vacanze toscane

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Era un estate di tanti anni fa. Trascorsi le vacanze per qualche giorno assieme a mia madre in una località marittima della Toscana. Era un tiepido tardo pomeriggio di inizio Settembre, e stavo con mia madre in macchina, mentre ci recavamo a fare compere verso il porticciolo. Arrivammo al parcheggio, che confinava con una fitta boscaglia di pineta, posto desolato frequentato per lo più da senzatetto e sbandati. Scendiamo dall’auto e mia madre mi dice che deve assolutamente fare pipì, e che approfitterà di un cespuglio li vicino. Io annuisco e mi siedo su una panchina li vicino ad aspettare. Mamma entra quindi nella pinetina facendosi largo lungo un viottolo tra i cespugli. Passato circa una mezz’ora mi insospettisco del ritardo, e faccio per addentrarmi anch’io nella pinetina per vedere se tutto è a posto. Mi inoltro per un po’, non lontano dal parcheggio, e sento dei rumori sommessi venire da una piazzola ricavata nel folto della pineta, all’ombra di un gruppo d’alberi. Mi avvicino facendo meno rumore possibile, nascosto tra i cespugli. Mamma era seduta dietro un aiuola a fare pipì, quando da dietro un pino uscì un vecchio di 65-70 anni circa. Gracile, senza quasi più denti, vestito di pochi cenci unti. Mamma si alzò di scatto e si mise con la schiena ad un albero mentre il vecchio le andava incontro bofonchiando parole incomprensibili. Probabilmente era romeno, o comunque dell’est-europa. Mamma impaurita chiedeva “Cosa vuole, mi lasci stare!”. Il vecchio si avvicinò e le disse “Tu in mia casa, io qui dormo, e tu vieni a pisciare qua. Stronza!”. La prese per le braccia scuotendola, e mamma cominciò a strillare “Aiuto! Aiuto!” al chè il vecchio le tappò la bocca e le disse “Zitta se no ti ammazzo! Zitta” e le mollò un ceffone che le arrossì la guancia. Mamma cadde in terra. Io avevo solo 10 anni, ed ero terrorizzato nel vedere quella scena, impotente, mentre la mia mamma veniva molestata. Il vecchio si avvicinò, la prese e la ripoggiò all’albero. Mamma in preda al panico pregava “La prego… Mi lasci”. Ma il vecchio aveva ben altre intenzioni. “Adesso tu stai buona, altrimenti non torni più a casa!”. Terrorizzata la mamma rimase immobile, tentando poche timide ritrosie, e qualche mugolio sommesso. Il vecchio cominciò a palparle le gambe, salendo poi su, fino al ventre, poi al seno. Il seno di mia madre era enorme e bellissimo. Una 6° abbondante, con due grosse mammelle sode e due grandi aureole scure (aveva da poco partorito mia sorella) con due capezzoli turgidi rossi come ciliege. Le abbassò il vestito estivo con facilità, e le denudò i seni, emanando un esclamazione di meraviglia “Mamma quanto tu buona!” Cominciò a lappare avidamente il capezzolo della tetta sinistra, mentre con la mano sotto la veste stimolava il suo clitoride coperto dalle mutandine. Mamma mugolava, di paura si, ma anche di piacere. “No, la prego! Devo andare!”. Non finì la frase che il vecchio si scostò e tirò fuori dai pantaloncini il suo pisello. “Guarda! Sorpresa”” Tutto sudato e impastato, era li un perno di 30 centimetri buoni, piuttosto fino e ricurvo, in tiro da far impressione. Con una cappella grossa e rosa come una pesca che era sproporzionata in confronto al resto dell’arnese. Aveva due palle grosse come mele che penzolavano grevi nello scroto duro e rigonfio. Mamma senza parole e con espressione sorpresa ma davvero terrorizzata indietreggiava verso l’albero, con i seni fuori e capezzoli ben inturgiditi che tradivano la sua eccitazione. Il vecchio si menava lentamente il cazzone con un ghigno lussurioso mentre diceva “Vieni!”. Si avvicinò e lentamente ma con perseveranza prese mamma per la testa e la baciò. Mamma disgustata si scostò, al che il vecchio le diede un altro schiaffo. Piangendo allora cominciò a segare il cazzo umidiccio e si abbassò inginocchiandosi, fin quando non arrivò all’altezza dell’ariete, al chè il vecchio si fece avanti, e complice il sudore e la umidità delle labbra di mamma si infilò dentro la sua bocca. Mamma era ad occhi strabuzzati mentre il vecchio le pompava la bocca come una figa umida, tenendola per la testa. Mamma tossì e fermò il vecchio dicendo “La prego! E’ troppo grosso! Me l’hai infilato fin nello stomaco!”. Ma il vecchio noncurante la riprese e con sorriso lussurioso riprese lentamente a pompare il perno nodoso, che affondava e si ritraeva ricurvo dalla stretta presa delle labbra di mia madre, che a sua volta si reggeva con le mani ai glutei del vecchio, con occhi sgranati e umidi di lacrime. LA scena andò avanti così per qualche minuto, finchè il vecchio cominciò ad ansimare e contorcersi. Al che si ritrasse, col cazzone pulsante. “Ora signora, fai vedere fica”. Mamma si alzò terrorizzata, mentra dalla bocca gocciolava gli umori del vecchio e la saliva dello sforzo. “No la prego! NO!”. Il vecchio le andò incontro e tenendola per il braccio ghignante alzò il vestito e lo tirò via del tutto. Mamma portava delle semplici mutandine di cotone bianco. Il vecchio le tittillava la figa facendo capire cosa aveva intenzione di fare. Mamma tra le sue miti proteste disse “No… la prego! E’senza profilattico!” Il vecchio la guardava eccitatissimo, le sfilò le mutandine e la fece girare con le mani poggiate all’albero. Le allargò le natiche e mise in mostra la sua figa nera, folta di pelo, con le sue sottili labbra rosa ed elastiche. Le allargò con le dita e cominciò a lapparle le piccole labbra e il clitoride. Mentre si segaza di nuovo il cazzone, che in pochi attimi divenì di nuovo duro da far impressione, mentre gocciava (era davvero prossimo a venire), e sempre ghignando, puntò il ferro al ben lubrificato buchino della figa. Si appoggiò alle grandi labbra, al che mamma sussultò sgomenta alzandosi debolmente. Il vecchio col volto controrto in una smorfia di piacere infilò la larga testa del nodoso cazzo nella carnosa figa di mamma, che elasticamente la accolse e la fece sparire dentro. “Cazzo come sei stretta e calda, sembri vergine!”. Con mugolii e gridolini ad occhi sbarrati mamma subiva l’affondo del resto del randello di carne, che marrone e venoso si infilava dentro facendogli sentire ogni centimetro di duro piacere. Si infilò fino alle palle con la mamma che non ne poteva più degli ultimi centimetri dicendo “Oddio! Basta la prego! Mi uccide così!”. Il vecchio ghignante e sudato ccominciò a sfilarsi quasi tutto e reinfilarsi col suo bastone lucido di umori con un rumore inconfondibile. “Oddio… Omph Ahhh… Quant’è duro… Quant’è lungo…” diceva la mamma tra le convulsioni di dolore e godimento per le enormi dimensioni del cazzo che la scopava, mentre si faceva fottere dal cazzone.”Ahh come mi fai godere signora, come sei tosta e calda dentro… ah adesso ti spacco in due! Ti insegno a venire a pisciare qua!” Il vecchio andava avanti gocciando sudore sul corpo bellissimo della mamma, mentre con un mano si reggeva al fianco e con l’altra palpava le tette dure come marmo. Il suo incessabile pompare per tutta la lunghezza dentro e fuori facendosi sentire centimetro per centimetro tormentava la figa della della mamma che era divenuta viola. Con gli occhi chiusi, cercando di pensare ad altro. Ormai il vecchio era prossimo a venire, era molto che la scopava. Difatti dopo qualche minuto si infilò violentemente fino alle palle col suo obelisco venoso nella carnosa figa di mia madre facendole sobbalzare gli enormi seni, che afferrò fermamente un’ultima volta, e grugnì come un cinghiale, contraendo i glutei. “AAAHHH! Godooo!”Si notava chiaramente il contrarsi virile delle sue grasse palle mentre spruzzava il suo carico di fertile sborra a fiotti, fin nell’utero di mamma. La quale strabuzzò gli occhi, e sentendosi riempire di sperma come una giumenta da ingravidare urlò “Nooo! NOOO!”. Mamma alzò gli occhi al cielo, piagnucolando i suoi “Nooo, dentro no…”. Il vecchio non si arrestava, eccitato e pieno come un porco, mentre la mamma, pienamente in salute e ancora fertile, nei suoi primi 40 anni, e si rendeva conto che era il peggior momento del mese. E sperava che la sborra del vecchio che si sentiva schizzare dentro non fosse troppo ricca di agili nuotatori. Non c’era scudo tra il suo utero inerme e la sborra calda e vischiosa. Il cazzone pulsante che le sigillava la figa intanto continuava a schizzarle fin dentro l’utero getti e cordoni di sperma giallastro. Con le mani ancora fermamente strette ai seni, andò avanti per qualche minuto, riempendola come una giumenta da ingravidare. Dopodichè lasciò ricadere i sodi, turgidi e pesanti seni. Stette così per alcuni minuti, finchè non si ammosciò dentro di lei, e infine si sfilò sonoramente, con un mugolio sommesso da parte di mamma, col volto arrossato dagli schiaffi, e gli occhi pieni di lacrime. Dalla punta del cazzone pendolava un cordoncino elastico di densa sborra giallastra che dondolava fino all’apertura della figa, che si staccò e cadde pesantemente in terra, seguito da un rivolo colloso e giallastro dalle labbra. “Sei bella piena!” ghignava il vecchio,che prese il rivolino di sborra dalla figa così vischiosa che fece in tempo a ricacciarlo dentro con le dita. Mamma cercò di rialzarsi, al che le colò fuori dalle grandi labbra un denso cumulo di seme, misto ai suoi umori. Fece un lago in terra, ne era una quantità impressionante. Il vecchio constinuava a segarsi lussurioso, quando grugnendo cacciò fuori altri 7-8 schizzi di sborra che andarono ad attaccarsi viscshiosi tra i capelli e sulla faccia e il seno di mamma. “Basta! la prego BASTA! Lui si avvicinò ansimante, la prese per un braccio, e la strattonò dicendo “Adesso hai imparato! Stronza! Sei bella puiena adesso eh!” E le diede un altro schiaffo. Mamma cadde, e li rimase per un po’ piangendo e singhiozzando. Il vecchi osi ricompose per quel poco che poteva, e si allontanò. Mamma infine si ridestò, e cominciò col dito indice a cercare di cacciare fuori più sperma possibile, per quel che valeva. Ne uscì una quantità davvero inumana. Si avvicinò alla borsa e ne trasse dei fazzolettini inumiditi e si ripulì alla meglio della “glassatura” di seme. Si tamponò la “perdita” di sperma con un fazzoletto a mo di tappo. E si ricompose anche lei per come potè. Al che tornai di corsa al parcheggio, in preda al panico, sedendo sulla panchina, aspettandola, scosso per quella scena. Dopo pochi minuti tornò. Con il volto arrossato e chiaramente scapigliata. Con una aria tremendamente impaurita e ansiosa mi disse di essersi persa, scusandosi del ritardo. Io la tranquillizzai e feci per avviarci verso il porticciolo. Al che mamma mi disse di voler tornare a casa, che non si sentiva bene. E davvero. Di li a poco ogni mattina andava in bagno, in preda a nausee. E mesi dopo, accadde l’inevitabile. Era bellissima col pancione, con tutti che le facevano i complimenti. Portò avanti la gravidanza, fortunatamente senza inconvenienti, fino alla nascita di una bellissima bimba, che portò tantissima felicità (e tanto da fare) in casa. L’anno dopo tornammo in quel posto per le vacanze. Passeggiavamo con mamma passeggiava e la bambina in carrozzina quando ci fermammo al bar vicino la pinetina. E chi c’era al tavolo fuori? Il vecchio violentatore. Che appena la vide si carezzò il paccco turgido ghignante e le disse “Che bella sta mamma, con bella bimba!”. Mamma con gli occhi colmi di odio lo fulminò con lo sguardo. “Eh si, non sono più giovane, ma sono ancora buona per questo!” E prese un legno li vicino e cominciò a picchiare il vecchio, che si alzò lagnandosi e urlando, scappando via sotto i colpi furiosi di mamma. Poi si ricompose. e andammo al bar. Sotto lo sguardo basito di tutti. E così, finirono anche queste vacanze toscane.

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