Valentina

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È autunno. Fuori si sta ancora bene e splende il sole. È quasi mezzogiorno e si avvicina sempre più la pausa pranzo.
Il mio nome è Lorenzo, ho 28 anni e sono laureato in Economia e Commercio. Qualche anno fa ho aperto uno studio commercialista e gli affari vanno molto bene, sia per merito mio ma anche della mia assistente, Valentina.
Valentina ha qualche anno più di me, ma li porta benissimo e ne dimostra meno di quelli che effettivamente ha. È molto socievole, aperta, simpatica e spiritosa e lavorare con lei è stato fin da subito perfetto. Fisicamente è perfetta: circa 1,70, capelli e occhi marroni, credo una terza piena, un bel culetto a mandolino, due gambe slanciate. Spesso mette in risalto il suo bel corpo vestendo provocante ma mai volgare. Perfetta anche nei vestiti.
Sono le 8:30. Apro lo studio. Valentina solitamente arriva alle 9 ma stamattina alle 8:43 era già in studio.
Oggi mi sembra più bella del solito. Capelli raccolti in una coda di cavallo, trucco leggero, camicia bianca leggermente scollata, giacca nera aperta e gonna al ginocchio sempre nera. Ai piedi un paio di décolleté nere opache sui 10 cm. Era bellissima.
V:”Buongiorno dottore” – sorridendo
Io:”Buongiorno a te. Come mai cosi presto stamani?”
V:”Eh, avevo del lavoro arretrato da ieri. Ma faccio in un attimo”
Io:”Sisi, tranquilla, fai con calma” – e ci sorridiamo.
Io inizio a lavorare e lei pure. Ad un certo punto mi chiama per una consulenza. La raggiungo e le chiarisco il dubbio che aveva.
V:”Grazie. Sei sempre super informato e preparato..”
Io:”Cerco sempre di fare del mio meglio e aiutare, come in questo caso, chi ha bisogno”.
Pausa di qualche secondo.
Io:”Ah comunque…”
V:”Si dottore?”
Io:”Sei bellissima oggi..”
V:”Grazie mille! Però dottore non è da lei, non sono abituata ai suoi complimenti..”
Io:”allora per prima cosa d’ora in poi diamoci pure del tu, e come seconda cosa…è vero, non è da me però oggi mi sentivo di farteli”
V:”E come mai se posso chiedertelo?”
Io:”mah non lo so esattamente..oggi sei più bella del solito. Forse sarà per come ti sei vestita o forse per le scarpe, non le ho mai viste. Sono nuove?”
V:”eh si sono nuove. Ti piacciono?” – e alzò la gamba per farmele vedere meglio.
Io:”ah però che piedino piccolo..comunque si, molto belle”. Stavo cominciando a eccitarmi ma non volevo darlo a vedere e quindi cercavo di essere il più naturale e disinvolto possibile, anche se non mi era facile.
V:”grazie!” – continuando a girare la caviglia e ammirandosi le scarpe.
La cosa per il momento finì li. Io tornai a lavorare e lei altrettanto.
Improvvisamente sento un tonfo. Alzo lo sguardo e vedo lei con le gambe accavallate con il piedino nudo e a terra la décolleté.
V:”oh scusami, non volevo spaventarti o disturbarti..” – e cercò con il piede di riprendere la scarpa; io osservavo tutto e mi stavo eccitando nuovamente
Io:”ma va figurati, nessun disturbo e nessuna paura” – lei stava ancora tentando di prendere la scarpa e vedendo che faceva fatica mi alzai per aiutarla
Io:”aspetta che ti aiuto..”
V:”nono tranquillo, ce la faccio..”
Presi in mano la scarpa. La sinistra. Emozioni. La scrutai, forse più del dovuto e lei se ne accorse.
V:”beh visto che l’hai presa tu, vuoi lasciarmi con il piede di fuori o me la metti?” – detto in modo malizioso
Io – eccitato e imbarazzato:”sisi te la metto subito..”
Mamma mia che caldo. Stavo sudando. Ero molto eccitato. Ero li, a circa 30 cm dal suo piedino nudo (nonostante fosse autunno), se volevo avrei potuto sentirne l’odore, ma cercavo di resistere. In più avevo la sua scarpetta in mano e dovevo mettergliela. Wow!
Delicatamente le afferai la caviglia e le infilai la scarpa.
Ha dei piedini bellissimi. A occhio saranno un 39/40, abbronzati, dita perfette, smalto rosso fuoco. Fuoco come quello che sentivo io dentro.
Mi alzo, visibilmente “strano” e incontro il suo sguardo. Malizioso. Aveva capito tutto. Mi sentivo un idiota. Pensavo di aver rovinato il nostro bel rapporto professionale e di amicizia. Ci guardiamo ancora. E avendo capito che lei aveva capito, riesco solo a dirle
Io:”Scusami. Non so cosa mi sia successo e prometto che non capiterà più” – e faccio per tornare alla mia scrivania
V:”ti piacciono vero?” – con un sorriso malizioso.
Io mi fermo, la guardo in faccia e le confesso la mia passione.
Io:”Si. Scusami”
V:”perché mi chiedi scusa?”
Io:”perché ho fatto una cazzata”
V:”Per quel che mi riguarda non devi chiedermi scusa, non è successo niente e non hai fatto niente di male” – io ero ancora imbarazzato ma super eccitato.
V:”io penso che ognugno ha i propri gusti e il fatto che a te piacciano i piedi, per me, non è un problema” – mi sorride e io comincio a sentirmi piano piano a mio agio.
Io:”Grazie. Grazie per aver capito e avermi capito”
V:”ripeto, non è assolutamente un problema per me. Se posso chiedere, perché non mi racconti un po di questa cosa?”. Nuovo imbarazzo.
Io:”ehm..si..io..allora, si..ehm..”
V:”dai su, che male c’è?” – sorridendomi
Io:”eh c’è poco da dire. Mi piacciono i piedi perché ritengo che siano molto sensuali e poi perché sono una parte che pochi apprezzano veramente ma che secondo me ti fa provare piacere”
V:”mh, interessante..e da quando questa passione?
Io:”beh diciamo fin dell’adolescenza, quindi 13/14 anni..”
V:”capisco..e dei piedi cosa ti piace?”
Io:”beh credo l’odore, la forma, le dita..un po tutto”
V – in modo malizioso:”vogliamo parlare dei miei?” – e si toglie entrambe le décolleté e appoggia i piedi nudi sulla scrivania facendomi vedere perfettamente le piante. Mmm, che voglia di…
Io – eccitato e imbarazzato:”che dire..sono bellissimi, perfetti..” – ero imbambolato con lo sguardo sui suoi piedini.
V:”e cosa ti piacerebbe fare con i piedi se potessi?” – detto in modo maliziosissimo
Io:”tutto..”.
Pausa brevissima. Non so dove ho trovato il coraggio ma ormai stavo ballando e quindi
Io:”comunque se vuoi vedere..”
V – guardandomi con un sorriso malizioso:”non so perché ma sapevo che me l’avresto chiesto..”. Altra pausa breve.
V:”dai, sono curiosa di vedere cosa fai..”
Io – incredulo:”dici davvero?”
V:”dico davvero si. Su, comincia” – e alzò entrambe i piedi in modo tale che io li prendessi in mano.
Fu quello che feci. Provai di tutto. Provai emozioni. Tante.
Li presi dai talloni mettendomeli sul palmo della mano destra. Li ammirai un po. Decisi di baciarli. Non avevo il coraggio di guardarla in faccia; un capo che adora i piedi dell’assistente..Decisi poi di leccarli. Leccai per bene le piante, poi i talloni, il dorso di entrambi i piedini e infine le dita. Le succhiai gli alluci e poi via via tutte le dita. Buonissime. E buonissimi i piedini, profumati e soffici.
Io ero in uno stato “pietoso”; non collegavo più, non capivo più niente. Per me esistevano solo i piedini di Valentina, nient’altro. Il mio pisello era ormai roccia e invocava misericordia e pietà. Se ne accorse anche lei.
V:”un capo che lecca i piedi alla segretaria..ti deve piacere proprio tanto perché dall’impegno che ci metti e dal bozzo nei pantaloni…”
Io – rispondendole continuando a leccare:”si, impazzisco per i tuoi piedini..”
V:”togliti pantaloni e mutande e sdraiati per terra” – lo feci immediatamente come se non aspettassi altro
V:”voglio che ti seghi mentre mi lecchi i piedi e quando stai per venire avvisami..”
Valentina mi piazzò i piedini in faccia. Iniziai a leccarglieli e iniziai anche a masturbarmi. Durai forse 5 minuti. Ero troppo eccitato.
Io – con i suoi piedi in faccia:”sto per venire..non resisto..aaa..”
Lei prontamente tolse i piedi dalla mia faccia e li avvicinò al pisello in modo tale da farsi sborrare sui piedini.
V:”dai segaiolo feticista, so che vuoi sborrare sui piedi della tua assistente..su, cosa aspetti..”
Non fece in tempo a finire la frase che sborrai un fiume sui suoi piedini.
Ero svuotato. Mi sentivo appagato. Ma anche imbarazzato. Lei invece era felice, sempre con il suo sorriso malizioso. Che bel sorriso che ha però, stupendo.
V:”cavoli..quanta ne avevi?”
Io:”ne ho ancora per dopo” – e sta volta le sorrisi io malizioso. Sorriso immediatamente ricambiato.
Nel frattempo prese dei fazzoletti di carta e iniziò a pulirsi i piedini, mentre io pulivo i residui per terra.
Ritornammo a lavorare più “leggeri” e appagati. O almeno io mi sentivo cosi, e credo anche lei.
Sono le 18:30. È orario di chiusura. La invito per una cena in uno di questi giorni. Accetta.
Io:”piedi?”
Lei mi guarda un po stranita. Forse non ha capito. Cosi le richiedo
Io:”potrò avere ancora i tuoi piedi?”
Lei con un sorriso malizioso e illuminante risponde
V:”vedremo”.
Fine.

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