suo buchino. Avevo perso la cognizione del tempo e dello spazio…
Quando ci riprendemmo, dopo esserci amate in tutti i modi, provocandoci ripetuti orgasmi, guardammo fuori dai finestrini. Sul marciapiede camminavano poche persone e la strada era quasi deserta. Il display dell’ora segnava le 4:35.
– Torniamo a casa piccola? – le chiesi col respiro ancora un po’ affannato mentre mi rinfilavo le mutandine.
– Lei mi guardò esausta e tutta spettinata: – Si amore, ho tanto sonno –
Quella notte dormimmo di filato fino a mezzogiorno, sempre abbracciate. Era stata una giornata intensa.
Virginia riuscì a fermarsi per altri quattro giorni durante i quali la maggior parte del tempo la passammo a fare l’amore, ovunque ci trovassimo e in qualsiasi situazione. Ovviamente non ci dimenticammo del bel cuginetto Chicco. Le notti successive lo invitammo nella nostra camera e ce lo scopammo a dovere. Lo spompinavamo in coppia e ci facevamo scopare a turno. Lui, col grosso uccello sempre duro, tentava di soddisfarci al massimo. Aveva una particolare predilezione per il culetto di Virginia che se lo prendeva fino in fondo godendo tantissimo mentre, sdraiata su di me, mi baciava e mi diceva dolci parole d’amore.
Un giorno per divertirci la mia piccola e io organizzammo un’incontro in hotel tra la signora del ristorante light e uno degli aiutanti giardinieri. Costui era un uomo intorno ai trent’anni piuttosto rude e grezzo oltre che grosso e muscoloso. Eravamo sdraiate al sole a bordo piscina e, mentre notavo come i suoi bicipiti si gonfiassero ogni volta che dava un colpo di cesoia potando le siepi, mi venne un flash.
– Amore, chi è quell’energumeno? – chiesi a Virginia
Lei alzò la testa e si fece ombra con la mano sopra gli occhi: – Chi quello? Oh, niente, è un tizio che viene ogni tanto ad aiutare Riccardo a sistemare il verde. Perché amore? –
– Mi è venuta una certa ideuzza… –
– Non vorrai che ci facciamo scopare da quella specie di gorilla, vero? –
– Oh no tesoro, me ne guardo bene. Anche se ho notato che sotto ha un pacco enorme, non è il genere che fa per noi –
– Meno male… e quindi? –
– Pensavo che quell’animale potrebbe soddisfare abbondantemente la signora del light food – dissi facendo un sorriso a mezza bocca e inarcando le sopracciglia.
– Siii, dai! – rispose Virginia ridendo.
– Adesso lo chiamo, tu dammi corda – dissi facendole l’occhiolino.
– Ok – fece lei tutta eccitata.
Richiamai l’attenzione del tizio che si avvicinò con movenze scimmiesche ciondolando le braccia. Arrivato vicino a noi iniziò a squadrare i nostri corpi soffermandosi sulle nostre fichette.
– Senti, dobbiamo chiederti un favore… – dissi con fare sensuale allargando un poco le gambe.
Senza staccare gli occhi dalla mia patata, il tizio grugnì: – Uhm.. si… signorina.. –
– Vedi, noi abbiamo un’amica, una signora sui quarant’anni, molto bella, che si sente un po’ sola. Avrebbe bisogno di qualcuno che le dia delle soddisfazioni… non so se mi spiego… – dissi scostando leggermente il costumino con l’indice, mostrandogli l’inguine depilato.
– Mmh.. questa vostra amica ha bisogno di qualcuno che se la sbatte, giusto? –
– Già.. –
– E perchè proprio io? – chiese passando a osservare la mano di Virginia che si stava carezzando la passerina sopra lo slip.
– Perché vedi, non è che le manchino i corteggiatori, lei potrebbe avere tutti gli uomini che vuole, come ti ho detto è molto bella… ma le piacciono i ragazzi giovani e forti, proprio come te, che la sottomettono e la scopano con forza…. per ore e ore… te la senti? –
Per la prima volta il tizio mi guardò negli occhi: – Certo signorina… non è un problema… la soddisfo io la vostra amica.. bisogna vedere se lei ce la fa… sapete, ho una misura notevole… – disse orgogliasamente mettendosi una manona sul pacco.
– Davvero? Notevole quanto? – chiesi.
– Vuole vedere? – disse lui sorridendo con fare animalesco.
– Si, vediamo – risposi senza scompormi – Per la nostra amica segliamo solo il meglio… andiamo dietro quel separé… –
Una volta al sicuro da sguardi indiscreti l’uomo si abbassò i calzoncini e gli slip e tutto compiaciuto ci mostrò il suo arnese.
– Si, niente male – dissi osservando il cazzone che pendeva. Era decisamente lungo e largo. – Puoi farcelo vedere duro? –
– Certo… mi aiutate voi a… –
– Non se ne parla, devi fare da solo – risposi decisa.
– D’accordo – disse lui prendendosi l’uccello in mano e segandolo: – Mi… mi fate vedere qualcosa? –
– Guarda qui – disse Virginia che si stava divertendo un sacco, girandosi e mostrandogli il culetto. Si abbassò il costumino e prese a sculettare lentamente. Io mi abbassai e iniziai a leccarle le natiche.
– Oohh… cazzo… oohhh.. – rantolò lui masturbandosi veloce.
Il cazzone duro era veramente enorme: – Te lo sei mai misurato? – chiesi.
– S…si… da duro fa 26 centimetri.. – rispose ansimando. Oltre che lungo era anche spesso, proprio un manganellone.
– Ok basta adesso, non voglio che vieni, devi risparmiartelo per la nostra amica –
L’uomo interruppe malvolentieri la masturbazione. Mi avvicinai a lui e Virginia mi seguì con gli slip ancora abbassati.
– Ascolta, adesso tu torni al tuo lavoro mentre noi chiamiamo la nostra amica, poi ti facciamo sapere dove vi incontrerete stasera, ok? –
L’uomo assentì con gli occhi fissi sulla patatina nuda di Virginia.
– Su, su… vai… – gli dissi facendogli segno col dorso della mano.
Tornammo alle sdraio e tirai fuori il bigliettino che la signora ci aveva dato al ristorante. Inserendo il prefisso per oscurare il numero, la chiamammo in viva voce.
– Pronto? – rispose con voce titubante.
– Ciao siamo le ragazze del bagno del light food… – dissi decisa.
– Oohh… siete.. siete voi? Sono così felice che mi abbiate chiamato… io… –
– Zitta e ascolta! – tagliai corto – Devi fare una cosa per noi –
– Certo, certo… tutto quello che volete… pur di rivedervi… – rispose agitata.
– Allora ascolta bene e non fare domande – Attesi un paio di secondi. Silenzio. – Stasera devi incontrarti con un tizio di circa trent’anni piuttosto muscoloso e molto voglioso. Ti farai scopare. In base a come ti sarai comportata decideremo se potrai incontrarci o se dovrai superare altre prove. Tutto chiaro? –
– S..si.. –
– Bene. Fra poco ti mando un sms con l’ora e l’indirizzo dell’albergo. La stanza la paghi tu, in anticipo. Ci sentiamo domani –
– Ehm.. d’accordo… – fece appena in tempo a dire la donna, che riattaccai.
Virginia se la spassava un mondo: – Che forza! E adesso? –
– Adesso scelgo un hotel fuori città e fisso una stanza per la notte – le risposi mentre facevo scorrere i risultati di Google sul display del mio iPhone. Pochi minuti dopo la prenotazione era fatta. Poi mandai l’sms alla signora sempre nascondendo il mio numero.
– Ok fatto. Adesso chiamiamo il gorillone –
L’energumeno aveva ripreso a potare ma ci teneva sempre sott’occhio. Appena Virginia ed io gli facemmo segno con le mani, si avvicinò subito. Gli dissi il nome dell’hotel e l’ora, poi me lo feci ripetere due volte per sicurezza.
– Ascolta bene – dissi infine guardandolo fisso negli occhi aggrottati – questa nostra amica è una donna molto particolare. A lei piace tantissimo fare sesso anale… –
– Lo prende nel culo? – fece lui col sorriso da scimpanzé.
– Già… e devi sapere che le piace fingere di non volerlo fare. Capito? Lei ti dirà di no, che non vuole, di smetterla… e invece vuole proprio che glielo infili tutto nel sedere. Fa così perché questo la eccita, ok? –
– Si, si, ho capito.. eh eh.. deve essere una gran troia questa vostra amica… non si preoccupi, la soddisfo io… ma ha un bel culo? –
– Ha un culo favoloso.. ma è tutta molto bella, vedrai. Allora senti. Prima te lo fai succhiare per almeno mezz’ora e le vieni in bocca, poi te la scopi sbattendola ben bene per almeno un’altra mezz’ora e dopo la sodomizzi… –
– Cioè la inculo… –
– Si esatto… ma il più a lungo possibile ok? … e più lei ti dirà che non vuole, più tu la devi continuare a sodo… a inculare…. tutto chiaro? –
– Chiaro si… eh eh… –
– Ok. Se lei domani ci dirà che l’hai soddisfatta, ti organizzeremo altri appuntamenti. Altrimenti niente –
– La soddisfo di sicuro… vedrete… –
Per ultima cosa mi raccomandai con l’uomo di non rivelare assolutamente dove ci avesse viste, né i nomi dei padroni di casa né il loro indirizzo, né nessun’altra informazione e di non lasciarle nessun recapito né di chiederlo a lei, altrimenti non gli avremmo fatto scopare altre nostre amiche ancora più belle. Gli demmo appuntamento al giorno dopo per farci il resoconto.
Quel pomeriggio lo passammo in piscina a ridere e scherzare immaginandoci le scene di sesso fra la signora e lo scimmione. Facevo la faccia da scimmia mentre mimavo il tipo che s’ingroppava la donna. Virginia rideva fino alle lacrime e diceva che non riuscivo a imitare bene una scimmia perché restavo lo stesso troppo carina.
Il giorno dopo l’energumeno, che fin dal mattino era al lavoro per finire di potare le siepi, appena ci vide arrivare fece per muoversi verso di noi. Gli feci cenno di aspettare li dove si trovava. La zia era nei paraggi e occorreva muoversi con circospezione. Con Virginia ci incamminammo come per fare una passeggiata in giardino.
– Raggiungici dietro quella siepe – gli dissi passandogli accanto.
Poco dopo eravamo sufficientemente imboscati per parlare tranquilli.
– Allora? Com’è andata? – gli chiesi con aria distratta, cercando di celare la mia curiosità.
– Benissimo signorina, c’ho dato dentro di brutto.. eh eh.. – rispose il gorillone tutto soddisfatto.
– Racconta un po’? – dissi stringendo gli occhi. Virginia quasi tratteneva il fiato.
– Allora, sono entrato nella camera e ho trovato questa gran gnocca che mi aspettava mezza nuda –
– Cosa aveva addosso? – chiese Virginia curiosa.
– Beh.. ecco.. quei reggicalze e … le calze a rete… –
– Era in guepière… – dissi – Mutandine? Scarpe? –
– Si..si.. mutandine piccolissime… scarpe rosse con certi tacchi! –
– Da vera troia, bene – commentò Virginia.
– Si.. si.. allora senza dire niente mi sono spogliato di corsa… ce lo avevo già durissimo… mi sono avvicinato… lei aveva una faccia un po’ preoccupata e fissava il mio cazzo… arretrava … ha detto qualcosa tipo “oh mamma mia”… –
– .. e poi? – chiesi.
– .. e poi l’ho afferrata e le ho subito strappato le mutandine… –
– Cavoli! –
– Già.. eh eh.. sentivo il profumo della sua fica e mi sono eccitato di brutto .. l’ho sbattuta sul letto.. le ho allargato le gambe e gliel’ho leccata… ho leccato, leccato, leccato.. a lei cominciava a piacerle e allora ho continuato a leccare… credo che sia venuta.. –
– Ok abbiamo capito, poi? – disse Virginia spazientita.
– Poi, come mi avete detto di fare, me lo sono fatto succhiare. Le tenevo la testa e glielo infilavo fino in gola. “Succhia troia” le dicevo ” succhia e non fermarti”. Lei mi ubbidiva.. ma non sono riuscito a resistere mezz’ora come volevate voi. Le ho sborrato in bocca dopo si e no dieci minuti… sapete io ho tantissima sborra eh eh… si stava quasi soffocando.. l’ho fatta respirare un po’ e poi l’ho fatta ricominciare… l’ho fatta continuare a succhiare forte almeno altri dieci minuti finché non ha cominciato a dire “sono stanca.. non ce la faccio più..” –
– .. e tu allora che hai fatto? – chiesi con atteggiamento inquisitore.
– Niente da fare, l’ho obbligata a succhiarlo altri dieci minuti… ho controllato l’orologio.. totale trenta minuti.. eh eh –
– Molto bene, continua a raccontare –
– Era stanchissima, aveva la bocca tutta.. beh… non riusciva più a succhiare.. allora l’ho messa a gambe larghe e le sono salito sopra.. ho cominciato a infilarlo nella fica.. lei diceva “piano.. piano.. mi fai male..” Ne ho infilato almeno metà e poi ho iniziato a fotterla… lei continuava “aspetta.. piano…” ma io ho continuato a spingere e l’ho infilato dentro tutto.. lei sembrava come se trattenesse il respiro.. “oddio..oddio” faceva… l’ho scopata in tutte le posizioni… me la mettevo come volevo io, soprattutto a pecora e.. bam! bam! bam! –
Virginia fece un piccolo scatto all’indietro con la testa: – Ooh.. – esclamò.
– .. a un certo punto stavo per venire di nuovo e le ho detto “ti vengo dentro?” e lei… che quasi non riusciva a parlare “no dentro no.. dentro no”… “perché?” le chiedo e lei “non prendo la pillola…” – quando citava le frasi di lei faceva la voce strozzata, come fa una persona sotto sforzo mentre gode.
-…allora l’ho tirato fuori e le ho inondato le tette.. aveva certe tette.. enormi.. – disse facendo segno con le mani aperte davanti al petto – Gliele ho riempite… poi le ho detto che doveva spalmarsi tutta la sborra sulle poppe e lei lo ha fatto… poi ha detto “allora, siamo a posto?” ..pensava fosse finita li.. “no bellezza, non ancora” le ho risposto “adesso devi darmi il culo”. Lei ha fatto una faccia… –
– Che faccia ha fatto? – chiesi guardandolo un po’ di sbieco.
– Ha fatto gli occhi grandi e ha aperto la bocca, così.. – rispose l’uomo mimando la faccia preoccupata della signora e bloccandosi in quella posizione. Vedendo quell’espressione fatta da quella specie di gorilla, feci la faccia disgustata.
– Si va bene ma vai avanti a raccontare… forza! – gli ordinai.
– Oh.. si.. dunque.. ehm.. allora le ho detto “girati e mettiti col culo all’insù che te lo devo trapanare” e lei “no..no..no..” e continuava “no.. non voglio” allora l’ho girata io a forza, l’ho messa col culo a ponte… a propostito.. che culo da favola.. e ho cominciato a sculacciarla. Lei si è messa a piagnucolare. Io però mi ricordavo quello che mi aveva detto lei, signorina… che in realtà le piaceva.. e le ho schiaffeggiato le chiappe un bel po’… –
– Cazzo… – disse preoccupata Virginia posandosi le dita su una guancia e guardando le enormi mani dell’energumeno. Anch’io stavo cominciando a preoccuparmi.
– .. dopo averla sculacciata ben bene, ho tirato fuori un tubetto di crema che mi ero portato dietro apposta e mentre lei continuava “no.. no.. ti prego.. ti prego..” sempre frignando, le ho spalmato ben bene la crema sul buco del culo… ho anche infilato un dito per lubrificare bene dentro. Poi le ho appoggiato la punta del cazzo e ho iniziato a spingere… –
A questo punto l’uomo si fermò, mi guardò per un po’ negli occhi, poi abbassò lo sguardo e lo tenne fisso sulla punta dei suoi piedi. Virginia e io eravamo ammutolite, le sopracciglia aggrottate e la faccia preoccupata. Dopo qualche secondo di silenzio, in cui trattenemmo il fiato in attesa che il tizio riprendesse a raccontare, dicemmo all’unisono: – Allora? –
– Beh..io.. ehm.. io non sono… riuscito a incularmela… – rispose lui con aria afflitta.
Ci lasciammo andare tutt’e due ad un sospiro di sollievo, guardandoci.
– Dunque niente, non l’hai sodomizzata.. – dissi.
– No.. ehm.. era troppo stretto.. e poi lei continuava a frignare… insomma ho lasciato perdere… mi spiace signorine… –
– Non fa niente – disse Virginia visibilmente sollevata – Hai fatto comunque un buon lavoro. Come vi siete lasciati? –
– Io.. beh.. non saprei.. sono andato in bagno a pisciare e quando sono uscito lei era già andata… –
– Ok, adesso torna pure al tuo lavoro – dissi riprendendo l’atteggiamento del comando – La questione è chiusa. Non avrai altri incarichi –
Il bestione si girò e col capo chino si diresse verso le siepi che aveva lasciato in sospeso per riprendere la potatura.
– Stavo per fare un casino – dissi poi a Virginia con aria dispiaciuta – Se quello le infilava quel palo della luce nel sedere la uccideva… –
– Beh, comunque non l’ha fatto – rispose lei sorridendo – e sono sicura che in fin dei conti alla signora non sia dispiaciuto assaggiare quel cazzone in bocca e nella passera –
– Dici? Probabile… Sai che facciamo? La chiamiamo e la incontriamo, così per farci perdonare… se vuole ancora vederci… –
Detto fatto telefonammo alla signora che, sebbene un po’ titubante, accettò l’incontro per la sera stessa. Andammo direttamente a casa sua. Scoprimmo che era una manager di una grossa azienda, che era single e che viveva sola. Una donna abituata a comandare dunque ma che con noi mantenne il solito atteggiamento remissivo. Ci offrì dello champagne, ci disse quanto era attratta da noi due e confermò quanto pensava Virginia circa il fatto che l’incontro con l’energumeno tutto sommato non era stato male, fino al momento in cui capì che lui la voleva sodomizzare.
– Non ce l’avrei mai fatta a prendere quel coso enorme nel… ehm.. dietro… capite? – disse come per scusarsi – Mi sono spaventata e mi sono comportata da ragazzina, mi spiace –
– Non preoccuparti – le risposi con fare sensuale. Mi avviciani a lei – Sai, noi pensiamo di avere un po’ esagerato e siamo qui per farci perdonare –
Bevvi un sorso di champagne dal flute, poi lentamente le versai il resto nella scollatura fra i seni.
– Oooohhh… – sospirò già eccitata.
Virginia ed io la spogliammo completamente, la sdraiammo sul tavolo in vetro e, dopo averle versato addosso altro champagne, la leccammo a lungo dappertutto. Quella sera ci dedicammo completamente a lei portandola ad avere orgasmi multipli per almeno un paio d’ore. Ce ne andammo infine lasciandola sul letto sfinita e appagata, con la promessa che un giorno ci saremmo fatte nuovamente vive. Non sa ancora oggi i nostri nomi.

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