week end erotico in collina

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Desideravo trascorrere un week-end nella casa in collina che la mia famiglia possedeva da svariati anni, da sola. Avevo necessità di sistemare per il mio lavoro, una presentazione importante e non volevo nessuna distrazione. Quel week end di metà maggio giungeva proprio a fagiolo con i due ragazzi in gita scolastica e il marito di guardia in ospedale. Sarebbe stata anche l’occasione per liberarmi di quel sonno accumulato negli ultimi tempi. Purtroppo ero senza la mia auto, in riparazione, e così decisi di servirmi dei mezzi pubblici per coprire gli ottanta chilometri che mi separavano dalla mia desiderata meta.
“Giovanna, sei sicura di non annoiarti? Potrai stare tranquilla anche qui a casa.” Disse mio marito lasciandomi alla fermata del bus.
“No, no ho bisogno si staccare e poi son solo tre giorni.” Ci baciammo e lui ripartì con l’auto diretto al lavoro.
Fra lo sparuto gruppetto di persone in attesa, qualcuno mi osservava con insistenza: una donna di circa la mia età. Aveva capelli corti a caschetto, fulvi, occhi chiari, efelidi sparse sul volto. Alta, asciutta e muscolosa. Al contrario io sono piccolina, alta poco più di 160 cm, dalle forme burrose, bruna di capelli e occhi. Quella persona mi risultò familiare ed ecco, la riconobbi. Andammo l’una verso l’altra sorridendoci. “Sei tu, Giovanna?” “Si, e tu sei Giusy.” Eravamo state compagne di giochi nelle lunghe estati trascorse nella casa in collina. Giusy abitava tutt’ora in una frazione prossima alla mia destinazione.
Prendemmo posto sui sedili e ci immergemmo nelle rievocazioni e nei ricordi, mentre l’automezzo si inerpicava sulla strada. Le colline ammantate del fresco verde primaverile sfavillavano nella loro bellezza, nell’aria sempre più tersa, man mano che la strada saliva, ed io mi rilassavo, a tratti astraendomi dalle chiacchiere ininterrotte di Giusy. Sulle pendici boscose occhieggiavano rari edifici rurali. Fin da bambina quando viaggiavo in macchina, specie di notte, e sfrecciavo accanto a dimore illuminate sparse nella campagna, ero solita fantasticare sulle vite degli altri e lasciarmi trascinare dalle mie immaginazioni. Persa nei miei pensieri, avvertii sui miei piedi, sulle caviglie e sulle mie gambe il contatto caldo della pianta di un piede. Guardai Giusy, che mi scoccò uno sguardo malizioso. Rimasi sorpresa. Non avevo mai pensato a un rapporto saffico e abbozzai: “ Ma cosa…”. Giusy mi sussurrò all’orecchio: “Ti sei dimenticata, quando, quella volta, noi due ragazzine, al fiume ci spogliammo alla scoperta dei nostri corpi ed iniziammo a toccarci e la cosa ci appariva molto piacevole. Purtroppo l’approssimarsi delle amiche ci fece rapidamente interrompere quel gioco così promettente nelle sue premesse. Non rammenti?” Arrossii al riemergere di quel ricordo sopito, negletto, che ora si riaffacciava vivido, presente.
Le labbra di Giusy sfiorarono il mio collo e mi sentii percorrere da una scossa. Capii ben presto che non potevo, non volevo oppormi a quel gioco interrotto tanti anni fa, che rientrava prepotente nella mia vita e che esigeva di essere portato a termine. Il mio cuore aveva iniziato a battere all’impazzata. L’autobus era ormai quasi deserto in seguito alla discesa dei passeggeri alle fermate intermedie, e nessuno poteva osservarci. Chiusi gli occhi e mi abbandonai al volere delle mani di Giusy che sempre più decise iniziarono a risalire dalle mie ginocchia alla radice delle cosce, abili nei loro toccamenti e carezze che mi facevano fremere.
“L’hai mai fatto con una donna? Lasciati andare.” La voce sussurrata e il suo fiato caldo sul mio collo mi rendevano sempre più arrendevole. Le mutandine furono scostate di lato e dita sapienti mi frugavano, mi esploravano. L’indice e il pollice uniti fra loro, mi scivolavano dentro umettandosi degli umori della mia figa bagnatissima. L’iniziale riluttanza e vergogna si scioglievano rapidamente. I miei occhi erano chiusi per concentrarmi tutta su quell’emozione travolgente., mi mordevo le labbra per rimanere silenziosa, ed era una tortura non poter urlare il mio piacere. Arrivammo alla fermata a cui sarebbe scesa Giusy.
“Vieni a casa mia. Ti riaccompagnerò poi io, più tardi.”
Non ebbi alcuna esitazione e la seguii fino a casa sua, a pochi passi dalla fermata.
Entrate, ci richiudemmo la porta alle spalle impazienti di continuare quel gioco, in cui io ero la neofita. Sapevo di addentrarmi in un terreno eccitante e misterioso.
Entrate in casa, Giusy mi baciò e quel primo bacio saffico mi colpì per la sua dolcezza e passione, e cedetti, mettendo da parte timidezze e ritrosie. In camera da letto dove ci spogliammo, era evidente il contrasto fra i nostri corpi: morbide le mie forme, androgine, muscolose e asciutte le sue; la mia figa, pelosa e bruna, glabra la sua eccetto un ciuffetto fulvo sul monte di Venere.
Mi stese sul letto e cominciò a baciarmi tutta, giocando in particolare con miei seni procaci su cui si divertiva ad affondare le mani, a succhiarli e morderli avidamente. “Cosa stai facendo…è molto..bello, mi piace.”
Ero percorsa da brividi e il mio piacere crebbe a dismisura, quando lei allargandomi le gambe, spinse il suo volto sul mio sesso esplorandomi in un cunnilingus straordinario. Martirizzata dalla sua lingua, la mia figa colava del mio piacere. Giusy riusciva a suscitare in me un godimento che mai avevo provato. Le sue dita dilatarono il mio buchetto e ne forzarono l’apertura, insinuandosi dentro e amplificando ulteriormente il mio piacere. Dal basso ventre un calore ardente si diffondeva fino alla testa, al volto. Ora, libera, potevo urlare la mia soddisfazione, inarcando il corpo e il collo all’indietro travolta da un intenso orgasmo. Giusy a quel punto mi abbracciò stettamente sfregandosi contro di me e sulla mia pelle avvertii la dura consistenza dei suoi capezzoli che si erigevano dalle sue piccole tette. La sua figa premeva e si strofinava sulla mia, sensibile e tumida. Giusy mi sovrastava con il suo vigore fisico, mi stava dominando sessualmente ed io amavo essere un docile strumento fra le sue mani, ed ero talmente eccitata che avrei fatto tutto ciò che lei mi avesse chiesto.
D’improvviso udii la porta della camera da letto aprirsi e una voce virile, dal tono divertito, esclamare: “Che bello spettacolo!”
Mi sentii avvampare.
” Continuate pure, anzi, adesso mi unisco anch’io alla festa.”
“Ehi, Giorgio, hai visto che bella porcellina ho portato per divertirci?”
“È proprio un bocconcino prelibato, non come quelle sciacquette che hai portato qui ultimamente! Questa è proprio una bella gnocca. Guarda, guarda che belle tette, e che micetta pelosa. Ho l’acquolina in bocca.”
Piena di vergogna abbozzai: “Scusate….me ne vado subito…non volevo…”
” Ma no, proprio ora che comincia il bello.” Si spogliò. Giorgio era un bestione e il suo cazzo era proporzionato alla sua stazza. Un vello bruno gli ricopriva il torace e l’addome. Mi si gettò addosso palpeggiandomi tutta, giocando con le mie grosse tette. ” Guarda che abbondanza!” Era allegro e soddisfatto.
Mi afferrò le caviglie, divaricandomi le cosce e portando il mio bacino sul bordo del letto, cominciò a scoparmi potentemente, con un vigore selvaggio, stando in piedi. Partecipai subito con entusiasmo, sempre più infoiata. Sotto quei forti colpi, che mi penetravano, la mia vagina bagnata produceva un rumore di sciacquettio. Ero abbandonata sul letto con le braccia spalancate, felice di darmi.
Giusy, intanto, si pose a cavalcioni del mio volto appoggiando la sua figa alla mia bocca. “Dai forza leccamela, succhiamela, fammi godere.”
Avvertii l’odore della passera bagnata di Giusy e superato l’iniziale disgusto, assaporai quel nettare di donna, che assaggiavo per la prima volta e che cominciai ad apprezzare. ” Brava, vai avanti così, continua.” La quantità degli umori che colavano dalla sua figa dimostravano tutto il suo piacere. Il grosso cazzo di Giorgio continuava a lavorarmi meravigliosamente, facendomi raggiungere per la seconda volta, quella sera, l’orgasmo e avrei voluto urlare , ma la figa di Giusy aderiva alla mia bocca come una ventosa, impedendomelo.
“Adesso voi due troie fatemi un bel rigatone.”
Ci gettammo su quel sontuoso membro ed iniziammo a leccarlo dalla sua base fino al glande e viceversa, su e giù. Giorgio ci osservava compiaciuto.
” Brave. Non so chi sia di voi la più puttana, ma è una bella lotta.”
Leccavamo e succhiavamo quel bel cazzo, disputandocelo, come due cagne un osso. Quando le nostre bocche venivano a contatto, ci scambiavamo un caldissimo, profondo bacio.
Come l’uomo eiaculò, Giusy ed io, ci litigammo quel seme del piacere che poi ci scambiammo attraverso le nostre bocche piene di sborra.
Finita la serata a casa, dopo una rapida telefonata a mio marito, ripercorsi con la mia mente quei piacevoli istanti rivivendone l’emozione e desiderando riviverli. Non potendo sottrarre tempo alla mia presentazione, ne avrebbe sofferto un po’ il mio progetto di recuperare il sonno perduto, ma la sera successiva Giusy mi aveva invitato a cena. Potevo mancare?

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