violentata in treno

Anni fa una mia amica visse un’esperienza terribile mentre era in treno. Lo raccontò a pochissime persone. Quella che segue è la sua esperienza… non l’ha mai raccontato a nessuno e molti particolari sono di mia invenzione dato che lei ha sempre negato la violenza si sia consumata fino in fondo (anche se è stata realmente masturbata analmente da questo schifoso pazzo) ma ho sempre pensato che lei molte cose le abbia tenute nascoste per vergogna.
NON SO IN CHE CATEGORIA METTERLO…
Valentina aveva 19 anni e stava tornando da Bari, direzione Milano, dove abitava da un anno visto che frequentava l’università lì. Il fidanzatino l’aveva accompagnata alla stazione. Lei era di un paese in provincia di Lecce, lui di Bari ma si erano conosciuti al mare un anno fa e i genitori di lei non sapevano che ogni due mesi lo raggiungeva per passare qualche giorno in un hotel del centro di Bari.
Quella sera salì sul treno verso le 11 di sera, viaggiava di notte in cuccetta mista, biglietto preso all’insaputa del suo fidanzatino che era molto geloso e non le avrebbe permesso mai una cosa del genere, ma un po’ per incoscienza, un po’ perchè costava meno e un po’ perchè non aveva trovato posto nelle cabine femminili, decidette di accontentarsi.
Si trovò seduta in questa cabina completamente vuota che però alla prima fermata si riempì di persone…tra cui una donna…e ovviamente la sua presenza la tranquillizzò moltissimo.
Era fine giugno e faceva un caldo assurdo, Valentina indossava una gonnellina al ginocchio bianca, sandali bassi e una canotta rosa ma per dormire vista l’aria condizionata accesa si infilò un maglioncino di cotone.
Valentina è una bellezza tipicamente meridionale, con capelli scuri, labbra carnose e occhi grandi, ma un po’ grassottella, con cosce ben tornite e un sedere un po’ troppo tondo.
Verso mezzanotte spensero la luce e tutti si misero comodi allungando la poltroncina e chiudendo gli occhi.
Davanti a lei c’è un uomo sui 50 anni che le sorride e che parla con la signora a fianco a lui la quale probabilmente lo conosce. L’uomo è un fruttivendolo, la donna insegna nel suo stesso paese.
Valentina appoggia la testa sul sedile e chiude gli occhi tenendo la borsa stretta tra le braccia.
Un rumore assordante la sveglia dopo circa un’oretta, si trovano dentro una galleria…Socchiude gli occhi e si accorge che sono solo in tre adesso. Lei, l’uomo davanti a lei e il ragazzo sui 30 anni vicino al finestrino che dorme profondamente.
L’uomo ha gli occhi aperti e fissa fuori. Lei chiudo gli occhi, ma quando li riapre la sta guardando e le sorride.
Un brivido le percorre la schiena.
Chiude gli occhi e finge di dormire.
Alla fermata successiva il ragazzo scende. Rimangono soli. Valentina finge di dormire pesantemente.
Poi dopo venti minuti sente per la prima volta le sue mani che la toccano.
Le sta accarezzando piano le caviglie…dovrebbe alzarsi in piedi e gridare e scappare via ma la paura a volte gioca il peggiore degli scherzi immobilizzandoti, paralizzando la voce e ogni capacità di reazione.
Le accarezza con la punta delle dita le caviglie, su e giù, fino ad arrivare all’incavo del ginocchio. Lei, accovacciata su un fianco, in posizione fetale, non riesce a vederlo. Ora le accarezza la coscia, ma piano pianissimo.
Il suo cuore batte così forte da farle male.
Il suo cervello elabora in fretta varie possibilità.
Se si mette a gridare qualcuno potrebbe soccorrerla. Ma se ciò non dovesse accadere quest’uomo si arrabbierebbe. Inoltre se fosse sveglia potrebbe approfittare di lei costringendola magari a pratiche attive.
“Finchè sarò addormentata cosa potrebbe farmi??” cominciò a pensare dentro di sé.
Poi d’un tratto sente l’aria fredda contro le mutandine. Le sta lentamente alzando la gonna, con una lentezza tale che pochi minuti dopo senza che lei se ne accorga ha il sedere completamente scoperto. Sotto indossa delle mutandine in cotone bianco che le coprono a malapena i glutei generosi.
Lo sente gemere.
Infine lui allunga la mano e pianissimo comincia a massaggiarle il cavallo delle mutandine. Con la coda dell’occhio può vederlo, ma deve stare attentissima a non farsi scoprire.
È piegato e con la testa la guarda a pochi centimetri dalla sua intimità.
Con le dita afferra i lati del cavallo delle mutandine e lo solleva pianissimo. Rimane così respirando il suo odore come un pazzo psicopatico che non vede una donna da secoli….
Lei cerca di respirare piano per non mettersi a piangere.
Ad un tratto sente uno ZAC. Non capisce cosa possa essere…solo poco dopo realizza che le ha tagliato in due le mutandine e adesso la sua intimità è completamente scoperta a pochi centimetri dalla sua faccia.
Pochi secondi dopo inizia l’abuso.
La sua lingua così piano da non riconoscere il momento stesso della penetrazione è dentro di lei. Sembra lunghissima ed enorme. La lecca per tantissimi minuti con una lentezza insopportabile e con sconcerto Valentina sente che si sta eccitando. Il suo corpo, la sua vagina non dev’essere collegata al cervello perchè sente che si sta bagnando moltissimo. È sconvolta, ha solo voglia di vomitare.
Poi piano esce e si dedica al suo piccolo ano. Lo lecca a lungo, pianissimo, sente che si riempie la bocca di saliva che poi sputa sul buco che essendo vergine non si apre affatto nonostante la pressione della sua lingua schifosamente grossa.
Le bacia il sedere tutto attorno e rimane incantato a guardarlo.
Poi ecco le sue sporche dita. Sono ruvidissime e grosse.
Le penetra la vagina con un dito.
Lo sfila, se lo porta in bocca e lo succhia.
Poi però decide che non ne ha abbastanza e punta verso il suo ano rosato e stretto che non ne vuole sapere di aprirsi sotto le spinte del suo dito.
Al terzo tentativo le fa male e lei raddrizza la schiena improvvisamente. Spalanca gli occhi e lui la guarda sorpreso.
“Ora mi ucciderà…Oh mio dio” pensa Valentina con gli occhi gonfi di lacrime.
Stranamente non riesce a gridare, né piangere…Non riesce a muoversi o scappare…La paura l’ha resa inerme.
Lui lo capisce e la solleva. La mette in piedi ma le ginocchia si piegano.
“Vieni qui bambina” le sussurra lui con un accento del sud marcatissimo, mangiandosi le parole.
La fa distendere sulle sue ginocchia a pancia in giù.
Il suo sedere è proprio sopra alle sua gambe, sollevato rispetto il resto del corpo. Le accarezza i grandi glutei morbidi con i palmi aperti strizzandoli e aprendoli e poi di nuovo unendoli e spalancandoli tendendo il suo ano minuscolo. Lei comincia a piangere. Lui le dice “No no piccolina non ti farò male non sentirai niente”.
Sente che le sputa sull’ano, una due tre volte…è coperta di saliva…ma ha la pelle secca e l’aria condizionata è sparata al massimo così appena la tocca le fa male e il suo dito non riesce a violentarle l’ano come lui vorrebbe.
Ad un tratto un’illuminazione, si ricorda qualcosa e apre il suo borsello. Tira fuori una specie di astuccio dentro il quale c’è del pane dentro ad un sacchettino di plastica e un panetto di burro di quelli che si trovano negli hotel a colazione. Lo scarta con gioia e lo stringe tra le mani cercando di scaldarlo.
Valentina chiude gli occhi e si abbandona al suo destino.
Lui appoggia il burro contro il suo ano che è caldo e non tarda a far sciogliere il burro. Lui appena se ne accorge infila il dito dentro. Lei sussulta e un dolore fortissimo la scuote tutta.
“Ecco così brava bambina” le ripete più volte.
Il suo dito grosso e ruvido tutto sporco di burro la penetra in profondità innumerevoli volte.
Ad un tratto lei si sente girare tutto e capisce che sta avendo un orgasmo anale.
È schifata e sconvolta da se stessa.
Lui non si ferma, la violenza non finisce.
Le dita diventano due. Il dolore aumenta…il suo viso è una maschera di lacrime…
Dopo pochi minuti di masturbazione anale ecco un altro orgasmo che la scuote e si fa un po’ di pipì addosso.
Poi subito dopo ha un conato di vomito.
Il suo corpo non risponde più ai suoi ordini ma a quelli di questo sporco maniaco.
Lui la fa alzare in piedi ma lei crolla per terra così la mette seduta su una poltroncina. Se lo tira fuori e comincia a menarselo davanti a lei.
Poi lo avvicina alla sua bocca. Ha un cattivo odore ed è semplicemente enorme.
La bocca di Valentina non si apre. Non riesce nemmeno a comandarla altrimenti avrebbe già gridato.
Lui allora le tappa il naso e lei per poter respirare la schiude come un’automa. Lui ne approfitta per aprirle di forza la mandibola e le fa scivolare il suo membro sudato in gola.
E così aggrappato al porta valigie sopra la sua testa con una mano, mentre con l’altra le tiene la testa ferma, la scopa in gola.
Valentina sente i conati salire ma non mangia da diverse ore perciò sono solo succhi gastrici che salendo avvolgono il suo pene rendendolo più scivoloso che mai.
Lo estrae e la guarda sorridendo.
“E ora facciamo l’amore” le annuncia con una voce da psicopatico.
Lei ancora con la bocca aperta che le fa male si lascia cadere sulla poltroncina. Prega di poter svenire ma è cosciente.
Lui le schiaccia le ginocchia al petto e punta il pene perfettamente lubrificato dai succhi gastrici contro l’ano di lei che è coperto di burro e con un colpo secco le entra dentro sverginandola completamente.
Un rivolo di sangue gli sporca la cappella e la gonna bianca è ormai coperta di liquidi di ogni tipo. Lui entra ed esce con forza penetrandola senza pietà e il buco di lei si slabbra sempre di più e si apre ad ogni colpo.
Poi la mette in piedi, lui si siede e la fa sedere in braccio a lui penetrandola di colpo. Lo shock per lei è tale che non si lamenta nemmeno più.
Il suo ano è così aperto che ogni volta che lui la fa mettere in piedi e poi la spinge sul suo pene la penetrazione non incontra nessun ostacolo. Il suo ano è dilatato di diversi centimetri.
Poco dopo lei sviene finalmente.
Si risveglia verso le 3 di notte. Per pochi istanti pensa sia stato un incubo. Poi nel buio della cabina lo vede, a fianco a lei. Le sorride con occhi pazzi e una banana in mano.
“Ciao amore, hai fame?” le chiede porgendole la banana. Lei lo guarda come una bambola inanimata.
“Ti do da mangiare ok?”
Lei non reagisce ma pochi secondi dopo capisce che le idee di questo pazzo sono ben più perverse visto che non appena si volta sente la banana dura spingere contro il suo ano ormai slargato e fradicio e penetrarla più e più volte con estrema facilità.
In un momento imprecisato sviene di nuovo.
La luce la sveglia intorno alle 6 di mattina.
La cabina è vuota.
Lei ancora distesa a pancia in giù non osa muoversi.
Poi decide di chiedere aiuto finalmente quando vede che non ci sono le valigie dell’uomo.
Si alza in piedi e si guarda accorgendosi di avere la gonna sporca di macchie di sangue e forse di escrementi e liquidi vari. Un conato l’assale.
Si porta la mano all’ano e un brivido la scuote. Sente una cosa spessa circa 1 centrimetro e dura che le esce dal buchetto del sedere. Il panico la travolge e scoppia in lacrime.
Cerca di spingere ma non succede nulla, allora con le dita afferra forte e tira fuori dal suo ano una lunga banana tutta ricoperta di liquidi di varia natura compresa una dose non indifferente di sperma che le scivola tra le cosce.
Valentina butta la banana per terra… Si tocca l’ano che rimane aperto in maniera innaturale…Prende le sue cose e corre in bagno.
Si chiude dentro e si lava ovunque, vomitando più volte, consapevole dell’abuso mostruoso subito che non potrà raccontare a nessuno.

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