una notte da ricordare

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Mmmm.. si udiva in tutta la stanza un lento mugolio. Veloci le dita sopra l’umida fessura, ora lente.. ora di nuovo veloci, come se volessero suonare una dolce melodia. Il ricordo della notte precedente, l’odore di quel sesso che l’aveva fatta godere tre volte.. l’orgasmo fortissimo.. lo sperma che sembrava ancora uscire dalla vagina per tener vivo lo splendore del luccichio che emanava. Le sembrò di sentire le braccia forti di quell’uomo che la serravano sul letto.. i polsi tenevano ancora i segni di quei lacci bianchi. Lentamente, aprendo le gambe, sentiva un lieve dolore all’interno coscia, erano state tenute separate e legate ai bordi del letto per troppo tempo. Poi il buio. Quel sorriso, a volte malvagio, scomparì dalla sua vista e la benda si strinse al capo. Provò un lieve giramento di testa al pensiero di quello che le era successo. Mai poteva immaginare che quel collega, così perbene, potesse arrivare a tali fantasie. Certo, non le era mai sembrato un gran tipo: alto, un po’ robusto, rossiccio.. a differenza di lei, magrina ma con un bel corpo, bionda, occhi azzurri. Una cosa che la colpì subito di quel ragazzo furono gli occhi verdi, quasi magnetici. La invitò, senza indugio, a cena fuori. Lei, quasi come se fosse un’altra a rispondere, accettò. La portò in un locale, non troppo elegante, piuttosto frequentato da adolescenti e subito si sentì in imbarazzo per quell’abbigliamento fuori luogo: un vestito nero con una piccola spaccatura sul lato destro, scarpe con tacco 12. Avendo un seno piccolo non mise reggiseno e indossò un piccolo perizoma verde. Lui sembrò godere nel vederla arrossire per l’imbarazzo, nei suoi jeans e camicia bianca. La serata andò avanti normalmente, parlando del più e del meno, studi, viaggi, famiglie. Quando la riaccompagnò a casa fu quasi sollevata e lo salutò con un “grazie per la bella serata”, un lieve sorriso. Stava per scendere dall’auto quando si sentì afferrata il polso. Lei si voltò incredula, lui sembrò quasi cambiar sguardo e con tono spavaldo disse “voglio scoparti”. Stentò a credere a quelle parole, ma conquistata da quegli occhi disse “seguimi”. La figa iniziò a bagnarle il perizoma che ad ogni scalino si sfregava contro il sesso gonfio. Girò la chiave e lui, rapido come prima, le serrò la bocca e le disse “stanotte sei mia puttana, so tutto della tua tresca col capo in ufficio e, se lo dicessi in giro, sai bene che lui non si farebbe tanti scrupoli a farti passare come una delle tante troie che l’ha sedotto e ti licenzierebbe in tronco. E’ questo che vuoi??”. Lei con gli occhi sbarrati e spaventati lentamente mosse la testa per dire no. “Bene” – aggiunse lui – “vedo che sai ragionare! È dal primo giorno che ti ho visto, con quello sguardo da puttana e il sorriso da innocentina, che non vedo l’ora di strapparti i vestiti di dosso”. L’uomo infilò una mano sulla tasca dei suoi jeans e prese una di quelle palline bondage e con rapidità infilò la pallina in bocca alla ragazza e chiuse il cinturino dietro la sua testa. “Adesso non puoi più gridare” – sogghignò lui- e le sollevò la gonna. Portò la sua mano sulle natiche sode di lei, poi si spostò più giù dove il perizoma cominciò ad essere zuppo di liquido. “Vedo che la tua figa non si risparmia nel mostrare quanto puttana è la sua padrona!” – rise lui, poi aggiunse – “per le puttane come te ci vuole il giusto trattamento”, spingendola verso la poltrona. Lei sembrava inerme, passiva, accettava tutto senza opporsi, non riusciva a capire per quale motivo non gli aveva ancora sferrato un calcio nelle palle e non fosse scappata. Forse aveva ragione lui, continuava a dirsi, nell’affermare che era una vera e propria puttana. Dopo averla denudata completamente, le legò le braccia dietro la schiena e la condusse verso quella poltrona che fu protagonista delle prime torture. Poi, le disse all’orecchio “quello che ti farò oggi lo ricorderai per tutta la vita”. Subito dopo le arrivò una fortissima frustata sulle natiche. Lei provò a lanciare un piccolo urletto per il dolore che le provocò quella frustata, ma non potè per via della pallina nella sua bocca. Lui continuò, ignorando i lamenti e le lacrime che provenivano da lei, contando felice il numero di colpi infieriti. Uno.. due.. dieci.. trenta.. Arrivò fino a cinquanta, osservando con entusiasmo il culo violaceo della ragazza. Poi, dopo averle strizzato un po’ i capezzoli facendole molto male, le mise un laccio intorno al collo e la legò così com’era, con le braccia dietro la schiena e il culo viola, al bordo di un tavolo. Sparì per almeno 10 minuti, tornò tutto nudo e con una risata disse “ho preparato il nostro nido d’amore nella tua camera da letto, vedrai, ti piacerà!”. Le liberò le braccia e, trascinandola dal collo come un cane, la condusse verso la stanza. Aveva messo il letto al contrario, con i piedi rivolti verso l’alto e il materasso al centro, vari lacci intorno. La trascinò al centro, la sdraiò, legò mani e piedi ai piedi del letto. Le liberò la bocca e lei disse “perchè mi fai questo?”, lui rispose “chi disprezza, compra”. Si mise quasi seduto sul suo collo e le penetrò la bocca. Iniziò a scoparla così, per almeno 10 minuti. Lei si sentiva soffocare, a volte tossiva, quasi vomitava. “Hai una gola davvero profonda!” esclamò lui godendo. Quando si staccò, notò ancora lacrime sul suo viso. Le fece una carezza, poi le rimise la pallina nella bocca e la bendò. Iniziò a leccarla, ovunque. Iniziò dal viso, scese ai seni soffermandosi molto sui capezzoli che erano stati prima martoriati. Lei iniziò a godere, lui scese ancora più giù fino alla figa e iniziò a leccarla con foga, prima il clitoride, poi penetrando con la lingua la fessura, poi tutte e due insieme. La ragazza scoppiò in un indescrivibile orgasmo, iniziò a tremare come non mai e dalla figa iniziarono ad uscirle grandi quantità di umori. “E brava la mia troietta!” affermò lui. Le liberò le braccia e le gambe e la legò allo stesso modo ma al contrario, a pancia sotto. Prese una candela e un accendino. Quando lei sentì il rumore dell’accendino, le vennero i brividi per quello che poteva farle. Essendo bendata, poteva solo immaginare e le prese una grande paura. Sentì gocciolarsi sulla schiena un liquido bollente, che poi capì essere cera. Sentiva un forte bruciore che poi svaniva, ma costante. Poi sentì le sue dita bagnarle il buco del culo e, subito dopo, qualcosa che le forzava l’ano. Capì che era la candela quando la cera bollente le gocciolava sull’ano, perciò rimase immobile per provar il minore male possibile. Il supplizio durò per poco, fortunatamente per lei, e le sollevò il ventre per metterle due cuscini sotto la sua pancia. Udì una vibrazione che si avvicinava sempre più, quando se la sentì proprio sul clitoride. Lasciò quel vibratore appoggiato lì e lei venne nuovamente in meno di un minuto. Stanco e con il cazzo gonfio, le tolse il vibratore, le penetrò la figa e la scopò con forza.. due.. dieci.. cento colpi.. scoppiarono insieme in un orgasmo travolgente.
Le liberò mani e braccia, le tolse la benda e la pallina dalla bocca e la lasciò lì sul letto certo che, in vita sua, non l’avrebbe mai dimenticato.

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